Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".
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domenica 25 settembre 2011

IL BASEBALL È BLUES

Il Baseball è musica e armonia. Il Blues è musica e armonia, il Baseball è Blues. Tutto inizia con una B. È il blues di Tim Hudson, che dopo un intervento chirurgico di trapianto del legamento del gomito rientra in Major League. Dopo tante sofferenze e riabilitazione registra il suo 1600imo strike-out e la 10.000ima vittoria della franchigia dei Braves. È il blues di Dallas Braden che dopo aver perso la mamma portata via dal cancro, va a vivere con sua nonna col dolore nel cuore. Dalla sedia a rotelle la nonna lo incita per continuare a giocare a baseball. Il 9 Maggio del 2010, Mother's day, Dallas Braden effettua 109 lanci, 77 strikes contro la squadra di Tampa e ottiene la 19esima Partita Perfetta nella storia delle Major Leagues. È il blues di Brett Gardner, quando visita lo Stanley Children's Hospital. Lì conosce la nipote di Babe Ruth che gli racconta di quando il nonno promise un homer ad un ragazzo malato. Gardner conosce Alyssa, 18 anni, che deve subire un trapianto di cuore. Nel suo letto di ospedale, Alyssa regala un braccialetto a Gardner e gli dice che lui farà un fuoricampo nella partita della serata. Il blues continua perchè Gardner non è titolare. Al suo posto gioca Johnny Damon a sinistra. Alyssa è davanti al televisore e sorride. A metà partita Damon viene espulso dall'arbitro, il manager Girardi si rivolge a Gardner "You're in Brett". Con due strike Gardner realizza una volata all'esterno sinistro. Un doppio. Ma la palla prende un brutto rimbalzo allontanandosi dal difensore che la rincorre. Brett vola verso la terza e vede il suggeritore che lo incita a continuare la corsa verso casa base. Brett arriva in scivolata. È un punto. È un fuoricampo interno. Alyssa è contenta. È il blues di Bengie Molina che viene trasferito ai Texas Ranger per far posto in squadra a Buster Posey. Un altro giocatore sarebbe amareggiato, ma non Bengie "È stata una mossa giusta, Buster è un catcher più bravo di me", dice Molina, dopo tanti anni a S.Francisco. È il Blues di JoshThe Natural Hamilton, quando crack e cocaina si insinuarono nel suo mondo allontanandolo dai verdi prati d'estate, dalla moglie Katie e dalla piccola Julia. Anche in questo caso, le note del blues arrivarono alla nonna che ospitò Josh con la promessa di andare in un centro di riabilitazione. E così fu. The Natural si avvicinò ancora ai campi da baseball con i suoi homers, ma più di tutto ritrovò la vicinanza della moglie e della piccola Julia. È il blues di Torii Hunter che da piccolo doveva chiedere da mangiare ai vicini di casa perchè il padre drogato spendeva tutti i soldi e viveva in casa a lume di candela, senza elettricità. Ma Torii ama suo padre, il suo sogno si è avverato. È riuscito a strapparlo da quel tunnell e ora siede sulle tribune per guardare il figlio che gli ha restituito ciò che gli apparteneva: la dignità di un padre.

È il blues di Scott McClain con le sue lacrime e le 80 telefonate per comunicare che il sogno si è realizzato. Il primo giorno di Settembre viene chiamato dai S.Francisco Giants. È nel line-up, ottiene un homer. La prima delle tante telefonate è diretta alla moglie Jennifer: "Ce l'abbiamo fatta!", dice il giocatore. Scott McClain è un rookie, Scott McClain ha 36 anni. È il Blues italiano, quello di Alex Stallion Liddi, il rookie di S.Remo che gioca nei Mariners, i cui occhi hanno visto soltanto 23 primavere. Baseball è il Blues, il Blues è Bello!. C'è un altro blues qui da noi, è la Baby Band Blues, i terribili ragazzi della squadra di Nettuno, che in finale riescono a far tremare le solide fondamenta di uno squadrone massiccio e potente come quello di S.Marino. È il blues dei tifosi che si accalcano allo Steno Borghese animati da quello che mesi prima non si sarebbero mai aspettato. È il blues di Stevie, Jimi, Janis, Dwane, Howling, B.B...È il blues di Filippo e Maurizio, che nelle pieghe della notte, mentre danzano le stelle, ci aiutano a rimanere saldamente in contatto con un mondo dove i sogni si possono realizzare. Il baseball è il Blues di tutti quanti noi, senza distinzione tra credenti e non credenti, senza distinzione tra razze e colori della pelle. È il blues di coloro che pensano e sono consapevoli che essere obbedienti non rappresenta una virtù, ma una subdola tentazione.

                         UPDATE. Venerdì 13 Settembre 2013
È il più bel Blues del nostro Baseball. Quello di Filippo Pippo Crociati, che dopo un incidente in moto si è trovato nella camera iperbarica per salvare la sua gamba. Non ce l'ha fatta. La sua gamba è rimasta là, ma The Captain è ritornato alla vita, nel dug-out con i suoi compagni. Lui ha vinto contro l'avversario più temuto da ogni essere vivente e aspetta che la sua squadra faccia altrettanto in queste finali di campionato.
Filippo Crociati

lunedì 26 luglio 2010

TUTTO INIZIA CON UNA B

B come base-ball, B come bambini, B come base, B come bat, B come battuta, B come Bunt, Balk, Blues, "Babe", Baker, Banks, Berra, Bench, Boggs, Brett, B come bere, B come birra. La tradizione del gioco ha molto in comune con l'assunzione di questa voluttuosa bevanda le cui origini risalgono a oltre 3000 anni fa. Gli antichi Egizi ne conoscevano le virtù terapeutiche ancor prima di quelle inebrianti. Mescolata ad altre sostanze, ad esempio la cera, veniva usata come agente protettore della pelle. Mescolata con miele di acacia veniva usata come anticoncezionale. Col passare del tempo la fabbricazione e il consumo di birra hanno acquistato una popolarità sempre in crescita presso tutte le civiltà che si sono avvicendate nel corso della storia. La sua colorazione giallo-oro permise alle popolazioni di paragonare la birra ad una sorta di bevanda divina. Nei primi decenni del secolo scorso, negli anni del proibizionismo in USA, la vendita di whiskey e superalcolici venne vietata e il consumo di birra salì in modo esponenziale tanto da entrare nella vita quotidiana di tutti i cittadini. La diversa mescolanza di luppolo, avena, malto e grano ha dato l'opportunità agli amanti della birra, di poter scegliere il colore, il gusto e la gradazione. Non è una novità che un bicchiere di birra aiuta le donne in gravidanza per l'apporto di vitamine specialmente del gruppo, guarda caso,"B". Tornando al baseball, sono tante le storie e gli aneddoti, talvolta simpatici, che hanno legato giocatori e squadre alla birra. Era ormai abitudine certa che i giocatori dei Chicago White Sox negli anni 70', durante le trasferte in aereo, potevano disporre di due bottiglie di birra dopo le partite. Non ci volle molto a capire che questa quantità fu, a dir poco, inopportuna e facilmente modificabile. Infatti al termine delle partite, spesso e volentieri, i giocatori si esibivano in un vero e proprio assalto ai supermercati, per potersi accaparrare casse di birra. Un giorno Early Wynn aveva lanciato e perse la gara per 1 a 0. Wynn era un solitario, non beveva alcoolici e di solito si sedeva nella zona centrale dell'aereo lontano dai rumorosi compagni di squadra che, tra una birra e l'altra, giocavano a carte nei posti a sedere in fondo all'aereo. Ad un certo punto Wynn si alzò, e dirigendosi verso i compagni, iniziò ad insultarli con un bel linguaggio condito di fuck e shit sottolineando il fatto che non erano stati capaci di segnare nemmeno un punto mentre per le birre erano sempre in vantaggio. L'unica risposta che ottenne dai compagni di squadra fu quella di stare attento alle bottiglie sparse per terra perchè poteva farsi male se inciampava su una di esse. Fu allora che Wynn, seccato e irretito da quell'atteggiamento ironico, pensò di fare un dispetto ai teammates. Si sedette accanto a loro e cominciò a bere tutte le birre. Inutile dirlo, ma il povero Wynn venne riaccompagnato in spalla verso il suo posto a sedere dove Early sonnecchiò fino a Chicago. Chuck Goggin, utility man della squadra dei Braves, ricorda il coinvolgimento in un  beer contest avvenuto a  Spokane. Il manager Tom Lasorda, dopo una sconfitta per 18 a 0 contro Eugene, chiuse a chiave gli spogliatoi con tutta la squadra all'interno. Appoggiò due casse di birra sul tavolo e disse che aveva ordinato altre 10 casse. Quindi aggiunse che nessun giocatore poteva uscire fino a quando tutte le birre non fossero state consumate. Non si era mai visto tanti giocatori piacevolmente puniti dopo una sconfitta del genere. Erano circa le 11 di sera. Tutti iniziarono a bere compreso i giocatori ai quali non piaceva la birra perchè furono obbligati a farlo. Dopo aver svuotato circa 5 casse di birra, tutti iniziarono ad aver fame e allora Lasorda ordinò 30 pizze che pagò di tasca sua. Erano circa le 2 del mattino e si beveva birra e si mangiava pizza. Al termine di questa riunione post-partita, Lasorda, alle 2 e 30 aprì gli spogliatoi augurando a tutti i giocatori  un buon riposo. Sapete cosa successe il giorno dopo?. La squadra vinse per 12 a 1.


Un altro grande alleato dell'Old Game è stato il taBacco. Bisogna fare un passo molto, ma molto indietro quasi alle origini del gioco per capire l'influenza che ha avuto questa pianta nel creare, o meglio aggiungere, notorietà non solo al gioco e agli atleti, ma anche all'inizio di quella attività, che in seguito sfocerà in una vera e propria mania, ovvero, la collezione di figurine. Ok!, siamo d'accordo, creare profitto e guadagnare soldi era l'obiettivo principale dell'industria del tabacco, ma l'idea geniale di associare il prodotto all'immagine di un giocatore su un cartoncino, ha dato modo alla ToBacco Inc. di poter abbracciare una larga fascia di persone, dal bambino amante delle figurine dei suoi campioni, all'adulto fumatore e collezionista. Possedere tante figurine da poter raccogliere in un album è una passione che rimane per sempre. Al contrario, una pubblicità sul giornale o incollata su un manifesto a muro finisce nella spazzatura. La famosa figurina, T206 di Honus Wagner, è stata valutata presso i collezionisti, oltre $2.500.000. La sua rarità è dovuta al fatto che interruppero la produzione a causa di un mancato accordo economico  tra il giocatore e la Company del TaBacco e non, come erroneamente riportato, per il fatto che Honus non voleva associare la sua immagine alle sigarette. La conferma sta nel fatto che il grande interbase era un masticatore di tabacco. Questo stop della produzione ha permesso alla figurina di salire di quotazione in modo esponenziale. Ah!, il tabacco da fumare, da masticare, da mettere  nella pipa. I sigari, le sigarette, i sacchettini da mettere sulle gengive degli incisivi avvolgendoli col laBBro inferiore creando una Buffa espressione sul volto!. In un modo o nell'altro il tabacco è stato, insieme alla divisa, parte del corredo di tanti giocatori di baseball. Si può inoltre affermare che l'uso e consumo ne hanno determinato un pò quella scala di valori creando delle vere e proprie caste sociali. Il sigaro era esclusivo delle persone altolocate e Borghesi, le sigarette erano più operaie, i mozziconi appartenevano ai poveracci e agli studenti. Nelle scuole superiori la frase classica era: "lasciami il cicco!". Hollywood non è stata da meno, rappresentando il taBacco e il fumo di sigaretta come un'immagine di fascino,  mistero e seduzione, il tutto impreziosito dall'aggiunta del  Bocchino per sigarette, un vero accessorio a disposizione di donne fatali e sensuali. E l'OLD GAME?, cosa centra in tutto questo?. Sport e sigarette non si sposano eppure il ruolo del taBacco si è sempre più delineato come un grande alleato dei Ballplayers. Dagli inizi del secolo scorso queste foglie, arrotolate o sminuzzate, hanno accompagnato i players nel raggiungimento di traguardi prestigiosi e storici. A parte i masticatori, Dizzie Dean era solito farsi una paglia prima di lanciare. Ricordiamo le immagini di Babe Ruth, che si allenava alla battuta con un sigaro in bocca. Rabbitt Maranville 24 stagioni in Majors, dal 1912 al 1935, durante una partita venne eliminato nel tentativo di raggiungere la terza base. Il coach gli disse: "Perchè non hai scivolato?", e Rabbit rispose: "Cosaaaa?, romperne uno nuovo da 50 cent?". Mise le mani in tasca e tirò fuori un bel sigaro profumato. Babe Herman dei Dodgers negli anni 30, era stufo dei giornalisti che lo dipingevano come un buffone e durante un'intervista, davanti al reporter tirò fuori dalla tasca un sigaro. Il giornalista gli diede da accendere ma Babe iniziò a fumare perchè il sigaro era già acceso. Il giorno dopo sui giornali c'era scritto, "Se non è un buffone un giocatore che tiene un sigaro acceso in tasca, cosa devo dire?". Roger Maris si affidava alle sigarette per alleviare la pressione di quei famigerati 61 HR stagionali, un record che ha resistito per quasi mezzo secolo, e J. Di Maggio, e Y.Berra, fino ad  arrivare ai tempi moderni con K.Hernandez, D.Parker,  J.Leiland, R.Allen. Alle Olimpiadi di LA-84, fui ospite nell'ufficio di Tom Lasorda, attrezzato con tutti i comfort,  un vero e proprio appartamento dotato perfino di rubinetti da Bar per la Birra. Arrivò  Bill Russell, shortstop, che mi condusse nel magazzino delle mazze, di cui conservo il penetrante odore del legno. Più tardi ritornammo nell'ufficio di Lasorda per una fresca birra appena spillata. Entrò Steve Yager, l'imponente catcher dei Dodgers di quel tempo. Aveva una schiena spessa e larga, indossava una maglia stracciata che arrivava appena sopra l'ombelico, lasciando scoperti i muscoli lombari che sembravano dei  quarti di vitello. Senza guardare nessuno disse: "Hi coach!", dirigendosi verso il rubinetto della Birra con un calice vuoto in mano. Le sue laBBra semichiuse quasi accarezzavano una marlBoro penzolante sul lato sinistro della Bocca. Yager riempì il suo calice e se ne andò.
Tutto inizia con una B...e, anche chi ha scritto inizia per B