Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

sabato 19 gennaio 2013

DUOMO DI MILANO

Il titolo di questo post, può risultare inadatto, ma c'è qualche punto in comune tra il Duomo e Il Baseball di Milano.

"Carlito è sempre stato criticato, per i suoi capricci e molti dicevano che giocava solo per i soldi", ricorda oggi Doriano Donnabella, "Invece, nel momento del bisogno fu uno dei pochi a dimostrare un vero attaccamento ai colori sociali, tornando a dare una mano alla squadra e accettando anche il declassamento in serie B, nonostante un fuoriclasse del suo livello avrebbe meritato di calcare ancora i diamanti della serie A". Queste parole possono sembrare illogiche e fuori dal contesto sociale dei nostri giorni dove le colonne e i muri della prevaricazione e della spasmodica affermazione personale hanno creato una separazione e un vuoto abissale intorno all'uomo, sempre più lontano da quei valori umani come la solidarietà, la condivisione e lo spirito di appartenenza. Le parole del defunto Doriano Donnabella, uno dei pionieri del baseball milanese all'inizio come giocatore, poi come dirigente ed infine come presidente della società sportiva, sono tratte dal libro "MILANO 50 ANNI DI BASEBALL", scritto dall'amico e giornalista Elia Pagnoni.
Capo redattore dello sport al quotidiano "Il Giornale", Elia è da sempre un grande appassionato di baseball e offre la sua prestigiosa collaborazione in diversi siti Internet tra cui l'affermato portale Baseball.it. Inoltre ha creato la pagina di facebook "Milano Baseball 1946" dove raccoglie i commenti, le novità, gli aneddoti e tanto altro materiale che riguarda la storica società di baseball milanese. Questo libro racconta i primi 50 anni del baseball a Milano, dall'anno della sua fondazione avvenuta nel 1946, per arrivare ai giorni nostri. Nelle oltre 600 pagine vengono descritti per filo e per segno i personaggi, i dirigenti, le squadre e i giocatori che hanno contribuito allo sviluppo dell'Old Game nella storica città italiana dominata dalla figura imponente e maestosa del Duomo. Lo stile architettonico della chiesa più grande d'Italia, (la quarta in Europa), ben si accosta al percorso e all'evoluzione del baseball milanese. L'esigenza e la necessità di una continua ricostruzione e di una costante crescita, hanno permesso al Duomo e alla società sportiva di Milano, un forte rinnovamento nel corso degli anni. Grazie all'impegno dei suoi dirigenti e alla classe indiscussa di tanti giocatori, la squadra milanese ha raggiunto per oltre un decennio la massima popolarità sia in Italia che all'estero. Lo stesso discorso vale anche per il Duomo che, grazie ai continui restauri da parte degli addetti ai beni culturali e artistici, si pone come un'opera architettonica tra le più importanti nel mondo. Le ultime 50 pagine del libro sono dedicate alle statistiche difensive e di attacco di tutti gli atleti che hanno giocato a Milano con l'aggiunta delle foto della squadra anno per anno, dal 1948 al 1996. È stato un lavoro paziente da parte di Elia e, per rimanere in sintonia col Duomo, direi "monumentale" nel reperire e riordinare tutte le statistiche di 50 anni di Baseball a Milano. Gli appassionati possono trovare un estratto del libro sul sito della FIBS, mentre per tutti coloro che desiderano avere più informazioni, possono contattare direttamente l'autore a questo indirizzo email
elia.pagnoni@ilgiornale.it

Di seguito, un semplice slideshow con le immagini delle squadre del Milano Baseball dal 1958 al 1980.

video

Infine, un piccolo aneddoto, una curiosità anche divertente che ho scoperto ultimamente e che riguarda il mio nome. Sempre in tema di Duomo di Milano, da Wikipedia riporto le seguenti parole:
"Sull'abside si eleva la guglia Carelli (la prima ad essere innalzata, nel 1404) con la statua di guerriero con alabarda raffingurante Gian Galeazzo Visconti. La guglia è dedicata al grande benefattore del Duomo Marco Carelli, il mecenate veneto che nel 1394 lasciò alla Fabbrica oltre 35.000 ducati d'oro. Nel poderoso volume poligonale dell'abside si aprono tre grandi finestroni ad arco acuto (metri 11 x 22.50 di altezza), eleganti per il disegno degli esili pilastri e dei vivacissimi rosoni. Particolare interesse riveste quello centrale, narrante la storia della salvezza e ideato come fondale dell'altare maggiore: ai lati del sole raggiante (Gesù Cristo, "sole di giustizia") stanno adoranti l'Arcangelo Gabriele e la Vergine Annunziata insieme ai vescovi Ambrogio e Galdino.

Non aggiungo altro se non l'ancestrale dilemma Shakespeariano:
"Ma!,...Marco Carelli conosceva il baseball?".

                                             AGGIORNAMENTO 2016
 Elia Pagnoni non si è fermato e ha aggiunto 20 anni di storia in un nuovo volume "Milano 70 anni di Baseball e i suoi protagonisti".