Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

Translate

Visualizzazione post con etichetta NETTUNO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta NETTUNO. Mostra tutti i post

lunedì 24 luglio 2017

LA LETTERA DI RUSS

Questa lettera è stata scritta da Russ Laribee. Il suo racconto e le sue emozioni in quel lontano 1982, quando fece parte della squadra del Nettuno.
R. Laribee
22-7-2017
Ho smesso di giocare per Pawtucket Red Sox (AAA) nel 1981. Mi resi conto di non avere un futuro per arrivare in Major League. In quel periodo giocavo esterno, ma a Boston c'era un trio di Hall of Famers come Fred Lynn, Jim Rice e Dwight Evans. Non avevo possibilità. Chiesi di essere ceduto, ma fu inutile. In inverno la società mi fece pervenire un contratto per il 1982, io non firmai, chiedendo sempre di essere svincolato, ma la società non accettò. Finalmente proprio all'ultimo giorno di Spring Training, quando tutto il roster era stato annunciato, trovai una lettera nella mia box-mail con scritto i termini del mio rilascio. Immediatamente scrissi varie lettere ad altri clubs annunciando la mia disponibilità per giocare. Ho avuto tante risposte, una delle quali fu una telefonata di Tom Giordano dei Baltimore Orioles, il responsabile per le trattative con i nuovi giocatori. Mi disse che era interessato, ma a quel punto della stagione l'elenco dei giocatori era già stato ultimato. Mi suggerì di andare a giocare in Italia per restare in forma e per la fine di Maggio mi avrebbe fatto giocare a Rochester (AAA degli Orioles). Non avevo mai sentito parlare del baseball in Italia e Giordano mi disse di telefonare a Tom Shopay, un ex Major-League, (Yankees e Baltimore), proveniente da Bristol, Connecticut, che viveva a circa 10 minuti di macchina da dove ero cresciuto. Parlai con Shopay e fu proprio lui ad incoraggiarmi per venire in Italia, aggiungendo che aveva avuto una buona esperienza in quel paese. (Nota: Shopay giocò a Bologna nel 1980). Mia moglie era incinta di 6 mesi, però Tom Giordano mi assicurò che alla fine di Maggio avrei giocato per i Baltimore. Alberto De Carolis, amico di T. Giordano, mi telefonò per offrirmi un contratto con la squadra di Nettuno. Accettai con l'impegno che al mio arrivo a Roma, la prima tappa sarebbe stata quella di portare mia moglie all'ospedale per accertarne le sue condizioni di salute. Andò tutto bene perchè il medico aveva studiato negli Stati Uniti e parlava bene l'inglese. Al mio primo allenamento a Nettuno le tribune erano piene di tifosi. Rimasi sorpreso pensando che era solo un allenamento. Di sicuro si era sparsa la voce che la squadra aveva il suo nuovo slugger e tutti volevano vederlo, incontrarlo. All'inizio mi sentìì emozionato poi quando entrai nel box di battuta decisi di fare un pò di spettacolo. Cominciai a colpire la pallina spedendola sopra la casa che si trovava a destra, al di là della recinzione (Nota: la casa di Ronci). Mi stavo caricando e l'unico obbiettivo era quello di battere più lontano possibile. Alla fine ricevetti tanti applausi a scena aperta. In quel periodo mi allenai duramente. Correvo tutti i giorni per 6-7-Km e alle 8-AM ero sul campo insieme a Tony LoNero, Phil Sartori e Dan Bonanno. Eravamo consapevoli di essere a Nettuno per giocare a baseball e non per fare una vacanza. Verso la fine di Maggio stavo battendo circa 450 con un homerun in quasi tutte le partite. Ricordo la gara contro L. Colabello. Molti pensavano che un lanciatore mancino ed esperto mi avrebbe neutralizzato facilmente. Sono entrato in partita col massimo della concentrazione e ottenni un homer sulla fast ball, poi un altro su un lancio curvo e un altro ancora su uno slider. Mi è dispiaciuto per Colabello perchè ho constatato che era un buon ragazzo, una brava persona. Intanto la fine di Maggio si avvicinava e non riuscivo a contattare Tom Giordano. Lasciai anche dei messaggi nella segreteria telefonica senza mai avere una risposta. Sapendo che Giordano era molto amico di De Carolis, ho capito che le cose erano cambiate. Non più Rochester, ma dovevo stare a Nettuno per tutto il campionato. All'inizio rimasi deluso, ma col passare dei giorni apprezzai molto Nettuno e la sua gente. Andavo in giro per la città con un piccolo vocabolario di lingua italiana in modo da poter comunicare con tutti. Parlavo italiano anche con gli americani della squadra e nel giro di un mese imparai abbastanza bene la lingua, tanto da essere fluido e scorrevole. Per me è stato come un sogno che si avvera. Desideravo che questa lingua diventasse la mia preferita. Sono dispiaciuto perchè al mio ritorno negli States non conoscevo nessuno con cui parlare in italiano e piano piano ho perso la capacità di farlo. Dovevo tornare in Italia anche l'anno successivo (1983), ma la squadra cambiò sponsor e di conseguenza tutti i contratti fatti in precedenza vennero annullati. Sono stato molto bene a Nettuno, ho conosciuto tante persone, tanti amici ma soprattutto non mi sono mai sentito come uno straniero. Quando camminavo sulla spiaggia, o stavo seduto in un bar, tutti mi conoscevano, mi salutavano e tanti bambini mi hanno chiesto l'autografo. Ricordo da bambino, quanto prezioso era l'autografo di uno sportivo che io ammiravo. Ho imparato quella lezione ed ora ero io a firmare gli autografi ed era bello vedere la gioia sui volti di questi kids. Non riguarda me stesso, ma riguarda proprio loro, i bambini, la loro felicità, il loro giorno importante...fu una lezione di vita. Riuscire a parlare in italiano mi ha permesso di fare domande di forte contenuto del tipo: "Cosa pensate dell'America?", oppure della vecchia Russia. Le risposte furono spesso sorprendenti e umilianti. In America si cresce col pensiero di essere dalla parte giusta, di fare le cose giuste col desiderio che tutti facciano come noi. Ci hanno insegnato ad essere solo in quel modo e non avrei potuto crescere con un pensiero diverso. Ho imparato che la gente a Nettuno vuole essere se stessa, non come noi. Ho più ricordi di Nettuno che non delle mie prestazioni nel baseball. Quell'esperienza mi ha aiutato a formare il mio carattere, le mie convinzioni, le stesse con le quali vivo oggi. Spero, allo stesso modo, di aver dato una buona impressione e di aver convinto positivamente le persone che ho conosciuto: The People of Nettuno.
                                                        Russ Laribee


domenica 7 ottobre 2012

THE LEGACY

Giocare a baseball è fantastico, parlarne aggiunge un tocco di fascino. Raccontare e discutere dell'Old Game è un legame, una connessione, un'eredità offerta da chi è stato prima di noi. Valorizzare questo lascito è molto importante perchè attraverso di esso ora possiamo ammirare questo sport nella sua più elevata forma di spettacolo. Fino a pochi decenni fa, era impensabile poter assistere alle prestazioni degli odierni giocatori, i quali si avvicinano sempre di più al limite delle umane possibilità. Ma il ricordo dei grandi del passato, cioè quelle leggendarie figure, quasi eroiche, che hanno contribuito allo sviluppo e all'espansione del baseball, è vivo nella memoria degli americani. Nessun serio appassionato si sognerebbe di sminuire le prestazioni degli atleti del passato perchè senza di loro non ci sarebbero quelli di oggi. L'impatto che hanno avuto i vari Cobb, Ruth, Jackson, Johnson, Feller, Hornsby, Di Maggio, Williams, Mantle e così via, è stato a dir poco esplosivo. Lo stesso si può dire di quella grande leggenda giapponese, cioè quel Sadaharu Ho che guida la classifica dell'intero pianeta del baseball con i suoi 868-HR in 21 anni di carriera sportiva (1959-1980). Cosa avrebbero fatto questi grandi del passato in un baseball moderno come quello attuale?. Well, non ci sono dubbi. Avrebbero fatto le stesse cose e il motivo è semplice. Questi atleti possedevano un dono degli dei come il talento, ovvero l'innata predisposizione ad un gioco come il baseball, l'intuito e l'istinto che rappresentano qualità impossibili da insegnare. Se a tutto questo si aggiungono l'intelligenza e la capacità cognitiva di performare, ecco che questi atleti sono pronti per giocare in una qualsiasi epoca. OK!, probabilmente, a livello di statistiche e numeri si potranno osservare delle differenze che, tutto sommato, non inquinerebbero la loro immagine di grandi campioni perchè il talento non conosce nè frontiere nè barriere temporali, è eterno. In questi ultimi 10 anni sono caduti alcuni primati importanti realizzati nel primo ventennio del secolo scorso. Ci sono voluti 84 anni e un giocatore giapponese per battere il record stagionale di battute valide detenuto da G. Sisler con 257 hits nel 1920. Ichiro Suzuki ne realizzò 259 nel 2004. Se Sisler avesse giocato anche lui un campionato a 162 partite invece di 154, chissà!. Nel Settembre del 1985, P. Rose ottenne la sua valida N°4192 in carriera battendo il precedente record appartenuto a Ty Cobb ritiratosi nel 1928. Cobb giocò regular seasons di 140 e 154 partite. Altri records:

SLUGGING PERCENTAGE in SINGLE SEASON:
Barry Bonds .863 nel 2001. Precedente: B.Ruth .847 nel 1920
BASI su BALL in SINGLE SEASON:
B.Bonds con 177 nel 2001. Precedente: B.Ruth 170 nel 1923
PUNTI SEGNATI in CARRIERA:
R.Henderson 2295 nel 2001. Precedente: Ty Cobb 2246 nel 1928
PERCENTUALE di ARRIVI in BASE in SINGLE SEASON:

B.Bonds .582 nel 2002. Precedente: T.Williams .553 nel 1941
Questi sono solo degli esempi Altri records sono stati battuti, ma tanti ancora resistono come le 511 vittorie in carriera di Cy Young ritiratosi nel 1911, oppure il PGL (punti guadagnati sul lanciatore), sempre in carriera, di 1.82 di Ed Walsh, ritiratosi nel 1917. Poi ci sono i 191 RBI di Hack Wilson nella stagione del 1930, le 56 partite consecutive in cui Di Maggio ottenne una valida nel 1941. La più alta MB stagionale, .426 di Nap "The assassin" Lajoiè, ottenuta nel 1901. Sono solo alcuni dei tanti records che forse rimarranno imbattuti ancora per molti anni. D'accordo, erano altri tempi. I campi, le attrezzature da gioco, i guantoni, le palline e le mazze non erano certo come quelle odierne. I viaggi, le trasferte e gli alberghi erano ben lontani dalle comodità attuali. Le regole, le difese  la zona dello strike, più ampia di quella attuale. Ed infine gli arbitri, poveri martiri, che per molto tempo dovettero dirigere una gara da soli e che molte volte si affidavano alla fama e alla notorietà del battitore per giudicare un lancio. "Se Mr. Cobb non gira la mazza, è un ball!", oppure "Se Mr. Hornsby ha guardato il lancio, vuol dire che non era uno strike!". Queste erano le classiche risposte degli arbitri di fronte alle proteste dei lanciatori. Erano tempi duri per i battitori che dovevano affrontare le traiettorie insidiose della spit-ball, della pallina tagliata e raschiata con la carta vetrata. Si giocava spesso con una sola pallina, immaginarsi alla sesta o alla settima ripresa a cosa poteva assomigliare, forse ad un oggetto di forma sferica e scura, difficilmente visibile. Spesso era diretta alla testa del battitore che al tempo non indossava il caschetto protettivo. Ebbene, entrare nel box di battuta e affrontare un lanciatore di quell'epoca, non era cosa facile, eppure con tutte le difficoltà gli sluggers sono riusciti ad intrattenere milioni di tifosi, creando un forte legame che si è sempre più consolidato nel corso degli anni. Sono stati proprio quei giocatori, i veri protagonisti che hanno delineato quel margine di distinzione che separa il buon atleta dal fuoriclasse. Grazie a loro possiamo ammirare le superstars odierne nell'intento di raggiungere quei limiti, quei traguardi riservati a baseball-player di eccellenza. Gli storici dell'Old Game, non si sognerebbero di sminuire queste figure leggendarie dicendo che i lanciatori di una volta non erano all'altezza di quelli di oggi e che le difese non erano spettacolari e dinamiche come adesso. Discorsi di questo tipo appartengono a quella mandria di tifosi grossolani che affollano i bars e i pubs bevendo birra e whiskey,  sputando veleno sulle squadre avversarie senza nemmeno risparmiare insulti alla propria squadra quando perde. Valorizzare gli avversari e i grandi del passato appartiene ad un numero esiguo di acuti osservatori, di appassionati animati da una profonda analisi dove la vera differenza è costituita dalla cultura verso la pratica sportiva. Tra gli argomenti più interessanti da affrontare nel baseball quello della battuta riveste un posto d'onore. Essendo il gesto atletico più difficile di ogni sport attuale, le teorie, le tecniche e gli approcci mentali si sono susseguiti nel tempo creando a volte confusione e incomprensione. Una cosa va detta: la tecnica di battuta, in sostanza, non è cambiata da un secolo a questa parte. L'unica differenza sono le mazze e il caschetto. Per il resto, i battitori di un tempo sapevano come battere, come usare le varie strategie e come affrontare un buon lanciatore. Tutto è confermato dal fatto che certi records del passato hanno resistito per oltre 50, 60 ed anche 70 anni prima di cadere, mentre altri records resistono ancora a distanza di quasi un secolo. Le statistiche offrono dei risultati interessanti sul numero di HR realizzati in una stagione sommando le due leghe AL e NL.
Anno 1901:  455 HR
 "       1910:  361 HR
 "       1920:  630 HR
 "       1930: 1565 HR
 "       1940: 1571 HR
 "       1950: 2073 HR
 "       1960: 2128 HR
 "       1970: 3429 HR
 "       1980: 3087 HR
 "       1990: 3317 HR
 "       2000: 5693 HR
 "       2012: 4880 HR (al momento in cui scrivo, manca 1 sett. a fine stagione).

Questo mostruoso aumento di shots sulle tribune ha poco a che vedere con la qualità dei battitori, se non in minima parte. Bisogna considerare un miglior approccio con la dieta quotidiana, allenamenti mirati al potenziamento atletico e muscolare. Le palestre offrono macchine altamente tecnologiche. Le palline, sempre più compatte e leggere, esplodono letteralmente al contatto con la mazza. Ma soprattutto, la riduzione delle dimensioni dei campi ha permesso questo aumento della produzione di homeruns. Non ci sono più gli aeroporti come il Polo Grounds, il Griffith Stadium, Hilltop Park, Huntington Avenue Baseball Grounds, Weegham Park, Briggs Stadium, Shibe Park dove le distanze dal piatto di casa base all'esterno centro arrivavano a misurare 140, 150 e nel caso dell'Hilltop Park addirittura 165mt. In tutta sicurezza credo che anche per i moderni fuoriclasse sarebbe stato difficile terminare la stagione con 20 o 30 HR. Tanti dubbi si possono sollevare e tante argomentazioni si possono esporre, ma la sorgente che unisce ogni giocatore di ogni epoca è il legame, quella connessione che permette di perpetuare, di accogliere a braccia aperte ciò che è stato fatto in precedenza per poterlo rendere disponibile a coloro che verranno dopo. Rimanendo nel tema della battuta spesso ci si chiede se esiste il lancio più difficile da battere nel baseball. Intuitivamente si potrebbe rispondere che è un lancio fuori dalla zona dello strike, oppure la fast-ball, il change-up o lo slider. Niente di tutto questo. Il lancio più difficile da battere è quello che il battitore non si aspetta. Ma anche qui, possono sorgere dei dubbi perchè ogni successo in un turno di battuta può derivare dal corretto ragionamento in una particolare sequenza di lanci. Però è anche vero che restare per molto tempo nel box di battuta è più stressante per il battitore. In definitiva non c'è una risposta ben precisa, cioè non esiste il lancio più difficile da battere e se "tutti gli strikes sono lanci buoni da battere, non tutti i lanci buoni da battere sono strikes!".

G.Mirra-R.Laribee-T.LoNero Nettuno 1982
Russ Laribee, AAA con Boston e prima base con la Sicma Nettuno nel 82 dice: "Come battitore, potrei anche avere un'idea del lancio che mi può arrivare, dipende dal conteggio dei balls e degli strikes e dalla situazione di gioco, ma rischierei molto se quel tipo di lancio non dovesse arrivare. Il mio approccio fondamentale è sempre stato quello di battere la situazione di gioco e non il lanciatore. Prima di tutto, continua Russ, "non ho mai pensato ad un lancio basso ed esterno. Perchè avrei dovuto farlo?. Non sarei riuscito a batterlo con autorità in ogni modo. Ho sempre pensato alla situazione di gioco. Quando andavo a battere con il corridore in seconda e zero out, sapevo che il lanciatore avrebbe fatto il possibile per tenere la palla lontano da me essendo un battitore mancino. Come minimo avrei voluto far avanzare il corridore in terza base. Questo vuol dire che mi posizionavo vicino al piatto per incoraggiare il lanciatore a tirarmi interno. In quel caso pensavo solo a quella zona dello strike con l'intenzione di battere forte in anticipo. Il lanciatore, vedendomi più vicino al piatto, pensava che ero pronto per un lancio esterno e invece...booom!. Sorpresa!. Per me è sempre stato difficile prevedere un lancio senza conoscere la situazione di gioco. Quando giocavo la mia idea era quella di obbligare il pitcher a lanciare dove volevo io. Ricordo quando venni in Italia e affrontai Lou Colabello. Mancino contro mancino, la sua curva era un incubo per me. Al primo turno realizzai un homer a destra sopra la casa a Nettuno. Al secondo turno, sapevo che mi avrebbe lanciato nella zona esterna del piatto. Mi avvicinai e colpìì la sua fastball esterna per l'homer N°2 a sinistra del campo. La terza volta sapevo che avrebbe lanciato con più attenzione e allora mi spostai in avanti nel box di battuta sfidandolo a lanciarmi interno come volevo io. Risultato?. Home Run N°3!". Russ aggiunge che lui ha avuto un grande vantaggio perchè negli spring training ha avuto un maestro come Ted Williams e che spesso si trovava con lui seduto in panchina a parlare di battuta. "Alla fine, conclude Russ, "quando andavo a battere mi concentravo sulla fastball per potermi aggiustare agli altri tipi di lancio. Un pitcher con un buon movimento del suo change-up, è sempre stato una spina nel fianco per me. Non c'è confronto. Il duello lanciatore-battitore, è quello più affascinante che ci sia nello sport. È una partita a scacchi che si rinnova in continuazione". Da Boston, ci spostiamo verso il caldo tepore della West Coast, a Los Angeles dove Wes Mitchell AA con Cleveland e protagonista in Italia per diversi anni con le squadre di Torino, Firenze e Rimini dice: "Se sei Paperino, tutti i lanci sono difficili da battere. Difficile poter rispondere con efficacia perchè ogni battitore possiede abiltà atletiche diverse e il lancio difficile per qualcuno può non esserlo per altri. Avendo giocato anche nel ruolo di lanciatore, ho sempre pensato che un lancio nella zona bassa esterna dello strike sia quello più difficile da battere. Sono pochi, anche tra i battitori di oggi, quelli che riescono a colpire con forza e autorità quel tipo di lancio. Lo slider basso esterno era il mio lancio migliore, non so se Mike Romano si ricorda, dopo una partita mi disse che non aveva mai visto uno slider ben posizionato nella zona bassa esterna come quello che gli avevo lanciato in partita. Il lanciatore è in vantaggio, è lui che ha la pallina in mano ed è lui che inizia le danze. Ecco perchè molti battitori sono selettivi nella scelta del lancio da battere. La battuta riguarda molto il tempismo perciò se uno gira un lancio che non si aspetta, le possibilità di ottenere una battuta valida cadono drasticamente. Anche per i buoni battitori può essere un problema. Magari battono, ma non ottengono una battuta insidiosa. D'altronde lo scopo del lanciatore è quello di confondere il più possibile il battitore, il quale si concentra per uno specifico lancio fino a quando non ha due strikes a carico. In quel momento, il buon battitore si predispone con un atteggiamento diverso detto protective mode, dove lo swing e il tempismo non vengono compromessi dalla diversa velocità della pallina". Continua Wes, "I lanci dritti, in genere, hanno una traiettoria rettilinea, per cui un battitore deve concentrarsi sulla zona e sulla reattività. I lanci ad effetto invece non sono tutti uguali. Oltre alla diversa velocità e alla zona di strike, possiedono una diversa parabola che può essere più o meno incisiva. Un battitore che riesce a reagire bene in 4/10 di secondo, sicuramente vedrà le sue probabilità di successo aumentare sensibilmente. E per finire, il Baseball è l'unico sport dove 7 fallimenti su 10 rappresentano un grande successo".

1980-Engel Stadium-W. Mitchell AA CLE
Infine, c'è anche Lenny Randle che racconta la sua esperienza in Major League dove ha giocato in diversi clubs tra cui i Mets, i Washington, i Texas, gli Yankees, i Cubs ed infine i Mariners con i quali, nel 1982, concluse la sua cavalcata in Grande Lega. Lenny catturò l'attenzione su di sè quando il 27 Maggio del 1981 contro Kansas City, in seguito ad un bunt eseguito da Amos Otis vicino alla linea di terza base, soffiò sulla pallina nel tentativo di mandarla in zona foul. Fu anche protagonista contro i Montreal Expos nel 1977, quando realizzo l'homer vincente alla 17esima ripresa. Nel 1983 fu la vera attrazione del nostro campionato dove giocò per la squadra di Nettuno, vincendo la classifica della media battuta con .477. "L'unico lancio che mi mette in difficoltà, è quello che non vedo", esordisce Lenny, "Non è mai successo, anche quando una volta affrontai Nolan Ryan e su un lancio di 104Mph realizzai un bunt-valido verso il seconda base. "God bless, no stress!", ho giocato a baseball in giro per il mondo, in Giappone, Canada, Porto Rico, Korea, Venezuela, Repubblica Dominicana affrontando i migliori lanciatori. La risposta è semplice. Il lancio più difficile da battere è quello fuori dalla zona di strike. Però ci sono battitori come Ichiro e Guerrero che riescono a battere anche palline a pochi cm. dal terreno. Yogi Berra batteva anche i lanci all'altezza della testa. Il riferimento è il piatto di casa base. Quello non si muove. Anche l'organizzazione dei Pittsburgh Pirates insegna ai giovani a colpire i lanci fuori dalla zona dello strike. "Gira la mazza!, ragazzo, gira la mazza!", questo è il mio motto. Fare tanto esercizio è la chiave di tutto perchè aumenta la confidenza". Lenny Randle attualmente insegna il baseball nella sua Pro Baseball Academy a Diamond Bar in California, poco distante da Los Angeles.
http://lennyrandlesportstours.com/

1983-Nettuno-L.Randle
A proposito di Lenniy Randle, l'ex majorleaguer è stato protagonista di un film: TALENT FOR THE GAME. La pellicola uscì nelle sale cinematografiche statunitensi nell'Aprile del 1991. Tra gli attori principali figurano Edward James Olmos e Lorraine Bracco, già presenti in "GOODFELLAS" di Martin Scorsese. È la storia di uno scout dei California Angels alla disperata ricerca di un giovane talento sportivo da inserire in squadra. La posta in palio è altissima perchè lo scout rischia il licenziamento. La febbrile ricerca di un talento sportivo porta lo scout degli Angels a fare dei provini nei posti più assurdi. Ad esempio sotto terra, in una miniera, oppure in un fienile con le galline che razzolano tutt'intorno.

Roberto Clemente è stato probabilmente il più grande battitore di lanci fuori dalla zona dello strike. Nel nostro campionato ci fu il guatemalteco Carlos Guzman, ricevitore per la squadra di Ronchi dei Legionari e della grande World Vision di Parma. Anche con 2 strikes a carico, "Cabrito-Guzman" riusciva a battere i lanci sopra la testa con il suo chop-down-swing. Babe Ruth diceva che per battere bisogna essere persone speciali che si allenano tanto. Ty Cobb diceva "Io non giro la mazza, colpisco la pallina". Pete Rose era semplice ed essenziale "Guarda la palla, batti la palla". Mantle voleva battere sempre la pallina fuori dallo stadio. Gwinn, composto, elegante ed efficace. Williams, intelligente, metodico e scientifico. Non c'è nulla di diverso da quello che Weston, Russ e Lenny hanno brevemente illustrato in queste righe. Loro lo sanno perchè hanno mantenuto saldo il legame e gli insegnamenti con i grandi del passato. Battere è storia antica che si ribadisce anno dopo anno. Nulla di nuovo, un secolo fa sapevano come si batte una pallina e come muoversi su un campo da baseball.



domenica 12 settembre 2010

33 INNING NELLA STORIA

Gli appassionati, tifosi di Nettuno e di tutta Italia, ricordano certamente l'imponente 1° base di nome Russ Laribee, ex Boston Red Sox, che nell'82 realizzò un record di 24 homer su 40 partite. Fu una performance di assoluto spessore tecnico che portò Russ a diventare un vero idolo presso i tifosi di Nettuno. Il suo swing, letteralmente letale, faceva volare la pallina alta e lunga oltre la recinzione del vecchio campo Comunale. Pochi sanno però che Russ è stato protagonista della partita più lunga di tutta la storia del baseball professionistico Americano. Ecco il resoconto. Ai confini della realtà.

R.Laribee alla battuta.Il catcher è C.Stimac
Sabato, 18 Aprile 1981, McCoy stadium in Pawtucket. Si affrontarono due squadre di AAA, i Pawsox, della franchigia dei Boston Red Sox, contro i Red Wings, squadra affiliata ai Baltimore Orioles. Cal Ripken Jr. giocava 3°base. Alla nona ripresa Russ Laribee ottenne un RBI con una lunga volata di sacrificio che portò i Pawsox al pareggio, 1 a 1. Da quel momento iniziò la più lunga maratona che il baseball professionistico abbia mai conosciuto. Per statistiche e aneddoti, questa partita è stata immortalata a COOPERSTOWN, dove si trova il Museo del baseball. La gara venne interrotta nella parte alta della 33esima ripresa, dopo circa 8 ore e un quarto di gioco. Iniziò alle ore 20, con mezz'ora di ritardo per un problema alle luci e alle 4 e 09 del mattino seguente, l'arbitro sospese la partita. La data, per continuare l'incontro, fu fissata per il giorno 23 di Giugno, due mesi dopo. Le due squadre entrarono in campo pronte per iniziare la parte bassa della 33esima ripresa sul punteggio di 2 a 2. Dopo tutta quella maratona ci vollero circa 18 minuti per decretare la vittoria di Pawtucket. Punteggio finale: 3 a 2. Ci fu un momentaneo vantaggio dei Red Wings alla 21° ripresa, ma Pawtucket pareggiò nella parte bassa della stessa ripresa con una valida di Wade Boggs. Alla 32° ripresa con 2 eliminati e corridore in seconda, i Red Wings ottennero una battuta valida verso la parte destra del campo. Il corridore, diretto a casa base, diede l'impressione a  tutti di essere in grado di segnare il punto. Ma l'esterno destro di Pawtucket "sparò" uno strike verso casa base riuscendo ad eliminare l'accorrente avversario di appena mezzo metro. Il giorno 23 di Giugno, M.Barrett, futuro MLB con Boston, ottenne di diritto la prima base dopo essere stato colpito dal lanciatore. In seguito, raggiunse la 3° base grazie ad un singolo di C.Walker. Inspiegabilmente venne data la base intenzionale a Russ Laribee, e con le basi piene, Dave Koza ottenne il singolo della vittoria. Di seguito vi mostro il tabellino della partita con tutti gli aneddoti, le curiosità e le stranezze. È un qualcosa da non perdere per originalità.
Tempo totale dell'incontro: 8 ore e 25 minuti.
Totale eliminazioni 195. I Pawsox ne effettuarono 99.
Totale at-bats 219, di cui 114 da parte dei Pawsox.
Totale strikeouts 60. Rochester ne ottenne 34.
Più strikeouts subiti da un giocatore in una partita: 8. R.Laribee, record.
Più at-bats 14: D.Koza e C.Walker, (Pawsox).
Più apparizioni in battuta: 15: T.Eaton, C.Ripken, D.Williams, (Rochester).
D.Williams, (Rochester), terminò a 0 SU 13, mentre D.Koza (Pawsox) ottenne più valide di tutti: 5.
53 corridori rimasti in base: 30 da parte della squadra di Rochester.
I pitchers fecero un totale di 1882 lanci.
Steve Grilli, padre di Jason, non faceva parte della squadra, ma venne acquistato proprio il giorno prima della ripresa della partita. In seguito fu il lanciatore perdente. Jim Umbarger, (Rochester), lanciò 10 riprese senza subire punti.
I lanciatori affrontarono un totale di 246 battitori.
Durante la partita vennero usate 156 palline. Alle 4 di mattina c'erano 17 tifosi, dei 1740 iniziali. Alla ripresa dell'incontro, il giorno 23 giugno, c'erano circa 6.000 tifosi compreso vari broadcasters dal Giappone e dall'Inghilterra. La notizia aveva fatto il giro del mondo e Pawtucket in seguito entrò nella Hall of Fame. Durante la gara, i giocatori accesero un fuoco nel dog-out a causa del freddo, usando mazze rotte e lattine vuote di varie bevande. Il manager di Pawtucket, Joe Morgan, venne espulso alla 22° ripresa. Più tardi, la moglie gli telefonò chiedendogli dove si  trovava. Joe le disse che stavano giocando ancora. Irritata, la moglie replicò: "Come cacchio fate a giocare ancora se mi stai rispondendo al telefono?". Sorte peggiore capitò al lanciatore Louis Aponte di Pawtucket. Quando arrivò a casa, ebbe una discussione animata con la moglie, che non lo fece entrare e gli chiuse la porta in faccia perchè convinta che il marito fosse stato in giro tutta notte ad ubriacarsi. Il povero Louis ritornò al campo e dormì negli spogliatoi. Poi ci fu l'arbitro capo Jack Lietz. INCREDIBILE!. In quel periodo c'era la regola che impediva di iniziare un inning dopo le 12,50 AM. Alle continue insistenze, da parte dei tecnici, di sospendere la partita, l'arbitro disse: "Non sapevo che nel baseball c'è la sospensione per la merenda". I dirigenti cercarono allora di contattare il pres. della lega, Harold Cooper. Dopo le continue telefonate finalmente, poco prima delle 4 AM, Cooper rispose e disse di interrompere la gara. L'arbitro,  precedentemente, aveva consultato il manuale e per problemi tecnici e di stampa, il capitolo riguardante le sospensioni degli incontri era stato omesso. (quando si dice "il destino!"). Bill George, lo scorer, si trovò senza carta e per continuare usò penne con diverso inchiostro per delineare e separare gli innings. Chi ha visto lo scorer della partita giura che non si capisce niente, sembra una sorta di disegno psichedelico. Anche questo foglio è conservato nella Hall of Fame. Dave Huppert, il catcher di Rochester ricevette per ben 31 inning. Il giorno dopo i quotidiani titolarono: "Ecco come acquistare uno "squat" permanente". "Si poteva sospendere la partita con 2 parole. Buon  senso!", disse in seguito il manager J. Morgan di Pawtucket, ma non c'è buon senso quando si scende in campo. C'è soltanto la meraviglia e la follia di essere parte di un pazzo, pazzo universo, infinito come quello del baseball.
Lo score card della partita

mercoledì 8 settembre 2010

PUBBLICAZIONI

Molto carina è l'iniziativa della società Nettunese di far giungere ai propri tifosi attraverso le edicole, l'album delle figurine con tutti i giocatori, i dirigenti e i vari personaggi che nel corso della storia, hanno contribuito ad affermare Nettuno come indiscussa culla del baseball italiano. Certamente in altre zone d'Italia si è giocato a baseball ancor prima che a Nettuno, come viene confermato dal ricercatore storico della FIBS, il Sig. Roberto Buganè, ma in questa cittadina sulla costa tirrenica lo sviluppo e la notorietà del baseball sono cresciuti in modo esponenziale coinvolgendo tutta la cittadinanza. Un vero affare popolare che ha portato la squadra di Nettuno ai vertici non solo in campo Nazionale ma anche in Europa, dove per anni ha dominato sugli altri clubs del Vecchio Continente. L'album di figurine è stato pubblicato nel 2009

Album figurine

                                                 

Yearbook 2010
La regular season è finita. La squadra di Nettuno termina la stagione con una vittoria contro S.Marino che tra circa un mese si appresterà ad affrontare il post season. È stata una stagione per così dire a "rimbalzo" per la squadra tirrenica caratterizzata da prestazioni poco convincenti, segno che incertezza e fatica non permettevano ai giocatori di trovare l'assetto giusto sia in attacco quanto in difesa. Ma Nettuno è sempre Nettuno e lo dimostra con l'uscita di uno straordinario volume lo "YEARBOOK 2010. Gli Anni 60". Sfogliando il libro mi rendo conto della grande quantità di materiale che il Nettuno baseball ha accumulato in oltre mezzo secolo di storia. Su tutte la foto della squadra Campione d'Europa del 1965, la prima volta nella storia del nostro baseball. Statistiche, Albi d'oro, foto, ritagli di giornali e interviste ai protagonisti dell'epoca si susseguono pagina dopo pagina. Di grande valore e contenuto sociale è l'intervista fatta a Enzo Lauri. Uno splendido ricordo di Earl Hayes, la "Gazzella nera", quel favoloso interbase di colore che faceva il militare a Napoli. Racconta Enzo: "Era un ragazzo simpatico e molto timido. Purtroppo in America i problemi razziali erano ancora all'ordine del giorno e Earl aveva quasi paura ad unirsi nella nostra squadra. Fu un grande come Enzo Masci, una volta a tavola, bevendo dal suo stesso bicchiere, a convincerlo che a Nettuno il colore della pelle non aveva importanza. Una vicenda di questo genere lascia il segno in tutti quanti, forse oggi un pò di meno rispetto a tanti anni fa, ma il forte impatto di quel gesto rappresentò l'anima e il messaggio di questo sport, che deve essere  vissuto con passione profonda. Tornando al libro, molto belle e coinvolgenti sono anche le interviste e le testimonianze di G.Costantini, P.Monaco, G.Mirra, G.Faraone, B.Laurenzi, Franco De Renzi, Giulio Glorioso, Alfredo Lauri e il già citato E.Lauri ovvero i grandi che hanno guardato al baseball come fonte d'ispirazione, perchè valori come lo spirito di sacrificio, l'appartenenza ad un gruppo, la determinazione, il coraggio sono doti che si imparano sul campo e non a tavolino. Questo libro, e questi giocatori ce lo insegnano: "Non guardiamo alle cose che succedono, noi le cose le facciamo succedere!." Questa pubblicazione è stata realizzata dall'Ass. Nettuno baseball promotion...www.nettunobaseball.net
Finito di stampare nel Giugno 2010 da ARTI Grafiche Sangallo Nettuno.

venerdì 23 aprile 2010

CASTELLI BENCH LAURENZI

                      1974
Fu Uno di quegli anni che rimarranno nella memoria, in una decade, quella degli anni 70', straordinaria e ricca di eventi importanti che hanno coinvolto il mondo intero in tutti gli aspetti della vita sociale. Si passa dallo scandalo dell'Hotel Watergate, che coinvolse il Pres.USA, R.Nixon, all'espulsione, da quella che allora si chiamava Unione Sovietica, di A.Solzenicyn, accusato di svolgere "attività antisovietiche". In Italia era "un bel casino". Il potere costituito dello stato, forze politiche di destra e di sinistra che si scontrarono aspramente degenerando in una violenta azione che culminò con assurdi bagni di sangue che rimarranno tristemente impressi nella nostra memeoria. Tanto per citarne qualcuno, nel Maggio del 1974
a Brescia, la "Strage della Loggia", nel Giugno dello stesso anno a Padova vennero uccisi due attivisti dell'MSI da parte di un commando delle BR. La bomba che scoppiò in Piazza Fontana a Milano e quella alla stazione di Bologna. Se a tutto questo aggiungiamo i delitti di mafia, le manifestazioni, i comizi e le proteste del Movimento Studentesco, vi garantisco che, in qualità di ex-studente milanese, non passava giorno senza sorprese. Talvolta vi era un corteo di protesta, uno sciopero, oppure il picchettaggio davanti alla scuola; insomma non ci si annoiava. Ma il 1974 ci ha regalato una perla di alto valore artistico come The Lamb lies down on Broadway dei Genesis. I Jethro Tull uscirono con l'album War Child, i Deep Purple con l'album Burn. In Italia nel 1974, il gruppo PFM esordì con l'album Isola di niente, mentre R.Gaetano realizzò Ingresso libero. Nelle sale cinematografiche proiettarono Franckenstein Junior, Il grande Gatsby, La Stangata, Il fantasma del palcoscenico. Nel 1974 fece scalpore il film Gola Profonda. Nell'Aprile di quell'anno a Cincinnati, un uomo di colore ottenne il fuoricampo N°714. Una settimana più tardi ad Atlanta, lo stesso uomo di colore diventò il Re dei fuoricampi, il record più prestigioso di tutto lo sport moderno. Gli Oakland vinsero le World Series, e la Fortitudo Bologna vinse lo scudetto in Italia. Tante cose sono successe nel 1974, belle e brutte, eventi mondiali, eventi nazionali e locali. Proprio in quell'anno, la FIBS mandò in America B.Laurenzi e G.Castelli, due grandi campioni del passato e fonte d'ispirazione per la generazione successiva di baseball players italiani. Questo progetto della Federazione era iniziato anni prima, quando altri giocatori parteciparono agli spring training dei Pro. Alberto Toro Rinaldi, G.Glorioso e B.Gandini, vincitore della Tripla Corona nel 1962 con 375/12/40. Anche l'imponente e massiccio Lallo Carmignani, un vero e proprio guerriero, fece parte di questi  training primaverili con i giocatori di Major League. Bruno Laurenzi racconta: "Quell'anno, 1974, la Federazione Italiana, mandò me, Giorgio Castelli e Giulio Glorioso a Tampa, al campo dei Cincinnati Reds per la preparazione ai campionati Mondiali che si svolsero nello stesso anno. Fu una bellissima esperienza, un mese tra i più forti giocatori di baseball al mondo. Ricordo di aver fatto amicizia con alcuni di loro, Joe Morgan, Tony Perez, Dave Concepcion. In particolare, rimasi ben impressionato dalla simpatia e dalla disponibilità di Pete Rose, che ogni giorno mi dava consigli con il suo modo un pò rude di fare le cose. Tutte le mattine, mi si avvicinava, mi toglieva il mio guanto da ricevitore e con molta grinta mi faceva vedere come bloccare la palla o andare incontro all’avversario con la palla tra il guanto e la mano. Con molta sicurezza mi spiegò anche come toccare il corridore che tentava di segnare il punto. Pete Rose era un giocatore pieno di energia che a volte mi metteva paura per la sua carica. Io e Giorgio abbiamo giocato per un mese con la squadra di Cincinnati nella lega di AA. Facevamo delle piccole trasferte per andare a giocare, con i Metz, con New York, con gli Astros e con i Cardinals spostandoci con il loro pullman. Un giorno, al campo dove stavamo noi, doveva venire a giocare Hank Aaron. Io e Giorgio inventammo una scusa per non partire per la trasferta e siamo rimasti a vedere il grande campione che nell'imminente Aprile di quell'anno oltre a tutti gli altri record, realizzò il fuoricampo n°715, il maggior numero di fuoricampo nella storia del baseball, scavalcando nella graduatoria l'immortale Babe Ruth. La festa durò poco, perchè arrivò Giulio Glorioso che, incazzato, ci ha portato al campo dei Cardinals con la nostra auto noleggiata in precedenza per i nostri spostamenti nella città di Tampa, Florida: una Volkswagen maggiolino."
                                                                     

giovedì 18 febbraio 2010

EROI DEL SILENZIO


R.Clemente-B.Laurenzi
I Mondiali di Baseball del 1972 in Nicaragua rappresentarono non solo un evento sportivo, ma soprattutto una manifestazione di carattere sociale e di solidarietà. Il Baseball in Nicaragua è sempre stato fonte di speranza e di luce negli occhi di una popolazione che ha conosciuto povertà e miseria, ma soprattutto violenza e ribellione come successe in quel periodo quando i Sandinisti dovettero affrontare il potere del pres. Somoza. Ho ricevuto per email la preziosa testimonianza di un giocatore della Nazionale che nel 1972 partecipò a quel Mondiale, e che visse in prima persona i tragici eventi accaduti in Nicaragua. Un grande campione, un atleta il cui contributo è stato determinante in molti dei successi della sua squadra. È Bruno Laurenzi di Nettuno. Imponente ricevitore e figura carismatica in quegli anni, dove il baseball, da sempre è l'espressione principale dell'entusiasmo e dell' orgoglio degli abitanti della ridente cittadina tirrenica. Questo silenzioso e determinato atleta ha collezionato piu' di 90 Homer e 500 RBI, di cui 43 erano vincenti. Confermando classe e grande spirito di sacrificio Bruno è un esempio perchè per lui non è mai stato importante apparire, ma esserci. Lo Slugger di Nettuno racconta un aneddoto importante di quella trasferta che aumenta la grandezza di un altro grande campione: Roberto Clemente. "Un giorno, in giro per la capitale Managua, entrai in un negozio per comprare una camicia tipica del posto. La proprietaria mi disse che erano finite perché mezz'ora prima era passato Roberto Clemente e le aveva comprate tutte. Quello è stato l’anno del grande terremoto in Nicaragua. Venti giorni dopo la nostra partenza successe la fine del mondo. Tra i primi alberghi a cadere ci fu proprio quello dove alloggiavamo noi facenti parte della squadra Nazionale Italiana. In seguito lessi sui giornali che Roberto Clemente con un aereo personale, pieno di viveri di prima necessità, intraprese il viaggio verso il luogo della tragedia per portare soccorso alla popolazione Nicaraguense. Ma fu vittima di un tragico incidente. Il suo aereo cadde per un'avaria al motore, e nel drammatico impatto, Clemente, all'età di 38 anni, perse la vita.... ed entrò nella leggenda, non solo come giocatore, lo era già, ma come custode e messaggero di una forte carica umanitaria, una carica che lo ha portato a misurarsi con i più grandi giocatori americani di baseball, una carica che trova le sue fondamenta nell'amore per la sua terra e per la sua gente. Va ricordato che Clemente era portoricano, ma il suo impegno umanitario era esteso a tutta la popolazione latino-americana. Un amore le cui vette sono accessibili solo a uomini speciali come Roberto Clemente che nonostante i pericoli della situazione, verrebbe da dire che si è consegnato proprio al suo destino. Secondo le cronache del tempo, il Nicaragua dopo il terremoto cadde sotto legge marziale. Erano anni di profondi contrasti sociali  che opponevano le forze del presidente Anastacio Somoza contro quelle di Cèsar Sandino il quale riceveva supporto militare da Cuba e Unione Sovietica. Israele inviò una nave carica di armi in aiuto al pres. Somoza, ma il carico venne intercettato e il pres. Americano J.Carter ordinò alla nave di rientrare in Israele. Il terremoto piegò letteralmente le gambe ad una popolazione che già viveva in drammatiche condizioni di povertà aggiungendo la tremenda piaga dello sciacallaggio. Tre aerei carichi di viveri e di aiuti vennero intercettati dagli ufficiali del pres.Somoza, e non giunsero mai a destinazione. R.Clemente decise allora di muoversi personalmente per permettere al carico di arrivare a destinazione. Nonostante gli fu sconsigliato di compiere un'azione così avventata e piena di rischi, Clemente salì sul quel fatale volo N°4 per non far più ritorno, lasciandoci la memoria di un grande uomo e di un giocatore delle meraviglie. Quattro titoli di Media Battuta e 12 volte Gold Glove. C'è un record particolare che solo Clemente detiene in tutta la storia del Baseball. Il giorno 25 del mese di Luglio dell'anno 1956, i Pittsburgh vinsero contro i Cubs 9 a 8 grazie all'unico e storico WALK-OFF INSIDE-THE-PARK-GRAND SLAM. Il campo era il Forbes Field, famoso al tempo perchè la zona dell'esterno centrale copriva una distanza di oltre 140mt da casa base.