Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

sabato 19 gennaio 2013

DUOMO DI MILANO

Il titolo di questo post, può risultare inadatto, ma c'è qualche punto in comune tra il Duomo e Il Baseball di Milano.

"Carlito è sempre stato criticato, per i suoi capricci e molti dicevano che giocava solo per i soldi", ricorda oggi Doriano Donnabella, "Invece, nel momento del bisogno fu uno dei pochi a dimostrare un vero attaccamento ai colori sociali, tornando a dare una mano alla squadra e accettando anche il declassamento in serie B, nonostante un fuoriclasse del suo livello avrebbe meritato di calcare ancora i diamanti della serie A". Queste parole possono sembrare illogiche e fuori dal contesto sociale dei nostri giorni dove le colonne e i muri della prevaricazione e della spasmodica affermazione personale hanno creato una separazione e un vuoto abissale intorno all'uomo, sempre più lontano da quei valori umani come la solidarietà, la condivisione e lo spirito di appartenenza. Le parole del defunto Doriano Donnabella, uno dei pionieri del baseball milanese all'inizio come giocatore, poi come dirigente ed infine come presidente della società sportiva, sono tratte dal libro "MILANO 50 ANNI DI BASEBALL", scritto dall'amico e giornalista Elia Pagnoni.
Capo redattore dello sport al quotidiano "Il Giornale", Elia è da sempre un grande appassionato di baseball e offre la sua prestigiosa collaborazione in diversi siti Internet tra cui l'affermato portale Baseball.it. Inoltre ha creato la pagina di facebook "Milano Baseball 1946" dove raccoglie i commenti, le novità, gli aneddoti e tanto altro materiale che riguarda la storica società di baseball milanese. Questo libro racconta i primi 50 anni del baseball a Milano, dall'anno della sua fondazione avvenuta nel 1946, per arrivare ai giorni nostri. Nelle oltre 600 pagine vengono descritti per filo e per segno i personaggi, i dirigenti, le squadre e i giocatori che hanno contribuito allo sviluppo dell'Old Game nella storica città italiana dominata dalla figura imponente e maestosa del Duomo. Lo stile architettonico della chiesa più grande d'Italia, (la quarta in Europa), ben si accosta al percorso e all'evoluzione del baseball milanese. L'esigenza e la necessità di una continua ricostruzione e di una costante crescita, hanno permesso al Duomo e alla società sportiva di Milano, un forte rinnovamento nel corso degli anni. Grazie all'impegno dei suoi dirigenti e alla classe indiscussa di tanti giocatori, la squadra milanese ha raggiunto per oltre un decennio la massima popolarità sia in Italia che all'estero. Lo stesso discorso vale anche per il Duomo che, grazie ai continui restauri da parte degli addetti ai beni culturali e artistici, si pone come un'opera architettonica tra le più importanti nel mondo. Le ultime 50 pagine del libro sono dedicate alle statistiche difensive e di attacco di tutti gli atleti che hanno giocato a Milano con l'aggiunta delle foto della squadra anno per anno, dal 1948 al 1996. È stato un lavoro paziente da parte di Elia e, per rimanere in sintonia col Duomo, direi "monumentale" nel reperire e riordinare tutte le statistiche di 50 anni di Baseball a Milano. Gli appassionati possono trovare un estratto del libro sul sito della FIBS, mentre per tutti coloro che desiderano avere più informazioni, possono contattare direttamente l'autore a questo indirizzo email
elia.pagnoni@ilgiornale.it

Di seguito, un semplice slideshow con le immagini delle squadre del Milano Baseball dal 1958 al 1980.

video

Infine, un piccolo aneddoto, una curiosità anche divertente che ho scoperto ultimamente e che riguarda il mio nome. Sempre in tema di Duomo di Milano, da Wikipedia riporto le seguenti parole:
"Sull'abside si eleva la guglia Carelli (la prima ad essere innalzata, nel 1404) con la statua di guerriero con alabarda raffingurante Gian Galeazzo Visconti. La guglia è dedicata al grande benefattore del Duomo Marco Carelli, il mecenate veneto che nel 1394 lasciò alla Fabbrica oltre 35.000 ducati d'oro. Nel poderoso volume poligonale dell'abside si aprono tre grandi finestroni ad arco acuto (metri 11 x 22.50 di altezza), eleganti per il disegno degli esili pilastri e dei vivacissimi rosoni. Particolare interesse riveste quello centrale, narrante la storia della salvezza e ideato come fondale dell'altare maggiore: ai lati del sole raggiante (Gesù Cristo, "sole di giustizia") stanno adoranti l'Arcangelo Gabriele e la Vergine Annunziata insieme ai vescovi Ambrogio e Galdino.

Non aggiungo altro se non l'ancestrale dilemma Shakespeariano:
"Ma!,...Marco Carelli conosceva il baseball?".

                                             AGGIORNAMENTO 2016
 Elia Pagnoni non si è fermato e ha aggiunto 20 anni di storia in un nuovo volume "Milano 70 anni di Baseball e i suoi protagonisti".


mercoledì 16 gennaio 2013

RISATE A DENTI STRETTI


Secondo la nota rivista, The Sporting News, negli ultimi quattro anni, Wade Boggs ha battuto una media di .800 con le donne in zona punto. (David Letterman. Riferito ai presunti festini che si svolgevano in albergo durante le trasferte dei Boston Red Sox).

Dopo essere stato escluso dall'All Star Game dal manager dei Boston Darrell Johnson, il lanciatore Jim Palmer disse di essere stato frainteso per aver definito Johnson un idiota. “Non ho detto che Johnson è un idiota. Qualcun altro l'ha fatto. Io ho soltanto condiviso quell'affermazione!”, disse Palmer.

Un giornalista chiese a Yogi Berra qualche impressione sulla partita del giorno precedente quando Yogi ottenne due battute valide. “Erano tre le battute valide!”, rispose Berra. Il giornalista disse che aveva controllato il boxscore ed erano segnate due battute valide. “La terza deve essere stata un errore di tipografia”, concluse il reporter. “No!”, replicò Berra, “La terza era una battuta valida all'esterno sinistro”.

Un giornalista volle sapere da dove proveniva l'inaspettata potenza in battuta di Alex Johnson. “L'anno scorso”, domandò il cronista, “ hai battuto due foricampi e quest'anno ne hai fatti sette. Qual'è la differenza?”.
“ Cinque!”, rispose Johnson.

Un rookie era seduto in panchina di fianco al manager quando vide Roger Maris che eliminò dall'esterno destro un corridore che dalla prima base voleva arrivare in terza base. “Figliolo!”, disse il manager, “non vedrai un lancio simile per altri milioni d'anni!”. Tre inning dopo, Maris replicò la sua azione difensiva fucilando un altro corridore che tentava di raggiungere la terza base. Il rookie si rivolse al manager e disse: “ Certo che il tempo vola, qui, nelle Major Leagues!”.

Un giorno chiesero a Tom Lasorda l'età dei suoi due pinch-hitters, Manny Mota e Vic Davalillo. “Non saprei, ma qualcuno mi ha detto che erano i camerieri nell' ULTIMA CENA!!, rispose Lasorda.

Prima di una serie di partite contro i Brooklyn, Frankie Frisch, il manager dei St. Louis, disse ai suoi lanciatori di non tirare nesuna fastball a Tony Cuccinello dei Brooklyn. Dizzy Dean obiettò: “Non può battere la mia fastball!”, e pregò il manager di lasciarlo fare. Frisch rifiutò, ma Dean insistette e poco prima dell'inizio della partita il manager acconsentì. Fu così che quando Cuccinello si presentò alla battuta, Dizzy Dean gli lanciò una fastball e Cuccinello rispose con un homer fuori dallo stadio. Il lanciatore, demoralizzato si rivolse al manager: “Cristo, Frankie, avevi ragione!”. Frisch rispose “Ecco perchè quando ti guardi allo specchio vedi un asino”. E Dean concluse “No Frankie, io vedo la mia faccia!”.

Durante un'intervista chiesero ad Alvin Dark di fare un paragone con le squadre che aveva allenato durante i suoi anni di carriera come manager. “Con gli A's si vinceva grazie ai lanciatori e alla velocità sulle basi. Con i Giants si vinceva grazie ai lanciatori e alla potenza nel box di battuta. Con gli Indians si vinceva grazie alla mano di Dio!”.

“Non dimenticherò quel 6 di Settembre del 1950”, disse Phil Rizzuto. “Ricevetti una lettera minacciosa dove era scritto che se avessi indossato la divisa per giocare contro i Boston Red Sox mi avrebbero sparato. Mostrai la lettera all'FBI e ne parlai col manager Casey Stengel. Sapete cosa fece Casey?. Mi consegnò un'altra divisa e diede la mia a Billy Martin. Immaginate un po', forse Casey pensò che fosse stato meglio sparare a Billy Martin!”.

Pedro Guerrero, terza base dei LA Dodgers, commise una serie di errori madornali durante una partita. Tutto questo avvenne in un periodo dove anche il seconda base Steve Sax fu autore di incredibili errori di tiro. Sax divenne così famoso per le sue assistenze in prima base che i tifosi di LA, che prendevano posto dietro la zona della prima base, si presentavono allo stadio indossando l'elmetto da minatore per proteggersi dai tiri errati del difensore. Dopo la partita, il manager Lasorda convocò Guerrero nel suo ufficio. “Cosa succede Pedro?, cosa cavolo pensi quando giochi?”. “Penso a due cose!”, rispose il terza base. “Dimmi la prima!”, replicò il manager. “Dio!, non permettere che loro battano su di me!”. “E qual'è la seconda cosa?” aggiunse Lasorda. “Dio!, non permettere che loro battano su Steve (Sax)!”.

Il manager dei Brooklyn Dodgers, Charlie Dressen, prima dell'inizio delle World Series del 1952, prese da parte il pitcher Billy Loes. “Ho letto il giornale!. Hai detto che gli Yankees ci batteranno in sette partite. Che cacchio ti passa per la testa?”. “Sono stato frainteso”, rispose Loes, “Ho detto in sei partite!”.

In una giornata con forte vento a S.Francisco, il terza base Rocky Bridges si preparò per catturare un alto pop-fly in diamante. Nell'azione, si spostò verso la zona dell'interbase, poi verso il monte di lancio ed infine arrivò in prossimità della zona del prima base. La pallina cade a terra a pochi cm. dal difensore. Il giorno successivo il giornale commentò ironicamente l'accaduto facendo il paragone con una famosa canzone di Ella Fitzgerald dal titolo A tisket, a tasket. I should have brought a basket!. (riferito all'azione del terza base dei SF Giants, il titolo della canzone si potrebbe tradurre “Lesto, lesto, ho bisogno di un cesto!”). Bridges, contrariato, aspettò il giornalista fuori dallo spogliatoio. “Hey tu, vieni qui. Ho letto cos'hai scritto sul giornale”. “E allora?”, rispose il reporter. “Il fatto mi ha dato molto fastidio e non ho potuto dormire la scorsa notte. Devo chiederti una cosa. Qual'è la melodia della canzone?”, concluse il terza base.

In una partita tra i Mets e i Cubs al Polo Grounds, Marv Thronberry realizzò un triplo. Mentre stava prendendo fiato sul sacchetto di terza base, Ernie Banks dei Chicago chiese la palla per fare gioco d'appello perchè Thronberry, durante la corsa, non aveva toccato la prima base. Il gioco d'appello venne convalidato dall'arbitro che dichiarò out il corridore. Il manager Casey Stengel corse nervosamente verso l'arbitro Dusty Boggess per protestare. “Lascia stare Casey!”, disse l'arbitro, “Thronberry non ha nemmeno toccato la seconda base!”.

Il 15 Luglio del 1973, Nolan Ryan lanciò la sua seconda no hit in carriera realizzando anche un record di 17 strike-out. Alla nona ripresa, con due out, il catcher-prima base Norm Cash di Detroit si presentò alla battuta con una gamba di pianoforte tra le mani.

Phil Masi giocava catcher quel giorno quando Al Javery si preparò a lanciare contro il line up dei Giants. I primi tre battitori ottennero tutti una battuta valida al primo lancio. Il manager Casey Stengel uscì dal dug out per avere dei chiarimenti dal catcher. “Allora?. Che tipi di lancio sta effettuando?”, chiese il manager a Masi. “Non so!”, rispose il catcher, non ne ho ricevuto ancora uno”.

Il lanciatore Bill Werle costrinse Bill Nicholson ad effettuare una battuta alta in diamante in prossimità del monte di lancio. Secondo le regole prestabilite, per evitare che i difensori potessero scontrarsi nel tentativo di catturare la palla al volo, il lanciatore indicò, urlando, il nome del giocatore che doveva prendere la pallina al volo. “La prende Eddie!, la prende Eddie!”, gridò il lanciatore, puntando il dito in alto verso la pallina. La pallina cadde a terra di fronte al catcher Eddie Fitzgerald, al prima base Eddie Stevens e al terza base Eddie Bockam.

Un uomo si allontana da casa, gira a sinistra, poi ancora a sinistra e ancora a sinistra. Rientra a casa e trova due persone con la maschera. Chi sono?:
Il catcher e l'arbitro.

Sapete perchè quasi tutti gli arbitri sono grassi?:
Perchè puliscono bene il piatto.

Chi possiede 18 gambe e cattura le palline al volo?:
Una squadra di baseball.

Bob, un ragazzo di colore, non crede che il cane di Fred può parlare. Quindi Fred chiede al cane: “Cosa c'è sopra la casa?”. Il cane risponde: “Il tetto”. Bob non è convinto e allora Fred pone un'altra domanda al cane: “Com'è la carta vetrata?”. “Ruvida”, risponde il cane. Non riuscendo ancora a convincere l'amico, Fred chiede al cane: “Chi è il più grande giocatore di baseball?”. E il cane: “Babe Ruth”. A quel punto, Bob si allontana incredulo e irritato. Il cane, titubante, si rivolge al padrone e dice “Ehm, è... forse... Hank Aaron?”.


domenica 6 gennaio 2013

OLYMPIC BASEBALL 1984

L'edizione dei Giochi Olimpici del 1984 a Los Angeles vide per la prima volta in assoluto la presenza del baseball anche se, in veste di "sport dimostrativo". All'epoca fu un traguardo storico perchè la Nazionale Italiana, avendo vinto gli Europei a Grosseto nel 1983 in finale contro l'Olanda grazie allo "swing in the history" di Roberto Bianchi, rappresentò il continente Europeo in questa edizione delle Olimpiadi. In totale, le squadre presenti furono 8, divise in due gironi: 
WHITE DIVISION
Taipei
Rep. Dominicana
Italia
Stati Uniti
BLUE DIVISION
Canada
Giappone
Korea del Sud
Nicaragua
Il torneo venne vinto dal Giappone in finale contro gli Stati Uniti col risultato di 6-3. Quella dei Nipponici fu una vittoria inaspettata che sorprese tutto l'ambiente del baseball olimpico perchè gli U.S.A. presentarono una formazione con 18 atleti che, entro un paio d'anni, avrebbero esordito in Major League. M.McGwire, W.Clark, B.Witt, J.Marzano (tragicamente deceduto nel 2008 all'età di 45 anni), M.Dunne, B.J.Surhoff, B.Larkin (Hall of Fame), C.Snyder, O.McDowell, C.Gwinn, S.Bankhead, D.August, S.Mack, e B.Swift rappresentarono i migliori prospetti di tutta l'America, pronti per far parte della MLB e opportunamente "bloccati" per poter disputare i Giochi Olimpici. È chiaro che gli Stati Uniti, giocando in casa ed essendo i maestri dell'Old Game, volevano vincere a tutti i costi, ma sottovalutarono i Giapponesi che presentarono una squadra molto forte, anch'essa composta da tanti giocatori pronti per entrare nel "circuito professionistico".
M.McGwire U.S.A
La Nazionale Italiana aprì le danze di questo torneo olimpico il 31 Luglio del 1984. Una data storica. Opening Day, per la prima volta in assoluto, due squadre di baseball si affrontarono in una Olimpiade. Il teatro di questa manifestazione fu il Dodgers Stadium di LA. L'ingresso in campo fu a dir poco trionfale. Appena varcato il cancello fummo accolti da un boato di esultanza da parte degli oltre 55.000 tifosi presenti. Mentre camminavamo verso la panchina centinaia di persone si alzarono dalle loro seggiole precipitandosi verso le transenne cercando punti strategici per poterci vedere più da vicino. La curiosità era al culmine, tutti ci salutarono agitando le mani, inneggiando al nostro paese e sventolando il tricolore. "Viva Italia!. Salutatemi Torino!. Sono Siciliano!. Come stanno a Roma?. E Napoli?", e così via in una costante altalena tra gli applausi e le urla di entusiasmo. L'atmosfera assordante era simile a quella dei gladiatori nell'antica Roma quando facevano il loro ingresso nel Colosseo. Eravamo piccoli, le tribune del Dodgers Stadium si innalzavano tanto in alto che i loro contorni sembravano ritagliati nel cielo. L'emozione e l'impatto di quell'ingresso fu tale da farci sentire quasi esausti ancora prima di iniziare la partita. Arrivammo nel nostro dug-out increduli, commentando quella situazione con brevi parole perchè i nostri sguardi e le nostre facce erano molto più eloquenti di tante frasi. Mentre eravamo seduti in panchina, l'assordante baraonda di entusiasmo dei tifosi non era diminuita di un decibel, anzi, all'interno della panchina sembrava ancora più rimbombante. Fu proprio in quel momento che mi accorsi dell'enorme tabellone, (ma quanto era grande!), che occupava quasi l'intero gap tra l'esterno centro e l'esterno sinistro. Un mostro rettangolare pieno di luci colorate intermittenti, immagini in primo piano di varie porzioni delle tribune dello stadio, fuochi d'artificio, spot promozionali e messaggi di "Benvenuti!" in varie lingue. La partita doveva ancora iniziare, ma le emozioni non erano ancora finite. Giunse il momento della presentazione delle squadre in campo con i giocatori allineati sulle linee di foul. La voce dello speaker sembrò come un tuono gigantesco all'interno dello stadio. Il cameraman inquadrava ogni giocatore che veniva annunciato (l'ordine era prestabilito), con le immagini che apparivano sull'immenso scoreboard. Ancora tanto entusiasmo sugli spalti, ancora altre emozioni...e, ancora, la partita che doveva iniziare. Tanta attenzione venne dedicata a questa manifestazione di baseball olimpico da parte dei mass media americani. Questo forte interesse si manifestò all'inizio di quell'anno, il 1984, attraverso diversi articoli di giornale di cui ne conservo uno, significativo per quel tempo, insolito e strano quando viene letto nei giorni nostri. Il quotidiano è l'autorevole "USA TODAY" e il giornalista è Tony DeMarco che descrive la realtà del baseball in Italia attraverso un'intervista fatta a Jim Mansilla manager della Nazionale Olimpica. In quel periodo (Febbraio 1984), eravamo in Florida, a Miami, per sostenere una serie di allenamenti e di partite con le squadre universitarie e di college. Propongo, di seguito, una breve traduzione dell'articolo.


"Miami, Fla.- Si gioca il Venerdì e il Sabato, ma spesso i tifosi, bellicosi, lanciano sassi contro i pullman delle squadre avversarie e accendono fuochi sulle tribune ancor prima dell'inizio delle partite. Ex "majorleaguers" giocano in clubs italiani con atleti il cui talento varia da "giocatori di college a prospetti per le Major Leagues. In Italia il baseball organizzato è paragonabile ad un teenager che sta soffrendo i disagi della crescita ma la squadra italiana farà il suo debutto internazionale ai giochi Olimpici di Los Angeles. Ciò che il mondo vedrà al Dodgers Stadium sarà una "All-Star" selezionata dalle 16 squadre che compongono il campionato italiano. Il manager Jim Mansilla, che ha un passato come catcher nell'organizzazione degli Oakland Athletics, porterà 4 giocatori nativi americani da inserire nel roster dei rimanenti 16, che saranno nativi italiani. "Per me è un sogno!", ha detto Mansilla, alla guida della squadra da 2 anni. "La squadra italiana sarà competitiva!", ha detto Tom Giordano, supervisor delle Minor Leagues per conto dei Baltimore Orioles, "Sono migliorati, e continuano a farlo". Giordano lo sa. Nel mese di Gennaio degli ultimi 6 anni è stato in Italia col compito di organizzare corsi per tecnici, conferenze e clinics di supporto in tutto il paese. È anche l'organizzatore di questi spring training, mettendo a disposizione della squadra italiana 3 istruttori dei Baltimore: Mark Wiley, Greg Biagini e Dom Chiti. Lo scopo di questa trasferta, composta da 30 atleti, è quello di selezionare i 20 giocatori che faranno parte della squadra olimpica. Dopo quasi una settimana la squadra italiana è stata impegnata in diverse partite contro il "Dade North College", "Miami University", "West Palm Beach" e "Florida Southern". Il bottino è ancora di zero vittorie. "A nessuno piace perdere", risponde Mansilla, "ma siamo nella giusta direzione per migliorare. I nostri lanciatori non sono nella miglior condizione atletica". Anche Tom Giordano è della stessa idea "Non abbiamo visto la vera squadra Italiana. I giocatori hanno iniziato da poco la preparazione in vista del loro campionato che inizierà ad Aprile". Prima di arrivare in Florida, il team italiano ha sostento 2 settimane di allenamenti a Cuba. "I Cubani possono allestire una squadra in Major League", continua Mansilla, "i loro allenamenti sono intensi e spettacolari. I  difensori raccolgono, lanciano, tirano e si passano la pallina senza guardare come fossero gli Harlem Globetrotters. I doppi giochi sono uno spettacolo di atletismo e velocità". Mansilla è stato impressionato da come i Cubani hanno studiato il baseball anche nei minimi particolari. Ecco un esempio: "Dopo il contatto, i battitori rilasciano la mazza davanti al corpo, piuttosto che dietro, questo perchè arrivano in prima base con due decimi di secondo in meno. Lo studio del baseball che hanno fatto i Cubani, è molto più capillare rispetto a quello che è stato fatto dagli Americani". Nell'ultima parte, il giornalista DeMarco, fa riferimento a Roberto Bianchi come il miglior giocatore italiano e al sottoscritto come il "quasi vincitore della Tripla Corona nel 1983" aggiungendo una insolita somiglianza con Lou Piniella!. In seguito vi è un breve elenco di alcuni ex majorleaguers come L.Randle, J.Ferguson, W.Remmerswall impegnati nel nostro campionato rispettivamente con le squadre di Nettuno, Pesaro e Parma. Per finire, il reporter di "USA TODAY" scrive che D.Farina, L.Colabello, T.LoNero e J.Cortese sono a disposizione della squadra perchè non hanno mai firmato un contratto da professionisti.


Torniamo ora all'Opening Day. Giocammo la prima partita contro la Rep. Dominicana, che aveva in squadra il fenomenale lanciatore 16enne Ramon Martinez che firmò, appena concluse le Olimpiadi, da professionista per i LA Dodgers. Debutterà in Major League nel 1988, a soli 20 anni. La partita fu molto combattuta. Dave Farina, ancora una volta, stava reggendo bene il confronto con le mazze Dominicane e dopo otto riprese il punteggio era di 7 a 5 per la squadra caraibica. L'ultima ripresa fu a dir poco esaltante, un vero trionfo con 5 punti segnati grazie anche ad un homer di J.Guggiana che venne accolto con un "boato californiano" da parte dei tifosi. Ci pensò Max Fochi a chiudere la partita consegnando alla Nazionale Italiana la prima vittoria storica di una squadra di baseball alle Olimpiadi. Tanta ebbrezza ed euforia vennero subito spente nelle successive partite quando gli Stati Uniti e la China Taipei ci rifilarono due schiaccianti sconfitte. Voglio ricordare che la China Taipei perse di un soffio, 2 a 1, contro le superstars americane, dimostrando di essere una squadra di alto livello anche se definirli amateurs non fu proprio azzeccato.


Un altro interessante documento, mi è stato recapitato dal tecnico-giocatore Riccardo Torri.


Si tratta della pagina del "Pittsburgh Post-Gazette" del 19 Luglio del 1984. L'articolo scritto da Paul Botts racconta l'esperienza di Joe DelSardo che giocò in Italia nella squadra di Nettuno. Si tratta di uno scritto che si ricollega all'esperienza Olimpica perchè coinvolge atleti oriundi, che hanno giocato in Italia, nativi della Pennsylvania di cui Pittsburgh ne è il capoluogo. Nella prima parte dell'articolo vengono riassunte le statistiche di J. DelSardo nel nostro campionato quando nel 1980 e nel 1981 ottenne .411 e .441 di Media Battuta. Questi numeri lo resero famoso non solo a Nettuno, ma in tutto il campionato italiano. Gli allenatori, Phil Bickel e Tom McCarty affermano che Joe era uno dei più bravi atleti di tutta la lega, un giocatore insostituibile, aggressivo in attacco, che poteva fare di tutto in battuta, ottimo in difesa e con un buon braccio. Lo stesso Joe risponde affermando che l'esperienza italiana a Nettuno è stata fantastica, la migliore della sua carriera da giocatore. Aggiunge anche dell'esperienza in Giappone, dove la Naz. Italiana battè gli USA di Frank "Sweet Music" Viola. Nella terza colonna è Molly Farina, mamma di David "Red-Devil" Farina, lanciatore del Parma, che parla. "David è molto eccitato per la partecipazione Olimpica. Tutto il baseball italiano, da qualche anno, si sta muovendo con il massimo interesse verso questa manifestazione". "In Italia i tifosi sono molto agguerriti", aggiunge Molly, "e talvolta sono anche molto cattivi e...pronunciano frasi veramente incredibili!". Mamma-Molly alla fine aggiunge che la popolarità del figlio David in Italia è paragonabile a quella di una superstar di Major League. "Gli chiedono autografi, e tanti vogliono incontrarlo. Spero che faccia una buona figura alle Olimpiadi". Mentre Farina ha consolidato la sua notorietà, c'è un altro giocatore che sta iniziando la sua scalata ai vertici dell'Italian League. È Mark Talarico, anche lui di Pittsburgh e, al momento della stesura di questo articolo, è in testa alla classifica della media battuta con .531. Mark gioca a Bologna (quell'anno fu presente anche l'ex "majorleague pitcher" Jackson Todd). Questa volta è Bill Talarico, il padre di "Tala-tala" Rico, che risponde appena rientrato dal suo viaggio che l'ha portato in Italia per far visita al figlio Mark. "Mio figlio è entusiasta di queste prossime Olimpiadi. Ci sono buoni giocatori in Italia e penso che daranno una buona impressione". In accordo con Molly Farina, anche Bill Talarico sottolinea l'aspetto "caliente e mediterraneo" dei tifosi in Italia. "Coprono d'insulti e oscenità le squadre avversarie", dice Bill, "sputano addosso ai giocatori e talvolta entrano anche in panchina. È come uno zoo e la polizia non interviene". "Però", conclude Bill Talarico "mio figlio è molto contento di giocare a baseball in Italia e per lui è stata una grande opportunità".

Infine, altra grande emozione di queste Olimpiadi Californiane, fu l'incontro con la rock-star Frank Zappa avvenuto in un famoso ristorante italiano a Los Angeles nel corso di una cerimonia commemorativa degli Italo-Americani residenti a Los Angeles. Per puro caso, mi accorsi della presenza di Frank Zappa, gia allora leggenda vivente nel panorama prog-rock mondiale. Zappa morì il 4 Dicembre 1993 proprio a Los Angeles.


Un album, The Official Music of the XXIII Un album, The Official Music of the XXIII Olympiad—Los Angeles 1984, è stato rilasciato in occasione dei Giochi Olimpici. Grandi star della musica hanno dato il loro contributo alla realizzazione del disco tra cui: Foreigner, Toto, Loverboy, Herbie Hancock, Quincy Jones, Christopher Cross, Philip Glass e Giorgio Moroder.
                    ROSTER ITALIAN OLYMPIC TEAM LA 1984
Ruggero Bagialemani, 2B
Roberto Bianchi, DH
Giuseppe Carelli, RF
Paolo Ceccaroli, P
David Chiono, P
Louis Colabello, P
Giovanni Costa, 3B
Keith D'Amato, P
David DiMarco, 1B
David Farina, P
Massimo Fochi, P
Paolo Gagliano, 2B/CF
Johnny Guggiana, 3B
Anthony Lo Nero, C
Roberto Mari, P
Stefano Manzini, LF
David DiMarco, 1B
Michele Romano, SS
Mark Talarico, CF/LF
Guglielmo Trinci, 1B/LF
Robert John Turcio, DH/P