Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

venerdì 26 agosto 2016

LETTERE NELLA POLVERE

Philadelphia è la più importante città della Pennsylvania. Sorge sulla riva occidentale del fiume Delaware e venne fondata nel 1682 dal quacchero William Penn, da cui il nome Pennsylvania cioè la "Foresta di Penn". I quaccheri furono i fedeli di un movimento cristiano, estremamente puritano nato nel XVII secolo in Inghilterra. Essi si distinguevano dalle altre sette cristiane per il loro approccio religioso. Il rifiuto di gerarchie ecclesiastiche, il dissenso verso la guerra ed ogni forma di giuramento erano al vertice del loro credo. Oltre a creare banche e istituzioni finanziarie, i quaccheri si espressero in opere filantropiche tra le quali spicca il progetto di uguaglianza sociale fondato sui principi di libertà e tolleranza religiosa, amicizia e amore; Philadelphia, in greco antico vuol dire Amore Fraterno. Questa città fu uno dei centri più importanti della Rivoluzione Americana. La Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti d'America e la Costituzione, furono firmate proprio a Philadelphia nella Independence Hall. Con queste premesse verrebbe da pensare: "Wow!, un posto idilliaco dove c'è pace e giustizia per tutti". Purtroppo non fu così, perchè in MLB, la franchise dei Philadelphia Phillies fu l'ultima a voler integrare i black players, confermando quell'ostracismo razziale originato dal senso di pericolosità e inadeguatezza nei confronti dei negri. Vincendo il titolo di Lega nel 1950 con una squadra composta da razza bianca, i Phillies non avvertirono la necessità di inserire in squadra qualche giocatore di colore. Ma i Whiz Kid iniziarono un percorso in discesa risultando ultimi dal 1958 al 1961, anno nel quale fecero registarare un record di 47-107 finendo a 46 partite dietro i Cincinnati Reds campioni della National League. I Phillies si trovarono in una situazione disperata e, nonostante i pregiudizi razziali, decisero di rafforzare la squadra aprendo le porte all'inserimento dei black players.
Fu proprio in questo scenario che apparve un giocatore, il cui talento, ancora tutt'ora, è considerato impressionante e spaventoso tra gli storici e gli atleti di MLB. Mickey Mantle quando approdò allo Yankees Stadium per giocare esterno centro mostrò una combinazione di potenza e velocità irraggiungibile per qualsiasi giocatore nella storia dell'Old Game. Lo stesso discorso vale per Willie Mays dei SF Giants. Bo Jackson, Running Back nella NFL con i LA Raiders, avrebbe potuto correre 3.000 yards e segnare 25 touchdowns se avrebbe avuto un quarterback solido ed esperto. Nell'NBA Walt Chamberlain fu stratosferico con i suoi 50 punti a partita quando la media si aggira intorno ai 20 punti. Con queste premesse, è una vergogna vedere un atleta così talentuoso, tormentato dagli inforuni, dal razzismo e da un comportamento fuori dai canoni di un professionista. Benvenuti nel mondo di Richie Dick Allen, il più grande e controverso giocatore ad indossare la divisa dei Philadelphia Phillies. Richard Antony Allen nacque l'8 Marzo del 1942 a Wampum, Pennsylvania, una cittadina che fece della tolleranza razziale un punto di riferimento e di crescita sociale. Pur sapendo che il razzismo era dilagante negli States, Allen non ebbe modo di affrontarlo di persona fino a quando in High School si fece notare per le sue doti atletiche che catturarono l'interesse dell'organizzazione dei Phillies tanto da fargli firmare un contratto per le Minor League con destinazione Little Rock, Arkansas. In città, essere razzisti era un dovere etico e morale. Quando Allen arrivò a Little Rock venne sommerso da quell'ambiente ostile dove un negro era considerato un criminale, ignorante e piantagrane. La sua risposta emotiva fu rabbia, confusione e alienazione. Nell'Opening Day serale, 7.000 tifosi affollarono Ray Winder Stadium di Little Rock. All'esterno vi erano cartelli con la scritta "Non Negro-izzare il baseball" e "Nigger Go Home!". Anche il governatore dell'Arkansas Orval Faubus, meglio conosciuto per il suo infruttuoso tentativo di escludere gli studenti neri da Central High School di Little Rock, era presente e pronto per il lancio cerimoniale della pallina. Allen aveva paura. I Phillies avevano taciuto sulla condizione dei negri e dei black players in Arkansas per cui l'impatto con questa realtà si rivelò drammatico al punto che Allen si trovò solo ed emarginato.
L'esigenza e la necessità di un clean-up hitter aprirono le porte al debutto in MLB di Richie nel Settembre del 1963 contro Milwaukee. In 10 partite disputate ottenne una media di .292 con 2 doppi e un triplo. Fu il 1964 l'anno che vide Allen esplodere in tutta la sua potenza e il suo talento. Larry Merchant, reporter del Philadelphia Daily News, nel mese di Maggio scrisse il più bel commento che si possa fare ad un giocatore: "Ci sono voci che Allen non tornerà al Connie Mack Stadium con i Phillies. Se ne andrà direttamente a Cooperstown". Il 1964 divenne the Allen Year, un elenco di numeri e statistiche da capogiro anche per i moderni ballplayers. Terminò il mese di Aprile con una media di .431, 5HR. Dopo i deludenti anni precedenti, i Phillies si trovarono al comando, grazie esclusivamente ad un rookie negro. Nell'ultimo mese di stagione Richie battè un .341 di Media con un .618 di Slugging e 76 basi totali. Al termine della stagione aveva una MB di .318, 29 HR e 91 RBI. Guidò la National League con 125 punti segnati, 13 tripli, 80 battute da extra base e 352 basi in totale. Fu l'unico a giocare le 162 partite stagionali. Venne nominato Rookie of the Year. L'introduzione della Sabermetrica, ovvero un calcolo statistico che evidenzia le potenzialità di un giocatore attraverso un coefficente numerico, mette in evidenza quanto Ritchie Allen sia stato ai vertici di ogni categoria di attacco. Tra il 1964 e il 1967 ottenne un OPS+ (On Base Plus Slugging**) di 166. Per avere un termine di paragone, negli stessi anni Willie Mays raggiunse un OPS+ di 154. Hank Aaron di 156, Roberto Clemente arrivò a 150 e Orlando Cepeda a 144. Tutti questi atleti sono nella Hall of Fame, ma Allen non c'è. Si, Allen non è presente, come è successo tante volte nella sua carriera, quando risultava assente agli allenamenti e talvolta anche alle partite. L'incessante ostilità dei tifosi di Philadelphia nei confronti di un negro crearono una barriera insormontabile, una distanza impossibile da percorrere. Allen creò il vuoto intorno a sè, cominciò a bere e a dedicarsi con tanta passione alle corse dei cavalli. I Media ed una parte di giornalisti criticarono aspramente le sue prestazioni sottolineando i 138 strikeout e i 41 errori difensivi della stagione del 1964. Queste critiche erano infamanti e provocatorie, con lo scopo di alimentare l'ostilità nei confronti di Allen. Il 3 luglio del 1965 i Phillies si preparavano per una partita contro i Cincinnati Reds al Connie Mack Stadium. Durante il pre-partita Frank Thomas prese in giro John Briggs, un altro giocatore di colore. Allen intervenì per difendere Briggs dicendo a Thomas di smetterla. Thomas si scagliò contro Allen dicendo: "Chi stai cercando di essere, un altro Muhammad Clay?". Allen rispose con un pugno alla mascella di Thomas che reagì colpendo Allen sulla spalla con una mazza provocandogli una microfrattura. Il giorno seguente Thomas, un giocatore di razza bianca, venne ceduto agli Astros. Il manager dei Phillies, Gene Mauch, ordinò a tutta la squadra di tacere sulla vicenda. Tuttavia i reporters lo vennero a sapere e le prime pagine dei giornali di Philadelphia accusarono Allen per il suo comportamento e per la cessione di Thomas. Inutile dire che tutto ciò servì a dilatare una ferita ancor più insanabile tra i tifosi e il forte atleta di Philadelphia.
A detta di tutti, la potenza di Allen era un qualcosa di inconcepibile. Stiamo parlando di un bestione cresciuto in un'epoca ben distante dalle diete dissociate o iperproteiche, dalle preparazioni atletiche personalizzate, oppure da specifici programmi di weight-training e dall'uso di anabolizzanti. Lui si presentava nel box di battuta maneggiando una mazza il cui peso variava dalle 40 alle 44 once mentre la media si aggira tra le 32 e le 35 once. Per avere un'idea, Ted Williams, Mickey Mantle, Josè Canseco, Mark McGwire e Barry Bonds, giusto per citare alcuni tra i più forti battitori, usavano un peso tra le 34 e 36 once. Nel 1965, contro i Cardinals, Allen fece un homer che sorvolò il tetto del Connie Mack Stadium sopra la scritta Coke. Quell'homer di 530 piedi ispirò Willie Stargell che disse:" Ora capisco perchè fischiano Richie tutte le volte. Quando batte un fuoricampo non c'è souvenir per i tifosi". Nello stadio di St.Louis, Allen fece un homer devastante a sinistra sopra il club al terzo anello. Il broadcaster Jack Buck così lo descrisse:" Ai tifosi seduti lassù gli sono tremate le gambe quando hanno visto quel proiettile arrivare". Dopo aver giocato con i Cardinals e i Dodgers, nel 1972 Allen approdò per la prima volta nell'American league con i Chicago White Sox. Venne nominato MVP con 37-HR 113-RBI 99-BB SA-603. In pratica fu l'artefice della gloriosa stagione dei "Good Guys" che terminarono al secondo posto dietro gli Oakland Athletics di S.Bando, R.Jackson, G.Tenace, J.Rudi che in seguito vinceranno le World Series. Fu un traguardo importante per tutta la franchise di Chicago perchè già si pensava di togliere la squadra dalla Lega per sostituirla con St.Petersburg. In quell'anno Richie divenne il primo ed unico giocatore nella storia ad ottenere 2 "inside the park home run" nella stessa partita. Era il 31 Luglio del 1972 al Metropolitan Stadium contro i Minnesota Twins. Un altro devastante homer venne realizzato al Detroit Stadium. Tifosi e giornalisti testimoniarono di non aver mai visto una cosa del genere. Appena colpita, la pallina decollò in linea retta come un aereo da guerra sorvolando il tetto dello stadio. Ormai era quasi un passatempo per tutti; dove giocava Allen la scommessa non era se lui avrebbe fatto un homer, ma, a quale distanza avrebbe scagliato la pallina.
I problemi di Allen con l'alchool erano noti a tutti. Del resto lui non lo nascondeva affatto. Teneva una bottiglia di whiskey negli spogliatoi in cima al suo armadietto in modo che tutti la potessero vedere. Gli veniva detto di toglierla ma Allen semplicemente rispondeva con un NO!. Egli non aveva il dono della retorica, del dialogo e della dialettica come C. Flood oppure J. Robinson, semplicemente era se stesso senza regole e senza sottomissioni; Allen danzava a braccetto con la sua ombra, un'ombra creata dalla discordia, dall'intolleranza e dalla quale non poteva liberarsi a causa del colore della sua pelle. Spesso quando veniva intervistato chiedeva ai giornalisti se volevano un goccio di whiskey. Talvolta entrava in campo balbettante e appena il catcher avversario se ne accorgeva intimava ai propri pitchers di non lanciare interno a Richie. Essi chiedevano:"Perchè?". La risposta del catcher era semplice: "Richie è ubriaco". L'affermazione era un monito per i lanciatori perchè Allen avrebbe scaraventato la pallina...chissa dove. Chuck Tanner, manager dei White Sox, durante le trasferte non vietava ai giocatori di bere i quali si radunavano al bar dell'albergo. "Almeno so dove sono", disse Tanner. I ritardi e le assenze di Allen alle partite e agli allenamenti ormai non si contavano più. I compagni di squadra non si preoccupavano perchè sapevano che Richie, ammesso che sarebbe arrivato, avrebbe contribuito ad una vittoria. Negli Spring Training non fece allenamento per 3 settimane e durante la stagione arrivava una mezz'oretta prima della partita. Si scaldava al punching ball e poi era pronto per giocare. Sembra impossibile, ma le continue telefonate, prima del manager e poi dei compagni di squadra pregandolo di venire a giocare, ottenevano sempre la stessa ed unica risposta; Richie diceva semplicemente "NO".     

                  AB x (H + BB + HBP) + TB x (AB + BB + SF + HBP)
** OPS+=                    DIVISO
                  AB x (AB + BB + SF + HBP)

AB=Tutte le presenze in battuta
H=Battute valide totali
BB=Basi su Ball
HBP=Totale delle volte colpito dal lancio
TB=Totale della somma delle basi raggiunte
SF=Battute di sacrificio

Richie dichiarò che a lui non importava nulla se i tifosi lo fischiavano e che avrebbe dato il 100% ad ogni incontro di stagione. In una Philadelphia ostile, tale affermazione risuonò come un tuono, un boato presso i tifosi che iniziarono un vero e proprio tiro al piattello contro Allen. Tutte le volte che si presentava in campo veniva sommerso con lanci di bottigliette, pezzi di frutta, petardi, batterie, cubetti di ghiaccio e rifiuti vari. Richie fu costretto ad indossare il caschetto anche in difesa, dove ricopriva il ruolo di terza e di prima base guadagnandosi anche l'appelllativo di CRASH. Tale soprannome diventerà nel 1989 il titolo del libro autobiografico. Esausto, chiese più volte di essere trasferito. Il GM Bob Carpenter accettò la richiesta, ma soltanto alla fine della stagione. Da quel momento in poi, Richie cominciò a rispondere agli insulti scrivendo sulla terra rossa: BOO, OCT 2, riferendosi alla fine della stagione. Capitava di vedere l'arbitro cancellare quelle scritte, ma Richie le riscriveva. Il manager, gli arbitri, e perfino il Commissario della Lega Bowie Kuhn gli dissero di smettere. Come risposta Allen scrisse sulla terra: WHY e, come un tema ricorrente, aggiungeva semplicemente: NO!.
Richie Dick Allen terminò la sua carriera con gli Oakland Athletics nel 1977 dopo aver giocato per St.Louis, Los Angeles, Chicago, Philadelphia e Atlanta.
"Una volta amavo questo gioco. Ma dopo quattro trasferimenti ho capito che non è altro che un business. È una vergogna, hanno distrutto il mio amore per il gioco."
                                                                   MUSICA
Oltre al baseball, Dick Allen si dedicò alla musica e fu il cantante del gruppo The Ebonistics che si esibivano nei night clubs di Philadelphia. La voce di Allen, delicata e tenorile, lo portò negli studi di registrazione dove incise Echoes of November. Il brano è inserito nel video commemorativo dei 100 anni dei Phillies. Nel 2010, Ana Volans, celebre pop star brasiliana, fece una cover di successo di Echoes of November. Il CD contiene una dedica alla candidatura di Dick Allen nella Hall of Fame. Qui la canzone.
Anche Chuck Brodsky, affermato cantautore country americano ha dedicato un brano a Dick Allen dal titolo "Letters in the Dirt".
"Me and you, we never booed Richie Allen
I never understood why people did
He hit a homer every time he stepped up of the plate
that's what i remember as a kid
Richie in the field out there by first base
the target of some mighty foul words"
                                                          HALL of FAME
Mark Carfagno, lavorara come groundskeeper allo stadio di Philadelphia vivendo in prima persona la vicenda di Richie Allen. Ecco cosa dice in una intervista al popolare quotidiano USA TODAY:
"Dick Allen è la persona più incompresa che abbia mai conosciuto. Non smetterò di dirlo fino alla morte. Quest'uomo appartiene alla Hall of Fame. Qui si parla di un atleta che ha giocato a Philadelphia in quegli anni. Ho visto il modo col quale è stato abusato. L'hanno etichettato, deriso e insultato con ogni nome possibile ed anche inimmaginabile. Non riesco ancora a credere come abbia potuto giocare in tale atmosfera".