Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

domenica 6 gennaio 2013

OLYMPIC BASEBALL 1984

L'edizione dei Giochi Olimpici del 1984 a Los Angeles vide per la prima volta in assoluto la presenza del baseball anche se, in veste di "sport dimostrativo". All'epoca fu un traguardo storico perchè la Nazionale Italiana, avendo vinto gli Europei a Grosseto nel 1983 in finale contro l'Olanda grazie allo "swing in the history" di Roberto Bianchi, rappresentò il continente Europeo in questa edizione delle Olimpiadi. In totale, le squadre presenti furono 8, divise in due gironi: 
WHITE DIVISION
Taipei
Rep. Dominicana
Italia
Stati Uniti
BLUE DIVISION
Canada
Giappone
Korea del Sud
Nicaragua
Il torneo venne vinto dal Giappone in finale contro gli Stati Uniti col risultato di 6-3. Quella dei Nipponici fu una vittoria inaspettata che sorprese tutto l'ambiente del baseball olimpico perchè gli U.S.A. presentarono una formazione con 18 atleti che, entro un paio d'anni, avrebbero esordito in Major League. M.McGwire, W.Clark, B.Witt, J.Marzano (tragicamente deceduto nel 2008 all'età di 45 anni), M.Dunne, B.J.Surhoff, B.Larkin (Hall of Fame), C.Snyder, O.McDowell, C.Gwinn, S.Bankhead, D.August, S.Mack, e B.Swift rappresentarono i migliori prospetti di tutta l'America, pronti per far parte della MLB e opportunamente "bloccati" per poter disputare i Giochi Olimpici. È chiaro che gli Stati Uniti, giocando in casa ed essendo i maestri dell'Old Game, volevano vincere a tutti i costi, ma sottovalutarono i Giapponesi che presentarono una squadra molto forte, anch'essa composta da tanti giocatori pronti per entrare nel "circuito professionistico".
M.McGwire U.S.A
La Nazionale Italiana aprì le danze di questo torneo olimpico il 31 Luglio del 1984. Una data storica. Opening Day, per la prima volta in assoluto, due squadre di baseball si affrontarono in una Olimpiade. Il teatro di questa manifestazione fu il Dodgers Stadium di LA. L'ingresso in campo fu a dir poco trionfale. Appena varcato il cancello fummo accolti da un boato di esultanza da parte degli oltre 55.000 tifosi presenti. Mentre camminavamo verso la panchina centinaia di persone si alzarono dalle loro seggiole precipitandosi verso le transenne cercando punti strategici per poterci vedere più da vicino. La curiosità era al culmine, tutti ci salutarono agitando le mani, inneggiando al nostro paese e sventolando il tricolore. "Viva Italia!. Salutatemi Torino!. Sono Siciliano!. Come stanno a Roma?. E Napoli?", e così via in una costante altalena tra gli applausi e le urla di entusiasmo. L'atmosfera assordante era simile a quella dei gladiatori nell'antica Roma quando facevano il loro ingresso nel Colosseo. Eravamo piccoli, le tribune del Dodgers Stadium si innalzavano tanto in alto che i loro contorni sembravano ritagliati nel cielo. L'emozione e l'impatto di quell'ingresso fu tale da farci sentire quasi esausti ancora prima di iniziare la partita. Arrivammo nel nostro dug-out increduli, commentando quella situazione con brevi parole perchè i nostri sguardi e le nostre facce erano molto più eloquenti di tante frasi. Mentre eravamo seduti in panchina, l'assordante baraonda di entusiasmo dei tifosi non era diminuita di un decibel, anzi, all'interno della panchina sembrava ancora più rimbombante. Fu proprio in quel momento che mi accorsi dell'enorme tabellone, (ma quanto era grande!), che occupava quasi l'intero gap tra l'esterno centro e l'esterno sinistro. Un mostro rettangolare pieno di luci colorate intermittenti, immagini in primo piano di varie porzioni delle tribune dello stadio, fuochi d'artificio, spot promozionali e messaggi di "Benvenuti!" in varie lingue. La partita doveva ancora iniziare, ma le emozioni non erano ancora finite. Giunse il momento della presentazione delle squadre in campo con i giocatori allineati sulle linee di foul. La voce dello speaker sembrò come un tuono gigantesco all'interno dello stadio. Il cameraman inquadrava ogni giocatore che veniva annunciato (l'ordine era prestabilito), con le immagini che apparivano sull'immenso scoreboard. Ancora tanto entusiasmo sugli spalti, ancora altre emozioni...e, ancora, la partita che doveva iniziare. Tanta attenzione venne dedicata a questa manifestazione di baseball olimpico da parte dei mass media americani. Questo forte interesse si manifestò all'inizio di quell'anno, il 1984, attraverso diversi articoli di giornale di cui ne conservo uno, significativo per quel tempo, insolito e strano quando viene letto nei giorni nostri. Il quotidiano è l'autorevole "USA TODAY" e il giornalista è Tony DeMarco che descrive la realtà del baseball in Italia attraverso un'intervista fatta a Jim Mansilla manager della Nazionale Olimpica. In quel periodo (Febbraio 1984), eravamo in Florida, a Miami, per sostenere una serie di allenamenti e di partite con le squadre universitarie e di college. Propongo, di seguito, una breve traduzione dell'articolo.


"Miami, Fla.- Si gioca il Venerdì e il Sabato, ma spesso i tifosi, bellicosi, lanciano sassi contro i pullman delle squadre avversarie e accendono fuochi sulle tribune ancor prima dell'inizio delle partite. Ex "majorleaguers" giocano in clubs italiani con atleti il cui talento varia da "giocatori di college a prospetti per le Major Leagues. In Italia il baseball organizzato è paragonabile ad un teenager che sta soffrendo i disagi della crescita ma la squadra italiana farà il suo debutto internazionale ai giochi Olimpici di Los Angeles. Ciò che il mondo vedrà al Dodgers Stadium sarà una "All-Star" selezionata dalle 16 squadre che compongono il campionato italiano. Il manager Jim Mansilla, che ha un passato come catcher nell'organizzazione degli Oakland Athletics, porterà 4 giocatori nativi americani da inserire nel roster dei rimanenti 16, che saranno nativi italiani. "Per me è un sogno!", ha detto Mansilla, alla guida della squadra da 2 anni. "La squadra italiana sarà competitiva!", ha detto Tom Giordano, supervisor delle Minor Leagues per conto dei Baltimore Orioles, "Sono migliorati, e continuano a farlo". Giordano lo sa. Nel mese di Gennaio degli ultimi 6 anni è stato in Italia col compito di organizzare corsi per tecnici, conferenze e clinics di supporto in tutto il paese. È anche l'organizzatore di questi spring training, mettendo a disposizione della squadra italiana 3 istruttori dei Baltimore: Mark Wiley, Greg Biagini e Dom Chiti. Lo scopo di questa trasferta, composta da 30 atleti, è quello di selezionare i 20 giocatori che faranno parte della squadra olimpica. Dopo quasi una settimana la squadra italiana è stata impegnata in diverse partite contro il "Dade North College", "Miami University", "West Palm Beach" e "Florida Southern". Il bottino è ancora di zero vittorie. "A nessuno piace perdere", risponde Mansilla, "ma siamo nella giusta direzione per migliorare. I nostri lanciatori non sono nella miglior condizione atletica". Anche Tom Giordano è della stessa idea "Non abbiamo visto la vera squadra Italiana. I giocatori hanno iniziato da poco la preparazione in vista del loro campionato che inizierà ad Aprile". Prima di arrivare in Florida, il team italiano ha sostento 2 settimane di allenamenti a Cuba. "I Cubani possono allestire una squadra in Major League", continua Mansilla, "i loro allenamenti sono intensi e spettacolari. I  difensori raccolgono, lanciano, tirano e si passano la pallina senza guardare come fossero gli Harlem Globetrotters. I doppi giochi sono uno spettacolo di atletismo e velocità". Mansilla è stato impressionato da come i Cubani hanno studiato il baseball anche nei minimi particolari. Ecco un esempio: "Dopo il contatto, i battitori rilasciano la mazza davanti al corpo, piuttosto che dietro, questo perchè arrivano in prima base con due decimi di secondo in meno. Lo studio del baseball che hanno fatto i Cubani, è molto più capillare rispetto a quello che è stato fatto dagli Americani". Nell'ultima parte, il giornalista DeMarco, fa riferimento a Roberto Bianchi come il miglior giocatore italiano e al sottoscritto come il "quasi vincitore della Tripla Corona nel 1983" aggiungendo una insolita somiglianza con Lou Piniella!. In seguito vi è un breve elenco di alcuni ex majorleaguers come L.Randle, J.Ferguson, W.Remmerswall impegnati nel nostro campionato rispettivamente con le squadre di Nettuno, Pesaro e Parma. Per finire, il reporter di "USA TODAY" scrive che D.Farina, L.Colabello, T.LoNero e J.Cortese sono a disposizione della squadra perchè non hanno mai firmato un contratto da professionisti.


Torniamo ora all'Opening Day. Giocammo la prima partita contro la Rep. Dominicana, che aveva in squadra il fenomenale lanciatore 16enne Ramon Martinez che firmò, appena concluse le Olimpiadi, da professionista per i LA Dodgers. Debutterà in Major League nel 1988, a soli 20 anni. La partita fu molto combattuta. Dave Farina, ancora una volta, stava reggendo bene il confronto con le mazze Dominicane e dopo otto riprese il punteggio era di 7 a 5 per la squadra caraibica. L'ultima ripresa fu a dir poco esaltante, un vero trionfo con 5 punti segnati grazie anche ad un homer di J.Guggiana che venne accolto con un "boato californiano" da parte dei tifosi. Ci pensò Max Fochi a chiudere la partita consegnando alla Nazionale Italiana la prima vittoria storica di una squadra di baseball alle Olimpiadi. Tanta ebbrezza ed euforia vennero subito spente nelle successive partite quando gli Stati Uniti e la China Taipei ci rifilarono due schiaccianti sconfitte. Voglio ricordare che la China Taipei perse di un soffio, 2 a 1, contro le superstars americane, dimostrando di essere una squadra di alto livello anche se definirli amateurs non fu proprio azzeccato.


Un altro interessante documento, mi è stato recapitato dal tecnico-giocatore Riccardo Torri.


Si tratta della pagina del "Pittsburgh Post-Gazette" del 19 Luglio del 1984. L'articolo scritto da Paul Botts racconta l'esperienza di Joe DelSardo che giocò in Italia nella squadra di Nettuno. Si tratta di uno scritto che si ricollega all'esperienza Olimpica perchè coinvolge atleti oriundi, che hanno giocato in Italia, nativi della Pennsylvania di cui Pittsburgh ne è il capoluogo. Nella prima parte dell'articolo vengono riassunte le statistiche di J. DelSardo nel nostro campionato quando nel 1980 e nel 1981 ottenne .411 e .441 di Media Battuta. Questi numeri lo resero famoso non solo a Nettuno, ma in tutto il campionato italiano. Gli allenatori, Phil Bickel e Tom McCarty affermano che Joe era uno dei più bravi atleti di tutta la lega, un giocatore insostituibile, aggressivo in attacco, che poteva fare di tutto in battuta, ottimo in difesa e con un buon braccio. Lo stesso Joe risponde affermando che l'esperienza italiana a Nettuno è stata fantastica, la migliore della sua carriera da giocatore. Aggiunge anche dell'esperienza in Giappone, dove la Naz. Italiana battè gli USA di Frank "Sweet Music" Viola. Nella terza colonna è Molly Farina, mamma di David "Red-Devil" Farina, lanciatore del Parma, che parla. "David è molto eccitato per la partecipazione Olimpica. Tutto il baseball italiano, da qualche anno, si sta muovendo con il massimo interesse verso questa manifestazione". "In Italia i tifosi sono molto agguerriti", aggiunge Molly, "e talvolta sono anche molto cattivi e...pronunciano frasi veramente incredibili!". Mamma-Molly alla fine aggiunge che la popolarità del figlio David in Italia è paragonabile a quella di una superstar di Major League. "Gli chiedono autografi, e tanti vogliono incontrarlo. Spero che faccia una buona figura alle Olimpiadi". Mentre Farina ha consolidato la sua notorietà, c'è un altro giocatore che sta iniziando la sua scalata ai vertici dell'Italian League. È Mark Talarico, anche lui di Pittsburgh e, al momento della stesura di questo articolo, è in testa alla classifica della media battuta con .531. Mark gioca a Bologna (quell'anno fu presente anche l'ex "majorleague pitcher" Jackson Todd). Questa volta è Bill Talarico, il padre di "Tala-tala" Rico, che risponde appena rientrato dal suo viaggio che l'ha portato in Italia per far visita al figlio Mark. "Mio figlio è entusiasta di queste prossime Olimpiadi. Ci sono buoni giocatori in Italia e penso che daranno una buona impressione". In accordo con Molly Farina, anche Bill Talarico sottolinea l'aspetto "caliente e mediterraneo" dei tifosi in Italia. "Coprono d'insulti e oscenità le squadre avversarie", dice Bill, "sputano addosso ai giocatori e talvolta entrano anche in panchina. È come uno zoo e la polizia non interviene". "Però", conclude Bill Talarico "mio figlio è molto contento di giocare a baseball in Italia e per lui è stata una grande opportunità".

Infine, altra grande emozione di queste Olimpiadi Californiane, fu l'incontro con la rock-star Frank Zappa avvenuto in un famoso ristorante italiano a Los Angeles nel corso di una cerimonia commemorativa degli Italo-Americani residenti a Los Angeles. Per puro caso, mi accorsi della presenza di Frank Zappa, gia allora leggenda vivente nel panorama prog-rock mondiale. Zappa morì il 4 Dicembre 1993 proprio a Los Angeles.


Un album, The Official Music of the XXIII Olympiad—Los Angeles 1984, è stato rilasciato in occasione dei Giochi Olimpici. Grandi star della musica hanno dato il loro contributo alla realizzazione del disco tra cui: Foreigner, Toto, Loverboy, Herbie Hancock, Quincy Jones, Christopher Cross, Philip Glass e Giorgio Moroder.
                    ROSTER ITALIAN OLYMPIC TEAM LA 1984
Ruggero Bagialemani, 2B
Roberto Bianchi, DH
Giuseppe Carelli, RF
Paolo Ceccaroli, P
David Chiono, P
Louis Colabello, P
Giovanni Costa, 3B
Keith D'Amato, P
David DiMarco, 1B
David Farina, P
Massimo Fochi, P
Paolo Gagliano, 2B/CF
Johnny Guggiana, 3B
Anthony Lo Nero, C
Roberto Mari, P
Stefano Manzini, LF
Michele Romano, SS
Mark Talarico, CF/LF
Guglielmo Trinci, 1B/LF
Robert John Turcio, DH/P