Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".
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lunedì 22 giugno 2015

BASEBALL CANTO

« ...di questa sorprendente vita quaggiù
e degli strani clown che la controllano »
(Lawrence Ferlinghetti, da "Usi della poesia").

Lawrence Ferlinghetti, nasce a New York il 24 marzo 1919. È un poeta statunitense. Il padre, Carlo Ferlinghetti, nacque nel 1872 a Chiari in provincia di Brescia. Emigrò negli Stati Uniti nel 1894 dove fu naturalizzato nel 1896. Carlo Ferlinghetti morì sei mesi prima della nascita del figlio Lawrence. La madre venne ricoverata in manicomio quando il piccolo Lawrence aveva appena 7 mesi. Il bimbo fu affidato alla zia Emily con la quale visse i suoi primi cinque anni a Strasburgo imparando il francese come lingua madre. Quando la zia fu assunta come governante in una ricca famiglia di New York, la stessa famiglia si prese cura di Lawrence consentendogli di studiare giornalismo. Si arruolò nella Marina statunitense durante la seconda guerra mondiale e dopo il conflitto, incontrò a Parigi il poeta Kenneth Rexroth, il promotore del rinascimento poetico nonchè correlato alla Beat Generation. Rexroth persuase Ferlinghetti a recarsi a San Francisco per sperimentare la nascente scena letteraria della città. Nel 1953 fondò la libreria e casa editrice City Lights mentre nel 1955 Ferlinghetti pubblicò la sua prima raccolta di poesie, Pictures of the Gone World, il cui tema predominante è il forte dissenso verso il potere costituito e verso le ineguaglianze sociali. Finì in prigione per aver pubblicato Urlo, di Allen Ginsberg, un libro di poesie che venne condannato per oscenità. In un riferimento a Gesù Cristo si legge:

«E appoggiò la tela a terra. E giacque solo con lei. E a lungo giacque con quella vergine, desiderando una purezza tutta per sé ».

Oltre a Ginsberg, la City Lights pubblicò i primi lavori letterari della Beat Generation, tra cui quelli di Jack Kerouac, Gregory Corso, Peter Orlowsky. "60 anni di Pittura" è il nome della mostra di dipinti di Lawrence Ferlinghetti che si è tenuta prima a Roma (Febbraio-Aprile) e successivamente a Reggio Calabria (Maggio-Luglio) nel 2010, a testimoniare il suo percorso creativo che si riflette sul ruolo dell'artista nei temi sociali e politici del ventesimo secolo. Nel 2011 ha collaborato alle celebrazioni del 150º anniversario dell'Unità d'Italia con l'invio di due poesie che sono state la fonte d'ispirazione per numerosi artisti nella grande mostra "Lawrence Ferlinghetti e i 150 anni dell'Unità d'Italia" (Torino, Maggio-Giugno 2011).

« L'universo trattiene il suo respiro
C'è silenzio nell'aria
La vita pulsa ovunque
La cosa chiamata morte non esiste »
(Lawrence Ferlinghetti, da "Un mucchio di immagini spezzate")

Sotto l'aspetto politico, Lawrence Ferlinghetti si è descritto come anarchico nel cuore (un anarchico etico e orientato alla comunità). Tuttavia, per il limitato pensiero, l'uomo comune non è ancora pronto a vivere nell'anarchismo. Fra i numerosi componimenti poetici, da grande appassionato di baseball, Lawrence Ferlinghetti ne ha dedicato uno all'Old Game che si distingue per originalità, contenuti e per le varie metafore che rendono questa poesia un qualcosa di unico nel suo genere.
L.Ferlinghetti-S.Francisco
                                              BASEBALL CANTO
 Watching baseball, sitting in the sun, eating popcorn,
reading Ezra Pound,
and wishing that Juan Marichal would hit a hole right through the
Anglo-Saxon tradition in the first Canto
and demolish the barbarian invaders.
When the San Francisco Giants take the field
and everybody stands up for the National Anthem,
with some Irish tenor's voice piped over the loudspeakers,
with all the players struck dead in their places
and the white umpires like Irish cops in their black suits and little
black caps pressed over their hearts,
Standing straight and still like at some funeral of a blarney bartender,
and all facing east,
as if expecting some Great White Hope or the Founding Fathers to
appear on the horizon like 1066 or 1776.

But Willie Mays appears instead,
in the bottom of the first,
and a roar goes up as he clouts the first one into the sun and takes
off, like a footrunner from Thebes.
The ball is lost in the sun and maidens wail after him
as he keeps running through the Anglo-Saxon epic.
And Tito Fuentes comes up looking like a bullfighter
in his tight pants and small pointy shoes.
And the right field bleechers go mad with Chicanos and blacks
and Brooklyn beer-drinkers,
"Tito! Sock it to him, sweet Tito!"
And sweet Tito puts his foot in the bucket
and smacks one that don't come back at all,
and flees around the bases
like he's escaping from the United Fruit Company.
As the gringo dollar beats out the pound.
And sweet Tito beats it out like he's beating out usury,
not to mention fascism and anti-semitism.
And Juan Marichal comes up,
and the Chicano bleechers go loco again,
as Juan belts the first ball out of sight,
and rounds first and keeps going
and rounds second and rounds third,
and keeps going and hits paydirt
to the roars of the grungy populace.
As some nut presses the backstage panic button
for the tape-recorded National Anthem again,
to save the situation.

But it don't stop nobody this time,
in their revolution round the loaded white bases,
in this last of the great Anglo-Saxon epics,
in the territorio libre of Baseball.

                                          TRADUZIONE
Guardando il baseball, seduto al sole, mangiando popcorn,
leggendo Ezra Pound,
desiderando che Juan Marichal potesse battere la palla nel buco a destra per superare la tradizione anglosassone del primo Canto (1)
e demolire gli invasori barbari.
Quando i San Francisco Giants scendono in campo
tutti si alzano per l'inno nazionale,
ascoltano la voce di un tenore irlandese attraverso gli altoparlanti.
Tutti i giocatori sono fermi come colpiti a morte,
gli arbitri immacolati come poliziotti irlandesi nei loro abiti neri
con i piccoli berretti che premono sul cuore.
Tutti in piedi e fermi come al funerale del barista Blarney,
tutti rivolti verso est,
nell'attesa che qualche Grande Speranza Bianca o i Padri Fondatori (2)
appaiano all'orizzonte come nel 1066 o 1776.
Ma invece appare Willie Mays, nella parte bassa del primo inning,
e un ruggito sale mentre colpisce il primo lancio verso il sole
e scompare come un corridore di Tebe. (3)
La palla si perde nel bagliore e le fanciulle gemono dopo di lui
mentre continua a correre attraverso l'epopea anglosassone.
E arriva Tito Fuentes, sembra un torero
coi pantaloni stretti e le piccole scarpe a punta.
Sulle tribune di destra impazziscono i Chicanos e i Neri
e i bevitori di birra di Brooklyn,
"Tito! Colpisci, dolce Tito!".
E dolce Tito mette il piede nel secchio (4)
e ne schiaffeggia una che non tornerà più indietro,
e corre intorno alle basi
come se stesse sfuggendo alla United Fruit Company, (5)
mentre il dollaro gringo batte la sterlina.
E dolce Tito ha vinto, ha sconfitto l'usura,
per non parlare del fascismo e dell'antisemitismo.
Juan Marichal si presenta di nuovo,
e le tribune dei Chicano esultano ancora,
Juan batte la prima palla lontano da tutti,
e passa la prima base e continua, e passa
la seconda base e la terza base per
per finire sul terreno che paga (6)
mentre il ruggito dei tifosi è sempre più sgangherato.
Qualche sciocco preme il pulsante dietro le quinte
per suonare l'Inno Nazionale registrato su nastro,
per salvare la situazione.
Ma nessuno si ferma questa volta,
è la loro rivoluzione intorno alle candide basi cariche,
in questo ultimo dei grandi poemi epici anglosassoni,
nel libero territorio del Baseball.

(1) Il riferimento riguarda Ulisse quando si reca nell'Oltretomba per consultare l'indovino Tiresia sulla sorte del conflitto contro i Troiani.
Nel poema di Ezra Pound viene definito come "Odysseus's Homer", da qui il legame con "Homer", ovvero "fuoricampo"

(2) The Great White Hope, la "Speranza Bianca" è un riferimento al razzismo che coinvolge Jack Johnson, il primo pugile Afro-Americano a conquistare il titolo di Campione del Mondo, difendendolo per ben 17 volte.

(3) Filippide, che da Maratona corre fino ad Atene per annunciare la vittoria
del generale Milziade contro i persiani.

(4) "foot in the bucket" espressione tecnica per un battitore che effettua il passo con la punta del piede rivolta al lanciatore

(5)"United Fruit Company", oggi Chiquita, detta anche Repubblica delle banane, indica in genere una piccola nazione, spesso latino-americana o caraibica, politicamente instabile, governata da un'oligarchia ricca e corrotta, la cui economia dipende solo da un modesto settore agricolo il cui controllo è in mano a multinazionali.

(6) Nell'immagine di Ferlinghetti, "paydirt" può essere riferito al piatto di casabase oppure alla sporcizia dopo una scivolata in base. In entrambi i casi, la paga è garantita.