Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".
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sabato 1 dicembre 2012

IL DUELLO DEL SECOLO

È stato il miglior confronto di lanciatori del secolo?. Veramente?.
C'è chi non è d'accordo con questa affermazione richiamando alla memoria il perfect game di Addie Joss dei Cleveland ottenuto contro Ed Walsh dei White Sox il 2 Ottobre del 1908. Joss vinse quella partita per 1 a 0. Oppure si fa riferimento alla maratona di 26 riprese tutte lanciate da Joe Oeschger dei Boston Braves contro Leon Cadore dei Brooklyn Dodgers. Era il 1920, sul punteggio di 1 a 1, la partita venne sospesa. Harvey Haddix dei Pirates, nel 1959 contro i Milwakee Braves ottenne un perfect game per 12 riprese. Alla 13esima la difesa commise un errore e i Braves vinsero per 1 a 0 con un doppio di Joe Adcock. Nel 1965 Sandy Koufax lanciò una perfect game contro i Cubs. Il lanciatore avversario, Bob Hendley, concesse una sola battuta valida. Tutte queste furono prestazioni storiche e quasi irripetibili per come oggi vengono utilizzati i lanciatori. Ma gli esperti, gli storici e gli appassionati americani indicano come il duello del secolo fra lanciatori, la partita del 2 Luglio del 1963 nella quale si affrontarono i Braves e i Giants. I due pitchers furono Warren Sphan e Juan Marichal. Un paio di Hall of Famers ingaggiarono un confronto senza precedenti, battagliando attraverso 16 riprese col punteggio sullo 0 a 0. Nei line-up delle due squadre erano presenti 5 futuri Hall of Famers e i due lanciatori effettuarono più di 200 lanci a testa. Il confronto Spahn-Marichal a livello di statistiche approda in un universo di pura magia. Il duello assunse risvolti impressionanti se si tiene in considerazione il fatto che Spahn aveva 42 anni, e Marichal 25. Fu quasi un allineamento stellare ad indicare che sarebbe stata una gara tra gli immortali del lancio. Ad inizio stagione venne modificata la zona dello strike nella National League. In particolare venne innalzata portando i limiti a sotto il ginocchio e sopra le ascelle. Con questa regola i battitori realizzarono 1.019 battute valide in meno rispetto all'anno precedente. Marichal e Spahn non potevano chiedere di meglio. Quel 2 Luglio il match si svolse al Candlestick Park di S.Francisco, considerato al tempo il paradiso per i lanciatori. The Stick, era costantemente investito dal vento che proveniva dalla baia di Sucka Free City (uno dei tanti nicknames di S.Francisco), e che soffiava contro i battitori riducendo al minimo le possibilità di realizzare un fuoricampo. Il lineup dei Giants era prestigioso con W.Mays, O.Cepeda, W.McCovey, mentre quello dei Braves comprendeva H.Aaron e E.Mathews, tutti quanti ora a Cooperstown. Con l'aiuto di battitori come E.Bailey e F.Alou, i Giants vinsero la classifica degli homer relegando Milwakee al secondo posto (197/139). Fu così che i due lanciatori presero posto sul monte, tanto diversi ma incredibilmente simili. Spahn era mancino, razza bianca, un americano dal volto scarno col naso appuntito e Marichal era un destro, dominicano e scuro di carnagione con un viso rotondo sostenuto da un collo massiccio. Entrambi, nel loro caricamento di lancio, sollevavano la gamba su al cielo per confondere i battitori, rendendo difficile individuare l'esatto punto di rilascio della palla. La vita di questi due maestri del lancio corse su binari separati, ma molto vicini anche se cresciuta in diversi contesti sociali. Edward Spahn, padre di Warren, costruì un monte di lancio nel retro della sua casa a Buffalo e ossessivamente insegnò al figlio come lanciare una pallina da baseball. "Controllo!...controllo!...controllo!...", insisteva il padre, "Se vuoi essere un lanciatore devi colpire uno spillo in una qualsiasi zona dello strike, non basta tirare la pallina". Con eguale importanza Edward Spahn insegnò a Warren la disciplina e l'equilibrio. "Non mostrare emozioni, se i tifosi o gli avversari ti insultano, lo fanno a causa di un loro complesso d'inferiorità. Sii te stesso, educato e rispettoso". Warren Spahn, nel 1942 firmò da professionista a soli 19 anni, e fece una breve apparizione con i Braves perchè nello stesso anno venne arruolato nell'esercito come sergente del 276esimo Battaglione di Fanteria. Nel 1944 durante il conflitto in Francia sopravvisse per 10 giorni nutrendosi solo di peanuts butter offertogli dai soldati inglesi. "Erano un gruppo di ex carcerati", disse Warren, "fatti uscire di prigione per essere mandati in guerra. Persone poco raccomandabili, rozze e brutali che però mi aiutarono". Spahn combattè in prima linea a Bulge e a Remagen. "Un proiettile mi ha sfiorato qui", disse Warren al giornalista Lester Biederman del Pittsburgh Press, mostrando la cicatrice a fianco dello stomaco. "Poi, la scheggia di una granata mi ha colpito qui, dietro la nuca". Nel 1946 Spahn fece ritorno in patria e certamente non ebbe il timore di affrontare le pericolose mazze dei majorleaguers. "Nessuno mi può sparare".
Warren "The Invincible" Spahn
Juan Marichal invece non vide nessuna guerra, ma l'atteggiamento militaresco giocò un ruolo importante nella sua carriera. Cresciuto nella Rep. Dominicana a soli 3 anni perse il padre e si avvicinò al baseball seguendo il fratello maggiore Gonzalo. Andando a cavallo, il giovane Juan assisteva a tutte le partite del fratello per poi tornare a casa insieme a lui, con lo stesso cavallo. Gonzalo giocava shortstop e Juan voleva seguire quell'esempio fino a quando un giorno si recò ad una partita in cui lanciava l'eroe dominicano del tempo, Bombo Ramos. Come Louis Tiant (Boston), anche Ramos all'atto del caricamento eseguiva una rotazione del busto al punto di trovarsi con la schiena rivolta al battitore ed in seguito, con un rapido movimento verso casa base, effettuava il lancio di fianco, cioè col braccio parallelo al terreno. In più Ramos parlava ai battitori e stuzzicandoli diceva: "È meglio che batti questo lancio, altrimenti non vedrai nemmeno il prossimo". Marichal venne plagiato dalla figura di Ramos iniziando così a dedicarsi all'arte del lancio. I progressi furono evidenti e il giovane Juan si impose come superstar nella Amateur League dominicana giocando per la squadra di Manzanillo. Vinse 2 a 1 contro Aviacion, la forte squadra militare dell'Air Force ottenendo la convocazione per far parte della All Star Team. Il Generale Fernando Sanchez spedì un telegramma a Marichal invitandolo a presentarsi all'Estadio La Normal per un try out. Vivendo nello spogliatoio per una settimana, Marichal fu selezionato per far parte della squadra, che fra l'altro comprendeva anche Manny Mota e Matty Alou, futuri majorleaguers. Marichal ricevette la somma di 100 pesos, l'equivalente di quasi $100 che al tempo rappresentava una cospicua somma di denaro. Andò in Messico per giocare un torneo di All Star, vinse una partita e ottenne una salvezza affrontando la squadra di Porto Rico per poi accedere alla finale contro la squadra locale. Marichal, ricordando quella partita, disse che c'erano tanti tifosi ammassati e seduti sopra la tettoia della panchina che agitavano minacciosi coltelli e pistole. "Avevamo tanta paura, a fine partita ci costrinsero a scappare". La squadra messicana vinse la finale.
Juan Marichal firmò il contratto con i S.Francisco Giants nel Settembre del 1957 ed in meno di tre anni fece la sua prima apparizione in Major League. Tutto questo grazie a Andy Gilbert, l'allenatore della squadra di Springfield in Minor League, che suggerì a Juan di lanciare la palla da sopra per essere più efficace contro i battitori mancini. E così fece Marichal il quale cambiò il suo stile di lancio, diventando un'icona del movimento per il modo con cui alzava la gamba, portandola in alto, quasi perpendicolare al terreno. Quel fatidico duello contro Spahn, non rappresentò soltanto il confronto tra due superstar, ma fu semplicemente state of the art del baseball in quanto non si assisteva solo ad una semplice gara, ma all'interno di essa si poteva percepire tutto ciò che è l'anima di questo affascinante sport, dove l'armonia, l'eleganza e la classe indiscussa vennero tramesse dai due eterni famosi ai tifosi e a tutti gli appassionati. Marichal usava 5 tipi di lancio differenti non solo per la velocità, ma anche per il punto di rilascio della palla. Spahn invece prolungò la sua carriera grazie all'aggiunta della screwball, un lancio del quale diventò maestro e che gli servì molto per aver successo contro i battitori destri. Subito, ad inizio partita, vi furono segnali di un possibile vantaggio dei Braves quando Del Crandall, con 2 out, arrivò in seconda base su errore della difesa. Poteva un uomo in zona punto impensierire Marichal, The Dominican Dandy?. Certamente no!. Gaylord Perry, al tempo un giovane lanciatore, imparò molto osservando Marichal e spesso negli spogliatoi ingaggiava delle piccole scommesse con i compagni di squadra affermando che nessuno dalla terza base con due out poteva segnare il punto mentre Juan lanciava. E così fu. Roy McMillan dei Braves ottenne una debole volata al centro esterno, facile preda per uno come Willie Mays. La partita proseguì sul perfetto equilibrio. Alla quarta ripresa Marichal obbligò Aaron ad effettuare una debole volata a sinistra ed in seguito effettuò uno strike-out su Eddie Mathews. Norm Larker ottenne la base su ball e Mack Jones fu autore di una valida al centro. Con due out Del Crandall realizzò una secca battuta al centro che venne raccolta da Willie Mayes. Il pronto rilancio del fuoriclasse verso casa base venne accolto con un boato dai tifosi che videro l'eliminazione dell'accorrente Larker a pochi cm. dal punto del vantaggio. La gara continuò sul risultato di 0 a 0 e nemmeno il vento al Candlestick Park riuscì a spazzare la tensione che si accumulava lancio dopo lancio in un silenzio quasi irreale. Con due out alla settima ripresa, Spahn, che realizzò un totale di 35HR a carriera, colpì una dritta di Marichal. Fu come una pugnalata. I tifosi seguirono con gli occhi sbarrati e con la mano sulla bocca la traiettoria della pallina che si schiantò contro il muro all'esterno destro permettendo a Spahn di ottenere una battuta da due basi. Ma la ripresa terminò così. Lo stesso Spahn sopravvisse ad un quasi-homer di Willie McCovey alla nona ripresa. La pallina passò vicinissima al palo che delimitava la zona di foul di destra dando l'impressione a tutti di assistere ad un walk-off-homerun. Ma non fu così per l'arbitro di prima base Chris Pelekoudas, che giudicò la legnata come un lungo strike sulle tribune. Dopo nove riprese regolari Spahn aveva concesso 5 valide, 0 basi su ball e uno strike-out. Marichal invece 6 valide 3 BB e 4 strike-out. Nessuno dei due ebbe la minima intenzione di essere sostituito. Nessuno dei due voleva abbandonare il campo di battaglia. Tra la 10ima ripresa e la 13esima Spahn concesse 2 singoli e Marichal solo una battuta valida. Tutti capirono che in quel momento i due maestri sarebbero andati avanti fino alla fine, fino alla morte. Alvin Dark, manager dei Giants, chiese più volte a Marichal se stava bene oppure se voleva essere sostituito. Il Dominicano rispose. "Lui ha 42 anni, io ne ho 25, non mi togli dalla partita fino a quando lui non smette di lanciare". Dark rispose "Ma lui non smetterà mai di lanciare".  "Anch'io", concluse il Dandy Dominicano. Durante i cambi di ripresa, Marichal si sedeva in panchina, scartava una Bazooka bubble gum e studiava l'avversario per poi sprintare verso il monte. Dall'altra parte Spahn si rifugiava nel corridoio che conduceva agli spogliatoi per andare dal compagno di squadra Lou Burdette che gli offriva una Camel senza filtro. Ma Burdette non faceva più parte della squadra e allora si sedeva nello spogliatoio e ne accendeva una da solo. Al termine si trascinava verso il monte di lancio. Mentre la partita procedeva, l'ardore dei tifosi dei Giants cominciò a vacillare. Nessun segnale di cedimento da parte di Spahn sempre più nei panni di un muro solido ed incrollabile. Lo stesso Dave Bush alla radio di S.Francisco iniziò ad indicare il mancino come il possibile vincitore del match. Da circa 30 minuti era passata la mezzanotte. L'oscurità della Baia, sotto il cielo nuvoloso, circondava lo stadio mentre i proiettili di Spahn brillavano sotto le luci. Alla 14esima ripresa, ancora una volta, l'ex marine si salvò da una situazione di basi piene. La 15esima passò innocua per entrambi i contendenti. Marichal iniziò la 16esima ripresa concludendola con il suo 227esimo lancio. La fatica iniziò a delinearsi sul volto del latino-americano e la sua tensione era alle stelle, oltre le nuvole che coprivano il cielo della Frisco Bay. Fu la volta di Spahn. Col suo 200esimo lancio eliminò Harvey Kuenn con una volata all'esterno destro. All'improvviso, come spesso accadeva al Candlestick Park, il vento decise di riposarsi e prese fiato lasciando spazio ad una lieve e leggera brezza primaverile che accarezzò il volto del 42enne mancino quasi a procurargli un attimo di sollievo. Nel box di battuta si presentò Willie Mays con uno 0 su 5 a carico. Warren effettuò il suo 201esimo lancio, una screwball. Immediatamente dopo il rilascio, il pitcher capì che non era riuscito ad imprimere il giusto effetto, la giusta rotazione alla pallina. Per Mays quel lancio fu come la mela tentatrice sull'albero dell'Eden. Lo swing fu rapido ed improvviso. La mazza terminò la sua ellisse poco lontano dal catcher per essere rilasciata mentre una stella saliva alta e lunga lasciando dietro a sè un'ampia scia luminosa. Per un attimo la pallina rimase sospesa prima di scendere oltre la recinzione dell'esterno sinistro. Giants 1 Braves 0. Dopo 4 ore e 15 min. i tifosi esultanti capirono che avevano assistito a qualcosa senza precedenti, a qualcosa senza futuro. Una partita di 16 inning gestita da un unico lanciatore per parte. Warren Spahn, che è sopravvissuto alla guerra, che è sopravvissuto alle pallottole e alla fame, ha dovuto arrendersi di fronte allo swing di uno dei più fantastici e spettacolari giocatori che il Baseball abbia mai prodotto. Lo stesso swing che permise a Mays di ottenere il suo primo HR in Major League nel 1951, sempre contro Spahn. Nonostante la sconfitta, quella partita sottolineò la grandezza e la figura di Warren Spahn. Eccolo!, un uomo senza età, che sfida il destino, circondato dai tifosi e dal temperamento del più forte giovane lanciatore del tempo. Con 363 vittorie, Spahn è il 6° nella All Time List ed è il primo fra i lanciatori mancini di sempre. All'età di 39 anni lanciò la sua prima no-hit e ne lanciò un'altra all'età di 40. Stan The Man Musial dirà: "Warren Spahn non entrerà mai nella Hall of Fame....perchè non smetterà mai di lanciare". Morì nel Novembre del 2003 all'età di 82 anni. Il figlio Greg Spahn, disse che se ci fosse stata la possibilità di poter ripetere un lancio, quello, di quella partita, sarebbe stato il prescelto dal padre.
Juan "The Dominican Dandy" Marichal

lunedì 20 settembre 2010

SUPERSTARS


Cosa si nasconde dietro un ball-player?. Sotto quella bella immagine da superstar adeguatamente affettata e disponibile ai flash?. Un nuovo mondo?. Un universo parallelo?. Proviamo ad umanizzare questi atleti, a trattarli come persone fuori dal campo. Seguirli dalla culla alla tomba, rincorrere le loro vite, i loro amori, i loro sorrisi e le loro lacrime. Superstar del baseball è il vecchio Pete Alexander quando barcollava nelle strade di una piccola Nebraska per dirigersi all'ufficio postale e spedire l'ultima lettera alla moglie Aimee prima di morire ubriaco, nell'oscurità dell'oblio. Superstar del baseball è Yogi Berra che ha scioperato a Norfolk nel desiderio di ottenere un dollaro in più per hamburger e Coca cola. Placata la fame, con la mazza in mano batte a casa 13 punti. Superstar del baseball è Roy Campanella che ha giocato nel ruolo di catcher 2 partite in un giorno. Ancorato alla sedia a rotelle, in seguito ad un incidente d'auto, dice: "C'è un pò del bimbo in ogni grande giocatore di baseball". È Ty Cobb che all'età di 19 anni riflettendo sulle parole del padre assassinato e sulla sua forza di conquista, disse ad un suo compagno di squadra: "Voglio essere primo tutte le volte, voglio essere primo in ogni cosa". Superstar del baseball è Mickey Cochrane, che suona il sax in una piccola band e pulisce la cucina in un hotel frequentato da persone ben vestite e tutte impomaciate. "Un giorno sarò io seduto a guardare che lavano i piatti", disse Cochrane agli amici Cobb e Ruth. È Dizzy Dean, un rude coltivatore di cotone che spiega ad Eisenhower perchè è ingrassato. "Perchè, Sr.Presidente, sono stato a dieta per i miei primi 25 anni di vita. Ora che guadagno i soldi per mangiare, mi assicuro di farlo bene per il futuro quando mi stenderò". Superstar del baseball è Frank Frisch, luce e guida della Gas House Gang di St.Louis, quando si lamenta che i suoi giocatori non sono bravi come lo era stato lui e dice: "Se l'intolleranza alla mediocrità è un crimine, allora mi dichiaro colpevole". È Lou Gehrig che va allo Spring Training nel 1923 con $12, veramente poco. Vuole trovare lavoro come lavapiatti quando gli Yankees gli danno i soldi per il pranzo durante i suoi viaggi al nord. Superstar del baseball è Occhio Triste Charley Gehringer quando diceva: "Hallo", all'inizio stagione, e "Bye" alla fine, e nel mezzo batteva .350. È Hank Greenberg che copriva il prato ben curato del padre con segatura per allenarsi a fare le scivolate, e che poi frettolosamente la toglieva ogni pomeriggio prima dell'arrivo del genitore. Superstars del baseball è Lefty Grove, faccia sottile, strabico e scorbutico che descriveva gli altri con l'amaro del fiele. "Guarda quello lì, cammina come un tacchino", oppure, "che brutta faccia, meglio che stia nel dog-out o i tifosi scappano". È lo schietto Roger Hornsby che stava consumando la cena sul treno con il rookie Eddie Farrell. Gli chiesero. "Vinceranno i Giants quest'anno?", e Hornsby disse, "No, con Farrell all'interbase". Superstar del baseball è Carl Hubbell, i cui pantaloni arrivavano alla caviglia in un periodo dove tutti i giocatori li indossavano fino alle ginocchia. "Non riesco a tenerli su", disse, "mi serve una cerniera più stretta come a quelli che stanno dietro di me in campo". È Bill Terry che per due anni non parlò al manager John Mc Graw, ma per il quale giocò senza risparmiarsi. Quando, dopo 30 anni il vecchio John decise di smettere, indicò il suo successore dando una pacca sulla spalla di Terry. Superstar del baseball è Jimmy Foxx che si vantava di poter bere 15 mignon di Scotch whiskey sul treno dicendo, "Sono nato per essere distrutto". È Nap Lajoiè, il killer, che uccise un uomo in una rissa con un colpo di pistola e che spaccò la sedia in testa al managere perchè non voleva in squadra l'amico e prima base George Stovall. Superstar del baseball è il Dio Greco Christy Mathewson che si rifiutava di giocare la Domenica ma beveva, fumava e giocava a carte perchè sua moglie diceva: "È un brav'uomo, ma non tanto". È il Mendicante di Baghdad, Joe Pepitone, che saluta i tifosi e i compagni di squadra mandando baci dicendo: "Pace e Amore, Allah è con noi". Superstar del baseball è Sandy Koufax che mangiava pop corn col ketchup e pillole multicolori per la sua artrite. È Babe Ruth, che nei doppi incontri si mangiava mezza anguilla marinata e mezzo chilo di gelato al cioccolato, mentre la colazione era composta da mezzo litro di bourbon con ginger, bistecca, 4 uova fritte, patate ed un tazza di caffè. Superstar del baseball è Ted Williams sotto-nutrito e sotto-amato fino a quando un coach gentile gli offrì prima di una partita il seguente menù-score: 1 tazza di frollini, mezzo litro di latte maltato, tre gelati e 11 bottiglie di soda. Superstar del baseball, ovvero la dieta dissociata. Superstar del baseball sono gli eroi controcorrente. È Tug Mc Graw che disse: "Giocare sull'erba sintetica?, non lo so, non ho mai fumato l'erba sintetica". E' Bill Spaceman Lee che imbottito di psicofarmaci sperimentali saliva sul monte pensando di essere sul tetto del mondo. Superstar del baseball è Dock Ellis quando nel 71' lanciò una no hit sotto l'effetto dell'LSD e vide Jimi Hendrix nel box pronto a battere con la chitarra. È Dick Allen che, al posto di allenarsi, andava all'ippodromo. Quando andava a battere ubriaco i ricevitori avversari avvisavano i propri lanciatori di non tirare interno, perchè Allen avrebbe spedito la pallina a 500 piedi. Superstar del baseball è la storia leggendaria di Josh Gibson, che un giorno colpisce la pallina e la spedisce a 668ft. di distanza. Dopo pochi rimbalzi la pallina venne raccolta a 911ft. da casa base (277,67mt). Superstar del baseball è Ernie Lombardi. Lui si, che ha battuto il fuoricampo più lungo nella storia del baseball. La pallina cadde sul rimorchio di un autocarro che era parcheggiato dietro l'esterno centro. L'autista guidò per 30km. fino al deposito, e lì prese la pallina. Superstar del baseball siamo noi che cerchiamo tra le pieghe della quotidianità il vero significato delle parole per liberarci da questa trincea che, come una tenaglia, ci opprime e ci soffoca e che come sangue infetto, coagula intorno a sè ogni sorta di ostilità e repulsione. Superstar del baseball è un sorriso. Superstar del baseball è il dolore.

domenica 15 novembre 2009

TROUBLE AND GLORY FROM THE HILL

L'intera carriera in Major League di Alva Bobo Holloman si può racchiudere in una sola stagione, quella del 1953, o meglio, in una sola serata. Holloman lanciò in 22 partite, 10 come partente e 12 in rilievo. Solo in una occasione terminò ciò che aveva iniziato. Soltanto una volta riuscì a lanciare tutte e nove le riprese. Accadde al Busch Stadium, il 6 Maggio 1953. Quella sera lanciò una no-hit contro i Philadelphia Athletics. Ma c'è dell'altro. In tutta la sua carriera Holloman si presentò alla battuta soltanto 19 volte ottenendo 2 battute valide e tre RBI. Quelle valide e quei punti battuti a casa vennero realizzati nella stessa partita in cui lanciò la no-hit. Le circostanze sono davvero bizzarre, ma c'è ancora dell'altro. Una no-hit è sempre imprevedibile e i Browns al tempo erano una squadra debole e scarsa, e a metà stagione erano fuori dal contesto per vincere il titolo di lega. I tifosi risposero a questa situazione nel modo più evidente, cioè si allontanarono dallo stadio e quel Mercoledì del 6 Maggio fu anche una brutta giornata per il baseball. Piovve tutto il giorno e l'umidità era quasi soffocante tanto da creare quel senso di affanno durante la respirazione. Quella sera contro i Philadelphia erano presenti circa 2.473 spettatori. Il GM Bill Veeck, vedendo così poca gente e temendo di essere riconosciuto e insultato dai tifosi per l'andamento della squadra, decise di sedersi in un posto sicuro come la sala stampa. Nel tentativo di affievolire quella situazione Veeck fece circolare un avviso nel quale affermava che i presenti alla partita avrebbero potuto entrare gratuitamente per il resto della stagione. Poche persone approfittarono del privilegio, anzi quasi tutti conservarono quel biglietto come souvenir per aver assistito alla no-hit. Holloman era un lanciatore destro di 29 anni che aveva passato una decina di primavere nelle Minors. Possedeva una buona palla veloce, ma non riusciva a controllarla. Era stato designato a lanciare due partite precedentemente, ma erano state sospese per pioggia quindi quella sera fu la sua prima gara ufficiale come lanciatore partente. Iniziò subito concedendo 2 basi su ball in aggiunta ad un errore. Ma Holloman se la cavò con un doppio gioco, casa-prima, ed un out al volo. Mano a mano che la partita procedeva, ci si accorse che c'era in serbo qualcosa di inaspettato. In sala stampa e sulle tribune l'attenzione era salita allorchè iniziava la sesta ripresa e Holloman aveva bisogno dell'aiuto della difesa. Fu così che l'esterno sinistro Jim Dyck indietreggiò su una volata e saltò contro la recinzione per effettuare una spettacolare presa al volo. Bill Hunter il seconda base fermò una radente dietro il sacchetto e rapidamente tirò in prima base eliminando il corridore proprio mentre stava toccando la base col piede, quello che si definisce un bang-bang play. Si arrivò così alla nona ripresa con Holloman stanco in quella umida serata. I Browns stavano conducendo per 6 a 0. Il primo battitore ottenne una base su ball con 4 lanci. Stessa sorte per il secondo battitore, ancora con 4 ball consecutivi. Il Pitching coach Harry Breechan, andò sul monte per parlare con Holloman permettendogli così di riprendere un pò di fiato. In battuta per i Philadelphia si presentò Elmer Valo che ottenne una secca radente che la difesa trasformò in una doppia eliminazione. Al battitore successivo Holloman concesse un'altra base su ball permettendo allo slugger Eddie Robinson di presentarsi alla battuta. Sul conteggio di 1 ball e 1 strike Robinson colpì la pallina spedendola all'esterno destro. Il difensore Vic Wertz indietreggiò, poi corse in avanti con un leggero inciampo, attimi di tensione, e alla fine l'esterno seppur in modo goffo riuscì ad effettuare la presa al volo consegnando la no-hit a Holloman. Fu l'unico momento di gloria per il pitcher che terminerà la stagione con 3 vittorie e 7 sconfitte, nessuna partita completa, solo questa. In seguito ebbe problemi al braccio che lo costrinsero a ritirarsi dai campi da gioco. Una settimana più tardi i St. Louis Browns giocarono a Philadelphia. Holloman venne designato come lanciatore partente. Effettuò una ripresa e 1/3, concedendo 3 battute valide e 6 basi su ball. Ma non perse la partita e questo è come un tocco di finale ironia. Entrò un rilievo un lanciatore che non concesse più nulla ai battitori di Philadelphia, permettendo ai Browns di vincere la partita per 6 a 3. Il nome del lanciatore?. Don Larsen, lo stesso Larsen che tre anni più tardi realizzerà l'impresa unica nella storia del baseball ancora adesso di ottenere un perfect-game in una World Series!
Steve Gromek
Era come un brutto sogno per Steve Gromek. Stordito e avvolto in un profondo silenzio osservava i Red Sox che segnavano punti sopra punti, un vero assalto e i suoi Tigers vennero demoliti per 17 a 1. Era il 17 Giugno del 1953. Era il primo giorno per Gromek con la divisa dei Detroit. Sapeva che i Tigers non erano una squadra titolata, erano saldamente all'ultimo posto in classifica e non avevano nessuna possibilità di risalire.I Boston segnarono tanti punti e realizzarono un alto numero di battute valide, che a fine partita risulteranno essere di 20. Generalmente in queste situazioni di estrema drammaticità i giocatori cominciano a sorridere e scherzare in quanto non c'è altro da fare per attenuare la disperazione. Ma Gromek, al suo primo giorno con la squadra avvolse se stesso in un religioso silenzio e nulla uscì dalla sua bocca nemmeno una sillaba. Il pensiero di essere paragonato ad una sorta di bluff permise alle sue labbra di rimanere saldamente incollate. I Tigers avrebbero dovuto affrontare i Red Sox al Fenway anche il giorno dopo e sarebbe stata una buona occasione per Gromek, essendo stato designato come lanciatore partente, poter far dimenticare la brutta sconfitta subita il giorno prima. Ma i Boston ancora segnarono 17 punti, ma questa volta fu diverso perchè tutti vennero realizzati in una sola ripresa, un record nella storia dell'American League. Il record di tutte e due le leghe appartiene ai Chicago con 18 in data 6 Settembre 1883 I Brooklyn ne segnarono 15 il 21 Maggio del 1952. Per Gromek tutto ciò era impossibile e illogico. I Boston presentarono ben 23 battitori in una ripresa-carneficina che durò quasi un'ora, 48 min. per l'esattezza, detronizzando i Tigers per 23 a 3. Gromek non lo dimenticherà mai. Era lui sul monte di lancio ed ogni valida, ogni rimbalzante fuori dalla portata dei suoi difensori, ogni rubata e ogni punto segnato furono immagini vivissime nella sua mente. "Questa è la fine!", penso Gromek. Nello spogliatoio era sotto shock e già immaginava un prossimo futuro nelle Minor Leagues. Di sicuro il manager Hutchinson non gli avrebbe dato un'altra possibilità. Quattro giorni dopo i Tigers affrontarono Philadelphia e Hutchinson  si avvicinò a Gromek dicendogli: "Steve!, oggi lancerai tu!". Gromek rimase letteralmente sbalordito di fronte a quelle parole inaspettate. Non solo lanciò tutta la partita, ma Philadelphia non segnò nemmeno un punto!.