Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

martedì 28 maggio 2013

BAD TO THE BONE 1

Una volta presi una pallina in zona foul, più o meno, nell'autunno del 1958 al Wrigley di Chicago. Ero seduto nelle prime file sopra il dugout sul lato della terza base. Come un proiettile, la pallina passò sopra la mia testa, e colpì il seno sinistro di una donna seduta qualche fila indietro. Un secondo dopo, la pallina rotolò sotto il mio sedile come se avesse appena terminato un viaggio attraverso l'interno di un campo da golf. Mi chinai e la raccolsi. Euforico, alzai il braccio girandomi a destra e a sinistra mostrando con orgoglio il prezioso trofeo. Poi vidi la donna dietro di me. Una piccola folla di persone care e sconosciute erano rannicchiate intorno a lei. Allora decisi che, da gentiluomo, l'unica cosa da fare era quella di dare la pallina alla sfortunata signora. Aspettai un momento, fino a quando lei si rialzò trasformando la sua smorfia di dolore in un sorriso. Il tipico gioco del baseball spedisce da 30 a 40 di questi proiettili in tribuna, alcuni dei quali come razzi, sfrecciano a oltre100 miglia all'ora. Fu una bella serata per il baseball a Chicago, e così, per cinque o sei inning, anche se i foul-balls vennero raccolti e intascati dai tifosi intorno a me, decisi di rilassarmi e mi  abbandonai ai caldi pensieri che il National Pastime ispira. Anche allora, non mi è mai passato per la mente che il baseball a volte può essere letale.

Death at the Ballpark: A Comprehensive Study of Game-Related Fatalities 1862-2007, è un libro scritto da due prestigiosi storici del baseball americano dove vengono elencati giocatori, uomini, donne e bambini che fatalmente persero la vita giocando o guardando una partita di baseball. Robert Gorman e David Weeks intrapresero una capillare ricerca durata 8 anni consultando biblioteche e archivi dei giornali locali. Le morti accertate e documentate nel libro sono 850, ma i due concordano che il numero è maggiore considerando che i fatti di cronaca del giornalismo di fine 800 e inizio 900 non furono così autorevoli e dettagliati come quelli odierni. Infatti, già ai tempi della Guerra Civile i giocatori-soldato trovarono la morte durante una partita di baseball. Il libro esalta la componente casuale di tutta una serie di incidenti il cui epilogo, tragico e assurdo, denota come il destino certe volte prende il sopravvento sulle nostre vite, fatalmente appese ad un filo di seta. In stile propriamente detto NOIR, Patrick Mc Tavey, 38 anni, stava arbitrando a casa base durante una partita che si svolse a Long Island, NY, il 26 Settembre del 1927. La partita terminò con una chiamata Save! dell'arbitro. Quella fu l'ultima decisione del povero Mc Tavey, che subì l'aggressione di T.Carroll, un giocatore contrariato da quella chiamata arbitrale. Carroll sferrò un pugno in faccia all'umpire che cadde a terra privo di sensi. Portato in ospedale, morì poco dopo perchè la mandibola aveva bucato il cervello. In 150 anni di baseball, solo un tifoso morì a causa di una pallina sprizzata in foul. Alan Fish, 14 anni di Los Angeles, venne colpito da un foul-ball alla testa e morì sul colpo. Il battitore fu il pinch-hitter Manny Mota, il cui nipote 14 anni più tardi, coincidenza con l'età di Alan Fish?, morì mentre giocava interbase, colpito da un fulmine proprio nel momento in cui l'arbitro decise di sospendere la partita. Il 17 Agosto del 1957, Ritchie Ashburn dei Phillies, con un foul-ball colpì la spettatrice Alice Roth fratturandole il naso. Durante il trasporto verso l'ambulanza, Ashburn ottenne un altro foul-ball che incredibilmente colpì ancora la sfortunata Alice che era stesa sulla barella, la quale, oltre al naso, si ritrovò anche col ginocchio fratturato. Una notte di Luglio in un cortile a Houston nel 1950, un bimbo di 7 anni chiese al papà se poteva fare l'ultimo lancio prima di rientrare in casa. Il padre disse OK. Il figlio lanciò la pallina. Il padre con uno swing la battè e colpì in pieno petto il figlio, sopra il cuore. Il bimbo morì ancor prima di arrivare in ospedale. Nel 1902, un interbase dilettante venne colpito alla gola da un brutto rimbalzo della pallina. Con un ultimo sforzo riuscì ad effettuare il rilancio verso la prima base per l'eliminazione. Subito dopo cadde a terra soffocato. Nel 1909, nell'Indiana League, un terza base eliminò per toccata il corridore avversario mentre stava scivolando di testa. In piena velocità, la testa del corridore andò a sbattere contro l'addome del difensore che morì il giorno dopo all'ospedale per un'emorragia all'intestino. 12 Aprile 1909, Opening Day al rinnovato Shibe Park, 7ima ripresa, il catcher degli Athletics di Connie Mack, Doc Powers, corse dietro al piatto di casa base per prendere al volo una pallina sprizzata in zona foul. Nel disperato tentativo andò a sbattere violentemente contro il muretto. Portò a termine la partita, ma più tardi nello spogliatoio Doc cadde a terra, e non si rialzò più. Anche per lui i medici diagnosticarono un'emorragia interna. Questi sono solo alcuni esempi per introdurre quella che fu la più drammatica vicenda, tutt'ora unica, dell'unico giocatore di Major League morto in seguito ad un lancio. I due players coinvolti furono Ray Chapman, Cleveland, e Carl Mays (Yankees). Il 16 Agosto del 1920 durante una partita di Regular Season tra Cleveland e Yankees, un lancio di Mays colpì Chapman alla testa, e fu tragedia. Ancora oggi ci si chiede se tutto questo si poteva evitare.
                                           TO BE CONTINUED