Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".
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giovedì 26 luglio 2012

SANGUE SUL MANICO

I guantini per battere rappresentano dei componenti più importanti degli accessori di un baseball player. Offrono un certo comfort, calore, una migliore aderenza e assorbono gli urti nell'attimo del contatto con la palla. L'uso dei guantini non è obbligatorio, ma sono considerati una parte essenziale dell'abbigliamento rientrando nella categoria dei must delle attrezzature da baseball. Qualcuno afferma che il primo giocatore di baseball che indossò i guantini fu Bobby Thomson dei Giants nel 1949 durante una partita di Spring training. Altri invece sostengono che fu Ted Williams nell'estate del 1953 durante un allenamento di batting practice. Lo storico David Cataneo sostiene che il manager di Williams, Fred Corcoran, si recò verso il tunnell dove lo Splendid Splinter stava facendo l'ormai consueto extra allenamento di battuta. Il manager notò che le mani di Williams erano piene di vesciche e allora tirò fuori dalla sua tasca un paio di guantini da golf e li diede a Ted. In breve, da quel momento, tanti furono i giocatori che usarono i guantini convinti che fossero la chiave segreta per battere con successo, come faceva Williams. Il primo atleta ad usare i guantini durante una partita fu Ken Hawk Harrelson nel 1964 quando giocava con i Kansas City A's. Altri sostengono in modo apocrifo, non certificato, che nel 1968 Harrelson (a quel tempo con i Red Sox), passò la giornata dedicandosi al golf nella certezza di non dover giocare la partita in notturna a Boston. Quando arrivò al Fenway si accorse che il suo nome era nel line-up di battuta. Avendo le mani con diverse vesciche, Harrelson indossò gli stessi guantini da golf che aveva usato durante il giorno. Un altro storico, Peter Morris, nel suo libro A game of Inches, scrive che i guantini vennero usati per la prima volta nel 1901 da Hughie Jennings. In seguito furono Lefty O'Doul e Johnny Frederick dei Brooklyn Dodgers a farne uso nel 1932. Sempre Morris, scrive che Harrelson reintrodusse l'uso dei guantini aumentandone la popolarità negli anni 60'. Gli appassionati di MLB ed in particolare i fans dei Chicago White Sox sanno che Harrelson è il broadcaster della squadra. Famose sono le sue telecronache colorite e originali del tipo "You can put it on the board...Yes", in seguito ad un fuoricampo. Oppure "The good guys", riferito alla squadra di Chicago. E ancora, "He gone..Grab some bench", riferito ad uno strike-out del battitore avversario. "Sacks packed with Sox", basi piene per i Sox. Ma i batting glove divennero famosissimi negli anni 80' quando un grande Hall of Famers, Mike Schmidt dei Philadelphia Phillies, guidò una forte campagna pubblicitaria a favore dei Franklin che diventarono i guantini più usati dai player di Major League. Però, come succede spesso in queste occasioni l'uso dei guantini ha anche i suoi non-sostenitori. Sono tanti coloro che non li usano tra i quali Vladimir Guerrero, Bobby Kielty, Doug Mientkiewicz, Jorge Posada, Francisco Cervelli, Nate Schierholtz, Jason Kendall, Jamie Moyer, Brooks Conrad, Luis Durango, Homer Bailey giusto per menzionarne qualcuno. Voglio ricordare che l'introduzione delle mazze d'alluminio specie nelle leghe giovanili ha contribuito ad innalzare l'uso dei guantini per poter meglio assorbire le vibrazioni e gli shock dovuti al metallo. Con un clima freddo non è difficile infortunarsi ai polsi e alle dita. Oggi, tanti giocatori si presentano nel box di battuta con un corredo da pret a porter composto da: divisa, ok, quella ci vuole, spikes o altro, caschetto, occhiali, polsini, para-gomito, para-caviglia, guantini, collane e collanine, trecce nei capelli, il nero antiriflesso sotto gli occhi, orecchino e nastro per raccogliere i capelli a coda di cavallo (McCutchen Pirates). Ah, dimenticavo, tabacco da masticare, compreso la scatoletta tonda Skol nella tasca, l'anello di plastica da infilare nel pollice della mano che sta sopra, un taping sul manico della mazza ed una buona sfregatura col pine tar (la pece). Ecco a voi l'archetipo del moderno battitore di baseball.  Jorge Posada, Doug Mientkiewicz, Moises Alou, Vladimir Guerrero, Doug Mirabelli e pochi altri potrebbero essere identificati come rivoluzionari e contro corrente perchè si sono allontanati da più di 40 anni di tradizione dei guantini. "E' una questione di sensibilità", dice Posada, "Mi piace sentire la pece sulle mani, la terra e il legno". Doug Mientkiewicz dice la stessa cosa. "Sento meglio la mazza nelle mani". Il fatto curioso è che anche i battitori che usano i guantini affermano la stessa cosa. Il neurologo Frank R. Wilson, autore del libro The Hand: How Its Use Shapes the Brain Language and Human Culture, afferma che l'uso delle mani è l'aspetto centrale nel corso dell'evoluzione dell'uomo specialmente da quando si è alzato e ha iniziato a camminare su due piedi. Le mani sono nel centro del movimento. Le scimmie giocano sugli alberi, l'uomo gioca a baseball. La posizione delle mani con la presa obliqua dove le dita, e non il palmo, stringono la mazza, è il fulcro di un ipotetico cerchio disegnato dalla testa della mazza durante lo swing. La presa e la sensibilità sono fondamentali per ottenere precisione e accuratezza. Una volta iniziato lo swing, è impossibile correggerlo. Se Babe Ruth fosse stato una scimmia, non ci sarebbe stato nessun Called Shot (fuoricampo dichiarato WS 1932). L'uso dei guantini previene lo slip, ovvero lo scivolamento delle mani prodotto dalla sudorazione delle stesse. Come rimedio Greg Counsell e Mark Grace si sfregavano le mani raccogliendo un pò di terra. Potremmo dire allora che chi non usa i guantini sarebbe in grado di superare il test della macchina della verità perchè non ha sudorazione nelle mani?. Harrelson racconta dei suoi 2 homers contro gli Yankees (4 Sett. 1964) dicendo che il primo volò per oltre 130mt. Il giorno dopo tutti i giocatori degli Yankees indossarono i guantini da golf, e Mickey Mantle ne ordinò 20 paia. Non usare i guantini crea una sorta di appartenenza ad una famiglia che si potrebbe definire quasi esclusiva. Un giorno allo Yankees Stadium faceva freddo e Doug Mientkiewicz, prima base dei Twins, decise di usare i guantini. Posada subito lo ammonì. "Pensavo tu fossi uno di noi". Tanti giocatori con atteggiamenti da signorina usano i guantini per evitare il formarsi di vesciche che indurendosi col tempo si trasformano in calli. Come risolviamo questo fastidioso problema? "Semplice", rispose Moises Alou "Basta pisciarsi sulle mani". Non credo proprio che durante gli Spring Training ci fosse qualcuno desideroso di stringere la mano a Moises.
M.Alou
A proposito dei guantini, Claudio Acquafresca, grande esterno dell'Europhon Milano negli anni 70' racconta questo episodio. "1973, Stadio Kennedy di Milano. Uscivo dall'ufficio alle 17, alle 17.30 ero in divisa pronto per l'allenamento. Peccato che iniziava alle ore 19. Cosa facevo nel frattempo?, mi allenavo in battuta. Allora avevamo un tunnel (dove ora c'è lo scivolo per chi usa la carrozzina), con all'interno la macchina lanciapalle, quella con la molla a torsione, il braccio e la mano. Caricavo il contenitore con le palline, accendevo la macchina e correvo verso il piatto di casa base  per battere quei missili. Un giorno, un signore assieme al figlio di 10 o 12 anni si avvicinarono e mi guardarono con interesse mentre stavo battendo. Più tardi, quando finirono le palline dal contenitore della macchina lanciapalle, iniziai a raccoglierle e mi accorsi che il bimbo era entrato nel tunnell per aiutarmi. Terminata la raccolta, mi chiese di dargli la borsa piena di palline. Con tutta fretta andò a versarle nel contenitore della lanciapalle e, dopo aver preso posizione nel box, quel bimbo accese la macchina. Come spesso succede in certe situazioni, questo fatto si trasformò in un'abitudine e nei giorni a seguire il bimbo era sempre presente per darmi il suo aiuto. Alcune volte era lì prima di me ad aspettarmi. Un giorno mi chiese: "Acqua, come mai la mazza è un pò rossa?". La guardai e vidi che sul manico vi erano macchie di sangue. Si, a furia di battere col legno senza guantini, le vesciche si erano rotte e sanguinavano. Quel bambino era Ivan Guerci. Quell'anno, in serie A battei 280 con 6 HR e quel bambino diventerà uno dei punti di forza della squadra milanese negli anni 80'.
Claudio Acquafresca

mercoledì 7 settembre 2011

BONING THE BAT

Da quando l'uomo primitivo raccolse un pezzo di legno per difendersi dagli attacchi della tigre dai denti a sciabola, capì l'enorme forza e il piacere di possedere una mazza. Da Robin Hood, alla mitologica scure di Paul Bunyan, alla clava di Ercole fino al martello di Thor, gli uomini della leggenda hanno sempre adorato stringere un manico, talvolta arrotolato con bende, per colpire l'avversario o il nemico da distruggere. Asce, accette, bastoni e badili col passare del tempo e con l'aiuto della tecnologia hanno subìto una riduzione delle loro dimensioni senza comprometterne la forza distruttrice e la soddisfazione di sferrare un bel colpo secco e preciso. Tali sensazioni sono familiari nello sport dove l'attesa per i nuovi modelli di mazze è sempre vissuta con estremo interesse sia nell'Hockey quanto nel Golf e non di meno nel baseball. Quale sarà il nuovo modello di mazza da coccolare e da nascondere al sicuro, lontano da pericolose mani infedeli?. Non c'è nulla di più noioso di una mazza sbagliata. Tutte le mazze servono per giocare a baseball, tutte le mazze servono ai battitori, ma UNA è quella che fa per voi. La mazza giusta è quella con un bilanciamento perfetto che non fa avvertire il peso, è la trave che sorregge l'anima dei ballplayers, la compagna da stringere a da proteggere. Oltre al guantone, la mazza è l'oggetto di maggior interesse nell'equipaggiamento di un ballplayer. "Se stai cercando dei guai, prova a toccare la mia mazza", disse George Scott dei Boston Red Sox. Di tutte le cose inanimate dello sport, come palle, scarpe, guanti, caschi ed ogni tipo di imbracatura, niente è così strettamente personale e onnipresente come una odorosa Louisville Slugger. Entrare in un magazzino con centinaia e centinaia di mazze da baseball, vederle sagomate partendo da un rude pezzo di legno d'acero, o di hickory, noce americano, il legno preferito di B.Ruth e L. Gerhig, o di frassino, il legno preferito da Ted Williams e J. DiMaggio, per poi essere sistemate in ordine di peso e grandezza, tutte belle lucidate, è un esperienza unica come l'abito indossato da una affascinante modella durante una sfilata di moda.
 Tutte le mazze sono per i giocatori, ma solo una è per il battitore, e quell'unica mazza sarà, per sempre, un amore eterno. "Ogni mazza si sente in modo diverso, anche se appartengono allo stesso modello", disse Roy White degli Yankees. Il forte esterno era uno dei tanti giocatori in grado di percepire la differenza di peso della mazza, anche di pochi grammi. "Una volta feci 5 su 5, con 5 tipi diversi di mazze", continua White, "Continuavo a cambiarle perchè non le sentivo bene nelle mani. Dopo aver ottenuto un 3 su 3 dissi a me stesso che forse era meglio continuare a cambiare mazza". Tommy Agee dei Mets ebbe la stessa sensazione e cambiò ben 22 mazze nel suo 22-game hitting streak. Ken Singleton affermò che era stato il peggior hitting streak della storia perchè Agee era in slump e per questo cambiava mazza tutte le volte. Spesso, nuvole minacciose offuscano l'azzurro e limpido cielo dell'universo delle mazze di legno. Come nel Far West, sto parlando di legno fuorilegge, di delinquente ricercato, di Wanted Wood. Ci sono state persone e atleti che hanno modificato le mazze rendendole più micidiali al contatto con la pallina. Artiglieria Mafiosa? Nessun numero seriale?. Greg Nettles, ruppe la sua mazza dopo aver effettuato una debole battuta al volo. Dal bastone rotto uscirono 6 palline di gomma durissima (paragonabili a quelle che noi chiamiamo palline-magiche), il catcher Bill Freehan di Detroit le raccolse indicando Nettles come prossima vittima di un plotone d'esecuzione. Mazza illegale equivale ad essere un automatico-eliminato. "What a hell", disse Nettles a Freehan, "Con una battuta del genere sarei stato eliminato in ogni caso". Diversi giocatori hanno usato mazze truccate in particolari momenti della partita. Niente di più facile. Con un trapano si pratica un foro sulla testa della mazza, si inserisce del sughero ben pressato e si richiude il foro sigillandolo con del legno plastificato. Earl Weaver disse che a New Orleans tutte le mazze della squadra erano truccate e lui stesso fece 6 homers in un mese. Quando gli arbitri se ne accorsero entrarono nello spogliatoio della squadra come se fossero dei poliziotti antisommossa, presero le mazze, le portarono sul campo e davanti a tutti i tifosi, con furia devastatrice le spaccarono tutte. "Volevo piangere", disse Weaver attuale manager degli Orioles (siamo nel 1979). Certamente non si può dire all'arbitro di controllare la mazza ogni volta che uno si presenta a battere perchè dovrebbe portare con sè una sega. Ma ci sono situazioni in cui un recidivo viene tenuto sotto osservazione, e in un momento cruciale della partita è facile sentire "Hey arbitro, dai un'occhiata alla sua mazza". Successe a Norm Cash di Detroit mentre si dirigeva nel box di battuta, con punteggio pari e corridore in terza base. Weaver avvisò l'arbitro di controllare la mazza e Cash fece prontamente dietrofront per dirigersi verso la panchina e cambiare la mazza. Risultato?. Fuoricampo di Cash. Nel 1978 Hal McRae dei Royals venne accusato più volte di usare mazze truccate. Gli arbitri, insospettiti, segarono più volte le mazze incriminate. ma il risultato fu quello di trovare solo segatura sparsa per terra. In Minor League vi fu l'abitudine di inserire all'interno della mazza un tubo riempito parzialmente con mercurio. La sostanza, essendo  pesante, garantiva un impatto devastante sulla pallina. Il fatto curioso era che, tenendo la mazza in verticale, la stessa sembrava più leggera. Ma quando iniziava lo swing, il mercurio si spostava all'interno del tubo per effetto della forza centrifuga e la mazza diventava più pesante col risultato di ottenere legnate più lunghe. Il Sig. Mercurio non giocò mai in Major League, pur possedendo una mazza invincibile. Anche l'universo della conservazione delle mazze  è lontano dall'essere semplicemente prosaico. Durante l'inverno, Frankie Frisch teneva le sue mazze nel fienile come fossero prosciutti. Honus Wagner invece, aveva un approccio scientifico e per evitare il deperimento del legno dovuto principalmente a fattori climatici, teneva le sue mazze a bagno nel CREOSOLO, sostanza disinfettante derivata dal petrolio meglio nota col nome di IDROSSIMETILBENZENE oppure METIL-FENOLO. Frank "Home Run" Baker, prima base dei Phillies, non rivelò mai il suo unguento segreto per conservare al meglio le mazze. Jimmy Frye di Baltimore era più grezzo e rustico. Lui insaponava le mazze con olio motore. Altri giocatori sbattevano la mazza contro superfici dure per meglio compattare il legno. "OH!, the baseball bat", con le venature sottili, con le venature larghe. Ogni giocatore ha la sua scelta e ha la sua teoria di conservazione per mantenerla sempre fresca e vivace, se vuoi che ti dia il meglio.

Verso la metà del secolo scorso, vi fu un notevole aumento della produzione di mazze di legno di frassino. Essendo più leggero dell'hickory, il frassino si adattava meglio per essere usato anche dai giocatori che non disponevano di forza bruta come quella di B.Ruth, J.Foxx, K.K.Keller, J.Jackson, L.Gerhig, H.Wilson. Ma col passare del tempo, il frassino tendeva a sfogliarsi, perdendo così la sua compattezza. Ecco allora che i giocatori iniziarono una nuova attività che prese il nome di Boning The Bat, ossia sfregavano la testa della mazza con un grande osso di bovino appena macellato, ripristinando così la giusta densità al legno di frassino. In seguito venne usato un cilindro di porcellana e al giorno d'oggi gli stessi produttori di mazze come la Louisville Slugger dispongono di uno specifico attrezzo per ossare le mazze prima della consegna.




Babe Herman (1903-1987) esterno dei Brooklyn Dodgers, era sempre alla ricerca di mazze diverse da usare. Una volta chiese al bat-boy di andare a prendere una dozzina di mazze. Quando il bat-boy ritornò, Herman esaminò le mazze provandole con qualche swing a vuoto e disse "No, non le voglio, mi servono mazze più pesanti". Il bat-boy raccolse le mazze e le riportò nello spogliatoio. Una settimana più tardi Herman chiese ancora al bat-boy di portare delle mazze. Il ragazzo andò nello spogliatoio e prese le stesse mazze della settimana precedente. Herman ne provò qualcuna. "Finalmente, ecco le mazze che volevo". Si rivolse al bat boy e disse: "Fai un ordine di 2 dozzine per me".

giovedì 9 dicembre 2010

CHIMICA E CARPENTERIA DELLE MAZZE

E. Averill
                                                  LA CHIMICA...CONTA
 1947. Il nuovo General Manager di Detroit, Billy Evans, ricordava un episodio della sua carriera quando era alla guida dei Cleveland Indians. Earl Averill, stava affrontando uno slump tremendo avendo realizzato una sola battuta valida in due settimane. Continuando nel suo racconto, Evans sottolineò la grande preoccupazione che affliggeva tutta la squadra. In città viveva un farmacista, un assiduo tifoso, tanto assiduo che si guadagnò la fiducia di tutti i giocatori per la sua simpatia e le sue conoscienze in materia di chimica. Lui era il Druido del baseball. Un giorno si avvicinò e disse ad Evans: "Sono in grado di fermare lo slump di Averill". Il manager rispose che era fantastico. "Fammi avere mezza dozzina delle mazze che usa Averill", aggiunse il "Druido". Evans gli diedi 6 mazze. Due giorni dopo, il farmacista tornò con una delle 6 mazze e disse che le altre le aveva tutte sezionate. Infine aggiunse che tutto ciò che Averill doveva fare era quello di effettuare il contatto con la pallina. La forma della mazza era stata modificata, in particolare il barrell, che risultava più spesso e grosso ed era evidenziato con un colore più scuro, corrispondente alla lunghezza di 15cm. Tutto il lavoro venne terminato pochi minuti prima dell'inizio della partita. Evans chiamò Averill. "Questa è la tua mazza", gli disse, " quando vai nel box pensa solo a fare contatto". Più tardi al primo turno di battuta, su un lancio curvo, Averill ottenne un singolo appoggiando la mazza sulla pallina e da quel momento in poi il battitore ottenne una sequenza di battute sensazionale: 15 valide su 30 turni. Il General Manager si impaurì perchè il farmacista non disse cosa aveva fatto alla mazza. Evans temeva che ci fosse un cilindro di ferro all'interno. Cosa sarebbe successo se Averill avesse rotto la mazza?. Per me sarebbe l'espulsione per sempre nel baseball. Questi pensieri attanagliavano il manager e, rivolgendosi al trainer Weisman gli disse: "Se mai Averill dovesse rompere la mazza, voglio che ti precipiti frettolosamente a recuperarne i pezzi. Se dovesse succedere in casa, mi porti i pezzi in ufficio se invece succede in trasferta, me li spedisci per posta, via aerea". E fu così che, durante una partita a Cleveland, la mazza si ruppe. Weisman si precipitò a raccoglierne i pezzi e li consegnò al GM Evans che a sua volta li diede ad un falegname dicendo: "Tagliala cm per cm". Mentre il falegname eseguiva l'operazione, Evans si sedette. Era nervoso, sudato e accese un sigaro. Il pensiero di sentire il rumore della sega che avrebbe incontrato il metallo all'interno della mazza lo perseguitava. Ma ciò non avvenne e con sollievo il manager si accorse che la mazza era completamente in legno, quindi legittima, e che il farmacista aveva usato una qualche sostanza chimica per aggregare meglio il legno nella parte che aveva colorato. Fu così che Evans consegnò al farmacista un'altra dozzina di mazze in modo da poterne "forgiare" delle altre simili a quella di Averill. Ma il Druido non fu più in grado di ripetere l'operazione. "Però", concluse Evans, "fu in grado di aiutare Averill ad uscire da un tremendo "slump" e la cosa fu più che sufficiente".
                                                  CODOGNO 1976
Un fatto simile successe nella finale del 1976 disputata a Codogno (squadra nella quale militavo), contro il team di Ronchi dei Legionari. La finale valeva il titolo di Campione d'Italia e la promozione nell'allora denominata Serie Nazionale. Un paio di settimane prima dello svolgimento delle finali, si ruppe il pomello di una mazza di alluminio che si staccò completamente dal manico. La mazza in questione era quella più usata da tutti i giocatori della squadra e aveva sopportato una stagione intera più tutti gli allenamenti. Con gli urti subiti e i maltrattamenti ricevuti, la povera mazza era fortemente danneggiata. Eravamo reduci dalla difficile trasferta di Ronchi Dei Legionari dove eravamo riusciti a vincere entrambi i contest e ci sentivamo ad un passo dalla vittoria finale. Raccolsi la mazza rotta e la consegnai al Sig. Emilio. Il Sig. Emilio, era un dirigente della società, un tuttofare. Aveva conoscenze di falegnameria, di meccanica, lavorava il ferro e si destreggiava bene anche nel campo dell'elettronica. In breve, era una persona preziosissima. Pochi giorni dopo, il Sig. Emilio riportò la mazza e con gioia vidi che era come nuova. In pratica aveva saldato il pomello al manico inserendo all'interno un cilindretto di legno della lunghezza di circa 2 o 3 cm. per dare supporto alla saldatura. Il risultato fu ottimo. Il segno della saldatura era praticamente identico alla stessa saldatura che si vede quando si acquista una mazza di alluminio. IMPORTANTE PRECISAZIONE. Tutti coloro che hanno usato le mazze di alluminio, sanno che all'atto dell'acquisto, il manico è coperto da una guaina di gomma nera. Chi non usava i guantini, dopo un allenamento di battuta, si ritrovava con le mani annerite dalla tinta che veniva applicata sulla gomma. Per evitare questo spicevole inconveniente, era pratica comune togliere la gomma con un taglierino per poi avvolgere intorno al manico del tape come quello che si vende nei negozi di Sanitaria. Altra soluzione era quella di acquistare un tape specifico che si usa per avvolgere i manici delle racchette da tennis, che è morbido e anche bucherellato per evitare l'eccessiva sudorazione delle mani. Dico questo perchè quando abbiamo tolto la gomma nera dal manico della mazza abbiamo potuto notare che il segno della saldatura originale era identico a quello eseguito dal Sig. Emilio. "Grande Emilio, ottimo lavoro", ci siamo detti, senza nemmeno pensare minimamente, ma nemmeno nel più profondo dell'universo stellato, che tutto questo potesse rivelarsi come una sorta di irregolarità o truffa. In fondo, se avessimo spedito la mazza nella fabbrica EASTON, avrebbero fatto la medesima cosa. Ciò che successe nel week end è storia scritta. Codogno perse game 3 e in game 4, alla nona ripresa con 2 out e basi piene, ottenni un grande slam per la vittoria. Appena terminai il giro delle basi, il manager friulano chiese di controllare la mazza e notando la saldatura decise di mettere sotto protesto la partita. In seguito gli arbitri accolsero il protesto ed inviarono la mazza in Federazione per un attento esame. Quando i giudici si accorsero del cilindro di legno all'interno della mazza decretarono l'illegalità della stessa. La questione andò avanti con lettere di protesta da parte dei dirigenti del Codogno Baseball e alla fine venne assegnato uno scudetto a tavolino per entrambe le squadre. Fu una decisione sciocca perchè senza senso. È come giudicare un lancio "mezzo ball e mezzo strike, oppure giudicare un corridore in base "mezzo out e mezzo salvo". Il cilindro di legno pesava circa 3 gr. e secondo gli "esperti", (chiamiamoli così..va là), avrebbe potenziato gli effetti della mazza in questione (tutto da ridere). Il sindaco di Codogno ironizzando disse durante la festa annuale del baseball: "Non sapevo se potevo essere presente, perchè illegalmente, il mio peso corporeo era maggiore di 3gr.". Secondo i giudici federali, quel pezzetto di legno all'interno del pomello, avrebbe aumentato la forza d'impatto contro la pallina col risultato di ottenere battute più lunghe. Condizione accettabile solo se si fosse introdotto un qualsiasi materiale all'interno della testa della mazza, ovvero nella zona del contatto con la pallina.

Un altro fatto analogo si verificò in Major League, esattamente a New York (1984) quando George Brett ottenne un homer che in seguito gli venne annullato per eccesso di pine tar sulla mazza. La partita in seguito venne ripetuta e si trasformò in una farsa. Il manager degli Yankees, Billy Martin, schierò all'esterno centro il lanciatore Ron Guidry e in seconda base il mancino Don Mattingly.