Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

lunedì 24 luglio 2017

LA LETTERA DI RUSS

Questa lettera è stata scritta da Russ Laribee. Il suo racconto e le sue emozioni in quel lontano 1982, quando fece parte della squadra del Nettuno.
Email di R. Laribee
22-7-2017
Ho smesso di giocare per Pawtucket Red Sox (AAA) nel 1981. Mi resi conto di non avere un futuro per arrivare in Major League. In quel periodo giocavo esterno, ma a Boston c'era un trio di Hall of Famers come Fred Lynn, Jim Rice e Dwight Evans. Non avevo possibilità. Chiesi di essere ceduto, ma fu inutile. In inverno la società mi fece pervenire un contratto per il 1982, io non firmai, chiedendo sempre di essere svincolato, ma la società non accettò. Finalmente proprio all'ultimo giorno di Spring Training, quando tutto il roster era stato annunciato, trovai una lettera nella mia box-mail con scritto i termini del mio rilascio. Immediatamente scrissi varie lettere ad altri clubs annunciando la mia disponibilità per giocare. Ho avuto tante risposte, una delle quali fu una telefonata di Tom Giordano dei Baltimore Orioles, il responsabile per le trattative con i nuovi giocatori. Mi disse che era interessato, ma a quel punto della stagione l'elenco dei giocatori era già stato ultimato. Mi suggerì di andare a giocare in Italia per restare in forma e per la fine di Maggio mi avrebbe fatto giocare a Rochester (AAA degli Orioles). Non avevo mai sentito parlare del baseball in Italia e Giordano mi disse di telefonare a Tom Shopay, un ex Major-League, (Yankees e Baltimore), proveniente da Bristol, Connecticut, che viveva a circa 10 minuti di macchina da dove ero cresciuto. Parlai con Shopay e fu proprio lui ad incoraggiarmi per venire in Italia, aggiungendo che aveva avuto una buona esperienza in quel paese. (Nota: Shopay giocò a Bologna nel 1980). Mia moglie era incinta di 6 mesi, però Tom Giordano mi assicurò che alla fine di Maggio avrei giocato per i Baltimore. Alberto De Carolis, amico di T. Giordano, mi telefonò per offrirmi un contratto con la squadra di Nettuno. Accettai con l'impegno che al mio arrivo a Roma, la prima tappa sarebbe stata quella di portare mia moglie all'ospedale per accertarne le sue condizioni di salute. Andò tutto bene perchè il medico aveva studiato negli Stati Uniti e parlava bene l'inglese. Al mio primo allenamento a Nettuno le tribune erano piene di tifosi. Rimasi sorpreso pensando che era solo un allenamento. Di sicuro si era sparsa la voce che la squadra aveva il suo nuovo slugger e tutti volevano vederlo, incontrarlo. All'inizio mi sentìì emozionato poi quando entrai nel box di battuta decisi di fare un pò di spettacolo. Cominciai a colpire la pallina spedendola sopra la casa che si trovava a destra, al di là della recinzione (Nota: la casa di Ronci). Mi stavo caricando e l'unico obbiettivo era quello di battere più lontano possibile. Alla fine ricevetti tanti applausi a scena aperta. In quel periodo mi allenai duramente. Correvo tutti i giorni per 6-7-Km e alle 8-AM ero sul campo insieme a Tony LoNero, Phil Sartori e Dan Bonanno. Eravamo consapevoli di essere a Nettuno per giocare a baseball e non per fare una vacanza. Verso la fine di Maggio stavo battendo circa 450 con un homerun in quasi tutte le partite. Ricordo la gara contro L. Colabello. Molti pensavano che un lanciatore mancino ed esperto mi avrebbe neutralizzato facilmente. Sono entrato in partita col massimo della concentrazione e ottenni un homer sulla fast ball, poi un altro su un lancio curvo e un altro ancora su uno slider. Mi è dispiaciuto per Colabello perchè ho constatato che era un buon ragazzo, una brava persona. Intanto la fine di Maggio si avvicinava e non riuscivo a contattare Tom Giordano. Lasciai anche dei messaggi nella segreteria telefonica senza mai avere una risposta. Sapendo che Giordano era molto amico di De Carolis, ho capito che le cose erano cambiate. Non più Rochester, ma dovevo stare a Nettuno per tutto il campionato. All'inizio rimasi deluso, ma col passare dei giorni apprezzai molto Nettuno e la sua gente. Andavo in giro per la città con un piccolo vocabolario di lingua italiana in modo da poter comunicare con tutti. Parlavo italiano anche con gli americani della squadra e nel giro di un mese imparai abbastanza bene la lingua, tanto da essere fluido e scorrevole. Per me è stato come un sogno che si avvera. Desideravo che questa lingua diventasse la mia preferita. Sono dispiaciuto perchè al mio ritorno negli States non conoscevo nessuno con cui parlare in italiano e piano piano ho perso la capacità di farlo. Dovevo tornare in Italia anche l'anno successivo (1983), ma la squadra cambiò sponsor e di conseguenza tutti i contratti fatti in precedenza vennero annullati. Sono stato molto bene a Nettuno, ho conosciuto tante persone, tanti amici ma soprattutto non mi sono mai sentito come uno straniero. Quando camminavo sulla spiaggia, o stavo seduto in un bar, tutti mi conoscevano, mi salutavano e tanti bambini mi hanno chiesto l'autografo. Ricordo da bambino, quanto prezioso era l'autografo di uno sportivo che io ammiravo. Ho imparato quella lezione ed ora ero io a firmare gli autografi ed era bello vedere la gioia sui volti di questi kids. Non riguarda me stesso, ma riguarda proprio loro, i bambini, la loro felicità, il loro giorno importante...fu una lezione di vita. Riuscire a parlare in italiano mi ha permesso di fare domande di forte contenuto del tipo: "Cosa pensate dell'America?", oppure della vecchia Russia. Le risposte furono spesso sorprendenti e umilianti. In America si cresce col pensiero di essere dalla parte giusta, di fare le cose giuste col desiderio che tutti facciano come noi. Ci hanno insegnato ad essere solo in quel modo e non avrei potuto crescere con un pensiero diverso. Ho imparato che la gente a Nettuno vuole essere se stessa, non come noi. Ho più ricordi di Nettuno che non delle mie prestazioni nel baseball. Quell'esperienza mi ha aiutato a formare il mio carattere, le mie convinzioni, le stesse con le quali vivo oggi. Spero, allo stesso modo, di aver dato una buona impressione e di aver convinto positivamente le persone che ho conosciuto: The People of Nettuno.
                                                        Russ Laribee