Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

martedì 28 maggio 2013

BAD TO THE BONE 1

Una volta presi una pallina in zona foul, più o meno, nell'autunno del 1958 al Wrigley di Chicago. Ero seduto nelle prime file sopra il dugout sul lato della terza base. Come un proiettile, la pallina passò sopra la mia testa, e colpì il seno sinistro di una donna seduta qualche fila indietro. Un secondo dopo, la pallina rotolò sotto il mio sedile come se avesse appena terminato un viaggio attraverso l'interno di un campo da golf. Mi chinai e la raccolsi. Euforico, alzai il braccio girandomi a destra e a sinistra mostrando con orgoglio il prezioso trofeo. Poi vidi la donna dietro di me. Una piccola folla di persone care e sconosciute erano rannicchiate intorno a lei. Allora decisi che, da gentiluomo, l'unica cosa da fare era quella di dare la pallina alla sfortunata signora. Aspettai un momento, fino a quando lei si rialzò trasformando la sua smorfia di dolore in un sorriso. Il tipico gioco del baseball spedisce da 30 a 40 di questi proiettili in tribuna, alcuni dei quali come razzi, sfrecciano a oltre100 miglia all'ora. Fu una bella serata per il baseball a Chicago, e così, per cinque o sei inning, anche se i foul-balls vennero raccolti e intascati dai tifosi intorno a me, decisi di rilassarmi e mi  abbandonai ai caldi pensieri che il National Pastime ispira. Anche allora, non mi è mai passato per la mente che il baseball a volte può essere letale.

Death at the Ballpark: A Comprehensive Study of Game-Related Fatalities 1862-2007, è un libro scritto da due prestigiosi storici del baseball americano dove vengono elencati giocatori, uomini, donne e bambini che fatalmente persero la vita giocando o guardando una partita di baseball. Robert Gorman e David Weeks intrapresero una capillare ricerca durata 8 anni consultando biblioteche e archivi dei giornali locali. Le morti accertate e documentate nel libro sono 850, ma i due concordano che il numero è maggiore considerando che i fatti di cronaca del giornalismo di fine 800 e inizio 900 non furono così autorevoli e dettagliati come quelli odierni. Infatti, già ai tempi della Guerra Civile i giocatori-soldato trovarono la morte durante una partita di baseball. Il libro esalta la componente casuale di tutta una serie di incidenti il cui epilogo, tragico e assurdo, denota come il destino certe volte prende il sopravvento sulle nostre vite, fatalmente appese ad un filo di seta. In stile propriamente detto NOIR, Patrick Mc Tavey, 38 anni, stava arbitrando a casa base durante una partita che si svolse a Long Island, NY, il 26 Settembre del 1927. La partita terminò con una chiamata Save! dell'arbitro. Quella fu l'ultima decisione del povero Mc Tavey, che subì l'aggressione di T.Carroll, un giocatore contrariato da quella chiamata arbitrale. Carroll sferrò un pugno in faccia all'umpire che cadde a terra privo di sensi. Portato in ospedale, morì poco dopo perchè la mandibola aveva bucato il cervello. In 150 anni di baseball, solo un tifoso morì a causa di una pallina sprizzata in foul. Alan Fish, 14 anni di Los Angeles, venne colpito da un foul-ball alla testa e morì sul colpo. Il battitore fu il pinch-hitter Manny Mota, il cui nipote 14 anni più tardi, coincidenza con l'età di Alan Fish?, morì mentre giocava interbase, colpito da un fulmine proprio nel momento in cui l'arbitro decise di sospendere la partita. Il 17 Agosto del 1957, Ritchie Ashburn dei Phillies, con un foul-ball colpì la spettatrice Alice Roth fratturandole il naso. Durante il trasporto verso l'ambulanza, Ashburn ottenne un altro foul-ball che incredibilmente colpì ancora la sfortunata Alice che era stesa sulla barella, la quale, oltre al naso, si ritrovò anche col ginocchio fratturato. Una notte di Luglio in un cortile a Houston nel 1950, un bimbo di 7 anni chiese al papà se poteva fare l'ultimo lancio prima di rientrare in casa. Il padre disse OK. Il figlio lanciò la pallina. Il padre con uno swing la battè e colpì in pieno petto il figlio, sopra il cuore. Il bimbo morì ancor prima di arrivare in ospedale. Nel 1902, un interbase dilettante venne colpito alla gola da un brutto rimbalzo della pallina. Con un ultimo sforzo riuscì ad effettuare il rilancio verso la prima base per l'eliminazione. Subito dopo cadde a terra soffocato. Nel 1909, nell'Indiana League, un terza base eliminò per toccata il corridore avversario mentre stava scivolando di testa. In piena velocità, la testa del corridore andò a sbattere contro l'addome del difensore che morì il giorno dopo all'ospedale per un'emorragia all'intestino. 12 Aprile 1909, Opening Day al rinnovato Shibe Park, 7ima ripresa, il catcher degli Athletics di Connie Mack, Doc Powers, corse dietro al piatto di casa base per prendere al volo una pallina sprizzata in zona foul. Nel disperato tentativo andò a sbattere violentemente contro il muretto. Portò a termine la partita, ma più tardi nello spogliatoio Doc cadde a terra, e non si rialzò più. Anche per lui i medici diagnosticarono un'emorragia interna. Questi sono solo alcuni esempi per introdurre quella che fu la più drammatica vicenda, tutt'ora unica, dell'unico giocatore di Major League morto in seguito ad un lancio. I due players coinvolti furono Ray Chapman, Cleveland, e Carl Mays (Yankees). Il 16 Agosto del 1920 durante una partita di Regular Season tra Cleveland e Yankees, un lancio di Mays colpì Chapman alla testa, e fu tragedia. Ancora oggi ci si chiede se tutto questo si poteva evitare.
                                           TO BE CONTINUED

lunedì 27 maggio 2013

BAD TO THE BONE 2

Il Passatempo Nazionale. Il gioco che noi conosciamo come il Baseball, ha sempre avuto una costante. Un lanciatore prende una palla, e con le buone o con le cattive, la lancia ad un battitore avversario. In media tra i 200 e 250 lanci vengono effettuati in ogni partita. Il che vorrebbe dire, circa un quarto di milione di lanci nel corso di una stagione. E se si vuole essere un vero capo delle statistiche, probabilmente più di 50 milioni di palline sono state lanciate dalla fondazione della National League nel 1876. Se poi si contano anche quelli della National Association dal 1871-1875, il conteggio è incalcolabile
Allora, perché nel corso di tutti questi anni solo un Major League Player è stato ucciso da una pallina lanciata?. L'idea è che le condizioni dovevano essere quelle giuste. Il teatro per ospitare una tragedia del genere era stato perfettamente allestito. Fu inevitabile?, oppure le stelle si trovarono nel giusto (o sbagliato) allineamento astrale?.
Gli appassionati sanno che prima del 1920, il baseball si giocava in un'epoca chiamata Dead ball Era. Furono decenni in cui il lanciatore godeva di un certo vantaggio rispetto al battitore. La maggior parte delle partite iniziavano e finivano con la stessa pallina, a meno che, non fosse stata battuta fuori dallo stadio per un home run. Anche le palline che terminavano sulle tribune, venivano restituite e usate per continuare la gara. Una pallina doveva essere letteralmente a brandelli per far si che l'arbitro ne tirasse fuori una nuova. Verso la metà di una partita la pallina assumeva,per così dire, un look nero, diventava morbida e ovalizzata e di conseguenza incontrollabile per cui era molto più facile che il lancio arrivasse alle costole del battitore. Col termine beanings si indica la tattica e la strategia del lanciatore che volontariamente effettua il lancio vicino al corpo del battitore per distrarlo, innervosirlo o fargli perdere l'equilibrio. Tale strategia era molto usata in quel periodo,a dire il vero anche tuttora, forse in minor misura, per cui un lancio-rasatura era parte integrante del gioco. A rendere ancor più dura la vita dei battitori, va detto che le palline di quel tempo venivano arrotolate in modo grossolano dai produttori. Fu l'epoca dei grandi lanciatori come Young, Mathewson, Johnson, Plank, Alexander, Brown, Waddell. Un altro svantaggio dei battitori era rappresentato dal fatto che spesso i lanciatori si affidavano ai lanci illegali. Oggi non è più concesso, ma in quel periodo i pitchers usavano una qualsiasi sostanza che, applicata sulla pallina, ne alterava la traiettoria. Ad esempio, ci sputavano sopra, la graffiavano con una lametta o col taglierino, la strisciavano contro la pedana o la carta vetrata e la ricoprivano di terra per renderla più scura. In un'intervista Frank Baker disse: "Ricordo di aver fatto 9 HR in un anno, poi 8 e 11 negli anni successivi e mi sopannominarono Home Run. Beh!, sapete, abbiamo giocato nella Dead ball Era. Non abbiamo giocato con la pallina che avete oggi. Non abbiamo avuto neanche la pallina bianca da colpire, avevamo una pallina nera. È diverso colpire quella nera in una sera buia piuttosto che colpire una pallina bianca. E c'era la spit-ball, la emory-ball e tanti tipi di lanci che oggi non si usano più".
Nel mese di Aprile del 1917, gli Stati Uniti entrarono nella Prima Guerra Mondiale. Come per tutte le guerre, la richiesta di materiale di prima scelta è fondamentale. Anche il baseball dovette cedere a questa esigenza. Il filo, composto da materiale di prima scelta che veniva utilizzato per avvolgere le palline, fu messo a disposizione del settore militare. I produttori di base-balls allora usarono un filo di qualità inferiore e per mantenere gli standards riguardanti la rotondità, la pesantezza e la compattezza delle palline, cambiarono i parametri delle macchine arrotolatrici. Essendo il filo meno qualitativo, le macchine vennero impostate ad una tensione di avvolgimento maggiore. Qui, comincia a diventare interessante. La Grande Guerra terminò l'11 novembre 1918, ma il flusso di materie prime di alta qualità nel settore privato, rappresentò un lento processo e il materiale non fu reso disponibile per la stagione 1919. Quando finalmente, il filato di prima scelta venne nuovamente introdotto, i produttori realizzarono le palline mantenendo la stessa tensione di avvolgimento che avevano usato per le palline con il filato di qualità inferiore. Il risultato fu una pallina più leggera e compatta, quella che presumibilmente si avvicina agli standards moderni. Il motivo, secondo il quale nessuno decise di tornare alle vecchie impostazioni della macchina arrotolatrice, rimane ancora un mistero. Ma quando la nuova pallina venne mostrata alla fine della stagione del 1919, molti lanciatori si innervosirono e pensarono: "È finita la pacchia!". Cy Young commentò: "Quando vidi per la prima volta quella pallina fui felice di essere già in pensione".
Grandi cambiamenti avvennero all'interno delle regole del gioco. Il 10 dicembre 1919 la National League votò a favore del divieto di utilizzare la spit-ball e in seguito, il 9 Febbraio, la commissione per il regolamento vietò l'uso di tutte le sostanze estranee che avrebbero potuto alterare lo stato fisico e la traiettoria della pallina. L'American League invece autorizzò le squadre ad avere solo 2 lanciatori di spit-ball. Questi cambiamenti, in aggiunta al fatto che i battitori non avevano il casco protettivo, furono un pò come la giusta miscela esplosiva che culminerà con il fatale incidente. A quel punto, l'unica risorsa a disposizione dei lanciatori era quella di mantenere la strategia dei lanci vicino al corpo, i brush-back-pitches e i lanci-rasatura, quello che metaforicamente, in gergo americano si dice "keep the batter honest".
                                            THE CONTENDERS
Carl Mays era un talentuoso lanciatore destro approdato in Major League con i Boston Red Sox nel 1915. Presto si fece notare per le sue qualità di pitcher vincente. Era un sinkerballer sottomarino e, talvolta, per come impugnava la pallina, strisciava le nocche della mano sulla terra prima di effettuare il lancio. Aveva l'abitudine di affrontare i battitori bersagliandoli vicino al corpo, nella zona interna dell'area dello strike risultando tra i leaders quando si trattava di colpire l'avversario. Dicono di lui che era un burbero attaccabrighe, un individuo meschino che aveva pochi amici. Nato a Liberty, Kentucky il 4 aprile 1891, era figlio di un pastore metodista. Carl Mays crebbe sotto una rigida educazione, che lo portò al rifiuto di giocare, come Mathewson, nei giorni di Domenica. Nel luglio del 1919, venne ceduto agli Yankees perché convinto che i giocatori dei Red Sox non lo sorreggevano adeguatamente durante le partite. Quando iniziò la stagione del 1920, lui e Bob Shawkey furono considerati i migliori lanciatori della squadra degli Yankees allenata da Miller Huggins. Ray "Chappie" Chapman nacque a Beaver Dam, Kentucky il 15 gennaio 1891. Debuttò in Major League nel 1912 con i Cleveland. Era un grande interbase, rapido negli spostamenti laterali ed eccezionale nel "girare il doppio gioco". Fu anche un buon corridore, veloce nel diamante, come attestano le sue 52 basi rubate nel 1917 ed era anche un discreto battitore. La sua media-battuta-vita è di .278. Chapman fu uno dei giocatori di baseball più popolari e ben voluti. Un favorito da molti tifosi, aveva amici in ogni città dell'American League. A differenza di Mays, fu anche ben voluto dai giocatori avversari, in particolare da Babe Ruth e Ty Cobb. (Ruth lo chiamava "quel piccolo moscerino"). Chapman era una persona di buon animo, disponibile e sempre di buon umore. Un vero gentiluomo del Sud. Prima della stagione del 1920, sposò Kathleen Daly, la figlia di un ricco uomo d'affari di Cleveland. Ray aveva progettato di ritirarsi alla fine del campionato per dedicarsi agli affari e per crescere una famiglia. Fu uno dei leader riconosciuti dei Cleveland Indians.
                                                  PRELUDE
La stagione 1920, nella American League, fu una competizione a tre corsie tra i White Sox, gli Yankees e i Cleveland. I New York Yankees, con l'acquisto di Babe Ruth, passarono al vertice come la squadra più titolata per la vittoria finale. Tuttavia furono proprio i Cleveland a vincere le loro prime World Series contro gli allora Brooklyn Robins, che nel 1930 diventeranno Brooklyn Dodgers. A causa di un infortunio, Ruth iniziò la stagione non in perfetta forma e realizzò il suo primo HR nel giorno 1 di Maggio. Da quel momento, il Bambino si arrabbiò, e colpì 12 homers nello stesso mese, 12 in Giugno e 13 nel mese di Luglio. Carl Mays, Bob Shawkey e lo spit-baller Jack Quinn guidarono le vittorie degli Yankees. A causa della morte di sua moglie Ottalee, prima dell'inizio del campionato, Frank "Home Run" Baker rimase a casa per prendersi cura delle sue due figlie. Questo fatto lasciò un grosso buco nel line-up di New York. Cleveland invece si affidò ad un ottimo gruppo di lanciatori guidato dal futuro Hall of Famer Stan Coveleski, che vinse la graduatoria degli strikeouts. L'attacco poteva contare sul fantastico Tris "The Grey Eagle" Speaker. I Cleveland del 1920 erano ben attrezzati anche nel reparto difensivo con Chapman interbase, Bill Wambsganss in seconda, Larry Gardner in terza e Steve O'Neil dietro il piatto. Elmer Smith a destra, Charlie Jamieson a sinistra e Tris Speaker al centro. Delle tre squadre in gara per il titolo, Chicago sembrò avere il vantaggio. Scandalo del 1919 a parte, i Sox erano una grande squadra di veterani. Avevano anche il gruppo di lanciatori migliore di tutte le squadre con ben 4 di loro che collezionarono 20 e più vittorie a testa. Bisogna arrivare ai Baltimore Orioles del 1971 per vedere un'altra squadra con 4 lanciatori con almeno 20 vittorie stagionali. E fu così, che il tragico destino non mancò all'appuntamento. Il palcoscenico era pronto e gli Indians, a metà Agosto si prepararono all'assalto di New York per una serie di partite cruciali al Polo Grounds.
                                     THE GAME MURDERER
Mays non aveva iniziato bene la stagione, ma si era ripreso ed era in forma. Il motivo fu un incidente avvenuto durante gli Spring Trainings. Chick Fewester, unico amico in squadra di Mays, venne colpito alla testa da un lancio di  J.Pfeffer dei Dodgers. Fewster rimase immobile a terra per diversi minuti. Quando finalmente si riprese, non ricordò nulla di quello che gli era successo. Non fu in grado di parlare per un mese e trascorse tutto quel tempo su una sedia a rotelle. Mays rimase colpito da quella vicenda e per metà stagione non riuscì ad essere il lanciatore vincente che tutti volevano vedere. Però sapeva, che per essere efficace dal monte, doveva lanciare dentro, interno, vicino ai battitori. Mays, disse una volta: "Se un battitore si avvicina troppo al piatto di casa base, rischia di essere colpito". Questa frase diventò quasi un comandamento per Mays che arrivò al momento giusto perchè gli Yankees avevano bisogno delle sue vittorie. Mays non fu nemmeno estraneo ad ogni sorta di polemica. Quando esordì con i Red Sox, ebbe un violento confronto con Ty Cobb. 16 settembre 1915, Fenway Park. Mays lanciò alla testa di Cobb ad ogni turno di battuta. All'8° inning, Ty rispose alla provocazione tirando la mazza contro Mays. "Figlio di una cagna", disse il Georgiano. Terminata la rissa, Cobb rientrò nel box di battuta. Nessuno venne espulso e, in seguito, Mays lo colpì sul polso. I Tigers vinsero quella partita 6-1 con Cobb autore dell'ultimo eliminato.

C-Mays---R.Chapman
                                                      FINAL ACT
Lunedì 16 Agosto 1920. Una tipica giornata estiva e afosa a New York. Gli Yankees e gli Indians si prepararono allo scontro al Polo Grounds di Manhattan. Entrambe le squadre avevano un disperato bisogno di vittoria. La precedente pioggia e l'elevata umidità avevano creato delle pozze d'acqua ai lati del campo e il prato dello stadio si presentava anch'esso bagnato. I lanciatori iniziali furono Stan Coveleski per Cleveland e Carl Mays per gli Yankees. Quest'ultimo voleva raggiungere la vittoria N°100 in carriera. Ad aiutarlo in questo traguardo c'era il suo compagno di squadra, il catcher Muddy Ruel mentre l'arbitro Tommy Connolly era pronto per il Play Ball. Sulle tribune si affollarono circa 22.000 tifosi. Gli Indians aprirono le marcature al secondo inning con un fuoricampo a sinistra del catcher Steve O'Neil. Gli Yankees dall'altra parte faticarono parecchio contro lo spit-baller Coveleski. Nel 4° inning Cleveland realizzò altri due punti, uno su errore del catcher Ruel e l'altro su una volata di sacrificio di Coveleski. Iniziò così il quinto e tragico inning con Chapman alla battuta. Era a 0 su 1 con un bunt di sacrificio al primo inning, ed un out al volo dal prima base di New York, Wally Pipp. La posizione accovacciata di Chapman alla battuta, era una di quelle che davano fastidio proprio a Mays. Il conteggio era di un ball ed uno strike quando Mays esplose con un lancio alto e interno. La pallina sfrecciò direttamente verso la testa del battitore che non fece in tempo a spostarsi. Chapman venne colpito da quella saetta sul lato sinistro della testa appena sopra l'orecchio. Quel colpo diede l'impressione che la pallina avesse colpito la mazza. Infatti rotolò verso il monte di lancio, Mays la raccolse e la tirò al prima base per completare l'eliminazione. Chapman, fece due passi barcollando poi si chinò a terra. L'arbitro Connolly vide il sangue scorrere fuori dall'orecchio destro dell'interbase di Cleveland ed iniziò ad urlare per avere subito un medico in campo. Tris Speaker, che era il battitore successivo, corse al fianco del suo amico come fece tutta la squadra di Cleveland e una buona maggioranza dei giocatori degli Yankees. Per tutto il tempo, Mays rimase sul monte di lancio. Chappie era cosciente, ma instabile. Cercò di parlare, ma non riuscì ad emettere alcun suono dalla sua bocca. Volle in tutti i modi dirigersi con le sue gambe verso gli spogliatoi che, al Polo Grounds, si trovavano dietro la zona dell'esterno centro. Una lunga camminata per l'infortunato Chapman il quale, appena passato la seconda base, crollò a terra e venne trasportato a braccia negli spogliatoi. Le condizioni furono critiche e Chapman, ormai sull'ambulanza, riuscì a parlare in modo confuso: "Sto bene...dite a Mays di non preoccuparsi", e aggiunse, "l'anello...l'anello di Katie", riferito alla sua fede nuziale. Il trainer recuperò l'anello e lo posò nelle mani dell'interbase di Cleveland. Tutti i presenti ebbero la breve sensazione che Chappie avesse trovato un pò di conforto. Ma dopo pochi secondi cadde in coma. Nel frattempo, la partita venne ripresa. Mays chiese all'arbitro una nuova pallina. Tris Speaker era pronto per andare a battere. New York continuò a lottare contro Coveleski realizzando 3 punti alla nona ripresa, ma non bastarono per ribaltare le sorti della partita. Cleveland vinse per 4-3. Chapman nel frattempo venne ricoverato all'ospedale San Lorenzo di Manhattan. Le sue condizioni continuarono a peggiorare. Tris Speaker parlò al telefono con Katie per informarla dell'incidente. Lei salì sul primo treno per New York. Verso le 22:00, il dottore T.M.Merrigan decise che era giunto il momento per eseguire un intervento chirurgico. L'operazione iniziò alla mezzanotte e 30 e durò poco più di un'ora. Un pezzo d'osso della parte sinistra di 3cm., venne rimosso dal cranio di Chapman. I medici scoprirono che il player di Cleveland aveva ferite da entrambi i lati del cervello, c'era anche una sacca di coagulo e i seni paranasali severamente danneggiati. La prospettiva non era buona. I compagni di squadra e molti giocatori degli Yankees attesero all'esterno dell'ospedale e tornarono alle loro camere d'albergo con una promessa di speranza, perché avevano ricevuto la notizia che il respiro e il polso di Chapman erano migliorati. Purtroppo non fu così. Le condizioni di salute precipitarono verso le 3:00 e il respiro di Raymond Johnson Chapman terminò per sempre alle 04:40 del 17 agosto 1920. Aveva solo 31 anni. Sua moglie arrivò a New York alle 10 di quella mattina. Fu accolta alla stazione da un sacerdote di Philadelphia, amico di Chapman. Da lì si recarono all'Ansonia Hotel, dove Tris Speaker li stava aspettando (l'Ansonia Hotel fu lo stesso albergo da dove partirono le trame oscure dello Scandalo delle World Series dell'anno precedente, il 1919). Quando Katie ricevette la notizia cadde a terra priva di sensi. Katie Chapman era anche incinta e le preoccupazioni aumentarono per il suo stato.
                                               THE DAY AFTER
La mattina seguente, Mays venne convocato presso l'ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan. Visibilmente sconvolto, rispose alle varie domande negando ogni accenno di volontarietà di quel lancio. Il procuratore distrettuale dopo aver ascoltato il racconto del pitcher di NY ritenne che non vi fu nessuna intenzionalità nel suo gesto e lo lasciò andare. "Porterò questo peso per tutta la mia vita", dirà in seguito Mays. La partita in programma per il 17 venne annullata e il corpo di Chapman fu riportato a Cleveland per la sepoltura. In tutti gli stadi di Major League la Bandiera venne issata a mezzasta per onorarne la tragica scomparsa. Durante il rituale funebre, Tris Speaker cadde a terra vittima di un esaurimento nervoso. Jack Graney, compagno di camera di Chapman, fu condotto in ospedale a causa di un attacco isterico. Chappie venne finalmente sepolto presso il Lake View Cemetery a Cleveland.
                                               THE AFTERMATH
La storia non finisce qui. I giocatori di vari club dell'American League, come ad esempio i Browns, i Tigers, i White Sox, i Red Sox e Washington pensarono seriamente di boicottare tutte le partite in cui Mays avrebbe lanciato. Una lettera, firmata da tutti i giocatori di Cleveland, fu spedita al commissioner Ban Johnson nella quale si affermava la presa di posizione nei confronti di Carl Mays.
Ty Cobb, fu uno dei più accesi oppositori. "Quel Mays ha lanciato così da quando è entrato in Lega. Qualcosa deve essere fatto ora. Ha ucciso un piccolo grande uomo e un meraviglioso giocatore di baseball. Io dico che bisogna dare a quell'uomo un assaggio della sua stessa medicina". Va notato ancora una volta che Ty Cobb era molto amico di Chappie anche per il fatto che, entrambi erano dei Southerners, fratelli del Sud. La stampa di Cleveland propose a grandi titoli l'epulsione a vita di Mays dal baseball affermando che non correva buon sangue tra i due giocatori, anche se non vi fu alcuna prova reale di questo antagonismo. Il buon senso e la ragione alla fine prevalsero quando Tris Speaker affermò in un'intervista: "Nessun rancore verso Mays. Anche la squadra l'ha considerato un drammatico incidente". A quel punto, Mays decise di passare all'offensiva. Accusò l'arbitro Tommy Connolly, sostenendo che sulla pallina vi era una porzione ruvida e che l'arbitro l'avrebbe dovuta cambiare. Indignato, Connolly minacciò Mays dicendo che era pronto ad intraprendere azioni legali contro di lui e contro la stessa Major League. Molti sostennero che Mays ordinariamente sfregava le palline contro la pedana per irruvidirne la superficie. Nessuno mai trovò quella maledetta pallina che colpì Chapman alla testa. Carl Mays: "Fu una "fast-ball". Sapevo che sarebbe andata alta e interna e mi aspettavo che il battitore si allontanasse dal piatto. Invece Chapman si chinò e la palla lo ha colpito". Le parole di Mays infiammarono ancor di più gli animi di tutti i giocatori di Major League. Nonostante la sconvolgente vicenda e il morale della squadra a terra, gli Indians sostituirono Chapman con Joe Sewell, (attuale Hall of Famer), che sarà fondamentale per la vittoria finale nelle World Series. Quelle Series ebbero un sapore agrodolce per i giocatori di Cleveland che a fine partita, ancora scossi per quel brutto ricordo, si ritrovarono con le lacrime agli occhi.
                                                  EPILOGUE
Carl Mays ebbe la sua più grande stagione l'anno seguente con un record di 27-9 che contribuì al primo titolo di Lega degli Yankees. Uno scandalo seguì Mays nelle World Series contro i Giants. Dopo un'ottima prestazione in "Game 1", il pitcher si ritrovò in "Game 4" all'ottava ripresa con la sua squadra in vantaggio per 2 a 0. Improvvisamente i Giants realizzarono 4 battute valide segnando 3 punti. Gli Yankees persero per 4 a 2. Dopo la partita, il giornalista sportivo Fred Lieb venne contattato da un uomo che "vuotò il sacco". Quell'uomo sostenne che Mays, se avesse perso la partita, avrebbe ricevuto una notevole ricompensa. L'uomo aggiunse anche che la moglie di Mays, seduta in tribuna nelle prime file dietro il piatto di casa base, avrebbe segnalato al marito l'avvenuta riscossione del denaro strofinandosi il viso con un fazzoletto. Dopo accurate indagini dell'agenzia investigativa assunta da KM Landis, Mays venne scagionato da ogni accusa. Perse anche "Game 7" delle Series e fu sconfitto anche nella sua unica apparizione nelle World Series del 1922. Cadde in disgrazia, la sua reputazione venne compromessa e i compagni di squadra mostrarono atteggiamenti ostili nei suoi confronti. Mays venne ceduto alla squadra di Cincinnati. In seguito il manager degli Yankees, Huggins, confidò allo stesso giornalista, Fred Lieb, che anche lui ebbe l'impressione che Mays boicottò le World Series del '21 e del '22". A sei mesi di distanza dalla morte di Chapman, la vedova Katie, diede alla luce una bambina, Rae. Katie si trasferì in California ancora sofferente di attacchi di depressione. Alla fine, nel 1926, si suicidò bevendo liquido detergente. Rae Chapman rimase in California con il suo patrigno e morì di morbillo nel 1928. La moglie di Mays morì a 36 anni in seguito ad una complicazione di un'infezione agli occhi. Quello che visse più di tutti fu proprio Carl Mays. Concluse la sua carriera con i Giants nel 1929 e trascorse 20 anni come un importante talent scout . Morì il 4 aprile 1971. Fino all'ultimo giorno, insistette sul fatto che egli non colpì Chapman intenzionalmente.
                                               BAD TO THE BONE
Mays, ha colpito Chapman intenzionalmente?. No!. Sarebbe stata una mossa sbagliata. Mettere in base un corridore veloce, con la squadra sotto di 4 punti e con la superstar Tris Speaker alla battuta. Come è già stato detto, questa fu una serie molto importante per entrambe le squadre. La possibilità di vincere il Pennant e di raggiungere la World Series è sempre stato l'obiettivo di qualsiasi giocatore. È impensabile che ci sia stata della premeditazione in Mays. Semplicemente non avrebbe senso. Si poteva evitare o fu solo un incidente?. Molti giocatori prima e dopo sono stati gravemente "spazzolati" dai lanci interni dei pitchers. Joe Medwick e Tony Conigliaro sono esempi classici. No, non doveva accadere. Oggi con l'ausilio del caschetto, le lesioni sarebbero minime. È utile ricordare che la tragedia avvenne nel 1920. Anche se è ingiusto dirlo, paragonare il trattamento medico di quel periodo con i progressi della medicina odierna, sarebbe come dire "la notte e il giorno". Ad ogni modo, le domande senza risposta ci sono. Perchè i produttori di palline non resettarono la macchina arrotolatrice ai valori predefiniti?. Perchè, la pallina che colpì Chapman, non venne più trovata?. Chi fu quell'uomo che confidò al giornalista che Mays aveva boicottato le partite?. Per quale ragione nell'American League venne ancora concesso l'uso della "spit-ball"?. Quanta responsabilità ha avuto l'arbitro Connolly?. Sapendo che Coveleski era uno "spit-baller", perchè non ha sostituito la pallina con una nuova da dare a Mays?. Infine, quando si dice, "Il Destino". Il manager degli Yankees, dopo attente valutazioni decise di affidare le sorti dell'incontro a Mays. Per quella partita figurava anche il nome di un altro lanciatore, Rip Collins, ma, purtroppo, si sentì male e la decisione cadde su Carl Mays!.

mercoledì 8 maggio 2013

L'UMANA SOSPENSIONE

Quando Lawrence doveva lanciare, in quel giorno si svegliava alle 10 precise del mattino. Questo avvenne per i primi tre mesi di quella che fu una stagione vincente. Non solo la sveglia era precisa al secondo, ma lo era anche il breakfast che consumava all'una nel vicino ristorante. Il menù comprendeva due bicchieri di tè freddo ed un bel piatto di verdure miste con tonno. Nonostante Lawrence avesse il pomeriggio libero, sempre in quel giorno, vestiva la stessa sottomaglia che aveva indossato nella precedente partita dove aveva conseguito una vittoria. Un'ora prima dell'inizio della gara, spalancava la bocca per far posto ad una bolla composta da mezza busta di Beech-Nut, il suo tabacco da masticare preferito. Durante la partita, dopo ogni lancio nella zona strike si toccava la T di Tigers sulla divisa, mentre ad ogni lancio Ball si raddrizzava il cappellino. Lawrence era maniacale. All'inizio di ogni ripresa posizionava la Resin-bag nello stesso punto, alla destra del monte di lancio. Quando concedeva un punto, si lavava le mani durante il cambio dell'inning.
Baseball: The National Pastime. È come un'arena di gladiatori principeschi col fiuto dell'ignoto la cui sopravvivenza è nascosta nel manoscritto delle stelle. È più di un gioco, le vite sono appese ad uno swing, ad un lancio, e la magia li controlla perchè nata e cresciuta all'interno del gioco stesso. C'era forse in Lawrence un gesto più importante di un altro?, assolutamente no. Per Lawrence erano tutti importanti al fine di conseguire una vittoria in campo. Ci sono tre attività fondamentali nel baseball: lanciare, battere e difendere. Nelle prime due, il destino gioca un ruolo decisivo e sorprendente. Il lanciatore è quello che meno di tutti può controllarlo nonostante compia gli sforzi più intensi. Può sentirsi bene durante il riscaldamento e poi in partita perdere efficacia subito nei primi lanci. Può effettuare un brutto lancio e vedere il battitore che gira la mazza a vuoto terminando con uno strike-out, oppure colpire la palla con violenza proprio nella direzione dove si trova uno dei difensori, il quale effettua una semplice eliminazione. Al contrario, il miglior lancio può essere smanicato dal battitore che realizza così una morbida battuta con la palla che cade a metà tra gli esterni e gli interni cioè la famigerata Terra di nessuno. Il lanciatore può limitare le battute valide degli avversari e perdere la partita oppure concedere valanghe di legnate e vincere la partita. In definitiva la prestazione del lanciatore racchiude in sè diverse variabili. Oltre alla qualità dei suoi lanci, deve affrontare un adeguato supporto della difesa, l'inettitudine dei battitori avversari e...la fortuna. Anche la battuta, che molti considerano come il gesto atletico più difficile di ogni sport, non è esente da rischi ed incertezze. A parte il fuoricampo, poco importa quanto bene si colpisce una pallina, perchè il destino deciderà se la battuta cadrà in uno spazio vuoto, oppure se passerà appena sotto il guanto di un difensore in procinto di tuffarsi, o ancora, se la pallina battuta può trasformarsi in una vera tortura a causa di un forte vento, o addirittura del classico rimbalzo falso. A questo punto sembra che l'aspetto difensivo sia l'unica parte del baseball dove il fato e il destino non mettono lo zampino. Ma, quanto il rischio di incertezza affligge i battitori e i lanciatori?. Come si esercitano e come affrontano l'imprevedibile sorte delle loro prestazioni?. Bene, se si vuole aprire una porta per affrontare un mondo illogico, privo di senso, assurdo e demenziale, eccoci pronti. Qui, la regola principale è essere irrazionali. Al diavolo gli allenamenti, lo stretching, la cura del proprio fisico, la corretta alimentazione e il giusto riposo. Ciò che conta è la magia, il rituale e il soprannaturale. Allontanare il malocchio e avere il beneficio delle proprie divinità sono gli scopi principali per ottenere una battuta valida, oppure, per un lanciatore, realizzare lo strike-out vincente. Il modo più comune per affrontare le incertezze dell'Old Game è quello di affidare le proprie sorti ad un
rituale, ad una sequenza di gesti quasi cerimoniale. "Ho una squadra di animali addestrati", disse Rich Donnelly, coach dei Pirates. "Arrivano in campo e tutto deve essere uguale al giorno precedente. Guardate il dugout, si siedono nello stesso posto ad ogni partita e guai a colui che osa cambiare. Se arriva un rookie dalle Minors e non c'è un posto nel dugout, deve starsene nel corridoio. Lo stesso discorso vale per le trasferte. C'è una routine e bisogna aderire ad essa se vuoi mantenere l'incantesimo". Le routines rilassano e mettono ordine in un mondo in cui il giocatore non possiede nessun controllo. Spesso le azioni di questi rituali producono benefici aiutando la concentrazione del player. Ma ciò che molti atleti fanno, va oltre la normale sequenza di azioni ripetute, si arriva al paradosso, all'esasperazione e, secondo gli antropologi, ad un comportamento insensato perchè non c'è una connessione logica tra l'azione e l'obiettivo da raggiungere. Tutto diventa irrazionale ed ogni gesto quotidiano come il mangiare, il vestirsi, guidare la macchina ecc. assume l'aspetto di un rituale religioso che nella mente del giocatore è fondamentale per allontanare la sfortuna e ottenere una buona prestazione in campo. Denny Neagle degli Yankees, tutte le volte che doveva lanciare si rilassava prima della partita andando al cinema. Jason Bere dei W. Sox ascoltava la stessa canzone nel walkman. Jim Ohms, dopo ogni vittoria si metteva un penny dentro il sospensorio. Si poteva sentire il tintinnio delle monete mentre Jim correva sulle basi. Glen Davis masticava la stessa gomma tutti i giorni durante un hitting streak. Wade Boggs mangiava pollo prima di ogni partita: 162 partite=162 polli, era solo una delle tante manie del forte terza base e Hall of Fame di Boston. I rituali di Boggs avrebbero fatto inorridire qualsiasi trattato di magia e di formule esoteriche. Usciva sempre di casa alle 13,47 per le partite che iniziavano alle 19,05. Faceva il batting practice alla stessa ora con lo stesso numero di swings. Infine si preparava in difesa sempre alla stessa ora con il tecnico che eseguiva un numero preciso di battute a terra. In un periodo della sua carriera Boggs smise di radersi perchè convinto che nella barba si celava il segreto della battuta valida. Il lanciatore D.Martinez beveva un pò d'acqua ad ogni ripresa, capovolgeva il bicchiere posizionandolo sotto la panchina. I compagni di squadra sapevano a che punto era la partita guardando la fila di bicchieri. I battitori rappresentano un arcobaleno variegato di rituali e di gesti cerimoniali in vista del proprio turno d'attacco. Si toccano il caschetto, punti precisi della divisa, o una lettera del nome della squadra. Molti effettuano un numero preciso di swings di riscaldamento oppure attendono il loro turno poco fuori dal cerchio dove solitamente si posizionano i battitori successivi. Le routine di Nomar Garciaparra, furono maniacali e ossessive. Dopo ogni lancio usciva dal box, si sistemava i guantini e la visiera del caschetto. Rientrava nel box e nell'attesa del lancio, poco prima del caricamento del pitcher, Nomar calciava il terreno con entrambi gli avampiedi, prima il destro poi il sinistro.
Mike Hargrove (CLE), mandò in crisi tanti lanciatori. Il suo rituale dopo ogni lancio gli costò il soprannome di Uman rain delay, L'umana sospensione, l'eterna attesa. La sequenza del cerimoniale di Hardgrove consisteva nell'aggiustarsi il caschetto, aggiustarsi i guantini stringendoli al punto giusto, non troppo aderenti, specialmente sui pollici delle mani, arrotolarsi le maniche della sottomaglia all'altezza dei gomiti, strofinarsi entrambe le mani sui pantaloni della divisa e togliersi un pò di terra da sotto gli spikes picchettando entrambe le scarpe da gioco con la mazza. Spesso Hardgrove, prima di rientrare nel box di battuta, ripeteva tutta la sequenza mandando i lanciatori in crisi durante l'attesa.
Turk Wendell, lanciatore dei Mets, aveva l'abitudine di indossare una collana composta dai denti degli animali uccisi durante le sue battute di caccia. Quando lanciava masticava liquirizia, non calpestava mai la linea di foul e si spazzolava i denti ad ogni cambio di ripresa. Gli atleti latino-americani mostrano devozione con la religione cristiana. Il segno della croce e le dita puntate al cielo sono i rituali più comuni oltre all'aggiunta di collane e medaglioni raffiguranti la madonna o un caro familiare defunto. Il rally cap, è un altro cerimoniale diventato famoso in tutto il baseball. In pratica i componenti della squadra indossano il cappellino a rovescio nel senso che, la parte interna diventa quella esterna. Tutto ciò avviene specialmente nelle ultime riprese della partita per esorcizzare una possibile rimonta della squadra. I giocatori diventano sacerdoti e l'obiettivo primario è la manifestazione del cerimoniale, del proprio credo per ottenere la benedizione degli dei. Nessuno si sottrae a questo adempimento e guai a mietere il seme dell'incertezza. L'ordine e l'esatta successione dei gesti scandiscono il tempo durante una partita di baseball. Non c'è sottrazione, anzi una continua e costante adorazione per quello che sarà la causa delle performances e delle prestazioni atletiche. Il credo religioso o magico di un cerimoniale, diventa la base per costruire le colonne del sacro tempio delle prestazioni sportive. Chiedetelo agli stessi atleti e loro risponderanno che quella battuta valida è opera del rituale e non del loro talento sportivo. Tutto ciò è assurdo e irrazionale, ma in fondo che male c'è?. Quando il pitcher effettua un lancio e il battitore fa uno swing, solo il dubbio alimenta quel gesto atletico perchè non si sa dove andrà a finire la pallina. Se il dubbio alimenta il mistero di una qualsiasi fede religiosa, perchè no, un rituale o un gesto non sono meno religiosi di una preghiera. Quindi, siete avvisati!. Volete essere dei buoni giocatori di baseball?. Basta con gli allenamenti, con i video e i consigli sulla battuta e sul lancio. Procuratevi degli amuleti, non cambiate posto in panchina e non calpestate le linee di foul!.
Uno dei più bizzarri rituali fu praticato da Jason Giambi, il grande slugger di Oakland e degli Yankees. Come tutti i forti battitori, era soggetto a crolli di prestazioni sportive (slump). Quando ciò succedeva, Giambi indossava prima della partita un perizoma dorato. Immaginate un bestione di 190cm per 110kg con un indumento del genere. Oltre alla sgradevole visione e alle risate dei compagni di squadra, l'assurdo sta nel fatto che Giambi si risollevava dal suo slump battendo homers e valide. In seguito, la cosa più assurda fu che i compagni di squadra, quando si trovavano anche loro in slump, andavano da Jason e gli chiedevano: "Mi presti il perizoma?".