Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

lunedì 24 luglio 2017

LA LETTERA DI RUSS

Questa lettera è stata scritta da Russ Laribee. Il suo racconto e le sue emozioni in quel lontano 1982, quando fece parte della squadra del Nettuno.
Email di R. Laribee
22-7-2017
Ho smesso di giocare per Pawtucket Red Sox (AAA) nel 1981. Mi resi conto di non avere un futuro per arrivare in Major League. In quel periodo giocavo esterno, ma a Boston c'era un trio di Hall of Famers come Fred Lynn, Jim Rice e Dwight Evans. Non avevo possibilità. Chiesi di essere ceduto, ma fu inutile. In inverno la società mi fece pervenire un contratto per il 1982, io non firmai, chiedendo sempre di essere svincolato, ma la società non accettò. Finalmente proprio all'ultimo giorno di Spring Training, quando tutto il roster era stato annunciato, trovai una lettera nella mia box-mail con scritto i termini del mio rilascio. Immediatamente scrissi varie lettere ad altri clubs annunciando la mia disponibilità per giocare. Ho avuto tante risposte, una delle quali fu una telefonata di Tom Giordano dei Baltimore Orioles, il responsabile per le trattative con i nuovi giocatori. Mi disse che era interessato, ma a quel punto della stagione l'elenco dei giocatori era già stato ultimato. Mi suggerì di andare a giocare in Italia per restare in forma e per la fine di Maggio mi avrebbe fatto giocare a Rochester (AAA degli Orioles). Non avevo mai sentito parlare del baseball in Italia e Giordano mi disse di telefonare a Tom Shopay, un ex Major-League, (Yankees e Baltimore), proveniente da Bristol, Connecticut, che viveva a circa 10 minuti di macchina da dove ero cresciuto. Parlai con Shopay e fu proprio lui ad incoraggiarmi per venire in Italia, aggiungendo che aveva avuto una buona esperienza in quel paese. (Nota: Shopay giocò a Bologna nel 1980). Mia moglie era incinta di 6 mesi, però Tom Giordano mi assicurò che alla fine di Maggio avrei giocato per i Baltimore. Alberto De Carolis, amico di T. Giordano, mi telefonò per offrirmi un contratto con la squadra di Nettuno. Accettai con l'impegno che al mio arrivo a Roma, la prima tappa sarebbe stata quella di portare mia moglie all'ospedale per accertarne le sue condizioni di salute. Andò tutto bene perchè il medico aveva studiato negli Stati Uniti e parlava bene l'inglese. Al mio primo allenamento a Nettuno le tribune erano piene di tifosi. Rimasi sorpreso pensando che era solo un allenamento. Di sicuro si era sparsa la voce che la squadra aveva il suo nuovo slugger e tutti volevano vederlo, incontrarlo. All'inizio mi sentìì emozionato poi quando entrai nel box di battuta decisi di fare un pò di spettacolo. Cominciai a colpire la pallina spedendola sopra la casa che si trovava a destra, al di là della recinzione (Nota: la casa di Ronci). Mi stavo caricando e l'unico obbiettivo era quello di battere più lontano possibile. Alla fine ricevetti tanti applausi a scena aperta. In quel periodo mi allenai duramente. Correvo tutti i giorni per 6-7-Km e alle 8-AM ero sul campo insieme a Tony LoNero, Phil Sartori e Dan Bonanno. Eravamo consapevoli di essere a Nettuno per giocare a baseball e non per fare una vacanza. Verso la fine di Maggio stavo battendo circa 450 con un homerun in quasi tutte le partite. Ricordo la gara contro L. Colabello. Molti pensavano che un lanciatore mancino ed esperto mi avrebbe neutralizzato facilmente. Sono entrato in partita col massimo della concentrazione e ottenni un homer sulla fast ball, poi un altro su un lancio curvo e un altro ancora su uno slider. Mi è dispiaciuto per Colabello perchè ho constatato che era un buon ragazzo, una brava persona. Intanto la fine di Maggio si avvicinava e non riuscivo a contattare Tom Giordano. Lasciai anche dei messaggi nella segreteria telefonica senza mai avere una risposta. Sapendo che Giordano era molto amico di De Carolis, ho capito che le cose erano cambiate. Non più Rochester, ma dovevo stare a Nettuno per tutto il campionato. All'inizio rimasi deluso, ma col passare dei giorni apprezzai molto Nettuno e la sua gente. Andavo in giro per la città con un piccolo vocabolario di lingua italiana in modo da poter comunicare con tutti. Parlavo italiano anche con gli americani della squadra e nel giro di un mese imparai abbastanza bene la lingua, tanto da essere fluido e scorrevole. Per me è stato come un sogno che si avvera. Desideravo che questa lingua diventasse la mia preferita. Sono dispiaciuto perchè al mio ritorno negli States non conoscevo nessuno con cui parlare in italiano e piano piano ho perso la capacità di farlo. Dovevo tornare in Italia anche l'anno successivo (1983), ma la squadra cambiò sponsor e di conseguenza tutti i contratti fatti in precedenza vennero annullati. Sono stato molto bene a Nettuno, ho conosciuto tante persone, tanti amici ma soprattutto non mi sono mai sentito come uno straniero. Quando camminavo sulla spiaggia, o stavo seduto in un bar, tutti mi conoscevano, mi salutavano e tanti bambini mi hanno chiesto l'autografo. Ricordo da bambino, quanto prezioso era l'autografo di uno sportivo che io ammiravo. Ho imparato quella lezione ed ora ero io a firmare gli autografi ed era bello vedere la gioia sui volti di questi kids. Non riguarda me stesso, ma riguarda proprio loro, i bambini, la loro felicità, il loro giorno importante...fu una lezione di vita. Riuscire a parlare in italiano mi ha permesso di fare domande di forte contenuto del tipo: "Cosa pensate dell'America?", oppure della vecchia Russia. Le risposte furono spesso sorprendenti e umilianti. In America si cresce col pensiero di essere dalla parte giusta, di fare le cose giuste col desiderio che tutti facciano come noi. Ci hanno insegnato ad essere solo in quel modo e non avrei potuto crescere con un pensiero diverso. Ho imparato che la gente a Nettuno vuole essere se stessa, non come noi. Ho più ricordi di Nettuno che non delle mie prestazioni nel baseball. Quell'esperienza mi ha aiutato a formare il mio carattere, le mie convinzioni, le stesse con le quali vivo oggi. Spero, allo stesso modo, di aver dato una buona impressione e di aver convinto positivamente le persone che ho conosciuto: The People of Nettuno.
                                                        Russ Laribee


sabato 15 luglio 2017

UNDER-18 GLI ANNI SUCCESSIVI

Dopo il 1972, il Campionato Europeo Juniores venne disputato ogni 2 anni. Nel 1974, in Olanda, vinsero i padroni di casa ad Apeldoorn. Non ho notizie più approfondite perchè quell'anno partecipai al raduno selettivo, ma non fui convocato per la selezione finale (sob!). L'unica nota mi viene scritta da Orlando Vegni, lanciatore e slugger della squadra di Torino: "Lanciai contro la Spagna vincendo la partita e contro l'Olanda entrai come Pinch hitter realizzando una battuta valida. Da noi lanciava C. Scerrato ma da loro lanciava un fenomeno". Il nome di questo fenomeno rimane un'incognita per ora, ma presumo che si tratti di Burt Volkerijk, colui che nella decade successiva diventera una "bestia nera" per il line-up Italiano della Nazionale Maggiore.
Nel 1975, il Campionato Europeo Under-18 non venne disputato, ma ci fu una serie di partite tra noi e l'Olanda a Rimini. Non fu un Europeo vero e proprio con la partecipazione di diverse Nazioni, si trattò invece di un confronto tra le due migliori squadre d'Europa. Vennero disputate 5 partite nell'arco di una settimana e l'Italia vinse nettamente il confronto per 4 a 1. Gli olandesi erano i favoriti per la presenza di due nuovi talenti, due lanciatori che in seguito affronteranno l'esperienza nei pro U.S.A arrivando in Classe AA: Hyzelendoor e Ronnenberg. Entrambi destri si distinsero per la velocità della loro fast-ball e per, quello che si dice in gergo, "nasty slider". Tuttavia il line up italiano si comportò in modo pregevole, ottenendo le battute valide al momento giusto (con grossa sorpresa degli olandesi). Anche qui, come nel precedente scritto, dalla vecchia cassapanca ho recuperato un articolo della Gazzetta dello Sport che descrive una delle 4 vittorie (addirittura per manifesta inferiorità). Il mattatore di quella vittoria fu Claudio Scerrato (Nettuno), che oltre a contenere le mazze olandesi, si fece notare anche in attacco. In questo torneo, voglio ricordare la figura di un altro grande hurler scomparso, un altro "Sugar Man" che, come Ezio Manni nel 1972, inflisse 17K al line up olandese. Il suo nome è Marco "Piva" Pivetta originario di Caronno Pertusella un piccolo comune dell'area metropolitana milanese. Il "Piva", come una potente locomotiva, sbuffava al momento del rilascio della pallina, la quale, nelle sue mani assumeva le dimensioni di quella da tennis. Marco, come altri, abbandonò la carriera in seguito agli infortuni al braccio. Non fu l'unico, ma a quel tempo, nella propria squadra di club, il "Piva" era il lanciatore partente della prima gara e ricopriva il ruolo di rilievo nella seconda gara. La stessa sorte accadde anche a me quando nel 1976 con la squadra di Codogno lanciai 172 riprese più 18 riprese nelle finali vinte contro Ronchi dei Legionari. Inutile dirlo, ma da lì in poi non vidi più il monte di lancio se non in qualche sporadica apparizione. Ricordo che quando capitava una bistecca e dovevo tagliare un boccone (il coltello nella mano sinistra), mi faceva male il gomito!.

Nel 1976 il Campionato under-18 si svolse a Parma. Anche in questa edizione vincemmo gli Europei. I mattatori furono entrambi parmigiani con un Claudio "Pocho" Corradi, in forte ascesa tecnica tanto che diventerà titolare di quello squadrone di Parma negli anni 80'. "Pocho" venne premiato come miglior battitore. L'altro parmigiano fu il lanciatore Stefano "Il Manzo" Manzini, forte e potente dalla collina con una fastball pesantissima e un drop micidiale. La carriera da lanciatore di Stefano, in seguito, terminò prematuramente a causa di una sempre più dolorosa epicondilite al gomito. Tuttavia Il Manzo diventerà un battitore di rara potenza tanto da meritarsi il soprannome, che sarà quello definitivo, di Stefano "Boom Boom" Manzini. Alcuni pensavano ad un nickname come "Caveman", altri invece dicevano "Rockets" perchè quando Stefano si conneteva con la pallina, quest'ultima usciva dalla mazza in costante decollo tanto che ci chiedevamo: "Ma quando scende?". Curiosamente furono proprio i giornalisti olandesi che gli diedero il soprannome di "Boom Boom" in seguito a due homers disumani nel mondiale del 1986 in Olanda che vennero sottolineati dal folto pubblico del Pim Mulier con una standing ovation.

S.Manzini-C.Corradi
Qui termina la mia avventura con l'Under-18. Ma non finisce qui perchè sempre in tema con la crescita di talenti italiani, nel 1980, grazie al progetto di sviluppo del Rimini Baseball, fui testimone di quella che potrei definire l'Avventura delle Avventure, oppure l'Avventura della vita. In compagnia di Paolo Ceccaroli e Davide Uberti ripercorrerò nei ricordi ciò che accadde in quel lontano 1980 a Miami. Dopo tanti anni mi sono rivisto con "Ciga" (attuale manager dei Pirati) e con Dodo e ci siamo detti: "Ma come siamo sopravvissuti a quella trasferta?". Ciao, al prossimo racconto.  


martedì 11 luglio 2017

EZIO MANNI alias SUGAR MAN

                                                                 INTRO

A partire dagli anni 70' per circa un ventennio l'Old Game in Italia ottenne uno sviluppo e una crescita molto importante. L'aumento della popolarità e i successi in campo Internazionale rappresentarono la fonte ispiratrice per gli addetti del settore. Parliamo della Fibs, il cui Pres. B. Beneck, impiegando tutta la sua esperienza acquisita nel mondo dello spettacolo come documentarista e regista di trasmissioni televisive (La Domenica Sportiva), si fece notare per la sua instancabile attività in campo promozionale coinvolgendo artisti e cantanti come Little Tony, Gianni Morandi, Sammy Barbot, ballerino e conduttore televisivo, e Rita Pavone. Quest'ultima incise anche un 45 giri dal titolo "Il ragazzo del Baseball" (https://www.youtube.com/watch?v=F-Ur2WV8fOk). I quotidiani, i giornali sportivi a tiratura nazionale e locale fornivano ampio spazio al Campionato di Baseball con le statistiche e i risultati delle partite. Vi fu anche la consolidata affermazione di un settimanale, quel caro "Tuttobaseball e Softball" di Enzo Di Gesù, Mario Bruno, Giorgio Gandolfi, dove si poteva trovare di tutto e di più: notizie, interviste, opinioni, il mercato dei giocatori. In poche parole, tutto il movimento dell'Old Game in Italia stava attraversando un bel periodo, stimolante e ricco di interesse che venne accolto con entusiasmo anche dalle società dei vari clubs. Va ricordato che la geografia del Baseball in Italia era ben delineata in tutto il territorio. C'erano squadre in Prima Lega a Torino, Novara, Milano, Bollate, Ronchi dei Legionari, Trieste, Parma, Bologna, Rimini, S. Arcangelo, S.Marino, Pesaro, Firenze, Grosseto, Roma, Anzio e Nettuno. A Parma vi fu una seconda squadra, Crocetta, così come a Bologna, Famir. Inoltre si affacciarono altre squadre importanti come Modena e Castenaso. I club locali poterono ingaggiare oriundi e stranieri di ottima taratura che contribuirono ad innalzare il livello tecnico e lo spettacolo. Non trascorsero molti anni, ma in poco tempo, dalle centinaia di tifosi, le tribune degli stadi si affollarono, specialmente nel post-season, con 6, 7, 8mila presenze, per raggiungere un picco di oltre 10mila tifosi (finali Rimini-Grosseto). Certo, in tutto questo fervore non mancarono le polemiche. Alcune società sportive erano contrarie a questa invasione di oriundi e stranieri temendo di poter compromettere la crescita di talenti italiani che, in questa situazione, avrebbero recitato un ruolo di riserva per far spazio ai più quotati americani. Il Baseball è uno sport difficile. Se un giovane possiede del talento ed è ostacolato dalla presenza di atleti d'oltre oceano più esperti, difficilmente potrà emergere e, se il Baseball è difficile da praticare, essere una riserva lo è ancor di più. Tuttavia gli anni 70' produssero una schiera di giovani talenti che si rivelarono fondamentali specialmente nella decade successiva. Il progetto di far giocare 4 under-18 nell'allora campionato di Serie Nazionale del 1975, fu una proposta interessante che si rivelò utile, ma altresì dannosa soprattutto per i giovani lanciatori che, dovendo affrontare battitori temibili, erano costretti a sottoporre il braccio a notevoli stress, (spalla, gomito). Inutile dire che molti giovani hurlers abbandonarono l'attività sportiva per infortuni vari, altri invece, avendo abilità offensive riuscirono in qualche modo a sopravvivere continuando a giocare a baseball per molti anni. Il progetto di dare un impulso al settore giovanile venne proposto da Giuseppe Guilizzoni, recentemente premiato con la targa da Hall of Fame dal Comitato Novarese per il suo immenso lavoro nel settore sportivo da oltre 50 anni. Questa idea piacque al Pres. Federale ed in breve venne organizzato il primo e ufficiale Campionato Europeo Under-18. Era il 1972 e Sanremo fu la località designata per la competizione. Le squadre partecipanti furono: Italia, Olanda, Spagna e Francia. Tanti giocatori di quel 1972 sono scomparsi. Nulla o poco si sa di loro. Furono gli artefici della prima vittoria Europea e poi....il vuoto. Due legnate, qualche asssistenza in difesa, corse sulle basi e....puf!...svaniti e dissolti. Come accadde ad un grande cantautore, Sixto Rodriguez, alias "Sugar Man". Nato a Detroit il 10 Luglio del 1942 da una famiglia di modeste condizioni, divenne un acceso attivista politico in quella Motor City sempre più pressante nei confronti della classe operaia. Sixto inizia la sua carriera artistica scrivendo canzoni le cui liriche, come poesia, erano impregnate del dolore e della sofferenza sociale dei lavoratori. Nel 1981 si è laureato in filosofia, seguendo i corsi serali. Secondo l'Associated Press, Rodriguez ricevette il dottorato in Human Letters dall'Università della sua città natale per il suo "genio musicale e l'impegno per la giustizia sociale". Sposatosi due volte, ha tre figlie. Nel 1967 pubblica, senza troppa fortuna, il suo primo singolo, I'll Slip Away. Per i successivi tre anni Sixto Rodriguez rimase inattivo, finché non venne scoperto in un locale periferico di Detroit, il Sewer. Nel 1970 pubblica due album, Cold Fact e Coming from Reality, vendendo tuttavia pochissime copie negli Stati Uniti. In difficoltà economiche, Rodriguez comincia a lavorare come operaio in cantieri edili. Nel 1970 acquista a un'asta giudiziaria, per 50 dollari, una casa in stato di abbandono nel sobborgo di Woodbridge. A partire dalla metà degli anni settanta, grazie a qualche passaggio in radio, la sua musica diventa nota in Australia e Nuova Zelanda. È a questo punto che l'etichetta australiana Blue Goose Music acquista, non si sa da chi, i diritti di alcuni suoi brani e pubblica "At His Best", una raccolta delle sue migliori canzoni con l'aggiunta di tre singoli mai pubblicati prima. Il rinnovato interesse per il musicista lo porta ad effettuare un tour australiano nel 1979. Da questo tour viene tratto l'album Alive, il cui titolo significa letteralmente "in vita", in risposta alle voci che lo davano per morto. Nel 1981 torna a Detroit per lavorare come operaio nell'edilizia dedicandosi anche all'attivismo politico. Ma è in Sud Africa che ottiene un successo impensabile. Benché la sua musica sia stata censurata dal regime segregazionista di W.Botha, (alcuni brani vennero volutamente "graffiati" sul vinile per renderli inascoltabili), per mezzo del passaparola e delle copie su musicassetta, Cold Fact, pubblicato in Sud Africa nel 1971, e After The Fact, hanno successo e le sue canzoni diventano un simbolo della lotta contro l'apartheid, grazie ai loro testi contro l'establishment e l'oppressione. Nel 1981 arriva un disco di platino e la sua popolarità, secondo alcuni, è superiore a quella di Elvis Presley, dei Beatles e dei Rolling Stones. Tuttavia Rodriguez non sa nulla di tutto questo ed è all'oscuro dei diritti d'autore che qualcuno negli USA ogni anno intasca. Nel 1991 i due album vengono pubblicati su CD in Sud Africa. La sua musica è paragonata a quella di Bob Dylan e ispira numerosi artisti sudafricani bianchi, ma nessuno sa nulla di lui e si diffondono persino voci che sia morto per overdose, che si sia suicidato dandosi fuoco sul palco dopo essersi cosparso il corpo di benzina, che sia ricoverato in un manicomio o che stia scontando un ergastolo per aver ucciso la sua amante. Nel 1996, viene inviata una lettera al giornale britannico Q Magazine con un appello per avere informazioni circa un cantante statunitense chiamato Rodriguez, che compose tutte le sue opere in prigione e si suicidò sparandosi sul palco durante un'esibizione. L'appello non ottiene alcuna risposta, Rodriguez è svanito, scomparso. Nel 1997 un suo fan e un giornalista musicale creano un sito web, The Great Hunt Rodriguez, per cercare notizie su di lui. Ed è in questo sito che nel 1998, si imbatte una delle sue figlie, Eva Rodriguez, la quale subito scrive una email spiegando che il padre è vivo e lascia un numero di telefono. Rodriguez viene subito contattato e lo stesso anno effettua un tour di sei concerti in Sud Africa da cui è stato tratto il documentario Dead Men Don't Tour: Rodríguez in South Africa 1998. Sixto arriva a Città del Capo con le tre figlie. Non ha una chitarra (gli organizzatori ne comprano una per lui), non ha una propria band e così il gruppo che avrebbe dovuto aprire il concerto diventa la sua band. Nel 2012, grazie all'uscita del pluripremiato documentario "Searching for Sugar Man", Rodriguez ottiene la meritata popolarità anche negli U.S.A. dove si esibì dal vivo specialmente a New York.
https://www.youtube.com/watch?v=in--_OWfTd4&list=RDin--_OWfTd4&index=1

                                                         S.REMO 1972

La Under-18 del 1972 vinse la prima edizione degli Europei di categoria. Contro la Spagna lanciò Tadonio, il mancino di Parma, che vinse la partita mentre in attacco M. Verni realizzò un homer a sinistra che si perse nella notte di S.Remo. L'artefice della vittoria finale contro l'Olanda fu il lanciatore Ezio Manni che affrontò 32 battitori olandesi, lasciandone ben 17 al piatto, concedendo solo 2 BB e 2 battute valide. Gli americani direbbero che quella di Ezio fu una "Major performance by a pitcher". Il suo wind-up era fluido e il controllo dei lanci era perfetto. La fast-ball, come la curva, lasciarono senza speranza gli olandesi. Ezio Manni fece parte della squadra di Nettuno che vinse lo scudetto nel 1973. In seguito non si seppe più nulla di questo gran lanciatore. Come Sixto Rodriguez, Ezio scomparve e le notizie su di lui furono confuse. Alcuni dissero che era andato ad abitare a Roma, altri invece che era partito dall'Italia verso una destinazione non nota (forse il Nord Europa o addirittura gli Stati Uniti). Grazie ad una ricerca nel web, vengo a conoscienza che Ezio Manni aveva intrapreso la carriera di attore. Alcuni riferimenti (Wikipedia), confermano che fece parte del cast nel film "Salò o le 120 giornate di Sodoma" scritto e diretto da quel genio, poeta, scrittore, uomo di pensiero, irriverente e anticonformista il cui nome è Pier Paolo Pasolini, assassinato nel Novembre del 1975. Le conferme arrivano anche dai compagni di squadra del Nettuno. Infatti, Ezio, spesso non era presente agli allenamenti per i suoi impegni artistici. Alcuni articoli della "Gazzetta dello Sport", miracolosamente recuperati da una vecchia cassapanca in cantina testimoniano la grande prestazione della squadra Under-18 e di Ezio Manni.


In piedi da Sinistra: Carelli, Frinolli, Gessaghi, Saletti, Catalano, Bastia,
Banfi, Beneck, Cecotti, Bellomo, Vegni, Bergamaschi, Bortolomai, Mantegazza,
EZIO MANNI.
Seduti da Sinistra: Tadonio, Verni, Radice, Gregorat, Camusi, Monetti, Marazzi,
Ristori, Cecconi, Guilizzoni, Saule, Matteucci.

Note: Marazzi "targa miglior difensore" e Ristori "miglior battitore".
Il manager Mario Monetti con la Coppa Europa

Nicola Bellomo e Marco Ristori diventeranno pedine importanti per molti anni nella loro squadra di club, Firenze. Lo stesso dicasi per Orlando Vegni (Torino), Sergio Radice, Sergio Marazzi, Daniele Bortolomai (Bollate), Ricki Matteucci (Bologna), Tadonio (Parma) e Marcello Verni (Grosseto). Gli altri ragazzi in breve scomparvero. "Where have you gone Ezio Manni?".
Il tuo wind-up, come la musica di Sugar Man, si può distillare dalla storia lasciando una traccia lunga e profonda, indifferente alle modalità percettive che stiamo mettendo a punto nello tsunami del “big data”. Deliziosamente immersi come siamo nella pratica costante del social, ci stiamo abituando all’idea che non sia possibile non sapere, che l’umana esigenza di esprimersi debba necessariamente trovare sbocco e pubblico grazie alla capillare struttura di condivisione, resa immanente dalla pandemia di smartphone e tablet, una messinscena di gloria autoreferenziale che svanisce dopo un rapido giro di “like”. La performance di Ezio è una parabola di persistenza sportiva capace di sopravvivere alle leggi capricciose della società-spettacolo di cui i social network sono la più attuale mutazione. Mentre ci illudiamo di dovere e potere controllare tutto il flusso delle informazioni e dei gusti, la vita accade ugualmente, invitandoci a porci tra le altre cose una domanda: siamo uomini o smart citizen? Siamo carne e neuroni per pasturare il data mining o vogliamo concedere ancora possibilità all’accadere caotico, alle motivazioni svincolate dall’opportunismo, all’armonia random degli eventi concreti? Oppure, se preferite: si può sfuggire alla realtà? A questa domanda Ezio ha già risposto, in molti bellissimi modi, danzando sul monte nel suo silenzio, perchè il silenzio non nasconde nulla, nemmeno la verità.