Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".
Visualizzazione post con etichetta DI MAGGIO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta DI MAGGIO. Mostra tutti i post

mercoledì 24 agosto 2011

TAXI DRIVER

Con una spettacolare presa in tuffo, il seconda base dei Cubs Darwin Barney, la più impopolare e sconosciuta persona esistente nella South-East degli Stati Uniti, pone fine all'hitting streak di Dan Uggla dei Braves, fermando la striscia a quota 33 partite consecutive con almeno una battuta valida ottenuta. Un risultato prestigioso nel baseball odierno considerando i frequenti cambi di lanciatori durante le partite e le difese sempre più protagoniste con giocate spettacolari e di altissimo livello atletico. La fine dello streak di Uggla mi riporta indietro nei ricordi per cercare il nome di colui che decretò la fine dello streak più prestigioso della storia del baseball. Sto parlando ovviamente della striscia di 56 partite consecutive effettuato da Joe Di Maggio nel 1941. Zappando e scavando nel Web, mi sono trovato a Cleveland il 17 Luglio del 1941. Gli esperti del gioco sanno che in quella data Di Maggio non realizzò nessuna battuta valida grazie alla robusta performance del lanciatore partente Al Smith, del lanciatore di rilievo Jim Bagby Jr. e soprattutto grazie a due giocate strepitose del terza base dei Cleveland, un giocatore oscuro e misterioso, mai apparso in qualche nota di merito. Quel giorno però, si guadagnò il suo spazio di notorietà. Il suo nome è Ken Keltner. Oltre a lui, ci furono altri 4 giocatori che contribuirono alla fine dello streak di Di Maggio. Contro Al Smith, lo Yankees Clipper ottenne una base su ball e due secche battute lungo la linea di foul di terza base. Keltner con due giocate istintive catturò le insidiose battute riuscendo ad eliminare in prima base l'accorrente Di Maggio. Più tardi, all'ottava ripresa, Di Maggio si presentò per l'ultimo AB della partita contro il rilievo Bagby. Jim Bugby morì nel Settembre del 1988 a causa del cancro che lo colpì alla trachea. Aveva 71 anni. Non fu più in grado di parlare dal 1982 e gli sarebbe piaciuto avere un nastro registrato per poter rispondere alle domande riguardo lo streak di Di Maggio. La moglie, che riusciva a leggere il movimento delle labbra disse che il marito lanciò soltanto lanci dritti e che Di Maggio ne colpì uno in pieno che però finì diretto verso l'interbase Lou Boudreau. Il difensore fece un'acrobazia perchè la pallina battuta ebbe un rimbalzo anomalo proprio davanti a lui. Con un gesto istintivo Boudreau allungò il braccio e prese la pallina a mano nuda, la lanciò al seconda base per iniziare un doppio gioco. Fu così che terminò lo streak di Di Maggio. Ma, aspettate, non è finita. La vicenda si fa interessante e ricca di curiosità e di coincidenze. Qualcuno si appellerebbe al destino o al caso o alla fatalità. Dopo questa partita, Di Maggio ottenne un altro streak di 16 partite consecutive con almeno una valida. Ve lo immaginate?, 73 partite di hitting streak. 56 partite è un qualcosa di irraggiungibile, 73 sarebbero da associare a qualcosa che non appartiene a questa Terra. Eppure, c'è mancato pochissimo, un niente, per poter assistere ad una impresa eroica da parte di Di Maggio. In quella partita gli Yankees conducevano per 4 a 1 alla nona ripresa e presentarono 5 giocatori alla battuta. Se gli Indians avessero pareggiato nella parte bassa della ripresa, Di Maggio sarebbe stato il terzo battitore a presentarsi nel box alla decima ripresa. Lefty Gomez, il lanciatore degli Yankees, iniziò la nona ripresa concedendo una valida. Dopo un time-out chiesto dal manager Joe McCarthy, il successivo battitore degli Indians ottenne un'altra valida. A quel punto il manager sostituì Gomez con il miglior lanciatore della lega, il closer Murphy, che era in testa alla classifica delle salvezze. Vincendo la partita, Murphy avrebbe anche eliminato ogni possibilità per Di Maggio di andare alla battuta. Il nome Larry Rosenthal vi dice qualcosa?. Niente, quel nome si trova nella terra di nessuno, ma quel giorno Rosenthal, .209 di media battuta, quasi salvò lo streak di Di Maggio. Entrò come pinch-hitter e con 2 corridori in base colpì il lancio di Murphy spedendo la pallina nella zona centro-destra del campo, in mezzo tra J. Di Maggio e Tommy Henrich. Gli Indians segnarono due punti e Rosenthal arrivò in terza base dopo aver inciampato in prossimità della seconda base. In molti affermarono che Rosenthal avrebbe avuto la possibilità di arrivare a casa base, pareggiando la partita e offrendo a Di Maggio l'occasione di andare a battere alla decima ripresa. In quel momento la situazione della partita era la seguente: nona ripresa, 4 a 3 per gli Yankees, zero eliminati e corridore in terza. Si presentò alla battuta Hal Trosky che ottenne una rimbalzante verso il prima base Johnny Sturm, che raccolse la palla e completò l'eliminazione. Un eliminato, Rosenthal fermo in terza. A battere si presentò Clarence Campbell, pinch hitter mancino, al posto del lanciatore Bagby. Campbell colpì forte a terra in direzione del lanciatore Murphy il quale raccolse la palla e vide che Rosenthal era distante dalla terza base. Rapidamente Murphy si diresse verso il corridore intrappolato ormai tra la terza e la casa base. Nel frattempo Campbell arrivò salvo in prima base e inspiegabilmente rimase fermo osservando Rosenthal preso in trappola. In quella situazione Campbell avrebbe dovuto correre verso la seconda base perchè una successiva battuta valida gli avrebbe permesso di segnare il punto del pareggio. Rosenthal venne eliminato e Roy Weatherly rappresentò l'ultima speranza per Cleveland e per Di Maggio. Il prima base degli Yankees, Johnny Sturm, giocava vicino al sacchetto per controllare il corridore Campbell. Weatherly battè una secca rimbalzante lungo la linea di foul del sacchetto di prima base. Il difensore la raccolse e col piede sul sacchetto completò l'eliminazione. Se Campbell, mentre Rosenthal era stato preso in trappola, fosse andato in seconda base, Sturm avrebbe giocato lontano dal sacchetto di prima base e la battuta di Weatherly sarebbe stata come minimo una valida da due basi e Campbell avrebbe segnato il punto del pareggio e, chissà, forse oggi nel libro dei records non ci sarebbe più 56, ma 73. A fine partita il terza base di Cleveland, Keltner, fu scortato dalla polizia perchè gli amici di Di Maggio lo volevano aggredire. C'è un'ultima domanda. Chi effettuò il lancio dall'esterno che costrinse Rosenthal a fermarsi in terza, Henrich o Di Maggio?. I giornali non ne parlarono. Il seconda base Joe Gordon, che avrebbe ricevuto il lancio dall'esterno posizionandosi come uomo di taglio, è morto così come il terza base Red Rolfe e il lanciatore Murphy. Rosenthal, Bill Dickey, catcher degli Yankees, e Henrich non si ricordano. Di Maggio, persona schiva e poco comunicativa, alla domanda "Ti ricordi chi fece quel lancio dall'esterno?", semplicemente rispose di no. Tommy Henrich riassume nel modo migliore tutta la vicenda. "Sarebbe stato molto facile manovrare la pallina permettendo a Rosenthal di segnare il punto del pareggio, ma quando si parla di onore nello sport, stiamo parlando di baseball". Prima della partita, Joe e il suo roommate Gomez, presero un taxi per arrivare al campo. Il taxista li riconobbe e rivolgendosi a Di Maggio gli disse, "Spero che tu possa continuare con il tuo streak, ma ho la brutta sensazione che oggi non farai nessuna valida". Gomez, infuriato, disse al taxista di stare zitto e di pensare a guidare. Ken Keltner lo troviamo in una breve apparizione nel film Major League del 1989 nel ruolo di consulente tecnico per il reclutamento dei giocatori della squadra più scassata d'America. Morì nel Dicembre del 1991.
Ken Keltner

giovedì 4 novembre 2010

THE DARK SIDE

Una terribile visione di 50/60 anni fa. La TV commerciale riunì tante famiglie intorno allo schermo con una passione paragonabile a quella dei tifosi allo stadio. In Italia, gli attuali 60enni e 70enni ricorderanno bene quella piacevole trasmissione che si chiamava Carosello. Erano circa 15 minuti di storielline che illustravano il prodotto da pubblicizzare come unico rimedio per il buon finale. "Miguel son mi", oppure, "Riingooo...Riingoooo", e ancora, il baffuto personaggio della caffettiera che al posto della bocca aveva le lettere che in rapida successione visualizzavano ciò che diceva quando parlava. Negli States c'era Margareth Hamilton con i suoi prodotti per la pulizia del corpo, Cameron Swayze per Timex ed altri come Mr. Whipple e il suo ketch up. Ma nessuno di loro era così bravo come Java Joe. Quel vecchietto con i capelli argentati poteva fare proprio tutto, con tanta naturalezza, anche fuori dal campo da baseball. Non pubblicizzò solo il caffè, ma anche una nota filiale di banca. La sua voce era deliziosa, la sua calma era impeccabile e la sua sicurezza invidiabile. Non si sapeva mai da dove fosse venuto ma lui c'era, era sempre puntuale. "Non sto vendendo, ti sto parlando", diceva. "Non ci sarà un altro Di Mag". Tante persone lo hanno associato col Baseball. Anche nel 78' il suo nome era su tutte le prime pagine quando Pete Rose si avvicinò a 12 partite dallo streak record di 56 battute valide in 56 incontri consecutivi. Rose si ricordò di un giovane cacciatore di autografi tanto desideroso di avere quello di J. Di Maggio. Quando vide la pallina firmata disse al ragazzo, "Joe Di Maggio?", "Lo conosci?, è Mr. Coffie", e il ragazzo "Uh?". La stessa cosa successe nella famosa striscia di Shultz, Peanuts, quando Charlie Brown dal monte urla e dice, "Joe Di Maggio non si è mai lamentato quando giocava col caldo". E Lucy dall'esterno, "Chi era Joe Di Maggio?". "Era uno dei più grandi esterni mai visti", "Oh!, pensavo che bevesse caffè", replicò Lucy. Joe Di Maggio, dovrebbe essere associato all'ambrosia. Probabilmente è il più grande giocatore mai visto, ed è stato il più grande esterno centro mai visto. Giocare nel più vasto prato centrale, come lo era il vecchio Yankees Stadium, per Joe era come un piccolo recinto, e tutto quel campo lo teneva nel palmo di una mano. Dopo una presa al volo, col suo rilancio sembrava dettasse le regole su come ci si doveva comportare in diamante. Mai si è visto Di Maggio fare prese incredibili e spettacolari; sono solo azioni da circo e lo Yankees Stadium è un tempio, non un capannone. Mai si è visto Joe fare una presa in tuffo o in piena estensione del braccio; lui semplicemente era sotto la traiettoria della pallina e nessuno sapeva da dove fosse venuto. Di Maggio procedeva, e se n'è andato. Aspettava la pallina, non andava mai a cercarla. Jolting Joe era un nomignolo errato. Non si muoveva così in campo, tanto da suscitare o ricordare un simile jolt, balzello, saltello. Diciamo, ad esempio: nona ripresa, due out e basi piene, Yankees in difesa sopra di un punto, grande legnata lunga e profonda. Quando la pallina scende per toccare l'erba, ecco Joe, tranquillo nella sua progressione divorando metri di terreno. "Out", Yankees vincono, Di Maggio che se ne va. "Where have you gone, Joe Di Maggio", chiesero Simon e Garfunkel negli anni 60', "Jolting Joe has left and gone away." E quando sposò Marilyn Monroe venne celebrato in un'altra canzone negli anni 40'. "Joltin' Joe, ti vogliamo dalla nostra parte, glorificato nel nostro lato oscuro". Ma adesso sta glorificando una tazza di caffè. Mentre il divorzio con Marilyn era ormai cosa fatta, lei fu la prima a testimoniare dell'umore di Joe che sprofondava nell'abisso più scuro e profondo. La dolce Marilyn ricorda quando gli chiedeva "What's up Joe?". "Leave me alone", gli rispondeva Di Maggio, lo stesso Di Maggio che porterà 6 rose sulla tomba della sua amata 3 volte a settimana negli anni a seguire. Joe se n'è andato, ancor prima di arrivare. Tutti lo conscevano in campo, tutti lo conoscevano in TV, ma nessuno sapeva cosa nascondeva e nessuno sapeva chi era senza la divisa del campione. La cosa terribile è che Joe era perfetto nel suo look televisivo. Quando lo incontravano dicevano "Joe, sei grande", allo stadio prima della partita, "Joe, sei grande", e probabilmente anche la Venere di Milo si sarebbe inchinata sussurrando al suo orecchio: "Joe, sei un grande". Lui lo sapeva a tal punto che quando rientrava nel dug out chiedeva ai suoi compagni di squadra, "Come sono andato?". "Bene Joe, molto bene, sei un grande", gli rispondevano i giocatori. E lui continuava, disprezzando il dolore al ginocchio e l'ulcera che lo perseguitava. Lui c'era. Era presente. Il prato centrale era come la notte più buia dove l'unica stella risplendente era la sua. Ma Joe se n'è andato. "My best catch ever", disse Joe quando sposò Dorothy Arnold, 19enne attrice. "E' difficile vivere con me", avrebbe detto Joe in seguito al suo divorzio. Dall'Italiano alla lingua Inglese senza accento, dagli spaghetti al pollo fritto, dalla famiglia ad un'altra famiglia, quella di Frank Sinatra e Al Capone. Joe è cresciuto nel baseball come il campione del divenire e dell'avvicendamento che l'hanno portato ad abbandonare la scuola dopo un anno in high school. Era pigro, ribelle, affettato e gentile senza mai nutrire una particolare inclinazione verso l'altro sesso. Una cosa era dannatamente certa. Quando lo vedevi nell'On deck Circle, mentre aspettava il suo turno di battuta, avevi la sicurezza che quel giorno avresti vinto la partita. Poco importa se ha scioperato per avere un rialzo del suo salario che gli costò l'appellativo di essere avido e senza scrupoli. Tutti tacquero quando Joe giocò con uno stipendio ribassato dopo la stagione del 1941. La storia è frammentata, piena di lati oscuri e indecifrabili come Di Maggio e la sua sofferenza, la sua eleganza e la sua infelicità. Joe è quello che più tardi verrà definito dalla rivista Times come "l'uomo il cui essere trasuda classe pura". Ma il baseball stava salendo forte come il Fascismo in Italia. Parole dure, ma in realtà Joe non è mai stato un free agent, non è mai stato uno spirito libero, non poteva parlare con i suoi pensieri. L'unica libertà per lui è stata quella di abbracciare il suo mistero, racchiuso e nascosto dalla sua tenerezza. L'abbiamo visto correre, l'abbiamo visto battere e l'abbiamo visto tirare. Ma ciò che c'è stato in mezzo non lo sapremo e non lo vedremo mai perchè gli occhi non hanno mai incontrato il suo sguardo.
Where have you gone Joe Di Maggio?.
Miami 1980, con P.Ceccaroli, D.Uberti e J.Di Maggio