Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".
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giovedì 1 luglio 2010

MISS SWEET CAKE



In un tiepido pomeriggio, i ragazzini potevano assistere alla partita con un ingresso gratuito e con posti riservati sulle tribune dell'esterno sinistro. Ziggy, Josh, Sally e Jamie avevano occupato quei posti con l'entusiasmo di essere in prima fila per assistere alla massima attrazione dello spettacolo. Sgranocchiavano noccioline ed erano agitati come dispettosi cuccioli di leone che mordono la coda della madre. Alle loro spalle, in bella mostra, vi era un enorme manifesto pubblicitario raffigurante Miss Sweety Cakes che mostrava sorridente una ghiotta torta a strati, decorata con succose ciliege disposte in tondo sul bordo del dolce. Ma quelle piccole pesti non erano intressati al dolce, ma barattavano le loro noccioline cercando di indovinare quale parte del corpo sarebbe stata colpita dalla pallina di un eventuale fuoricampo. Vi era un'altra zona dello stadio, con la pubblicità delle lamette da barba e un piccolo annuncio "Hit it here for a blade supply!".
Per quei cuccioli era il paradiso perchè la Domenica i Royals giocavano sempre con lo stadio completo in ogni posto a sedere. C'erano anche parecchi tifosi che si agitavano sul tetto del palazzo Wigham adiacente allo stadio nella zona dell'esterno destro. Billy era il più scatenato e urlava: "Se una pallina mi colpisce in testa è un fuoricampo regolare". Nel 1945, i Royals acquistarono il primo giocatore di origine Ebrea, Kermit Kitman. Fu una grossa novità e la simpatia dei tifosi verso la squadra si trasformò in una forte e profonda passione. Kitman era un esterno centro. I giornali di Montreal non risparmiarono la più piccola porzione di pagina per elogiarlo dopo aver effettuato una sorprendente presa al volo contro Jersey City nello stadio Victoire situato in Rue Delormier. Nel suo primo turno di battuta Kitman realizzò un homer e dopo la partita si avventurò per le strade di Montreal contento della sua prestazione. Entrò in un Barber-Shop all'angolo di St.Catherine e St. Joseph. Il barbiere stava tagliando i capelli ad un uomo seduto, che indirizzò gli occhi verso il giocatore. "Ma tu sei Kermit Kitman?", chiese l'uomo seduto. "Si, sono proprio io", rispose l'atleta, pieno di sè ricordando il suo fuoricampo. "Figlio di puttana, sei stato eliminato in seconda base. Mi sei costato $100". Kitman era il lead-off dei Royals. Aveva 22 anni  e si era guadagnato un contratto di $650 al mese più gli alberghi pagati e $3 al giorno per i pasti. Aveva anche un bonus di $1800 se avesse vinto le Little World Series. Altri cambiamenti avvennero nella squadra dovuti soprattutto ad un forte interesse verso l'allora Negro League. Il GM Branch Rickey ordinò ai suoi talent-scouts di visionare con molta attenzione quella lega ed in particolare un giocatore il cui nome era Jackie Robinson. Jackie fece ottima impressione e firmò il contratto con i Royals nel giorno 23 di Ottobre del 1945. Hector Racine, presidente del club disse. "Robinson è un buon giocatore ed è ampiamente raccomandato dai Brooklyn Dodgers. Gli offriremo un buon contratto per giocare col nostro club". Robinson ottenne $600 al mese più un bonus di $3500 in caso di vittoria finale. Un giorno nel segregato campo di Daytona, Kitman ottenne una battuta valida. Subito dopo Robinson fece un bunt di sacrificio. Eddie Stanky, coprendo il sacchetto di prima base toccò l'accorrente Robinson in modo sleale e con una spinta lo fece cadere appena superata la base. Robinson, a terra agonizzante per il pugno subito nella zona bassa dell'addome, si rialzò furibondo trattenendo la sua ira e ricordando le parole di B.Rickey. "NIENTE RISSE". Si avvicinò alla prima base togliendosi la polvere dai pantaloni in completo silenzio. Dopo la partita Stanky si recò nello spogliatoio di Robinson scusandosi per l'irregolarità commessa e aggiungendo che aveva dovuto farlo su ordine del GM B.Rickey per metterne alla prova il suo temperamento. Kitman, dopo un inizio stellare non riuscì più a mantenere le aspettative rivelandosi un battitore mediocre e nel 1947 decise di abbandonare il baseball. Ma la grande notizia fu proprio quella dell'Opening Day del 18 Aprile del 46' quando i Royals affrontarono la squadra di Jersey City. Il Montreal Gazzette così titolava. "Il primo uomo della sua razza in una partita di baseball professionistico ha scaraventato la pallina a 333ft. ottenendo un homer e aggiungendo altre 3 valide per la vittoria dei Royals su Jersey City. Per completare il lavoro, Robinson ha rubato anche 2 basi, ha segnato 4 punti e ne ha battuti a casa 3. È stato accreditato di un errore difensivo". Robinson guidò la International League con una media battuta di .349. Ottenne 40 basi rubate con 113 punti segnati e .985 di media difesa nel ruolo di seconda base. In poco tempo diventò una vera stella in territorio canadese, un monumento nella città di Montreal. Tutti lo adoravano come mai era successo in precedenza. Bastava che arrivasse in prima base dopo una valida e i tifosi cominciavano a urlare di gioia mentre Jackie faceva avanti e indietro stuzzicando il lanciatore per rubare la seconda base. I Royals vinsero e dovettero affrontare i Louisville Colonels nelle serie finali. Le partite iniziarono proprio a Louisville, dove Robinson venne assalito costantemente da profondi insulti razziali provenienti specialmente dalla panchina avversaria e in 2 partite Jackie ottenne soltanto una battuta valida. In seguito Montreal pareggiò il conteggio delle partite vinte e giocarono la decisiva gara al Delormier Field. Vinsero i Royals di Montreal, e fu l'apoteosi. I tifosi dedicarono a Robinson una serenata in tipico spirito francese "Il a gagné ses Epaulettes", incitandolo a presentarsi sul campo per ricevere la standing ovation. Quando Robinson uscì dalla panchina venne circondato da una massa festante di tifosi che lo abbracciarono e lo trasportarono in spalla intorno al diamante. Visibilmente commosso il black-player pregò tutti quanti di lasciarlo andare perchè doveva prendere l'aereo per gli States. Quando uscì dagli spogliatoi, centinaia di persone lo stavano ancora aspettando. Robinson scappò ma venne inseguito da quella massa di tifosi festanti. Un motociclista gli diede un passaggio all'Hotel, salvandolo così da unafuga inconsueta. I giornali di Louisville, Kentucky, nel sud degli Stati Uniti così scrissero: "Probabilmente è la prima volta in assoluto in tutta la storia dell'umanità, che un gruppo di Bianchi insegue un Negro animati da tanto affetto piuttosto che dall'odio razziale". Tutto questo è successo tanto tempo fa. Quei piccoli cuccioli seduti sulle tribune ora sono grandi, ma il ricordo di Miss Sweety Cakes è limpido e stampato nelle loro menti. Nessun fuoricampo venne battuto in quella partita, nessuna pallina venne battuta in quella direzione e nessuna pallina colpì una parte del corpo di Miss Sweety Cakes. Pazienza. Dove non è arrivata la pallina, là arrivarono le piccole mani dei piccoli mocciosi. Facendo la scaletta l'uno con l'altro toccarono la torta della Miss senza evitare un contatto con le forme generose del corpo della Miss. Ma cosa successe a Billy?. Billy è steso senza sensi sulle tribune con un ematoma in fronte. Nella sua mano stringe ancora la pallina del fuoricampo e nel suo cuore ha imprigionato il ricordo della più bella botta della sua vita.    

giovedì 20 maggio 2010

AQUALUNG

Capita che il logorio di questo pazzo pazzo gioco, permetta alle leggende di riemergere dal profondo, basta dar loro la giusta spinta secondo i tempi che la natura scandisce. Non sempre i frutti più grossi sono i più buoni, non sempre nuvole passeggere annunciano un imminente temporale. E così sono le leggende. Quelle vere sono come l'amore. Nascono e crescono nel tempo. È il caso di due lanciatori che si affrontarono per ben 26 riprese. La partita venne interrotta dall'arbitro per oscurità sul punteggio di 1 a 1. Era il 1 Maggio del 1920, le squadre coinvolte erano quelle dei Brooklyn Dodgers e dei Boston Braves. I due pitchers furono Leon Cadore, Brooklyn, e Joe Oeschger, Braves. In pratica lanciarono per quasi 4 ore. Quasi 3 partite complete di baseball, 2 partite da 9 riprese e una da 8. Fu un confronto eroico, senza precedenti tanto da oscurare prestazioni come quelle del vecchio Iron Man McGinnity il quale vinse tre doppi incontri nel mese di Agosto del 1903. Ed ecco allora che sboccia la leggenda di Leon e Joe. Le 26 riprese sostenute dai due hurlers furono la causa della fine della loro carriera. La temeraria galanteria dei due antagonisti, nella ricerca della vittoria, fu l'argomento di discussione che terminò con un solenne verdetto: "I due pitchers non saranno più gli stessi". Sorprendentemente, come succede in diverse leggende dello sport, i due atleti non accusarono nessun tipo di malessere, nè al gomito, nè alla spalla. Cadore, negli anni successivi, ricordò con orgoglio quella maratona dicendo di sentirsi fiero per aver scritto il suo nome nell'albo delle leggende. Ma le statistiche suggeriscono non pochi quesiti e aprono una falla, una piccola insenatura all'interno di questa leggenda. Cadore esordì in Major nel 1915. Nel 1917 aveva un record di 13-13, e nel 1919 di 14-12. Le 26 riprese lanciate nel 1920 portarono il record finale stagionale di Cadore a 15 vittorie-14 sconfitte. Contribuì anche alla vittoria del pennant da parte dei Dodgers. In seguito perse la prima partita delle World Series contro Cleveland. Nel 1921 Cadore vinse 13 partite e ne perse 14 il che ci dice che fu una prestazione stabile, diciamo in linea con il suo standard. Quindi, fino a quel momento, non vi furono evidenti segnali che quelle 26 riprese avessero danneggiato il braccio di Cadore. Nel 1922, il pitcher vinse 8 partite perdendone 15. Ed ecco che in molti diedero la colpa a quella partita del 1 Maggio 1920. Ma nel 1922 Cadore aveva 31 anni ed è abbastanza normale che dopo 9 campagne in Major League a quell'età un lanciatore possa perdere un pò della sua efficacia. Nel 1923 Cadore passò ai White Sox, nel 1924 ai Giants e dopo terminò la sua carriera. Il percorso di Oeschger fu leggermente diverso. Ebbe una buona annata nel 1917 con i Phillies quando vinse 15 partite. Nel 1918 il suo record fu di 6-18. Nel 1920, l'anno della partita-maratona, Oeschger ebbe la sua migliore stagione con 15 vittorie per poi migliorare nel 1921 con 21 vittorie. Come Cadore, nel 1922 vinse solo 6 partite e nel 1923 ne vinse 5 alimentando le opinioni che, quelle 26 riprese lanciate, furono la causa del declino sportivo dei due pitchers. Sta di fatto che quella maratona non lasciò danni permanenti ai giocatori. Quando si sale sulla collina non si vuole mai scendere e il coraggioso match-up ha oltrepassato quel confine che separa l'essere umano dalla leggenda. Il fatto curioso è che il giorno successivo i Dodgers persero 4-3 alla tredicesima ripresa contro i Phillies, e che il giorno successivo ancora, il 3 Maggio, i Dodgers persero 2-1 alla 19esima ripresa contro i Braves. Quindi giocarono un totale di 58 riprese, quasi 6 partite e mezzo, in tre giorni consecutivi senza vincerne una. Non c'è da chiedersi perchè gli stessi tifosi dei Brooklyn soprannominarono la squadra The Daffiness Boys: Pazzi e stupidi ragazzi.

Per le vie di Brooklyn tutti parlano dei Dodgers. Un gruppetto di bimbi all'angolo della strada si scambiano con interesse le poche figurine dei campioni di baseball a disposizione, mentre il capo di quella piccola gang, con brevi occhiate, controlla il carretto pieno di donuts e dolcetti. Sta studiando uno stratagemma per poter distrarre l'ambulante in modo da accaparrarsi un fresco pasticcino profumato. Sono teneri cuccioli spelacchiati con le guance sporche e le ginocchia rigate, segno del continuo grattarsi e del loro modo di sgattaiolare a quattro zampe. Sono immagini viste in bianco e nero nelle pellicole di Buster Keaton o Charlie Chaplin. Più in là un vecchio vagabondo è sorretto nei suoi passi da un bastone che somiglia ad un grosso ramo d'albero. Lo stringe con le sue mani rugose, le sopracciglia folte nascondono i suoi occhi scuri di un passato avventuroso. Ora si ferma. Il suo respiro è l'affanno di chi dice: "Ormai è andata così". C'era un tempo in cui il vecchio Aqualung si chiedeva: "Chissà come andrà?". Quel tempo è andato, preda del vento come lo sono adesso quei fogli di giornale che svolazzano e danzano nel grigio pomeriggio di Brooklyn. Con la punta del bastone il vecchio riesce a bloccarne uno che casualmente il vento gli aveva deposto ai piedi. Aqualung si ferma. "Wait 'til next year", così era scritto. Sollevò il bastone e le sue vuote pupille seguirono quel foglio di giornale che riprese la sua danza allontanandosi. Nel cuore del vecchio straccione ogni battito era il desiderio che prima o poi tutto succederà. I Daffiness Boys non stavano andando bene.
Due tifosi erano seduti all'Ebbets Field. Uno guardava il diamante, i Dodgers stavano facendo una rimonta contro i Giants. L'altro era concentrato a scrivere tutte le azioni sul foglio dello scorer. "Hey, guarda", disse il primo affondando il gomito nel fianco dell'altro. "I Dodgers hanno tre uomini in base". L'amico non guardò nemmeno. "Si?", disse in modo distratto, "Quale base?". Ecco, questa era l'attitudine accumulata nel corso degli anni da molti tifosi della squadra. Questi erano i Daffiness Days, dove tutto era possibile, e tutto poteva succedere all'Ebbets Field. Negli anni venti, Babe Herman fu uno dei più disastrosi corridori sulle basi. Nel 1926, contro i Boston Braves, Herman fu coinvolto in un'azione di gioco inimmaginabile per ogni tifoso di baseball. Hank DeBerry era in terza, Dazzy Vance in seconda, e Chick Fewster era in prima base quando Herman entrò nel box di battuta. Herman colpì la pallina verso l'esterno destro la quale iniziò a carambolare contro il muro. DeBerry segnò il punto. Vance, decidendo di avanzare di una base, arrivò in terza. Fewster invece decise di avanzare di due basi arrivando in terza dove stava Vance. Herman, il più ambizioso di tutti, decise di arrivare in terza base. All'improvviso vi furono tre corridori in terza. Ma non per molto. Herman arrivò in scivolata e Fewster saltò per evitare la collisione con le gambe di Herman, il quale venne dichiarato OUT per aver passato il corridore. Vance a quel punto era l'unico in posizione regolare ma venne eliminato per toccata dal terza base, il quale aveva ricevuto la pallina lanciata dall'esterno destro verso il diamante. Nonostante questo assurdo incidente, i Brooklyn vinsero la partita per 4-2. In un'altra occasione Herman ottenne un valido nel Gap tra l'esterno centro e sinistro con un corridore in prima. Sicuro di aver ottenuto un doppio, Herman, a testa bassa, arrivò in prima base per poi proseguire verso la seconda base. L'altro corridore, che era in seconda, pensò che la pallina battuta potesse essere presa al volo. Rapidamente si girò per tornare in prima base. Sta di fatto che entrambi i corridori si incrociarono per proseguire in direzioni opposte. Tutto è successo all'Ebbets Field.
Il vecchio Aqualung si è accasciato con la schiena appoggiata contro un cumulo di mattoni, i residui dell'antico muro di un palazzo ormai fatiscente. Stringe il suo bastone al petto, il suo corpo è immobile e la sua testa è reclinata sul fianco. Non respira, ma i suoi occhi cavalcano immobili il grigio di Brooklyn, il cui foglio di giornale, cullato dal vento, si allontana come un albatro. Ora non si chiede più: "Chissà come andrà". Nel frattempo, quelle piccole pesti dai volti lentigginosi sono riusciti ad impossessarsi di un paio di donuts, che hanno diviso tra di loro. Si avvicinano e osservano il vecchio, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così".

sabato 10 aprile 2010

LET'S WE FORGET!...LET'S WE FORGET!

Ebbets Field 1913
Ebbets Field, 9 Aprile 1913.  Nasce una delle più belle storie che mai come prima aveva coinvolto così da vicino un campo, una squadra, un pubblico. Una vera storia d'amore, durata oltre 40 anni e che terminò talmente male che la Corte di New York affermò che fu l'avvenimento più infame nel corso della storia dello sport. Ebbets Field nasce in un quartiere di Brooklyn, chiamato Pigtown, una grande discarica piena di maiali che si cibavano a sazietà. L'aria era irrespirabile e la zona era territorio di sbandati, delinquenti, vagabondi, il frutto di povertà e miseria dilagante. Nel 1912 iniziarono i lavori di costruzione dell'Ebbets Fields al costo di $750.000, dopo che Charlie Ebbets acquistò quel terreno. Completato in meno di un anno, lo stadio diventerà la casa comune di gente che non aveva casa, di bambini senza tetto, di persone serpeggianti nel quartiere di Brooklyn, dove il dramma e la disperazione venivano consumati quotidianamente. Ebbets Field era un paradiso, una luce nelle tenebre della sofferenza, un alito di vita e di speranza per tutti, legati per sempre intorno ad una squadra, I Brooklyn Dodgers. Ebbets Field diventerà teatro delle più belle pagine della storia del Baseball, un punto di riferimento per l'era dorata del gioco, un testimone delle più avvincenti partite di baseball mai disputate e successivamente, il simbolo di uno dei traguardi storici più importanti raggiunti dall'umanità. In data 15 Aprile 1947, all'Ebbets Field, esordì in Major League per la prima volta un giocatore di colore, Jackie Robinson, frantumando così le rigorose leggi razziali del tempo, che impedivano ai "colored" di giocare nella Grande Lega. Un altro fatto storico è accaduto il 26 Agosto 1939, quando l'Ebbets Field fu il teatro per la prima volta, di una diretta televisiva durante il doppio incontro fra Brooklyn-Reds. Brooklyn vinse la prima gara per 6 a 2, e perse la seconda per 5 a 1. L'aspetto estetico dello stadio, era una attrattiva per la gente, specialmente l'ingresso, detto a "rotunda" fatto completamente in marmo italiano. Tra l'esterno destro e quello centrale, vi era una porzione di campo visibile attraverso una rete metallica, dove si raggruppavano i bambini per vedere la partita. All'Ebbets Field, i Brooklyn Dodgers vinsero le semifinali nel 1941, 47, 49, 52, e 53, solo per perdere sistematicamente dai rivali Yankees, che si aggiudicarono le World Series in tutte e 5 le edizioni. All'ormai rituale entusiasmo di inizio stagione, prendeva posto la delusione di essere sempre sconfitti in finale, un percorso tanto comune che lo slogan dei tifosi, "Wait'til next year!", echeggiava nelle strade di Brooklyn. Finalmente quell'anno arrivò, era il 1955, e l'Ebbets Field registrò l'unica World Series nella storia vinta dai Brooklyn Dodgers. Nel 1956 gli Yankees vinsero ancora. Don "not so good" Larsen, ottenne l'unico perfect game nella storia delle World Series. Ma il dramma era alle porte. Tanta sofferenza e tanta gioia avevano creato un forte legame tra squadra e tifosi al punto che, donazioni anche di cibo venivano fatte tra tifosi e giocatori. Questi ultimi, visti come autentici eroi, non potevano nemmeno passeggiare per le strade perchè venivano letteralmente presi d'assalto dalla gente per avere autografi. Walter O'Malley, nuovo proprietario della squadra, voleva uno stadio nuovo e più capiente nella zona di Atlantic Yard a Brooklyn. Le autorità invece volevano un nuovo stadio vicino al Queens, dove c'è l'attuale Citi Field, ex Shea Stadium. Le due parti non raggiunsero un accordo e O'Malley decise di trasferire la squadra in California, a Los Angeles. In quel periodo, siamo nel 1957, un'altra squadra di New York, i Giants, annunciarono il trasferimento sempre in California, però a S.Francisco. La "GRANDE MELA", venne cosi' privata di due delle più forti squadre della storia, lasciando la popolazione nella disperazione più profonda. Una esaltante storia d'amore che termina con il  "più infame degli abbandoni. Quando, il 23 Febbraio 1960, Ebbets Field venne demolito, crollarono i sogni e le speranze di tanti tifosi che videro sbriciolarsi ogni desiderio di allontanare una realtà di affanni e privazioni. "Lets we forget!...Lets we forget!" così titolarono a caratteri cubitali i giornali del tempo.

2 Aprile 2010, Parma.

Non ci sono luci in Viale Piacenza, non si sente la voce dello speaker e nemmeno quella dei tifosi. Il buio e il silenzio sono i padroni del campo. Un tempio è crollato ed ha consegnato alla storia tanti ricordi, tanti campioni e tanti successi del periodo dorato del baseball in italia. Quando uno stadio viene distrutto, è come una biblioteca che brucia. L'Europeo di Parma è stato di tutti noi, che abbiamo giocato e che abbiamo assistito, un meraviglioso teatro dove il legame tra il pubblico e giocatori era vivo, era solido e non si divideva, perchè accomunati dallo stesso traguardo. Quando crolla un "Ballpark", è la nostra casa, è la nostra anima che viene lacerata. Si!, è la nostra casa, perchè solo nel baseball si raggiunge un traguardo comune, solo nel baseball si vince toccando casa.

Europeo di Parma 1988

giovedì 25 marzo 2010

CHEERS JACKIE


Il giorno 15 del mese di Aprile del 1947, Jackie Robinson fu chiamato in Major League dalla squadra dei Brooklyn Dodgers. Con Eddy Stanky in seconda base Jackie esordì nel ruolo di prima base. Sempre in quella data, all'Ebbets Field erano presenti circa 23.600 spettatori di cui 14.000 tifosi di colore per assistere all'esordio di Jackie Robinson, il primo Negro in una squadra di Major League da quando era nato il baseball. Fu un avvenimento storico molto importante perchè vennero spezzate le catene della segregazione e dell'emarginazione di milioni di persone. Tuttavia una precisazione va fatta. Un evento storico così importante richiede un analisi approfondita dell'argomento. Jackie Robinson non fu il primo giocatore di colore in assoluto a militare nelle Major Leagues. Negli anni settanta e ottanta del XIX secolo alcuni atleti di colore militarono nei massimi campionati americani. Ben presto gli organismi a capo delle varie leghe iniziarono a imporre dei vincoli alle squadre. Quando le leghe del baseball adottarono le disposizioni delle cosiddette leggi Jim Crow, la presenza di giocatori afroamericani fu bandita. Dal 1890 sino al 1947 i campionati professionistici americani furono composti esclusivamente da bianchi mentre i neri giocavano in campionati separati. Il primo giocatore di colore in assoluto è stato William Edward White (cognome curioso). W.E.White era il figlio di uno schiavo e dalla Georgia si trasferì alla Brown University in Providence per studiare. Fece parte della squadra, The Providence Grays, e disputò una sola partita nel ruolo di prima base. Era il 21 Giugno del 1879. Tuttavia l'esordio di Robinson con la maglia dei Dodgers mise fine a quasi sessanta anni di segregazione razziale in ambito sportivo, tenendo conto che fu proprio lui il primo colored a giocare in quella che ancora oggi è conosciuta come Major Leagues Baseball. L'impatto che ebbe Robinson non fu del tutto piacevole. I mass media, i tifosi e tanti giocatori di razza bianca non accolsero questo momento con entusiasmo. In quel periodo le tensioni razziali erano molto profonde al punto che vi era una netta separazione tra bianchi e neri. Tale tensione si manifestò anche nella squadra dei Dodgers dove parecchi giocatori preferirono stare in panchina piuttosto che giocare con Robinson in campo. Questa sorta di ammutinamento arrivò nell'ufficio del GM Branch "Mahatma" Rickey, il fautore di questa scelta, colui che diede a Robinson un'opportunità senza precedenti, colui che cambiò radicalmente l'immagine del baseball portandola ad una vera e propria istituzione sociale. Branch Rickey rispose ai giocatori ammutinati dicendo che potevano andarsene in qualsiasi momento, anche subito. Ci pensò il manager Leo Durocher a sistemare la situazione rivolgendosi alla squadra con queste parole: "I do not care if the guy is yellow or black, or if he has stripes like a fuckin' zebra. I'm the manager of this team, and I say he plays. What's more, I say he can make us all rich. And if any of you cannot use the money, I will see that you are all traded ".

(" Non m'importa se uno è giallo o nero oppure ha le strisce come una fottuta zebra. Sono il manager della squadra e dico che Lui gioca. Ci può arricchire a tutti quanti e se qualcuno non sa cosa fare con i soldi, sarò io a spedirlo in un'altra squadra".)

Robinson venne deriso e sbeffeggiato dagli avversari. Furono tante le volte in cui venne colpito mentre era in battuta. Contro la squadra di St Louis, gli entrarono con gli spikes nella gamba provocandogli uno squarcio di 7 inches (1 inches= cm 2,54). Dall'altra parte, Jackie Robinson ottenne sostegno e incoraggiamento da tanti giocatori. Il compagno di squadra Pee Wee Reese disse: "Puoi odiare un uomo per tante ragioni. Il colore della pelle non è una di esse!". Nel 1948 a Cincinnati sempre Reese, abbracciò Robinson come gesto di risposta agli insulti che stava ricevendo il "colored". Questo momento venne immortalato in una statua fatta nel 2005 dall'artista-scultore William Behrends, dove si vede appunto Reece col braccio intorno al collo di Robinson. La superstar Hank Greenberg, di origine ebrea, dovette anch'egli sopportare ingiurie e volgarità di ogni tipo da parte dei tifosi e degli avversari in campo. Durante una partita sussurrò qualcosa all'orecchio di Robinson. "Jackie, l'unico modo per combattere le ingiurie è quello di sconfiggerli sul campo". Tanto dovette sopportare Robinson nel corso della sua carriera sportiva e tanto fece nel corso della sua vita, lottando contro l'odio razziale per l'acquisizione dei diritti umani nei confronti di tutte le etnie del mondo. Il suo impegno sociale è stato condiviso da un'altra figura di spicco, Martin Luter King. Grazie a Jackie Robinson e a Branch "Mahatma" Rickey, abbiamo potuto ammirare i più grandi atleti nella storia dell'OLD GAME. Da Frank Robinson a Hank Aaron, da Willie Mays a Roberto Clemente, da Curtis Flood a Lou Brock a Rickey Henderson. L'ultima apparizione in Major League di J.Robinson risale al 10 Ottobre del 1956. Nel Gennaio del 1957 annunciò il suo ritiro dal baseball dovuto anche a grossi problemi fisici. Le iniezioni di insulina non lo aiutarono a debellare il diabete e Robinson morì nell'Ottobre del 1972 all'età di 53 anni. Due mesi più tardi, nel Dicembre dello stesso anno morì Roberto Clemente. Dopo solo 9 anni di attività, nel 1962 Robinson venne eletto nella Hall of Fame. È l'unico giocatore ad aver ricevuto tale onoreficenza perchè il minimo richiesto è di 10 anni di permanenza in Major League. Famosi sono anche i diversi  telegrammi spediti alla Casa Bianca dove Robinson, rivolgendosi al Pres. degli Stati Uniti, denunciava la forte condizione di disagio sociale della comunità negra Americana. Un altro avvenimento importante fu la realizzazione di un film che venne girato nel 1950. The Jackie Robinson Story. Parecchie furono le polemiche specialmente da parte dei produttori Hollywoodiani di razza bianca. In questa pellicola  Jackie Robinson interpreta se stesso e l'attrice Ruby Dee interpreta la moglie di Robinson, Rachel. Lo sforzo di Jackie Robinson ha rappresentato un passo monumentale nella rivoluzione per i diritti sociali in America. Se per tanti atleti e tifosi, il diamante rappresenta la realizzazione di un sogno, per Jackie non fu altro che un tempio di sofferenza e crudeltà.