Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".
Visualizzazione post con etichetta MOVIES. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta MOVIES. Mostra tutti i post

lunedì 28 luglio 2014

I BASTARDI DEL BASEBALL

Bing Russell è stato un attore dei cosiddetti B-movie degli anni 50' e 60' la cui popolarità balzò sulle riviste specializzate perchè venne ucciso per ben 127 volte durante le riprese dei films western a Hollywood. Stanco di morire in continuazione, prese parte per 13 stagioni alla famosa serie "Bonanza" dove interpretò il ruolo di vice sceriffo. Da B-movie-actor, la popolarità di Bing Russell crebbe solida e duratura quando decise di fondare i Portland Mavericks, una squadra di baseball indipendente composta da giocatori senza speranza, vagabondi senza dimora, ubriaconi e pasticcioni ai quali cadeva il cappellino ogni volta che effettuavano il lancio di una pallina. Incredibilmente, i Mavericks ottennero un record di presenze allo stadio tanto da rappresentare una seria minaccia per le altre squadre nel campionato di Singolo A. Questa pepita dimenticata della storia sportiva del baseball, ora è stata portata alla luce in un documentario rumoroso, chiassoso, che ha scatenato tanti applausi al Festival di Sundance, la più accreditata rassegna cinematografica Indipendente che si svolge a Park City e a Ogden, Utah. The Battered Bastards of Baseball è un film-documentario diretto dai nipoti di Bing Russell, Chapman e MacLain Way, e da suo figlio, il famoso attore Hollywoodiano Kurt Russell. Il contributo di Kurt nella realizzazione di questa pellicola è stato rilevante in quanto fece parte della squadra durante la metà degli anni 70', periodo di massimo splendore dei Mavericks. "Il Baseball Indipendente", dice K. Russell, "in realtà non è così diverso dai films indipendenti". C'è una correlazione diretta tra i Mavericks e il Sundance Festival. Il business cinematografico non ha intenzione di finanziare o distribuire un film se non si è connessi ad una Major legata alle multinazionali che detengono gran parte del mercato. Fu proprio Robert Redford, acclamata star di Hollywood, che creò questa rassegna del cinema indipendente per dare l'opportunità a chiunque di poter recitare o dirigere un film. Questo è esattamente ciò che fece Bing Russell con il baseball indipendente, dando la possibilità a tutti di giocare. The Battered Bastards of Baseball è stato presentato come una storia del tipo Bad News Bears, altra famosa serie cinematografica. Il documentario mostra come Bing Russell organizza i try-out a Portland, Oregon, per reclutare  i giocatori da inserire nella squadra. Tutto questo avvenne dopo l'espulsione della città dal circuito professionale della MLB. Vietando ogni sorta di sponsorizzazione, Bing creò un gruppo composto per lo più da accaniti fumatori, bevitori di birra e tanto quanto potesse offrire il genere umano in termini di atteggiamento antisportivo, quei tipi di giocatori che un club professionistico avrebbe scartato all'istante. La mascotte della squadra fu un cane in perenne stato di eccitazione nell'inseguire la pallina in gioco, costringendo spesso l'arbitro a interrompere la partita. Inutile dire che i puristi, i perbenisti dell'Old Game, considerarono Bing Russell come un truffatore e i Mavericks come uno scherzo. Ma ecco il punto. I Mavericks si dimostrarono come un rifugio per diseredati ed esclusi dalla società, per bambini coraggiosi e vecchie stelle in decadenza col bisogno di redenzione. Il bat-boy della squadra, Todd Field, di soli 10 anni, diresse in seguito il film candidato all'Oscar In the Bedroom del 2001. Il suo lanciatore carismatico, Jim Bouton, che giocò in MLB con gli Yankees, i Braves e gli Astros, venne in seguito espulso dal circuito professionale per aver scritto Ball Four, un libro-diario che raccontava quello che succedeva all'interno delle squadre di baseball tra invidie, gelosie, storie di sesso e di droga. Il commissioner Bowie Kuhn obbligò Jim Bouton a firmare un esposto in cui si affermava che le storie narrate nel libro, erano solo una finzione. The Battered Bastards of Baseball, presentato il giorno 11 di Luglio 2014, ha catturato tanto entusiasmo al festival che ha scatenato una sorta di speculazione e già si parla di un rifacimento drammatico per le platee Hollywoodiane. Justin Lin, direttore di Fast and Furious è pronto per realizzare un vero e proprio film. In molti, però, potrebbero vedere questo gesto come un tradimento allo stesso spirito ribelle del film. Se Bing Russell non è mai stato disposto a vendere, perché i suoi nipoti lo dovrebbero fare?.

KURT RUSSELL

Kurt Russell è stato un giocatore di Minor League. Giocava seconda base ed era uno switch hitter. Venne segnalato dagli scouts degli Angels, Cardinals, Twins e Giants, ma le squadre erano indecise se fargli un contratto perchè Russell divideva il suo tempo con la recitazione. Ad esempio, nel 1971 non fu presente agli Spring Trainings dei Bend Rainbows, squadra di Singolo A degli Angels, perchè impegnato nelle riprese del film Now you see him, Now you don't (Spruzza Sparisci e Spara). Dopo i Rainbows, Kurt Russell fece parte della squadra degli Islanders di Washington, quindi passò ai Portland Mavericks e terminò la sua carriera con i Sun Kings, squadra di Doppio A di El Paso in Texas League. Durante un'azione di doppio gioco, Russell si scontrò col corridore riportando un grave infortunio alla spalla che lo costrinse ad abbandonare il baseball. In quel periodo la sua Media Battuta era di .563.

Kurt Russell
I films sono solo una parte della nostra vita. Il Baseball è l'esperienza completa. Probabilmente ho avuto quei momenti nella mia vita personale. Probabilmente l'ho sentito in quel modo anno dopo anno, e quando si trovano quei momenti, è meglio non farseli scappare perché ci sarà un giorno in cui si darà qualsiasi cosa per riaverli. Quindi, quando entrate in un campo da baseball, assicuratevi di guardare attorno a voi. Assimilate tutto, e sarete pronti per giocare.

domenica 9 febbraio 2014

SOUL OF THE GAME

Soul of the game. Il gioco dell'anima o l'anima del gioco?. Dove si pone il soggetto, e chi subisce l'azione?. Poco importa l'analisi logica, e poco importa il ruolo assegnato ad entrambe le parole. Esse stanno soffrendo, accusando un lieve ma costante deterioramento. Soul of the Game è l'ombra intagliata nel disco solare di un wind-up armonioso ed elegante come un tango argentino mentre l'astro regale si tuffa nelle acque del Great River. Soul of the Game è la sabermetrica che ti dice chi era più veloce tra W.Mays e M.Mantle, che analizza la bontà di un battitore e che, come fosse Nostradamus, profetizza sul numero di HR che farà K.Griffey Jr. l'anno successivo. È il Rotational Swing,  è l'Hands-Eye coordination, è lo Step and Stride ovvero: come allontanare un bimbo dal baseball. L'anima genuina del Gioco è Pete che dice "See the ball, hit the ball", è George, è Tony che parla: "Hitting is simple, hit the ball where the green color is", ovvero: come incantare un bimbo all'Old Game. MLB, Major League Baseball: "Dov'è finita la tua Soul of the Game?". Gli uffici sono pieni di persone, le tasche sempre più larghe. Bronson disse che voleva stare a Boston, gli piaceva e non gli interessava lo stipendio. Dal monte lanciava i suoi accordi rock e dopo una partita prendeva la chitarra in mano cantando: "Il diavolo ha rapito i miei sogni". MLB è trasformata diventando Major League Business. Soul of the Game è Rickey che telefona e dice: "Gioco anche gratis". Soul of the Game è Roberto: "Nobody does anything better than me in baseball", è Tyrus: "Voglio essere primo, voglio essere primo in ogni cosa", è Teddy: "If there was ever a man born to be a hitter, it was me". Soul of the Game è la menzogna religiosa della modestia e dell'umiltà, l'inganno necessario per non rivelare i propri limiti, le proprie incertezze. Soul of the Game è il rituale col quale si indossano gli stretches sopra i bianchi calzettoni sanitari, è l'aggiustarsi i pantaloni appena sotto il ginocchio e abbottonarsi la casacca ad eccezione dell'ultimo bottone in cima per mostrare i villosi pettorali come lastre di marmo. Soul of the Game si è addormentata indossando pantaloni come pigiama, o come gelatai, con rispetto parlando per questa dolce mansione, i caschetti protettivi per i lanciatori e le nuove palline ancora più compatte perchè Soul of the Game ha bisogno di un numero sempre più elevato di fuoricampi. Dov'è il significato di Soul of the Game?. Quello vero, come la parola Ubuntu, nome dato al Sistema Operativo open source, che nella lingua africana bantu significa "benevolenza verso il prossimo". Soul of the Game è il talent scout che riferisce della bontà di un giocatore con l'intelletto e col cuore senza l'uso di pistole radar, cronometri che si avviano, orologi che si fermano e statistiche al computer. È il try-out di un lanciatore, dalle dita callose e dalla forza di un trattore, in una fattoria dove razzolano le galline mentre l'impatto della pallina col guanto cattura l'attenzione delle mucche intente a ruminare paglia e fieno. È il delirio, oltre che mediatico anche cerebrale dell'esaltazione della stupidità, dove lo spreco e lo sperpero di carta e inchiostro servono solo a produrre distrazione di massa. Soul of the Game è avida e narcotizzante. Atei e cristiani, protestanti e musulmani, gelatai e barboni, rockettari e capelloni, riprendete la vostra Soul of the Game, abbandonate i riflettori, danzate sul vostro diamante e sul tappeto erboso del silenzio estivo. Voi siete ciò che siete in virtù di ciò che tutti siamo. Voi siete gli Dei mortali anche se talvolta i migliori non sono dove devono essere.

Ma c'è un Soul of the Game affascinante che, come spesso accade per le cose belle, passa inosservato. È un film girato per la televisione americana nel 1996. Racconta la storia della Negro League, in particolare il periodo a cavallo tra gli anni 30' e 40', quando l'idea di abbattere il muro della separazione e del razzismo venne valutata dai proprietari bianchi delle squadre di MLB. Branch Rickey portò avanti questo percorso che terminerà con l'ingresso di Jackie Robinson in Grande Lega nel 1947 con i Brooklyn Dodgers. Tra le stars Hollywoodiane figurano: Blair Underwood (Posse-La leggenda di Jessie Lee 1993, Deep Impact 1998,...) nel ruolo di Jackie Robinson. Delroy Lindo (Giochi di morte 1990, Malcom X 1992, Il Riscatto 1996, Le regole della casa del sidro 1999...) nel ruolo di Satchel Paige. Mykelti Williamson ( Free Willy 1993, Forrest Gump 1994, Alì 2001...) nel ruolo di Josh Gibson. Inoltre vi sono Harvey Williams nella parte del padre di Willie Mays, quest'ultimo interpretato da Isaiah Washington. C'è anche David Johnson nella parte di Roy Campanella (cast completo). Il film è interessante perchè mette in risalto un aspetto che per molti è rimasto oscuro. Paige e Gibson, le grandi superstars di quel periodo, fecero di tutto per guadagnarsi un posto in MLB generando una forte rivalità all'interno delle rispettive squadre, cercando in ogni modo, anche con la forza, di convincere Jackie Robinson che non ce l'avrebbe fatta ad arrivare nei Brooklyn Dodgers. Un bel film, impreziosito con alcuni video di repertorio, la cui trama si interseca con la vita di Josh Gibson e che culmina con un finale toccante e commovente. Da vedere, specialmente per risollevare il morale dopo il deludente film 42, troppo superficiale, così come Trouble with the curve di C.Eastwood, ben lontano dal magnetismo di Million Dollar Baby. Altre pellicole come Homerun e Season of Miracles sono decisamente fuori contesto.

C'è un altro film, molto, ma molto divertente dal titolo The Bingo Long Traveling All-Stars and Motor Kings del 1976. Sempre ambientato intorno agli anni 40', la pellicola racconta la storia di una squadra della negro league che viaggia attraverso gli Stati Uniti guadagnandosi da vivere giocando a baseball e facendo spettacolo. Tra le stars è presente un giovane James Earl Jones, lo stesso attore che interpreterà Thomas Mann nel film con Kevin Kostner L'Uomo dei Sogni del 1989. Oltre a J.E.Jones, nel ruolo di catcher della squadra, sono presenti Billy Dee Williams, Stan Shaw e Richard Pryor (cast completo). Anche in questo film, la trama ricalca in parte la vita di Josh Gibson, il Babe Ruth Nero, il potente catcher degli Homestead Grays, morto nel 1947 all'età di 35 anni, 3 mesi prima dell'ingresso in MLB di J.Robinson.

Soul of the Game è il film della vita dove l'universo del merito è una galassia che si allontana sempre di più nello spazio oscuro e profondo della nostra anima.

sabato 8 giugno 2013

ANNIE SAVOY

"Credo nella Chiesa del baseball. Mi sono avvicinata a tutte le grandi religioni, e alla maggior parte di quelle minori. Ho adorato Buddha, Allah, Brahma, Vishnu, Shiva, alberi, funghi, e Isadora Duncan (una danzatrice del primo 900, figura imponente che aprì le strade a quella che sarà poi la danza moderna. Morì tragicamente, strangolata dalla sciarpa che indossava, le cui frange si impigliarono nei raggi di una delle ruote della Bugatti sulla quale era appena salita). Ad esempio io so che i sutra di Buddha sono 108; che ci sono 108 perle in un rosario cattolico e ci sono 108 punti in una palla da baseball. Quando l'ho saputo, ho dato a Gesù una chance, ma semplicemente non ha funzionato tra di noi. Il Signore fece ricadere troppo quel senso di colpa su di me. Preferisco la metafisica alla teologia. Vedete, non c'è alcun senso di colpa nel baseball, e non è mai noioso. La tal cosa, lo rende come il sesso. Le ho provate  di tutte, davvero, e l'unica chiesa che veramente ha nutrito la mia anima, giorno dopo giorno, è la Chiesa del baseball".

Annie Savoy, alias Susan Sarandon, esordisce con queste parole nel film Bull Durham. La presenza di attori affermati come  Kevin Kostner e Tim Robbins diede alla pellicola notorietà e successo al punto che ancora oggi è considerato tra i top sports movies mai realizzati. Esattamente 25 anni fa, nel mese di Giugno, il film uscì nelle sale cinematografiche meritando il pieno consenso della critica e del pubblico. Ron Shelton, regista e scrittore, ottenne la candidatura all'Oscar per la migliore sceneggiatura e nel 1994 fu il regista di un altro film sul baseball intitolato Cobb, interpretato da Tommy Lee Jones. L'argomento baseball, tanto amato da Shelton, lo si deve al fatto che il regista giocò nel ruolo di esterno nella squadra di AAA di Rochester, i Red Wings, affiliati ai Baltimore Orioles di Major League. Va ricordato che i Red Wings furono i protagonisti della partita più lunga in tutta la storia del baseball professionale (qui). Il film Bull Durham, sebbene parli di baseball, con tante scene girate sul campo nel vecchio stadio di Durham City, North Carolina, ruota intorno alla figura sensuale e fascinosa di Susan Sarandon nella parte di una tenace e assidua tifosa della squadra locale. Le conoscienze tecniche e tattiche che possiede Annie Savoy in materia di Baeball, vengono sottolineate dalla sua interpretazione del gioco, un intermezzo di seduzione e magnetismo al pari di una pomata erotizzante da spalmarsi su tutto il corpo. Il baseball è donna, il baseball è femmina e più donne devono inginocchiarsi all'altare del passatempo americano abbracciando il loro Annie interiore. Fra le tante occupazioni piacevoli dove viene identificato il modello femminile americano come lo shopping, lo yoga, Desperate Housewives, la caccia al marito, amare il baseball non è solo un diritto di nascita, ma una responsabilità femminile.
Nessun altro sport professionale come l'Old Game unisce e integra così tante persone. Allo stadio gli estranei diventano amici, i posti a sedere sono occupati da intere famiglie e, a differenza di altri sport, la conversazione non è solo possible, ma è ampiamente valutata e incoraggiata. Lo stesso vale per gli uomini sul campo. È raro sentire un linguaggio spazzatura e volgare, grugniti o urla. Nel baseball si incontrano giocatori che sono chiamati a tenere la bocca chiusa al servizio del bene più grande. È il gioco che lo richiede. È la necessità di lealtà e trasparenza, dell'attrazione verso il lavoro di gruppo. Sono giocatori che ammirano la bellezza della routine e le ricompense dell' impegno, qualità che una donna può apprezzare. (L'ascesa del libero arbitrio ha cambiato la natura della lealtà nel gioco, ma lasciamo perdere Johnny Damon e concentriamoci su Cal Ripken Jr.). Come una singola ragazza volge il suo sguardo a tutti gli amici del gruppo, con pensieri e idee condivise, si può dire con certezza che molte di esse hanno tenuto al caldo il cuore solitario di un ballplayer e lo hanno accompagnato nelle fresche serate estive. Il baseball è pieno di sex-appeal. The playground è come il tuo corpo, se sai dove si trova il piatto di casa base, sai anche dove si trova il resto. C'è tanta fisicità che viene evidenziata guardando gli sports in televisione. C'è tanto distacco nel vedere atleti dal volto coperto e racchiusi nelle loro armature. Il lato erotico nel baseball, non sono solo gli avambracci e le forme dei pantaloni della divisa che richiamano ad un bel sedere (o lato B), oppure il sospensorio che delinea una forma fallica. Ad un attento esame del gioco le donne cominciano ad apprezzare la mascolinità del duro lavoro e della dedizione con la quale si esercitano i giocatori. Essi hanno sostituito le più primitive caratteristiche dell'uomo come l'aggressività, il dominio e la rabbia, con qualcosa che si avvicina alla grazia e all'eleganza. Il caschetto del battitore non copre il suo viso, e quando il catcher si alza togliendosi la maschera, è l'erotico immaginario del condottiero coraggioso. Certo, ci saranno sempre, così come in campo anche al bar, persone dal brutto comportamento, animate dall'ostilità e dal dissenso. Il punto è che, in un clima politico e sociale dove l'arroganza, la superbia e l'esibizionismo sono sempre in prima pagina, per una donna non c'è nulla di più sensuale se non vedere un ragazzo che si avvicina a testa bassa verso casa base, che sta in silenzio e ...che gioca bene insieme agli altri.

                                       GIBSONBURG THE MOVIE

Gibsonburg è un villaggio della Contea di Sandusky nello stato dell'Ohio. La popolazione è composta da 2.581 anime, secondo il censimento effettuato nel 2010. La National Arbor Day Foundation ha inserito di recente Gibsonburg nella lista delle Tree City (città degli alberi). Lo scopo principale di questa Fondazione, nata nel 1972 e che trova le sue origini nel 1872 a Nebraska City, è quella di ispirare le persone verso una maggiore sensibilizzazione all'ambiente, in questo caso per la piantagione di alberi da foresta. Gibsonburg ha una sua High School, di conseguenza ha una sua squadra di baseball che detiene un record storico, tutt'ora imbattuto. Infatti The Gibsonburg High School Team è l'unica squadra ad aver vinto il Campionato dell'Ohio con un record sotto .500. Nella Stagione 2005, i giocatori di Gibsonburg si presentarono alle fasi finali con 6 vittorie e 17 sconfitte e vennero praticamente dichiarati out dalla corsa per il titolo. Sorprendentemente avvenne il contrario e Gibsonburg vinse tutte le 8 partite del Post Season. Questa vicenda ha coinvolto la Xcelerate Media Inc. nella produzione di un film, girato nel 2011 dal titolo Gibsonburg The Movie. La storia, oltre alla miracolosa stagione 2005 di baseball, ruota intorno alla famiglia del capitano della squadra, Andy Gruner, alle prese con grosse difficoltà economiche. Tra gli attori figura l'ex Majorleaguer e lanciatore mancino Kent Mercker.

giovedì 11 aprile 2013

AMIT, UN SOGNO INDIANO

L'India è l'amore dell'anima che scorre maestoso come le acque del sacro Gange, l'India è dove la terra preme contro l'Himalaya e il Karakorum per accarezzare il cielo di Shankar mentre suona la melodia delle stelle. L'India è il
silenzioso passo della regina del Bengala, è il sospeso respiro delle devote di Krishna. India che cresce, che si fa strada agli occhi del mondo, per celare una povertà sconcertante, nascosta dietro i grattacieli e le grandi arterie di scorrimento di Calcutta, Bombay e Nuova Dehli. Rinku Singh nasce nel 1988 proprio all'ombra dei grandi palazzi, in uno di quei villaggi tormentati dalla miseria. Il padre è un camionista, guadagna $25 a settimana e a malapena riesce a soddisfare le esigenze di una famiglia composta da sette figli. Rinku ottiene l'ammissione per frequentare l'istituto di avviamento allo sport dove pratica il cricket e si esercita nel lancio del giavellotto. Tuttavia, la famiglia e gli abitanti del villaggio di Holepur, considerano il ragazzo come una persona pigra, non in grado di poter affrontare una carriera sportiva. Dinesh Patel nasce nel 1989, nello stesso villaggio di Rinku Singh. I genitori, estremamente poveri, si videro costretti ad affidare il proprio figlio alla nonna che abitava a Khanpur. Qui, il giovane Dinesh comincia a frequentare lo Sampurnanand Sports Stadium a Sigra, dove, anche lui, inizia ad allenarsi nel lancio del giavellotto. Nel 2004, Dinesh Patel viene selezionato per una competizione regionale e nel 2006 vince la medaglia d'oro ai National School Games di Pune. Nel 2008, entrambi i ragazzi parteciparono ad un reality televisivo dal nome Million Dollar Arm. Questo contest venne creato da J.B.Bernstein, un agente sportivo americano, con l'obbiettivo di poter reclutare alcuni giovani talenti che avrebbero lanciato una pallina da baseball il più forte possibile. Alla trasmissione parteciparono quasi 40.000 atleti e Rinku Singh vinse la gara lanciando la pallina alla velocità di 89mph. Dinesh Patel si classificò al secondo posto facendo registrare sullo speed-gun una velocità di 87mph. Prima di quel contest, i due ragazzi non avevano mai sentito parlare di baseball e non avevano mai visto una pallina da baseball. Bernstein portò i giovani a Los Angeles. In albergo, si trovarono subito a disagio perchè Rinku e Dinesh non avevano mai visto e non sapevano cosa fosse un ascensore, quell'ascensore che li avrebbe portati nelle loro camere. Iniziarono ad allenarsi alla University of Southern California, sotto la guida del pitching coach Tom House, un tecnico molto rinomato che in precedenza aveva allenato Nolan Ryan e Randy Johnson. I progressi dei due indiani furono evidenti specialmente quelli del mancino Rinku Singh che nel Novembre del 2008 lanciò ad una velocità di 92mph. Gli scouts e il general manager dei Pittsburgh Pirates decisero di far firmare un contratto ai due giovani i quali entrarono nella storia diventando i primi indiani nel panorama del baseball americano professionale. Il bonus per la firma di entrambi fu di $8.000 e dopo un rientro in India presso le loro famiglie, Rinku e Dinesh affrontarono il training camp dei Pirates a Bradenton FLA. Nel 2009 iniziarono la prima stagione professionale nella Gulf Coast League. Il 4 Luglio Rinku Singh diventò il primo indiano in una partita di baseball in America. Lanciò per 7 riprese e Dinesh Patel entrò in rilievo. Il 13 Luglio Singh vinse la sua prima partita ottenendo uno strike-out finale. Nelle sue ultime 6 apparizioni stagionali concesse un solo punto e tre battute valide agli avversari affrontati.
D.Patel-R.Singh
La storia continua per Rinku Singh che nel 2011 giocò nella New York-Penn League e nella South Atlantic League. L'anno scorso fece parte della Australian Baseball League nella squadra di Adelaide, affiliata ai Pittsburgh Pirates, facendo parte anche della All-Star Team. Dinesh Patel invece, venne rilasciato dall'organizzazione di Pittsburgh nel 2010. Tornato in India insegna il baseball tutt'ora ai bambini e ai giovani di Nuova Dheli preparandoli ad affrontare il Million Dollar Arm, che nel frattempo è diventato un programma televisivo molto importante e molto seguito. "Sono contento di aver dato stima e rispetto alla mia famiglia di fronte alla comunità del villaggio", ha detto Dinesh. Nel 2009 la squadra dei Pirates era composta da 9 giocatori provenienti dalla Rep. Dominicana e dal Venezuela, 5 dagli Stati Uniti, 2 dall'India, 1 dalla Colombia, 2 da Porto Rico e 1 dal Messico, Panama, Australia, Canada e Alaska. In squadra era presente anche M'Poh "Gift" Ngoepe, proveniente dal Sud Africa, il primo del continente nero a firmare un contratto con i Pirates. Ciò avvenne proprio in Italia durante i training all'Accademia di Tirrenia nel 2008. "Mangiavamo tutti insieme e assaggiavamo il cibo del paese di provenienza di ogni compagno di squadra. Ascoltavamo la musica Latina e americana e loro ascoltavano la musica indiana e ci raccontavamo varie storie relative ai nostri paesi. Facevamo tante cose insieme, eravamo come una grande famiglia".

La Sony Pictures Entertainment  si è molto interessata alla storia dei due talenti indiani e sta progettando la realizzazione di un film. Le riprese doverebbero iniziare tra un mese e la data di uscita del film è prevista per il 2014. Il ruolo del talent scout, J.B.Bernstein, è stato assegnato all'attore Jon Hamm che ha recitato in vari film quali Space Cowboy di C.Eastwood, We were Soldiers, Ultimatum alla Terra, Stolen, Sucker Punch...
Il titolo del film dovrebbe essere AMIT, una parola molto importante in India, Pakistan, Bangladesh, Iran. Rappresenta il nome comune maschile più usato perchè possiede il sifgnificato di eterno, senza confini. La radice della parola Amit è legata ad Amitabha Buddha, e rappresenta uno dei 108 nomi della divinità Indu Shri Ganesha, col profondo significato di amicizia universale. Anche in ebraico, Amit significa amico e nella lingua araba il nome  Ahmed deriva da Amit cioè profondamente adorato.
Ringrazio Deep Solanki, attivo e dinamico scout, allenatore e promotore del baseball in India, per avermi comunicato questa bella notizia. Lo stesso Solanki ha seguito in prima persona la storia dei due atleti indiani, viaggiando con loro, aiutandoli ad imparare la lingua inglese e fornendo supporto tecnico nel ruolo di ricevitore. In un suo recente messaggio, mi ha confermato che il dito gli fa ancora male per aver ricevuto i lanci dei due talenti indiani. Non è da escludere un suo coinvolgimento nelle riprese del film, come non è da escludere che il suo ruolo e la sua figura vengano impersonate da un attore indiano.
Deep Solanki con R.Johnson e B.Bonds
Qui, le statistiche di Dinesh Patel
Qui, le statistiche di Rinku Singh
Qui, il sito del reality televisivo, con le foto e i festeggiamenti ai due lanciatori.

A seguire, il filmato della ESPN, dove viene narrata la storia dei due giovani indiani. A 3min.20sec. si vede l'Ambasciatore americano in India che consegna i passaporti ai due giovani atleti, alla presenza di Deep Solanki, con la maglia celeste. Verso la fine del video si vedono i due lanciatori, ormai senza speranza e pronti per tornare in India, che entrano nell'ufficio di Tom House. "Salve ragazzi!", dice il pitching coach americano, "conoscete i Pittsburgh Pirates?". "No!", rispondono i due indiani. "Bene", replica Tom, "è una squadra di Major League, e vi hanno appena ingaggiato".

mercoledì 18 luglio 2012

ENGEL STADIUM

J.Engel
Engel Stadium si trova a Chattanooga, Tennessee. Nel 1929, Clark Griffith, proprietario dei Washington Senators, mandò un giovane scout di nome Joe Engel nel Sud degli Stati Uniti con l'intento di trovare una città che potesse ospitare una squadra di Minor League affiliata ai Senators. Engel si recò ad Atlanta e, soldi alla mano, cercò di negoziare l'acquisto degli Atlanta Crackers. Non riuscendo a finalizzare la trattativa, Engel si recò a Chattanooga riuscendo a comprare la squadra locale dei "Lookouts" e permettendo anche la costruzione di un nuovo impianto sportivo, uno "State-of-the-art-stadium" del costo di $150.000. Engel Stadium possedeva caratteristiche innovative per quel tempo. Fu il primo ballpark ad avere un ufficio stampa. Era dotato di un prato centrale distante 471ft da casa base e dietro la recinzione era stata costruita una collinetta con la scritta "LOOKOUTS" ricavata sagomando opportunamente la siepe. Joe Engel fu un personaggio unico, bizzarro e grottesco al punto da essere definito dai suoi contemporanei come "insostituibile". Seguendo i canoni promozionali del tempo, Engel si inventò qualsiasi tipo di evento per far affluire più gente possibile allo stadio. Tra le sue "proposte" va ricordato che nel 1931 in una partita amichevole contro i New York Yankees, Engel mandò sul monte di lancio una ragazza di appena 17 anni. Si chiamava Jackie Mitchell, la quale si prese il lusso di mettere strike-out Babe Ruth e Lou Gehrig. Chi conosceva la Mitchell (nata nel 1912 e morta nel 1987), garantisce che non possedeva una "palla veloce", ma la sua "curva" era incredibile perchè spezzava improvvisamente in prossimità del piatto di casa base. Ultimamente la rete televisiva FOX-SPORTS ha dedicato un capitolo del suo programma "Amazing Sports Stories" alla giovane Jackie Mitchell.
Jackie Mitchell
 Nel 1936 Joe Engel attirò 25.000 persone allo stadio, quando la capienza massima era di 12.000 posti a sedere, perchè attraverso una lotteria, ci sarebbe stata l'estrazione del numero del biglietto che avrebbe fatto vincere una casa. Nessuno vinse anche perchè in seguito si venne a sapere che il numero del biglietto estratto non esisteva. Sempre nel 1936 Engel fece installare l'impianto di illuminazione facendo grossa pubblicità per l'evento chiamandolo "The Great Light Switch Throwing". Quando arrivò il buio, Engel dall'altoparlante annunciò "Fra 3 minuti vedrete il campo illuminato!". Passarono 3 min., e altri 3 min. e ancora 3 min. Deluso da quella attesa Engel si accorse che il trasformatore era bruciato, lasciando tutto lo stadio al buio. Gli addetti alla sicurezza mantennero l'ordine con le loro torce e dopo un'ora le luci si accesero. I Lookouts persero la partita. Nel 1938 Engel si inventò "The Wild Elephant Hunt". La folla aspettava fuori dallo stadio mentre sentiva il selvaggio barrire degli elefanti. Pensando di trovare i pachidermi all'interno dello stadio la gente rimase delusa nel vedere che era una pagliacciata anche se simpatica dove alcuni attori in costume interpretavano una "caccia grossa" all'elefante correndo all'interno dello stadio. Le iniziative di Engel furono numerose e divertenti. Organizzò concorsi di bellezza, corse di lepri e di struzzi. Nel 1931 vendette il suo interbase, Johnny Jones, in cambio di un tacchino che pesava 15kg!. "The turkey had a better year", disse Engel e da quel momento il sandwich al tacchino diventò popolare in tutte le partite. Una volta portò allo stadio 50 gabbie piene di canarini cinguettanti!. Engel Stadium è ricco di storia e di avvenimenti che lo posizionano ai primissimi posti per importanza. Nel 1917 venne disputata la partita più lunga della storia nella Southern Association durata 23 riprese e sospesa per oscurità sul punteggio di 2-2 tra i Lookouts che ospitarono gli Atlanta Crackers. Nel 1926 Satchel Paige fece il suo esordio come professionista giocando per i Chattanooga White Sox, una squadra della Negro League. Nel 1937 il proprietario dei Washington Senators, Clark Griffith decise di vendere i Lookouts per $125.000. Determinato a mantenere la squadra a Chattanooga, Joe Engel organizzò una colletta tra gli abitanti della città racimolando $100.000 per comprare i Lookouts. Nel 1938 Roger Hornsby diventò player-manager della squadra. Nel 1941 i Lookouts ritornarono come squadra affiliata ai Washington Senators, Joe Engel firmò il contratto a Hillis Layne per giocare in MLB scatenando la furia del manager di Selma che rivendicava i diritti sul giocatore. Per tutta risposta Engel mandò a Selma un camion pieno di ghiaccio dicendo al manager di "stare calmo e di rinfrescarsi!". Nel 1947 il 16enne Willie Mays esordisce all'esterno centro per i Chattanooga Choo-Choos.
Nel 1951 Don Grate entra pinch-hitter e ottiene due "Inside the park homerun". Nel 1953 Don Grate durante una gara di lancio, ottiene il record della distanza più lunga facendo volare la pallina per 135,33mt. Nel 1955 viene pubblicato il libro "Your Lookouts since 1885" di Wirt Gammon. Nel 1957 Harmon Killebrew realizzò l'unico e solo homerun all'esterno centro, nella storia dell'Engel Stadium. Nel 1959 il prima base Jesse Levan venne espulso a vita per attività illecita che riguardavano le scommesse e i Washington misero in vendita la squadra per la seconda volta. Ma Joe Engel e gli amministratori locali riuscirono a far fronte alla situazione affiliando la squadra ai Phillies di Philadelphia. Il destino si rivelò ancora beffardo per i LOOKOUTS, e dopo qualche anno anche Philadelphia chiuse ogni rapporto con la squadra di Chattanooga lasciando un vuoto che risultò ancora più incolmabile quando nel Giugno del 1969 William Joseph Engel morì al Campbell General Hospital. Come in una città fantasma Engel Stadium non fu più popolato dai tifosi e il suo percorso di decadenza sembrava portasse il vecchio stadio alla completa distruzione. Fu nell'Aprile del 1989 che lo stadio respirò nuova vita quando vennero stanziati $2.000.000 per un totale rinnovamento e ristrutturazione. Per commemorare questo evento, venne disputata l'All Star game della Southern League, alla quale parteciparono Frank Thomas, Kent Bottenfield, Louis Gonzales e Brian Hunter. Il "tutto esurito" venne registrato al nuovo Engel Stadium per vedere la Superstar del basket NBA Michael Jordan muovere i suoi primi passi nel baseball professionistico. Venne istituita la "Engel Foundation" col sostegno dello stato del Tennessee e del contributo di privati cittadini. Il tetto dell'Engel Stadium fu ulteriormente rinnovato e vennero scritti diversi libri narranti le vicende storiche dello Stadio e della realtà sportiva di Chattanooga. Furono anche organizzati meeting annuali col nome "Legends of the Game" con la partecipazione di atleti di Major League. Tanta organizzazione, vitalità e rinnovamento portarono l'Engel Stadium ad essere inserito, nel Dicembre del 2009, nella"National Register of Historic Places" degli Stati Uniti. Ma la notizia da prima pagina risale al Gennaio di quest'anno quando Eric Pastore membro della Warner Bros e autore del libro "500 Ballparks of America", ottiene la concessione per girare un film proprio all'Engel Stadium. Stando alle notizie, la pellicola uscirà nel 2013. L'ufficializzazione per iniziare le riprese delle scene è arrivata nel Marzo del 2012. Il titolo del film sara "42", la storia di Jackie Robinson. Tra gli attori figurano due autentiche superstar di Hollywood.
Il primo è Harrison Ford che sosterrà la parte di Branch Rickey, colui che firmò il contratto a Robinson. L'altro è l'attore di colore Chadwick Boseman nella parte dell'Hall of Famer Jackie Robinson. Ci sarà anche Lucas Black che interpreterà Pee Wee Reece il grande interbase dei Brooklyn Dodgers. Hamish Linklater invece sarà Ralph Branca, il lanciatore dei Dodgers e Nicole Beharie interpreterà Rachel Isum, la moglie di Jackie Robinson. Anche in questo caso il vero protagonista sarà l'Engel Stadium opportunamente rinnovato per assomigliare al leggendario Ebbets Field di Brooklyn.
H.Ford-C.Boseman-J.Robinson


lunedì 3 ottobre 2011

THE ROOKIE

J.Morris e D.Quaid
Da quando avevo quattro anni ho sempre sognato di essere un lanciatore di Major League, un desiderio talmente forte che andavo a dormire col guantone stretto al petto pensando ai grandi stadi sommerso dalle tribune colme di tifosi. Dopo tanti anni di partite con gli amici nei prati dietro casa, nelle scuole superiori e al college, ho avuto la mia grande occasione nel 1983 quando l'organizzazione dei Milwaukee Brewers mi selezionarono al primo turno del draft. Dopo un anno di Minor League cominciai a sentire forti dolori al braccio. Fui operato al gomito con un delicato intervento di ricostruzione del tendine e passai tutta la stagione a scaldare la panchina. L'anno successivo lanciai solo per quattro partite quando mi infortunai anche alla spalla e dovetti tornare in sala operatoria. Nel 1988 fui messo da parte dall'organizzazione di Milwakee e passai tutto l'anno a sostenere un intenso programma di riabilitazione. Durante la primavera del 1989, mentre facevo riscaldamento durante il pre-game, sentii qualcosa cedere dentro la mia spalla. Un legamento si era sfilacciato. Avevo solo 25 anni e la mia carriera era finita senza mai essere cominciata, senza mai essere stato in Major League. Tornai a casa in Texas pensando che, se non potevo più giocare, sarei tornato all'università per prendere il diploma di insegnante di scuola. In seguito venni sottoposto ad un altro intervento chirurgico alla spalla per rimuovere tre schegge di osso dall'articolazione. Per la prima volta dopo alcuni anni non sentii più il dolore al braccio sinistro e pensai che forse avrei potuto fare un ultimo e disperato tentativo per rientrare nell'ambiente del baseball. Così iniziai ad allenare qua e là, facendo anche delle sessioni di batting practice dove io stesso lanciavo dal monte per allenare i battitori. Ecco come sono finito alla Scuola Reagan County High, dove insegnavo scienze e allenavo la squadra locale. Ho avuto il mio bel da fare perchè la squadra, negli ultimi tre anni, aveva vinto solo 9 partite in totale. Eppure vidi che tra i ragazzi c'era un potenziale da all-star team. Infatti avevano solo bisogno di lavorare di più e di sentire qualche incoraggiamento perchè ogni volta che perdevano era molto difficile per loro potersi risollevare dalla frustrazione della sconfitta. Mi piaceva allenare perchè volevo aiutare i ragazzi a superare i momenti difficili. La mia breve carriera da giocatore mi aveva insegnato ad accettare le sfide senza mai arrendersi. Un giorno, nell'Aprile del 1998, dopo un duro allenamento, feci sedere i giocatori sull'erba del prato esterno per fare due chiacchere. "Credetemi ragazzi, so quanto sia difficile", dissi mentre guardavo le loro facce sudate e stanche. "Ma non si può mollare proprio per questo. È necessario fissare degli obiettivi da raggiungere. Va bene sognare, meglio ancora sognare in grande". Uno dei miei lanciatori si alzò e disse. "E tu, Coach?, i tuoi sogni?, non avete ancora voglia di giocare nelle Major Leagues?". Io sorrisi scuotendo la testa. "Ho consegnato quel sogno ad un tempo passato", risposi. "Mi sono sposato, sono un insegnante, ho avuto figli. Ora sono qui per fare il coach. E non rimpiango nulla. Sono proprio dove il Signore mi vuole". I ragazzi non erano convinti. "Sappiamo quanto ti piace giocare a baseball, Coach", disse uno di loro. "Nel modo con cui lanci dovresti essere in Major", un altro disse scherzando. Ci fu qualche risata, ed io accolsi quella situazione e stando al gioco risposi: "A te non piace fare allenamento in battuta sotto il sole caldo". Ad ogni modo il mio discorso era stato recepito e i ragazzi da quel momento iniziarono  ad allenarsi con grinta e intensità. Volevano vedermi inseguire un sogno, anche se ormai l'avevo lasciato alle spalle. Amavo essere un insegnante e un allenatore. Alla fine feci un patto con loro. "Okay, okay", dissi, "se voi ragazzi raggiungete i playoff quest'anno, proverò a fare un try out per una squadra di major league. Ma dovete capire che il mio tempo per giocare è finito". Ero sicuro che non avrei mantenuto la mia promessa perchè nessuna squadra di baseball della storia di Reagan County aveva mai fatto i playoff. Col passare del tempo seppi che la squadra di Tampa sosteneva dei camp di selezione aperti per tutti i giocatori. In più, con sorpresa, notai che la mia squadra era in piena competizione per disputare i Play Off. Fu così che dovetti mantenere la promessa fatta ai miei ragazzi e andai alla Howard Payne University di Brownwood. Incontrai Doug Gassaway, lo stesso scout che mi aveva scoperto 17 anni prima. "Hai portato alcuni dei tuoi figli per un provino?", mi chiese. Io gli risposi che ero lì per me, e gli spiegai la promessa che avevo fatto alla mia squadra. Doug rise, e fu anche contento di inserirmi nel programma della lista dei giocatori da visionare. Fui ultimo, a titolo di cortesia. C'erano circa 50 o 60 giovani che giravano con i loro guanti e tacchetti. Guardavo questi ragazzi, e pensai: "Che cosa ci faccio qui?. Ho 35 anni, per l'amor del cielo, mi sento come un pensionato". Infine, venne il mio turno. "Dai, Jim, è il tuo momento, fai in fretta", disse Doug, desideroso di tornare a casa. Aveva visto alcuni buoni giocatori, ma nessuno particolarmente promettente. "My God", ho pregato, "fammi uscire da questa situazione con la mia dignità intatta, almeno i ragazzi sapranno che ho provato". Cominciai a lanciare, e dopo tre o quattro lanci mi resi conto che il braccio stava bene. Nessun dolore e mano a mano che andavo avanti notai che dietro la rete si era formato un gruppo di persone che controllavano la pistola radar per vedere la velocità dei miei lanci. "Forse c'è qualcosa che non va", mi domandai. Al termine del provino il catcher si avvicinò a me e con gli occhi spalancati mi disse: "Hai lanciato a 98 miglia". "No way", risposi. In passato, nei miei tempi migliori ho raggiunto a mala pena 88 mph. "Hanno anche verificato con una seconda pistola radar", concluse il catcher. Poi Doug si avvicinò, sorridendo. "Se tu fossi dieci anni più giovane...". "Non voglio", dissi, interrompendo Doug. "Sono sconcertato Jim", aggiunse lo scout, "Realisticamente, non so cosa posso fare. Ma ci proverò, ti farò sapere". C'era un messaggio in attesa per me quando arrivai a casa. Doug voleva che sostenessi un ulteriore try out fra un paio di giorni, per vedere se riuscivo a lanciare di nuovo così forte. Mi recai sul luogo e lanciai la palla a 95 mph. "Siamo pronti a firmare, Jim", mi disse. "Dovrai essere a San Petersburg per gli allenamenti". Avevo poco tempo e i pensieri e le cose da fare erano tante. Io e mia moglie Lorri ne parlammo. "Potrebbe veramente essere dove Dio mi sta guidando?", le chiesi mentre eravamo seduti al nostro tavolo della cucina. Pensavo di essere proprio dove mi voleva. "Non lo so, Jimmy", rispose Lorrie. "Forse ha portato di nuovo questo sogno per un motivo". Le mie visioni, ormai sepolte, di giocare in grandi campionati tornarono a rivivere dentro di me. Mi sentivo come un ragazzo nuovo. Ma era diverso adesso che ho una famiglia e un buon lavoro. Potevo rischiare tutto su un sogno?". So che questo non è ciò che abbiamo previsto", disse Lorri, "Comunque ce la farò da sola ad aver cura dei nostri figli". "Ci sono un sacco di domande senza risposta", continuai, "Non so dove andrò a finire col gioco, per quanto tempo resteremo lontani l'uno dall'altra e non so se sarò in grado di supportare la nostra famiglia con quello che pagano nelle Leghe Minori". Due giorni dopo, con la benedizione di mia moglie, ero a San Petersburgh, per rimettermi in forma. Non sapevo cosa aspettarmi, ma si è rivelato più duro del previsto e ho lanciato più veloce di quando avevo 19 anni. Dopo due settimane fui inviato ad Orlando in doppio A, per poi passare in Triple A a Durham. Nel mese di settembre, il campionato si era concluso, e terminai con un record di 3 e 2, con una salvezza e 22 strikeouts in 28 innings. Ho dato del mio meglio, ed ero soddisfatto della mia prestazione. Nello stesso giorno, mentre preparavo le valige per tornare in Texas, ricevetti una telefonata per presentarmi negli spogliatoi della squadra dei Tampa Bay in Major League. Ero sbalordito. Sabato, 18 settembre ero sulla lista dei giocatori della squadra di Tampa Bay, il rookie più vecchio degli ultimi 30 anni. Giocammo contro i Texas Rangers quel giorno nel loro stadio di Arlington, un paio d'ore di macchina da casa mia. All'ottavo inning con due out, venni chiamato per lanciare. Avevo il cuore in gola e non credo di aver preso un respiro da quando ho lasciato il bullpen, ma sono riuscito ad eliminare Royce Clayton con quattro lanci. Un milione di pensieri correvano nella mia testa quella notte. A mia moglie, ai miei figli e ai ragazzi della squadra e alle parole dette a loro. "Va bene sognare, e ancora meglio sognare in grande". Questo è ciò che può accadere quando si desidera un sogno. Basta non volerlo accelerare e lasciarlo maturare nel tempo. Il regista John Lee Hancock ha fatto di questa storia un piccolo gioiello. Una pellicola dal titolo Un Sogno una Vittoria, The Rookie. Il film uscì nel 2002. Fu l'attore Dennis Quaid ad interpretare il lanciatore Jim  Morris.