Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

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sabato 4 ottobre 2014

MUSIC IS LOVE

Music is Love. Con questo brano David Crosby esordì nel 1971 per dare inizio ad una luminosa carriera artistica come musicista, compositore e membro del gruppo che comprendeva gli amici, Stills, Nash e Young. Baseball is Love, con queste parole Hank Aaron iniziò la sua lunga carriera in MLB per essere incoronato, 20 anni dopo, Home-Run King. Fu il primo a battere l'intoccabile record dei fuoricampi in carriera di Babe Ruth nell'Aprile del 1974 (qui). La Musica è ritmo, e il Baseball è ritmo. Senza ritmo non c'è musica. Senza ritmo non c'è la danza prima del lancio e non c'è il soundcheck prima della battuta. Bernie Williams lo sa. Lui ama il baseball, ma ancor di più ama la musica. Cresciuto a Portorico, all'età di 8 anni Bernie rimase affascinato dal sound della chitarra latina ancor prima di ascoltare il sound della pallina contro la mazza. Non passò molto tempo e il giovane Williams dovette condividere l'emozione di imbracciare la chitarra con quella di stringere una mazza da baseball. Frequenta la Arts School Escuela Libre de Musica facendo notare, nonostante la giovane età (13 anni), la sua inclinazione e la sua sensibilità artistica. Ma Williams catturò l'attenzione anche per le sue doti atletiche facendo registrare alcuni records nel Track and Field tra cui i 400mt-piani. A 17 anni, il giovane artista-atleta ottenne il suo primo contratto con i New York Yankees e Bernie Williams portò la sua passione per la musica in quel di Albany, squadra di Minor League di AA. Tuttavia, quella passione non si fermò nel capoluogo dello stato di New York e nel 1991, le note della chitarra di Bernie Williams si udirono nel Bronx, in particolare in quello stadio, lo Yankees Stadium, la cui storia scritta annovera pagine indimenticabili del Baseball Americano. Nei 16 anni di carriera, Williams ha vinto 4 World Series, ha partecipato a 5 edizioni della All Star Game, ha ottenuto 4 Gold Glove, MVP nel 1996 e Batting Title nel 1998. Lo Switch-Hitter chitarrista è nelle prime posizioni in ogni compartimento d'attacco nella storia degli Yankees affiancando il suo nome ad illustri Hall of Famers come Ruth, Gerhig, Mantle e Di Maggio. Bernie Williams è primo in assoluto nella storia del Baseball con 80-RBI nel Postseason.
La luminosa carriera sportiva di Bernie non ha intaccato minimamente il suo love for the music. Insieme a mazza e guantone, la chitarra, acustica o elettrica, come fedele compagna, è sempre stata presente nella camera d'albergo, sui voli d'aereo durante le trasferte e negli spogliatoi. Williams non perdeva mai un'occasione per poter esibire il suo talento artistico. Le sue giornate trascorrevano tra una volata di sacrificio, una grounder, un pattugliamento al centro esterno e un assolo o un accompagnamento con la sei corde. Se ancora, la carriera sportiva non è da Hall of Famers, altrettanto non si può dire della sua carriera artistica. Lo sport finisce, l'età ne traccia i confini e il tempo che passa annuncia l'ora di appendere il guantone. Ma l'amore per la musica non finisce, anzi, cresce proprio col passare del tempo, incapace di invecchiare, il giusto fertilizzante in un mondo arido e deserto. Bernie lo sa, e nel 2003 realizza la battuta più importante della sua vita. Firma un contratto con la casa discografica di Paul McCartney: MPL Communications. Disse l'ex Beatles: "Ascoltai la sua musica e ne rimasi profondamente colpito". L'uscita dell'album The Journey Within porta Bernie Williams in cima alle classifiche musicali di Bilboard Contemporary Jazz Chart. Il disco è una perfetta miscela di jazz, rock e ritmi tropicali dove Bernie esibisce accuratezza e precisione nell'eseguire i suoi riffs di chitarra. Ogni brano è ben arrangiato per fornire un ascolto piacevole e rilassante. Come ha affermato Bernie Williams, ogni canzone è un ritaglio di vita vissuta, l'elogio della terra nativa dove emerge il suo feeling per il sound tropicale. Il former Yankees centerfielder si spinge ancora più in alto nel suo percorso musicale con il rilascio del secondo album Moving Forward. Alla realizzazione del disco si uniscono leggende della musica contemporanea come Bruce Springsteen, Jon Secada, Dave Koz e una nuova band di supporto The B. Williams Quartet con rinnovati musicisti di studio. Moving Forward si è posizionato al 2° posto nella Billboard Contemporary Jazz Album mantenendo la posizione per 5 anni consecutivi. I singoli Go for It e Ritmo de Otono si piazzarono al primo posto nella Billboard singles. Infine, Moving Forward ha ricevuto il Latin Grammy Award come miglior album strumentale nel 2009. Bernie Williams e il suo Quartet si esibiranno a fine mese al Dominican College NY. con la presenza del Grammy Award Winner Gil Parris, un grande chitarrista Rock-Blues e Jazz. Anche Paul Simon è stato ospite in uno dei concerti di Bernie Williams. Il duo si è esibito in una rivisitata versione di Mrs Robinson. "È stato l'unico momento della mia vita dove ho giocato al centro esterno", commenta Paul Simon prima dell'esecuzione del brano. (Joltin' Joe has left and gone away. Qui)


Bernie Williams è co-autore del libro Rhythms of the Game: The Link Between Music and Athletics Performance uscito nel 2011. Il libro esamina l'aspetto simbiotico che intercorre tra la musica, l'arte e le prestazioni atletiche attraverso gli occhi di uno che, come Bernie, è riuscito ad eccellere in entrambi i settori. Il Baseball è uno sport dove il lancio curvo è un'illusione ottica, la screwball può essere un lancio oppure una persona, rubare è legale e puoi sputare dappertutto eccetto sulla faccia degli arbitri. Per Bernie Williams il Baseball è semplicemente Music, Music is Love.

Put on your colors and run come see
Everybody's sayin' that music's for free
Take off your clothes and lie in the sun
Everybody's sayin' that music's for fun
          D. Crosby 1971

Il sito ufficiale di B. Williams

martedì 2 settembre 2014

BUDDHA NELLE DITA

"Welcome!...welcome to Fenway Park. Today's starter is Tim Wakefield, one of the two knuckleballer left in the Major Leagues". Anche l'Old Game accusa il pericolo di una razza in via di estinzione. Nessuno crede alla knuckleball, è un lancio buffo, un mediocre amico del pitcher, non si sa dove andrà a finire e quale traiettoria prenderà. L'unica cosa certa è che garantisce longevità al braccio. Nella carriera di un lanciatore ci sono alti e bassi, grandi performance e forti delusioni. Sono gli stessi effetti che produce la knuckleball. "Mi piace Lincecum, lancia forte e ha uno slider devastante". "Mi piace Strasburg, con la sua four seams da 97mph.". "Mi piace Chapman. La sua dritta fa scattare lo speedgun a oltre 100mph." Velocità, velocità, rotazione, più rotazione, è tutto quello che la gente vuole vedere. A nessuno interessa un freakkettone, un essere anticonvenzionale, in controtendenza che lancia una pallina a 77mph. Forza, potenza e velocità sono i requisiti necessari per essere competitivi nello sport odierno. Per un knucleballer invece non è così. Non è necessario possedere un fisico robusto. Bisogna essere pazienti, ma questa dote non calza perfettamente, è puro anacronismo. La richiesta di velocità, di connessione, di visibilità, la nomofobia, la no-mobile-connection, sono i mali che affliggono la maggior parte dei popoli della Terra. Al contrario, mentre il tempo passa e noi peggioriamo, la knuckleball migliora in ogni partita, di stagione in stagione, perchè più si invecchia e meglio si impara a conoscere quel tipo di lancio.

Joe e Phil Niekro
È buffo quanto ancora sia incomprensibile la knuckleball, a partire proprio dalla sua definizione. Al contrario di quello che vien da pensare, la knuckleball non si lancia con le nocche delle dita, anche se qualche lanciatore ha adottato questa tecnica. I maestri di questo tipo di lancio come C.Hough, T.Candiotti, Phil e Joe Niekro, T.Wakefield, J.Bouton e l'ultimo sopravvissuto R.Dickey, affermano che la vera knuckleball si lancia con la punta delle dita indice e medio. "Bisogna avere Buddha nelle dita", dice Dickey, "Perchè bisogna accarezzare la pallina senza stringerla, e rilasciarla dolcemente, come soffiare su un petalo di rosa". "We are just like artists, guitar players", sussurra Wakefield, "Non posso dimenticare il mio set di nail-care, perchè devo costantemente controllare le mie unghie, anche durante la partita". La storia del Baseball annovera non più di una 60ina di knuckleballers. Nel 1903, Lew Moren dei Pittsburgh Pirates, fu il primo in Major League a lanciare la palla che non ruota. Tuttavia Eddie Cicotte, lanciatore dei Chicago, uno dei protagonisti del Black Sox Scandal del 1919, è considerato l'inventore della knuckleball tanto da essere soprannominato Knuckles. Nap Rucker dei Brooklyn Dodgers, iniziò a lanciare la knuckleball nel 1907. Nel 1908 Ed Summer di Detroit adottò una variante della knuckleball che definì Dry Spitter, impugnando la pallina proprio con le nocche del dito indice e medio. Nel 1945 i Washington Senators usarono ben 4 knuckleballers e terminarono la stagione al secondo posto, con una partita di differenza nei confronti di Detroit. I catchers di Washington totalizzarono 40 palle mancate, più del doppio di qualsiasi altra squadra. Phil Niekro è l'unico ad aver vinto 300 partite.
Nessuno vuole fare un contratto ad un knuckleballer, nessuno si fida di un knuckleballer, a nessuno interessa un knuckleballer in squadra perchè tutti i giocatori del club, sorridendo e scherzando, lanciano una knuckleball come faceva Dave Parker quando si scaldava nel prato esterno. È divertente osservare la palla che non ruota, che danza nell'aria priva di una traiettoria. Essere un vero knuckleballer significa sopportare di essere considerato un giocoliere, uno in più con un misero contratto che scadrà a fine mese. È un alieno, un giocatore incerto, deve confrontarsi con la triste realtà che oggi c'è e domani no. Proprio come la palla che non ruota, sai da dove parte ma non sai dove andrà a finire. Non ha un ruolo, non è un lanciatore partente, un rilievo o un closer, semplicemente è parte del bullpen ed entrerà solo per sostituire un infortunato oppure per terminare una partita considerata persa. Wakefield ha dovuto attendere quasi 2 mesi per collezionare la sua 200esima vittoria in carriera. Dickey invece, dopo una brutto inizio di stagione è stato rispedito in Triplo-A. Se un fastball pitcher si trova in difficoltà, viene sostituito e sarà di nuovo in pedana fra qualche giorno. Per un knuckleballer, è la fine, verrà dimenticato e rimarrà in panchina per due o tre settimane, da solo, con la sua frustrazione e la certezza di essere abbandonato. "Just give him a chance", e lui farà vedere tutta la magia della palla che non ha rotazione, che fluttua nell'aria e che gioca con le leggi della fisica producendo una bizzarra traiettoria imprevedibile a tutti.
Tim Wakefield, nel Maggio del 2011 contro Toronto lanciò una ripresa in rilievo diventando il più vecchio giocatore di sempre a vestire una casacca dei Red Sox. Tim aveva 44 anni e 282 giorni. Wakefield è terzo in tutta la storia dei Boston con 186 vittorie dietro a R.Clemens e C.Young, entrambi con 192. È secondo all-time al Fenway Park con 97 vittorie, dietro a Clemens che ne ha 100. Tim Wakefield è primo all time con 3006 riprese lanciate con i Red Sox, è secondo con 2.000 Strikeout realizzati ed è primo con 430 Games Started.
Nel Febbraio 2012 gli offrirono un contratto in Minor League. Wakefield, con una cerimonia minimale decise di abbandonare l'attività lasciando Robert Allen "Tricky" Dickey, ora con Toronto, come l'unico lanciatore di knuckleball in Major League. Le lancette del tempo ruotano velocemente, gli speed-gun segnano con più frequenza la velocità con tre cifre. Questi processi sono inarrestabili, ma il knuckleballer ha il potere e l'abilità di rallentare questa pazza corsa. Dickey, 40 anni, è l'ultimo guerriero, un sopravvissuto che ha deciso di guardare il mondo dall'altra parte, senza rotazione. Ma la knuckleball non finirà perchè da qualche parte sulla Terra, ci sarà un bimbo fragile e poco atletico che farà due tiri con suo padre e scoprirà di possedere il talento di lanciare la palla che non ruota. Lui non lancerà forte perchè tutti gli altri lo fanno. Lui sa che, se farà quello che fanno tutti gli altri, diventerà come tutti gli altri e come un giovane monaco tibetano ascolterà i consigli dei grandi maestri per poter accarezzare quella damned ball that doesn't spin.
Un bellissimo film-documentario è uscito nel 2012 dal titolo "Knuckleball", dedicato proprio a Wakefield e Dickey. Nel film, oltre a quella dei due lanciatori, viene raccontata la storia di questo lancio che in molte occasioni ha beffato i più grandi battitori nella storia dell'Old Game. Qui, il trailer.

                                                        CITAZIONI

Charlie Lau: Ci sono due teorie per ricevere una knuckleball. Nessuna delle due funziona.
Dick Allen: Non mi preoccupo di battere una knuckleball. Vado a casa base, faccio i miei tre swings e ritorno in panchina.
C. Hough: La miglior situazione per un knuckleballer è lo stadio senza luci 
Pete Rose: Battere una knuckleball è il modo più miserabile per vivere
Ernie Banks: Ti distrugge il ritmo in battuta. È impossibile batterla
Rick Monday: Se giro la mazza, non ridete
Joe Mathis: Quel lancio è come un piranha. Ti morde
Todd Helton: Non voglio vedere più un knukcleballer
Ritchie Hebner: Battere una knuckleball è come mangiare la zuppa con la  forchetta
T.McCarver: Battere quella cosa è come prendere una farfalla con le pinzette
Jim Bouton: Per lanciare la knuckleball devi avere la mente di un buddista zen
W.Stargell: È come una farfalla col singhiozzo
Dave Clark: Per un knuckleballer 150 lanci non sono niente, a meno che non sei alla prima ripresa
Den Springer: Vivi e muori con quel lancio. Si spera di non morire troppo

lunedì 28 luglio 2014

I BASTARDI DEL BASEBALL

Bing Russell è stato un attore dei cosiddetti B-movie degli anni 50' e 60' la cui popolarità balzò sulle riviste specializzate perchè venne ucciso per ben 127 volte durante le riprese dei films western a Hollywood. Stanco di morire in continuazione, prese parte per 13 stagioni alla famosa serie "Bonanza" dove interpretò il ruolo di vice sceriffo. Da B-movie-actor, la popolarità di Bing Russell crebbe solida e duratura quando decise di fondare i Portland Mavericks, una squadra di baseball indipendente composta da giocatori senza speranza, vagabondi senza dimora, ubriaconi e pasticcioni ai quali cadeva il cappellino ogni volta che effettuavano il lancio di una pallina. Incredibilmente, i Mavericks ottennero un record di presenze allo stadio tanto da rappresentare una seria minaccia per le altre squadre nel campionato di Singolo A. Questa pepita dimenticata della storia sportiva del baseball, ora è stata portata alla luce in un documentario rumoroso, chiassoso, che ha scatenato tanti applausi al Festival di Sundance, la più accreditata rassegna cinematografica Indipendente che si svolge a Park City e a Ogden, Utah. The Battered Bastards of Baseball è un film-documentario diretto dai nipoti di Bing Russell, Chapman e MacLain Way, e da suo figlio, il famoso attore Hollywoodiano Kurt Russell. Il contributo di Kurt nella realizzazione di questa pellicola è stato rilevante in quanto fece parte della squadra durante la metà degli anni 70', periodo di massimo splendore dei Mavericks. "Il Baseball Indipendente", dice K. Russell, "in realtà non è così diverso dai films indipendenti". C'è una correlazione diretta tra i Mavericks e il Sundance Festival. Il business cinematografico non ha intenzione di finanziare o distribuire un film se non si è connessi ad una Major legata alle multinazionali che detengono gran parte del mercato. Fu proprio Robert Redford, acclamata star di Hollywood, che creò questa rassegna del cinema indipendente per dare l'opportunità a chiunque di poter recitare o dirigere un film. Questo è esattamente ciò che fece Bing Russell con il baseball indipendente, dando la possibilità a tutti di giocare. The Battered Bastards of Baseball è stato presentato come una storia del tipo Bad News Bears, altra famosa serie cinematografica. Il documentario mostra come Bing Russell organizza i try-out a Portland, Oregon, per reclutare  i giocatori da inserire nella squadra. Tutto questo avvenne dopo l'espulsione della città dal circuito professionale della MLB. Vietando ogni sorta di sponsorizzazione, Bing creò un gruppo composto per lo più da accaniti fumatori, bevitori di birra e tanto quanto potesse offrire il genere umano in termini di atteggiamento antisportivo, quei tipi di giocatori che un club professionistico avrebbe scartato all'istante. La mascotte della squadra fu un cane in perenne stato di eccitazione nell'inseguire la pallina in gioco, costringendo spesso l'arbitro a interrompere la partita. Inutile dire che i puristi, i perbenisti dell'Old Game, considerarono Bing Russell come un truffatore e i Mavericks come uno scherzo. Ma ecco il punto. I Mavericks si dimostrarono come un rifugio per diseredati ed esclusi dalla società, per bambini coraggiosi e vecchie stelle in decadenza col bisogno di redenzione. Il bat-boy della squadra, Todd Field, di soli 10 anni, diresse in seguito il film candidato all'Oscar In the Bedroom del 2001. Il suo lanciatore carismatico, Jim Bouton, che giocò in MLB con gli Yankees, i Braves e gli Astros, venne in seguito espulso dal circuito professionale per aver scritto Ball Four, un libro-diario che raccontava quello che succedeva all'interno delle squadre di baseball tra invidie, gelosie, storie di sesso e di droga. Il commissioner Bowie Kuhn obbligò Jim Bouton a firmare un esposto in cui si affermava che le storie narrate nel libro, erano solo una finzione. The Battered Bastards of Baseball, presentato il giorno 11 di Luglio 2014, ha catturato tanto entusiasmo al festival che ha scatenato una sorta di speculazione e già si parla di un rifacimento drammatico per le platee Hollywoodiane. Justin Lin, direttore di Fast and Furious è pronto per realizzare un vero e proprio film. In molti, però, potrebbero vedere questo gesto come un tradimento allo stesso spirito ribelle del film. Se Bing Russell non è mai stato disposto a vendere, perché i suoi nipoti lo dovrebbero fare?.

KURT RUSSELL

Kurt Russell è stato un giocatore di Minor League. Giocava seconda base ed era uno switch hitter. Venne segnalato dagli scouts degli Angels, Cardinals, Twins e Giants, ma le squadre erano indecise se fargli un contratto perchè Russell divideva il suo tempo con la recitazione. Ad esempio, nel 1971 non fu presente agli Spring Trainings dei Bend Rainbows, squadra di Singolo A degli Angels, perchè impegnato nelle riprese del film Now you see him, Now you don't (Spruzza Sparisci e Spara). Dopo i Rainbows, Kurt Russell fece parte della squadra degli Islanders di Washington, quindi passò ai Portland Mavericks e terminò la sua carriera con i Sun Kings, squadra di Doppio A di El Paso in Texas League. Durante un'azione di doppio gioco, Russell si scontrò col corridore riportando un grave infortunio alla spalla che lo costrinse ad abbandonare il baseball. In quel periodo la sua Media Battuta era di .563.

Kurt Russell
I films sono solo una parte della nostra vita. Il Baseball è l'esperienza completa. Probabilmente ho avuto quei momenti nella mia vita personale. Probabilmente l'ho sentito in quel modo anno dopo anno, e quando si trovano quei momenti, è meglio non farseli scappare perché ci sarà un giorno in cui si darà qualsiasi cosa per riaverli. Quindi, quando entrate in un campo da baseball, assicuratevi di guardare attorno a voi. Assimilate tutto, e sarete pronti per giocare.

domenica 9 febbraio 2014

SOUL OF THE GAME

Soul of the game. Il gioco dell'anima o l'anima del gioco?. Dove si pone il soggetto, e chi subisce l'azione?. Poco importa l'analisi logica, e poco importa il ruolo assegnato ad entrambe le parole. Esse stanno soffrendo, accusando un lieve ma costante deterioramento. Soul of the Game è l'ombra intagliata nel disco solare di un wind-up armonioso ed elegante come un tango argentino mentre l'astro regale si tuffa nelle acque del Great River. Soul of the Game è la sabermetrica che ti dice chi era più veloce tra W.Mays e M.Mantle, che analizza la bontà di un battitore e che, come fosse Nostradamus, profetizza sul numero di HR che farà K.Griffey Jr. l'anno successivo. È il Rotational Swing,  è l'Hands-Eye coordination, è lo Step and Stride ovvero: come allontanare un bimbo dal baseball. L'anima genuina del Gioco è Pete che dice "See the ball, hit the ball", è George, è Tony che parla: "Hitting is simple, hit the ball where the green color is", ovvero: come incantare un bimbo all'Old Game. MLB, Major League Baseball: "Dov'è finita la tua Soul of the Game?". Gli uffici sono pieni di persone, le tasche sempre più larghe. Bronson disse che voleva stare a Boston, gli piaceva e non gli interessava lo stipendio. Dal monte lanciava i suoi accordi rock e dopo una partita prendeva la chitarra in mano cantando: "Il diavolo ha rapito i miei sogni". MLB è trasformata diventando Major League Business. Soul of the Game è Rickey che telefona e dice: "Gioco anche gratis". Soul of the Game è Roberto: "Nobody does anything better than me in baseball", è Tyrus: "Voglio essere primo, voglio essere primo in ogni cosa", è Teddy: "If there was ever a man born to be a hitter, it was me". Soul of the Game è la menzogna religiosa della modestia e dell'umiltà, l'inganno necessario per non rivelare i propri limiti, le proprie incertezze. Soul of the Game è il rituale col quale si indossano gli stretches sopra i bianchi calzettoni sanitari, è l'aggiustarsi i pantaloni appena sotto il ginocchio e abbottonarsi la casacca ad eccezione dell'ultimo bottone in cima per mostrare i villosi pettorali come lastre di marmo. Soul of the Game si è addormentata indossando pantaloni come pigiama, o come gelatai, con rispetto parlando per questa dolce mansione, i caschetti protettivi per i lanciatori e le nuove palline ancora più compatte perchè Soul of the Game ha bisogno di un numero sempre più elevato di fuoricampi. Dov'è il significato di Soul of the Game?. Quello vero, come la parola Ubuntu, nome dato al Sistema Operativo open source, che nella lingua africana bantu significa "benevolenza verso il prossimo". Soul of the Game è il talent scout che riferisce della bontà di un giocatore con l'intelletto e col cuore senza l'uso di pistole radar, cronometri che si avviano, orologi che si fermano e statistiche al computer. È il try-out di un lanciatore, dalle dita callose e dalla forza di un trattore, in una fattoria dove razzolano le galline mentre l'impatto della pallina col guanto cattura l'attenzione delle mucche intente a ruminare paglia e fieno. È il delirio, oltre che mediatico anche cerebrale dell'esaltazione della stupidità, dove lo spreco e lo sperpero di carta e inchiostro servono solo a produrre distrazione di massa. Soul of the Game è avida e narcotizzante. Atei e cristiani, protestanti e musulmani, gelatai e barboni, rockettari e capelloni, riprendete la vostra Soul of the Game, abbandonate i riflettori, danzate sul vostro diamante e sul tappeto erboso del silenzio estivo. Voi siete ciò che siete in virtù di ciò che tutti siamo. Voi siete gli Dei mortali anche se talvolta i migliori non sono dove devono essere.

Ma c'è un Soul of the Game affascinante che, come spesso accade per le cose belle, passa inosservato. È un film girato per la televisione americana nel 1996. Racconta la storia della Negro League, in particolare il periodo a cavallo tra gli anni 30' e 40', quando l'idea di abbattere il muro della separazione e del razzismo venne valutata dai proprietari bianchi delle squadre di MLB. Branch Rickey portò avanti questo percorso che terminerà con l'ingresso di Jackie Robinson in Grande Lega nel 1947 con i Brooklyn Dodgers. Tra le stars Hollywoodiane figurano: Blair Underwood (Posse-La leggenda di Jessie Lee 1993, Deep Impact 1998,...) nel ruolo di Jackie Robinson. Delroy Lindo (Giochi di morte 1990, Malcom X 1992, Il Riscatto 1996, Le regole della casa del sidro 1999...) nel ruolo di Satchel Paige. Mykelti Williamson ( Free Willy 1993, Forrest Gump 1994, Alì 2001...) nel ruolo di Josh Gibson. Inoltre vi sono Harvey Williams nella parte del padre di Willie Mays, quest'ultimo interpretato da Isaiah Washington. C'è anche David Johnson nella parte di Roy Campanella (cast completo). Il film è interessante perchè mette in risalto un aspetto che per molti è rimasto oscuro. Paige e Gibson, le grandi superstars di quel periodo, fecero di tutto per guadagnarsi un posto in MLB generando una forte rivalità all'interno delle rispettive squadre, cercando in ogni modo, anche con la forza, di convincere Jackie Robinson che non ce l'avrebbe fatta ad arrivare nei Brooklyn Dodgers. Un bel film, impreziosito con alcuni video di repertorio, la cui trama si interseca con la vita di Josh Gibson e che culmina con un finale toccante e commovente. Da vedere, specialmente per risollevare il morale dopo il deludente film 42, troppo superficiale, così come Trouble with the curve di C.Eastwood, ben lontano dal magnetismo di Million Dollar Baby. Altre pellicole come Homerun e Season of Miracles sono decisamente fuori contesto.

C'è un altro film, molto, ma molto divertente dal titolo The Bingo Long Traveling All-Stars and Motor Kings del 1976. Sempre ambientato intorno agli anni 40', la pellicola racconta la storia di una squadra della negro league che viaggia attraverso gli Stati Uniti guadagnandosi da vivere giocando a baseball e facendo spettacolo. Tra le stars è presente un giovane James Earl Jones, lo stesso attore che interpreterà Thomas Mann nel film con Kevin Kostner L'Uomo dei Sogni del 1989. Oltre a J.E.Jones, nel ruolo di catcher della squadra, sono presenti Billy Dee Williams, Stan Shaw e Richard Pryor (cast completo). Anche in questo film, la trama ricalca in parte la vita di Josh Gibson, il Babe Ruth Nero, il potente catcher degli Homestead Grays, morto nel 1947 all'età di 35 anni, 3 mesi prima dell'ingresso in MLB di J.Robinson.

Soul of the Game è il film della vita dove l'universo del merito è una galassia che si allontana sempre di più nell'universo della materia oscura.

mercoledì 8 gennaio 2014

GESÙ È NEL LINE-UP

Ogni volta che il lanciatore dei Cardinals Michael Wacha esitava nel suo wind-up prima di effettuare il lancio, la voce del Fenway sembrava sorgere dalle travi d'acciaio dello stadio stesso, pulsante nelle orecchie in modalità stereo 5.1 Surround: "Waaa---cha, Waaa---cha". Come un vulcano emerso dagli abissi oceanici, il Fenway, dopo 95 anni, ha celebrato la vittoria proiettando lava e lapilli con un imponente rombo eruttivo. È il Veglio della Montagna**, colui che detiene le chiavi del paradiso, con tutte le gioie della vita, ma anche in grado di decretarne la morte. Era dal 1918 che il Verde Mostro non assisteva ad una vittoria. Ora il ciclo si è chiuso dissipando generazioni di angoscia perchè nel 2004 non era successo qui. Forse in un'altra città non sarebbe stato così importante, ma non a Boston, perchè Fenway è il focolare del New England. Uno striscione fuori dallo stadio annuncia: "Il campo più amato d'America". Forse lo è, o forse non lo è, ma il sentimento d'affetto è l'icona dell'intimo e del chiassoso come solo i New-Englanders sanno fare. Le celebrazioni della vittoria sono un richiamo all'antico, alle maree che si alzano lungo la litoranea della North Shore. È J. Lackey, l'indomito guerriero, che non vuole mai scendere dal monte perchè pensa che il numero di lanci è solo un inutile preziosismo mediatico e accademico e che ci fa rivivere le esaltanti prestazioni di altri guerrieri come W.Spahn, T.Seaver, S.Koufax, J.Palmer, J.Marichal, protagonisti di quei tempi in cui l'unico comandamento era: "Non scendo fino a quando non è finita". Azione, azione, dinamismo, gesto. Non inutili discorsi alla TV per dire ciò che non serve, ma l'azione diretta sul campo, il desiderio di raggiungere l'obiettivo. È Johnny Be Good Gomez. "Dannazione!, Johnny, non si gira così la mazza". Ma lui ha colpito. Johnny ce l'ha fatta perchè il suo cuore è immenso come l'universo. Ama tanto il baseball che non si perde una finale, anche se la sua squadra non sta giocando. Lui ha agito, ha corso sulle basi, si è tuffato in difesa. Johnny non ha parlato, Johnny non sa cos'è lo spread. Una squadra, come un popolo, deve agire e non lamentarsi o lucidarsi le scarpe per apparire. Johnny sa che il consumo emozionale renderà schiavi e porterà la sua squadra alla sconfitta. Tutto il team si è riunito, nessun eccesso di sensibilità perchè ciò rappresenterebbe un filtro per l'esito finale. Staccare la mente del tutto vuol dire anche tornare ad ascoltare, vedere e sentire in un modo completamente diverso. È stato l'inizio di una consapevolezza nuova che ha spianato la strada per vivere  qualcosa di fantastico. La vittoria delle World Series. "This is our fucking town. These are our fucking series". (D.Ortiz).

**Il Veglio della Montagna è il protagonista di una storia raccontata ne Il Milione di Marco Polo. La storia, diffusa non solo in Europa, racconta di un luogo protetto da un castello fra le montagne, in cui il capo (Ḥasan-i Ṣabbāḥ) aveva creato un paradiso terrestre con cibo e divertimenti come quelli descritti da Maometto, con vino, latte e miele. I giovani da lui selezionati provavano tutti i piaceri della vita. Da questo luogo i predestinati potevano entrare e uscire solo profondamente addormentati. Quando il Vecchio aveva bisogno di un assassino, faceva cadere in un sonno profondo un adepto tramite hashish (da cui il termine "assassini") oppure oppio e lo faceva svegliare fuori dal paradiso. Il malcapitato disperato e confuso, sarebbe potuto rientrare solo dopo aver portato a termine la propria missione.

                                                   BARBA E BAFFI

Barba e baffi hanno una sacra storia col baseball, molto intima. Nel Marzo del 1903 in Michigan, Benjamin e Mary Purnell, una coppia di predicatori, fondarono una comunità religiosa. Tale organizzazione crebbe nel tempo fino a diventare una vera città-stato con infrastrutture ed un tessuto sociale ben organizzato. Gli adepti, che da poche decine, diventarono migliaia, seguivano una dottrina di vita che si basava sui dogmi del Nuovo Testamento. Si dedicavano all'agricoltura, all'artigianato e seguivano il corso di evangelizzazione attraverso gli insegnamenti di B.Purnell. Per trovare sostentamento, la comunità commerciava i loro prodotti con le vicine città del Michican fino a diventarne un punto di riferimento che portò le vendite oltre i confini dello stato generando benessere e ricchezza alla comunità. In questo modo, Benjamin Purnell ebbe l'opportunità di ampliare il suo processo di conversione religiosa. Nel 1913 decise di creare una squadra di baseball convinto che tale pratica fosse un ottimo supporto per aggiungere disciplina e correttezza, lealtà e carattere alla sua crescente comunità. Avere una squadra di baseball pronta per viaggiare non era solo un fatto sportivo, ma avrebbe esteso ancor di più il percorso di evangelizzazione di B.Purnell. The House of David fu la prima squadra di baseball i cui giocatori, come del resto tutta la comunità, donne comprese, seguirono la regola di non radersi e di non tagliarsi i capelli per poter assomigliare a Gesù Cristo. Inutile dirlo che questo aspetto generò un notevole interesse ed in breve tempo The House of David rappresentò il titolo principale di tante prime pagine dei giornali.

                                        THE HOUSE OF DAVID TEAM

B.Purnell investì molto per la creazione di una squadra di baseball competitiva. La scuola, all'interno della comunità, formò atleti-discepoli di grande talento in grado di competere a livello dei clubs professionistici. Durante i viaggi, the House of David Team, trovò enorme sostegno e simpatia presso tifosi ed appassionati, tutti ad osservare questi talentuosi atleti dai lunghi capelli.  Approfittando di questo entusiasmo, fu facile per Benjamin Purnell avvicinare tante anime peccatrici al suo percorso spirituale. Ad alcuni apostoli-giocatori venne offerto un contratto per gareggiare in MLB, ma  Walter "Dutch" Faust, Dwight "Zeke" Baushke, Jesse Lee "Doc" Tally, David Harrison, Paul Mooney, Percy Walker, John Tucker, George "Andy" Anderson, Austin "Tex" Williams, and Frank Wyland rifiutarono perchè era contro la loro religione. Grover Cleveland Alexander e Babe Ruth fecero delle apparizioni con la squadra corredati di barba e capelli finti. Fu vita breve per i due Hall of Famers che vennero allontanati a causa della loro indisciplina e inclinazione verso l'alcool. Satchel Paige e i Kansas City Monarchs li chiamavano I Ragazzi di Gesù. The House of David Team viaggiò negli Stati Uniti per oltre tre decenni diventando una sorta di leggenda, un miracolo sportivo da non perdere. Jesse Lee "Doc" Tally creò il famoso peppergame che diventerà un icona di destrezza e abilità con la pallina da baseball. Pepper Martin, St.Louis Cardinals, si cimentò in questo trick da giocoliere rendendolo famoso negli stadi di MLB. 
The House of David fu tra le prime squadre a giocare di sera con l'illuminazione e nei loro peregrinaggi coast to coast affrontarono anche tre partite in un giorno. Famoso è l'incontro del 12 Settembre 1933 allo Sportman's Park di Stl.Louis. Così è stato scritto sul St.Louis-Post del tempo: "George Anderson e the House of David Ball Club sono in città e hanno gareggiato contro Dizzy Dean e l'orgoglio di St.Louis, in cui Jackie Mitchell, è l'unica ragazza al mondo che gioca a baseball come professionista. I Nomadi Israeliti con le loro barbe hanno conquistato i Cardinals di Leo Durocher per 8-6, ieri sera allo Sportman's Park". Tra i dogmi imposti dalla comunità, oltre al divieto di non fumare e bere, ve ne fu uno un pò particolare: quello di lavarsi ogni quattro giorni. Va ricordato che la Squadra di Gesù condivise il pullman insieme alle squadre della Negro Leagues e, se gli spogliatoi erano un privilegio delle MLB, un pietoso pensiero lo rivolgo al povero autista che certamente, sorretto dalla misericordia divina, avrebbe guidato con i finestrini abbassati anche sotto una tempesta!. Battuta di spirito a parte, la fine di questa squadra è incerta. Si sa che the House of David Team viaggiò e giocò fino agli anni 50'. Tuttavia la loro attività religiosa non si fermò, anzi proseguì delineando quella che è tutt'ora un'intricata rete di percorsi spirituali che caratterizzano la società americana. Battisti, Metodisti, Protestanti, Vangelisti, sono solo alcune delle correnti religiose in piena attività.