Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".
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venerdì 4 maggio 2012

FORREST GUMP

Negli annali della Baseball History, il racconto di Charles Victor Victory Faust è alquanto oscuro, ricco di stranezze al limite del credibile. Gli appassionati ricordano la vicenda di Eddie Gaedel, il nano che pesava 29Kg ed era alto 109cm. Nell'Agosto del 1951 entrò come pinch hitter per la squadra dei St.Louis Brown. Eddie ricevette la base su ball e aveva avuto l'ordine di non girare la mazza altrimenti un cecchino sulle tribune gli avrebbe sparato. Successivamente venne sostituito come corridore. La sua uniforme, col numero 1/8 è conservata nella Baseball Hall of Fame. Quello che successe a Faust, va oltre la logica scientifica e la comune credibilità. Lanciò in due partite nel 1911 con i New York Giants e riuscì a rubare anche due basi. La sua storia iniziò quando Faust si presentò durante un allenamento della squadra. Parlando col manager John McGraw gli disse che era in grado di giocare a baseball e che la sua presenza era come un portaforuna. La sua forte convinzione decretò Faust come l'ispiratore delle vittorie della squadra con due titoli di Lega nel 1911 e nel 1912 per poi sparire nell'oblio di mezzo secolo. La testimonianza di Fred Snodgrass registrata negli anni 60', ha riportato alla luce una storia che solo maghi, cartomanti e veggenti potrebbero confermare. Victor Faust era nato a Marion, Kansas, il 9 Ottobre del 1880, il più vecchio di 6 fratelli, 4 dei quali morirono in tenera età per problemi di salute. Durante la crescita Victor Faust mostrò continuamente una forte incapacità ed una pronunciata lentezza di comprensione, quello che brutalmente, e clinicamente, viene identificato come uno scemo, un ritardato mentale. La sua vita cambiò quando nell'estate del 1911 Victor si recò a St.Louis e durante il pre-game si presentò a John McGraw dicendogli che avrebbe fatto vincere la squadra. In precedenza, una maga aveva predetto a Victor che avrebbe lanciato per i Giants portando la squadra alla vittoria del Pennant. McGraw, che era molto superstizioso, decise di metterlo alla prova. Prese il guanto da ricevitore e fece scaldare Victor. Dopo alcuni lanci, il manager buttò via il guantone e ricevette i lanci di Victor a mani nude. Pensando ad uno scherzo, McGraw gli chiese se sapeva battere e se sapeva correre sulle basi. Victor non poteva chiedere di meglio che dimostrare le sue abilità atletiche. In breve, fu chiaro a tutti che non sapeva giocare a baseball e dopo qualche battuta fece il giro delle basi scivolando su ognuna di esse tra le risate dei giocatori dei Giants. Dopo lo show di quel giorno, i Giants vinsero 9-0. Quando Victor, il giorno dopo si presentò al campo, fece il suo riscaldamento, lanciò qualche palla in batting-practice e poi terminò la sua fatica con le scivolate sulle basi mentre gli interni facevano girare la pallina. Il tutto sempre in abiti borghesi. I Giants vinsero ancora e il giorno dopo ancora. Quando i giocatori tornarono a New York, trovarono Victor seduto nel dug-out del Polo Ground che li stava aspettando. Era talmente convinto di quello che gli aveva detto la maga che niente al mondo poteva fargli cambiare idea, cioè che lui era stato il prescelto dal destino per portare i Giants alla vittoria del Pennant. Sembrò strano, ma i due mesi successivi furono la conferma delle convinzioni di Victor. Il manager McGraw gli diede una divisa e una piccola paga settimanale. Quando John Wheeler del New York Herald lo vide allo stadio in divisa scrisse: "Corre come un vagone del ghiaccio, scivola come se avesse appoggiato i piedi sulle bucce di banana. Lancia la palla come se fosse una massa di mucillagine". Con Victor, quel giorno i Giants vinsero il doppio incontro. Nacque così The Faust Legend. In breve diventò la massima attrazione del pre-game di ogni partita aggiungendo anche qualche presa al volo in campo esterno, cosa che non avveniva mai perchè il più delle volte gli arrivava la pallina in testa. Durante il batting-practice, i giocatori, tra cui Honus Wagner, facevano finta di girare la mazza a vuoto. Quando iniziava la partita Victor andava nel bull-pen per fare riscaldamento nel caso dovesse entrare come lanciatore di rilievo. Quando non lanciava, andava in panchina ad incitare la squadra e anticipava ai battitori quello che avrebbero fatto in quel turno di battuta. Tutto funzionava a meraviglia. Dalla prima volta che Victor incontrò McGraw a St. Louis, al giorno della vittoria di Lega, i Giants avevano un record di 39 partite vinte e 9 perse. Da quando Victor ottenne la divisa, la squadra  vinse 36 partite e ne perse solo 2. La popolarità di Victor crebbe in continuazione spopolando sulle prime pagine dei giornali sportivi. Per tre giorni venne assalito dai giornalisti che lo volevano intervistare impedendogli di andare allo stadio. In quei tre giorni i Giants persero le partite dopo che, precedentemente, con la presenza di Victor, ne avevano vinte 10 consecutive. Il manager McGraw si trovò in una situazione talmente paradossale che decise di interrompere questa sceneggiata. Ma la squadra rifiutò l'assenza di Victor convincendo il manager a reclutarlo di nuovo. In fondo non faceva del male e non dava fastidio, anzi era divertente e portava fortuna. Intanto il povero Victor lanciava nel bullpen tutti i giorni sperando sempre di dover entrare in una partita. Questo suo desiderio venne finalmente esaudito quando, ormai sicuri della vittoria di lega, McGraw lo fece entrare alla nona ripresa contro Brooklyn, i quali, capendo la situazione, fecero degli swings a vuoto sui suoi lanci. Faust andò anche a battere, fece le sue scivolate sulle basi ed infine segnò un punto su squeeze play. Era il trionfo per Victor, convinto che grazie alla sua prestazione, la squadra poteva festeggiare la vittoria nella National League. L'influsso di Victor però non funzionò nelle World Series contro i Philadelphia di Connie Mack. Qui siamo di fronte all'assurdo, al delirio totale. I Philadelphia avevano come mascotte, un nano, anche gobbo, di nome Louis Van Zelst che riuscì a neutralizzare gli influssi benefici di Victor. L'anno successivo, nel Febbraio del 1912, Faust partì da casa sua, Marion, Arkansas, e si recò a piedi verso Hot Springs, circa 185 miglia di distanza per vedere Bill Dahlen dei Brooklyn. Dopo la prestazione di fine stagione, Victor voleva imparare a lanciare di mancino.

L'inizio di stagione del 1912 fu travolgente per i Giants che si ritrovarono con un record di 54 vinte e 11 perse. Se sommiamo il tutto, a partire da quando Victor si presentò per la prima volta allo stadio, i Giants vinsero per quasi il 90% delle partite disputate. Ma ancora una volta McGraw allontanò Victor e nonostante un calo di prestazioni da parte dei giocatori dei Giants, la squadra riuscì a qualificarsi per le World Series contro i Boston. Negli anni a seguire Victor Faust non vedrà più una squadra di Major League anche se continuò ad insistere nella richiesta di essere reinserito. Andò in California e in seguito a Seattle a casa del fratello John. La sua frustrazione per non essere stato ascoltato crebbe smisuratamente e nel Luglio del 1914 decise di andare a Portland dove in quel momento si trovava la squadra dei Giants. Victor partì da Seattle, sempre a piedi e percorse circa 150 miglia. Fu visto dalla polizia di Portland che girovagava in stato confusionale e venne internato in un ospedale psichiatrico. La sua cartella clinica portava il nome di Professional ballplayer. In seguito Victor venne rispedito a casa sotto la custodia del fratello e successivamente fu ricoverato ancora in ospedale, esattamente al Western State Hospital in Fort Steilacoom. Il 18 Giugno del 1915 Victor Faust morì di tubercolosi. Venne seppellito in un prato vicino all'ospedale e con lui fu seppellita la sua storia e il suo desiderio di lanciare in una squadra di Major League.
Victor Faust