Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

mercoledì 27 marzo 2013

QUEEN OF THE STARS

Effa Manley non conosceva il tempo, era semplicemente davanti ad esso. In un panorama ostile come quello dei primi decenni del secolo scorso, Miss Manley si affermò come la più grande innovatrice in campo sportivo e manageriale. In quel periodo le donne erano viste come cittadini di seconda classe, i neri lo erano ancor di più, relegati spesso al ruolo di "merce di scambio" e privati di ogni diritto sociale. Secondo le regole stabilite dalla società di allora, i niggers non vennero considerati all'altezza per competere ai massimi livelli del baseball. Ma Effa Manley non crebbe all'ombra di tali norme e le sue convinzioni in materia gettarono lo sconforto e l'indignazione presso i "nobili di razza bianca". Alla pari dei grandi, quali Jackie Robinson e Larry Doby, anche Effa Manley fu un pioniere nel baseball contribuendo energicamente ad abbattere le barriere razziali. A differenza dei due grandi atleti, la Manley dovette affrontare un ostacolo supplementare, rappresentato dal pregiudizio di essere donna. Aggressiva e progressista, sensuale e generosa, Effa Manley fece crollare il muro della discordia e dell'ostilità per lasciare il segno come una delle figure più affascinanti e significative nella storia della Negro League. "Lei fu unica", disse Monte Irvin, l'Hall of Famer che ha giocato interbase e nel campo esterno per i Newark Eagles, la forte squadra della Negro League. "Effa dedicò tutta la sua vita alla squadra". Un imprenditore nato, la Manley fu l'unica proprietaria femminile nella storia della Negro League. Effa, assieme al marito Abe, guidarono la squadra degli Eagles dal 1935 al 1948. La sua notevole influenza si estese al di là del baseball in quanto la Manley operò attivamente anche nel movimento per i diritti civili alle minoranze etniche. Nacque il 27 Marzo del 1900. La sua nascita, come gran parte della sua vita, furono alimentate da forti controversie. All'interno della comunità nera, la Manley raramente discusse le sue origini e la maggior parte della gente la vide come una donna dalla pelle chiaro scura, una mulatta. Ma Effa affermò in un'intervista del 1973, che era bianca. Sua madre, Bertha Ford Brooks, era bianca, di origine tedesca e asiatico-indiana. Effa spiegò che sua madre rimase incinta durante una relazione col suo datore di lavoro bianco, John M. Bishop, un ricco di Philadelphia. Il patrigno nero di Effa Manley, Benjamin Brooks, citò in giudizio J. M. Bishop e ricevette una liquidazione di $10.000 prima che lui e Bertha divorziassero. Bertha si risposò, ed Effa crebbe in una famiglia tutta composta da neri accettando così di vivere come una persona di colore. Nel 1932, allo Yankees Stadium, Effa conobbe Abe Manley che sposò nel 1935. "Babe Ruth fece di me un'appassionata di baseball", disse una volta la Manley. "Andavo allo Yankee Stadium solo per vederlo quando andava in battuta". Dopo aver constatato che le squadre della Negro League viaggiavano e giocavano per tutto il paese, l'idea di allestire un baseball di lega organizzato, prese spazio nella sua mente. Assieme al marito, Miss Manley acquistò la squadra della Negro League di Brooklyn, gli Eagles, che giocavano all'Ebbets Field. Non potendo competere in notorietà con i Brooklyn Dodgers, decise di spostare il team degli Eagles nella vicina Newark fondendo la squadra con i Newark Dodgers e rinominandola Newark Eagles. Spostando la squadra, Effa Manley garantì una sicurezza economica al club, considerato che all'Ebbets Field i tifosi accorrevano numerosi solo per assistere alle partite dei Brooklyn Dodgers di R. Campanella, D. Newcombe, J. Podres. Tutto avvenne nel 1936, quando Effa dichiarò in un'intervista che la collaborazione col marito Abe rappresentò l'arma vincente per la creazione di un club strutturalmente solido e di una squadra tra le migliori nel campionato della Negro League. A tal merito va ricordato che fu proprio Effa Manley a "spianare" la strada verso le Major Leagues a giocatori del calibro di Larry Doby, Ray Dandrige, Leon Day, Monte Irvin, Biz Mackey, Willie Wells e Don Newcombe, tutti Hall of Famers.

Nonostante la sua inesperienza, Effa Manley assunse un ruolo fondamentale all'interno del club degli Eagles. Ebbe un ruolo attivo come co-proprietario. Era una donna intelligente ed astuta, molto ben informata sugli affari riguardanti il baseball. Prese le "redini decisionali" per le operazioni di business del team, orari da gioco prestabiliti, progettava le trasferte della squadra, gestiva l'amministrazione, la contabilità e gli stipendi dei giocatori. Acquistò le attrezzature, negoziava i contratti e le promozioni pubblicitarie. Diventò anche consulente presso gli altri proprietari delle squadre della Negro League i quali spesso e volentieri si consigliavano con lei. Grazie al suo impegno assistettero alle partite degli Eagles personaggi importanti come il sindaco di New York Fiorello LaGuardia, che fece il lancio inaugurale dell'inizio stagione e Charles C. Lockwood, giudice della Corte Suprema dello Stato di New York. Nel 1935, dopo una sonante sconfitta all'Opening Day contro gli Homestead Grays per 21-7, George Giles (prima base degli Eagles), raccontò: " I Grays ci seppellirono. Mrs. Manley lasciò il campo infuriata tanto da fermare il traffico cittadino!. A lei non piaceva perdere e dopo una brutta stagione licenziò il manager Ben Taylor. Un giorno il marito Abe si avvicinò a me e disse: "Mia moglie vuole che tu conduca la squadra il prossimo anno". L'amore di Effa Manley per il gioco era talmente profondo quanto la sua incapacità di accettare la sconfitta. Spesso, durante le partite la si poteva trovare nel dug-out con la sua squadra. Energica e vigorosa, bella e affascinante, Effa Manley era una regina in campo e i battitori avversari la salutavano prima di entrare nel box di battuta. Tuttavia le sue scelte e la sua condotta non furono prive di critiche specialmente dalla stampa e dai giornalisti tradizionalmente "coerenti con un baseball professionale praticato da soli bianchi". Uno di questi fu Dan Burley del New York Star-News che scrisse "Baseball ain't no place for a woman". Effa Manley svolse anche attività di "players agent", promuovendo trattamenti salariali e condizioni di gioco e trasferte migliori. La sua squadra fu la prima nella Negro League a viaggiare su un pullman dotato di aria condizionata. Era esigente anche nei vestiti di rappresentanza per i quali si assicurava personalmente che i giocatori potessero disporre di un abbigliamento ordinato e pulito. Per questa grande donna, i Newark Eagles rappresentarono una risorsa della comunità, un simbolo, la cui immagine della squadra doveva rispettare al meglio gli standards del tempo. Lo stesso simbolo e la stessa venerazione che ebbero i tifosi di Brooklyn per la loro squadra: i Dodgers. Ancora più incisiva fu la lotta di Effa Manley per i diritti civili a favore della popolazione di colore. Nel 1934, Effa organizzò un boicottaggio ad Haarlem contro un negozio che aveva rifiutato di assumere personale di colore. Dopo pochi mesi furono più di 200 le persone assunte nel negozio della 125esima. Nel 1939 fu la promotrice del "Anti-Lynching Day" allo Yankees Stadium per manifestare contro il barbaro rituale del linciaggio. Altri racconti assunsero una dimensione folkloristica nel panorama della Negro League. Una volta disse a Terris McDuffie, il miglior lanciatore della squadra, che sarebbe stato il "partente" della gara perchè allo stadio erano presenti le amiche del circolo sociale di Effa. In altre occasioni Effa Manley si presentò nel dug-out della squadra ben vestita e con una gonna "ridotta". Quando allargava o incrociava le gambe, quello era il segnale di bunt!.
Raffigurazione con E.Manley sul bus degli Eagles
Durante la seconda guerra mondiale, la partecipazione e l'affluenza negli stadi della Negro Leagues raggiunsero i massimi storici. Il giro d'affari registrò oltre 2 milioni di dollari decretando la Negro League come la più grande azienda di colore degli Stati Uniti. L'inizio dell'integrazione razziale nel dopoguerra, portarono la Negro League ad un costante decadimento diventando un campo di battaglia per i proprietari dei prestigiosi clubs di Major League che "rapirono" tanti ottimi black players a costi relativamente bassi. Dopo la perdita di D. Newcombe, Monte Irvin e Larry Doby,  Effa Manley capì che la Negro League aveva i giorni contati. I Manley's vendettero i Newark Eagles, ma la passione del gioco non diminuì e diventarono in seguito i proprietari di una squadra di semipro in Portorico. Effa Manley morì il 16 Aprile del 1981. È stata eletta nella Hall of Fame nel 2006, la prima e unica donna ad ottenere un tale riconoscimento.