Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".
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sabato 17 ottobre 2009

100 LIRE DI ROBERTO BUGANÈ



Dalla fine della guerra ho abitato, fino al 1954, a Bologna in via Galliera, una  delle più belle strade della città. Luogo dei miei giochi di bambino era la  Piazza S. Giuseppe, la “piazzetta” per  tutti noi. Allo stesso numero civico  dove abitavo, giunse un giorno del 1949, una famiglia un pò particolare: un papà, anzi un figlio di un’anziana  signora che ivi risiedeva da anni, con  la  moglie cinese ed un figlio più  o  meno della  mia età, dieci-undici anni.  Arrivarono  dalla Cina comunista, esattamente dalla città di Tien Tsin. Facemmo ben presto amicizia. Ci insegnò  un  gioco, sconosciuto, il Mahjong usando delle tessere di avorio con su incisi i  semi della tradizione cinese. In quei giorni nei giochi all’aperto nella “piazzetta”  furoreggiava il baseball. Eravamo rimasti colpiti dai film americani che  presentavano il gioco. Ricordo ancora “Quando torna primavera”, e noi, sulla base di quanto credevamo di aver capito dallo schermo, giocavamo il “nostro”  baseball. Ricordo ancora che con il gesso avevamo tracciato sul selciato un  grande rombo, per noi quello era il diamante. Sulla piazzetta, si affacciava un  grande magazzino di legna da riscaldamento gestito da una mia zia. Un ramo  d’albero di legna da ardere, da me opportunamente sagomato, divenne la  nostra mazza. Un giorno, mentre stavamo disputando una “partita”, ebbe a  passare l’amico cinese che si fermò a guardare. Stupito, ci chiese cosa  stessimo facendo: “Giochiamo a baseball”, fu la risposta. L’amico scoppiò a ridere e con  pazienza ci dette i primi rudimenti sul baseball. Un cinese, il baseball?. Ci  spiegò che a Tien Tsin era il gioco praticato dal personale delle ambasciate dei paesi  occidentali. L’Italia aveva allora in quella città una “Legazione”. Io gli raccontai del ramo d’albero usato come mazza, ma ancora più singolare fu uno spiazzo  che cercammo di adattare al gioco. Su un lato di Piazza VIII Agosto, sul luogo  ove ora sorge il palazzo delle Telecomunicazioni, vi era un grande cumulo di  macerie raccolte sui luoghi delle distruzioni dei bombardamenti aerei. La zona  infatti è poco lontana dalla Stazione Centrale delle FFSS e fu pesantemente  bombardata. Il cumulo era sommariamente spianato alla sua sommità e noi  tracciammo col gesso le corsie del diamante, cosa assurda, non vi era infatti un metro quadrato in piano, ma per la nostra passione era solo un dettaglio  trascurabile. Nel 1952, abitavo a Bologna, frequentavo la prima classe  dell'Istituto Tecnico Industriale Aldini Valeriani. Il mio insegnante di educazione  fisica era il professor Franco Bucchi, primo grande personaggio del baseball  italiano che ho incrociato nella mia vita. Il professore propose agli studenti  l'acquisto di una tessera di abbonamento al campionato italiano di baseball  serie A del 1952, costo dell'abbonamento: 100 Lire, (5 centesimi di €). Aderii e  comperai quello che fu uno dei miei tanti abbonamenti ai campionati. Per la cronaca, le mie ultime ricerche hanno confermato che, di quegli  abbonamenti, ne vennero venduti ben 700. Era l'anno 1952.
                                                          Roberto Buganè