Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".
Visualizzazione post con etichetta SHOELESS JOE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta SHOELESS JOE. Mostra tutti i post

domenica 4 novembre 2012

L'INIZIO DELLA FINE.

Dopo una partita di esibizione contro una All-Star di Cleveland, Joe e i White Sox si prepararono ad affrontare i New York Giants nelle World Series del 1917. Quattro anni prima, le due squadre viaggiarono insieme per un tour promozionale in Europa e in Egitto. Non correva buon sangue tra i giocatori delle due squadre. All'ombra delle Piramidi, dopo una serie di provocazioni, ingaggiarono una furiosa rissa senza esclusione di colpi. "Bastardi musi gialli", urlò Buck "Ginger kid" Weaver, superstar dei White Sox. "Spero soltanto di affrontarvi in una World Series e dimostrarvi cos'è una vera squadra, razza di culi gialli". Ora, a distanza di quattro anni, Weaver e i suoi White Sox ebbero la possibilità di dimostrare il loro valore. La Regular Season del 1917 rappresenta un record per la squadra di Chicago. Infatti, in quell'anno vinsero 100 partite, un traguardo mai più raggiunto dalla squadra della Windy-City. Nel 2005 ebbero un record di 99-63. Il sole brillava alto e luminoso in quell'Ottobre del 1917. I tifosi accorsero in massa per assistere alla prima World Series ospitata al Comiskey Park. I Sox entrarono in campo con una nuova divisa a strisce rosse e calze blue, sopra uno sfondo bianco-crema. Il proprietario della squadra, Charles Comiskey, si agitava euforico dall'alto del settore chiamato Woodland Bards, un circolo privato composto dai ricconi del tempo. L'eccitazione e le emozioni, come quel sole splendente, raggiunsero temperature elevate, ancor prima di assistere al lancio inaugurale di Eddie Cicotte. Non c'era nessun dubbio, i 35.000 tifosi di Chicago erano i più rabbiosi di tutta la lega. I White Sox si riunirono prima della partita sapendo che avrebbero dovuto affrontare le provocazioni degli avversari iniziate quattro anni prima in Egitto. Decisero di non rispondere e di concentrarsi sulla partita incuranti di quello che avrebbero detto i Newyorkesi. E così fu. Subito, anche durante il pre partita, i giocatori di New York iniziarono a punzecchiare quelli di Chicago "Hey, rammolliti, non eravate una squadra di combattenti?. Hey Jackson, come si scrive mamma?. Ti ha insegnato a leggere?". Ma, come stabilito, i giocatori di Chicago rifiutarono di rispondere ad ogni provocazione. Il manager Pants Rowland era molto tranquillo e osservava con attenzione il batting practice della sua squadra. Non aveva mai giocato una partita in Major League, ma conosceva bene il gioco e i suoi giocatori. Al contrario, John "Little Napoleon" McGraw, manager dei NY Giants, era stato una grande superstar dei vecchi Baltimore Orioles ed era conosciuto come il più rude e barbaro giocatore di quella squadra. Anche nel 1917, all'età di 44 anni, McGraw era sempre pronto ad affrontare una rissa sia sul campo che nei bar notturni dove spesso saziava la sua sete di whiskey. Rowland fece un cambio nel line-up prima della partita, introducendo Fred McMullin in terza base e spostando Buck Weaver all'interbase al posto del rookie Swede Risberg. Sul monte di lancio i Sox presentarono il loro asso, Eddie Cicotte, vincitore di 28 partite nella regular season. McGraw invece decise di utilizzare il suo secondo miglior lanciatore, il mancino Slim Sallee, che aveva vinto 18 partite in regular season. McGraw cercava di fermare le potenti mazze di Joe Jackson e Eddie Collins anch'essi battitori mancini. A disposizione del manager di NY c'erano due ottimi lanciatori destri, Pol Perritt e Jeff Tesreau, ma lui avrebbe iniziato ogni partita con un pitcher mancino. Eddie Cicotte sparò il primo lancio della partita sopra il piatto di casa base contro il leadoff di NY George Burns il quale rispose con una secca battuta valida al centro-esterno. Buck Herzog venne eliminato al volo da Jackson. Burns rubò la seconda base e Benny Kauff esplose con un line-drive che venne catturato ancora da Jackson con una presa spettacolare a pochi cm. dal terreno. Fu il turno di Heinie Zimmerman che ottenne una lunga volata al centro che si perse nel guanto di Happy Felsch per il terzo eliminato. I Chicago risposero subito con una valida di Shano Collins sul mancino Slim Sallee. Fred McMullin lo portò in seconda con un bunt di sacrificio e Eddie Collins lo spinse in terza con una battuta a terra sul seconda base. Joe Jackson ottenne una debole volata davanti all'esterno centro ma il seconda base di NY Buck Herzog correndo all'indietro realizzò una spettacolare over-the-shoulder-catch per il terzo out. Nella terza ripresa i White Sox si portarono in vantaggio. Cicotte e Shano Collins realizzarono una battuta valida. Cicotte tentò di arrivare in terza base ma venne eliminato dalla toccata di Zimmerman per il secondo out. Fred McMullin ottenne un doppio a sinistra che permise a Shano Collins di segnare il primo punto . I Sox incrementarono il vantaggio alla quarta ripresa quando Happy Felsch sparò la pallina oltre la recinzione per un homer da un punto. I Giants accorciarono le distanze alla quinta ripresa quando Lew McCarty fu autore di un triplo e segnò il punto su valida del pitcher Sallee. "Shoeless" Jackson non ottenne nessuna valida, ma probabilmente salvò la partita quando alla settima ripresa con un out, Walter Holke dei Giants ottenne un singolo seguito da un line drive di Lew McCarty sulla linea di foul di sinistra. Con un disperato sforzo Jackson si tuffò col corpo e col braccio in completa estensione riuscendo a catturare la pallina nel guanto. Holke era già pronto per segnare il punto del pareggio. In seguito Eddie Cicotte non concesse più nulla ai battitori di New York vincendo la partita per 2 a 1. Le due squadre si affrontarono il giorno seguente. Fu la prima volta in assoluto che si disputò una partita nel giorno di Domenica. Ancora una volta i Giants inveirono nel pre-game contro gli avversari con più accanimento, ma i White Sox, ancora una volta non cedettero alle provocazioni. McGraw decise di utilizzare il pitcher mancino Ferdie Schupp, vincitore di 21 partite nel campionato mentre Chicago si affidò ai lanci di Red Faber, artista e maestro della spit-ball. I NY Giants segnarono subito alla seconda ripresa. Robertson e Holke ottennero una valida a testa e arrivarono a punto su una battuta di McCarty che venne raccolta da Jackson. Il rilancio a casa base di Shoeless non venne raccolto dal catcher Schalk, e Faber dubitò molto su questa azione pensando ad una congiura, ad una partita truccata. Questi dubbi non si affievolirono anzi presero più consistenza quando, nella partita decisiva delle Series, il terza base dei Giants Heinie Zimmerman, ex dei Chicago, fu protagonista di un'azione del tutto inusuale che destò molti sospetti. Eddie Collins, dei Chicago, fu preso in ballerina fra terza e casa base. Il catcher di NY, Bill Rariden, lanciò la palla al terza base Zimmerman il quale rincorse l'intrappolato Eddie Collins. Ma tutti sapevano che Collins era molto più veloce di Zimmerman e l'interno dei Chicago arrivò in scivolata a casa base segnando il punto decisivo per la vittoria delle World Series del 1917. Zimmerman si lamentò dicendo che, nè il pitcher, nè il prima base, andarono in copertura a casa base e che quindi non poteva tirare la palla se non all'arbitro. Questi due episodi rappresentarono la miccia per dare inizio, da parte delle autorità, ad una capillare indagine che esploderà con lo scandalo del 1919 quando i Chicago vendettero le partite di finale ai Cincinnati.
A turbare la situazione fu anche l'atteggiamento del prima base di Chicago, Chick Gandil che, nel Settembre del 1917, ricevette l'autorizzazione da parte del manager Rowland per recarsi a Philadelphia. Lo stesso manager disse di non sapere che Gandil, invece, si recò a Detroit per consegnare dei soldi alla squadra dei Tigers. Rowland affermò che Gandil si recò a Philadelphia per far visita ad amici e Gandil rispose che non aveva amici a Philadelphia. Fu proprio Chick Gandil l'artefice dello scandalo del 1919, fu proprio lui l'uomo al quale Joe Jackson diede tutta la fiducia, ma con risultati disastrosi. Tutti sanno che l'esito dello scandalo del 1919 fu l'espulsione a vita di 8 giocatori dei Chicago. A nulla valsero i tentativi di un possibile reinserimento di questi giocatori, il giudice K.Landis fu inamovibile. Nel 1925 lo stesso giudice distribuì la cifra delle scommesse, circa $7.000, in egual misura ai giocatori dei Chicago che vennero giudicati onesti.
Joe Jackson giocò a baseball fino all'età di 44 anni. Disputò vari campionati nel Sud degli Stati Uniti presso leghe non ufficiali di semiprofessionisti garantendosi così i soldi per poter vivere. In seguito iniziò un'attività aprendo una lavanderia-stireria ottenendo delle donazioni dai suoi appassionati e tifosi di baseball. Ma l'orgoglioso Joe li restituiva sempre. Un giorno si presentò Ty Cobb nel suo negozio, ma Il vecchio Joe non lo riconobbe. Se guidate verso Sud in direzione di Greenville e percorrete la East Wilborn Street, potrete trovare un anziano signore con pochi bianchi capelli in testa, seduto all'ombra di una piccola quercia al N° 119. L'azzurro dei suoi occhi è un mare con le acque agitate dal rancore e dalla sofferenza. La sua anima è la tristezza di un fiore appassito nel mezzo di un arido deserto. Lui è Joe, "Shoeless" Joe, talvolta conosciuto come il più grande battitore naturale della storia del baseball. Nella sua South Carolina lui è un idolo ed è un uomo perseguitato. Tutti, per sempre crederanno che "It ain't so Joe!", Joe è innocente."
Ottobre 1949.   

martedì 26 giugno 2012

BLACK BETSY

Greenville County nella South Carolina era una vasta area ricca di mais, whiskey e ignoranza. Se un uomo imparava a leggere e a scrivere veniva etichettato come un fighetto buono a nulla. Fu il primo Stato ad uscire dalla Union nel 1860 dopo aver sofferto amaramente l'inferno della Guerra Civile. Il Generale Sherman e le sue truppe misero a ferro e fuoco l'intera South Carolina fino alla costa Atlantica seminando morte e disperazione. Le fattorie, i campi coltivati, le città, i ponti, le strade ed ogni via di comunicazione vennero bruciate e distrutte, privando così la South Carolina e la sua gente di tutto il necessario per poter vivere. L'agricoltura, le piantagioni di cotone e di mais erano alla base dell'economia dello Stato. I proprietari terrieri e i mezzadri provenienti dal Nord, si divisero quella terra per poter sfruttare le potenzialità che essa metteva a disposizione. I Profittatori Politici tennero tutto sotto controllo fino al 1876 quando una feroce elezione presidenziale fece riemergere nuovamente il caos e la violenza. Le truppe Federali se ne andarono, nacquero organizzazioni criminali, la più temibile delle quali si chiamava Red Shirts che si fece valere utilizzando l'omicidio e il linciaggio delle persone ostili al regime (quasi due terzi della popolazione erano schiavi negri). I Bourbons, un'organizzazione composta dalla vecchia aristocrazia di razza bianca dettava legge e prese completo controllo del South Carolina. In questa atmosfera di violenza, corruzione e povertà il 16 Luglio del 1888 (alcune fonti parlano del 1887), nacque Joseph Jefferson Wofford Jackson nella cittadina di Pickens Country, situata nel NordOvest dello Stato al confine con le Blue Ridge Mountains. Il primo di 8 fratelli, Joseph iniziò a lavorare nelle piantagioni e nei mulini di proprietà di una delle tante famiglie provenienti dal Nord degli Stati Uniti che avevano acquistato parti della terra della Carolina del Sud. Queste fattorie portavano il nome del proprietario ed ognuna di esse aveva una squadra di baseball composta dai contadini che vi lavoravano. Un posto nella squadra era molto ambito perchè dava l'opportunità ai lavoratori di arrotondare lo stipendio con qualche dollaro in più. Ogni famiglia aveva un campo da baseball sulla sua proprietà dando vita così a piccoli campionati, quello che ancora oggi viene chiamata Carolina League. In quegli anni non c'erano importanti attività di svago e la gente, durante il week-end, ben volentieri assisteva alla partita di baseball del Campionato delle Fattorie. A fine partita, i giocatori più rappresentativi passavano tra gli spettatori per ricevere l'offerta che sarebbe stata divisa tra tutti i componenti della squadra. I proprietari, vedendo che la notorietà del baseball era in crescita, si unirono per formare una Lega con regole ben stabilite aggiungendo 2 partite in più alla settimana. Il padre del piccolo Joseph, un rude contadino del Sud, alcoolizzato e masticatore di tabacco, indirizzò il figlio di soli 6 anni (altre fonti dicono che Joseph aveva 12 anni) al duro lavoro all'interno del mulino. Può sembrare tremendo al giorno d'oggi (anche se in diverse parti del pianeta lo sfruttamento minorile è una realtà drammatica), ma al tempo era una pratica comune causata dalla dilagante povertà. Lavorare in un mulino voleva dire essere esposti a malattie, sopportare condizioni igieniche rischiose, caldo atroce e la sicurezza sul lavoro era in pratica inesistente.
Martha Jackson era una donna forte, energica e vigorosa. Adorava il suo piccolo Joseph. Per lei rappresentava il suo vero uomo della vita e avrebbe sperato di potergli dare un minimo di istruzione come facevano quelli del Nord. Ma il piccolo Joseph, tanto circondato da quell'affetto materno, rifiutò di imparare a leggere e a scrivere, in fondo questo era il Sud, terra di uomini forti, coraggiosi, protettivi verso la propria famiglia e dotati di un forte senso di solidarietà verso la comunità. All'età di 10 anni Joseph scoprì la passione per il baseball e alcune persone si accorsero del suo grande talento sportivo. Ma dopo pochi mesi si ammalò di morbillo e rimase paralizzato nel letto. La madre curò il suo gioiello giorno e notte fino a quando riuscì a guarirlo ed in breve Joseph ritornò a lavorare al mulino. In seguito Martha andò a parlare con i proprietari della fattoria, Mr's Brandon, chiedendo a loro di dare una possibilità al figlio per poter giocare nella squadra locale di baseball, The Brandon Mill Team. Joseph aveva 13 anni, ma batteva e lanciava molto meglio di tanti giocatori più vecchi di lui. Chi era in squadra percepiva $2,50 a partita, il doppio di una paga giornaliera di lavoro. Brandon Mill era la più importante azienda, era specializzata nella lavorazione del cotone e nella produzione di farina. Vantava circa 800 dipendenti e si trovava alla periferia di Greenville. Il 13enne Joseph iniziò la sua carriera sportiva come lanciatore, ma in una partita di allenamento colpì un battitore procurandogli la rottura del gomito. Da quel momento nessun altro giocatore-operaio rischiò di andare a battere. Allora Joseph fu spostato nel ruolo di ricevitore, ma tale posizione non piacque al giovane perchè con un lancio dall'esterno, la pallina, rimbalzando vicino al corpo, colpì e piegò una barra della maschera da catcher procurandogli una ferita che lascierà un segno permanente sulla fronte del giovane countryman. Martha, sempre protettiva e vigile sul proprio figlio, non permise più al giovane di giocare in quel ruolo. Il manager allora lo spostò all'esterno. Joseph batteva impressionanti line drives a tutto campo, dall'esterno tirava la pallina con rara potenza ed effettuava prese al volo incredibili sotto gli occhi dei tifosi meravigliati da tanta bravura. Quel giovane diventò la star della squadra e la sua popolarità crebbe intorno all'ambiente della Lega delle Fattorie. Ogni sua legnata veniva soprannominata The Saturday Special e all'età di 15 anni la sua fama si estese a tutto lo Stato arrivando anche al Nord, sede dell' elìte del baseball professionale. Un tifoso locale di nome Charlie Ferguson costruì una mazza personale per Joseph ricavata dal tronco di un particolare albero di noce, forte e resistente. La mazza era lunga 36 inches e pesava 48 ounces. (per avere un'idea, oggigiorno i majorleaguers usano mazze con un peso medio che varia tra le 31 e le 35 ounces). Ferguson scurì la mazza con resina e tabacco come piaceva al piccolo Joseph il quale diede un nome a quel tronco di legno chiamandolo Black Betsy. Anche nelle Major Leagues del tempo non si era mai vista una mazza di tali dimensioni, ma per il robusto 15enne era perfetta al punto che sarà la sua compagna d'avventura che lo vedrà apparire in Grande Lega. Spesso capitava che un giocatore-operaio cambiava squadra-fattoria in virtù di un migliore trattamento economico e il piccolo Joseph, tutelato dalla madre, non fu esente da questo tipo di comportamento. Infatti lui giocò per Victor Mills team, una grossa azienda agricola presso Greer poche miglia a Nord di Greenville. Joseph giocò anche in una lega di Semipro chiamata Near League gestita da un imprenditore locale della South Carolina il quale era desideroso di capitalizzare la crescente febbre del baseball tra i Sud-Caroliniani. Il nome Near League era dovuto al fatto che questa lega era quella che più si avvicinava al baseball organizzato. Aveva una struttura ben definita e non priva di regolamento ufficiale. Nel 1906 e 1907 il giovane Joseph fece parte di diverse squadre-fattoria e ogni tanto tornava a West Greenville per giocare con Brandon Mill. Durante una partita contro Victor Mills, Tom Stouch, ex seconda base di Major League, vide per la prima volta il giovane Joseph in battuta. "Appena questo ragazzo entrò nel box, non pensai che potesse avere delle grosse potenzialità", racconterà Stouch negli anni a seguire, "ma quando colpì la pallina verso di me, non ebbi il tempo di reagire". Il line drive si schiantò contro lo stinco di Stouch che si accasciò per terra dolorante. "Se questo campagnolo batte sempre così, è come un mortaio e potrebbe affondare una balena". La squadra di Stouch e Victor Mills giocarono 5 partite, ma in nessuna di esse riuscirono a tenere il giovane Joseph lontano dalle basi.
Joe a Brandon Mill
Joseph aveva passione per il gioco, e si allenava duramente fino a tarda sera. Tuttavia portava con sè il vizio paterno del bere e spesso anche durante le partite apriva la sua inseparabile fiaschetta per farsi un goccetto di whiskey di mais. Il problema dell'alcoolismo era molto diffuso nel baseball di quegli anni, ma Joseph era ancora un ragazzo con una luminosa carriera davanti a lui. Nel 1908 Tom Stouch diventò manager dei Greenville Spinners una squadra di Minor League della Carolina Association. La prima cosa che fece fu quella di contattare Joseph Jackson per offrirgli un contratto di $75 al mese. Il countryman accettò. Quella somma rappresentava più del doppio di quello che percepiva alla fattoria. Nessuno insegnò a Joseph come battere una palla da baseball. Tutto sembrava così naturale per lui. Iniziò a battere di destro poi, per caso, si accorse che il suo swing era più veloce e potente quando batteva di mancino. In quel periodo i battitori tendevano a schiaffeggiare la palla mantenendo lo swing parallelo al terreno. Era difficile far volare la pallina lontano e chi ci provava era spesso elminato con una presa al volo. Per Joseph tutto questo sembrò inesistente. La sua forza gli permise di colpire la palla con un uppercut swing della sua Black Betsy, generando lunghe e imprendibili volate fuori dalla portata degli esterni. Quando Joseph si presentava in battuta, tutta la squadra avversaria si spostava indietro di alcuni metri, interni compresi. La forza di Joseph fu in gran parte dovuta al duro lavoro presso il mulino, sollevando sacchi di farina che poi trainava in altre sedi della fattoria per la lavorazione. Quando arrivò in Major League, tanti giocatori giurarono che il suono della battuta prodotto dalla Black Betsy era unico e non si era mai sentito prima d'ora. Le battute e i line drives di Joseph vennero chiamate Blue Darters. Anche in difesa era unico, Joseph si piazzava all'esterno centro e dopo una presa al volo, ad es. la terza eliminazione della ripresa, o di fine partita, lanciava la pallina che viaggiava fin sopra casa base per finire sulle tribune tra i tifosi festanti. Purtroppo nessuno insegnò a Joseph nè a leggere nè a scrivere. L'educazione scolastica non rientrava nel sistema e nella vita dei contadini del Sud e non era considerata una priorità. A 19 anni iniziò la sua carriera nel baseball organizzato incapace di scrivere anche il suo nome, firmando i contratti semplicemente con una X. La Lega in questione si chiamava Carolina Association e comprendeva sei squadre: Greenville, Greensboro, Anderson, Winston-Salem, Spartanburg e Charlotte. Le condizioni di gioco erano crude, grezze e triviali. Non si poteva certo parlare di campi da gioco ma bensì di terreni da gioco, con qualche ciuffo d'erba e tante buche. Joseph si mostrò altrettanto rude e istintivo. Più di una volta tentò di rubare la base successiva che era già occupata da un compagno di squadra. Aveva ancora parecchio da imparare, ma quando batteva e difendeva era uno spettacolo mai visto. Ogni volta che si presentava nel box di battuta, i tifosi della squadra di Greenville intonavano "Give'em Black Betsy Joe, Give'em Black Betsy Joe". Dopo un homer o una bella presa al volo veniva sommerso di monetine e spesso i suoi fratelli più piccoli facevano avanti-indietro sulle tribune col cappello in mano per raccogliere le offerte. Un giorno arrivarono a racimolare $29,75. Il manager Stouch aggiunse 25cent: "Tieni Joe, let's make it $30".

A metà stagione i Greenville Spinners si trovarono in vetta alla classifica grazie al gioco difensivo e di attacco di Joseph e della sua Black Betsy. Ormai acclamata superstar della squadra, il countryman viaggiava con .400 di media battuta. Vi fu anche l'aggiunta di un interno-esterno che rispondeva al nome di Hyder Scotty Barr proveniente dal Davidson College. Anch'egli con una media battuta di .350 contribuì alle numerose vittorie dei Greenville Spinners. Nel Luglio del 1908 il proprietario della squadra regalò a Joseph un paio di scarpe nuove che lui indossò subito per poi trovarsi il giorno dopo con i piedi doloranti e vistose vesciche. Chiese a Stouch se poteva stare in panchina. Il manager disse di no, considerato il fatto che il roster della squadra era composto soltanto da 12 giocatori. Joseph allora giocò indossando soltanto le calze con un plantare all'interno. Sembrò che nessuno se ne accorse fino a quando, realizzando un triplo, Joseph conquistò la terza base arrivando in scivolata. Un tifoso di Anderson urlò "You Shoeless, you bastard". Un giornalista locale sentì quella frase e il giorno dopo sul Greenville News tutti vennero a conoscenza del nuovo nickname di Joseph: Joe "Shoeless" Jackson. Quella fu l'unica partita che giocò senza scarpe, ma il suo soprannome rimarrà eterno e incancellabile nella memoria e nella storia dell'Old Game. Jackson, ormai 20enne, cominciò ad avvertire la frustazione della sua condizione di analfabeta e non gradì mai quel soprannome perchè sentì sminuita la sua figura di campione di baseball. In quel periodo, era lui che provvedeva al sostentamento di tutta la famiglia. Il padre ebbe una disputa col proprietario della fattoria e venne licenziato. In seguito, con i guadagni di Joe, aprirà una macelleria. Come tanti giocatori del tempo, anche Shoeless era particolarmente superstizioso. Dall'inizio della sua carriera prese l'abitudine di raccogliere ogni molletta o hairpin che trovava sul campo e le metteva in tasca. Appena faceva una partita senza battute valide, prendeva le mollette e le gettava via iniziando poi a collezionarne di altre. Aveva anche l'abitudine di dare un nome alle mazze che usava e Joe era convinto che ognuna di esse poteva disporre di un numero limitato di battute valide. Anche in questo caso, alla prima partita con zero valide, Joe cambiava mazza. La sua preferita era la Black Betsy, ma c'era anche la General, la Dixie, la Blond Betsy e la Big Jim. Con la sua fama crescente e la sua consapevolezza di poter vivere col baseball, quell'anno Joe Jackson sposò la 15enne Katie Wynn il 19 Luglio del 1908. Katie aveva ricevuto una buona educazione e sapeva leggere e scrivere. Resteranno insieme per 43 anni e, fino alla morte di Joe, lei scrisse tutte le sue lettere, si interessò a leggere i contratti del marito e a gestire tutto il denaro insegnandogli solo a scrivere il suo nome. Joe Jackson non imparò mai a scrivere e nemmeno a leggere.
Le squadre della Carolina Association non erano affiliate a nessuna organizzazione di Major League. I proprietari traevano i loro profitti, oltre che dagli incassi delle partite, anche dalla vendita dei migliori talenti verso i grandi clubs di Major League del Nord. I detroit Tigers si interessarono a Joe Jackson, ma essendo in trattative per l'acquisto di Ty Cobb preferirono concludere con quest'ultimo. I Washington Senators mandarono Joe Cantillon nella Carolina del Sud per dare un'occhiata al giovane talento dei Greenville Spinners. Con un telegramma Cantillon informò il club di Washington che Shoeless sarebbe stato un fiasco come giocatore in Major League. Allora Tom Stouch scrisse a Connie Mack, manager degli Athletics di Philadelphia informandolo di possedere due ottimi giocatori, Jackson e Barre. In quegli anni i managers delle squadre erano anche scouts, procuratori, e decidevano l'ammontare delle cifre da destinare ai giocatori nei loro contratti. Connie Mack era maestro in tutte queste mansioni, in più era anche proprietario al 25% della squadra che allenava. Lui è stato l'unico manager nella storia a dirigere una squadra in giacca e cravatta. Nell'Agosto del 1908 Connie Mack mandò Ralph Seybold a Greenville per valutare Barre che stava battendo .299 e Jackson che era primo con .346 di media battuta. Seybold rimase impressionato da Jackson specialmente dopo averlo visto battere un doppio, un triplo e un homer contro Charlotte. Informò Connie Mack che gli rispose dicendo "Comprali tutti e due". Il Greenville News scrisse il giorno dopo che Tom Stouch ricevette $600 per Scotty Barr e $900 per Joe Jackson. Tanti giocatori del tempo sarebbero stati felici di poter giocare in Grande Lega, ma non fu così per Shoeless. Scotty Barr non esitò e appena conclusa la stagione con gli Spinners, prese il primo treno per Philadelphia. Per Jackson invece l'avventura in una grande città del Nord lo spaventava. Non si era mai allontanato dalla Carolina del Sud, nè dalla sua famiglia, nè dagli amici e nemmeno dalla sua giovane moglie. Non sapeva leggere e non conosceva nulla dell'esistenza di Connie Mack, dei Senators e di Philadelphia che al tempo vantava quasi 2 milioni di abitanti. Tom Stouch decise di accompagnare Jackson anche per proteggere i suoi $900. Si incontrarono di sera alla stazione di Greenville e dopo l'acquisto dei biglietti Stouch e Jackson cenarono sul treno. Sarebbero arrivati a destinazione il giorno successivo e Stouch avrebbe accompagnato Jackson e la Black Betsy direttamente allo stadio. Shoeless era nervoso e agitato. Stouch invece non lo era e si addormentò convinto di aver tranquillizzato Jackson.

L'arrivo a Philadelphia non fu privo di sorprese per Stouch. Al suo risveglio trovò la cuccetta del treno vuota. Shoeless non c'era, e non era sul treno. Preso dal panico, Stouch si incontrò con Connie Mack il quale aveva con sè un telegramma scritto dalla stazione di Charlotte: "NON-POSSO-VENIRE-A-PHILADELPHIA. JOE JACKSON". Joe dormì nella stazione e prese il primo treno per Greenville. Stouch spiegò la situazione a Mack il quale ordinò a Ralph Seybold di recuperare Jackson e di riportarlo con fratelli, sorelle, moglie, famiglia, amici, cani e gatti se era necessario. Connie Mack aveva avuto altre esperienze del genere e sapeva come trattare con i giovani che si allontanavano da casa e dai propri cari specialmente quelli del Sud, che erano molto legati alla loro terra e alle loro tradizioni. Seybold ritornò a Philadelphia insieme a Joe Jackson e subito si diressero verso lo stadio. Era il 25 Agosto del 1908. In una grigia e piovigginosa giornata Connie Mack inserì Jackson nel line-up contro i Clevceland Naps. Il giovane realizzò un singolo con un punto battuto a casa contro Heinie Berger, uno spitballer. Non ottenne altre valide ma costrinse l'esterno destro avversario ad indietreggiare fino al muro per effettuare una presa al volo. In difesa fu altrettanto efficace, impedendo ai corridori avversari di avanzare mostrando il suo braccio-fucile. Connie Mack fu entusiasta di questo giovane di campagna affermando che non aveva punti deboli e che giocava come se fosse un veterano. Il quotidiano Evening Times scrisse che Jackson confermò le sue abilità e che sarà la scoperta dell'anno. Ma il giovane Shoeless aveva altre idee in testa. Quella sera ritornò alla stazione per prendere il resto dei bagagli e quando lo speaker annunciò: "È in arrivo il treno per Baltimore, Washington, Richmond, Danville, Greensboro, Spartanburg, Greenville", quella voce rappresentò per Jackson una forza magnetica irresistibile e il giovane si precipitò a fare il biglietto. Ma venne fermato da un paio di dirigenti degli A's che lo avevano preventivamente seguito. Joe rientrò con la squadra per affrontare i Detroit Tigers in una serie di quattro partite. L'entusiasmo dei giornalisti fu alle stelle assegnando anche nuovi nicknames al giovane countryman. "Shoeless Joe" era adesso "General Jackson" e "Stonewalls". Quando la pioggia costrinse il rinvio delle partite per 2 giorni i newspapers celebrarono ulteriormente le qualità atletiche del giovane di Brandon Mill. In particolare sottolinearono il confronto fra due Sudisti, il Caroliniano Jackson e il Georgiano Cobb primo nella media battuta. Seduto in albergo senza dire nulla, Joe ascoltava i compagni di squadra che commentavano quella sfida. Ancora una volta fu preso dalla nostalgia di casa e come un'ombra, uscì dall'albergo, andò in stazione e prese il primo treno per Greenville. A Philadelphia, non accettarono quest'altra fuga di Jackson e gli stessi giornalisti che lo avevano elogiato scrissero che Joe aveva paura a confrontarsi con Ty Cobb. I compagni di squadra dissero che era un codardo perchè era fuggito alla vigilia delle partite contro i Tigers. Fu la madre, ancora una volta, a prendere le difese del figlio spiegando ai giornalisti che Joe era il baseball, e che le persone del Sud non temono nessuno perchè sono uomini coraggiosi. Joe è tornato a casa, disse ancora Martha, perchè suo padre stava molto male e qualsiasi persona di buon senso avrebbe fatto la stessa cosa. Alla fine delle quattro partite, Cobb ottenne solo una valida, ma Jackson era a Greenville e ci rimase per più di una settimana. Questa volta Connie Mack mandò il suo assistente Sam Kennedy insieme a Tom Stouch per riportare, ancora una volta, Joe a Philadelphia. E così avvenne. Ma, nonostante fosse osservato a vista, Joe Jackson per l'ennesima volta riuscì a scappare e a tornare al Sud.

Fu chiaro per Shoeless che la vita nelle grandi città del Nord non era alla sua portata. La sua incapacità di leggere e di scrivere dilatò ulteriormente questo malessere perchè Joe fu come un oggetto da deridere e da prendere in giro. Oltre ai compagni di squadra, anche gli stessi tifosi di Philadelphia non persero occasione per farsi beffe di lui. "Quale libro hai letto oggi Joe?". Hai scritto la lettera alla mamma?", erano frasi ormai comuni che rimbalzavano sulle tribune dello stadio. Per Joe, tutto questo era insopportabile e cercò in qualche modo di nascondere la sua ignoranza inventando degli stratagemmi, alcuni dei quali anche divertenti. Una volta Joe era seduto sul treno e sotto lo sguardo perplesso dei compagni di squadra osservava un quotidiano che teneva in mano. Improvvisamente gridò "Caspita, che notizia questa". Subito dopo, chiuse il giornale e rapidamente andò nel vagone successivo per evitare che qualche giocatore gli chiedesse: "Quale notizia, Joe?, di cosa parla?". Quando mangiava insieme alla squadra prestava attenzione a quello che ordinavano gli altri giocatori che leggevano il menù e di conseguenza Joe sceglieva quello che più gli piaceva. Qui arriva il bello. Shoeless aveva capito che la prima riga del menù riportava la voce Uova e Pancetta. Alla fine della dicitura vi erano dei puntini di sospensione che servivano per scrivere il N° di uova desiderato. Una mattina Connie Mack entrò in albergo e vide Joe da solo che faceva colazione. Il manager rimase sorpreso nel vedere una grande quantità di uova e disse: "Joe, come farai a giocare con una colazione così abbondante?". "Mr. Mack, io ho chiesto soltanto 2 uova", replicò il povero Joe. Il mistero delle uova, fu presto svelato. Il manager controllò cosa aveva scritto Joe sul foglio del menù. Non sapendo scrivere il N°2, il giovane aveva tracciato due aste sui puntini di sospensione. Ma due aste vicine corrispondono al N°11 e così il cameriere, sbigottito, gli portò 11 uova al tegamino. Niente da fare, per il giovane countryman, le luci, le macchine e la vita frenetica del Nord erano inadeguate e spesso si isolava rintanandosi in camera d'albergo a bere. L'11 Settembre contro Walter Johnson dei Senators, Jackson ottenne un singolo con punto battuto in una partita persa per 2-1. La sera si diresse verso la stazione di Washington e per l'ennesima volta prese il treno per Greenville e non tornò più a Philadelphia per quell'anno. Quest'ultimo viaggio ebbe dei risvolti a dir poco grotteschi. Nel frattempo, una delegazione da Greenville composta da tifosi e amici, aveva preso il treno per Washington per assistere alla partita e sostenere la loro giovane superstar. In quegli anni i giocatori non avevano i numeri sulla casacca e senza accorgersene, questo gruppo di sudisti campagnoli fece il tifo per Danny Murphy al posto di Joe Jackson.
Connie Mack si trovò ad affrontare un problema che si rivelò più faticoso del previsto. Mentre i giornali titolavano "Joe Jackson è un giocatore unico, ma ha paura delle macchine", il buon manager pensò di portare Shoeless a Savannah, Georgia, dove gli A's si allenavano durante gli Spring Training. Quando Sam Kennedy si recò a Greenville, Joe accettò la proposta e nel Marzo del 1909 si presentò a Savannah insieme a sua moglie Katie. Essendo la Georgia uno stato del Sud, Joe e Katie pensarono di trasferirsi per tutta la durata della stagione di baseball. La squadra locale era nel Farm-System dei Philadelphia e Connie Mack pensò che una permanenza di un paio d'anni a Savannah, sarebbero stati utili per Jackson. Durante gli allenamenti, il manager organizzò due squadre: i Regulars che comprendeva i titolari della prima squadra e gli Yannigans che era formata dalle giovani promesse come Eddie Collins, Frank Baker (che in futuro diventeranno grandi superstars del tempo) e Joe Jackson. Le due squadre si affrontarono diverse volte e gli Yannigans vinsero tutte le partite. Un giorno Connie Mack portò i suoi Yannigans a disputare una gara a Louisville, Kentucky. I dirigenti di Louisville volevano giocare contro i Regulars e il presidente della squadra disse: "Uccideremo questi giovanotti". Joe Jackson realizzò 4 valide e gli Yannigans vinsero per 21-2. Una delle 4 valide di Joe fu un homer a destra considerato la più lunga bastonata mai vista al Louisville Ballpark. Connie Mack, per evitare altre possibili fughe da Philadelphia, lasciò Joe Jackson nella squadra di Savannah nella Sally League per tutta la stagione del 1909. Nel frattempo, a Philadelphia, erano iniziate le costruzioni del nuovo stadio, quello che sarà il monumentale Shibe Park del co-proprietario della squadra, Benjamin Shibe. Lo stadio rappresentò un'opera rivoluzionaria, in grado di contenere oltre 25.000 spettatori e fu il primo a possedere un terzo anello e ad essere costruito in ferro. Intanto Joe balzò in testa alla classifica dei battitori della Sally League con .450 di media a due mesi dall'inizio di stagione. Il manager di Savannah, Bobby Gilks, continuò ad incoraggiarlo dicendogli che era più bravo di Ty Cobb. Nonostante le prestazioni di Jackson, la squadra perse molte partite e il manager venne licenziato. Questa notizia accolse tristemente Joe il quale si lasciò andare, ritornando ad essere il giovane senza disciplina. Durante una partita, verso la fine della stagione, a Columbus, nello stato della Georgia, Joe e il compagno di squadra Ed Luzon, un attaccabrighe, lasciarono il campo e si sedettero sulle tribune sgranocchiando noccioline. Il nuovo manager, Ernie Howard, mandò un altro giocatore per riportare gli altri due sul campo, ma anche questo giocatore apprezzò la compagnia di Joe e Ed. Howard, riconoscendo che non c'era più nulla da fare, andò di persona sulle tribune per ordinare al trio di rientrare immediatamente in campo. Come finì la storia?. La storia finì che anche il manager fece parte della combriccola insieme agli altri. L'arbitro, Fred Westervelt, diede ai quattro due minuti di tempo per rientrare in campo. Non ottenendo nessun risultato, multò Jackson di $50 e sospese gli altri. Jackson terminò la stagione con .358 di media e in Settembre fu chiamato ancora a Philadelphia, dove la squadra era in piena corsa per il titolo ancora contro i Detroit Tigers di Ty Cobb. Lo Shibe Park fu assalito da quasi 30.000 spettatori, una cosa mai vista per quei tempi. Per il povero Joe, una visione del genere rappresentò un incubo ed è facile capire come andò a finire. Connie Mack, ormai rassegnato cedette Joe Jackson nel 1910 ai Cleveland Naps. Ma il primo anno in Major League verrà disputato da Joe nel 1911 dove otterrà una media battuta di .408, la più alta nella storia in qualità di Rookie. Curiosamente arriverà secondo in classifica perchè Cobb in quell'anno ottenne uno straordinario .420 di media.
Chi era Joe "Shoeless" Jackson?. Ty Cobb disse di lui: "Il più grande talento naturale che sia mai vissuto. Riusciva a battere contro qualsiasi lancio e contro qualsiasi lanciatore. Non aveva un approccio scientifico alla battuta, lui girava soltanto la mazza e batteva valido. Se avesse avuto le conoscienze dell'intricata arte della battuta, le sue statistiche sarebbero state impossibili per chiunque". Babe Ruth disse di lui "Ho copiato lo stile di Joe perchè pensavo che lui era il miglior battitore che avevo mai visto". Tris Speaker lo descrisse così: "Il suo swing era così perfetto che per lui era impossibile fallire nel box di battuta. È stato il più grande battitore naturale che sia mai vissuto". Il destino fu bizzarro con Joe quando venne coinvolto nel famoso scandalo delle World Series del 1919 contro i Cincinnati Reds. Questo evento è stato ampiamente documentato nei libri di storia delle Major Leagues. Anche il film Eight men out del 1988 testimonia questa vicenda. In pratica tutti i giocatori di Chicago coinvolti in questa frode vennero ESPULSI A VITA dal baseball di Major League. Fra le tante documentazioni e testimonianze del tempo, c'è chi asserisce ancora adesso che Joe Jackson non fu direttamente coinvolto. Joe trovò in camera sua $5.000 senza sapere da dove provenissero. Intascandoli si rese innocente-complice della truffa, ma sul campo Joe fu il miglior battitore delle World Series con .375 mentre i suoi compagni di squadra volutamente persero quelle Series rendendosi autori di prestazioni sportive vergognose e impossibili per atleti del loro calibro. Al Schacht, pitcher dei Washington, discusse con Clark Griffith quale strategia di lancio adottare contro i battitori dei White Sox. Quando arrivarono al nome di Jackson, Griffith disse a Schacht: "Non lanciare nessuna palla veloce contro di lui". Nel mezzo della partita, con due uomini in base, Jackson si presentò in battuta. Il ricevitore segnalò a Schacht una palla veloce. Il lanciatore, non sapendo cosa fare, dopo una breve esitazione lanciò una dritta veloce. Si udirono due suoni. Il primo fu quello del contatto della mazza con la pallina e il secondo fu quello del contatto della pallina in alto sulle tribune. Rientrando in panchina Griffith disse al lanciatore "Al, pensavo tu fossi un pitcher intelligente, ma se ti guardi nello specchio certamente vedi un somaro". "Mr Griffith", rispose Schacht, "devono esserci tanti somari in questa lega perchè Jackson sta battendo .390". In quell'anno, 1920, su 570 turni di battuta, Joe andò strike-out soltanto 9 volte, un numero impossibile e impensabile anche per i forti battitori odierni. Questo era Shoeless Joe, il più grande di tutti, e non sarà mai a Cooperstown. È la figura più tragica e oscura di tutta la storia dell'Old Game. La mazza, la Black Betsy di Joe, è quotata presso i collezionisti quasi $600.000.