Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".
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sabato 8 giugno 2013

ANNIE SAVOY

"Credo nella Chiesa del baseball. Mi sono avvicinata a tutte le grandi religioni, e alla maggior parte di quelle minori. Ho adorato Buddha, Allah, Brahma, Vishnu, Shiva, alberi, funghi, e Isadora Duncan (una danzatrice del primo 900, figura imponente che aprì le strade a quella che sarà poi la danza moderna. Morì tragicamente, strangolata dalla sciarpa che indossava, le cui frange si impigliarono nei raggi di una delle ruote della Bugatti sulla quale era appena salita). Ad esempio io so che i sutra di Buddha sono 108; che ci sono 108 perle in un rosario cattolico e ci sono 108 punti in una palla da baseball. Quando l'ho saputo, ho dato a Gesù una chance, ma semplicemente non ha funzionato tra di noi. Il Signore fece ricadere troppo quel senso di colpa su di me. Preferisco la metafisica alla teologia. Vedete, non c'è alcun senso di colpa nel baseball, e non è mai noioso. La tal cosa, lo rende come il sesso. Le ho provate  di tutte, davvero, e l'unica chiesa che veramente ha nutrito la mia anima, giorno dopo giorno, è la Chiesa del baseball".

Annie Savoy, alias Susan Sarandon, esordisce con queste parole nel film Bull Durham. La presenza di attori affermati come  Kevin Kostner e Tim Robbins diede alla pellicola notorietà e successo al punto che ancora oggi è considerato tra i top sports movies mai realizzati. Esattamente 25 anni fa, nel mese di Giugno, il film uscì nelle sale cinematografiche meritando il pieno consenso della critica e del pubblico. Ron Shelton, regista e scrittore, ottenne la candidatura all'Oscar per la migliore sceneggiatura e nel 1994 fu il regista di un altro film sul baseball intitolato Cobb, interpretato da Tommy Lee Jones. L'argomento baseball, tanto amato da Shelton, lo si deve al fatto che il regista giocò nel ruolo di esterno nella squadra di AAA di Rochester, i Red Wings, affiliati ai Baltimore Orioles di Major League. Va ricordato che i Red Wings furono i protagonisti della partita più lunga in tutta la storia del baseball professionale (qui). Il film Bull Durham, sebbene parli di baseball, con tante scene girate sul campo nel vecchio stadio di Durham City, North Carolina, ruota intorno alla figura sensuale e fascinosa di Susan Sarandon nella parte di una tenace e assidua tifosa della squadra locale. Le conoscienze tecniche e tattiche che possiede Annie Savoy in materia di Baeball, vengono sottolineate dalla sua interpretazione del gioco, un intermezzo di seduzione e magnetismo al pari di una pomata erotizzante da spalmarsi su tutto il corpo. Il baseball è donna, il baseball è femmina e più donne devono inginocchiarsi all'altare del passatempo americano abbracciando il loro Annie interiore. Fra le tante occupazioni piacevoli dove viene identificato il modello femminile americano come lo shopping, lo yoga, Desperate Housewives, la caccia al marito, amare il baseball non è solo un diritto di nascita, ma una responsabilità femminile.
Nessun altro sport professionale come l'Old Game unisce e integra così tante persone. Allo stadio gli estranei diventano amici, i posti a sedere sono occupati da intere famiglie e, a differenza di altri sport, la conversazione non è solo possible, ma è ampiamente valutata e incoraggiata. Lo stesso vale per gli uomini sul campo. È raro sentire un linguaggio spazzatura e volgare, grugniti o urla. Nel baseball si incontrano giocatori che sono chiamati a tenere la bocca chiusa al servizio del bene più grande. È il gioco che lo richiede. È la necessità di lealtà e trasparenza, dell'attrazione verso il lavoro di gruppo. Sono giocatori che ammirano la bellezza della routine e le ricompense dell' impegno, qualità che una donna può apprezzare. (L'ascesa del libero arbitrio ha cambiato la natura della lealtà nel gioco, ma lasciamo perdere Johnny Damon e concentriamoci su Cal Ripken Jr.). Come una singola ragazza volge il suo sguardo a tutti gli amici del gruppo, con pensieri e idee condivise, si può dire con certezza che molte di esse hanno tenuto al caldo il cuore solitario di un ballplayer e lo hanno accompagnato nelle fresche serate estive. Il baseball è pieno di sex-appeal. The playground è come il tuo corpo, se sai dove si trova il piatto di casa base, sai anche dove si trova il resto. C'è tanta fisicità che viene evidenziata guardando gli sports in televisione. C'è tanto distacco nel vedere atleti dal volto coperto e racchiusi nelle loro armature. Il lato erotico nel baseball, non sono solo gli avambracci e le forme dei pantaloni della divisa che richiamano ad un bel sedere (o lato B), oppure il sospensorio che delinea una forma fallica. Ad un attento esame del gioco le donne cominciano ad apprezzare la mascolinità del duro lavoro e della dedizione con la quale si esercitano i giocatori. Essi hanno sostituito le più primitive caratteristiche dell'uomo come l'aggressività, il dominio e la rabbia, con qualcosa che si avvicina alla grazia e all'eleganza. Il caschetto del battitore non copre il suo viso, e quando il catcher si alza togliendosi la maschera, è l'erotico immaginario del condottiero coraggioso. Certo, ci saranno sempre, così come in campo anche al bar, persone dal brutto comportamento, animate dall'ostilità e dal dissenso. Il punto è che, in un clima politico e sociale dove l'arroganza, la superbia e l'esibizionismo sono sempre in prima pagina, per una donna non c'è nulla di più sensuale se non vedere un ragazzo che si avvicina a testa bassa verso casa base, che sta in silenzio e ...che gioca bene insieme agli altri.

                                       GIBSONBURG THE MOVIE

Gibsonburg è un villaggio della Contea di Sandusky nello stato dell'Ohio. La popolazione è composta da 2.581 anime, secondo il censimento effettuato nel 2010. La National Arbor Day Foundation ha inserito di recente Gibsonburg nella lista delle Tree City (città degli alberi). Lo scopo principale di questa Fondazione, nata nel 1972 e che trova le sue origini nel 1872 a Nebraska City, è quella di ispirare le persone verso una maggiore sensibilizzazione all'ambiente, in questo caso per la piantagione di alberi da foresta. Gibsonburg ha una sua High School, di conseguenza ha una sua squadra di baseball che detiene un record storico, tutt'ora imbattuto. Infatti The Gibsonburg High School Team è l'unica squadra ad aver vinto il Campionato dell'Ohio con un record sotto .500. Nella Stagione 2005, i giocatori di Gibsonburg si presentarono alle fasi finali con 6 vittorie e 17 sconfitte e vennero praticamente dichiarati out dalla corsa per il titolo. Sorprendentemente avvenne il contrario e Gibsonburg vinse tutte le 8 partite del Post Season. Questa vicenda ha coinvolto la Xcelerate Media Inc. nella produzione di un film, girato nel 2011 dal titolo Gibsonburg The Movie. La storia, oltre alla miracolosa stagione 2005 di baseball, ruota intorno alla famiglia del capitano della squadra, Andy Gruner, alle prese con grosse difficoltà economiche. Tra gli attori figura l'ex Majorleaguer e lanciatore mancino Kent Mercker.

mercoledì 27 marzo 2013

QUEEN OF THE STARS

Effa Manley non conosceva il tempo, era semplicemente davanti ad esso. In un panorama ostile come quello dei primi decenni del secolo scorso, Miss Manley si affermò come la più grande innovatrice in campo sportivo e manageriale. In quel periodo le donne erano viste come cittadini di seconda classe, i neri lo erano ancor di più, relegati spesso al ruolo di "merce di scambio" e privati di ogni diritto sociale. Secondo le regole stabilite dalla società di allora, i niggers non vennero considerati all'altezza per competere ai massimi livelli del baseball. Ma Effa Manley non crebbe all'ombra di tali norme e le sue convinzioni in materia gettarono lo sconforto e l'indignazione presso i "nobili di razza bianca". Alla pari dei grandi, quali Jackie Robinson e Larry Doby, anche Effa Manley fu un pioniere nel baseball contribuendo energicamente ad abbattere le barriere razziali. A differenza dei due grandi atleti, la Manley dovette affrontare un ostacolo supplementare, rappresentato dal pregiudizio di essere donna. Aggressiva e progressista, sensuale e generosa, Effa Manley fece crollare il muro della discordia e dell'ostilità per lasciare il segno come una delle figure più affascinanti e significative nella storia della Negro League. "Lei fu unica", disse Monte Irvin, l'Hall of Famer che ha giocato interbase e nel campo esterno per i Newark Eagles, la forte squadra della Negro League. "Effa dedicò tutta la sua vita alla squadra". Un imprenditore nato, la Manley fu l'unica proprietaria femminile nella storia della Negro League. Effa, assieme al marito Abe, guidarono la squadra degli Eagles dal 1935 al 1948. La sua notevole influenza si estese al di là del baseball in quanto la Manley operò attivamente anche nel movimento per i diritti civili alle minoranze etniche. Nacque il 27 Marzo del 1900. La sua nascita, come gran parte della sua vita, furono alimentate da forti controversie. All'interno della comunità nera, la Manley raramente discusse le sue origini e la maggior parte della gente la vide come una donna dalla pelle chiaro scura, una mulatta. Ma Effa affermò in un'intervista del 1973, che era bianca. Sua madre, Bertha Ford Brooks, era bianca, di origine tedesca e asiatico-indiana. Effa spiegò che sua madre rimase incinta durante una relazione col suo datore di lavoro bianco, John M. Bishop, un ricco di Philadelphia. Il patrigno nero di Effa Manley, Benjamin Brooks, citò in giudizio J. M. Bishop e ricevette una liquidazione di $10.000 prima che lui e Bertha divorziassero. Bertha si risposò, ed Effa crebbe in una famiglia tutta composta da neri accettando così di vivere come una persona di colore. Nel 1932, allo Yankees Stadium, Effa conobbe Abe Manley che sposò nel 1935. "Babe Ruth fece di me un'appassionata di baseball", disse una volta la Manley. "Andavo allo Yankee Stadium solo per vederlo quando andava in battuta". Dopo aver constatato che le squadre della Negro League viaggiavano e giocavano per tutto il paese, l'idea di allestire un baseball di lega organizzato, prese spazio nella sua mente. Assieme al marito, Miss Manley acquistò la squadra della Negro League di Brooklyn, gli Eagles, che giocavano all'Ebbets Field. Non potendo competere in notorietà con i Brooklyn Dodgers, decise di spostare il team degli Eagles nella vicina Newark fondendo la squadra con i Newark Dodgers e rinominandola Newark Eagles. Spostando la squadra, Effa Manley garantì una sicurezza economica al club, considerato che all'Ebbets Field i tifosi accorrevano numerosi solo per assistere alle partite dei Brooklyn Dodgers di R. Campanella, D. Newcombe, J. Podres. Tutto avvenne nel 1936, quando Effa dichiarò in un'intervista che la collaborazione col marito Abe rappresentò l'arma vincente per la creazione di un club strutturalmente solido e di una squadra tra le migliori nel campionato della Negro League. A tal merito va ricordato che fu proprio Effa Manley a "spianare" la strada verso le Major Leagues a giocatori del calibro di Larry Doby, Ray Dandrige, Leon Day, Monte Irvin, Biz Mackey, Willie Wells e Don Newcombe, tutti Hall of Famers.

Nonostante la sua inesperienza, Effa Manley assunse un ruolo fondamentale all'interno del club degli Eagles. Ebbe un ruolo attivo come co-proprietario. Era una donna intelligente ed astuta, molto ben informata sugli affari riguardanti il baseball. Prese le "redini decisionali" per le operazioni di business del team, orari da gioco prestabiliti, progettava le trasferte della squadra, gestiva l'amministrazione, la contabilità e gli stipendi dei giocatori. Acquistò le attrezzature, negoziava i contratti e le promozioni pubblicitarie. Diventò anche consulente presso gli altri proprietari delle squadre della Negro League i quali spesso e volentieri si consigliavano con lei. Grazie al suo impegno assistettero alle partite degli Eagles personaggi importanti come il sindaco di New York Fiorello LaGuardia, che fece il lancio inaugurale dell'inizio stagione e Charles C. Lockwood, giudice della Corte Suprema dello Stato di New York. Nel 1935, dopo una sonante sconfitta all'Opening Day contro gli Homestead Grays per 21-7, George Giles (prima base degli Eagles), raccontò: " I Grays ci seppellirono. Mrs. Manley lasciò il campo infuriata tanto da fermare il traffico cittadino!. A lei non piaceva perdere e dopo una brutta stagione licenziò il manager Ben Taylor. Un giorno il marito Abe si avvicinò a me e disse: "Mia moglie vuole che tu conduca la squadra il prossimo anno". L'amore di Effa Manley per il gioco era talmente profondo quanto la sua incapacità di accettare la sconfitta. Spesso, durante le partite la si poteva trovare nel dug-out con la sua squadra. Energica e vigorosa, bella e affascinante, Effa Manley era una regina in campo e i battitori avversari la salutavano prima di entrare nel box di battuta. Tuttavia le sue scelte e la sua condotta non furono prive di critiche specialmente dalla stampa e dai giornalisti tradizionalmente "coerenti con un baseball professionale praticato da soli bianchi". Uno di questi fu Dan Burley del New York Star-News che scrisse "Baseball ain't no place for a woman". Effa Manley svolse anche attività di "players agent", promuovendo trattamenti salariali e condizioni di gioco e trasferte migliori. La sua squadra fu la prima nella Negro League a viaggiare su un pullman dotato di aria condizionata. Era esigente anche nei vestiti di rappresentanza per i quali si assicurava personalmente che i giocatori potessero disporre di un abbigliamento ordinato e pulito. Per questa grande donna, i Newark Eagles rappresentarono una risorsa della comunità, un simbolo, la cui immagine della squadra doveva rispettare al meglio gli standards del tempo. Lo stesso simbolo e la stessa venerazione che ebbero i tifosi di Brooklyn per la loro squadra: i Dodgers. Ancora più incisiva fu la lotta di Effa Manley per i diritti civili a favore della popolazione di colore. Nel 1934, Effa organizzò un boicottaggio ad Haarlem contro un negozio che aveva rifiutato di assumere personale di colore. Dopo pochi mesi furono più di 200 le persone assunte nel negozio della 125esima. Nel 1939 fu la promotrice del "Anti-Lynching Day" allo Yankees Stadium per manifestare contro il barbaro rituale del linciaggio. Altri racconti assunsero una dimensione folkloristica nel panorama della Negro League. Una volta disse a Terris McDuffie, il miglior lanciatore della squadra, che sarebbe stato il "partente" della gara perchè allo stadio erano presenti le amiche del circolo sociale di Effa. In altre occasioni Effa Manley si presentò nel dug-out della squadra ben vestita e con una gonna "ridotta". Quando allargava o incrociava le gambe, quello era il segnale di bunt!.
Raffigurazione con E.Manley sul bus degli Eagles
Durante la seconda guerra mondiale, la partecipazione e l'affluenza negli stadi della Negro Leagues raggiunsero i massimi storici. Il giro d'affari registrò oltre 2 milioni di dollari decretando la Negro League come la più grande azienda di colore degli Stati Uniti. L'inizio dell'integrazione razziale nel dopoguerra, portarono la Negro League ad un costante decadimento diventando un campo di battaglia per i proprietari dei prestigiosi clubs di Major League che "rapirono" tanti ottimi black players a costi relativamente bassi. Dopo la perdita di D. Newcombe, Monte Irvin e Larry Doby,  Effa Manley capì che la Negro League aveva i giorni contati. I Manley's vendettero i Newark Eagles, ma la passione del gioco non diminuì e diventarono in seguito i proprietari di una squadra di semipro in Portorico. Effa Manley morì il 16 Aprile del 1981. È stata eletta nella Hall of Fame nel 2006, la prima e unica donna ad ottenere un tale riconoscimento.

sabato 10 marzo 2012

THE KISSING BANDIT

Morganna è dolce. Nutre una profonda passione per l'Old Game da quando il nonno la portò ad una partita della squadra di Louisville. Morganna non ha paura anche se il suo cuore è stato spezzato in tenera età quando venne ripudiata dalla madre e fu costretta a vivere tra le pareti di un collegio. Ma il suo coraggio la spinse a fuggire. A 13 anni si trovò in mezzo alla strada facendo l'autostop per arrivare a Baltimora. Qui, nella città che è stata testimone dei primi homers del Bambino, Morganna si vide costretta a girovagare per trovare un lavoro. Ogni sua richiesta veniva rifiutata a causa della sua giovane età. I suoi ristoranti erano i bidoni della spazzatura e un cielo stellato rappresentava il più delle volte il tetto di casa sua. Dopo un mese la piccola Morganna vide un annuncio del locale Flamingo Club, dove era scritto che cercavano una ragazza che posasse per delle foto pubblicitarie. Il requisito importante era quello di avere almeno 18 anni. La piccola mentì al proprietario dicendo di essere maggiorenne, sapendo che in seguito sarebbe stata assunta per fare delle serate nel locale in qualità di danzatrice esotica. L'inizio fu disastroso perchè ballare con i tacchi alti si rivelò molto faticoso e furono tante le volte che Morganna cadde sul palco destando il disappunto dei clienti del Flamingo Club. Una volta le gridarono: "Toglila", riferito alla maglietta. Pensando fosse riferito a lei, Morganna si mise a piangere e venne allontanata dal gestore del locale. In seguito, osservando le altre danzatrici, la ragazza imparò ed in breve raggiunse l'acclamato ruolo di prima ballerina. Non aveva ancora 17 anni quando una sera si presentò sul palco mezza nuda indossando solo 2 cappelli da cowboy del peso di 10 galloni, 1 gallone=3,78Kg, sul petto. Lo spettacolo fu un grande successo e il famoso e controverso critico cinematografico Gene Shalit, Brokeback Mountain, ne fu entusiasta. Morganna destò particolare attenzione per quello che Hank Davis descrisse come: "Il suo sviluppo fisico amplificato. Al confronto, la famosa Dolly Parton ha il petto come un'asse da lavare". Morganna rese note le sue misure che erano: 60"-23"-39" aggiungendo che erano le sue statistiche di baseball (60 inches corrispondono alla misura del busto=152cm.). La sua crescita esagerata iniziò all'età di 9 anni e quando ne aveva 12 poteva essere scambiata facilmente per una diciottenne. Morganna doveva indossare reggiseni particolari che costavano intorno ai 50$ perchè dovevano sostenere un peso non certo trascurabile. Con simpatia la ragazza affermò che i costruttori del reggiseno erano gli stessi che costruivano i tetti degli stadi da baseball. Inoltre dovette affrontare una robusta attività sportiva in palestra per poter rinforzare la schiena in modo da sostenere il peso del suo seno. Nonostante tutto, Morganna insistette dicendo che non era un sex-symbol, era solo una commediante con lo scopo di divertire le persone facendole sorridere, nient'altro. La sua carriera sui campi da baseball iniziò all'eta di 17 anni quando nel 1971 si mise a correre dentro il Riverfront Stadium a Cincinnati dirigendosi verso Pete Rose per dargli un bacio. L'atleta reagì con un linguaggio volgare e la sera successiva si scusò con la ragazza donandole un mazzo di rose. Fu così che Morganna ottenne il soprannome The Kissing Bandit, titolo di un famoso film del 1948 con F. Sinatra, da un giornalista sportivo di Cincinnati che scrisse: "Il Bandito ruba un bacio a Pete Rose". Negli anni a seguire, Morganna diventò uno spettacolo familiare negli stadi di baseball, basket e hockey. Nel 1990 lei aveva baciato 37 MLB players, 12 basketball players, tra cui Kareem Abdul Jabbar, e dozzine di giocatori nelle leghe minori compreso arbitri, presidenti di vari clubs sportivi ed anche la mascotte San Diego Chicken. Morganna disse che lei baciava soltanto sulla guancia per non suscitare la gelosia delle mogli e delle fidanzate dei giocatori. D'altronde un bacio sulla bocca sarebbe stato poco igienico considerato che tanti ballplayers masticano tabacco. In una occasione, dopo aver baciato George Brett durante la All Star Game nel 1979 al Kingdome di Seattle, lo stesso giocatore in seguito, si presentò nel locale dove Morganna si stava esibendo per restituirle il bacio in mezzo ad una folla festante e divertita. Ricevere il bacio della soubrette era di buon auspicio e nessun giocatore si faceva da parte, anzi, se il risultato di quel gesto era una battuta valida o un punto ecco che l'attesa di vedere Morganna cavalcare il campo col suo petto ballonzolante era dolce come il suo bacio. Disse Kelly Tripucka dei Detroit Pistons: "È stato come abbracciare un materasso. Quando l'ho vista dirigersi verso di me pensavo fosse un camion. Avevo due possibilità, o andarmene o farmi colpire. Ho scelto la seconda". Questa abitudine non fu priva di inconvenienti. Morganna è stata presa più volte dalle guardie addette alla sicurezza, ha sofferto diversi infortuni per aver saltato dagli spalti sul campo e venne colpita anche da un lancio nello stadio di Milwakee. È stata arrestata una ventina di volte e anche imprigionata ad Anaheim, California. A Houston, dopo aver baciato Nolan Ryan, venne rinchiusa e processata. Il suo avvocato difensore usò la strategia della legge fisica della gravità, e così disse al giudice: "Questa donna di appena 57Kg di peso, con un petto di quasi 10Kg, si è appoggiata al tubo di ferro delle tribune sporgendosi per vedere una pallina battuta in territorio foul. La forza di gravità ha fatto il resto e lei è caduta in campo. Se c'è un responsabile, l'unico è Albert Einstein". Il giudice, divertito da questa analisi non fece altro che assolvere Morganna dietro cauzione. Nonostante gli arresti e le multe, la fama di Morganna le permise di guadagnare milioni di dollari. Fece pubblicità ad un set di gomme da masticare vendute negli stadi di baseball. La rivista Playboy si interessò a lei dedicandogli alcuni servizi nel 1983, nel 1985 e nel 1989. The Kissing Bandit fu protagonista di vari show televisivi tra cui il David Letterman's Show ed ottenne una piccola parte nel film-commedia Kingpin del 1996. Morganna diventò la proprietaria degli Utica Blue Sox in Minor League. La squadra si trovava all'ultimo posto in classifica, e dopo un discorso ardente della nuova proprietaria, i Blue Sox vinsero 40 delle successive 54 partite. Anche nella Baseball Hall of Fame è presente una foto di Morganna mentre bacia Frank Howard, mastodontico esterno di 2,05mt che giocò per Washington, Dodgers e Rangers nel periodo che va dal 1958 al 1973. Morganna Roberts Cottrell adesso vive in un sobborgo di Columbus, Ohio col marito Bill Cottrell. Con una telefonata alle 4 di mattina al Seattle-Post nel Dicembre del 1999 annunciò che The Kissing Bandit si sarebbe fermata e avrebbe deposto la sua arma, un'arma che tanti ricorderanno per sempre perchè se un bacio va dritto al cuore e nel cuore c'è un campo da baseball, allora si può parlare d'amore. Tutto inizia con una B, e alla lunga lista di parole, baseball, bat, blues, base, balk, bunt...ecc...ecc., si può benissimo aggiungere Bacio, e le laBBra di Morganna rimarranno le più famose nella storia del Base-Ball. "Kiss it Goodbye", così terminò la sua carriera lo Splendido Bagliore, alias Ted Williams, nel suo ultimo turno di battuta. "Kiss'em all", così il Bandito che Bacia ha cavalcato la romantica e tortuosa strada per raggiungere un ritrovato affetto.
Morganna e G.Brett

giovedì 9 febbraio 2012

THE CINCY GIRLS

I Cincinnati Reds rappresentano una delle franchige so and so, direbbero in USA. Però, bisognerebbe usare il condizionale perchè i Reds, per diversi anni sono stati il miglior gruppo di atleti delle Major Leagues. I tifosi dell'Ohio ricorderanno con piacere la Big Red Machine degli anni 70, una squadra formidabile composta da giocatori quali J.Bench, P.Rose, T.Perez, D.Concepcion, J.Morgan oltre a G.Foster, K.Griffey Sr. e C.Geronimo. Questo gruppo di atleti è stato quello più accreditato per ridisegnare un'immagine sbiadita nel tempo. I Cincinnati Red Stockings furono la prima squadra professionistica nella storia di questo sport. L'idea nacque nel 1868 in seguito ad alcune riunioni dei magnati del tempo per poi essere ufficializzata nel 1869, anno in cui, la squadra vinse il campionato aggiudicandosi tutti gli incontri e pareggiandone uno soltanto. Può sembrare poco attendibile, ma zero sconfitte su 58 incontri è tutt'ora un record che rimarrà intoccabile per ogni squadra di qualsiasi sport professionistico. Però, come accade spesso in termini di valutazione, non è sufficiente un buon anno per affermarsi stabilmente ai vertici delle migliori franchigie delle Major Leagues. Nei decenni a seguire i Red Stockings incontrarono parecchie difficoltà tanto da essere considerati costantemente una squadra di Seconda Lega, eccezione fatta per le Controverse World Series vinte nel 1919 contro i Chicago e quelle del 1940 contro i Detroit. La carenza di risultati sportivi portarono l'intero club ad un vero collasso specialmente negli anni 30 quando dovettero far fronte alla paurosa crisi economica. Nel 1933 Powell Crosley Jr., magnate dell'elettronica, comprò la squadra tirandola fuori dalla bancarotta. Fondò nella città di Cincinnati diverse imprese, diventando di fatto un eroe cittadino. Sull'onda di questa ripresa, Johnny Vander Meer, Paul Derringer e Ernie Lombardi riempirono le pagine dei giornali con le loro prestazioni in campo. In particolare J.Vander Meer, lanciatore mancino, è l'unico ancora oggi ad aver effettuato 2 no-hit consecutive. La prima avvenne l'11 Giugno del 1938 contro Boston, la seconda il 15 Giugno contro Brooklyn all'Ebbets Field, una data storica perchè l'incontro venne disputato per la prima volta in notturna. Negli anni 1950, in pieno maccartismo, la squadra di Cincinnati, per paura che il nome tradizionale fosse in qualche modo ricondotto al comunismo, decise di cambiare il nome ufficiale da Reds a Redlegs. Tra il 1956 e il 1960 il logo del club fu modificato per eliminare il termine Reds il quale ricomparve nel 1961 e si ritornò all'uniforme originale nel 1967. Alla fine degli anni '60 la società impose delle regole ferree su barba, capelli e baffi dei giocatori, anche gli Yankees lo fecero. Il look pulito degli atleti doveva rappresentare il simbolo della difesa dei valori tradizionali in un periodo di forti contestazioni. Nella squadra esistevano regole anche relative al vestiario dei giocatori i quali potevano indossare solo scarpe da gioco completamente nere, senza alcun simbolo di sponsorizzazione. Tra tutti questi cambiamenti e i lunghi decenni di insuccessi sportivi, un fatto si è sempre rivelato ai vertici nella città di Cincinnati: Le donne. Curioso a dirsi, ma nello stato dell'Ohio, l'attaccamento del gentil sesso alla squadra è secondo solo alla loro bellezza. Non a caso, Marge Schott, deceduta nel 2004, fu la seconda donna ad essere proprietaria di una squadra di Major League. La prima fu Joan Whitney Payson quando nel 1968 venne eletta presidente dei New York Mets. Joan morì nel 1975). Ma a Cincinnati il baseball è Donna. Mogli, fidanzate, amiche, cheerleaders, tifose e genuine nonnettine da sempre hanno pattugliato l'ex Riverfront Stadium, demolito nel 2002, meglio conosciuto oggi col nome di Great American Ball Park. Nel vecchio stadio, le bionde di Cincinnati hanno assistito al primo homer battuto al Riverfront da parte di Hank Aaron nel 1970. La prima no-hit di Ken Holtzman nel 1971, l'unico storico evento di Rick Wise, che oltre a lanciare una no-hit, è stato autore di due homers nel Giugno del 1971. Altri milestones del vecchio Riverfront che le Cincy girls ricorderanno portano il nome di Pete Rose quando realizzò il record di battute valide in carriera, 4192, 11 Settembre 1985. Tom Browning, quando lanciò la prima perfect game nel 1988. Un tragico avvenimento successe all'arbitro John McSherry. Dopo soli sette lanci della partita fra Reds e Expos, il direttore di gara chiamò time-out. Camminando in direzione della panchina dei Reds si accasciò a terra e morì di collasso cardiaco. Il fuoricampo più lungo al vecchio Riverfront?. Chi altri se non Mark McGwire, 473 ft nel Maggio del 2000. Tanto hanno visto le donne di Cincinnati e tanto vedranno perchè la loro vicinanza alla squadra e il loro supporto è tanto alto quanto le stelle nel cielo. "Essere donna di baseball è come essere una pellegrina, una zingara", dice Barbara Adams, moglie del seconda base Bobby Adams. Con due figli più un cane dalmata lei è sempre alle prese con valige e bagagli per poter seguire il marito a Tampa durante gli spring-training e successivamente prepararsi per affrontare la regular-season. "Quando si gioca in notturna ceniamo tutti insieme in famiglia alle 3 del pomeriggio. Lo so, è un orario strano, ma ai figli piace stare a tavola con papà". Ewell The Whip Blackwell,1942-1955, non lanciava se non era presente la sua dolce metà al Crosley Field. Lei era una deliziosa giovane donna di Glendale CA, e diceva che Cincinnati è una città così amichevole e così tanto familiare. "Quando Ewell è sul monte, sono agitata e incrocio le dita per tutta la partita. La vita di una donna del baseball non è diversa da quella delle altre donne. Ci sono difficoltà ma tutto sommato, è divertente. Essere allo stadio è come ritrovarsi in famiglia, ci si sente a proprio agio, è la nostra seconda casa". The Cincy Women sanno tutto. Un sinker, uno slider, una posizione in battuta chiusa o aperta. Anne McCluskey conosce tutti i giocatori e tutti i giocatori conoscono Anne McCluskey. Lei è stata di servizio ai tavoli del grill del vecchio Crosley Field. I suoi breakfast erano i più appetitosi quanto la dolcezza del suo sorriso. Dizzy Dean, lanciatore dei St.Louis, quando la vide per la prima volta, si avvicinò e la sollevò da terra stringendosela al petto e riempiendola di baci. Tanti sono i ricordi nella mente di Anne, tanti sono gli amori passati. Tante sono le braccia che hanno lanciato una pallina o che hanno girato la mazza su un lancio strike, e tante sono le braccia che hanno stretto Anne calorosamente al petto facendola sentire come una vera regina dell'Old Game. Il suo preferito è stato Stan Musial. "Lo ricordo dal primo giorno che l'ho visto, sempre sorridente e disponibile. Un vero gentleman. Di Maggio e Durocher erano sempre generosi con le mance. I fratelli Waner invece erano di poche parole e Jimmy Foxx voleva sempre extra bacon e salsicce. Io li amavo tutti, erano dei grandi giocatori." Con i suoi occhioni lucidi Anne McCluskey elenca la sua squadra preferita e dice: "All'esterno Musial, DiMaggio, e Williams. In prima Foxx, in seconda Joe Gordon, Cronin all'interbase e Pinky Higgins in terza. Lopez a ricevere e sul monte il mio caro Dizzy Dean." Una squadra del genere non ha bisogno di commenti, potrebbe rappresentare il top di un ventennio o un trentennio o anche oltre. Senza dubbio la cara Anne era un'esperta intenditrice. Il vecchio Crosley Field è stato demolito come anche il Riverfront Stadium. Ora i Reds giocano nel nuovo Great American Park. Ma quello che sempre rimarrà è il dolce odore dei petali di rosa, unica testimonianza di un baseball dove l'abbraccio femminile di una notte è tenace come un battitore con due strikes. Queste sono le donne di Cincinnati, sublimi sacerdotesse col compito di mantenere accesa la fiamma nel tempio, dove il diamante e la corsa a casa base rappresentano il culto millenario di eternità.       


venerdì 30 dicembre 2011

LE RAGAZZE DI NEWARK

L'autobus era vecchio, di colore arancione e sporco. La strada, poco livellata, era piena di buche e l'autista non ne evitava una, prendedole tutte quasi fosse un gioco, mentre fischiettava una semplice melodia. Quando i pneumatici affrontavano una buca, tutti i passeggeri erano preda all'inerzia generata dal sobbalzo, tutti in perfetta sincronia. Una voce in fondo al bus sembrava arrivasse dall'oscurità, "Hey man, stai attento". L'autista guardava nello specchietto e rispondeva: "Non sono stato io a costruire queste strade". Il bus procedeva attraverso il New Jersey, un'ampia e vasta zona pianeggiante dove regnava un antico silenzio, il segno di una natura fertile e rigogliosa. Ad un tratto l'autista si girò verso il giovane seduto vicino alla porta laterale del bus, con la schiena appoggiata al vetro del finestrino. Il suo sguardo era immerso in quella distesa di prati come se volesse accarezzarli respirando un profondo senso di libertà. Con un mezzo sbadiglio il driver disse: "Figliolo, a Newark ci sono tante ragazze carine, Si!, veramente carine". Il giovane ascoltando quelle parole fece un cenno con la testa come se volesse trasmettere il desiderio di poterne incontrare una. L'autista intanto continuava a guidare intonando sottovoce la melodia interrotta, questa volta aggiungendo un lieve ondeggiamento delle spalle quasi volesse anticipare i continui sobbalzi dovuti alla strada dissestata. Il rumore del motore echeggiava assordante all'interno del bus. Tutti i componenti della squadra sembravano marionette in preda agli urti. Alcuni stavano con gli occhi chiusi alla ricerca di un pò di sonno, ma il giovane guardava fuori dal finestrino con lo sguardo che si perdeva nella verde piana del New Jersey. "Non è divertente vero?", disse l'autista all'improvviso asciugandosi il sudore dalla fronte. "Figliolo, per te è un divertimento giocare a baseball, e io devo guidare questo bus". Il giovane disse di si con la testa lasciando la parola all'autista. "Sei un ragazzo fortunato lo sai?. Stai vivendo gli anni migliori". Gli anni migliori, pensava dentro di sè il giovane mentre l'autista aggiunse, "La prossima volta che vedi Josh Gibson salutamelo. Digli che Amos della 78esima Strada gli dice Ciao". Newark intanto si avvicinava e quando il bus arrivò davanti all'albergo, il giovane fu il primo ad uscire e fu il primo ad entrare nella stanza d'albergo da un dollaro al giorno. Sul tavolino vi era il quotidiano che lui sfogliò con molto interesse stendendosi sul letto per leggere le notizie che riguardavano gli Yankees, i Dodgers e i Giants. James Malcomb Gilliam Jr. cadde in un sonno profondo sommerso in un carosello di pensieri dove le speranze e le illusioni ruotavano in un vortice senza fine. Prima di chiudere gli occhi pensò che non avrebbe mai fatto parte di quel mondo popolato da persone dalla pelle bianca, dove un negro dopo aver pulito gli spogliatoi avrebbe dovuto rispondere sempre: "Si, Signore!".

Sono passati 23 anni da quel viaggio in bus attraverso il New Jersey, da Baltimore a Newark. Quel ragazzo adesso è un uomo con famiglia. Lui racconta quando abbandonò la scuola per giocare a baseball mentre James Malcomb Gilliam III sta frequentando il college. Nei paraggi c'è un giovane esterno che batte mancino e che dice: "Hey Junior. Insegnami come si batte in campo opposto", e il coach paziente risponde: "È ciò che ti ho insegnato per tutto il mese". C'è anche un ragazzino con la T-Shirt dei Cardinals, con il quaderno degli autografi e una penna in mano che dice: "Sei un giocatore?". E l'uomo risponde: "Non più figliolo, ora osservo e basta". Più tardi l'uomo si dirige nel fresco dello spogliatoio con il Jukebox che suona il brano All the lonely people di Ray Charles e comprendi come deve essere stato il passato. NO, tu PENSI di comprendere come è stato, ma solo la persona che chiamano Junior o Jim lo può sapere. "Sono stato fortunato", dice, "Sono nato al momento giusto". Ora si sente la voce di Stevie Wonder dal jukebox. Junior alza lo sguardo fissando il tavolo: "Sono fortunato perchè ho avuto l'opportunità. Hai mai sentito parlare di Josh Gibson?", continua Junior, "Oggi andrebbero da lui con un contratto su un foglio con uno spazio in bianco dicendogli di scrivere la cifra che vuole!". Ecco quanto bravo era Josh Gibson. Era forte come Babe Ruth ed era il miglior ricevitore vivente. Soltanto che aveva la pelle nera. Poi c'era Tommy Butts e Willy Wells che avrebbero giocato in qualsiasi squadra di Major League. E Jonas Gaines?, un mancino che lanciava proiettili. Ce n'erano tanti che avrebbero potuto giocare in una squadra di bianchi". Ora l'atmosfera si riempie con la voce di Aretha Franklin e Junior ritmicamente tappeggia il dito medio sul tavolo. "Capisci perchè sono stato fortunato?", dice Junior, "Gli altri sono tutti morti ormai. Loro non hanno avuto l'occasione che ho avuto io. Sai perchè?. Non hanno mai creduto che potesse succedere. Non hanno mai pensato che un negro potesse giocare insieme ai bianchi. Loro erano contenti di giocare a baseball e basta". Junior aveva 15 anni quando lasciò la scuola. Un uomo di Nashville gli diede $125 per giocare nella sua squadra come seconda base. Era la Southern League, o meglio la Negro Southern League. Junior aveva 17 anni quando lo mandarono nella National League, o meglio nella Negro National League e dalla panchina osservava i giocatori, i giocatori negri che tanto aveva sentito parlare. Aveva 18 anni quando diventò titolare ed essendo il più giovane i compagni di squadra lo chiamarono Junior. Per 5 anni sedette davanti al bus, per 5 anni dormì negli alberghi dei ghetti neri. Aveva 21 anni quando uno scout dei Brooklyn Dodgers lo vide e gli offrì un contratto per giocare nella squadra insieme a Jackie Robinson. Junior ricorda spesso quei giorni, e mentre qualcuno ripropone Ray Charles, lui pensa ai giocatori che ce l'hanno fatta, a Campanella, Doby, Mays, Robinson, Irvin e Junior Gilliams. Lui pensa ai suoi 4 figli, al desiderio di diventare manager. Nei suoi ricordi c'è Satchel Paige e il grande Josh Gibson. Non diventerà mai manager perchè un'emorragia cerebrale lo strappò alla vita nel 1978. Il suo numero è l'unico ad essere stato ritirato dalla squadra dei Dodgers nonostante Junior non appartenga alla Hall of Fame. Fu Rookie of the Year nel 1953. Amos  della 78esima Strada sarebbe dannatamente orgoglioso ripensando a quel giovane seduto davanti al bus che ascoltava e sognava le belle ragazze di Newark.