Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

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domenica 10 luglio 2011

WRIGLEY FIELD

 Chicago racchiude una scheggia all'interno di una delle sue ampie spalle. La scheggia si trovava lì ancor prima che un elegante reporter, A.J.Liebling, con fermezza chiamò la città col nome di "Second City". Ma quella scheggia venne carbonizzata perchè la città visse la sua prima esperienza di vita col fuoco. Se Phoenix è la "Wrong City", Chicago di certo "is the right one" poichè risorge dalle sue proprie ceneri. Ma il fatto è che Chicago aveva già un nome, un nome che i nativi Seminoles gli avevano dato. Checagou, cipolla selvatica. Ogni città con un nome del genere dovrebbe essere amarognola più che delicata o dolce. Chicago lo è, come lo è la Chicago del baseball. In America si sa, una organizzazione di Major League all'interno di una città è come un fiore, robusto in eterno che cresce alimentato dalla diversità sociale, dai suoi attriti e dalla sua solidarietà. E' modellato e definisce la sua città. Chicago possiede due fiori e sono proprio così, ma con una differenza. Ognuno di essi è cresciuto per sviluppare una diversa Chicago pur appartenendo alla stessa radice.

La storia della "Second City" iniziò con una calamità. Era l'8 Ottobre del 1871, Mr O'Leary, ubriaco o negligente, questo non lo sapremo mai, lasciò la lanterna accesa nel fienile mentre stava mungendo una mucca. Ad un tratto l'animale diede un calcio alla lanterna e tutto il fieno prese fuoco. L'incendio si propagò per 36 ore e tutta Chicago che al tempo era costruita in legno crollò sotto le fiamme. Da quel momento la città divenne l'emblema di una energica rinascita che coinvolse tutti i cittadini. Dal grano al bestiame, dal bestiame al grezzo ferro, dal fuoco fino a quel senso di euforia crescente in una popolazione desiderosa di ricostruzione. E con tale desiderio si stava materializzando l'idea di un passatempo nazionale, un gioco, un carosello di vita che meglio poteva identificare e dare un senso alla rinascita. Pioniere e interprete di questo progetto fu un giovane lanciatore il cui nome si diffonderà come polline al vento diventando il marchio di una delle più prestigiose linee sportive: A. G. Spalding. Spalding arrivò a Chicago al tempo in cui la città non disponeva di confini, anzi non c'erano confini, soltanto una frenesia di costruzione che contaminava le iniziali 500 anime che poi, verso gli inizi del 900, sarebbero diventate 1.000.000. Tutti erano in costante movimento tra 1.300 miglia di binari che si intersecavano con le strade per collegare la North Side con la South Side. Il risultato fu una costante carneficina. Chicago incorpora il moderno dilemma americano. La tensione tra lo stoico individualismo e l'inveterata e tranquilla comunità. Ma la grande frattura della città era tra Nord e Sud, dove le numerose etnie, sempre in crescita, erano in costante ostilità e, appartenere ad una razza, significava essere dei vicini di casa molto scomodi e lontani.

Si è detto che il baseball è Greco, perchè si basa sulla rivalità fra città-stato. Chicago è diversa perchè rispecchia la rivalità tra Nord e Sud. L'astio che corre fra i Cubs e i White Sox è duraturo e talvolta feroce. Ma il luogo e la posizione delle due squadre ha garantito la lealtà e la correttezza tra i tifosi in quanto appartenenti allo stesso suolo sociale, alla stessa radice. Oh, Chicago!, con Michigan Avenue, il Miglio Magnifico, e i suoi appartamenti sulla "Gold Coast" che rappresentano una visione folgorante da togliere il fiato. Oh, Chicago!, dove il giorno più bello per gli innamorati è stato festeggiato con mitra e pallottole.  Sweet Home Chicago, il brano del 1936 di Robert Jonhson, "super-coverizzato" dai più grandi bluesman quali John Lee Hooker, Eric Clapton, Muddy Waters, senza dimenticare l'interpretazione di J. Belushi e D. Aykroyd nel film The Blues Brothers. Oh, Chicago!, c'è tanto baseball, un'alternanza continua di gioie e dolori, una mescolanza tra il dramma di una sconfitta e l'estasi di una WORLD SERIES. Fu proprio nel 1932 a Chicago al Wrigley field che Babe Ruth dichiarò il suo fuoricampo. Fu proprio al Comiskey Park che si materializzò la più grande infamia mai successa nel baseball. Nel 1919 i Sox barattarono le Series e 9 giocatori vennero espulsi a vita dal commissioner Landis. Anche la gloria del baseball di Chicago possiede un aspetto mortificante.

I White Sox del 1906 vinsero la regular season con la media battuta più bassa di tutti (.230) meritando l'appellativo di "hitless wonder" diventando in seguito, poderosi nelle finali. Contro quale squadra?, i Chicago Cubs. Giocatori dalla lunga carriera senza partecipare alle World Series dove si trovano?, a Chicago. Luke Appling 19 anni, Ernie Banks 20 anni, Ted Lyons un record di 21 anni di carriera sportiva senza mai giocare una World Series. Solo a Chicago i Cubs segnarono 5 punti all'11esimo e persero la partita. I Mets ne segnarono 6 nella parte alta della ripresa. Il 18 Giugno 1911 i Sox conducevano per 7 a 0 contro i Tigers. A metà partita per 13 a 1 per poi perdere 16 a 15. Quale squadra concesse 13 punti con 2 out?, i Sox del 1956. Chi perse la partita dopo aver segnato un record di 22 punti?, i Cubs. "Vincere è una vergogna", era lo slogan per le strade di Chicago. Baseball è una dolce emozione ed è una bella esperienza in particolare se lo si osserva da uno stadio ben fatto. E Chicago li ha sempre avuti, ma anche qui, con una differenza. L'ex Comesky Park è idoneo per i lanciatori con il suo ampio prato esterno in grado di assorbire le volate più profonde. Mentre il Wrigley Field con la sua edera crescente al limite del fuoricampo, è più congeniale ai battitori nonostante l'alito del vento sia diretto verso casa base. Sono meravigliosi nell'architettura, come antichi templi in contrasto con i grattacieli ad un passo dalle stelle. Il jazz, il blues e la pizza, da sempre, sono gli stili del baseball, a Chicago.

                                                      WRIGLEY FIELD

Per le strade nei pressi del Wrigley Field altro non si parla che di streghe e fantasmi, di magia, di riti pagani ed ogni sorta di creatura dal mondo delle tenebre. Il suo aspetto sobrio e genuino, con una spiccata impronta bucolica e la sua ancestrale fame di pennant, rendono il Wrigley perfetto per una sorta di esorcismo. E che dire della costante brezza che spira a favore del battitore?. È forse il lamento di dolore delle antiche tribù dei Chippewa, dei Potawatomi, dei Kickapoo sterminate dai soldati governativi?. Si!, Wrigley Field è il centro dei fenomeni inspiegabili, del mistero ricorrente e dell'alito dell'Antico Bisonte. Tanto è successo al Wrigley Field, tanto succede e tanto succederà al Wrigley Field. Ogni evento, ogni battuta, ogni lancio è impresso nelle verdi foglie dell'edera che da quasi un secolo artigliano, stringono e avvolgono in un abbraccio di gelosia il Wrigley Field. Una perfetta scenografia per lo stadio dal fascino quasi tribale e soprannaturale.

Solo al Wrigley Field si è consumato il mistero di due palline in gioco in una partita. Successe nel 1959 durante un confronto tra le squadre dei Cardinals e dei Cubs. Il lanciatore Bob Anderson di Chicago concesse la base per ball a Stan Musial. Il catcher si lamentò con l'arbitro affermando che Musial, sul conteggio di 3 ball e uno strike, aveva fatto un foul ball. Nel frattempo la pallina rotolò dietro allontanandosi dal ricevitore. Musial se ne accorse e dalla prima base iniziò a correre verso la seconda base. Alvin Dark, il terza base di Chicago si precipitò a raccogliere la pallina per assisterla all'interbase Ernie Banks che era andato a coprire la seconda base. Nell'attimo precedente, INSPIEGABILMENTE, l'arbitro consegnò una nuova pallina al lanciatore di Chicago, il quale cercò di eliminare Musial che si stava dirigendo in seconda base. Il tiro fu errato e la pallina finì all'esterno centro. A sua volta Musial, resosi conto della situazione, cercò di guadagnare la terza base, ma venne toccato out da Banks, che aveva ricevuto il tiro dal terza base Alvin Dark. "Dammit!, ci sono 2 palline in campo!. Qual'è quella giusta?. L'arbitro di base dichiarò Musial OUT, perchè venne toccato con la pallina originale di inizio partita. Il manager di St.Louis andò su tutte le furie, ma non successe nulla perchè alla fine i Cardinals vinsero per 4 a 1. La fama e la reputazione del Wrigley Field si è allargata a macchia d'olio come tutto il suo alone di misticismo e superstizione. Nel 1945 il proprietario di una taverna, un certo Billy Goat Sianis si recò allo stadio per acquistare i biglietti per le World Series contro i Detroit Tigers. Aveva con sè una mascotte, come una specie di strega nei panni di un caprone, un animale esoterico in grado di esorcizzare le più nefaste situazioni.

B. Goat e Murphy
Il bigliettaio negò l'ingresso all'animale, il cui nome era "Murphy" perchè il suo odore nauseabondo avrebbe infastidito i tifosi. Allora Billy Goat gettò un maleficio dicendo che la squadra non vincerà mai più fino a quando un altro Murphy-caprone non entrerà nello stadio. Tanto vero, quanto assurdo, la maledizione è tutt'ora incombente. Infatti i Chicago Cubs non vincono una World Series dal 1908. Solo al Wrigley Field si è potuto assistere all'unica e storica partita di 9 riprese senza una battuta valida. Era il 2 Maggio del 1917 allo stadio che al tempo si chiamava Weegham Park. James "Hippo" Vaughan, lanciatore dei Cubs, e Fred Toney, lanciatore dei Cincinnati Reds, si affrontarono in una partita concedendo zero valide agli opposti line-up di battuta. Dopo 9 riprese regolamentari il punteggio era stabile sullo 0 a 0. Gus Getz, terza base dei Reds, si presentò alla battuta all'inizio della 10ima ripresa e venne eliminato al volo da Art Wilson, il catcher dei Cubs. Quindi si presentò a battere Larry Kopf, che ottenne la prima valida dell'incontro. Seguì Greasy Neale che venne eliminato al volo da Cy Williams, l'esterno centro dei Cubs. 2 OUT. È ora il turno di Hal Chase che batte una facile volata in campo esterno, nella zona centro-destra. I difensori, correndo verso la pallina, esitarono nell'effettuare l'eliminazione permettendo ai corridori di arrivare in terza e in seconda base. In battuta si presentò Jim Thorpe, famoso atleta Olimpionico plurimedagliato e anche giocatore di football, il quale realizzò una debole battuta in direzione del lanciatore che frettolosamente raccolse e tirò la pallina verso casa base per prevenire il punto. Thorpe era velocissimo, e non c'era nessuna possibilità di eliminarlo in prima base anche perchè la sua battuta produsse un ampio e alto rimbalzo della pallina. Tuttavia il corridore di terza base rinunciò all'idea di poter segnare il punto. Il ricevitore dei Cubs non si aspettava l'assistenza del proprio lanciatore e la pallina gli rimbalzò sulla pettorina rotolando lontano permettendo al corridore di terza base di segnare il punto che risulterà vincente in quanto i Cubs, essendo squadra di casa, non segnarono e non fecero nessuna valida. Il lanciatore dei Reds vinse una partita lanciando una no-hit di 10 riprese. Il lanciatore dei Cubs perse il confronto anche se statisticamente non era stato responsabile del punto subito. Negli spogliatoi, "Hippo" Vaughan se la prese con il suo catcher e furono coinvolti in una violenta rissa che venne interrotta con l'ingresso del presidente della squadra, Charlie Weegham, che disse: "You're a bunch of dumbasses!", (siete un gruppo di asini).

Al Wrigley Field ci sono i "Bleacher Bums" all'esterno sinistro, un club esclusivo dove i tifosi si presentano in canottiera e le ragazze in bikini e la birra scorre generosa come le acque del Mississippi, non solo negli stomaci dei fans, ma anche sulle teste dei giocatori avversari con particolare predilezione verso quelli dei Mets. Nel 1994 un gruppo di predicatori arrivò allo stadio in compagnia di un altro caprone per porre fine ad una striscia di 12 partite perse in casa. Il gruppo di stregoni assieme al caprone girarono intorno allo stadio diverse volte fino a quando entrarono in campo da un ingresso secondario. Fecero tutto il giro agitandosi con ampi gesti cerimoniali e passarono davanti al bullpen dei lanciatori dei Cubs, dove si stava scaldando Steve Trachsel. I Cubs vinsero 7 a 2 contro i Reds spezzando la sequenza di sconfitte consecutive. Ma la superstizione affligge anche i numeri al sempreverde Wrigley Field. 8-8-88, fu il giorno dove venne disputata la prima partita storica in notturna. Per tanti anni Chicago e i tifosi dei Cubs sono sempre stati contrari a disputare le partite sotto le luci al punto che negli anni 50, il proprietario della squadra consegnò un nuovo impianto-luci ad un team di minor league per mantenere la tradizione del Wrigley. Alla fine dovettero cedere alle continue richieste da parte della Lega di costruire un impianto luci. Ad ogni modo, il malumore dei tifosi generò un onda di negatività e quella partita venne sospesa dopo 3 riprese per...pioggia.

Il Wrigley Field è sempre in crescita senza mai invecchiare, perchè la sconfitta possiede il dolce sapore della condivisione e della vicinanza, perchè la luna e le stelle svelano i loro poteri astrali, perchè l'abbraccio al Wrigley è il forte legame del blues di Chicago e del sole che si tuffa nel lago Michigan. Perchè la corsa sulle basi è l'antico tam-tam delle tribù indiane pronte al più alto sacrificio. Tanto ancora succederà al Wrigley Field perchè si è certi che il silenzio dopo l'attacco rafforza il cuore dell'avversario.

sabato 11 settembre 2010

ONCE WERE BALLPARKS

Ebbets Field, 9 Aprile 1913. Nasce una delle più belle storie che mai come prima aveva coinvolto così da vicino un campo, una squadra, un pubblico. Una vera storia d'amore, durata oltre 40 anni e che terminò talmente male che la Corte di New York affermò che fu l'avvenimento più infame nel corso della storia dello sport. Ebbets Field nasce in un quartiere di Brooklyn, chiamato Pigtown, una grande discarica piena di maiali che si cibavano a sazietà. L'aria era irrespirabile e la zona era territorio di sbandati, delinquenti, vagabondi, il frutto di povertà e miseria dilagante. Nel 1912 iniziarono i lavori di costruzione al costo di $750.000, dopo che Charlie Ebbets acquistò quel terreno. Completato in meno di un anno, lo stadio diventerà la casa comune di gente che non aveva casa, di bambini senza tetto, di persone serpeggianti nel quartiere di Brooklyn, dove il dramma e la disperazione venivano consumati quotidianamente. Ebbets Field era un paradiso, una luce nelle tenebre della sofferenza, un alito di vita e di speranza per tutti, legati per sempre intorno ad una squadra, I Brooklyn Dodgers. Ebbets Field diventerà teatro delle più belle pagine della storia del Baseball, un punto di riferimento per l'era dorata del gioco, un testimone delle più avvincenti partite di baseball mai disputate. In data 15 Aprile 1947, all'Ebbets Field, esordì in Major League per la prima volta un giocatore di colore, Jackie Robinson, frantumando così le rigorose leggi razziali del tempo, che impedivano ai "colored" di giocare nella Grande Lega. Il 26 Agosto 1939, Ebbets Field fu il teatro, per la prima volta, di una diretta televisiva durante il doppio incontro fra Brooklyne Cincinnati. Brooklyn vinse la prima gara per 6 a 2, e perse la seconda per 5 a 1. L'aspetto estetico dello stadio, era una attrattiva per la gente, specialmente l'ingresso, detto a "rotunda" fatto completamente in marmo italiano. Tra l'esterno destro e quello centrale, vi era una porzione di campo visibile attraverso una rete metallica, dove si raggruppavano i bambini per vedere la partita. All'Ebbets Field, i Brooklyn Dodgers vinsero le semifinali nel 1941, 47, 49, 52, e 53, solo per perdere sistematicamente dai rivali Yankees, che si aggiudicarono le World Series in tutte e 5 le edizioni. All'ormai rituale entusiasmo di inizio stagione, prendeva posto la delusione di essere sempre sconfitti in finale, un percorso tanto comune che lo slogan dei tifosi, "Wait'til next year!", echeggiava nelle strade di Brooklyn. Finalmente quell'anno arrivò, era il 1955, e l'Ebbets Field registrò l'unica World Series nella storia vinta dai Brooklyn Dodgers. Nel 1956 gli Yankees vinsero ancora. Don "not so good" Larsen, ottenne l'unico perfect game nella storia delle World Series. Ma il dramma era alle porte. Tanta sofferenza e tanta gioia avevano creato un forte legame tra squadra e tifosi al punto che, donazioni anche di cibo venivano fatte tra tifosi e giocatori. Questi ultimi, visti come autentici eroi, non potevano nemmeno passeggiare per le strade perchè venivano letteralmente presi d'assalto dalla gente per avere autografi. Walter O'Malley, nuovo proprietario della squadra, voleva uno stadio nuovo e più capiente nella zona di Atlantic Yard a Brooklyn. Le autorità invece volevano un nuovo stadio vicino al Queens, dove c'è l'attuale Citi Field, ex Shea Stadium. Le due parti non raggiunsero un accordo e O'Malley decise di trasferire la squadra in California, a Los Angeles. Sempre nel 1957, un'altra squadra di New York, i Giants, annunciarono il trasferimento sempre in California, però a S.Francisco. La "GRANDE MELA", venne cosi' privata di due delle più forti squadre della storia, lasciando la popolazione nella disperazione più profonda. Una esaltante storia d'amore che termina con il più infame degli abbandoni. Quando, il 23 Febbraio 1960, Ebbets Field venne demolito, crollarono i sogni e le speranze di tanti tifosi che videro sbriciolarsi ogni desiderio di allontanare una realtà di affanni e privazioni. "Lets we forget!...Lets we forget!" così titolarono a caratteri cubitali i giornali.

                                                              2 Aprile 2010 Parma

Non ci sono luci in Viale Piacenza, non si sente la voce dello speaker e nemmeno quella dei tifosi. Il buio e il silenzio sono i padroni del campo. Un tempio è crollato ed ha consegnato alla storia tanti ricordi, tanti campioni e tanti successi del periodo dorato del baseball in italia. L'Europeo di Parma è stato di tutti noi, che abbiamo giocato e che abbiamo assistito, un meraviglioso teatro dove il legame tra il pubblico e i giocatori era vivo, solido e non si divideva, perchè accomunati dallo stesso traguardo. Quando crolla un Ballpark, è la nostra casa, perchè solo nel baseball si raggiunge un traguardo comune, solo nel baseball si vince toccando casa.


L'esterno destro era pattugliato dalle capre di montagna, così erano chiamati i giocatori, non certo per la barbetta al mento ma perchè il prato dell'esterno destro si innalzava di circa 8 mt rispetto casa base, iniziando questa salita appena dopo la prima base. La collina venne spianata per una larghezza di 3 mt dopodichè continuava a salire. I giocatori si posizionavano  su questo piano. Alle loro spalle, proprio al limite del terreno pianificato, era stata tirata una corda che rappresentava il limite del fuoricampo. Dietro la corda vi era ancora la salita dove i tifosi si accalcavano quando le tribune erano completamente esaurite nei loro 7.000 posti a sedere. Da casa base alla corda la distanza era di poco inferiore agli 80 mt.(235 feet). Al centro esterno vi era un enorme tabellone distante 130 mt. da casa base e all'esterno sinistro la distanza era di quasi 100mt. Questo è il campo denominato La Cava di Zolfo, il più curioso, originale e affascinante ballpark degli Stati Uniti, tanto unico da essere riconosciuto col nome di The Dump, La Palude. Costruito a Nashville nel 1870 col nome di Athletic Park, in seguito venne chiamato Sulphur Dell perchè si trovava nei pressi  di una sorgente di zolfo e sale trafficata da bisonti, cacciatori e pellerossa. Ogni tanto il campo era soggetto agli straripamenti del vicino fiume Cumberland River e per questo, venne soprannominato La Palude. Diverse sono le squadre professionistiche che vi hanno giocato tra cui i Brooklyn e i Giants. Per giocare a Sulphur Dell occorrevano lanciatori mancini ed un line-up con più battitori mancini possibile. I battitori destri, per sfruttare l'esigua distanza da casa base all'esterno destro, erano soliti eseguire uno swing col tentativo di battere la palla in quella direzione con la tecnica denominata in and out swing. Ciò portava delle anomalie nella meccanica della battuta. Ad esempio ci fu un giocatore, Bob Lemon, che vinse la classifica dei fuoricampi con 64. Gli venne offerto un contratto per andare in Major League con i Cubs e in due anni ottenne una media battuta di .178 con 0 homer. Il campo di Sulphur Dell è anche testimone della morte del primo giocatore professionista della storia. Si chiamava Louis Henke. Dopo aver battuto una palla a terra si scontrò violentemente col prima base. Fu portato all'ospedale dove morì a causa del fegato spappolato. Sulfur Dell rimane ancora oggi uno dei campi più affascinanti e ricchi di storia per la sua unicità e originalità. Su quella spianata di terra si giocava già prima del 1860. La zona fu teatro di aspri conflitti durante la Guerra Civile. In aggiunta le scorribande delle tribù indiane dei Chickasaw, Cherokee e Shawnee erano frequenti tanto da obbligare i giocatori a premunirsi di carabine e pistole. Inoltre sulla salita si posizionavano delle persone armate col compito di sorvegliare la zona ed eventualmente dare l'allarme nel caso fosse stato necessario.
                                     Wahconah Park Pittsfield
Costruito nell'Agosto 1892.
Questo stadio è qualcosa di speciale. Possiede un suo fascino perchè costruito tutto in legno. I posti a sedere erano così vicini alla linea di foul che era possibile ascoltare e sentire ogni parola senza l'esigenza di alzare la voce. La caratteristica principale dello stadio erano i gufi finti, che erano appesi alla tettoia per prevenire che altri uccelli nidificassero sotto la tribuna. Questo stadio fu l'unico in America ad affacciarsi in direzione Ovest a differenza di tutti gli altri campi che vennero costruiti in direzione Est. Questo era dovuto al fatto che, quando il sole tramontava, non avrebbe dato fastidio al battitore. Al tempo non si giocava in notturna per cui molte partite disputate al Wahconah Park vennero sospese a causa del tramonto del sole.
                                     Cordines field Newport
Costruito nel 1893.
E' lo stadio dove giocano i Newport Baseball Gulls. Venne costruito in una zona chiamata The Basin. Questo luogo serviva per rifornire di acqua le locomotive a vapore. In seguito alle continue lamentele dei cittadini per l'acqua stagnante e l'aria puzzolente, questa attività venne interrotta. L'area venne risanata permettendo lo svolgimento del campionato di minor league, che venne interrotto a causa delle continue rotture delle finestre delle case vicine.
                                     Fuller Field Clinton
Costruito nel 1878.
E' il piu' vecchio stadio ed è ancora in uso. E' l'unico posto dove si possono correre le basi come fecero i giocatori dal primo giorno di nascita della Lega Professionale. Il campo è stato anche certificato dal libro dei Guinness's Records. La certificazione avvenne in seguito alle ricerche dello storico A.J. Bastarache che rimediò una antica mappa della città dove individuò l'esatta locazione del campo che è ancora quella attuale. Ci fu un'animata diatriba con la città di London, nell'Ontario, sede del Labatt Park, costruito nel 1877, e ancora in uso. Ma fu scoperto che casa base venne in seguito spostata e il Labatt Park perse così la legittima originalità di campo più antico ancora in uso.
                                            Nantasket Bay
Il 2 Settembre del 1880 nella cittadina di Hull, vicino a Boston, si giocò la prima partita con le luci. Edison aveva inventato il bulbo incandescente l'anno prima e la Electric Company decise a scopo pubblicitario di equipaggiare il campo con le luci. Vennero costruiti 3 paloni che contenevano ognuno 12 luci, per un totale di 30.000 bulbi incandescenti. La partita venne interrotta sul 16 a 16 per poter prendere l'ultimo traghetto per Boston. Da quel momento passarono 3 anni prima di vedere ancora le luci su un campo da baseball. Ciò avvenne nello stato dell'Indiana a Fort Wayne. Il campo si chiamava The Grand Dutchess.
                                         Ponce De Leon Park
Venne costruito ad Atlanta e fu teatro di tante partite della Negro League e delle Minor League. L'attrattiva, se così si può dire, di questo campo sta nel fatto che vi era un grosso albero di magnolia nella zona del centro esterno che faceva parte del gioco. Lo stadio non c'è più, ma l'albero è ancora lì!.
                                      Stadio "Carlini" di Genova
Questo stadio è senza ombra di dubbio il più originale in Italia. La pista ciclabile in cemento che circonda il campo da calcio è stata fonte di tante risate e drammi da parte degli esterni. Casa base si trovava nella posizione di "calcio d'angolo" e la prima base si trovava sul lato più corto del rettangolo del campo da calcio. Alle spalle dell'esterno destro c'era appunto questa pista ciclabile che veniva usata per le gare di velocità. È risaputo che tali piste hanno una forte inclinazione per permettere ai ciclisti la massima velocità anche in curva. Quando una pallina battuta finiva su questa pista, l'esterno doveva aspettare che scendesse perchè rincorrerla sul cemento con gli spikes non era una buona idea (non vi dico le cadute!). Discorso diverso era invece per chi giocava esterno sinistro. Qui vi lascio ad una divertente testimonianza di Claudio Acquafresca, esterno dell'Europhon Milano a cavallo tra gli anni 60' e 70'. "Lo stadio Carlini", racconta Claudio, "era famoso proprio per la pista. Infatti chi giocava esterno arrivava a Genova anche con scarpe da tennis. Oltre alla pista c'erano le porte da calcio e dietro all'esterno sinistro c'erano le pedane di atletica per il salto in alto, salto in lungo, e salto con l'asta. Ricordo che durante una  partita mentre giocavo all'esterno sinistro, mi infilai tra la porta da calcio e la pedana per l'asta, che si trovavano a pochi metri l'una dall'altra. Vic Luciani fece una lunga e profonda volata che mi costrinse ad una corsa fra gli ostacoli per poter effettuare la presa al volo.                                                                                   

Pista ciclabile del Carlini GE
                                   Campo delle "Baste" Lodi
Un altro stadio molto particolare e suggestivo fu quello chiamato Le Baste, nella città di Lodi alla fine del Villaggio Oliva. Ora non c'è più e su quel terreno sorgono case e palazzi. La nascita di questo spazio da adibire a campo di gioco si ricollega alla nascita dell'Ebbets Field di Brooklyn. Infatti l'origine del nome Baste deriva dal fatto che in tempi precedenti vi erano degli allevamenti di maiali e quel terreno veniva usato per il loro sostentamento. Negli anni 50' i primi appassionati di baseball della cittadina lombarda recintarono questo terreno che si trovava ad un livello superiore rispetto alle strade che lo delimitavano. Il risultato fu che nella zona dell'esterno destro la distanza da casa base era di circa 65/70mt. e chi batteva la pallina oltre quella distanza veniva accreditato di un homer da due basi. Giocai diverse partite in quel campo, non c'era un rubinetto per l'acqua e nemmeno gli spogliatoi. L'unica immagine che ho è la foto seguente del 1976 in occasione del Trofeo Oliva, torneo di precampionato tra varie squadre lodigiane. Le case sullo sfondo sono proprio quelle dietro l'esterno destro, con le tapparelle rigorosamente abbassate!. Sulla destra della foto si nota il muretto che sosteneva una recinzione di fortuna, anche pericolosa perchè correndo all'indietro, l'esterno rischiava di cadere oltre il fuoricampo e, come si intuisce dalla foto, la strada passava a circa 10/15mt. al di sotto del campo. In pratica in quella zona si giocava con 2 giocatori nella posizione di seconda base e il terreno duro e dissestato non garantiva rimbalzi perfetti della pallina per cui si può immaginare che, come nella vita, "Tutto poteva succedere alle Baste!".

Lodi-1976-Stadio le Baste
                                    
                                         IL PICCOLO FENWAY

 Fluor Field at the West End, è l'unico stadio a Greenville, South Carolina. Costruito in 11 mesi, venne inaugurato nell'Aprile del 2006 e può contenere un massimo di 6.000 spettatori che assistono alle partite dei Greenville Drive, la squadra di Singolo A affiliata ai Boston Red Sox. La caratteristica di questo stadio sta nel fatto che venne ideato come una copia esatta del Fenway Park di Boston. Possiede il suo Green Monster con un tabellone manuale mentre le dimensioni del campo sono le stesse, esattamente come al Fenway compreso il Pesky's Pole all'esterno destro. Oltre ad essere un tributo alla Home of the Red Sox, Fluor Field è un gioiello di attrazione nostalgica per l'area di Greenville in quanto è stato costruito utilizzando i mattoni provenienti da vecchie fattorie ormai in disuso. Come tradizione al Fenway, anche nello stadio di Greenville viene cantata la canzone di Neil Diamond, Sweet Caroline. Nell'Agosto del 2006, Fluor Field ottenne una nomination dalla giuria del sito-web Ballparks.com come il Miglior Stadio dell'anno. Tale riconoscimento include anche gli stadi delle Major Leagues. Koby Clemens, figlio del grande lanciatore dei Red Sox, Roger, entrò in partita come pinch hitter realizzando il primo homer al Little Fenway. Nonostante la sua tenera età, Fluor Field può già annoverare eventi importanti come la presenza del fuoriclasse del Football Americano, Dan Marino, il vincitore del Grammy Award, Edwin McCain che fu l'attrazione del primo concerto svoltosi al Fluor Field. Nel 2007, il candidato alla presidenza degli U.S.A, John McCain, indossando la casacca della squadra locale dei Drive effettuò il lancio inaugurale della stagione e affermò che la sua presenza al Fluor Field diede una spinta positiva alla sua campagna elettorale in corso. Un altro fiore all'occhiello di questo stadio è il Shoeless Joe Museum and Baseball Library che si trova adiacente al Fluor Field. In passato fu la casa di Shoeless Joe Jackson.