Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

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martedì 2 settembre 2014

BUDDHA NELLE DITA

"Welcome!...welcome to Fenway Park. Today's starter is Tim Wakefield, one of the two knuckleballer left in the Major Leagues". Anche l'Old Game accusa il pericolo di una razza in via di estinzione. Nessuno crede alla knuckleball, è un lancio buffo, un mediocre amico del pitcher, non si sa dove andrà a finire e quale traiettoria prenderà. L'unica cosa certa è che garantisce longevità al braccio. Nella carriera di un lanciatore ci sono alti e bassi, grandi performance e forti delusioni. Sono gli stessi effetti che produce la knuckleball. "Mi piace Lincecum, lancia forte e ha uno slider devastante". "Mi piace Strasburg, con la sua four seams da 97mph.". "Mi piace Chapman. La sua dritta fa scattare lo speedgun a oltre 100mph." Velocità, velocità, rotazione, più rotazione, è tutto quello che la gente vuole vedere. A nessuno interessa un freakkettone, un essere anticonvenzionale, in controtendenza che lancia una pallina a 77mph. Forza, potenza e velocità sono i requisiti necessari per essere competitivi nello sport odierno. Per un knucleballer invece non è così. Non è necessario possedere un fisico robusto. Bisogna essere pazienti, ma questa dote non calza perfettamente, è puro anacronismo. La richiesta di velocità, di connessione, di visibilità, la nomofobia, la no-mobile-connection, sono i mali che affliggono la maggior parte dei popoli della Terra. Al contrario, mentre il tempo passa e noi peggioriamo, la knuckleball migliora in ogni partita, di stagione in stagione, perchè più si invecchia e meglio si impara a conoscere quel tipo di lancio.

Joe e Phil Niekro
È buffo quanto ancora sia incomprensibile la knuckleball, a partire proprio dalla sua definizione. Al contrario di quello che vien da pensare, la knuckleball non si lancia con le nocche delle dita, anche se qualche lanciatore ha adottato questa tecnica. I maestri di questo tipo di lancio come C.Hough, T.Candiotti, Phil e Joe Niekro, T.Wakefield, J.Bouton e l'ultimo sopravvissuto R.Dickey, affermano che la vera knuckleball si lancia con la punta delle dita indice e medio. "Bisogna avere Buddha nelle dita", dice Dickey, "Perchè bisogna accarezzare la pallina senza stringerla, e rilasciarla dolcemente, come soffiare su un petalo di rosa". "We are just like artists, guitar players", sussurra Wakefield, "Non posso dimenticare il mio set di nail-care, perchè devo costantemente controllare le mie unghie, anche durante la partita". La storia del Baseball annovera non più di una 60ina di knuckleballers. Nel 1903, Lew Moren dei Pittsburgh Pirates, fu il primo in Major League a lanciare la palla che non ruota. Tuttavia Eddie Cicotte, lanciatore dei Chicago, uno dei protagonisti del Black Sox Scandal del 1919, è considerato l'inventore della knuckleball tanto da essere soprannominato Knuckles. Nap Rucker dei Brooklyn Dodgers, iniziò a lanciare la knuckleball nel 1907. Nel 1908 Ed Summer di Detroit adottò una variante della knuckleball che definì Dry Spitter, impugnando la pallina proprio con le nocche del dito indice e medio. Nel 1945 i Washington Senators usarono ben 4 knuckleballers e terminarono la stagione al secondo posto, con una partita di differenza nei confronti di Detroit. I catchers di Washington totalizzarono 40 palle mancate, più del doppio di qualsiasi altra squadra. Phil Niekro è l'unico ad aver vinto 300 partite.
Nessuno vuole fare un contratto ad un knuckleballer, nessuno si fida di un knuckleballer, a nessuno interessa un knuckleballer in squadra perchè tutti i giocatori del club, sorridendo e scherzando, lanciano una knuckleball come faceva Dave Parker quando si scaldava nel prato esterno. È divertente osservare la palla che non ruota, che danza nell'aria priva di una traiettoria. Essere un vero knuckleballer significa sopportare di essere considerato un giocoliere, uno in più con un misero contratto che scadrà a fine mese. È un alieno, un giocatore incerto, deve confrontarsi con la triste realtà che oggi c'è e domani no. Proprio come la palla che non ruota, sai da dove parte ma non sai dove andrà a finire. Non ha un ruolo, non è un lanciatore partente, un rilievo o un closer, semplicemente è parte del bullpen ed entrerà solo per sostituire un infortunato oppure per terminare una partita considerata persa. Wakefield ha dovuto attendere quasi 2 mesi per collezionare la sua 200esima vittoria in carriera. Dickey invece, dopo una brutto inizio di stagione è stato rispedito in Triplo-A. Se un fastball pitcher si trova in difficoltà, viene sostituito e sarà di nuovo in pedana fra qualche giorno. Per un knuckleballer, è la fine, verrà dimenticato e rimarrà in panchina per due o tre settimane, da solo, con la sua frustrazione e la certezza di essere abbandonato. "Just give him a chance", e lui farà vedere tutta la magia della palla che non ha rotazione, che fluttua nell'aria e che gioca con le leggi della fisica producendo una bizzarra traiettoria imprevedibile a tutti.
Tim Wakefield, nel Maggio del 2011 contro Toronto lanciò una ripresa in rilievo diventando il più vecchio giocatore di sempre a vestire una casacca dei Red Sox. Tim aveva 44 anni e 282 giorni. Wakefield è terzo in tutta la storia dei Boston con 186 vittorie dietro a R.Clemens e C.Young, entrambi con 192. È secondo all-time al Fenway Park con 97 vittorie, dietro a Clemens che ne ha 100. Tim Wakefield è primo all time con 3006 riprese lanciate con i Red Sox, è secondo con 2.000 Strikeout realizzati ed è primo con 430 Games Started.
Nel Febbraio 2012 gli offrirono un contratto in Minor League. Wakefield, con una cerimonia minimale decise di abbandonare l'attività lasciando Robert Allen "Tricky" Dickey, ora con Toronto, come l'unico lanciatore di knuckleball in Major League. Le lancette del tempo ruotano velocemente, gli speed-gun segnano con più frequenza la velocità con tre cifre. Questi processi sono inarrestabili, ma il knuckleballer ha il potere e l'abilità di rallentare questa pazza corsa. Dickey, 40 anni, è l'ultimo guerriero, un sopravvissuto che ha deciso di guardare il mondo dall'altra parte, senza rotazione. Ma la knuckleball non finirà perchè da qualche parte sulla Terra, ci sarà un bimbo fragile e poco atletico che farà due tiri con suo padre e scoprirà di possedere il talento di lanciare la palla che non ruota. Lui non lancerà forte perchè tutti gli altri lo fanno. Lui sa che, se farà quello che fanno tutti gli altri, diventerà come tutti gli altri e come un giovane monaco tibetano ascolterà i consigli dei grandi maestri per poter accarezzare quella damned ball that doesn't spin.
Un bellissimo film-documentario è uscito nel 2012 dal titolo "Knuckleball", dedicato proprio a Wakefield e Dickey. Nel film, oltre a quella dei due lanciatori, viene raccontata la storia di questo lancio che in molte occasioni ha beffato i più grandi battitori nella storia dell'Old Game. Qui, il trailer.

                                                        CITAZIONI

Charlie Lau: Ci sono due teorie per ricevere una knuckleball. Nessuna delle due funziona.
Dick Allen: Non mi preoccupo di battere una knuckleball. Vado a casa base, faccio i miei tre swings e ritorno in panchina.
C. Hough: La miglior situazione per un knuckleballer è lo stadio senza luci 
Pete Rose: Battere una knuckleball è il modo più miserabile per vivere
Ernie Banks: Ti distrugge il ritmo in battuta. È impossibile batterla
Rick Monday: Se giro la mazza, non ridete
Joe Mathis: Quel lancio è come un piranha. Ti morde
Todd Helton: Non voglio vedere più un knukcleballer
Ritchie Hebner: Battere una knuckleball è come mangiare la zuppa con la  forchetta
T.McCarver: Battere quella cosa è come prendere una farfalla con le pinzette
Jim Bouton: Per lanciare la knuckleball devi avere la mente di un buddista zen
W.Stargell: È come una farfalla col singhiozzo
Dave Clark: Per un knuckleballer 150 lanci non sono niente, a meno che non sei alla prima ripresa
Den Springer: Vivi e muori con quel lancio. Si spera di non morire troppo