Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".
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martedì 16 novembre 2010

IL RAGAZZO E LA PALLINA

Mickey Mantle entrò nella storia, quando al Griffith Stadium realizzò un homer di 565 ft. La pallina venne raccolta da un bimbo dietro ad una casa situata nelle vicinanze dello stadio. Ma chi è questo bimbo adesso?, sarà solo un vecchio o forse sarà morto?.               

50 anni dopo

Irv Noren si trovava quel giorno sulle tribune del capiente Griffith Stadium e stava osservando il Batting Practice degli Yankees. Dopo aver dato un'occhiata al tabellone iniziò a gironzolare fino ad arrivare nella zona dell'esterno sinistro, appena sopra il muro. "Oggi ne batti una lontano!", disse Noren rivolgendosi a  Mantle. Irv Noren, conosceva bene il Griffith Stadium, avendo giocato un paio di anni per i Washington per poi essere ceduto agli Yankees nel 1952. Sapeva che quello stadio era in grado di isolare la calura soffocante per far spazio ad una leggera brezza che spirava sempre in favore dei battitori. Noren, sapeva che Babe Ruth aveva battuto una pallina contro la quercia al di là della recinzione nella zona dell'esterno centro e sapeva anche che Larry Doby aveva fatto un homer a destra sopra il muro alto 10 metri, provocando una telefonata all'ufficio dello stadio: "Qualcuno di voi ha lanciato una pallina rompendo il vetro di una finestra di casa e ha svegliato mio figlio!". Infine, Noren sapeva che nessuno ha mai battuto una pallina verso la 32esima fila delle tribune all'esterno sinistro e pensò che quel giorno Mickey Mantle avrebbe potuto farcela.
                                                          Aprile 1953.
Fu un anno particolare per Mantle. La morte del padre, l'attesa di un figlio e di un nuovo contratto che l'avrebbe legittimato come autentico erede di Joe Di Maggio. Arrivò agli Spring Training in qualità di stella affermata, avendo battuto il punto vincente nelle precedenti World Series, nella settima partita. Il 9 di Aprile a Pittsburgh durante un allenamento, Mantle fu autore di un homer al Forbes Field da 450ft, una riedizione dell'ultimo fuoricampo ottenuto in carriera da Babe Ruth. Il giorno precedente, Mickey insieme a Billy Martin e Whitey Ford, persero il treno a Cincinnati in seguito ad una delle loro nottate. Presero il taxi ed arrivarono a Pittsburgh in tempo per il Batting Practice. Tre giorni più tardi, all'Ebbets Field, Mantle stava parlando con l'arbitro di casa base, quando dal microfono venne fatto il seguente annuncio: "Mickey non lo sa ancora, ma è appena diventato papà di un bimbo di 4 kg!". Chuck Stobbs, un mancino appena acquistato dai Chicago White Sox, era il lanciatore partente di quel Venerdì 17 Aprile. Aveva esordito a 18 anni in Major League con i Boston Red Sox nel 1947 ma i problemi al braccio l'avevano invecchiato precocemente  diventando un lanciatore di controllo, ideale per un campo grande come il Griffith Stadium dove, all'esterno sinistro, il muro si trovava  a quasi 115mt da casa base. "Puoi battere bene contro Stobbs", disse Noren a Mantle. Quel pomeriggio, i tifosi paganti furono appena 4206 ai quali si aggiunsero circa 2000 bambini che erano entrati gratuitamente perchè era il  giorno dei Boy Scout. Con 2 eliminati, Stobbs concesse la base su ball a Yogi Berra portando Mantle nel box di battuta. L'esterno degli Yankees doveva ancora smaltire una contrattura alla gamba destra e aveva chiesto al compagno di squadra, Loren Babe, se poteva usare la sua mazza. Era un pezzo di legno pesante 34 once per 35 inches di lunghezza. Mantle guardò il primo lancio di Stobbs, un ball. Il manager Jim Brideweser disse al coach, "Lo sai?, credo che questo ragazzo può battere la pallina contro il tabellone!". Il secondo lancio fu una dritta o uno slider. "Non ricordo", dirà Stobbs in seguito. Appena il lanciatore iniziò il caricamento, una raffica di vento improvvisa partì da dietro casa base in direzione dell'esterno sinistro, così ricorda Bill Abernathy che era seduto sulle tribune col padre. Sam Diaz, un metereologo, dirà in seguito che tra le ore 3 e le ore 4 al Griffith Stadium vi furono raffiche di vento in direzione del campo esterno, ad una velocità di circa 25 km/h. La pallina lasciò la mazza di Mantle ad una velocità stimata di 125mph. Clark Griffith, nipote del proprietario della squadra di Washington, si alzò di scatto dalla sua seggiola osservando la pallina che saliva come se fosse dotata di vita propria. Roy Clark, un musicista, ricorda il rumore dell'impatto della mazza con la pallina che riecheggiò per tutto lo stadio. Subito si capì che sarebbe stato un homer. Nel bullpen degli ospiti, all'esterno sinistro, i lanciatori di rilievo rimasero fermi col naso all'insù per osservare la pallina che passava senza nessuna intenzione di cadere. Vi fu un attimo di silenzio, tutti che guardavano in quella direzione attoniti e increduli per quello che stava  accadendo. Wayne Terwilliger, seconda base, disse che la pallina fu battuta talmente in alto che iniziò la sua discesa quandoMantle aveva passato la seconda base. Quello fu il primo fuoricampo della stagione e Mantle quando arrivò nel dug out sorrise come per riconoscere l'aiuto ottenuto dal vento. La scomparsa della pallina dallo stadio, diede ad Arthur E. Patterson, direttore delle public relations degli Yankees, l'opportunità per agire. "Quella distanza deve essere misurata", pensò Patterson. Sotto l'influsso  di una demoniaca ispirazione, uscì dallo stadio, tratteggiando il suo percorso fino ad arrivare nel punto dove la pallina sarebbe caduta. Raggiunse la Quinta Strada, quando Patterson vide un ragazzo di colore che correva con una pallina in mano. Donald Dunaway, questo era il nome del ragazzo. Egli viveva dietro l'angolo al 343 di Elm Street. Credendo fosse un poliziotto, il ragazzo si nascose in un vicolo buio e cieco, ma Patterson lo trovò e gli chiese dove aveva preso la pallina. In cambio dell'informazione, il bimbo avrebbe ricevuto 75 cents (altri storici dicono che ricevette $5). Accettato il compenso, il ragazzo portò Patterson al 434 Oakdale Place, dove c'era una casa a due piani fatta di mattoni. Di fretta, Patterson rientrò nell'ufficio stampa dello stadio e disse ai colleghi che la pallina percorse 565 piedi!. Nessuno verificò o fece un tentativo per farlo, ma due giorni dopo, la notizia era su tutte le prime pagine dei giornali. Mickey Mantle ricevette contratti pubblicitari dalla Louisville, Wheaties, Camels, Gem razors, Beech-Nut gum. Tre giorni dopo, sul Washington Times-Herald, Bob Addie raccontò i retroscena di quel fatto e per la prima volta venne usata l'espressione tape measured homerun. Così scrisse Addie. "Ho camminato 66ft dal punto segnato, cioè, a 391ft da casa base, in direzione della pallina battuta che superò le tribune all'esterno sinistro. Ciò equivale a 457ft. Da lì mi recai verso il punto dove avrebbe dovuto cadere la pallina, cioè nel cortile di Oakdale Place. Feci 36 passi, ogni passo sono 3ft per un totale di 108ft che sommati ai 457ft precedenti fanno 565ft. Il cortile di Oakplace, era uno spiazzo erboso per cui la pallina non avrebbe potuto fare grossi rimbalzi. Nel 1953, il Griffith Stadium era uno stadio per gli uomini bianchi, costruito al limite col quartiere Negro chiamato LeDroit Park. Ed è  proprio in quel quartiere che iniziarono le ricerche di Donald Dunaway. Ma nessun D.Dunaway fu presente nell'elenco telefonico del 2006 e del 2008. Nessun D.Dunaway venne registrato al 343 di Elm Street nel 1954 e tantomeno nella scuola locale per i ragazzi di colore, la Lucretia Mott Elementary school. Anche gli archivi militari non registrarono nessun arruolamento di D.Dunaway e il suo nome non apparve nella lista dei certificati di morte. Venne assunto un investigatore privato, ma le sue ricerche non portarono a nessun risultato. Durante l'annuale riunione degli abitanti di LeDroit Park, nessun potè rispondere con assoluta certezza sull'esistenza di D.Dunaway. Alcuni risposero di si, altri invece negarono la conoscienza di quel nome. Bobby Lane, un altro storico, dichiarò la questione finita. "Non c'è nessun tape measured homerun, non c'è nessun D.Dunaway!". Allora venne ingaggiato l'ex agente speciale dell'FBI, Brad Garrett, famoso perchè dopo 4 anni e mezzo di ricerche riuscì a trovare Mir Aimal Kansi, autore di un attentato dove morirono 2 agenti federali della CIA nel 1993. Ma anche Garrett, nonostante la consultazione di vari registri e database di sicurezza, non trovò nessuna traccia di Dunaway. LeDroit Park venne aggiunto nel 1974 al Registro Nazionale dei Luoghi Storici ma nel 2007 la sua ricostruzione non arrivò alle case di quartiere di Dunaway dove, su alcune porte in legno, erano ancora visibili annunci di affitto scritti con vernice-spray rossa. Verso la fine della strada del quartiere, un uomo, rispondendo alle domande, disse di conoscere Dunaway, che era andato a scuola con lui e che era morto, però non sapeva quando e nemmeno dove. Arthur Patterson era confuso. Le ricerche non portarono a nulla di concreto. Aveva setacciato tutto il quartiere, chiedendo, domandando, bussando alle varie porte, niente, nemmeno la più piccola traccia di  D.Dunaway. Patterson continuò e sulla strada delle sue ricerche apparve la figura di una donna, Sandra Epps, che indicò, come probabile fonte di informazioni, un'altra donna che abitava in Oakdale Park. Dopo 2 anni di lettere e telefonate senza risposta finalmente la porta di casa di Miss Rosa Burroughs si aprì e la donna invitò Patterson ad entrare. Miss R. Burroughs disse di conoscere D.Dunaway, e lo ricordava come un ragazzo esile con la carnagione scura. L'aveva visto l'anno precedente alla fermata n°14 del bus. Aggiunse anche che non sapeva come contattarlo, ma l'avrebbe chiesto a Miss Sarah, un'amica, con la quale frequentava il Bingo. Sei mesi più tardi, Miss Sarah (che si era ripresa da una malattia), disse di conoscere Dunaway e sua sorella Maxine, che era la moglie di Elder Walter McCollough, un pastore-sermonista della chiesa locale. Quella chiesa aveva un numero di telefono. Fu così che una sera, Maxine McCollough rispose alla chiamata di Patterson. "Si!, è stato lui a raccogliere la pallina, ma perchè non lo chiedete a mio fratello?".

La tenacia di Patterson venne premiata. Ora le sue speranze si trasformarono in certezza. Fu colto da profonda emozione e il suo dito tremava mentre componeva quel numero di telefono. "Non avresti dovuto guardare così lontano!", disse Dunaway al telefono del suo appartamento a circa 3 km dal posto dove raccolse la pallina. Avvicinandosi al 70esimo compleanno, lo stato di salute di Dunaway non era al meglio. Il diabete e la conseguente artrite lo avevano debilitato al punto che passava gran parte delle giornate su una sedia a rotelle. La sua folta e grigia barba gli nascondeva il sorriso e quando vide Patterson i suoi occhi brillarono come fossero rinvigoriti da nuova giovinezza. "I vicini si ricordano di me col mio soprannome. Io ero Duckie, disse Dunaway, "facevo parte di una gang di ragazzi smaliziati e molte volte  andavo al Griffith Stadium per vendere gli scorecard, oppure aspettavo nel parcheggio qualche pallina battuta per poi rivenderla a 1$. Quel giorno di Venerdì 17 Aprile, scappai da scuola per andare allo stadio. Comprai un biglietto da 75cent e andai a sedermi nella zona verso l'esterno sinistro". Mentre parlava, Dunaway indicò col dito il punto esatto su una vecchia foto del Griffith Stadium, in prossimità del cartellone pubblicitario della Bohemian Beer. Poi prese il bastone e così accompagnò Patterson nel punto dove aveva recuperato la pallina. "Là!", disse, appena arrivati in Oakdale. "Proprio laggiù!", replicò indicando il punto col bastone. Il suo racconto non era molto chiaro, vi erano delle contadditizioni ma la cosa certa è che Dunaway non vide la pallina in volo che rimbalzava in 434 Oakdale Place perchè si trovava ancora sulle tribune e che non disse a nessuno dove l'aveva raccolta. Al tempo Dunaway aveva 14 anni e non 10 come aveva creduto precedentemente Patterson. Appena si rese conto della traiettoria Dunaway uscì dal campo di corsa, animato dal desiderio di recuperare  la pallina. Iniziò a camminare in Oakdale Place in linea con gli appartamenti che si affacciavano verso la strada. Guardò in ogni angolo, cortile ed anche sotto le macchine. Un'altra versione della vicenda dice che fu una donna alla finestra ad indirizzare Dunaway verso la pallina. Ma il vecchio Duckie nega insistendo che era da solo. Continuando il suo cammino, trovò la pallina a circa 15mt dal 434 di Oakdale Place, in un cortile delimitato da una rete sul retro di una casa di mattoni, sotto la finestra. Il che vuol dire che la pallina non arrivò mai in Oakdale Park, come precedentemente affermato da Patterson. Dunaway in seguito tornò al campo e disse all'addetto della sorveglianza che aveva la pallina dell'homer. La guardia condusse il giovane verso gli spogliatoi, e fu investito dalle domande dei reporter, ma lui non diede mai nessuna indicazione precisa, e nessuno si prese la briga di andare a controllare. L'unico scopo di Dunaway, era quello di negoziare un prezzo per la pallina. Alla fine ottenne $100 più una pallina firmata da M.Mantle. Questa è la storia. Ci sono altre versioni, ma la cosa sicura è che Mantle fu autore di un prodigio che ancora oggi è ricco di mistero. Questo mistero è ancora più profondo, perchè Art Patterson morì nel Febbraio del 1992, perchè Mantle morì nel 1995, perchè C.Stobbs morì nel Luglio del 2008. È ancora un mistero il tipo di lancio che Mantle spedì tanto lontano, e D.Dunaway  è morto proprio nel Marzo del 2010, portando con sè l'emozione e il fascino di quegli anni, quando si scappava da scuola per andare a sognare, un giorno, di poter indossare una divisa e di essere parte di quell'universo, profondo e misterioso, al quale ci aggrappiamo quotidianamente per fuggire dalle brutture e le disgrazie quotidiane.


foto sopra: La freccia bianca indica dove è uscita la pallina(sulla sinistra si vedono dei tifosi che guardano dove è finita)
foto sotto: D.Dunaway. Alle sue spalle la facciata in mattoni dove disse di aver trovato la pallina in Oakdale
foto all'inizio: La casa in questione è quella con il tetto bianco





venerdì 3 settembre 2010

IL DOLCE AMBIDESTRO

 Il lancio di Danny McLain arrivò alto e interno. Con la grazia infinita di un artista il corpo di Mickey Mantle si avvitò su se stesso. La mazza incontrò la pallina con un perfetto crash. Decollò  alta e lontana. I tifosi si alzarono bruscamente con un boato di gioia e di stupore mentre The Sweet Switcher completò il giro delle basi per il suo fuoricampo N°536. Fu quello l'ultimo ruggito nei 18 anni di carriera di Mantle?. Smetterà di giocare o trascinerà il suo corpo martoriato per un'altra stagione?. Giocare o non giocare?. Il pensiero dilaniava la sua mente. "Non penso che potrò giocare ancora", disse Mantle a Dick Young  del New York Daily News. "La cosa più brutta è che non riesco più a battere come voglio. Mi sento bene, le mie ginocchia e le gambe stanno meglio rispetto agli ultimi anni, ma non ho più i riflessi di un tempo". La storia di un probabile ritiro di Mantle riempì le pagine dei giornali il giorno dopo. Sono passati 19 anni da quando Casey Stengel disse: "Abbiamo un ragazzo che brucierà i capelli dei  lanciatori con le sue battute. È ambidestro, corre come una lepre impaurita e possiede un braccio come una catapulta. Viene  dalle miniere  di  zinco in  Oklahoma, è  timido, di poche parole ma può battere correre e tirare". Non è facile per un 20enne che non è mai stato ad est del Mississippi, che guardava film western e sognava ampie distese incorniciate da profondi e variopinti orizzonti. Ma il coraggio che albergava nel suo spirito non era secondo a nessuno. Quel coraggio gli ha permesso di superare il dolore per la morte prematura del padre e di due suoi fratelli a causa di una forma tumorale, il linfoma di Hodgkin. Quello stesso dolore gli fece pensare che non avrebbe mai visto l'alba dei suoi 40 anni. L'amore per il gioco gli ha consegnato quelle ampie distese riempiendo il vuoto all'esterno centro lasciato in eredità da Joe DiMaggio. I suoi fuoricampi non erano solo lunghe volate. Nel 1953 Mantle spedì la pallina a 565 piedi fuori dal Griffith Stadium, il  più lungo  nella  storia  delle  Majors. Quando spedì la pallina a 502 piedi sopra l'esterno centro dello Yankees Stadium, il vocabolario del baseball si arricchì di una nuova voce: Tape Measure Homer. Giorno dopo giorno la stella di Mantle brillava sempre più in alto nonostante la sua abitudine di rompere le mazze contro il muro del dog-out dopo aver subito uno strike-out. Ma i suoi modi bruschi erano dettati dall'esigenza di voler giocare il miglior baseball possibile. Questa esigenza si concretizzò nel 1956  vincendo la Tripla Corona. Nel frattempo gli onori si riversarono su di lui come una cascata d'acqua trasformandolo nell'eroe d'America e nel simbolo di ogni persona, il padre di tutti i figli e il figlio che ogni madre avrebbe sognato di avere. C'è solo un Mickey Mantle, il suo ruvido carattere era in competizione con i suoi ripetuti infortuni dovuti ad una malattia che gli rendeva le ossa fragili. Ciò nonstante, riusci a giocare 2401 partite, più di ogni altro Yankees. Un giorno, bussò alla porta dello spogliatoio un biondo e magro personaggio. "Dov'è lo SWEET SWITCHER?, chiese il signore con una punta d'invidia. Altri non era che il Duca di Windsor, Edoardo VIII D'Inghilterra. Quando il Lord  vide Mantle, gli si avvicinò e gli mise una mano sulla spalla dicendo "Ho sempre desiderato conoscerti". Se Mantle  fosse stato un Re, e nella sua mano avesse stretto una spada, lui sarebbe Sir Mickey Mantle, il nobiluomo del baseball. Racconta l'attore Billy Crystal. "Era il Maggio 1963, mio padre mi portò allo Yankees Stadium. Era tutto esaurito, la folla delle grandi occasioni. Tutt'intorno si respirava l'odore degli hot dog, e c'era un brusio di sottofondo come una strana atmosfera, come se qualcosa di straordinario stava per accadere. Quando Mantle si avviò verso il box di battuta era come l'oceano che avanzava. Il brusio crebbe diventando fragore. Lo stesso fragore si trasformò in un rombo di tuono quando lo swing di Mantle fece volare la pallina tanto in alto da mescolarsi col bagliore del sole, tanto in alto da sbattere contro la facciata dello stadio sopra l'esterno destro, tanto forte che la pallina rimbalzò a metà strada tra il sacchetto di seconda e la zona dell'esterno. Non si vedeva dagli anni 20', dai tempi di Babe Ruth". "Quando batto giocherei per niente, quando non batto ogni soldo che prendo mi fa sentire come se l'avessi rubato", disse M. Mantle. "Mickey Mantle possiede il più intelligente corredo muscolare che abbia mai visto", affermò Casey Stengel.