Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".
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domenica 5 settembre 2010

I DEMONI DI ALEX

"Si. Era mio fratello Nick che se n'è andato. Il suo funerale verrà celebrato oggi. Sarà una giornata triste, non conosco le persone che vedrò, il mio udito è peggiorato e non riesco a sentire bene. Sarà un'altra settimana d'inferno. Ho poco tempo ma riesco a scriverti queste due righe. I luoghi che frequento mi fanno sentire più giovane, come tanto tempo fa, quando macellavo i maiali e le mie orecchie funzionavano bene. "Ma dammit, cosa dico!, non sarò quì ancora per molto". Il giorno dopo il funerale, Alex stava riflettendo sulla sua vita in modo inusuale, non come una reazione alla morte di una persona cara. Nella lettera indirizzata ad Aimee il 18 di Ottobre 1950 scrisse: "Ieri in un modo o nell'altro è stato un giorno triste. Non conoscevo nessuno ma dai loro sguardi sembrava che fossero dei familiari. Se li avessi visti prima durante la mia crescita, il mio nome non sarebbe stato stampato. Ora sembra che il mio destino mi dica che devo stare qui per un'altra settimana. Molte volte, sono uscito a testa alta anche quando affrontai degli inning difficili nel baseball. Quindi, sono ancora speranzoso". Il giorno seguente Alex sembrava risollevato, e sognava un rientro quasi impossibile nel baseball. Nella sua lettera dei 19 Ottobre scrisse: "Come hai detto nella tua lettera, se solo avessimo potuto stare nel Nebraska, senza andare a Hollywood dove fanno tante foto, forse le World Series si sarebbero disputate da qualche altra parte. C'è molto da condividere col baseball, ed io sto ancora aspettando le tante promesse che mi hanno fatto. Ho paura, non me la sento di uscire, vorrei tornare a lavorare nei campi di grano per 12 centesimi. Sarebbe una buona opportunità per poterti rivedere in un prossimo e migliore futuro". Il 19 Ottobre, Alex ricevette una lettera da Aimee la quale scrisse di aver trovato un modo per fare il viaggio verso la California appoggiandosi a degli amici. Ma questo non importava ad Alex, lui aspettava ancora l'assegno e gli ultimi centesimi rimasti gli permettevano di affittare la stanza in quel di St.Paul. Una volta arrivati in California, sarebbe stato come una partita molto più grande di quelle affrontate da Alex in MLB. La West Coast non è St.Paul. Il giorno seguente Alex manifestò la sua rabbia verso quel luogo, quella città che non gli avrebbe dato nemmeno un drink. "Si!, i giorni stanno passando, sono nella mia stanza e devo dire che se ci sarebbe un altro inferno non vorrei esserci. St.Paul è più che sufficiente in questi ultimi giorni che mi restano. "Ho avuto un pensiero oggi. Ti ricordi Johnny Evers il seconda base dei Cubs?, vorrei che fosse qui con me per parlare. Lui sapeva parlare. E Oscar Dugey, il mio compagno di squadra a Philadelphia, trovava sempre il modo per uscire da una brutta situazione di gioco. Che squadra con lui e Johnny!. Il 26 Ottobre Alex scrisse ad Aimee che non aveva avuto nessuna richiesta di autografi. Il 30 Ottobre arrivò l'assegno, ma Alex era indeciso e scrisse ad Aimee che avrebbero potuto incontrarsi ad Omaha. Era stanco e le sue gambe lo reggevano a fatica. Il giorno 4 del mese di Novembre del 1950 Alex era disperato e il viaggio per Omaha non era stato possibile. Scrisse di nuovo ad Aimee per dirglielo. Uscì dalla stanza e si diresse all'ufficio postale per spedire la lettera. Alcuni passanti che lo videro dissero che dimostrava almeno 83 anni e non 63. Le sue gambe gli permisero di ritornare nella sua stanza al Nevrivy's Boarding House. All'ora di pranzo Jo Nevrivy disse al figlio Eddy che non aveva sentito nessun rumore provenire dalla stanza di Alex e gli ordinò di andare a controllare. Eddy salì per le scale e bussò alla porta. Nessuno venne ad aprire e allora il ragazzo bussò ancora. Niente, nessuna risposta. Allora aprì la porta e vide Alex steso sul pavimento in una pozza di sangue. Forse un attacco di cuore stroncò la vita del più grande di tutti. Probabilmente rotolò fuori dal letto e sbattè la testa. Eddy pensò che nell'impatto Alex si ruppe anche qualche dente. Quella fu l'ultima caduta di Grover "Alex" Cleveland Alexander. La moglie Aimee che lo aspettava ad Omaha disse che di certo aveva avuto un attacco epilettico e non un arresto cardiaco. Ricevette la valigia che Alex aveva preparato per raggiungerla ad Omaha.
Il più grande lanciatore, colui che vinse tutto, regalando ai St.Louis Cardinals le World Series del 1926, entrando nella leggenda con uno strike out a basi piene ai danni di Tony push'em up Lazzeri, finalmente ha sbattuto la porta in faccia ad una vita di sofferenze. Grover Cleveland Old Pete Alexander nacque ad Elba Nebraska, il 26 Febbraio del 1887. In tenera età iniziò a tirare sassi contro i fagiani, le anatre ed altri volatili per aiutare a sfamare i suoi 12 fratelli. Firmò il suo primo contratto nel 1907 all'età di 20 anni per 50$ al mese. Lanciò la sua prima partita contro Galesburgh, una squadra di semipro realizzando una shut-out. In seguito, la sua carriera fu compromessa a causa di un lancio errato dell'interbase, che colpì Alexander alla testa mentre stava correndo sulle basi. Lo shock gli procurò la perdita della vista e i medici lo giudicarono incurabile. Sostenuto da una grande determinazione e forza d'animo, Old Pete continuò a lanciare la pallina contro il muro, dove aveva appeso un guanto come bersaglio. Un giorno, miracolosamente, la vista tornò e nel 1910 fu venduto ai Philadelphia Phillies per 750$. Il suo debutto in Major League è datato 15 Aprile 1911. Con i Phillies vinse la Tripla Corona dei lanciatori nel 1915, 1916 e 1917. Nonostante questi risultati venne ceduto ai Chicago Cubs. Ufficialmente la sua cessione fu dovuta al fatto che Alexander era diventato un alcoolizzato, uno spirito libero incapace di stare alle regole. Ma successivamente il proprietario dei Phillies ammise che si trattò di un buon affare economico. Nel 1918, dopo 3 partite lanciate con i Cubs, Alexander venne arruolato nell'esercito e spedito in Francia durante la Prima Guerra Mondiale. Di ritorno da quella esperienza, la salute di Old Pete peggiorò tragicamente. All'alcolismo si aggiunsero crisi epilettiche e sordità, quest'ultima dovuta ad una granata che eplose vicino a lui. Nonostante tutto, vinse ancora una volta la Tripla Corona nel 1920. Nel 1926 fu ceduto ai ST.Louis Cardinals, ed entrò nella leggenda portando la squadra a vincere le World Series contro i New York Yankees. Alexander lanciò la seconda partita, poi la sesta, entrambe vinte con un complete game ed entrò in rilievo alla settima vincendo e consegnando così il titolo a St.Louis. Nel libro Wicked curve gli storici raccontano: "Dopo la sesta partita Alexander passò la nottata in diversi pub ad ubriacarsi perchè convinto di non dover più lanciare. Durante la settima partita era seduto nel bullpen ancora ubriaco, alcuni affermano che stesse dormendo. Alla settima ripresa il manager Roger Hornsby si recò sul monte per sentire le condizioni del lanciatore partente Jesse Haines il quale aveva concesso 2 singoli più una base per ball. Il punteggio era 3 a 2 per St.Louis e gli Yankees avevano le basi piene con 2 out e il forte Tony Lazzeri a battere. Il manager si rese conto che Haines aveva una brutta vescica al dito e decise di fare entrare Alexander. Con gli effetti della sbornia notturna Alex salì sul monte. Hornsby, oltre ad allenare giocava seconda base, gli consegnò la pallina e gli disse: "Come pensi di affrontare Lazzeri?". "Gli lancerò una curva esterna e poi una dritta interna", replicò Alexander. "Una dritta interna?, te la batte lontano!", aggiunse il manager. Ci fu un attimo di silenzio e gli sguardi si incrociarono e Hornsby disse. "Ma!, in fondo chi sono io per dirti come lanciare?". Il resto è storia. Lazzeri andò strike out con 3 lanci, curva, dritta, con legnata in foul, e ancora curva. Alexander terminò la partita concedendo 0 punti agli avversari. L'ultimo out fu quello di Babe Ruth, che contro ogni previsione, al nono inning tentò di rubare la seconda base. Alexander ha vinto tutto, contro tutti. Solo i fantasmi, i demoni dell'alcool e dell'epilessia ebbero la meglio e, come il cancro che lo affliggeva, gli spezzarono la vita e l'amore di Aimee. Ora Alex è lassù nei suoi campi di grano col guantone appeso alla cinghia dei pantaloni pronto per vincere un'altra World Series. Un film del 1952 intitolato THE WINNING TEAM ne racconta la sua storia. Nella parte di Alex vi è un giovane Ronald Reagan, futuro pres. degli USA, e nella parte di Aimee, la meravigliosa Doris Day. Tra gli attori-giocatori figurano anche Gene Mauch, NY Yankees, e Bob Lemon, Cleveland Indians.
                                                             NOTA
Quando Alexander, nella lettera scrisse: "...non ho avuto nessuna richiesta di autografi..." si riferisce al fatto che a fine carriera fu allontanato dall'ambiente del baseball e venne assunto da un impresario di un circo come attrazione. In pratica lui stava seduto all'interno di un baracchino col suo nome bene in vista. La gente che passava, e lo riconosceva, poteva ottenere l'autografo al prezzo di 1centesimo.