Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

lunedì 11 marzo 2013

IL RILIEVO SCOMPARSO



                                    IL RILIEVO SCOMPARSO
          Neil Russell..........................Radioreporter-speaker
          George Wright......................Giornalista
          Hugh"Lion" Bower................Manager
          Dave Sisler............................Vice-manager
          Jack Sullivan.........................Lanciatore
          Larry"Big"Manson.................Lanciatore
          Frank Donnell.......................Trainer
          Albert "Al" Schiavi.................Detective
          Susie Milton.........................Segretaria
          Jenny Johns..........................Segretaria
          Jimmy H.Jordan....................Bookmaker


Brillanti figure illuminano il campo dello stadio dei Whales in una tiepida serata di Agosto. I giocatori sono sparsi sul prato investiti dalla luce dei riflettori come se fossero attori in passerella. Una figura vivace siede in alto sulle tribune nella cabina di trasmissione. È Neil Russell, il cronista, che animatamente sta descrivendo la situazione di gioco mentre osserva i corridori sulle basi. La cronaca è energica e frizzante: "Il lanciatore si prepara!. Dopo aver ricevuto il segnale dal ricevitore inizia la sua danza!. Ecco il lancio!. Il battitore gira la mazza!. È una forte battuta, una volata profonda nella zona dell'esterno centro!. Due uomini corrono verso la pallina, non ce la fanno, è contro il muro e stanno ancora correndo!. Entra un punto!. Il corridore dalla seconda ha appena girato la terza, è diretto verso casa base, il ricevitore aspetta la pallina. Sarà un gioco chiuso!. Il corridore scivola!. È eliminato!... NOOO!, aspettate!". L'arbitro accovacciato allarga le sue braccia. L'urlo di entusiasmo della folla si trasforma in un boato di indignazione. Neil Russell è d'accordo col pubblico: "NOOO!. L'arbitro ha chiamato "SALVO!". Ma ascoltate i tifosi, si rifiutano di accettare quella decisione!. OK!, era un gioco chiuso. Ma la squadra di casa non può essere così penalizzata!. E siamo al pareggio gente!, Whales 4-Eagles 4!. E' una partita nuova, tutta da rifare!". Dopo la chiamata dell'arbitro, Hugh "Lion" Bower, il manager dei Whales, esce dal  dug-out schizzando come una molla in direzione del direttore di gara. E' feroce come un leone, il tabacco da masticare gli sporca la barba incolta sul mento. Hugh è un veterano dei corpi speciali nella guerra in Vietnam, se potesse appenderebbe l'arbitro a testa in giù. Larry "Big" Manson, il lanciatore dei Whales, non è da meno. Anch'egli manifesta il suo dissenso aggiungendo rabbia a quella del suo manager. Russell al microfono è nervoso: "C'è una pausa, gente!. Hugh Bower sta discutendo animatamente con l'arbitro!. Non posso biasimarlo!. Quel punto era molto importante per la squadra, avrebbe consolidato il primato nella lega!". Ad un certo punto, l'arbitro, assillato e infastidito, alza il braccio puntando il dito della mano verso gli spogliatoi. Russell continua la sua cronaca: "È finita gente!. È tutto per Hugh Bower!. Probabilmente ha pronunciato qualche parola in più!. L'arbitro lo esorta a lasciare il campo!. MA ATTENZIONE!!. Anche il lanciatore Manson viene espulso!. Ora i Whales dovranno usare un nuovo lanciatore e l'unico che si sta scaldando nel bull-pen è Jack Sullivan!."

Sullivan ha fallito nelle ultime 4 opportunità. Che peccato. Un buon lanciatore, una giovane promessa che, grazie ai suoi successi, ha fatto solo una breve sosta nelle Leghe Minori ed è stato frettolosamente inserito in Major League. Ora si sta sistemando il cappellino e si dirige verso il diamante. Russell continua con la cronaca quasi volesse andare lui sul monte di lancio ad affrontare gli avversari. La sua squadra, i Whales, è sempre stata nel suo cuore e sempre lo sarà. È passato tanto tempo da quando Alsfeld con una violenta battuta gli ha rovinato la spalla e nessun chirurgo è stato capace di rimetterla a posto. Cose della vita, un ricordo inquietante che lo obbliga a raccontare le vicende dei suoi Whales, seduto in alto nella cabina stampa. Dio solo sa quanto vorrebbe camminare sul prato del diamante, del suo diamante. Russell è nervoso: "Siamo ormai pronti per ricominciare!. Jack Sullivan si sta dirigendo verso il monte ed è pronto per lanciare!. Una lunga camminata dal bull-pen dell'angolo dell'esterno sinistro fino alla pedana!. Sembra che non abbia fretta di cominciare, non lo posso biasimare, di sicuro non vorrebbe trovarsi in questa situazione!". Nel frattempo l'agitazione sugli spalti si era affievolita e il cronista stava osservando Sullivan nel suo lento cammino verso la pedana. Alto, la sua carnagione scura, era anche un bell'uomo, peccato che ultimamente come lanciatore fosse diventato un fallimento. Con rapida e impensabile crudeltà i tifosi salutarono il lanciatore con un gemito, tipico di una sconfitta annunciata. Tutto passò velocemente e Sullivan per un attimo si fermò nelle vicinanze delle tribune. Si trovava lungo la linea di foul dell'esterno sinistro, in una posizione che risultava fuori dalla vista di Russell. Immediatamente il cronista saltò dalla sedia e silenziando il microfono si spostò cercando un punto nella cabina per  poter ritrovare la figura di Jack Sullivan. Poi riprese a parlare: "Scusate per questa interruzione!---OH!..OH!". Improvvisamente le luci dello stadio si spensero provocando quell'attimo di accecante oscurità. Vi fu un continuo brusio sugli spalti subito interrotto da risate e urla. Una voce forte e grave balzò dalle tribune: "Buona idea Sullivan!. Non possono battere se non ti vedono!, lanci le palline fosforescenti?". Seguirono altre frasi ironiche e scherzose in quella oscurità resa meno profonda dall'accensione delle luci di emergenza. Russell agitava il microfono cercando di riempire il vuoto creato da quella inaspettata situazione. Un minuto, due minuti. Poi, finalmente le luci illuminarono di nuovo il campo, seguito da un generale consenso del pubblico come se ci fosse stato un altro giro gratuito per un drink. Il cronista riprese a parlare: "Finalmente!. Hanno riparato il fusibile!. Jack Sullivan si appresta a lanciare per i Whales in questo momento!". Russell si fermò tempestivamente, scosse la testa sbattendo le palpebre ripetutamente per finire immobile e incredulo. Il lanciatore non era più sul campo. Nessuno all'esterno sinistro e nessuno che camminava verso il monte di lancio. Nervosamente raccolse tutto il filo che poteva e col microfono si spostò ancora verso l'angolo della cabina. Ora poteva vedere il posto dove si trovava Sullivan prima del black-out. Ma non c'era più. Con sorpresa Russell continuò la cronaca: "Ora ho visto tutto, gente!. Un minuto fa avevamo un lanciatore!. Adesso non c'è più!". Una visibile confusione serpeggiava nel dug-out dei Whales. Dave Sisler, sostituto manager, si avviò verso il punto in cui era stato visto Sullivan l'ultima volta e dopo una sbirciatina ritornò nel dug-out scuotendo la testa e allargando le braccia incredulo. L'arbitro si tolse la maschera e con visibili gesti sollecitò la ripresa della partita. Neil Russell, sempre più sorpreso continuò a parlare al microfono: "Signore e Signori, non capisco!. Qui sta succedendo qualcosa di strano!. Sono seduto in cabina e vi racconto ciò che sto vedendo!. Jack Sullivan si stava dirigendo vero il monte di lancio!. Le luci sono saltate e adesso sembra che lo stesso Sullivan abbia preso la decisione di non lanciare mai più per i Whales ed è andato a casa!. Non avrebbe potuto scegliere un momento peggiore per dileguarsi nell'oscurità!. Zero eliminati, due uomini sulle basi e gli Eagles all'attacco. Sarà molto dura per i Whales, gente!. Ora bisogna trovare un altro lanciatore che dovrà giocare senza aver fatto un adeguato riscaldamento. Non mi piace quello che sta succedendo!". Gli Eagles si presentarono con i migliori battitori del "line-up", e il lanciatore dei Whales, vista la situazione di emergenza, faticò parecchio per contenere le "mazze" avversarie. Lo stadio crollò. La squadra degli Eagles realizzò 8 punti, una vera carneficina. I Whales, al contrario, vennero eliminati con due facili prese al volo ed una battuta a terra raccolta dall'interbase con pronto rilancio verso la prima base per completare l'eliminazione. "GAME OVER!", decretò l'arbitro. Russell radunò tutti i suoi fogli, avvolse il cavo del microfono e nervosamente uscì dalla cabina stampa. George Wright del "Day Magazine" lo chiamò: "Hey Neil!, che ne pensi di quel Sullivan?..Che momento per una fuga!". "Doveva avere un elicottero nascosto nei pantaloni!.. Non capisco!", rispose Russell. "Non c'è molto da capire!. Non ne voleva più sapere di lanciare!..Ha preso ed è scappato!. Non sarò tenero con lui sul giornale!”, concluse Wright. Con un rapido saluto si mescolò tra la gente per avviarsi all'uscita dello stadio.

"Il vecchio Bower sarà in lacrime per quello che è successo oggi", pensò Russell mentre si trovava nelle vicinanze della segreteria. Per il buon manager niente su questa terra era peggio di una brutta figura dei Whales. Il cronista aprì la porta dell'ufficio. Due ragazze indaffarate si voltarono incuriosite. Il locale era spazioso e ben ordinato, le scrivanie erano disposte ad angolo retto e distanziate tra loro per far posto ad una fotocopiatrice comodamente accessibile ad entrambe le segretarie. Russell le conosceva benissimo. Una di loro si chiama Susie Milton ed è la nipote del manager Bower. In passato, Russell aveva avuto una breve relazione con lei, un rapporto che si rivelò burrascoso a causa di un'altra donna. Lui l'amava ancora e avvicinandosi a lei, le diede un bacio affettuoso seguito da un cordiale saluto a Jenny Johns, l'altra segretaria. Le due erano molto amiche e si conoscevano da quando erano bambine. Fu proprio Susie che aiutò Jenny ad ottenere il posto da segretaria presso il club. La ragazza accettò di buon grado il bacio affettuoso di Russell ma con una punta di civetteria gli disse: "Non facciamone una questione pubblica, Neil!". Dalla sua scrivania Jenny rispose: "Da quando faccio parte del pubblico?. Pensavo di essere parte di quest'ufficio!". Russell accennò un leggero sorriso e disse: "Devo ammettere che come parte dell'ufficio sei uno schianto, il tuo vestitino ti dona!". Jenny rispose: "Grazie, non ci ho mai pensato, comunque farò tesoro del complimento ora che l'ho ricevuto!". Susie, indispettita: "Allora?, è questo il momento dove comincio ad essere gelosa?". Il cronista spense quell'ardore e garbatamente le sussurrò che era solo un atteggiamento cortese e che era entrato in ufficio per avere qualche notizia. "Che notizie stai cercando?", gli chiese Susie. "Il mistero!", aggiunse Russell. "Il mistero del lanciatore scomparso!".

Entrambe le ragazze si guardarono visibilmente sorprese. "Non stavamo seguendo la partita", aggiunse Jenny, "Stavamo lavorando al progetto pubblicitario per la nuova stagione. Cos'è successo Neil?". Russell rispose: "Non sono saltate le luci in ufficio?". "Si!, per un paio di minuti, ma...è successo qualcosa?", replicò Susie. Il cronista raccontò che in quel breve momento di black-out, Jack Sullivan, che doveva andare a lanciare,  scomparve all'improvviso senza lasciare traccia. "Non è divertente Neil!. Hai parlato con Hugh?", "Non ancora!", replicò Russell. "Ma voglio incontrarlo prima che lui vada da Sullivan con una frusta in mano. Vorrei ripercorrere tutta la vicenda passo dopo passo!". Susie lo interruppe bruscamente: "Non penso che sia una buona idea Neil!". "Perchè no?", replicò Russell seccato da quell'avviso. Dal suo tavolo Jenny aggiunse che forse non era il caso di assillare Bower. "Donne!, apprezzo il vostro desiderio nei confronti di Hugh, è un brav'uomo, ma ho lasciato migliaia di tifosi che si staranno chiedendo che cosa sia successo a Jack Sullivan e voglio dar loro una risposta quando andrò in radio per la trasmissione del post-game!. Quindi con o senza il vostro gentile permesso andrò ad assillare Hugh!".

Russell uscì dall'ufficio incamminandosi attraverso il corridoio scavato sotto le tribune, dal quale poteva ancora sentire il mormorio dei tifosi diretti all'uscita dello stadio. Fece pochi passi e si fermò per un attimo davanti alla porta con scritto "Whales's Locker-Room". Nel ricordare le parole delle due segretarie ebbe un attimo di esitazione. Fece un profondo respiro ed entrò. Appena varcata la soglia dell'ormai familiare spogliatoio venne investito da una serie di odori tipici di chi affolla quell'ambiente; l'aria calda e vaporosa delle docce, il sudore, il profumo di unguenti e pomate antiinfiammatorie che usano i massaggiatori. Russell avvertì che l'atmosfera non era delle migliori. Gli sguardi degli atleti erano persi nel vuoto, e talvolta il silenzio veniva spezzato dal classico ticchettio metallico degli spikes a contatto col pavimento. Larry Manson era steso sul lettino e Frank Donnell, il paffuto trainer della squadra, lo stava massaggiando alla schiena. Hugh Bower uscì dalla doccia avvolgendosi l'asciugamano intorno alla vita. Appena notò la presenza di Russell con una breve occhiata e con tono seccato gli disse: "Che diavolo vuoi?". "Voglio sapere di Jack Sullivan!", rispose il cronista, "So come ti senti, ma non pensi che--?". "No, non penso!", sbraitò il manager e come un fulmine scomparve dietro la porta del suo ufficio. Frank Donnell guardò il cronista: "E' meglio che lo lasci stare, Neil, non lo stressare!". "Voi non capite la mia posizione, ragazzi!", disse Russell, "Un giocatore giovane, in salute e pronto per lanciare, ad un tratto...POUF!..scompare come un coniglio nel cilindro di un illusionista, devo dire qualcosa di sensato ai tifosi!". Senza sollevare la testa dal lettino del trainer, Larry Manson aggiunse: "Ho io qualcosa da dirti su Jack Sullivan!. Più lontano se n'è andato e meglio è per lui, più presto tornerà e più velocemente capirà che non avrebbe dovuto farlo. Ecco cosa puoi dire!". Russell rispose: "Sono d'accordo, ma non basta per completare il quadro di quello che è successo!. Credo che andrò a dare un'occhiata altrove!".

Neil Russell uscì dallo spogliatoio per dirigersi verso il campo. Salì i pochi gradini del dug-out e si incamminò verso la zona dove era stato visto Sullivan l'ultima volta prima del black-out. Arrivato sul posto vide un'angusta e stretta porticina seminascosta e aperta, proprio in prossimità del pilone dei fari della luce. "Stai cercando qualcosa Neil?". Quella voce improvvisa lo fece sobbalzare. Si girò di scatto. Era Albert "Al" Schiavi il tenente della sezione investigativa della polizia. Russell rispose: "La stessa cosa per cui sei qui Al..credo!. Ma come ha fatto?, e perchè?". "Il come è facile!", rispose Schiavi, "Sullivan si è fermato proprio qui nell'angolo dove terminano le tribune lungo la linea di foul. Con le luci spente è praticamente impossibile vedere qualcosa. La porticina era socchiusa. Sullivan è uscito da lì e si è allontanato!". "E le luci?", domandò Russell. Schiavi fece qualche passo e spostando con la mano l'edera che copriva parzialmente la parete, fece notare il gruppo di interruttori. "Quando il tecnico ha aperto la scatola, ha notato che tutti gli interruttori erano in posizione "OFF"!, spiegò il tenente. Russell disse: "La scatola si trova ad un passo dalla porta, Sullivan avrebbe potuto spegnere tutto ed andarsene!". Schiavi aggiunse: "O qualcuno lo stava aspettando per spegnerle al posto suo...ma perchè?". "Considerato il fatto che Sullivan non era in forma, si può dedurre che fosse psicologicamente a terra e non se la sentisse di andare a lanciare!", concluse il cronista. Schiavi gli domandò: "Tu hai giocato per parecchio tempo, pensi che sia possibile?". "Si!, certamente!. I giocatori sono spesso sotto pressione specialmente quando si è in corsa per il titolo di lega. Dalle tribune non c'erano segnali incoraggianti nei confronti di Sullivan. I tifosi gli davano addosso. È successo in passato di vedere atleti abbandonare il gioco, ma mai in una situazione del genere. Forse adesso è a casa!". Schiavi rispose: "No!, Sullivan non è a casa, ho mandato un paio dei miei ragazzi a controllare!". Con le mani in tasca, il tenente sollevò le spalle come per dire che questa faccenda non rientrava in un caso poliziesco. Salutò Neil e uscì dalla porticina frettolosamente. Russell ritornò nello spogliatoio della squadra. Quasi tutti se ne erano andati tranne un paio di giocatori, i più lenti nel vestirsi. Frank Donnell, il trainer, fece capolino dalla porta del suo ambulatorio. "Hai un minuto Neil?", disse al cronista. Russell entrò e chiuse la porta. Il massaggiatore dopo una breve esitazione iniziò a parlare: "Senti Neil!, non sono pettegolo e nemmeno sono un grande amico di Jack Sullivan, ma c'è qualcosa che non mi piace e che non mi convince. Durante le trasferte mi è capitato di vederlo mentre beveva in compagnia di una persona, quel genere di persone che i giocatori non dovrebbero conoscere. Quella stessa persona l'ho vista oggi all'ingresso riservato ai giocatori, poi alla biglietteria. Ha un volto che non puoi dimenticare e che riconosceresti in mezzo ad una folla. È robusto, alto, pelato e con il labbro inferiore prominente!". "C'è un nesso in tutto questo?", replicò il cronista. "Non so, volevo soltanto dirtelo!", concluse Donnell.

Ringraziando il trainer, Neil Russell uscì dallo stadio per dirigersi verso la stazione radio e presentare la sua trasmissione, il "Post-Whale-Review". Raccontò le fasi salienti della partita riservando una minima descrizione alla scomparsa misteriosa di Sullivan. Terminato il programma Neil Russell fece una telefonata al comando di polizia ma gli risposero che il detective non c'era e che non sapevano a che ora sarebbe tornato. Salito in macchina, il reporter fu colto da un pensiero improvviso. Decise di fare una visita alla casa dello scomparso Sullivan il quale abitava a circa 1km di distanza, esattamente al 1441 di Fresh Air Avenue. Jack Sullivan viveva da solo in una piacevole casettina con garage al fianco e un grazioso tappeto erboso ben curato il cui limite lambiva il marciapiede della strada. Un piccolo sentiero piastrellato conduceva alla porta d'ingresso. Una sistemazione niente affatto male per un rookie al suo primo anno in Major League. Russell era turbato, sapeva che Sullivan era un tipo solitario e non aveva molti amici, ma la curiosità di vederci chiaro in questa faccenda riempiva i suoi pensieri. Scese dalla macchina e si avvicinò alla casa. Si fermò. La porta era socchiusa e sentì qualche strano rumore provenire dall'interno, come se qualcuno stesse spostando degli oggetti in modo attento tanto da non suscitare curiosità da parte dei vicini. La debole luce di una lampada non permetteva di vedere distintamente. Poi il silenzio. A quel punto Russell con cautela fece scorrere la porta senza entrare. "Sullivan?", disse. La luce si spense. Non ottenendo risposta entrò in casa ripetendo: "Jack!, sono Neil Russell!". Non finì la frase e non fece in tempo ad accorgersi che qualcosa lo stava colpendo. Cadde a terra. Steso e immobile sul pavimento, Neil Russell perse i sensi e il buio precipitò sopra di lui. Quando riaprì gli occhi era ancora stordito. Sentì un getto d'acqua arrivare sul viso che per un attimo gli tolse il respiro. Il reporter scosse la testa nel tentativo di riprendere i sensi. Il detective Al Schiavi era in piedi davanti a lui con un bicchiere d'acqua. Con una punta di ironia disse: "Qualcuno è stato pesante con te!, vero Neil?". Rialzandosi e massaggiandosi la testa, Russell borbottò: "Cos'è successo?". "È stato Sullivan a colpirti?", replicò il detective. "Non saprei!, non ho visto chi era e non penso che lui ne voglia parlare!". "Ma io ne voglio parlare!", aggiunse Schiavi. "Darò ordine ai miei ragazzi di trovare Sullivan e di portarlo alla centrale...intanto diamo un'occhiata in casa!". La perquisizione non diede nessun risultato perchè apparentemente tutto sembrava in ordine, i vestiti nell'armadio, altri indumenti nei cassetti, la cucina, il bagno. Niente, la casa non sembrava quella di qualcuno in procinto di andarsene. Sbuffando, il detective si avvicinò al telefono mentre Russell, nel frattempo si era seduto. Era ancora un pò stordito quando all'improvviso si accorsero di un rumore di passi che dal retro della casa si dirigevano verso la strada. "Ci ha sentito!", avvisò Schiavi. Russell si avvicinò alla finestra per guardare di fuori, ma non vide nulla a parte una macchina parcheggiata a lato della strada che stava partendo. "Scrivi Al!", urlò. "Licenza 58 B 868!". Schiavi annotò la targa e subito telefonò in centrale: "Jeffrey?, segna questa licenza...!". Il tenente smise di parlare. Russell si girò verso di lui sorpreso da quella interruzione. Per quasi un minuto vi fu un silenzio inquietante con la figura del detective in ascolto al telefono. "Vado subito!. Fai un controllo su questa targa, 58 B 868!", disse Schiavi, interrompendo quel silenzio. "È successo qualcosa?", chiese Russell incuriosito. "Non erano i passi di Sullivan quelli di prima e non è stato lui a colpirti. Una pattuglia ha trovato la sua macchina in Seagull Place 15 minuti fa. Il giocatore era dentro la macchina e una pallottola era dentro la sua testa. Il dottore, arrivato con l'Ambulanza, ha detto che è morto da circa 2 ore!".

Seagull Place si trovava nella zona residenziale della città. Arrivati sul posto, Schiavi e Russell trovarono la macchina di Sullivan a lato della strada. L'ambulanza era ferma con i fari accesi e i poliziotti stavano delimitando la zona con il classico nastro a bande bianche e rosse mantenendo a debita distanza un piccolo sciame di curiosi. Il cadavere era al posto di guida con la testa reclinata all'indietro e si vedeva chiaramente il foro della pallottola sullo zigomo. Russell tristemente disse: "Ecco la fine di questa storia!. Qualsiasi cosa Sullivan temesse allontanandosi dallo stadio, l'ha trovata qui. L'ha fatto parcheggiare e gli ha sparato per poi dileguarsi". Il detective osservò quella macabra scena. Tante ne aveva viste nel corso dei suoi anni di servizio, ma la morte e il sangue gli facevano sempre un certo effetto. "Dannazione!", esplose Russell, "c'è qualcosa che non quadra!. Quando Sullivan si è allontanato dallo stadio era in divisa. Non è andato nello spogliatoio, adesso è in abiti borghesi. In qualche modo è tornato a casa per cambiarsi!". "Dannazione!", interruppe Schiavi, "Avrei dovuto far sorvegliare la casa più attentamente!. Ditemi qualcosa ragazzi!". Uno dei poliziotti si fece avanti: "Abbiamo visto la macchina mentre facevamo il giro di sorveglianza. Erano le 12,45. Ci siamo fermati, io sono sceso e con la luce della torcia ho visto il buco della pallottola in faccia.". Schiavi domandò: "Da quanto tempo era ferma la macchina?. "Non saprei con esattezza!", replicò il poliziotto, "Ho controllato il motore ed era freddo!". Il dottore aggiunse: "Anche il corpo!. Quando l'ho toccato ho pensato che fosse morto da un paio d'ore!". "A che ora Sullivan è andato via dallo stadio?". "Era una partita abbastanza veloce!", rispose Russell, "Eccezione fatta per quegli 8 punti alla nona ripresa, diciamo che all'incirca è scomparso alle 10,15 più o meno!". "Quindi fra il ritrovamento del corpo e la scomparsa di Sullivan sono passate 2 ore, 2 ore e mezza!. Tanto può succedere!", concluse il tenente. Schiavi prese Russell sotto braccio e lo condusse in disparte tanto da assicurarsi di non essere ascoltati. Offrì una sigaretta al reporter, e gli disse: "Ciò che all'inizio sembrava una cosa da pazzi, si è trasformata in un omicidio!. Credo che tu debba dirmi un pò di cose!". "Non sono sicuro di apprezzare questa situazione!", rispose il reporter. "Su..andiamo!", aggiunse Schiavi, "Sei una persona vicina all'ambiente della squadra, fa parte del tuo lavoro sapere cosa succede all'interno. Quante sono le persone che detestavano Sullivan?". "A nessuno piaceva Sullivan!", rispose Russell. Schiavi: "Bene!, abbiamo una ventina di giocatori senza contare i tecnici, gli addetti al campo e le segretarie!. Proviamo con un'altra domanda. Che tipo di persona era?". Russell: "Era molto sulle sue, ma non è un fatto strano per un giocatore di baseball. L'anno scorso in Triplo A era un lanciatore dominante e molto apprezzato. All'inizio di stagione di quest'anno ha lanciato bene ma recentemente, come sai, non era in forma e ha perso le ultime 4 partite. Hugh stava già pensando di rispedirlo nella Lega Minore!". Schiavi osservò la macchina: "Mmmh!, di sicuro non gli sarebbe piaciuto ritornare nelle Minors. Una bella macchina, bei vestiti. E cosa mi dici delle donne?, aveva una relazione?". "Era un bel ragazzo", disse Russell. "Gli piacevano le donne specialmente quelle che lo facevano sentire importante!". "Che tipo di donna?". Il cronista si guardò intorno distogliendo lo sguardo da Schiavi come se volesse evitare di rispondere. "Mettila in questo modo Neil!, se devo ficcare il naso in profondità, tu sarai il posto giusto per farlo!. Non ti mollo e mi devi dire tutto!". "Ok!...Ok!..Sullivan ha avuto una breve relazione con la ragazza di Larry Manson, ma è successo la scorsa primavera e Larry ha dimenticato questo fatto!. Inoltre ha avuto un paio di appuntamenti con Jenny Johns, la segretaria, ma non è successo nulla perchè lei non ne voleva sapere. Anche questo fatto è successo in primavera. Da lì in poi non si sono più visti!". Russell fece un profondo respiro, come succede quando ci si appresta a dire cose spiacevoli. "Forse non sai che Frank Donnell, il trainer, si era separato da sua moglie Janet che era molto più giovane di lui!". "A causa di Sullivan?", replicò il tenente. "È quello che ho sentito, ma non posso esserne certo Al!". "Frank è un brav'uomo, mi è sempre piaciuto. Schiavi: "Certo, non possiamo capire cosa passa nella testa di una giovane donna, ma forse Sullivan ha giocato le sue carte approfittando della situazione!, ci hai mai pensato?". "Si!, ma non sono riuscito a trovare una ragione plausibile!", concluse il cronista. Schiavi: "Perchè no?. L'anno scorso i Whales hanno vinto il titolo e c'erano parecchi soldi in ballo nel giro delle scommesse!. E dove ci sono soldi che girano c'è sempre spazio per qualche diavoleria!". Russell: "Allora credi che Sullivan non sia scappato dal campo di sua volontà?, credi che qualcuno lo stesse aspettando e poi gli ha fatto un buco in faccia?". Il detective fece cadere la sigaretta: "Sembra inverosimile, ma possibile!". "Perchè Sullivan?", disse Russell, "Scommetteresti su di lui e sulla squadra nel modo in cui stavano giocando?". Schiavi non rispose, ma dall'espressione del viso sembrò che accettasse quella teoria. Rimuginando, guardò verso la macchina col cadavere all'interno osservando i suoi uomini impegnati nel loro lavoro. "Dove ha lasciato la sua divisa?, non era nel suo appartamento!", concluse il cronista. Il detective scosse la testa. Un poliziotto si avvicinò. "Abbiamo fatto tutto, tenente. Nessuna traccia di una seconda macchina, nessuna impronta di gomme sulla strada. Non c'è un indizio!". Schiavi: "Ok!, portatelo via, così gli estrarranno la pallottola. Cercate intorno alla casa eventuali tracce di una divisa da baseball, anche nei cassonetti della spazzatura!". A quel punto Schiavi aprì la portiera della sua macchina. Prima di entrare si voltò e disse: "Sarai al campo domattina Neil?". Russell: "Si, ho altri interessi oltre al baseball!".

Il giorno dopo Russell si recò allo stadio. Era presto per un allenamento, dopo che la squadra aveva giocato la sera precedente. Entrò in ufficio, Jenny era al telefono. "No!..Mi dispiace!..Non sappiamo niente!..Deve fare una richiesta al comando di polizia!..Mi spiace ma Mr. Bower non è ancora arrivato!". Dopo aver chiuso il telefono, Jenny salutò Russell. "Non c'è l'esigenza di chiederti se hai sentito anche tu la notizia!". Lei scosse la testa. "Non ho ancora letto il giornale, ma da quando ho aperto l'ufficio, il telefono ha squillato parecchie volte. L'ultimo era Wright dal Day Magazine. È la terza volta che chiama. Credo che Frank Donnell sia alla centrale di polizia per rispondere a qualche domanda!". Nel breve silenzio Jenny si avvicinò alla fotocopiatrice e prese dei documenti. Il cronista si avvicinò a lei e con voce sommessa le disse: "Conoscevi un pò Jack Sullivan non è vero?". Senza voltarsi lei rispose, "Un pò!, è stato più che sufficente!". Russell: "Hai avuto l'impressione che Sullivan fosse coinvolto in qualcosa di strano?". Jenny: "Cosa intendi dire per strano, Neil?". "Intendo..Soldi!..Scommesse!". Jenny continuò ad eseguire le copie dei documenti. Si fermò un attimo dicendo: "Non saprei, non l'ho conosciuto abbastanza. Se pensi ad una tale possibilità vuol dire che anche altri giocatori sono coinvolti. Sarebbe un duro colpo per Hugh. Lui è così orgoglioso dei suoi ragazzi". "Lo sono anch'io, ma non riesco a non pensare a qualcosa di spiacevole!", concluse Russell.

La porta dell'ufficio si aprì di scatto. Susie entrò nervosamente. Salutò Jenny, diede un tenero bacio sulla guancia di Neil e si diresse verso la scrivania. "Sei nervosa Susie?, hai dormito male?". "Il tuo amico, il tenente Schiavi è passato da casa mia alle 4 stamattina per dirmi le novità. Pensi che sia un buon orario?", replicò Susie nervosamente. Russell le chiese: "Dov'è Hugh?". "È andato sul campo per organizzare l'allenamento!. Sarà qui tra poco!." concluse la ragazza. La porta si apri nuovamente. Il tenente Schiavi entrò senza nemmeno salutare: "Puoi venire un attimo Neil?". Susie, voltandosi: "Potete andare nell'ufficio di Hugh!". I due uscirono dalla segreteria e mentre Russell chiuse la porta, si rivolse al detective: "Ma..Al!, stai trattenendo Frank in centrale?". "No!, Gli abbiamo fatto solo qualche domanda. Ci ha detto che dopo la partita è andato a casa. Non lo può provare, ma noi non possiamo dimostrare che non ci sia stato. Quindi l'abbiamo lasciato andare". Entrambi aprirono la porta dell'ufficio di Hugh ma si voltarono attirati dal rumore dei passi e dalla voce del manager che dava le ultime istruzioni ai suoi tecnici. Hugh era pallido in viso. Schiavi accese una sigaretta e disse: "Sembra che parecchie persone abbiano cercato Sullivan la scorsa notte. Ad esempio Neil, che è qui, io stesso per ovvi motivi...e tu Hugh?". "Quando sono uscito dallo spogliatoio sono andato a casa di Jack ma non c'era nessuno. Volevo dirgli chiaro e tondo che non avrebbe più fatto parte della squadra. Poi sono andato a casa e mi sono ritirato in camera da letto". Rispose il manager. "Che ore erano?". "Circa mezzanotte!". Schiavi spense nervosamente la sigaretta e lasciò andare Bower che doveva ritornare in campo. "Avevo bisogno che tu sentissi cosa diceva Hugh". disse Schiavi rivolgendosi a Russell. "Lui ha detto che è andato a dormire verso mezzanotte o poco più. Io e te abbiamo sentito dei passi alla casa di Sullivan, ed era circa l'una di notte. Ho fatto controllare la targa della macchina. Quell'auto appartiene a Hugh Bower!". Vi fu un attimo di silenzio che Russell interruppe. "Forse Hugh si è dimenticato!". Schiavi non accettò quell'idea perchè il manager stava cercando Sullivan per licenziarlo. "Mi dispiace per te Neil, ma ora sei dentro fino al collo in questa faccenda. E non so nemmeno come poterti aiutare per uscirne". Dopo una breve pausa Schiavi guardò Neil negli occhi. "Sapevi che Susie era uscita con Jack Sullivan?". Il silenzio si fece ancora più profondo tanto da rivelare i rumori delle palline battute durante l'allenamento. Russell con voce sommessa: "No, non lo sapevo!. Io e lei non siamo ufficialmente fidanzati...lei può uscire con chi vuole!". Schiavi: "Ok, ma ho sentito che quando Hugh lo ha saputo, è andato su tutte le furie!". Russell: "Hugh è fatto così. Ha cresciuto Susie e si sente responsabile!". Schiavi: "Tanto responsabile da sparare ad un giocatore che aveva osato troppo?". "Non posso crederci!", disse Russell nervosamente. Schiavi: "Ti capisco!. Sei amico di Hugh e di Susie ed è per questo che sei invischiato in questa faccenda". Russell: "Senti Al!, lasciami parlare con Susie!". Il cronista si avviò verso la segreteria, vide Jenny indaffarata e le chiese dove fosse l'amica. Lei rispose che Susie era andata a casa perchè aveva un forte mal di testa.

Dopo aver ultimato i preparativi per la sua trasmissione, Russell si recò nel suo solito ristorante, da Georgy's pensando che avrebbe telefonato a Susie. Prese posto ad un tavolino e fu notato da Frank Donnell, il quale si precipitò verso di lui. "Hey Neil!. Questa storia comincia a non piacermi affatto!". Russell: "Stai calmo Frank, tutto si sistemerà!". "C'è molto nervosismo in squadra", continuò il trainer, "i giocatori si guardano male l'un l'altro e Hugh è quello peggio di tutti. I poliziotti mi hanno tenuto quasi 3 ore stamattina, agiscono come se qualcuno in squadra abbia sparato a Sullivan!". "Stanno solo facendo le loro indagini, vogliono vederci chiaro in ogni aspetto di questa faccenda!", disse Russell. "Perchè devono scavare proprio nella mia vita?", aggiunse Donnell, "va bene!, non ero un grande amico di Sullivan, ma ero a letto quella sera!". Il trainer si fermò improvvisamente guardando verso la porta del ristorante. Col suo corpo grassoccio si precipitò all'uscita urtando un cameriere che riuscì a malapena a non far cadere il vassoio con un paio di birre e un piatto di bacon con uova. Russell, dopo un attimo di sorpresa, si alzò per seguirlo, ma all'uscita non lo vide più. Cinque minuti più tardi Donnell ritornò e col fiato in gola disse: "L'ho visto, Neil!, proprio sul marciapiede mentre prendeva un taxi. Ho corso per un pò ma non sono riuscito a prendere il numero!". "Devo indovinare?, aggiunse Russell, "è il tipo robusto col labbro prominente di cui mi hai parlato?". "Si, è proprio lui!..l'amico di Sullivan!..quello che era allo stadio prima della partita!". "Ne sei sicuro Frank?, non ti sei sbagliato?". "No!..no!. Sono sicuro, non mi sono sbagliato, credi che stia bluffando?". "No, Frank, stavo solo chiedendo, ora va a casa!, prendi un'aspirina e rilassati!. Sei troppo agitato!".

Quando Frank se ne andò Russell fece una telefonata. "Ciao Susie!, come va col tuo mal di testa?". "Non avevo mal di testa, Neil!. Io...io avevo paura!". "Hai voglia di parlarne?". "Si!", aggiunse Susie, "forse è meglio!. Dove possiamo incontrarci?". "Io sono qui al ristorante da Georgy's!, ti aspetto di fuori così salgo in macchina con te!". Dieci minuti più tardi la macchina di Hugh procedeva lentamente nel traffico caotico. Con amarezza Russell potè leggere la targa alla luce del giorno: 58 B 868. In cuor suo avrebbe preferito non identificarla quando si trovava alla finestra della casa di Sullivan. Susie si avvicinò al marciapiede e lui salì in macchina rapidamente. "Washington Park!, va bene?", disse lei. "Ok!", rispose Neil. Durante il tragitto i due non parlarono. Erano immersi nei loro pensieri. La ragazza era agitata, sapeva che ciò che doveva dire non sarebbe stato piacevole. Dal canto suo il cronista pensava al povero Frank, alla sua faticosa rincorsa per individuare il presunto amico di Sullivan, alle parole di Schiavi e a quelle che Susie gli avrebbe detto. Un'improvvisa frenata al semaforo allontanò i pensieri. "Scusa Neil!". Russell fece un respiro profondo. Appena arrivati la ragazza si fermò al parcheggio adiacente "Washington Park". Spense la macchina. Sembrava più rilassata, pronta ad affrontare la situazione. "Non avrei dovuto andarmene in quel modo dall'ufficio, ero spaventata e ho perso la calma. L'ufficio di Hugh è attiguo al nostro e ho potuto sentire cosa ti ha detto il tenente!". "A proposito dell'appuntamento con Sullivan?", interruppe Russell. Susie annuì e sentendosi in imbarazzo lo guardò. "Mi dispiace, non vorrei che tu ci sia rimasto male!". "L'hai appena detto!", disse il reporter. Susie: "Ascolta Neil!. Non era proprio un appuntamento come ti ha fatto credere Schiavi!. Sembrerà strano, ma ci tengo alle sorti della squadra. Ultimamente Hugh era preoccupato per come Sullivan stava giocando. Lui aveva tirato fuori parecchi soldi per il giocatore, quindi ho pensato di aiutarlo. Ho chiesto a Jack se potevamo vederci perchè volevo sapere se era in difficoltà, oppure se aveva dei problemi!. Questo è tutto Neil, nient'altro!". Russell si senti per un attimo risollevato. Era vero. Conosceva Susie e sapeva che era di buon cuore, sempre disponibile ad aiutare qualsiasi persona. Una delle tante ragioni per cui le voleva ancora bene. "Ora c'è la parte che non mi piace raccontare", continuò Susie, "Tu sai come è Hugh col suo carattere. Ho fatto l'errore di non dirgli niente e, come si è poi dimostrato, Sullivan non era una persona molto carina. Io volevo solo essere un'amica per aiutarlo, ma lui ha frainteso e la seconda volta che ci siamo incontrati si è spinto troppo oltre. Io l'ho fermato!. Hugh era sveglio e quando sono tornata a casa non ho potuto nascondere i vestiti stropicciati.  Mio zio ha visto Sullivan che si allontanava in macchina e puoi capire come abbia preso questa storia!". "Quando è successo?", disse Russell. "L'altra sera!", continuò la ragazza, "Dopo la fuga di Sullivan, ho capito che non avrei più potuto calmare Hugh. È rientrato in casa verso mezzanotte, era nervoso e non voleva parlare. Si è rifugiato direttamente in camera. È stato allora che ho deciso di avvertire Jack dicendogli di allontanarsi dalla città, fino a quando la situazione non si fosse calmata. Ho preso la macchina di Hugh e ho guidato verso la casa di Sullivan!". Russell si voltò di scatto. "Sei stata a casa di Sullivan?". "Neil caro!, puoi immaginare se Hugh lo avesse incontrato cosa sarebbe successo!". E le conseguenze sulla squadra e su tutto il club?". Susie, continuando a raccontare, disse che una volta arrivata a casa del giocatore aveva sentito delle voci all'interno. Presa dal panico e dalla situazione rischiosa decise di allontanarsi. Russell non rivelò nulla di quello che era successo in casa. Si limitò soltanto a dire che questa faccenda era ancora tutta da risolvere. In effetti nessuno era ancora fortemente sospettato. "È stata una lunga chiaccherata. È meglio che vada a casa adesso!". Susie era esausta.

Dopo un'oretta Schiavi si presentò in radio e lanciò un breve e sospettoso sguardo verso Russell. "Qualche guaio con Susie?. Mi spiace Neil ma devo sapere cosa ti ha detto. Era lei in macchina ieri sera?". Non mi piace questa storia!. Forse Susie sta cercando di proteggere Hugh?. E cosa sta
proteggendo?
".
Russell si avvicinò al tenente avvisandolo che non aveva nessuna prova per sospettare qualcosa su Hugh e che bisognava fare in fretta perchè dopo due giorni i Whales avrebbero giocato in trasferta e non si poteva vietare a qualcuno della squadra, sospettato o coinvolto che fosse, di lasciare la città. Raccontò al detective la storia di Frank Donnell al ristorante. Schiavi rimase perplesso e pensieroso. "Ancora Frank, e ancora questa persona che nessuno ha visto eccetto lui. E se qualcuno ha messo una pallottola nel corpo di Sullivan, Frank è in cima alla lista dei sospettati!". Il tenente se ne andò in fretta. Il cronista decise di andare allo stadio nella speranza di poter incontrare Susie. Quando entrò in ufficio Jenny gli disse che l'amica aveva telefonato dicendo che sarebbe rimasta a casa. "Poco importa!", pensò Russell. Avvicinandosi alla segretaria le chiese se voleva andare a prendere un caffè insieme a lui. Jenny rifiutò questo invito perchè si sentiva imbarazzata nei confronti di Hugh e Susie, affermando che non poteva assentarsi dall'ufficio perchè era sola. Russell, un pò contrariato, le raccontò la storia di Frank e del presunto uomo misterioso, fornendo una descrizione sulla sua corporatura, in particolare quella del volto caratterizzato dal labbro inferiore sporgente. Terminato il racconto, chiese alla ragazza se per caso aveva visto una figura del genere aggirarsi intorno allo stadio ultimamente. Jenny non lavorava solo in ufficio, se era necessario andava all'ingresso dello stadio per la vendita dei biglietti della partita. La ragazza rispose che non aveva notato un tipo del genere. Lo sportellino della cassa permette solo di vedere le mani e i soldi. Quando c'è tanta gente in fila, bisogna fare in fretta e non c'è il tempo per guardare una persona in viso. "Riesci a farmi un favore?", disse Russell, "Da questo momento prova a controllare, e se vedi una persona che corrisponde alla descrizione che ti ho fatto, me lo fai sapere, se non riesci a contattarmi, telefona al tenente Schiavi!". Jenny acconsentì.

Non aveva una meta precisa quel pomeriggio. Nell'attesa di commentare la partita della serata, Neil Russell camminava per la strada immerso nei suoi pensieri come se seguisse la sua ombra. Ogni tanto si fermava davanti ad una vetrina, non per guardare la merce in esposizione ma soltanto per riflettere su tutta la faccenda. Era convinto che qualcuno avesse tenuto la bocca chiusa. Il rifiuto di Jenny non lo aveva convinto. Sembrava che lei avesse avuto il timore di dover rispondere a qualche scomoda domanda. Hugh era nervoso e aveva dato ordine a tutti i giornalisti di stare alla larga dal suo ufficio e dalla segreteria. Nulla da dichiarare, un vero silenzio stampa. E Susie?, e Frank?, avevano raccontato tutto?. Qual'era il loro grado di coinvolgimento in tutta questa storia?. Schiavi aveva dato ordine ai poliziotti di controllare gli alberghi alla ricerca del misterioso personaggio amico di Sullivan. Dopo una frugale cenetta, Russell tornò allo stadio per fare la cronaca della partita. Si fermò prima in biglietteria per sentire se Jenny avesse notato qualcosa. Niente, la ragazza disse che guardando i volti delle persone aveva ottenuto solo qualche appuntamento. La partita fu un disastro. Come aveva detto Frank Donnell precedentemente, non c'era più una squadra, i giocatori erano demotivati, non c'era nessun segno di reazione e di voglia di vincere. Lo stesso Hugh era fermo nel dug-out, impassibile come se i suoi pensieri galoppassero altrove. A fine partita il detective Schiavi entrò improvvisamente in cabina. Dopo un breve saluto, Russell gli disse. "Sai Al?, credo che l'amico di Sullivan descritto da Frank esista veramente ed è da queste parti". "Come fai a saperlo Neil?", "Ci sono persone che non se la sentono di parlare, anche in determinate circostanze", concluse il cronista. "Bene!. Allora andiamo a prenderlo!", disse il tenente. "Aspetta Al!. Non essere frettoloso, quel tipo di persona ha bisogno di agire con calma!". Erano circa le 4 e un quarto del mattino quando squillò il telefono in casa di Russell. Una voce parlò: "Neil?, ti ricordi?, vale ancora quello che abbiamo pattuito?". "Si...certo!", rispose assonnato il giornalista. "È in città!", continuò la voce, "..da un paio di giorni. Ultimamente si è fatto recapitare una cassa di liquori al 37 di Palms Street!". Immediatamente Russell telefonò a Schiavi e poco dopo si trovarono in macchina nell'alba del primo mattino. Sorseggiando un caffè il reporter disse. "Il suo nome, o meglio, uno dei suoi nomi è Jimmy Jordan. Ha un volto paffuto, la testa rasata e il labbro inferiore prominente. Non è di queste parti, ma è stato notato un pò ovunque ed ogni volta che è stato visto sembra che abbia raccolto grosse scommesse. In questo caso devono esserci lucrose puntate sulla squadra dei Whales che non dovrebbe raggiungere il titolo quest'anno!". I due svoltarono in Palms Street. "Conosco questo posto, affittano camere ai turisti ed è abbastanza carino!", concluse Schiavi. Entrarono e il detective mostrò il distintivo. Un'anziana ma ancora arzilla signora si dimostrò disponibile a rispondere alle domande del tenente e condusse entrambi verso la camera di Jimmy Jordan. Schiavi bussò ma nessuno aprì la porta e dopo una breve attesa il detective decise di forzarla. Entrarono. La stanza era vuota. "È andato via senza spegnere le luci, quando rientrerà farò due chiacchere con lui!", disse seccata la signora. Schiavi suggerì all'anziana donna di non parlare di questa visita e si rivolse a Russell: "Forse Jordan ha sentito che stavamo arrivando e se n'è andato, non tornerà..e..forse non è la persona che stiamo cercando!". "È molto difficile credere che non sia lui il nostro uomo. Sembra che avesse molta fretta di lasciare la camera!", riflettè Russell. Facendo una breve ispezione Schiavi notò una valigia in pelle ai piedi del letto, l'afferrò e la aprì. All'interno vi erano vari indumenti sistemati con ordine e ben piegati. Rovistando più a fondo notò una sacca laterale chiusa con una cerniera che conteneva fogli di carta e una serie di documenti, uno dei quali legittimava ufficialmente Jordan a possedere una pistola. Inoltre vi era la sua foto che rivelava il volto paffuto e il labbro leporino esattamente come era stato descritto dal trainer dei Whales. Sotto la foto la sua firma: James H. Jordan. Russell diede un'occhiata anche agli altri documenti che rivelarono una redditizia quanto oscura attività nel campo dell'intrattenimento, in particolare della vendita di slot machines. L'attenzione però cadde su una busta dove sul retro c'era solo un indirizzo senza il nome del destinatario: 1441 di Fresh-Air Avenue. "Guarda Al!, è l'indirizzo di Sullivan!". "Bingo!. Donnell non avrà difficoltà a riconoscere Jordan come l'amico di Sullivan. Ora ci sono due punti in sospeso. Primo: bisogna trovare Jordan. Secondo: bisogna trovare Donnell che non è stato visto rientrare in casa!". I due salutarono l'anziana signora.

Hugh Bower era nel suo ufficio. Susie era con lui. Il manager irritato si rivolse a Russell. "Voglio chiederti una cosa!. Stai agendo per conto di Schiavi?". "Ormai penso di si!", rispose il cronista, "Lui ha parlato con te ma non è arrivato a niente ed ora vuole che provi io a parlarti perchè sei l'unico che può darci una mano a ritrovare Frank!". "La faccenda è ridicola!. Perchè Hugh dovrebbe nascondere Frank?", disse Susie. "Non sono certo io a dirlo", continuò Russell,"Ma Frank non è in una bella situazione!. L'uccisione di Sullivan potrebbe coinvolgerlo direttamente perchè il giocatore gli ha mandato a rotoli il matrimonio e lui non ha nessun alibi. Da quando Sullivan è stato ucciso ha attirato l'attenzione parlando di questo Jordan, e ora che l'abbiamo quasi trovato, Frank sembra svanito nel nulla!". Il manager, ancora seccato, disse: "Non hai risposto alla domanda di Susie. Credi veramente che io nasconda Frank?, e per quale motivo?". Russell rispose. "Schiavi è consapevole del fatto che siete amici ormai da 15 anni e che tu sei una persona leale e fedele, quindi potresti anche fare una cosa del genere. Voglio solo dirti che questo Jordan è un giocatore d'azzardo, un lupo solitario e ha scommesso pesantemente sui Whales che non faranno i play-off. Sullivan, un buon pitcher ad inizio stagione, all'improvviso non vince più nessuna partita. Conduceva una bella vita rispetto al salario che percepiva, bella casa, bella macchina, poi è stato ucciso. Frank per poco non si rompe una gamba per inseguire Jordan. Jordan scompare e Frank non si sa dov'è. Capisci Hugh?". Il manager andò su tutte le furie sentendo parlare della sua squadra in quel modo. "Non accetto simili discorsi!. Sullivan era già pronto per ritornare in lega minore, non serve dirmi che era corrotto!". "Non serve che ti arrabbi con me, Hugh!", disse il cronista, "Questo Jordan è un professionista e sa come muoversi. Se ci sono grosse somme di denaro in ballo, non basta corrompere un giocatore, anche altri devono esserne coinvolti!". Hugh si alzò furioso dalla sedia, era teso in volto. Girò intorno al tavolo avvicinandosi a Russell e lo fissò dritto negli occhi. Susie cominciò a piangere. "Come puoi credere che tu abbia detto simili cose?". Russell, intimorito: "Mi dispiace Hugh!, Susie!, voi sapete quanto sono vicino alla squadra e vorrei non credere a tutto questo ma la situazione non lascia uno spiraglio di uscita e so cosa potrà succedere in seguito. Se Frank non si trova, Schiavi emetterà un mandato di arresto e comincerà ad indagare all'interno dei Whales interrogando ogni giocatore. Non è una bella cosa per tutta la squadra, ma non posso biasimare Schiavi. Che altro può fare?. Dai Hugh!, erca di capire!". Il volto di Bower sembrava rilassato adesso. Scuotendo la testa disse a Russell che non era in grado di rispondere perchè non sapeva dove fosse Frank. Si sedette pesantemente  sbuffando. Russell uscì dall'ufficio e Susie lo seguì. Anche lei era piena di rabbia e le sue parole non furono da meno. "Perchè fai questo a Hugh?. Perchè lo stai perseguitando?". Il cronista rimase un attimo sorpreso da quella sfuriata. Cercando di calmare Susie le disse. "Tesoro, non sto perseguitando Hugh, credimi. Ma un uomo è stato ucciso e un altro è scomparso. Entrambi erano membri del club di Hugh. Se qualcosa va storto e la situazione precipita, è meglio che venga fuori adesso. Se Hugh sa qualcosa e non dice nulla, rischia di peggiorare le cose!. Non credi?. I Whales sono anche la mia squadra, Frank Donnell mi è sempre piaciuto ma adesso anche lui è invischiato in questa faccenda e deve uscirne al più presto!". Susie replicò nervosamente: "È una tua scelta!. Io sto dalla parte di Hugh!". Russell, alzando il tono di voce: "Non ti capisco!. Perchè non possiamo essere entrambi dalla parte di Hugh?". Irritata da quella frase la ragazza diventò furiosa: "Essere dalla sua parte e accusarlo di nascondere un assassino?. Essere dalla sua parte e dirgli che la sua squadra è corrotta?. Essere dalla sua parte insinuando che è coinvolto in un omicidio?. NO!..NON PENSO CHE SIAMO ENTRAMBI DALLA STESSA PARTE!!". Susie entrò in ufficio sbattendo la porta dietro di sè. Alla radio Russell annunciò che la polizia aveva emesso un'ordinanza di cattura in 5 stati per Frank Donnell sospettato di omicidio. Quella sera la partita venne disputata sotto un cielo grigio e cupo con nuvole gonfie e cariche di pioggia. Triste presagio di un imminente temporale . Dalla sua cabina Russell non vide la figura di Hugh nel dug-out dei Whales. Dave Sisler, il vice manager, stava conducendo la squadra che entrò in campo visibilmente sostenuta dall'ombra della sconfitta. Gli Eagles segnarono 2 punti alla prima ripresa e 3 punti alla seconda. All'inizio del terzo inning una leggera e fitta pioggerella iniziò a cadere sul campo. Dopo pochi minuti la pioggia si fece insistente, alimentata da un forte vento. L'arbitro si tolse la maschera, fece pochi passi per posizionarsi davanti al piatto di casa base e allargando le braccia indirizzò le squadre verso le rispettive panchine. Gli addetti alla manutenzione del campo entrarono prontamente per stendere i teloni di protezione. Un gruppo entrò dal lato del dug-out di prima base mentre l'altro gruppo sarebbe dovuto entrare dal lato del dug-out di terza base. Russell iniziò a parlare: "Eh si!, Signore e Signori!, l'arbitro ha deciso di sospendere la partita a causa della pioggia!. Stanno stendendo i teloni di protezione sopra il diamante. Non sarà una lunga sosta. Forse la partita verrà ripresa fra non molto!". Mentre pronunciava queste parole, si accorse che il gruppo degli addetti nella zona di terza base indugiava a stendere il telone. Si erano avvicinati e si guardavano l'un l'altro in preda allo sgomento. Ad un tratto un paio di loro si voltarono agitando le braccia per richiamare l'attenzione. L'arbitro fu il primo ad arrivare, Russell uscì dalla cabina in fretta e furia. Mescolandosi tra la gente riuscì a sentire in lontananza il suono della sirena. Quando arrivò sul posto, Schiavi era lì ad osservare il cadavere steso e semicoperto dal telone. Sul volto un segno inconfondibile: il labbro inferiore prominente. Era Jimmy Jordan. Il dottore giunto sul posto esaminò quel corpo e disse al detective. "È stato colpito due volte, ma la causa di morte potrebbe essere un'emorragia interna. Avrò bisogno di fare un'autopsia per esserne certo. "Quando è morto?". "Da circa 10/12 ore, lo saprò con esattezza dopo averlo esaminato. Non è morto sul colpo, deve aver perso molto sangue!". "Grosse supposte?", replicò il tenente. "Non tanto, qualcosa come un calibro 22!", concluse il dottore. Schiavi disse a Russell che anche Sullivan era stato ucciso con una calibro 22. Come un bizzarro gioco del destino il Dipartimento di Polizia aveva sguinzagliato tutti i suoi uomini per cercare Jordan, che invece si trovava allo stadio dei Whales. "Chissà cosa penserà Hugh!", disse Russell. "Non lo sapevi?, Hugh non è in città e nessuno sa dove è andato!", rispose il detective. "Questa è una brutta notizia!. I Whales giocheranno in trasferta!". "Giocheranno in trasferta se io li lascio andare!", aggiunse irritato Schiavi, "Il cerchio si sta chiudendo e tutto riporta qui al campo da baseball. Se voglio trovare delle risposte, è qui che devo indagare, dentro il club!". Schiavi si avviò verso lo spogliatoio ed entrò con decisione. Un agente si mise di guardia davanti alla porta. All'interno alcuni giocatori si stavano vestendo altri erano seduti di fronte al proprio armadietto. Nessuno si mosse e nessuno parlò. L'atmosfera di paura e rabbia si percepiva dappertutto. "Vi interrogherò uno ad uno per sapere dove siete stati ogni minuto degli ultimi tre giorni, gli altri aspetteranno di fuori. Ci sono un paio di poliziotti che vi faranno delle domande e prenderanno nota delle vostre risposte!", disse autoritario il detective. Dave Sisler, il vice manager, fu il primo ad essere interrogato. Poi fu la volta di Larry "Big" Manson, il lanciatore. "Hai mai avuto problemi con Sullivan?", domandò il detective. "E chi non li ha avuti?, era come una spina nel fianco!", rispose il giocatore. Schiavi: "Problemi con una ragazza. Non è vero?". Manson arrossì in volto. "Ho risolto quella situazione. È successo 3 mesi fa!". Schiavi fece una breve pausa per spegnere la sigaretta e domandò: "Nessuno ti ha mai detto che puoi fare un pò di soldi extra se...GIOCHI IN UN CERTO MODO?. Manson arrossì in volto: "Se qualcuno ci avesse provato, l'avrei fatto a pezzi!". Schiavi: "Bene, questo è un punto interessante. Il cadavere trovato di fuori appartiene ad una persona che stava cercando di corrompere qualche giocatore della squadra per far perdere i Whales. Non ha mai provato con te?". Manson: "Non l'ho mai visto in vita mia!". Schiavi: "Non è necessario vederlo. Persone del genere possono delegare qualcun altro per i loro affari. Sullivan?. Donnell?". Manson si irrigidì ulteriormente, balzò in piedi e disse: "No!. Te lo ripeto!. Nessuno ha mai parlato con me...Dannazione!.. Siamo ancora al primo posto!". Schiavi: "La stagione è ancora lunga!. Manca poco più di un mese!". Manson: "È sciocco che tu mi stia addosso!. A parte l'altra sera quando sono stato espulso, ho vinto le ultime 5 partite!". Schiavi: "Te l'ho già detto, c'è ancora tempo!. Non dovevi protestare con l'arbitro, non dovevi farti espellere!". Manson: "Mi stai confondendo!. Non ho mai visto quell'uomo assassinato e nessuno mi ha mai parlato. Non so dov'è Donnell e non so dov'è Hugh!". Schiavi rimase in silenzio "pescando" un altra sigaretta. Manson nel frattempo si era calmato e il detective gli disse: "Va bene. È tutto per ora. Prendi la tua borsa e va a casa. Ma non andare da nessun'altra parte o te ne pentirai!". Manson, nervosamente, aprì l'armadietto. Schiavi accese la sigaretta senza togliere lo sguardo dal lanciatore e notando una valigia da viaggio gli domandò. "Sembra che tu debba andare molto lontano!". Manson: "Ho portato questa valigia perchè giocheremo in trasferta!". Schiavi: "La puoi anche disfare, non ci sarà nessuna trasferta per i Whales!". "Non c'è niente di importante da disfare!", rispose Munson. "Bene!, renderà la cosa più semplice. Aprila!", ordinò il tenente. Manson si fermò per un attimo mostrando imbarazzo e indecisione. Allora Schiavi prese la valigia che oltre al guantone, e al tabacco da masticare conteneva varie maglie da usare in allenamento. Rovistando, il detective capovolse quella valigia facendone cadere il contenuto che finì ai piedi del lanciatore. Per un attimo tutti i presenti rimasero in silenzio, sbigottiti. Tra quegli indumenti c'era una casacca col numero 14. Schiavi fu il primo a parlare. "Il 14 era il numero di Jack Sullivan. Come mai la sua divisa è finita nella tua valigia?".

Il giorno seguente, nel primo pomeriggio, Russell si diresse verso il comando di polizia. Entrò nell'ufficio di Schiavi e vide che il detective era stanco. Aveva gli occhi arrossati, segno inconfondibile di chi ha dormito poco. "Quelli che provengono dalle colline, come Manson, sono persone toste, l'ho interrogato tutta notte. Niente di niente, non sa nulla!", esordì Schiavi. "Forse qualcun altro ha messo la divisa nella valigia di Manson, sembrava fosse realmente sorpreso nel vederela!", rispose Russell.
"Si!, lo so!", aggiunse Schiavi, "So anche che Manson sapeva che se io avessi visto la valigia avrei voluto darle un'occhiata all'interno, quindi aveva il tempo per recitare un finto stupore. Questa faccenda è sempre più confusa. Sullivan è uscito dal campo in divisa ed è andato a casa o da qualche altra parte per cambiarsi, e adesso troviamo la sua divisa ancora al campo. Ma quando la luce è saltata, lui non è mai andato nello spogliatoio. Quando è arrivato al campo prima della partita e si è messo la divisa, ha lasciato i suoi vestiti nell'armadietto". "Quale prova abbiamo che Sullivan non è mai tornato nello spogliatoio?", aggiunse Russell. "L'unica cosa certa è che c'erano Manson, Hugh e Frank Donnell. Gli ultimi due sono scomparsi. Ci sono stati 2 omicidi e Susie ha molta paura perchè non sa dove è finito Hugh!". "Perchè non si fa vedere?, potrebbe darci delle risposte. Il delitto di Jordan ha riempito le pagine dei giornali!". Concluse Schiavi.

Russell uscì dall'ufficio dirigendosi da Georgy's. Telefonò a Susie e capì dalla sua voce che era angosciata perchè non aveva notizie di Hugh. Aveva molta paura di venire a conoscienza di qualcosa che non avrebbe voluto sentire. Lui cercò di tranquillizzarla e le diede appuntamento nel ristorante. Quell'incontro le avrebbe fatto bene se non altro per mitigare quel senso di preoccupazione che sentiva. Susie, a malincuore, rifiutò l'invito dicendo che doveva stare in casa ad aspettare Hugh. Era ansiosa, ma il cronista, insistendo, le disse che aveva bisogno di stare in sua compagnia, seduta al tavolo davanti ad una buona cenetta. Alla fine lei accettò. Sarebbe arrivata al ristorante nel giro di 20 minuti circa. Russell tornò al tavolo e ordinò da bere. Nel frattempo aveva ricominciato a piovere, le gocce scivolando sulle vetrate, creavano lacrime come piccoli corsi d'acqua irregolari. "Niente partita stasera, eh?", disse il cameriere. Russell scosse la testa poco prima di sorseggiare la sua birra. Nell'attesa, ne ordinò un'altra. Guardò l'orologio e si accorse che i 20 minuti erano già passati. Aspettò ancora, giusto il tempo di terminare la sua birra e si alzò dal tavolo decidendo di ritelefonare a Susie. Rispose la governante dicendo che la ragazza era uscita da circa una mezz'ora. "Sono Neil Russell!, Signora!, il cronista delle partite dei Whales!". "Oh..si!, Mr. Russell!", aggiunse la governante, "Susie ha ricevuto una telefonata e si stava preparando per uscire quando poi ne ha ricevuta un'altra. Dopo la seconda telefonata è uscita di casa". "Sono stato io a fare la prima telefonata, non sa di chi fosse la seconda?", rispose Russell agitato. La governante disse di no, aggiungendo che la ragazza era uscita di fretta e sembrava che piangesse. Il cronista telefonò immediatamente a Schiavi per informarlo. "Dove pensi che possa essere andata in quelle condizioni?", rispose il tenente. Russell: "Non saprei, ma credo che sia andata da Hugh, ammesso che sappia dove si trova, oppure può essere andata a casa di Jenny". "Jenny Johns ha un telefono?", chiese il detective. "No, ma conosco dove abita!", aggiunse il cronista. "Ok!", concluse Schiavi, "Vai a controllare....Susie sta guidando la macchina di Hugh?", Russell disse di si. Riattaccò il telefono e uscì dal ristorante incrociando il cameriere che lo guardò con aria stupita. Sotto la pioggia si infilò in un taxi e dopo 10 minuti arrivò a casa di Jenny che si trovava al secondo piano di una palazzina dotata di scale esterne. Salendo quei gradini pensava a Susie, perchè era convinto che lei sapesse dove si trovava Hugh Bower. Arrivato alla porta bussò e quando Jenny lo vide non riuscì a trattenere un certo stupore. Lo fece accomodare chiedendogli il motivo di quella visita. "È stata quì Susie?", "No, Neil!", rispose Jenny, "È tutto il giorno che non la vedo, non è venuta nemmeno in ufficio perchè era preoccupata per Hugh!. Scusa il disordine!, non ho avuto il tempo per dare una sistemata in casa!". In effetti Jenny era indaffarata con le pulizie domestiche e stava terminando di stirare un suo vestitino color beige che in seguito sistemò con cura nell'armadio. Russell nel frattempo si era accomodato sul divano. La ragazza gli chiese se voleva un drink, ma il giornalista le rispose di no, perchè aveva già bevuto al ristorante mentre aspettava Susie. "Se non ti dispiace, gradirei un caffè!", aggiunse Russell. "È già pronto!. Un minuto che lo scaldo!", concluse Jenny. Il cronista si alzò dal divano e fece qualche passo nel soggiorno. Era irrequieto e i suoi pensieri lo portarono a rivivere tutta la storia di Jack Sullivan, dalla sua scomparsa alla sua morte, la scomparsa di Frank e di Hugh, la morte di Jordan, la divisa nella valigia di Manson. Stava cercando un appiglio, un qualcosa da collegare e che potesse dare un senso a tutta la faccenda. Riuscì per un attimo a rilassarsi quando vide l'armadio di Jenny aperto, con i suoi vestiti appesi e ordinati secondo la loro lunghezza. Tanti colori che fecero spazio nella sua mente ad altri pensieri. "Lei è una brava ragazza, tranquilla, vive da sola, ha cura delle sue cose...se solo...". Nel sedersi nuovamente Russell urtò la gamba contro il tavolino a lato del divano. Una pila di giornali cadde sul pavimento. Si chinò per risistemarli e notò che in mezzo a varie riviste femminili di moda e arredamento vi era un giornale che attirò la sua attenzione. Jenny sorridendo ritornò con due tazze di caffè su un vassoio. "Ho dimenticato la crema e lo zucchero. Torno subito!". Russell la lasciò fare, anche se non gli piaceva lo zucchero nel caffè, e diede un'occhiata al giornale che destò la sua curiosità, soffermandosi sulla data. Girò la testa verso l'armadio...e quei vestiti...e quel giornale gli procurarono una strana sensazione, un brivido, come se le risposte ai suoi pensieri di poco fa, si celassero fra le pieghe di quegli abiti e le pagine di quel settimanale. Jenny ritornò: "Quanto zucchero Neil?". Lui non rispose. I suoi occhi erano fissi sugli abiti  nell'armadio. "Quanto zucchero e crema Neil?". "Scusa Jenny!, ero sovrappensiero. Niente zucchero, grazie!". I due si scambiarono una breve occhiata e lui disse: "Non guardi spesso le partite dei Whales vero?. Non credo di averti mai vista sulle tribune!". Jenny sorrise: "Sento parlare di baseball tutto il giorno in ufficio, fra lettere, documenti, pubblicità ed altro, ho parecchio da fare e non ho il tempo per essere tifosa della squadra!". Russell aprì il giornale che teneva ancora fra le mani. "Solo un vero fan legge The Whales Magazine". La ragazza osservò quella rivista e sorrise nuovamente. "Oh!, quello?. Avevo deciso di buttarlo via, l'ho visto in ufficio 2 o 3 settimane fa...non ricordo bene, c'era un annuncio che mi interessava...e... l'avevo portato a casa!". Russell replicò: "2 o 3 settimane fa?. Questo è di Agosto, è uscito da pochi giorni". Jenny appoggiò la tazzina del caffè con rapido movimento scuotendo leggermente il piattino. "E allora?....Pochi giorni?...Qual'è la differenza?". Il reporter con decisione le chiese: "Dimmi ancora degli appuntamenti con Sullivan la scorsa primavera!". Jenny, innervosita da quella domanda rispose che erano stati degli incontri noiosi, ed era noioso parlarne. Bruscamente si alzò dalla sedia posizionandosi in modo da osservare Russell di lato. Lui appoggiò il giornale sul tavolino, prese la tazza col caffè e con estrema calma disse. "La noia non è una valida ragione per sparare alla testa di un uomo!". Jenny era in piedi con gli occhi sgranati. Trattenne il respiro per un attimo e poi disse: "Ogni persona può avere un giornale di baseball in casa!". "Certamente", rispose lui, "ma non è stato Sullivan a portare qui il giornale?". Lei, nervosamente. "No!...Lui non è mai stato qui...Mai!". "Avevi detto di avere interrotto la relazione con Sullivan, ma non era vero!", affermò Russell, "In realtà hai continuato a frequentarlo. Credo che lui sia venuto spesso in questa casa e l'ultima volta che l'hai visto è stato il giorno del suo assassinio. Sullivan ha lasciato qui la sua divisa e sei stata tu a metterla nella valigia di Manson. Ma non sei tornata subito a casa, ti sei nascosta allo stadio!". Jenny fece un paio di passi portandosi alle spalle di Russell il quale si alzò per fronteggiarla. L'espressione sul volto di Jenny era cambiata completamente. Sembrava più rilassata come se avesse preso una decisione importante. Con molta calma disse. "Come l'hai capito?". Il reporter la guardò e poi, muovendo leggermente gli occhi, osservò l'armadio. "Quel vestito che hai appena stirato, l'hai indossato il giorno prima della morte di Sullivan, poi l'hai indossato il giorno dopo e ancora lo indossavi ieri mattina. Una ragazza non lo farebbe se non fosse costretta a farlo. In questi giorni sei sempre stata al campo. Jordan è stato ucciso, e così ti sei...". Rapidamente Jenny aprì il cassetto di un mobiletto a fianco dell'armadio. Russell vide quella calibro 22. Lei si voltò rapidamente e con l'arma in pugno diede l'impressione di essere pronta a tutto. "Sono stata stupida a non tenere conto di quel giornale. In quanto al vestito, non potevo fare altrimenti!". I suoi occhi rivelarono il gesto che stava per compiere. "È pericoloso!, metti giù la pistola Jenny!". Senza terminare la frase, con rapido movimento, Russell rovesciò il suo caffè sul volto di Jenny tuffandosi rovinosamente sul pavimento, urtando la lampada che si spense oscurando il soggiorno. Vi fu un frastuono di oggetti rotti seguiti da un colpo di pistola. Steso sul pavimento, il cronista si spostò alla cieca cercando un possibile riparo. La sua mano incontrò qualcosa da afferrare, un posacenere, forse un vaso, non aveva importanza. Rapidamente lanciò quell'oggetto in direzione opposta a quella in cui si trovava. Si udirono altri due spari nell'oscurità e poi il tonfo della pistola lasciata cadere sul pavimento. Un breve attimo di pausa. Il reporter sentì dei passi che si dirigevano verso di lui. Guidato dall'istinto alzò le braccia le quali urtarono la figura di Jenny che si stava dirigendo verso l'uscita. Ma Russell interruppe quella fuga riuscendo a bloccarla.

Nell'ufficio dei Whales, Hugh Bower sorseggiava del buon whiskey sollevando con mano ferma il suo bicchiere: "Non è tempo per tremare quando bisogna rilassarsi!". Susie era seduta accanto al manager. Era tranquilla e serena. "Sono d'accordo!..quando sei tornato Hugh?", chiese piacevolmente Russell. "Quattro ore fa!", rispose il manager, "Mi hai detto di andare a cercare Frank e così ho fatto. Ero sicuro che sarebbe andato dalla sua ex moglie per cercare di riconciliarsi, penso che chiunque avrebbe fatto lo stesso. Quindi ho sentito di Jordan e sono tornato con Frank. Ho telefonato a Susie e lei mi ha raggiunto dicendomi che la polizia ci stava cercando". La porta si aprì e Schiavi fece il suo ingresso. Si avvicinò al tavolo chiedendo a Susie di portargli un bicchiere. Rivolgendosi a Hugh disse: "Questo fa bene anche a me, ora che tutto è finito!". Osservando Russell aggiunse. "Però c'è ancora qualcosa che mi sfugge, Neil!. Non hai mai pensato a Jenny fino a quel momento!". Il cronista rispose: "È stato un colpo di fortuna perchè in realtà stavo cercando Susie. Poi ho visto quel giornale e quel vestito ed ho capito che c'era qualcosa fuori posto, qualcosa che non si incastrava bene in tutta questa faccenda". Susie intervenne. "Ma perchè Jenny ha fatto tutto questo?". Il tenente prese la parola: "È la solita storia. Denaro e Amore, Amore e Denaro. Jenny è la classica ragazza attraente ma riservata, tanto da non suscitare interesse negli uomini, però è un tipo di donna che si adatta bene ad una persona come Sullivan. Jenny era innamorata ed avrebbe fatto qualsiasi cosa per lui. Al contrario, Sullivan iniziò a chiederle dei soldi e come abbiamo potuto constatare viveva al di sopra delle sue possibilità, ben oltre quelle di un ordinario giocatore di baseball. Ma più ne chiedeva e più ne voleva. Lei non aveva tutti quei soldi e allora ha iniziato a prenderli dal fondo cassa della squadra. Sarai sorpreso Hugh, ma credo che Jenny abbia preso qualcosa come $3.000". Bower, con tono scocciato: "Dannazione!, è stata con noi per più di sei anni. Se aveva bisogno di soldi poteva anche dirmelo, avremmo affrontato la situazione!". "Aveva paura!", disse Schiavi, "E questa situazione le è sfuggita dalle mani. Sullivan era troppo ambizioso e non conosceva limiti. Aveva preso anche i soldi di Jordan che sarebbero serviti per corrompere qualche giocatore della squadra. Ma questo non è mai successo perchè non era capace, però fece intendere a Jordan che l'avrebbe fatto. Non so come Sullivan abbia pensato di uscire da questo tunnell, probabilmente era convinto di un possibile "slump" della squadra che però non è mai avvenuto, perchè i Whales attualmente sono primi in classifica con un vantaggio di 4 vittorie. Tutto questo ha insospettito Jordan il quale è venuto in città per avere spiegazioni da Sullivan!". Schiavi si prese una pausa, giusto per "innaffiare" i due cubetti di ghiaccio con un dito di whiskey, per poi farlo fuori tutto d'un fiato. "Quando Sullivan ha visto Jordan allo stadio ha immaginato subito che lui gli avrebbe chiesto i dettagli dell'operazione e i nomi dei giocatori coinvolti. Ma Jack Sullivan non aveva questi nomi perchè aveva speso tutti i soldi del bookmaker. Trovandosi alle strette, il lanciatore decise di scappare. Spense le luci dello stadio agendo sugli interruttori e scomparve nella notte!". In quel momento Hugh Bower interruppe Schiavi dicendo: "Un momento!, come puoi esserne certo se non hai mai visto Jordan prima del suo assassinio?". "Ho interrogato Jenny Johns e Neil può confermare che c'è solo una risposta!". Russell intervenne: "Sicuramente Jordan ha indagato nella vita di Sullivan scoprendo così la relazione che aveva con Jenny. Quando è scappato dallo stadio, non ha rischiato ad andare a casa sapendo di avere Jordan alle calcagna. Ma lo stesso Jordan andò a casa di Sullivan, ed anch'io ci andai, rimediando un colpo alla testa. Il giocatore invece si diresse nell'unico posto possibile e sicuro dove avrebbe potuto cambiarsi la divisa, e cioè a casa di Jenny!". Schiavi acconsentì. "Infatti Sullivan era lì quando la ragazza lasciò lo stadio per andare a casa. Lui le chiese dei soldi perchè voleva lasciare la città. Jenny si sentì a pezzi e allora decise di andare insieme a Jack, ma il lanciatore le disse che non era possibile. Jenny, presa da un attacco isterico, si mise a urlare costringendo Sullivan a cambiare idea. Entrambi salirono in macchina e, giunti alla periferia, lui si fermò costringendo la ragazza ad uscire dall'auto. Vi fu un battibecco, una collutazione e il giocatore tirò fuori la calibro 22 puntandola verso di lei che reagì d'istinto colpendo la mano di Sullivan. Partì un colpo di pistola che fu fatale al giocatore. Subito dopo la ragazza prese l'arma con sè, camminò verso casa e trovò Jordan che l'aspettava. Lei lo condusse presso la macchina di Sullivan e resosi conto della sua morte, Jordan pensò immediatamente che la ragazza sapesse dove erano finiti i soldi. Jenny, impaurita dall'atteggiamento del bookmaker gli puntò contro la pistola e se ne andò". Russell continuò il racconto: "Jenny tornò qui in ufficio, il posto più sicuro, lontano dalle insidie di Jordan. Lavorando come segretaria, ha le chiavi e l'accesso ad ogni porta all'interno dello stadio. Non ha rischiato ad uscire e nemmeno a chiedere aiuto perchè coinvolta nell'omicidio di Sullivan. Tutto ciò che doveva fare alla sera era uscire per ultima dalla segreteria per poi chiudersi dentro evitando di andare a casa, per paura di incontrare Jordan. Ecco perchè la mattina era sempre la prima ad essere in ufficio, indossando lo stesso abito. Per il cibo, lei si serviva al ristorante dello stadio!". Schiavi intervenne: "Ma Jenny non era tranquilla, perchè Jordan sapeva che lei lavorava qui. Non è difficile entrare, basta comprare il biglietto per la partita e successivamente nascondersi sotto le tribune da qualche parte. Per Jenny e Jordan, è stato come giocare a "nascondino" all'interno dello stadio. Lei mi ha detto che è riuscita ad evitarlo per un paio di volte ma quella notte il bookmaker riuscì a bloccarla nel magazzino dove ci sono i teloni da stendere sul campo. A quel punto Jenny, sentendosi in trappola, sparò a Jordan. Rientrò in ufficio e la mattina seguente avrebbe inventato una buona scusa per andare a casa e...finalmente cambiarsi il vestito". Russell aggiunse. "Ma anche per prendere la divisa di Sullivan e metterla nella borsa di Larry Manson."

In quel momento il detective si voltò di scatto. "Larry Manson?...Dannazione!, quel ragazzo è ancora in stato di fermo alla centrale!". Schiavi fece una telefonata. Neil Russell era seduto quando sentì le mani di Susie sulle spalle. Si rivolse a Bower dicendo: "Allora Hugh!, vinceranno i Whales?". Bower, con tono ironico: "CI PUOI SCOMMETTERE!, AH! AH! AH!". Russell: "Va bene!, però ricordati di tenere le luci accese e tutte le porte chiuse!".

Beppe