Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".
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martedì 11 dicembre 2012

PRELUDIO DEL SUBLIME

Il baseball ha un suo linguaggio, per impararlo è necessario stare sul campo. I pensieri combattono dentro di noi perchè entrano in conflitto con le nostre emozioni: invidia, ammirazione, gioia, tristezza, rabbia. Nulla è più genuino, semplice e diretto, come l'approccio al gioco; è il vigore della sicurezza e della fiducia in noi stessi. È il linguaggio del dinamismo e del movimento, cioè della capacità di far accadere le cose, e non stare a guardare. La nostra quotidianità è appesa ad un nodo che lentamente si stringe intorno al collo. Questo nodo si chiama SPERANZA. La speranza è una parola che nasconde insidie e incertezze. Con la speranza non si ottengono i risultati perchè la parola non porta a nessuna forma di movimento e di azione. Il baseball ce lo insegna, e ci dice come essere vincenti, e non per sconfiggere, ma per coronare tanti sacrifici sostenuti per ottenere determinati risultati. Non serve vincere, se perdi te stesso. Non serve una bandiera sul balcone con scritto PACE per esorcizzare la guerra. Non serve dire abbi fede e speranza che c'è Dio. La gente povera e affamata ha bisogno di altro. Il baseball è sincero: O LO FAI, O NON LO FAI, punto e basta!. Qualche volta lo fai e qualche volta non lo fai. L'importante è capire come si diventa tenaci e perseveranti, e non ottusi e testardi. Giocare a baseball è una grossa sfida, una lunga cavalcata, un percorso di conoscienza. Disse Bob Feller prima di iniziare una partita: "Non sono Dio, ma quando salgo sul monte mi sento come la cosa più vicina a lui". Bob sapeva quando, come e dove lanciare perchè aveva la conoscienza. E Dio è la conoscenza che custodiamo dentro di noi. Tutto si può condividere o meno, a seconda della propria esperienza e del proprio credo, ma il fatto di poter spartire la magia, il fascino e l'illusione di questo sport, è di per sè molto coinvolgente e costruttivo. Certo, per molti il baseball è noioso, è lento, non succede niente e la domanda alla quale ho assistito tantissime volte è stata: "Ma tu chi sei?, quello che batte o quello che corre?...Quello che batte o quello che lancia?". Nulla di nuovo: l'incapacità di mentalizzare è propria delle persone che si annoiano, che si affidano esclusivamente a un qualcosa di visivo e dinamico rifiutando che, mentre il lanciatore spolvera col piede la pedana prima di effettuare il lancio, o il battitore raccoglie un pò di terra rossa per asciugarsi le mani sudate dall'emozione, il vorticoso alternarsi dei loro pensieri è un forte richiamo perchè è il preludio a qualcosa che accadrà e rimarrà unico nonostante sia successo milioni e milioni di volte. L'aggregarsi di nuvole grige e gonfie non è forse il preludio ad una forte tempesta?. Il silenzioso e il morbido incedere a testa bassa di una leonessa, non è forse il preludio ad un imminente attacco alla preda?. Si, lo sarà, perchè è successo da sempre e sempre succederà come nell'Old Game. Talvolta l'attesa è più emozionante del vivere la stessa emozione. E se viverla è questione di un attimo, l'attesa è una sospensione che si allontana dal tempo, è indefinita, magica e occulta. È il veggente, colui che possiede il positivo anticipo di quello che succederà, lontano dalla comune percezione sensoriale. È la sinestesia delle liriche di A.Rimbaud, lo spleen e l'ideale di C.Baudelaire dove la diversa origine emotiva dei nostri sensi si fonde per raggiungere quel sublime, tanto caro a poeti ed artisti di ogni tempo. Perchè no?. Se il lancio e la battuta rappresentano forme d'arte sportiva, come spesso è stato sottolineato dagli storici e da parecchi giocatori come Brett, Gwinn, Jackson...allora, anche se è scontato dirlo, il Baseball è sublime.
1969 Europei di Wiesbaden (GER) 2° posto
In alto a sinistra:
Civolani (accompagnatore), Bertoni, Coston (pitching coach), Cenci (coach), Lerker, Clerici,Cavazzano, Monaco, Crippa, Castelli, Morgan, Notari
Al centro da sinistra:
Rossi, Spinosa, Gatti, Bolsi, Passarotto, Meli, Silva, Cameroni.
in basso seduti:
Ricci, Mirra, Faraone, Beneck(Pres.FIBS), Morelli, Cresto, Frinolli(Prep.Atl).
(Per gentile concessione dell'amico Paolo Noro)

sabato 17 novembre 2012

THIS IS BASEBALL

The Game for all America dice Ernie Harwell editorialista dello Sporting News quando nel 1955 il suo manifesto diventò un classico, un must, più volte ripreso ed inserito nelle pagine dei quotidiani sportivi, sottolineato da tanti speakers durante le partite, ed infine suggellato anche nella Hall of Fame a Cooperstown. Si può affermare che questo manifesto non rappresenta il gioco dell'America, ma una pratica universale in grado di coinvolgere le popolazioni dell'intero pianeta.

 Il Baseball è il Presidente degli Stati Uniti col suo lancio inaugurale ad inizio stagione. È il paffuto ragazzino che dopo la scuola gioca con suo padre sulle rive del Mississippi. È il lanciatore di Major League che canta nei night-clubs ed è il cantautore di Hollywood che lancia il Batting-Practice ai giocatori dei Giants durante gli Spring Training. È un uomo alto e magro che dal dug-out agita col braccio teso uno scorecard*, questo è il Baseball. Come un grande e grasso battitore col naso butterato che scaraventa uno dei suoi 714HR fuori dalle tribune percorrendo le basi con passo smaliziato**. È l'America, questo Baseball. Una revisione dei sogni dell'infanzia, quei sogni che trafiggono il cuore segnando la differenza tra un bimbo ed un uomo. È il tifo del Bronx e l'addio di Baltimora. È il Green Monster all'esterno sinistro, la palude all'esterno destro di Sulphur Dell a Nashville, le tribune aperte di S.Francisco, il polveroso e ventilato diamante di Amarillo. C'è un uomo a Mobile che si ricorda di aver visto un triplo di Honus Wagner a Pittsburgh 48 anni fa. Ciò è Baseball. Così come lo scout che dice di aver visto un ragazzo 16enne di Cheyenne giocare in un campetto di periferia, lanciare fulmini ai suoi compagni. È il nuovo Walter Johnson. È l'astuto piccolo uomo che dall'alto delle tribune urla e insulta i giocatori. È il grande e sorridente prima base che sistema i capelli di un bimbo seduto in prima fila. Il Baseball è la corsa animata dell'uomo contro l'uomo, dei riflessi contro i riflessi. Un gioco di millimetri. Ogni abilità ed ogni azione è misurata, approvata o contestata ed è subito parte delle statistiche. Nel Baseball, la democrazia brilla di luce eterna. L'unica razza che conta è quella di razziare le basi. Il credo è il regolamento del gioco. Il colore serve solo per distinguere le divise delle squadre opposte. Il Baseball è Sir Alexander Fleming, che chiede una spiegazione dei segnali dei Dodgers mentre scopre la penicillina. È il giocatore Moe Berg*** che parla 7 lingue e si esercita con le parole crociate in Sanscrito. È la zuffa sulle tribune per accaparrarsi la pallina battuta in foul che rovina il vestito da $125. È un uomo che urla tra la folla per avere una birra fresca. Ciò è il Baseball. Così come il giornalista, che dice ad un battitore di .385 come fare lo stride oppure ad un lanciatore vincente come si effettua uno slider. Il Baseball è un balletto senza musica, un dramma senza parole, un carnevale senza pupazzi colorati e bambole danzanti. È la casalinga della California che non conosce il colore degli occhi del marito, ma lei sa che Yogi Berra sta battendo .337, ha gli occhi scuri e gli piacciono le banane con la mostarda. Tutto ciò è Baseball. Così come la brillante luce di Cooperstown e della sua Hall of Fame. È la continuità, lancio dopo lancio, ripresa dopo ripresa, partita dopo partita, stagione dopo stagione. È la pioggia che bagna il tappeto erboso tra il disappunto dei tifosi sulle tribune inzuppate d'acqua. È il click delle macchine da scrivere nella press-box che si svegliano come grilli salterini. Baseball è lo spavaldo bat-boy che parla al major-leaguer e prevede che otterrà una battuta valida. È una donna che festeggia il fuoricampo con un profondo abbraccio stringendo lo scorecard arrotolato nella mano. Il Baseball sono i chiari e freddi occhi di Rogers Hornsby, i luccicanti spikes di Ty Cobb, il folletto che risponde al nome di Rabbit Maranville ed è Jackie Robinson che invoca la giustizia all'Auditorium di fronte a tutti. Baseball?, è solo un gioco, così semplice come la mazza e la pallina. Ma è anche complicato perchè simboleggia lo spirito americano. È uno sport, un affare, una religione. Il Baseball è la tradizione delle divise in flanella dei Knickerbockers e l'umiliazione di essere pescato fuori dalla base. È la dignità dell'arbitro che si affretta durante la partita e ti avvisa agitando con rapidità il suo pollice. È l'umore e il divertimento che immobilizza il pubblico di fronte ad un cucciolo errante, che attraversa il diamante in fuga dagli addetti al campo e dal più veloce esterno. È l'ansia e l'emozione senza respiro dei tifosi dopo aver visto il battitore steso per terra nel box. I soprannomi sono il Baseball, come Zeke e Pie, come Kiki e Home Run e Cracker e Dizzy e Dazzy. Il Baseball è un vaporoso e sudaticcio spogliatoio dove le speranze e i sentimenti sono nudi come gli atleti sotto la doccia. È la panchina ticchettata dal viavai continuo degli spikes e sono le ombre che corrono al tramonto attraversando lo stadio vuoto. È l'interminabile lista di nomi nel foglio del line-up, spesso abbreviati, quasi irriconoscibili. Anche i contratti sono il Baseball. Lui chiede milioni di dollari altrimenti non muove un singolo muscolo. Ma è anche il ragazzo che fa l'autostop dal South Dakota alla Florida per effettuare un provino. Chiacchere, discussioni, Casey at the Bat, figurine, foto, Take me out to theBallgame. Tutto questo è Baseball. Il Baseball è un rookie il cui pomo d'Adamo non è più grosso della sua esperienza. Ma è anche l'acciaccato veterano che spera che i suoi muscoli lo possano portare verso i soffocanti mesi di Agosto e Settembre. Per nove riprese il Baseball è la storia di Davide e Golia, di Sansone, di Cenerentola, dell'Iliade e del Conte di Montecristo. È Willie Mays che gioca a baseball per le strade di S.Francisco col manico di scopa insieme ai bambini. È la voce strozzata di Lou Gerhig che dice "Mi considero l'uomo più fortunato sulla faccia della Terra". Il Baseball è il sigaro, il fumo, le noccioline arrostite, The Sporting News, il mercato invernale, lo Stretch del settimo inning, i gomiti e le spalle infiammate, le mazze rotte, la no-hit e le note di The Star Spangled Banner. Il Baseball è Bob Gibson che prima della partita si avvicina e ti sussurra: "I'm gonna hit you today", e puoi esserne sicuro, lui lo farà. È Roy Campanella che dice ai finanzieri di tutta America che "Bisogna essere uomini per giocare in Major League, ma bisogna anche conservare un animo da bambino". Questo è il Baseball, creato per gli uomini, creato per i fanciulli.

* Riferimento a Connie Mack, l'unico manager a dirigere la squadra in giacca e cravatta.
** Babe Ruth
***Terminata la carriera come giocatore Moe Berg venne assunto presso "The Office of Strategic Services" durante la II Guerra Mondiale come agente segreto al servizio del Governo Statunitense.

domenica 7 ottobre 2012

THE LEGACY

Giocare a baseball è fantastico, parlarne aggiunge un tocco di fascino. Raccontare e discutere dell'Old Game è un legame, una connessione, un'eredità offerta da chi è stato prima di noi. Valorizzare questo lascito è molto importante perchè attraverso di esso ora possiamo ammirare questo sport nella sua più elevata forma di spettacolo. Fino a pochi decenni fa, era impensabile poter assistere alle prestazioni degli odierni giocatori, i quali si avvicinano sempre di più al limite delle umane possibilità. Ma il ricordo dei grandi del passato, cioè quelle leggendarie figure, quasi eroiche, che hanno contribuito allo sviluppo e all'espansione del baseball, è vivo nella memoria degli americani. Nessun serio appassionato si sognerebbe di sminuire le prestazioni degli atleti del passato perchè senza di loro non ci sarebbero quelli di oggi. L'impatto che hanno avuto i vari Cobb, Ruth, Jackson, Johnson, Feller, Hornsby, Di Maggio, Williams, Mantle e così via, è stato a dir poco esplosivo. Lo stesso si può dire di quella grande leggenda giapponese, cioè quel Sadaharu Ho che guida la classifica dell'intero pianeta del baseball con i suoi 868-HR in 21 anni di carriera sportiva (1959-1980). Cosa avrebbero fatto questi grandi del passato in un baseball moderno come quello attuale?. Well, non ci sono dubbi. Avrebbero fatto le stesse cose e il motivo è semplice. Questi atleti possedevano un dono degli dei come il talento, ovvero l'innata predisposizione ad un gioco come il baseball, l'intuito e l'istinto che rappresentano qualità impossibili da insegnare. Se a tutto questo si aggiungono l'intelligenza e la capacità cognitiva di performare, ecco che questi atleti sono pronti per giocare in una qualsiasi epoca. OK!, probabilmente, a livello di statistiche e numeri si potranno osservare delle differenze che, tutto sommato, non inquinerebbero la loro immagine di grandi campioni perchè il talento non conosce nè frontiere nè barriere temporali, è eterno. In questi ultimi 10 anni sono caduti alcuni primati importanti realizzati nel primo ventennio del secolo scorso. Ci sono voluti 84 anni e un giocatore giapponese per battere il record stagionale di battute valide detenuto da G. Sisler con 257 hits nel 1920. Ichiro Suzuki ne realizzò 259 nel 2004. Se Sisler avesse giocato anche lui un campionato a 162 partite invece di 154, chissà!. Nel Settembre del 1985, P. Rose ottenne la sua valida N°4192 in carriera battendo il precedente record appartenuto a Ty Cobb ritiratosi nel 1928. Cobb giocò regular seasons di 140 e 154 partite. Altri records:

SLUGGING PERCENTAGE in SINGLE SEASON:
Barry Bonds .863 nel 2001. Precedente: B.Ruth .847 nel 1920
BASI su BALL in SINGLE SEASON:
B.Bonds con 177 nel 2001. Precedente: B.Ruth 170 nel 1923
PUNTI SEGNATI in CARRIERA:
R.Henderson 2295 nel 2001. Precedente: Ty Cobb 2246 nel 1928
PERCENTUALE di ARRIVI in BASE in SINGLE SEASON:
B.Bonds .582 nel 2002. Precedente: T.Williams .553 nel 1941
Questi sono solo degli esempi Altri records sono stati battuti, ma tanti ancora resistono come le 511 vittorie in carriera di Cy Young ritiratosi nel 1911, oppure il PGL (punti guadagnati sul lanciatore), sempre in carriera, di 1.82 di Ed Walsh, ritiratosi nel 1917. Poi ci sono i 191 RBI di Hack Wilson nella stagione del 1930, le 56 partite consecutive in cui Di Maggio ottenne una valida nel 1941. La più alta MB stagionale, .426 di Nap "The assassin" Lajoiè, ottenuta nel 1901. Sono solo alcuni dei tanti records che forse rimarranno imbattuti ancora per molti anni. D'accordo, erano altri tempi. I campi, le attrezzature da gioco, i guantoni, le palline e le mazze non erano certo come quelle odierne. I viaggi, le trasferte e gli alberghi erano ben lontani dalle comodità attuali. Le regole, le difese  la zona dello strike, più ampia di quella attuale. Ed infine gli arbitri, poveri martiri, che per molto tempo dovettero dirigere una gara da soli e che molte volte si affidavano alla fama e alla notorietà del battitore per giudicare un lancio. "Se Mr. Cobb non gira la mazza, è un ball!", oppure "Se Mr. Hornsby ha guardato il lancio, vuol dire che non era uno strike!". Queste erano le classiche risposte degli arbitri di fronte alle proteste dei lanciatori. Erano tempi duri per i battitori che dovevano affrontare le traiettorie insidiose della spit-ball, della pallina tagliata e raschiata con la carta vetrata. Si giocava spesso con una sola pallina, immaginarsi alla sesta o alla settima ripresa a cosa poteva assomigliare, forse ad un oggetto di forma sferica e scura, difficilmente visibile. Spesso era diretta alla testa del battitore che al tempo non indossava il caschetto protettivo. Ebbene, entrare nel box di battuta e affrontare un lanciatore di quell'epoca, non era cosa facile, eppure con tutte le difficoltà gli sluggers sono riusciti ad intrattenere milioni di tifosi, creando un forte legame che si è sempre più consolidato nel corso degli anni. Sono stati proprio quei giocatori, i veri protagonisti che hanno delineato quel margine di distinzione che separa il buon atleta dal fuoriclasse. Grazie a loro possiamo ammirare le superstars odierne nell'intento di raggiungere quei limiti, quei traguardi riservati a baseball-player di eccellenza. Gli storici dell'Old Game, non si sognerebbero di sminuire queste figure leggendarie dicendo che i lanciatori di una volta non erano all'altezza di quelli di oggi e che le difese non erano spettacolari e dinamiche come adesso. Discorsi di questo tipo appartengono a quella mandria di tifosi grossolani che affollano i bars e i pubs bevendo birra e whiskey,  sputando veleno sulle squadre avversarie senza nemmeno risparmiare insulti alla propria squadra quando perde. Valorizzare gli avversari e i grandi del passato appartiene ad un numero esiguo di acuti osservatori, di appassionati animati da una profonda analisi dove la vera differenza è costituita dalla cultura verso la pratica sportiva. Tra gli argomenti più interessanti da affrontare nel baseball quello della battuta riveste un posto d'onore. Essendo il gesto atletico più difficile di ogni sport attuale, le teorie, le tecniche e gli approcci mentali si sono susseguiti nel tempo creando a volte confusione e incomprensione. Una cosa va detta: la tecnica di battuta, in sostanza, non è cambiata da un secolo a questa parte. L'unica differenza sono le mazze e il caschetto. Per il resto, i battitori di un tempo sapevano come battere, come usare le varie strategie e come affrontare un buon lanciatore. Tutto è confermato dal fatto che certi records del passato hanno resistito per oltre 50, 60 ed anche 70 anni prima di cadere, mentre altri records resistono ancora a distanza di quasi un secolo. Le statistiche offrono dei risultati interessanti sul numero di HR realizzati in una stagione sommando le due leghe AL e NL.
Anno 1901:  455 HR
 "       1910:  361 HR
 "       1920:  630 HR
 "       1930: 1565 HR
 "       1940: 1571 HR
 "       1950: 2073 HR
 "       1960: 2128 HR
 "       1970: 3429 HR
 "       1980: 3087 HR
 "       1990: 3317 HR
 "       2000: 5693 HR
 "       2012: 4880 HR (al momento in cui scrivo, manca 1 sett. a fine stagione).

Questo mostruoso aumento di shots sulle tribune ha poco a che vedere con la qualità dei battitori, se non in minima parte. Bisogna considerare un miglior approccio con la dieta quotidiana, allenamenti mirati al potenziamento atletico e muscolare. Le palestre offrono macchine altamente tecnologiche. Le palline, sempre più compatte e leggere, esplodono letteralmente al contatto con la mazza. Ma soprattutto, la riduzione delle dimensioni dei campi ha permesso questo aumento della produzione di homeruns. Non ci sono più gli aeroporti come il Polo Grounds, il Griffith Stadium, Hilltop Park, Huntington Avenue Baseball Grounds, Weegham Park, Briggs Stadium, Shibe Park dove le distanze dal piatto di casa base all'esterno centro arrivavano a misurare 140, 150 e nel caso dell'Hilltop Park addirittura 165mt. In tutta sicurezza credo che anche per i moderni fuoriclasse sarebbe stato difficile terminare la stagione con 20 o 30 HR. Tanti dubbi si possono sollevare e tante argomentazioni si possono esporre, ma la sorgente che unisce ogni giocatore di ogni epoca è il legame, quella connessione che permette di perpetuare, di accogliere a braccia aperte ciò che è stato fatto in precedenza per poterlo rendere disponibile a coloro che verranno dopo. Rimanendo nel tema della battuta spesso ci si chiede se esiste il lancio più difficile da battere nel baseball. Intuitivamente si potrebbe rispondere che è un lancio fuori dalla zona dello strike, oppure la fast-ball, il change-up o lo slider. Niente di tutto questo. Il lancio più difficile da battere è quello che il battitore non si aspetta. Ma anche qui, possono sorgere dei dubbi perchè ogni successo in un turno di battuta può derivare dal corretto ragionamento in una particolare sequenza di lanci. Però è anche vero che restare per molto tempo nel box di battuta è più stressante per il battitore. In definitiva non c'è una risposta ben precisa, cioè non esiste il lancio più difficile da battere e se "tutti gli strikes sono lanci buoni da battere, non tutti i lanci buoni da battere sono strikes!".
G.Mirra-R.Laribee-T.LoNero Nettuno 1982
Russ Laribee, AAA con Boston e prima base con la Sicma Nettuno nel 82 dice: "Come battitore, potrei anche avere un'idea del lancio che mi può arrivare, dipende dal conteggio dei balls e degli strikes e dalla situazione di gioco, ma rischierei molto se quel tipo di lancio non dovesse arrivare. Il mio approccio fondamentale è sempre stato quello di battere la situazione di gioco e non il lanciatore. Prima di tutto, continua Russ, "non ho mai pensato ad un lancio basso ed esterno. Perchè avrei dovuto farlo?. Non sarei riuscito a batterlo con autorità in ogni modo. Ho sempre pensato alla situazione di gioco. Quando andavo a battere con il corridore in seconda e zero out, sapevo che il lanciatore avrebbe fatto il possibile per tenere la palla lontano da me essendo un battitore mancino. Come minimo avrei voluto far avanzare il corridore in terza base. Questo vuol dire che mi posizionavo vicino al piatto per incoraggiare il lanciatore a tirarmi interno. In quel caso pensavo solo a quella zona dello strike con l'intenzione di battere forte in anticipo. Il lanciatore, vedendomi più vicino al piatto, pensava che ero pronto per un lancio esterno e invece...booom!. Sorpresa!. Per me è sempre stato difficile prevedere un lancio senza conoscere la situazione di gioco. Quando giocavo la mia idea era quella di obbligare il pitcher a lanciare dove volevo io. Ricordo quando venni in Italia e affrontai Lou Colabello. Mancino contro mancino, la sua curva era un incubo per me. Al primo turno realizzai un homer a destra sopra la casa a Nettuno. Al secondo turno, sapevo che mi avrebbe lanciato nella zona esterna del piatto. Mi avvicinai e colpìì la sua fastball esterna per l'homer N°2 a sinistra del campo. La terza volta sapevo che avrebbe lanciato con più attenzione e allora mi spostai in avanti nel box di battuta sfidandolo a lanciarmi interno come volevo io. Risultato?. Home Run N°3!". Russ aggiunge che lui ha avuto un grande vantaggio perchè negli spring training ha avuto un maestro come Ted Williams e che spesso si trovava con lui seduto in panchina a parlare di battuta. "Alla fine, conclude Russ, "quando andavo a battere mi concentravo sulla fastball per potermi aggiustare agli altri tipi di lancio. Un pitcher con un buon movimento del suo change-up, è sempre stato una spina nel fianco per me. Non c'è confronto. Il duello lanciatore-battitore, è quello più affascinante che ci sia nello sport. È una partita a scacchi che si rinnova in continuazione". Da Boston, ci spostiamo verso il caldo tepore della West Coast, a Los Angeles dove Wes Mitchell AA con Cleveland e protagonista in Italia per diversi anni con le squadre di Torino, Firenze e Rimini dice: "Se sei Paperino, tutti i lanci sono difficili da battere. Difficile poter rispondere con efficacia perchè ogni battitore possiede abiltà atletiche diverse e il lancio difficile per qualcuno può non esserlo per altri. Avendo giocato anche nel ruolo di lanciatore, ho sempre pensato che un lancio nella zona bassa esterna dello strike sia quello più difficile da battere. Sono pochi, anche tra i battitori di oggi, quelli che riescono a colpire con forza e autorità quel tipo di lancio. Lo slider basso esterno era il mio lancio migliore, non so se Mike Romano si ricorda, dopo una partita mi disse che non aveva mai visto uno slider ben posizionato nella zona bassa esterna come quello che gli avevo lanciato in partita. Il lanciatore è in vantaggio, è lui che ha la pallina in mano ed è lui che inizia le danze. Ecco perchè molti battitori sono selettivi nella scelta del lancio da battere. La battuta riguarda molto il tempismo perciò se uno gira un lancio che non si aspetta, le possibilità di ottenere una battuta valida cadono drasticamente. Anche per i buoni battitori può essere un problema. Magari battono, ma non ottengono una battuta insidiosa. D'altronde lo scopo del lanciatore è quello di confondere il più possibile il battitore, il quale si concentra per uno specifico lancio fino a quando non ha due strikes a carico. In quel momento, il buon battitore si predispone con un atteggiamento diverso detto protective mode, dove lo swing e il tempismo non vengono compromessi dalla diversa velocità della pallina". Continua Wes, "I lanci dritti, in genere, hanno una traiettoria rettilinea, per cui un battitore deve concentrarsi sulla zona e sulla reattività. I lanci ad effetto invece non sono tutti uguali. Oltre alla diversa velocità e alla zona di strike, possiedono una diversa parabola che può essere più o meno incisiva. Un battitore che riesce a reagire bene in 4/10 di secondo, sicuramente vedrà le sue probabilità di successo aumentare sensibilmente. E per finire, il Baseball è l'unico sport dove 7 fallimenti su 10 rappresentano un grande successo".
1980-Engel Stadium-W. Mitchell AA CLE
Infine, c'è anche Lenny Randle che racconta la sua esperienza in Major League dove ha giocato in diversi clubs tra cui i Mets, i Washington, i Texas, gli Yankees, i Cubs ed infine i Mariners con i quali, nel 1982, concluse la sua cavalcata in Grande Lega. Lenny catturò l'attenzione su di sè quando il 27 Maggio del 1981 contro Kansas City, in seguito ad un bunt eseguito da Amos Otis vicino alla linea di terza base, soffiò sulla pallina nel tentativo di mandarla in zona foul. Fu anche protagonista contro i Montreal Expos nel 1977, quando realizzo l'homer vincente alla 17esima ripresa. Nel 1983 fu la vera attrazione del nostro campionato dove giocò per la squadra di Nettuno, vincendo la classifica della media battuta con .477. "L'unico lancio che mi mette in difficoltà, è quello che non vedo", esordisce Lenny, "Non è mai successo, anche quando una volta affrontai Nolan Ryan e su un lancio di 104Mph realizzai un bunt-valido verso il seconda base. "God bless, no stress!", ho giocato a baseball in giro per il mondo, in Giappone, Canada, Porto Rico, Korea, Venezuela, Repubblica Dominicana affrontando i migliori lanciatori. La risposta è semplice. Il lancio più difficile da battere è quello fuori dalla zona di strike. Però ci sono battitori come Ichiro e Guerrero che riescono a battere anche palline a pochi cm. dal terreno. Yogi Berra batteva anche i lanci all'altezza della testa. Il riferimento è il piatto di casa base. Quello non si muove. Anche l'organizzazione dei Pittsburgh Pirates insegna ai giovani a colpire i lanci fuori dalla zona dello strike. "Gira la mazza!, ragazzo, gira la mazza!", questo è il mio motto. Fare tanto esercizio è la chiave di tutto perchè aumenta la confidenza". Lenny Randle attualmente insegna il baseball nella sua Pro Baseball Academy a Diamond Bar in California, poco distante da Los Angeles.
http://lennyrandlesportstours.com/
1983-Nettuno-L.Randle
Roberto Clemente è stato probabilmente il più grande battitore di lanci fuori dalla zona dello strike. Nel nostro campionato ci fu il guatemalteco Carlos Guzman, ricevitore per la squadra di Ronchi dei Legionari e della grande World Vision di Parma. Anche con 2 strikes a carico, "Cabrito-Guzman" riusciva a battere i lanci sopra la testa con il suo chop-down-swing. Babe Ruth diceva che per battere bisogna essere persone speciali che si allenano tanto. Ty Cobb diceva "Io non giro la mazza, colpisco la pallina". Pete Rose era semplice ed essenziale "Guarda la palla, batti la palla". Mantle voleva battere sempre la pallina fuori dallo stadio. Gwinn, composto, elegante ed efficace. Williams, intelligente, metodico e scientifico. Non c'è nulla di diverso da quello che Weston, Russ e Lenny hanno brevemente illustrato in queste righe. Loro lo sanno perchè hanno mantenuto saldo il legame e gli insegnamenti con i grandi del passato. Battere è storia antica che si ribadisce anno dopo anno. Nulla di nuovo, un secolo fa sapevano come si batte una pallina e come muoversi su un campo da baseball.

martedì 1 maggio 2012

ERCOLE e ACHILLE

Non c'è mai stato un quadro più drammatico della struttura finanziaria del baseball da quando, tra il 1910 e il 1914, i Philadelphia Phillies scesero in campo con un pacchetto di interni valutato $100.000. Se oggi, si spargesse la voce che il seconda base Eddy Collins è un free agent, i proprietari delle squadre farebbero le corse in banca scorrazzando con i loro furgoni pieni di dollari. Quando Connie Mack, alla fine del 1914 decise di vendere i suoi infielders super salariati, non ottenne molto in cambio, soprattutto con Home Run Baker. Le critiche furono aspre nei confronti del leggendario Mack, perchè i suoi giocatori, a parte Collins, erano pressochè sopravvalutati. Jack Berry, interbase, era un battitore da .250 di media. Stuffy McInnis, prima base, era un buon giocatore con buone statistiche, ma nulla di straordinario. Baker, un solido terza base, ebbe soltanto qualche stagione straordinaria come battitore. Altri giocatori contribuirono alla  delusione per le loro prestazioni sportive. Rube Oldring e Amos Strunk furono due dei migliori esterni dell'epoca e Jack Coombs vinse 79 partite in tre anni prima di fare i conti col dolore alla spalla. Nonostante l'ostilità dei mass-media, gli Athletics vinsero il titolo di lega 4 volte, tra il 1910 e il 1914, fallendo solo nel 1912. Se avessero vinto anche in quell'anno sarebbero diventati la prima squadra nella storia a vincere 5 titoli consecutivi di lega. I motivi di questo inciampo furono 2, entrambi sorprendenti. Il primo riguarda Sheldon Chief Bender, nativo indiano della tribù degli Ojibwa, che nel 1912, non ebbe una buona annata vincendo solo 13 partite per gli Athletics. Il Capo Indiano Chief viene accreditato dalla storia come il primo pitcher in assoluto ad usare il Nickel Change, un tipo di lancio che diventerà famoso, quello che oggi viene chiamato Slider. La seconda ragione fu un altro lanciatore, Smokey Joe Wood dei Red Sox che nel 1912 vinse 34 partite portando i Boston a vincere le WS. Nel primo ventennio del secolo scorso, le innovazioni introdotte a livello strutturale furono importanti e decisive per il futuro dell'Old Game come l'ingresso della nuova  American League, avvenuto nel 1901 sulle ceneri di quella che si chiamava in precedenza Western League. Il Junior Circuit, così viene chiamata l'American League, del fondatore e Pres. Ban Johnson, diede  l'opportunità di espandere l'ambiente professionale, aggiungendo, oltre alle nuove squadre, anche una fitta ragnatela di sotto-squadre, sviluppando ulteriormente le basi per quello che in seguito verrà chiamato Farms System, dove tante giovani promesse avrebbero avuto l'opportunità di mettersi in evidenza. L'American League fu anche la prima Lega ad adottare la regola del Battitore Designato. Ron Blomberg degli Yankees, fu il primo DH della storia del baseball. Il 6 Aprile del 1973 si presentò in battuta contro Louis Tiant dei Boston Red Sox e ottenne una base su ball. Curiosamente, nel 1906, il  Genius Connie Mack, propose di adottare questa regola per evitare che i lanciatori andassero in battuta visto e considerato il notevole sforzo atletico al quale venivano sottoposti. Attualmente, solo la  National League e la Nippon Prof. Baseball Central League, Giappone, non usano il Battitore Designato. Nei primi decenni del secolo scorso si alternarono grandi giocatori e vennero abbattuti  parecchi records, alcuni dei quali resistono ancora oggi. Nel 1910 Russ Ford, lanciatore alla sua prima stagione con gli Yankees, vinse 26 partite effettuando più di 200 strikes-out.  Il suo repertorio di lanci comprendeva la Palla Veloce, la Palla Sputata, la Palla Tagliata, graffiata con carta vetrata o taglierino e la Knuckle Ball. La media battuta fu vinta da Ty Cobb per la quarta stagione consecutiva proprio all'ultimo giorno di campionato. Fu un titolo contestato e controverso perchè Cobb non giocò le ultime due partite di stagione dicendo che aveva problemi agli occhi. L'altro contendente era Nap Lajoie dei  Cleveland, un battitore devastante a tal punto che molti storici affermano che Nap con la velocità di Cobb avrebbe battuto con una media di .500. Ecco cosa successe in quell'ultimo giorno della stagione 1910. Il 9 Ottobre Lajoie giocò un doppio incontro affrontando i St.Louis Browns. Il manager Jack O'Connor dei Browns, che detestava Cobb, disse al suo  giovane terza base, Red Corriden, di giocare profondo e vicino all'erba altrimenti Lajoie l'avrebbe ucciso con una legnata. Vedendo l'opportunità di incrementare la sua media battuta, Lajoie, nelle due partite fece 6 bunt validi più un triplo e una valida interna per un totale di 8 su 9, compreso un arrivo in base su errore dello shortstop. Charles Alexander, autore del libro Ty Cobb, scrive che il coach dei Browns, Harry Howell, mandò il bat-boy dallo scorer ufficiale, E.V.Parrish, con un biglietto in cui c'era scritto di cancellare l'errore in cambio di un vestito nuovo. Parrish non acconsentì. Il giorno dopo sui giornali venne decretato Lajoie come vincitore  della media battuta e questo fatto sollevò furiose polemiche a Detroit. Tuttavia il risentimento nei confronti di Cobb portò i suoi stessi compagni di squadra a scrivere un telegramma a Lajoie congratulandosi per  la vittoria. Il presidente Ban Johnson convocò nel suo ufficio il manager O'Connor, il coach Howell e il terza base Corriden e dopo averli consultati decise di espellere a vita i due managers mentre per il rookie terza base la carriera  continuò. Finalmente, la rivista The Sporting News pubblicò le statistiche ufficiali:
Ty Cobb      MB .385,0687
Nap Lajoie  MB .384,0947
La vicenda non finisce qui perchè negli anni 80, lo storico del The Sporting News, Paul McFarlane, scoprì che Cobb venne erroneamente accreditato di due valide in più durante quella stagione ma il commissioner del tempo, Bowie Kuhn, rifiutò di togliere il titolo a Cobb preservando così la sua striscia di 9 titoli consecutivi di battuta. The Georgia Peach, Ty Cobb, fu ancora più terribile nel 1911, vincendo tutte le classifiche  d'attacco tranne quella dei fuoricampo, terreno esclusivo di Home Run Baker che guidò la classifica con 11. Va ricordato che in questo periodo, denominato Dead Ball era, le strategie di gioco erano impostate sulle smorzate, i batti e corri e le rubate. Pochi homers in quel periodo, i campi avevano dimensioni più vaste, basti pensare che il West Side Grounds di Chicago, nella zona  del centro-esterno, aveva una distanza da casa base di 560ft, 170,69mt, lo stadio Huntington Avenue Grounds di Boston arrivava all'assurda distanza di 635ft da casa base alla recinzione dell'esterno centro, 193,55mt. Stesso discorso per il Braves Field, il Polo Grounds, il Griffith Stadium. Le palline erano diverse, meno compattate e spesso con una di esse si completava una partita. Ad ogni foul-ball sulle tribune i  tifosi erano obbligati a rilanciare la pallina in campo. I lanciatori usavano ogni forma di strategia per rendere la traiettoria di lancio il più imprevedibile possibile. Dallo sputo col tabacco, alla strisciata contro qualsiasi parete ruvida o gancio o coltellino. Di solito verso le ultime riprese la pallina era morbida, scura e non perfettamente sferica. Non era facile batterla lontano e non era facile nemmeno per le difese. Nel 1920 vennero introdotte nuove palline con un corpo centrale più compatto e da lì in poi Babe Ruth cambiò radicalmente la visione del baseball. Cobb vinse ancora la classifica dei battitori con un travolgente .420 di media con 248 battute valide in 146 partite giocate. Joe Shoeless Jackson dei Cleveland Indians si piazzò al secondo posto con una incredibile media di.408. I due battagliarono per tutta la stagione e non ci fu un giorno in cui Cobb andò sotto i .400 di media. Dopo 80 partite la Georgia Peach veleggiava alla mostruosa quota di .450, mentre Shoeless era a .380. Dopo 100 partite Cobb era a .417 e Jackson a .398. Dopo 130 partite Cobb era a .416 e Jackson ancora a .398.
Poi ci fu Rube Marquard, un ebreo acquistato dai Giants per l'astronomica cifra di $11.000 che si impose come un temibile lanciatore sfruttando la sua velocità e il forkball unitamente ad un pregevole controllo. Nel 1912 vinse 19 partite consecutive, un record ancora imbattuto. Un altra stella fece l'ingresso in Major League, fu Grover Alexander dei Phillies, che realizzò l'impossibile e inattaccabile record vincendo 28 partite in qualità di rookie-pitcher. Tanti nomi importanti passarono per quel periodo storico in quanto molti di loro realizzarono sorprendenti performances forse improponibili ai giorni  nostri. Questi atleti segnarono la differenza che intercorre tra l'essere un buon giocatore ed essere una superstar. Questo limite sarà la muraglia di riferimento, l'obbiettivo per entrare nella leggenda e che vedrà l'avvicendarsi  dell'Era del Bambino che, grazie alle sue doti di attacco frantumerà quella muraglia. Proprio in questo periodo vennero tracciate le fondamenta per creare la più forte squadra di tutta la storia, che vedrà i  Murderers Row, ovvero i New York Yankees, salire sulla vetta più alta dell'Olimpo degli Dei. È il Paganesimo dell'Old Game che si intreccia col mito di Ercole e del Pelide Achille. Storie e leggende che si fondono armoniosamente per  affermare la più alta sublimazione dell'essere. L'Ateismo.

venerdì 27 maggio 2011

CREEPY CHILLS

Parlare di morte, ormai è un fatto quotidiano. Come sottolineano i giornali e la TV, le top news riguardano sempre la morte. Forse è affascinante e coinvolgente al punto che i luoghi macabri diventano mete turistiche. Eh già, la morte è business, si fanno i palanchi. A pieni polmoni si grida ormai: "Dacci oggi la nostra morte quotidiana". Forse impariamo ad affrontarla, oppure la vogliamo esorcizzare. Vogliamo forse vivere fino a 200 anni?, bisogna essere masochisti. Il Triste Mietitore entra nelle nostre case e talvolta soggiorna e talvolta se ne va. Talvolta è un bianco iceberg vellutato circondato dal suo immenso silenzio e cullato dalle onde nel suo viaggio indolente verso Sud. Ma la morte sa essere anche bizzarra e capricciosa, come ad esempio successe al grande tragediografo greco Eschilo vissuto nel V secolo A.C. Secondo la leggenda, le aquile prendevano le tartarughe tentando di rompere il carapace lasciandole cadere sulle rocce. Un'aquila scambiò la testa di Eschilo per una di esse. Considerato il fatto che Eschilo  era calvo, il rapace lasciò cadere una tartaruga sopra la testa del grande artista. La tartaruga non si ruppe, la testa di Eschilo sì. Oppure vi fu la vicenda di sei persone che annegarono nel tentativo di salvare un pollo caduto in un pozzo, nell'Egitto del sud. Un agricoltore di 18 anni fu il primo a scendere nel pozzo profondo circa 15 metri. Annegò apparentemente dopo che una corrente subacquea lo trascinò giù. La polizia disse che sua sorella e i due fratelli, nessuno dei quali sapevano nuotare, si calarono uno alla volta per aiutarlo ma annegarono anche loro. Poi arrivarono due agricoltori più anziani per aiutarli. Ma tutti furono apparentemente trascinati giù dalla stessa corrente subacquea. I corpi dei sei cadaveri vennero tirati fuori dal pozzo del villaggio di Nazlat Imara, 240 miglia a sud del Cairo. Anche il pollo fu tirato fuori. Sopravvisse. Talvolta la morte va a braccetto col fato o col destino. Sembra che entrambi lancino una monetina e facciano a testa o croce. La notte del 27 agosto 1990, all'Alpine Valley Music Theater, vicino a East Troy, Wisconsin, dopo aver partecipato ad un grande concerto con Eric Clapton, Robert Cray, Buddy Guy e il fratello Jimmie, Stevie Ray Vaughan salì su un elicottero per tornare al suo albergo di Chicago. Come dichiarato in seguito dallo stesso Clapton, Vaughan, stanco per il concerto, chiese di prendere il posto di Clapton e di partire per primo. Poco dopo essere decollato, il velivolo si schiantò contro una collina a causa della fitta nebbia e della poca esperienza del pilota.Le tre persone a bordo, un collaboratore di Eric Clapton, il pilota, e Stevie Ray Vaughan, morirono nell'incidente.
 E cosa successe a McGaha?. Il giorno 11 del mese di Giugno del 1964 Mel McGaha fu nominato manager degli Athletics di Kansas City. Non avrebbe mai potuto accettare questo incarico se non avesse cambiato posto a sedere sul pullman, in un giorno d'estate del 1948. In quell'anno McGaha aveva 22 anni ed era animato dal desiderio di arrivare a giocare in Major League come interno. Avendo firmato un contratto con l'organizzazione dei Cardinals, McGaha venne indirizzato in Minor League per fare esperienza con destinazione Duluth (Minnesota). Quel giorno il club doveva giocare a St.Cloud (Minn.). McGaha arrivò presto e fu il primo a salire sul pullman. Prese posto a sedere posizionandosi proprio dietro al sedile dell'autista. In quel modo poteva osservare la strada che per lui risultava efficace per combattere i suoi disordini allo stomaco. In breve il pullman si riempì con tutti i giocatori. L'ultimo che salì a bordo fu un giocatore che all'occorrenza faceva anche, come si direbbe nel baseball il Pinch-Driver ovvero il sostituto-autista. Si rivolse a McGaha e disse "Hey Mel, quello è il mio posto". Essendo un rookie, McGaha si trovò nella condizione di dover accettare quella richiesta. Si alzò e vide con tristezza che l'unico posto libero era in fondo al pullman nella penultima fila. Non avendo altra scelta McGaha si sedette in quel posto e il pensiero di affrontare il viaggio già gli produceva disturbi allo stomaco. Fu così che, dopo circa un'ora e mezza di viaggio, un camion che procedeva in senso opposto sbandò improvvisamente andandosi a schiantare frontalmente contro il pullman della squadra. Il bus si rovesciò e prese fuoco.Quattro giocatori, il manager e l'autista morirono sul colpo. Tra i morti vi era anche il giocatore Pinch-Driver che aveva fatto allontanare McGaha dal posto a sedere. Sul pullman vi erano 17 giocatori, ma solo 3 riuscirono in seguito a giocare a baseball. McGaha fu uno dei tre, ma i danni provocati dall'incidente gli indebolirono il braccio ed ecco perchè iniziò a pensare ad un percorso sportivo come manager nonostante la tenera età di 27 anni. "Nell'impatto col camion fui scaraventato in avanti", raccontò Mel McGaha, "Istintivamente mi riparai il volto portando in avanti le braccia e mi aggrappai ad un sedile col braccio destro. Quando il pullman si capovolse, anche tutto il mio corpo seguì la rotazione, tranne il braccio che rimase come bloccato. La spalla si distaccò completamente dalla clavicola. Fui fortunato",aggiunse McGaha, "ho rischiato di rompermi la schiena ma fui salvato da una borsa che si trovava tra me e la punta del bracciolo di un sedile. Quella borsa fece un pò da cuscino ammorbidendo l'urto della mia schiena. Con la schiena spezzata non sarei mai riuscito ad uscire dal pullman in fiamme". Talvolta la Morte dice "Per ora basta così, ma ci rivedremo". Ma perchè deve creare così tanto interesse e timore?. Che cerchio sarebbe la vita se non si può chiudere?. In fondo tutti l'hanno fatto prima di noi.
Mel McGaha

lunedì 10 gennaio 2011

LA SAPIENZA

Da anni ormai assistiamo alla formulazione, da parte di semplici appassionati Egittofili, delle più disparate tesi volte a spiegare come possano essere state edificate le Piramidi Egizie. Da sempre hanno attratto la curiosità e l'ammirazione di chi le ha osservate, sbalordendo migliaia di  generazioni fino ad oggi. Questo stupore da qualche  tempo si è tramutato in incredulità, scetticismo. Non soddisfatti nell'accettare le semplici spiegazioni che la scienza fornisce, ci si lascia affascinare dall'occulto, dal fantascientifico. La moda sui templari ne è la prova, così permeati di fascino e mistero, quando in realtà non erano altro che il braccio violento di una istituzione avida di potere. È cosa certa che furono proprio i Templari, in un periodo di pace, ad assaltare una carovana indifesa di commercianti musulmani scatenando quelle che poi furono chiamate Crociate, uno dei bagni di sangue più orribili della storia dell'umanità. Dimenticando quanto  bella, appassionante  e valida sia la storia, queste eretiche teorie non ritengono possibile che dei trogloditi di 4600 anni fa siano stati in grado di realizzare le piramidi. Così facendo si sminuisce quello che furono queste persone, la loro determinazione, la loro passione, la loro capacità, la loro ideologia, la loro dedizione. Si, perché è ora di sfatare una volta per tutte il mito dei poveri schiavi presi a frustate da muscolosi energumeni. L'Egittologia ha definitivamente confermato che a lavorare nel progetto di costruzione di questi monumenti non  furono gli schiavi, perchè è impensabile e assurdo credere che tale categoria sociale possa erigere simili meraviglie. Al contrario, tutto il popolo partecipò alla costruzione delle piramidi. Divisi in gruppi, e ben organizzati secondo le loro mansioni, gli Egizi, non potendo prendersi cura dei loro campi durante l'inondazione del Nilo si dedicarono ai lavori pubblici. La costruzione della tomba del Faraone, soprattutto durante le dinastie dell'antico Regno, non era vista come la volontà di un  superbo megalomane capriccioso e viziato, ma rappresentava la possibilità di offrire agli Dei un'offerta gloriosa, simbolo della dedizione di una nazione, in cui ogni risorsa veniva convogliata per garantire il risultato più grandioso e bello possibile. Abbellire le chiese con uno splendido arredo non è la stessa cosa?. Tra l'altro non si ritiene nemmeno  possibile che esse fossero semplicemente delle tombe, quando invece l'evidenza dice che lo erano. Solo tenendo presente questi fattori si può capire cos'ha spinto la civiltà Egizia a realizzare tali imprese. Certo, i tempi non permettevano l'uso di tecnologie avanzate, ma la loro abnegazione e volontà, unite ad ogni risorsa di conoscienza, hanno fatto miracoli. Non è successo lo stesso anche nel XX secolo, quando in campo militare la tecnologia ha compiuto balzi da gigante, in  momenti in cui in essa confluivano, purtroppo, gran parte delle risorse e delle  ricerche scientifiche e tecniche?. Premesso che l'uomo, quando si prefigge uno scopo trova i mezzi per realizzarlo, e premesso che anche gli antichi Egizi questo scopo ce l'avevano,  bisognerebbe far luce sui metodi che usarono gli egiziani per raggiungere il loro obiettivo. Le uniche prove che abbiamo riguardo alle tecniche di spostamento di grandi blocchi di pietra ci vengono dalle raffigurazioni  funerarie. In alcune tombe si vedono squadre di operai trascinare con l'aiuto di funi, statue colossali o massi adagiati su slitte di legno. Addirittura presso la tomba di Rekhmira è rappresentato l'uso di una rampa ascendente costruita con mattoni crudi per issare un blocco di pietra. Tra l'altro tracce di queste rampe sono state  trovate presso varie piramidi, come ad  Abusir. Queste scene figurate e questi resti di rampe ascensionali sono indizi e prove che attestano con certezza che gli antichi Egizi avevano la capacità di trasportare enormi blocchi di pietra. Certo, molti sono ancora i misteri su come poi avveniva nel particolare la realizzazione di questi splendidi monumenti, specialmente come progredivano mano a mano che si procedeva verso l'alto. Ma è su questi segreti che ci dobbiamo impegnare e dedicare. Non è rispettoso nè realistico formulare ipotesi farneticanti solo perché non ci sono ben chiari alcuni passi. Dobbiamo insistere nello studiare anche il più piccolo e minimo particolare, poiché ogni cosa può aiutarci a completare il puzzle. D'altronde l'Archeologia è una sorta di investigazione alla Sherlock Holmes, in cui non si può trascurare nulla e si deve rimanere con i piedi per terra e basarsi sui dati certi, non sulle fantasie. Per questo, chi veramente ama l'Egitto, i suoi monumenti ed i suoi antichi abitanti, non può far altro che continuare a dare fiducia e a confidare nelle capacità di quegli operai, ingegneri, architetti e anche sovrani che grazie al loro impegno realizzarono quelli che non sono solo un monumento alla loro civiltà, ma all'intero genio del genere umano….

                                                                    DAY OFF


 Day Off. Teniamo le mazze al caldo!. Un buon recupero e un buon riposo salutare è quello che ci vuole. La stagione è ancora lunga e tante emozioni troveranno spazio dentro di noi. Ciò che sta succedendo in Egitto è degno di attenzione, perchè è vero, vive il vero, F. Di Giacomo. L'antica terra dei Faraoni ancora avvolta nei suoi misteri antichi, sta ritrovando la luce, la luce di una umanità che inneggia all'equilibrio cosmico e naturale, come specchio della nostra armonia interiore. Gli Antichi Egizi ritenevano che il suono e il movimento avessero sottili effetti sulle sfere emotive, intellettuali e spirituali. Anche Pitagora l'aveva compreso grazie al suo soggiorno in Egitto. Ma le vere esperte in questo campo erano le sacerdotesse. Sarebbe inutile paragonare il ruolo delle sacerdotesse con quello assegnato di solito alle donne nella chiesa dei nostri giorni. Le donne cercano di diventare dei sacerdoti non delle sacerdotesse. Il sacerdozio secolare della donna è inaccettabile e forse è ritenuto anche blasfemo. La nostra esigenza di razionalismo e intellettualismo ha creato una frattura che gli egizi non avrebbero mai aperto. La nostra attuale mentalità è dominata dall'idea della separazione tra le cose. Viviamo in un mondo di specialisti e specializzazioni. Gli egizi non acconsentirono mai a innalzare la parte razionale della mente al di sopra di tutte le altre. La sfera della bellezza contava quanto quella della razionalità. Il nutrimento alla bellezza veniva espresso attraverso il suono e il movimento, senza i quali non poteva esprimersi il principio divino. Le sacerdotesse incarnavano questo principio perchè accordavano gioia, bellezza e grazia, rapimento divino e felicità. Le danze sacre accompagnavano sia i riti funebri privati sia i riti di stato riguardanti il faraone. Tali danze non avevano il compito di intrattenere e divertire, bensì quello di evocare specifici principi cosmici. La nostra mentalità religiosa non consentirebbe una processione di donne adornate in modo da evocare la bellezza, avvolte da un alone di profumi inebrianti che si muovono a tempo di danza. L'idea della bellezza divina è stata distrutta ed è scomparsa insieme alla distruzione del piacere e all'insorgere dell'odio per il corpo. Ancora una volta il culto della separazione ha voluto le sue vittime e, s'intende, che a perderci siamo stati noi. La Sapienza è stata ridotta a ortodossia e la spiritualità è diventata una meschina osservanza religiosa. Le sacerdotesse sono scomparse dal nostro orizzonte. Troviamo la sapienza egizia non nei libri, ma nelle proporzioni geometriche, nelle disposizioni architettoniche e nelle relazioni matematiche. Non esiste un singolo segreto, nè formule magiche nascoste, nessun trattato esoterico da trovare. La reputazione dell'Egitto e dei suoi misteri arcani è stata presentata in modo ingannevole. Essa non si basa su qualche dottrina magica, ma su una comprensione profonda ed ampia delle leggi naturali. La vera magia, l'opera divina, non proviene dalla manipolazione delle forze della natura. La Sapienza è fondata sulla conoscienza e scaturisce direttamente dalla comprensione. La Sapienza dà origine a bellezze di ogni genere, produce armonia attraverso qualsiasi forma di movimento e azione. È la luce interiore che si rispecchia in ogni affermazione. La Sapienza si mostra per sempre, non può fare altro. Troviamo forse qualche legame con ciò che stiamo vivendo?. Riusciamo a comprendere il lento e inesorabile degrado che si affaccia quotidianamente ai nostri occhi?. Forse siamo acciecati da questa endemica separazione e frammentazione che attanaglia noi stessi come fossimo reclusi?. Cerchiamo risposte in una corsa inquietante che nega l'incontro col passato, che vede le nuvole scomparire in fretta al loro passaggio. Società, altro non è che un nome garbato per definire l'inferno che respiriamo. E i bimbi?. Ah!, i bimbi. Tutti li amano, ma sono in molti a temerli, e non a torto. Essi infatti rappresentano il metro del nostro sfacelo. Urràh!, per il popolo d'Egitto, che come toro possente affronta i suoi nemici. Urràh!, per il popolo d'Egitto che come avvoltoio protettivo alleva i suoi figli. Vergogna a noi che come iene banchettiamo del nostro sangue.