Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

martedì 28 aprile 2015

IL SACRO ALTARE

La parola Baseball ci dice tutto, è molto semplice. Ci sono le palline, le mazze e le basi. La pallina in modo particolare è al centro dell'attenzione, forse perchè è il vero oggetto in movimento. Nessuno si chiede quale impugnatura usa il lanciatore o come fa un battitore a piazzare una battuta in campo, oppure come reagisce un difensore spesso con acrobazie al limite delle possibilità umane. Si, non ci sono dubbi, la pallina è la vera protagonista, è la reginetta sul trono. Tuttavia, come ha osservato Walt Whitman, cantore della libertà e di un ideale visionario, durante una partita di baseball del 1846, le basi rappresentano un luogo estraneo, un culto e una metafora rispetto a tutti gli altri sport con mazza e palline. Sono i quattro angoli del diamante che segnano il campo di gioco, che formano la sua fondazione. Nominate come Prima, Seconda, Terza e Casa, le basi creano gran parte del dramma di questo sport. È ormai un cliché rilevare la tensione che sale durante un lungo full-count at-bat con basi cariche, oppure, sempre a basi cariche, l'ansia generata da una lunga volata con i corridori incollati alla propria base e pronti a scattare. Le basi sono importanti, ma una si distingue: CasaBase. Si potrebbe pensare che noi la chiamiamo Piatto perchè si trova incastonato per terra ad un angolo del diamante con la sola faccia superiore visibile, ma probabilmente il nome si riferisce ai dischi di ferro tondi che costituivano la sua prima iterazione. Col passare degli anni, CasaBase si è drammaticamente distinta dalle altre basi sia nell'aspetto fisico quanto in quello simbolico. Cominciamo con la composizione fisica del piatto e con la storia del materiale usato. Le basi risiedono sopra la terra, CasaBase è fissa, sepolta nel terreno. Sui campi professionali le basi numeriche hanno una radice che serve per fissare la gomma in posizione. I terreni di gioco amatoriali, tipo Sandlot portano in sè il ricordo di semplici e morbidi cuscini legati al terreno. Spesso e volentieri ad ogni contatto queste basi scorrevano fuori posto. Il gioco si fermava e la base veniva riannodata. Anche l'espressione inglese Bag richiama ad una composizione fragile e morbida, così come è stata costruita nel 1877, un soffice cuscino di tela. È passato quasi un secolo prima di vedere le basi con l'aspetto di gomma che vediamo nel baseball odierno. Ma una base non è CasaBase. Il Piatto venne costruito con un materiale rigido e duraturo come la pietra o il metallo. Scivolare a Casa Base comportava un grosso rischio specie alle gambe che urtavano contro gli spigoli appuntiti del piatto. Tuttavia non c'era da preoccuparsi perchè passarono alcuni decenni prima che la Scivolata diventasse una tecnica acquisita. Alcune fonti affermano che Ned Cuthbert dei Philadelphia Keystones fu il primo giocatore in assoluto a Scivolare sulle basi nel 1865. Bisognerà attendere il 1880 per dare un nuovo vestito al Piatto di Casa Base. La National League introdusse per la prima volta un Home Plate fatto di dura plastica e nel 1885 vi fu anche la possibilità di scegliere tra la gomma e il marmo. Il piatto di gomma smussato usato nel gioco contemporaneo deve molto a Robert Keating, un lanciatore dilettante. Keating aveva firmato con i Washington Nationals nel 1887 giocando un singolo incontro affrontando i Baltimore Orioles. A causa di un infortunio al braccio, Keating si ritirò dallo sport e iniziò a seguire un'altra carriera, quella delle invenzioni. Vendette e progettò una popolare moto americana alla quale diede il proprio nome. Keating ridisegnò il piatto di casa base sviluppando una gomma composita ed elastica che avrebbe dato al battitore un ottimo slancio per iniziare la corsa e lo avrebbe protetto dagli urti che le mani subiscono quando si picchetta la mazza sul piatto per prendere posizione. Di certo, la seconda opzione è molto più probabile della prima, ma quel piatto di casa base diventò popolare grazie alla sicurezza e accessibilità. Un necrologio del 21 gennaio 1922 sul New York Times riferisce che Keating fu l'inventore della Keating Bicicletta, senza nessuna menzione dei suoi successi nel baseball come inventore. Anche se il nome Home Plate può essere fatto risalire alla storia materiale dell'oggetto, la differenza tra le basi numeriche e CasaBase assume una certa simbologia e retorica nel contesto del baseball. Le basi sono numerate e i corridori si possono fermare in piedi sul sacchetto per la loro sicurezza. Infatti le basi offrono un rifugio dai pericoli del gioco. Essere a contatto con essa vuol dire essere al sicuro. Non è così a CasaBase. Nessuno ci rimane. I battitori si posizionano di lato pronti per girare la mazza su un eventuale lancio che passa in una ipotetica zona di strike, i cui limiti sono imposti dai bordi del piatto. CasaBase è una soglia, un confine, un punto di partenza e simbolicamente è anche un punto di ritorno per coloro che hanno ottenuto una battuta valida, o hanno guadagnato una base su ball, oppure sono stati colpiti. Essi partono da casa base ed entrano nel labirinto del gioco. Per i battitori destri il piatto rappresenta un trampolino di lancio in quanto viene attraversato; per quelli mancini invece è un indicatore direzionale. I corridori che sono sopravvissuti alle insidie del gioco e che hanno completato il viaggio intorno al diamante, tornano a casa toccando il piatto per segnare un punto. Il significato metaforico di tornare a casa non dovrebbe essere minimizzato, tantomeno l'impatto del suo nome, una chiara metafora per il sesso. The Home-stretch è l'obbiettivo finale. Che il baseball sia diventato più popolare in America durante i periodi di guerra, dà alla nozione di tornare a casa una simbologia ancora più forte. Si potrebbe dire che il baseball è il perpetuo rullo dei tamburi che scandiscono il tempo attraverso la storia americana, come disse l'attore James Earl Jones, Field of Dreams, nei pressi delle gradinate fatte in casa nello stato dell'Iowa. Se tante superstars del baseball prestarono servizio militare durante la II Guerra Mondiale tutto ciò permise al militarismo e al baseball di stringere ancora di più i fili del ritorno a casa nonostante questi fili fossero già evidenti 70 anni prima con la Guerra Civile. La metafora e la simbologìa del tornare a casa, persiste in un evento annuale di beneficenza al Fenway Park per cui chi gioca a baseball sa che la salvezza (e la vittoria) è il ritorno a casa.
CasaBase assomiglia anche ad una casa, almeno nella sua forma disegnata a pastello. Il pentagono è stato adottato per la prima volta nel 1900, per aiutare i lanciatori e arbitri a visualizzare meglio la zona di strike. Non vi è alcuna certezza in merito, ma il nome Casa e il disegno che la rappresenta, è una notevole coincidenza. Un bambino che disegna una casa, lo fa proprio in quel modo cioè partendo dal tetto appuntito. Anche se il baseball genera miliardi di dollari, è ancora un importante gioco infantile. Anche se in questi giorni è raro vedere un gruppo di bimbi giocare a streetball per le strade di Brooklyn, molti di essi in tutto il mondo giocano ancora diverse versioni del baseball come parte di piccoli campionati organizzati ad hoc in un Sandlot. Gli occhi del bimbo vedono Casabase come la dimora, il collegamento al gioco e alla sicurezza, il tutto in una visione semplicistica e genuina. Però, tale nostalgica simbologia associata al baseball, è anche un frainteso dal punto di vista della storia ed è molto più probabile che un grattacielo o un appartamento era la realtà della casa per il bambino che viveva in centri urbani come Boston, Chicago, St. Louis e soprattutto New York, ovvero i centri urbani più importanti per lo sviluppo dell' Old Game. Purtroppo la casa di periferia associata al Piatto di Casa Base è un simbolo per una visione incompleta del baseball americano, una visione che smentisce il significato culturale del gioco. Home Plate è stato abbandonato dai centri urbani e il gioco ha perso la sua vitalità primordiale. I prezzi dei biglietti per le partite di MLB sono saliti alle stelle, il baseball marcia su canoni aziendali e lo streaming è presente nelle case di coloro che possono permettersi di guardare. Siamo stati lasciati e ci chiediamo: "A quale casa appartiene CasaBase?".
Spesso durante la partita l'arbitro-capo tirerà fuori dalla tasca un pennello di piccole dimensioni. Immagino che sia fatto di crine e di avorio o qualcos'altro di costoso. Si gira con le spalle al campo e meticolosamente rispolvera CasaBase. Apparentemente, l'atto è eseguito in modo tale che l'arbitro, il catcher e il lanciatore possano visualizzare più chiaramente la zona di strike. Preferisco vedere quel gesto come un rituale. Forse l'arbitro deve riposarsi, prendere un pò di tempo tra le azioni del gioco, come la polvere che si deposita sul Piatto. Forse è l'occasione per sgranchirsi le gambe e camminare un po'. Però ho anche il sospetto che le spalle e la schiena dell'arbitro-capo siano dolenti a causa del continuo accovacciarsi dietro il catcher. La pulizia di CasaBase potrebbe essere solo un atto funzionale, ma è anche un sospiro di supplica, un atto di riverenza.

Nel baseball, CasaBase è robusta, fissata al terreno, è calpestata, ma è preziosa. Home è come un altare. È protetta, è difesa allo stremo ed è pulita. Il Piatto di casa rappresenta il sacro nel turbinio del profano. Come un'icona religiosa, Home è il simbolo del baseball nel baseball. CasaBase porta la complessa retorica del suo nome, che corrisponde alla polisemia di un gioco che, nel corso della sua storia, si è evoluto in una riflessione significativa e conflittuale delle culture che lo hanno praticato.

sabato 4 ottobre 2014

MUSIC IS LOVE

Music is Love. Con questo brano David Crosby esordì nel 1971 per dare inizio ad una luminosa carriera artistica come musicista, compositore e membro del gruppo che comprendeva gli amici, Stills, Nash e Young. Baseball is Love, con queste parole Hank Aaron iniziò la sua lunga carriera in MLB per essere incoronato, 20 anni dopo, Home-Run King. Fu il primo a battere l'intoccabile record dei fuoricampi in carriera di Babe Ruth nell'Aprile del 1974 (qui). La Musica è ritmo, e il Baseball è ritmo. Senza ritmo non c'è musica. Senza ritmo non c'è la danza prima del lancio e non c'è il soundcheck prima della battuta. Bernie Williams lo sa. Lui ama il baseball, ma ancor di più ama la musica. Cresciuto a Portorico, all'età di 8 anni Bernie rimase affascinato dal sound della chitarra latina ancor prima di ascoltare il sound della pallina contro la mazza. Non passò molto tempo e il giovane Williams dovette condividere l'emozione di imbracciare la chitarra con quella di stringere una mazza da baseball. Frequenta la Arts School Escuela Libre de Musica facendo notare, nonostante la giovane età (13 anni), la sua inclinazione e la sua sensibilità artistica. Ma Williams catturò l'attenzione anche per le sue doti atletiche facendo registrare alcuni records nel Track and Field tra cui i 400mt-piani. A 17 anni, il giovane artista-atleta ottenne il suo primo contratto con i New York Yankees e Bernie Williams portò la sua passione per la musica in quel di Albany, squadra di Minor League di AA. Tuttavia, quella passione non si fermò nel capoluogo dello stato di New York e nel 1991, le note della chitarra di Bernie Williams si udirono nel Bronx, in particolare in quello stadio, lo Yankees Stadium, la cui storia scritta annovera pagine indimenticabili del Baseball Americano. Nei 16 anni di carriera, Williams ha vinto 4 World Series, ha partecipato a 5 edizioni della All Star Game, ha ottenuto 4 Gold Glove, MVP nel 1996 e Batting Title nel 1998. Lo Switch-Hitter chitarrista è nelle prime posizioni in ogni compartimento d'attacco nella storia degli Yankees affiancando il suo nome ad illustri Hall of Famers come Ruth, Gerhig, Mantle e Di Maggio. Bernie Williams è primo in assoluto nella storia del Baseball con 80-RBI nel Postseason.
La luminosa carriera sportiva di Bernie non ha intaccato minimamente il suo love for the music. Insieme a mazza e guantone, la chitarra, acustica o elettrica, come fedele compagna, è sempre stata presente nella camera d'albergo, sui voli d'aereo durante le trasferte e negli spogliatoi. Williams non perdeva mai un'occasione per poter esibire il suo talento artistico. Le sue giornate trascorrevano tra una volata di sacrificio, una grounder, un pattugliamento al centro esterno e un assolo o un accompagnamento con la sei corde. Se ancora, la carriera sportiva non è da Hall of Famers, altrettanto non si può dire della sua carriera artistica. Lo sport finisce, l'età ne traccia i confini e il tempo che passa annuncia l'ora di appendere il guantone. Ma l'amore per la musica non finisce, anzi, cresce proprio col passare del tempo, incapace di invecchiare, il giusto fertilizzante in un mondo arido e deserto. Bernie lo sa, e nel 2003 realizza la battuta più importante della sua vita. Firma un contratto con la casa discografica di Paul McCartney: MPL Communications. Disse l'ex Beatles: "Ascoltai la sua musica e ne rimasi profondamente colpito". L'uscita dell'album The Journey Within porta Bernie Williams in cima alle classifiche musicali di Bilboard Contemporary Jazz Chart. Il disco è una perfetta miscela di jazz, rock e ritmi tropicali dove Bernie esibisce accuratezza e precisione nell'eseguire i suoi riffs di chitarra. Ogni brano è ben arrangiato per fornire un ascolto piacevole e rilassante. Come ha affermato Bernie Williams, ogni canzone è un ritaglio di vita vissuta, l'elogio della terra nativa dove emerge il suo feeling per il sound tropicale. Il former Yankees centerfielder si spinge ancora più in alto nel suo percorso musicale con il rilascio del secondo album Moving Forward. Alla realizzazione del disco si uniscono leggende della musica contemporanea come Bruce Springsteen, Jon Secada, Dave Koz e una nuova band di supporto The B. Williams Quartet con rinnovati musicisti di studio. Moving Forward si è posizionato al 2° posto nella Billboard Contemporary Jazz Album mantenendo la posizione per 5 anni consecutivi. I singoli Go for It e Ritmo de Otono si piazzarono al primo posto nella Billboard singles. Infine, Moving Forward ha ricevuto il Latin Grammy Award come miglior album strumentale nel 2009. Bernie Williams e il suo Quartet si esibiranno a fine mese al Dominican College NY. con la presenza del Grammy Award Winner Gil Parris, un grande chitarrista Rock-Blues e Jazz. Anche Paul Simon è stato ospite in uno dei concerti di Bernie Williams. Il duo si è esibito in una rivisitata versione di Mrs Robinson. "È stato l'unico momento della mia vita dove ho giocato al centro esterno", commenta Paul Simon prima dell'esecuzione del brano. (Joltin' Joe has left and gone away. Qui)
 Bernie Williams è co-autore del libro Rhythms of the Game: The Link Between Music and Athletics Performance uscito nel 2011. Il libro esamina l'aspetto simbiotico che intercorre tra la musica, l'arte e le prestazioni atletiche attraverso gli occhi di uno che, come Bernie, è riuscito ad eccellere in entrambi i settori. Il Baseball è uno sport dove il lancio curvo è un'illusione ottica, la screwball può essere un lancio oppure una persona, rubare è legale e puoi sputare dappertutto eccetto sulla faccia degli arbitri. Per Bernie Williams il Baseball è semplicemente Music, Music is Love.

Put on your colors and run come see
Everybody's sayin' that music's for free
Take off your clothes and lie in the sun
Everybody's sayin' that music's for fun
          D. Crosby 1971

Il sito ufficiale di B. Williams

martedì 2 settembre 2014

BUDDHA NELLE DITA

"Welcome!...welcome to Fenway Park. Today's starter is Tim Wakefield, one of the two knuckleballer left in the Major Leagues". Anche l'Old Game accusa il pericolo di una razza in via di estinzione. Nessuno crede alla knuckleball, è un lancio buffo, un mediocre amico del pitcher, non si sa dove andrà a finire e quale traiettoria prenderà. L'unica cosa certa è che garantisce longevità al braccio. Nella carriera di un lanciatore ci sono alti e bassi, grandi performance e forti delusioni. Sono gli stessi effetti che produce la knuckleball. "Mi piace Lincecum, lancia forte e ha uno slider devastante". "Mi piace Strasburg, con la sua four seams da 97mph.". "Mi piace Chapman. La sua dritta fa scattare lo speedgun a oltre 100mph." Velocità, velocità, rotazione, più rotazione, è tutto quello che la gente vuole vedere. A nessuno interessa un freakkettone, un essere anticonvenzionale, in controtendenza che lancia una pallina a 77mph. Forza, potenza e velocità sono i requisiti necessari per essere competitivi nello sport odierno. Per un knucleballer invece non è così. Non è necessario possedere un fisico robusto. Bisogna essere pazienti, ma questa dote non calza perfettamente con i tempi che stiamo vivendo, alimentati sempre di più dalla richiesta di velocità, di connessione, di visibilità. La nomofobia, no-mobile-connection, è il male che affligge la maggior parte dei popoli della Terra. Al contrario, mentre il tempo passa e noi peggioriamo, la knuckleball migliora in ogni partita, di stagione in stagione, perchè più si invecchia e meglio si impara a conoscere quel tipo di lancio.
Joe e Phil Niekro
È buffo quanto ancora sia incomprensibile la knuckleball, a partire proprio dalla sua definizione. Al contrario di quello che vien da pensare, la knuckleball non si lancia con le nocche delle dita, anche se qualche lanciatore ha adottato questa tecnica. I maestri di questo tipo di lancio come C.Hough, T.Candiotti, Phil e Joe Niekro, T.Wakefield, J.Bouton e l'ultimo sopravvissuto R.Dickey, affermano che la vera knuckleball si lancia con la punta delle dita indice e medio. "Bisogna avere Buddha nelle dita", dice Dickey, "Perchè bisogna accarezzare la pallina senza stringerla, e rilasciarla dolcemente, come soffiare su un petalo di rosa". "We are just like artists, guitar players", sussurra Wakefield, "Non posso dimenticare il mio set di nail-care, perchè devo costantemente controllare le mie unghie, anche durante la partita". La storia del Baseball annovera non più di una 60ina di knuckleballers. Nel 1903, Lew Moren dei Pittsburgh Pirates, fu il primo in Major League a lanciare la palla che non ruota. Tuttavia Eddie Cicotte, lanciatore dei Chicago, uno dei protagonisti del Black Sox Scandal del 1919, è considerato l'inventore della knuckleball tanto da essere soprannominato Knuckles. Nap Rucker dei Brooklyn Dodgers, iniziò a lanciare la knuckleball nel 1907. Nel 1908 Ed Summer di Detroit adottò una variante della knuckleball che definì Dry Spitter, impugnando la pallina proprio con le nocche del dito indice e medio. Nel 1945 i Washington Senators usarono ben 4 knuckleballers e terminarono la stagione al secondo posto, con una partita di differenza nei confronti di Detroit. I catchers di Washington totalizzarono 40 palle mancate, più del doppio di qualsiasi altra squadra. Phil Niekro è l'unico ad aver vinto 300 partite.
Nessuno vuole fare un contratto ad un knuckleballer, nessuno si fida di un knuckleballer, a nessuno interessa un knuckleballer in squadra perchè tutti i giocatori del club, sorridendo, lanciano una knuckleball come faceva Dave Parker quando si scaldava nel prato esterno. È divertente osservare la palla che non ruota, che danza nell'aria priva di una traiettoria. Essere un vero knuckleballer significa sopportare di essere considerato un giocoliere, uno in più con un misero contratto che scadrà a fine mese. È un alieno, un giocatore incerto, deve confrontarsi con la triste realtà che oggi c'è e domani no. Proprio come la palla che non ruota, sai da dove parte ma non sai dove andrà a finire. Non ha un ruolo, non è un lanciatore partente, un rilievo o un closer, semplicemente è parte del bullpen ed entrerà solo per sostituire un infortunato oppure per terminare una partita considerata persa. Wakefield ha dovuto attendere quasi 2 mesi per collezionare la sua 200esima vittoria in carriera. Dickey invece, dopo una brutto inizio di stagione è stato rispedito in Triplo-A. Se un fastball pitcher si trova in difficoltà, viene sostituito e sarà di nuovo in pedana fra qualche giorno. Per un knuckleballer, è la fine, verrà dimenticato e rimarrà in panchina per due o tre settimane, da solo, con la sua frustrazione e la certezza di essere abbandonato. "Just give him a chance", e lui farà vedere tutta la magia della palla che non ha rotazione, che fluttua nell'aria e che gioca con le leggi della fisica producendo una bizzarra traiettoria imprevedibile a tutti.
Tim Wakefield, nel Maggio del 2011 contro Toronto lanciò una ripresa in rilievo diventando il più vecchio giocatore di sempre a vestire una casacca dei Red Sox. Tim aveva 44 anni e 282 giorni. Wakefield è terzo in tutta la storia dei Boston con 186 vittorie dietro a R.Clemens e C.Young, entrambi con 192. È secondo all-time al Fenway Park con 97 vittorie, dietro a Clemens che ne ha 100. Tim Wakefield è primo all time con 3006 riprese lanciate con i Red Sox, è secondo con 2.000 Strikeout realizzati ed è primo con 430 Games Started.
Nel Febbraio 2012 gli offrirono un contratto in Minor League. Wakefield, con una cerimonia minimale decise di abbandonare l'attività lasciando Robert Allen Tricky Dickey, ora con Toronto, come l'unico lanciatore di knuckleball in Major League. Le lancette del tempo ruotano velocemente, gli speed-gun segnano con più frequenza la velocità con tre cifre. Questi processi sono inarrestabili, ma il knuckleballer ha il potere e l'abilità di rallentare questa pazza corsa. Dickey, 40 anni, è l'ultimo guerriero, un sopravvissuto che ha deciso di guardare il mondo dall'altra parte, senza rotazione. Ma la knuckleball non finirà perchè da qualche parte sulla Terra, ci sarà un bimbo fragile e poco atletico che farà due tiri con suo padre e scoprirà di possedere il talento di lanciare la palla che non ruota. Lui non lancerà forte perchè tutti gli altri lo fanno. Lui sa che, se farà quello che fanno tutti gli altri, diventerà come tutti gli altri e come un giovane monaco tibetano ascolterà i consigli dei grandi maestri per poter accarezzare quella damned ball that doesn't spin.
Un bellissimo film-documentario è uscito nel 2012 dal titolo "Knuckleball", dedicato proprio a Wakefield e Dickey. Nel film, oltre a quella dei due lanciatori, viene raccontata la storia di questo lancio che in molte occasioni ha beffato i più grandi battitori nella storia dell'Old Game. Qui, il trailer.

                                                        CITAZIONI

Charlie Lau: Ci sono due teorie per ricevere una knuckleball. Nessuna delle due funziona.
Dick Allen: Non mi preoccupo di battere una knuckleball. Vado a casa base, faccio i miei tre swings e ritorno in panchina.
C. Hough: La miglior situazione per un knuckleballer è lo stadio senza luci 
Pete Rose: Battere una knuckleball è il modo più miserabile per vivere
Ernie Banks: Ti distrugge il ritmo in battuta. È impossibile batterla
Rick Monday: Se giro la mazza, non ridete
Joe Mathis: Quel lancio è come un piranha. Ti morde
Todd Helton: Non voglio vedere più un knukcleballer
Ritchie Hebner: Battere una knuckleball è come mangiare la zuppa con la  forchetta
T.McCarver: Battere quella cosa è come prendere una farfalla con le pinzette
Jim Bouton: Per lanciare la knuckleball devi avere la mente di un buddista zen
W.Stargell: È come una farfalla col singhiozzo
Dave Clark: Per un knuckleballer 150 lanci non sono niente, a meno che non sei alla prima ripresa
Den Springer: Vivi e muori con quel lancio. Si spera di non morire troppo