Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

domenica 1 settembre 2013

DANNATO AGOSTO

Manca davvero poco alla fine. Settembre è alle porte e per l'Old Game equivale a dire: "It's the final rush", la corsa finale, quella che aprirà l'ingresso del fantastico Post Season. Agosto se n'è andato e come sempre ha lasciato dietro di sè le tracce di un passato vissuto che spesso torna a galla per ricordarci che è il grande mese della sconfitta e della vittoria, del dolore e della gioia, della vita e della morte. Proprio nell'Agosto del 1286 a.C. il Faraone Egizio, Ramesse II, riuscì a contenere l'urto di 2500 carri dell'esercito Hittita guidato dal re Mutawalli, nella famosa battaglia di Kadesh. Ma Agosto è il mese delle ferie. Nel 490 a.C. prima, e nel 480 a.C. dopo, sempre nel mese di Agosto, il popolo greco ottenne due strepitose vittorie contro l'impeto e l'egemonìa dell'esercito persiano. Guidato da Leonida e Milziade, i greci misero in fuga un'armata composta da oltre 3 milioni di soldati persiani che, allo scoccare delle loro frecce, oscuravano la luce del sole. Ma in Agosto, non si può fare a meno della tintarella. Nel 216 a.C. nella piana di Canne, a 15 Km. dall'odierna Barletta, si svolse la battaglia più cruenta che la storia antica tristemente ricorda. Lo straordinario generale cartaginese Annibale, con metà delle forze armate a disposizione rispetto a quelle romane, fece un bagno di sangue con i corpi di 80.000 soldati dell'Impero. Il console Terenzio Varrone rientrò a Roma e venne fatto senatore. Anche oggi in Agosto si nominano i senatori, anche oggi i vigliacchi siedono a palazzo. Ma la telenovela di Buckingham Palace è più importante del massacro di donne e bambini mentre la moglie si preoccupa di ordinare un paio di scarpe da 7.000€. Si!, è il mese di Agosto. La storia prosegue, ogni giorno che passa è un nuovo Batting Practice, un rinnovato focus per quella battuta valida che porterà la squadra ad affrontare la Corsa di Settembre. È lo swing di fine Agosto, il mighty cut dell'umanità. Come successe il giorno 28 del 1963, quando al Memorial di Washington, davanti a 250.000 persone, "I have a dream!" fu come un'onda d'urto planetaria, il martello tuonante del dio Thor vendicatore. Ma in Agosto ci si accalca in autostrada, o si fa la fila per l'ultimo modello di smartphone. In Agosto si guarda in alto, ma le stelle cadono quotidianamente al nostro fianco circondate dalla più profonda indifferenza. Agosto è il caldo torrido che piega le gambe ma è anche la brezza vitale delle nuove generazioni. In Agosto debuttarono in Major League Walter Johnson, Billy Herman, George Brett, Johnny Bench. Il 30 Agosto del 1905, un ragazzo di 18 anni al suo primo swing contro l'esperto spitballer Jack Chesbro, realizzò una battuta da due basi. Fu la prima delle 4189 battute valide in carriera che realizzerà Ty Cobb. Agosto ha riunito un padre e un figlio nella stessa squadra. Hanno corso, segnato punti realizzando un homer a testa. Era il 31 Agosto del 1990. I Mariners scesero in campo con K.Griffey Sr. e il figlio K.Griffey Jr. Ma Agosto è anche il brulicare ed il fermento presso le strade del mercato VIP di Viareggio, mentre nello stesso mese del 1931, M.Gandhi disse: "Un paese rimane in povertà, materiale e spirituale, se non sviluppa il suo artigianato e le sue industrie, e vive una vita da parassita importando manufatti dall'estero". Agosto è anche il dramma, la tragedia, la morte. Mary Ann Nichols, donna di 43 anni, fu la prima vittima accertata. Il suo corpo venne ritrovato il 31 Agosto 1888. L'assassino si chiamava Jack, Jack The Ripper. Nell'Agosto del 1945, Little Boy e Fat Man causarono la morte di circa 450.000 civili giapponesi. Lo sterminio viene ricordato come l'episodio bellico più drammatico dell'intera storia dell'umanità. Il 16 Agosto del 1948, il mondo del Baseball piange la scomparsa del più grande di tutti i tempi. All'età di 53 anni, muore Babe Ruth. Il 31 Agosto del 1997 la principessa triste, meglio conosciuta come Lady D, trovò la morte in un incidente stradale a Parigi, la ville des poètes, la stessa città che vide la morte di un'altra donna famosa, la Monna Lisa. Misteriosamente scomparsa nell'Agosto del 1911 dal museo del Louvre, in seguito la Gioconda resuscitò, ma gli occhi di Diana si spensero in eterno. Allo stesso modo, anche tu, pochi giorni fa, in questo tremendo mese di Agosto, hai varcato i confini di questa terra, avvicinandoti alle stelle come S.R.Vaughan nell'Agosto del 1990. Anche tu, grande compagno di squadra, hai dato l'ultimo saluto come i Beatles nell'Agosto del 1966 al Candlestick Park di San Francisco.
Trevi Rimini-1986
Nell'ospedale di Houston dove era ricoverato da tempo, Mercoledì 28 Agosto 2013 muore David Malpeso. È la figlia Brittany Jaded, sconvolta, a darne la triste notizia ad amici e conoscenti. David è stato una delle più grandi stelle dei Pirati di Rimini. Indimenticabile bomber della squadra neroarancio, ha lasciato una traccia davvero incancellabile, come incancellabili resteranno alcune delle sue prodezze nel box di battuta: su tutte il walk-off home run agli extrainning di gara 6 nella finale scudetto contro il Grosseto nell’Ottobre 1986 in uno Stadio colmo all’inverosimile. Assoluto protagonista dello scudetto nel 1987, David ricoprì i ruoli di catcher, esterno e lanciatore. La sua generosità, il suo entusiasmo, la sua tremenda forza e le battute valide su base intenzinale hanno creato intorno a lui una sorta di leggenda per i tifosi e per i tanti bimbi che lo assalivano a fine gara. David è il nostro Temistocle, il nostro Leonida. Il suo coraggio non è stato minimamente scalfito neanche quando venne aggredito da alcuni malintenzionati armati di pistola. A nove mesi dalla morte di Mike Pagnozzi, David lo ha raggiunto per perpetrare quella che a mio avviso è stata una delle più fantastiche batterie mai apparse in Italia e in Europa. Voglio ricordare David con una serie di immagini significative. La prima è tratta dal Corriere dello Sport Stadio del Settembre 1987 dove l'amico e giornalista Maurizio Roveri ne fornisce un profilo originale e accattivante. Nelle altre immagini si vede la cornice di pubblico allo Stadio dei Pirati nel corso delle finali del 1987 con il grande David, indiscusso protagonista, che saluta i tifosi.
R.I.P. David "BigMal" Malpeso.
D.Malpeso in compagnia dei suoi cani e di Brittany-2011

martedì 20 agosto 2013

GIULIO GLORIOSO

Documentario sul baseball italiano realizzato dal regista Andrea Rusich che, con il suo staff tecnico, ha raccolto le testimonianze di alcuni dei grandi del passato, quelli che hanno creato le "basi" per coinvolgere e avvicinare le generazioni future a questo bellissimo sport. Immagini di repertorio, interviste, aneddoti e curiosità per rivivere le emozioni della crescita del baseball in Italia. Nell'ordine:
Musiche di Alessandro Poleggi.
Fotografia di Daniele Poli.
Montaggio di Ilenia Zincone.
Operatori di ripresa: Daniele poli, Michele Imperio, Andrea Rusich.
Produzione esecutiva: Andrea Novelli, Massimiliano Carboni, Giulia Dal Moro.
Mix audio di Alessandro Russotto- per Start Group SRL
Fonico Pierpaolo Bramonti.
Con la partecipazione di:
Alessandro Capponi
Romano Lachi
Riccardo Fraccari (Pres. FIBS)
Roberto Buganè
Pietro Monaco
Gianpiero Faraone
Massimo De Luca
Riccardo Matteucci
Ruggero Bagialemani
Valerio Perogio
Bruno Laurenzi
Giulio Glorioso
Alberto "Toro" Rinaldi
Giorgio Castelli
Roberto Bianchi
Beppe Carelli
Nei titoli di coda si ringraziano:
Lula, Paolo Masini, Andrea Novelli, Claudio Carnevale, Andrea Abodi,
Angelo Novali, Elia Pagnoni, Silvano Casaldi, Alberto "Yamanaka" Conti,
Guglielmo Trinci, Daniela Duchi, Roberto Orazi, Pino Castiello,
Carlo Passarotto, Antonella Nappi, Vito Cultraro, Margherita Argenziano,
Lauro Palmisano, Lorenzo Vinassa De Regny, Marco Miccoli,
Guglielmo Guarnera, Roberto "Bob" Mattiucci, Cinzia La Marra e uno
speciale ringraziamento a Gianni Sbarra.

video


lunedì 5 agosto 2013

HIGH FIVE

Con una lettera a Sports Illustrated scritta Il 29 aprile 2013 insieme al giornalista Franz Lidz, il giocatore di basket NBA Jason Collins, annunciò di essere gay. La sua rivelazione venne commentata da tutti come il primo coming-out di un atleta professionista ancora in attività. Il settimanale The Atlantic invece, raccontò un’altra storia, quella di Glenn Burke, un giocatore di baseball che 37 anni fa non tenne nascosta la sua omosessualità. Fu la stampa, all’epoca, a non essere pronta a raccontare la sua storia. Glen Burke nacque ad Oakland, in California, nel 1952. Praticò il basket e il babseball vincendo  numerosi premi e tornei con la squadra universitaria di Berkeley. Nel 1976 firmò il suo primo contratto da professionista con i Los Angeles Dodgers. Non nascose a nessuno la sua omosessualità. Lo sapevano i dirigenti, l’ufficio stampa e anche i suoi compagni di squadra. Burke era così aperto sul tema che quasi tutti all’interno del team temevano che la storia potesse arrivare ai mass media. Nel 1976 proposero a Burke di organizzare un finto matrimonio con una donna e gli offrirono 75 mila dollari per accettare. Burke rifiutò. Sotto la pressione del manager Tom Lasorda, G. Burke venne ceduto agli Oakland Athletics. Le ragioni di questa scelta non furono chiare perchè il giocatore dimostrò più volte di possedere talento e abilità nel baseball. Il manager dichiarò che la cessione di Burke era stata una scelta tecnica per avere in squadra un giocatore d'esperienza come Billy North. In molti però credettero che l'amicizia di Burke con il figlio di Tom Lasorda, fu la causa principale dell'allontanamento del giocatore. Nel 1977, Dusty Baker realizzò il suo 30imo-HR nel corso dell'ultima partita di Regular Season. Glenn Burke andò a congratularsi col compagno di squadra aspettandolo a casa base col braccio in alto e la mano aperta. Non sapendo cosa fare, Dusty Baker diede uno schiaffetto a quella mano. Nacque così un gesto simbolico, che tutt'ora si chiama High Five.
Glenn Burke
"Nel 1978", scrisse Burke nella sua autobiografia, "tutti sapevano che ero gay e non lo nascosi nemmeno ai giornalisti". Quando l’argomento venne fuori, i reporters si limitarono a scuotere il capo e a dire: "Questo proprio non posso scriverlo". Molti anni dopo Burke raccontò: "Penso semplicemente che tutti facessero finta di non sentirmi. Era una storia che nessuno era pronto ad ascoltare". La prima volta che i giornalisti trovarono il coraggio di scriverlo fu nel 1982, 4 anni dopo il suo ritiro dalla carriera professionistica. Poco tempo dopo l’uscita dell’articolo, Burke accettò di essere intervistato durante una trasmissione televisiva. Tutto lì. I compagni di squadra, la dirigenza e la stampa sportiva non si accorsero della notizia, anche se sarebbe giusto affermare che la ignorarono. Del caso non se ne parlò praticamente per tredici anni, fino a quando nel 1995 il settimanale People pubblicò una breve intervista in occasione dell’uscita del suo libro autobiografico: Out at home. "Nessuno può dire che un gay non può giocare nella Major League, perché io sono gay e ce l’ho fatta", così affermò l'ex majorleaguer. Burke morì lo stesso anno per cause legate all’AIDS. La sua storia venne di nuovo ignorata dai media e in particolare da quelli che si occupano di sport. Il documentario sulla sua vicenda umana e sportiva "Out: The Glenn Burke Story" non venne trasmesso dalla ESPN, uno dei principali network sportivi, e da nessun altro canale televisivo importante. Alla fine, il merito di Burke, cioè quello di essere stato il primo atleta ad aver dichiarato di essere gay a fine carriera, e di averci provato mentre la sua carriera erano ancora in corso, non è stato pubblicamente riconosciuto. La sua storia spiega anche quanto sia importante l’attenzione che la stampa sta riservando al caso Jason Collins. In momenti come questi, c’è bisogno che i media e le persone affrontino questi argomenti perchè i gesti di singoli coraggiosi, come quelli di Burke e di Collins, rischiano di non produrre i grandi cambiamenti che sono alla base dell'evoluzione delle coscienze umane. Ancora oggi, nonostante i grandi manifesti e il coraggio di pochi che affrontano con caparbietà una condizione che opprime e calpesta la dignità delle persone facendole passare per esseri di serie B, le parole di Albert Einstein suonano come un oscuro monito: "È più facile spezzare un atomo piuttosto che un pregiudizio". E visto che qui si parla di Old Game, lo stesso Albert Einstein si rese famoso per aver detto: "Se io vi spiego la relatività, e voi mi spiegate il baseball, capireste la relatività molto prima che io possa capire il baseball". I San Francisco Giants sono stati il primo team di professionisti dello sport a rilasciare un video per il progetto "LGBT" (Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender), dal titolo "It Gets Better". Tale progetto vuole diffondere un messaggio di solidarietà, contro ogni forma di censura per diffondere e dare coraggio a tanti atleti e giovani che ancora oggi vivono nel silenzio e nella paura di mostrare la loro natura omosessuale. Anche le squadre di baseball di Boston, Chicago, Philadelphia, Seattle e Tampa Bay, nonchè i San Francisco 49ers della NFL, hanno seguito l'esempio dei S.F. Giants con altri video clip promozionali.
Tante Superstar dello sport americano fanno parte del progetto LGBT. Tra i più famosi ricordiamo Martina Navratilova, Amélie Mauresmo (tennis). Balian Buschbaum, Caster Semenya (Atletica Leggera), Brittney Griner (Basket), Esera Tuaolo (Football), Gareth Thomas (Rugby), Greg Louganis (Tuffi).
Billy Bean
Billy Bean, esterno mancino che terminò la sua carriera in Major League nel 1995, è stato il secondo giocatore di baseball a rivelare di essere omosessuale. Ha scritto il libro "Going the Other Way: Lessons From a Life in and out of Major League Baseball". Il libro sottolinea la tragica esperienza di dover sopportare l'ambivalenza affettiva generata dal conflitto di un'enigma senza fine: "Amare di più il baseball o amare di più l'uomo?". Billy Bean ha giocato per 8 stagioni con i Detroit Tigers, Los Angeles Dodgers, and San Diego Padres. Detiene il record di 4 battute valide al suo debutto in Grande Lega. Di seguito, ecco l'elenco degli altri players con lo stesso record di Billy Bean

5 valide: Fred Clarke, NL-Louisville 30 Giugno 1894
                Dal 1900
4 Ray Jansen, AL:StL. 30 Settembre 1910
  Casey Stengel, NL:Brk. 17 Settembre 1912
  Art Shires, AL:Chi. 20 Agosto 1928
  Russ Atta,  AL:NY.  25 Aprile 1933
  Ed Freed, NL:Phil. 11 Settembre 1942
  Spook Jacobs, AL:Phil. 13 Aprile 1954
  Willie McCovey, NL:SF. 30 Luglio 1959
  Mack Jones, NL:Mil. 13 Luglio 1961
  Ted Cox, AL:Bos. 18 Settembre 1977
  Kirby Puckett, AL:Minn. 8 Maggio 1984
  Billy Bean, AL:Det. 25 Aprile 1987
  Delino DeShields, NL:Mtl. 9 Aprile 1990
  Derrick Gibson, NL:Col. 8 Settembre 1998
          Extra-Inning Game:
5 Cecil Travis, AL:Wash. 16 Maggio 1933 (12 inn)

sabato 20 luglio 2013

BOW LEGGED RAY

Era un vecchietto calvo, con un viso interessante, dai morbidi lineamenti. I baffi grigi e le borse pronunciate sotto gli occhi rivelavano a tutto il mondo la sua stanchezza. Tanti erano i volti famosi e sorridenti in quel giorno, ma il suo non lo era affatto. Era oscuro nonostante la grande sala fosse arieggiata e lucente. Suppongo che fosse quell'oscurità, quel suo anonimato, derivante da una carriera giocata come sottoprodotto delle Majors, a tenere i membri della stampa lontano da lui, a debita distanza. I flash e le domande erano rivolte a quelli più famosi, agli esclusivi delle prime pagine di un baseball del passato, un baseball vissuto intensamente tra la sofferenza e la separazione, tra l'indifferenza e l'esclusione. "Yes, Ladies and Gentleman!", questo è il fine settimana per l'eleggibilità nella Hall of Fame. Week-end di induzione del 1987, un'esperienza che ho preparato diligentemente per ottenere l'invito ed essere presente a Cooperstown. Non andai per scrivere storie o intervistare qualche superstar. Io ero lì come un tifoso la cui passione per il Gioco ha accarezzato tutta la mia vita. Entrambi i giorni furono stupendi, perfetti per celebrare il nostro passatempo nazionale e per godersi le cadenze del fasto cerimoniale. Giornalisti e fotografi stavano approfittando del piacevole clima vagando per il Doubleday Field, intervistando e fotografando i membri dei New York Yankees e degli Atlanta Braves. Le due squadre erano arrivate ​​con l'autobus poco tempo prima e tra lo stretching e qualche lancio di riscaldamento regalavano qualche sorriso, qualche risposta alle domande della stampa. Sul campo vicino a casa base c'erano ex atleti del calibro di Ted Williams, Stan Musial, Robin Roberts, Lefty Gomez e due nuovi membri della Hall: Jim Catfish Hunter e Billy Williams.
Ray "Bow Legged" Dandrige
Un terzo uomo era stato eletto quella Domenica, senza attirare su di sè nessuna attenzione. È stato proprio lui, invece, che aveva catturato la mia. Quel vecchietto col viso interessante, con la sua espressione stanca, quel volto meno che famoso rispondeva al nome di Ray Dandridge. A differenza degli altri, Dandridge è stato una stella nelle dimenticate ma tanto affascinanti, Negro Leagues. Il terza base dei Newark Eagles nonostante i suoi 22 anni di carriera non aveva destato nessun interesse alla stampa, nemmeno in quel giorno cerimoniale dove riemerse tutto il suo passato, dove venne dichiarata tutta la sua grandezza con una Media Battuta in carriera di .355. Era in piedi da solo davanti al Doubleday dugout di prima base, le sue braccia penzolanti ai fianchi e il volto impassibile. Gli occhi guizzanti qua e là attraverso il verde del campo, attraverso quella marea di attività. All'inizio mi sentiì un po' dispiaciuto per lui. "Come deve sentirsi?", pensaì, "essere re per un giorno ed essere trascurato nel successivo?". Senza sudditi, senza regno, non esiste una corona, non c'è un re. Essere eletti nella Hall of Fame è di grande prestigio, ma può suscitare un sentimento di tristezza quando le prestazioni atletiche appartengono ad un passato sepolto. Ma frettolosamente pensai che quella fu una perfetta situazione per incontrare uno dei grandi e poter scambiare due parole in tutta sincerità, lontano dalle domande urlate e dalle risposte formali e circostanziali. Così mi avvicinai a lui e dissi il suo nome. "Il signor Dandridge?". Forse avrei potuto dire, "Ray?", ma non mi sembrava giusto. Avrei potuto chiamare Hunter "Cat", oppure Williams "Billy", ma Dandrige, all'età di 73 anni possedeva quell'alone di misticismo e dignità rivelate dal suo passo lento e affannoso. Si guardò intorno, come per cercare di individuare l'origine delle parole. "Il signor Dandridge?", replicai. Si girò e guardò in alto dal suo metro e 72 di altezza, la cui età aveva ulteriormente abbassato facendo sembrare il mio metro e 77 una misura da gigante. "Hmmmm?", chiese. "Volevo solo dire che ho apprezzato il suo intervento di ieri", dissi. Aveva parlato in modo sconclusionato, con la voce spezzata dall'emozione. I discorsi non erano il suo forte, ma la genuinità e la sincerità attrassero tutti i presenti. "Hmmmm?", disse ancora una volta Dandrige. "Davvero?". Fece una pausa, arricciando le labbra prima di continuare con una lenta cantilena. "Beh, non so perché. Non ho fatto altro che dire qualche parola. Un sacco di gente mi ha detto che è stato un buon discorso, quindi credo che così deve essere stato". Dandrige osservò nuovamente il campo pensando. Poi si rivolse di nuovo verso di me. "Che cosa ti è piaciuto del discorso?", e sorrise. "Mi è piaciuto vedere le persone felici", dissi. Fu un grande momento per Dandrige, un riconoscimento alla sua lunga carriera iniziata nelle Negroes per poi passare alla Mexican League, alla American Association in Minneapolis e nel farm system dei New York Giants. Un decennio di grandi giocate difensive e di grandi prestazioni in attacco con un solo obbiettivo, con una sola speranza, quella di poter ricevere quella chiamata, quell'invito ad entrare in un campo di Major League di fronte alle grandi platee dei Pro bianchi. Nonostante il suo Rookie Award e il suo MVP nel 1950, le sue 3 All Star Games, l'aver insegnato a Willie Mays i segreti del gioco e i suoi unici 2 errori difensivi in una stagione, quella chiamata non arrivò mai. Dandrige non ricevette mai l'attezione che avrebbe meritato per le sue grandi giocate difensive. Centinaia di prese in tuffo e di assistenze memorabili lo decretarono come il miglior terza base che la storia abbia mai conosciuto. Peccato che il suo talento si sia perso all'ombra delle Negro Leagues. Poi, 32 anni dopo, tutti e 15 i membri del comitato elettivo si ricordano di lui e lo eleggono nella Hall di Cooperstown. Tutto ciò spinse Dandridge, nel suo discorso di induzione, a dire: "Ho solo una domanda. Perché ci avete messo così tanto?". Ora, in piedi vicino a quella panchina del Doubleday Field, sorride alla mia risposta. "Oh, God!, sì", disse. "Sono felice. La Hall of Fame è un grande onore". Ancora una volta Dandrige guardò il campo, in direzione della zona di terza base, un regno che aveva conosciuto così bene su tanti diamanti d'America, tanti anni prima. "E' solo che ..." disse, e si fermò. Alcuni secondi passarono. Ebbi la sensazione che le sue parole si strozzassero in preda all'emozione. Poi sospirò. Finalmente quelle parole uscirono a bassa voce, e ancora oggi, non sono sicuro se fossero rivolte a me oppure frutto di un suo pensiero intimo. "Vorrei solo che tutti mi avessero visto quando giocavo...vorrei solo che ognuno mi avesse visto giocare."
Ray Dandridge morì il 12 febbraio 1994 a Palm Bay, in Florida.

venerdì 21 giugno 2013

LENNY RANDLE

Lenny Randle in "Talent for the Game"
"TALENT FOR THE GAME" è un altro film sul baseball che uscì nelle sale cinematografiche statunitensi nell'Aprile del 1991. Tra gli attori principali figurano Edward James Olmos e Lorraine Bracco, già presenti in "GOODFELLAS" di Martin Scorsese. È la storia di uno scout dei California Angels alla disperata ricerca di un giovane talento sportivo da inserire in squadra. La posta in palio è altissima perchè lo scout rischia il licenziamento. Come in tanti film sul baseball anche in questo partecipano alcuni ex giocatori di Major League. In questa lista è presente anche Lenny Randle, una star acclamata anche qui in Italia quando nel 1983 giocò per la squadra di Nettuno vincendo la classifica dei battitori con .477. La febbrile ricerca di un talento sportivo porta lo scout degli Angels a fare dei provini nei posti più assurdi. Ad esempio sotto terra, in una miniera, oppure in un fienile con le galline che razzolano intorno.

domenica 16 giugno 2013

CHARLIE CHAPLIN

Tutto avvenne il giorno 31 Marzo 1917 al Washington Park di Hollywood-LA. Scesero in campo due squadre particolari. Una si chiamava The Tragics e l'altra The Comics. Entrambe erano composte da una selezione dei più affermati personaggi del mondo dello spettacolo. La partita venne organizzata a scopo benefico e il ricavato venne devoluto alla Croce Rossa. Solo l'Enneade dell'Antico Egitto conosce il risultato finale. Infatti, dopo solo due riprese, la partita venne interrotta. Tuttavia la manifestazione ottenne un successo clamoroso in quanto 14.000 spettatori affollarono le tribune del Washington Park divertendosi non poco di fronte alle trovate umoristiche dei vari Eric Campbell, Hank Mann, Harold Lloyd, Ben Turpin, Chester Conklin, William Desmond, Jack Pickford, Wallace Reid. Certamente sono nomi sconosciuti per molte persone di oggi, ma il loro contributo alla creazione del cinema comico, fu fondamentale. L'umorismo nel cinema parla una lingua universale che fa ridere tutti e l'Old Game non è da meno perchè le gags comiche hanno sempre rappresentato un toccasana specialmente prima dell'inizio di ogni gara. Se i nomi elencati in precedenza non hanno scosso la memoria, bèh, ce n'è uno che tutti ricorderanno: Charlie Chaplin. Il grande maestro della risata partecipò a quella partita nel ruolo di lanciatore per la squadra dei Comics. Gli ordini di battuta vennero stabiliti secondo i ruoli difensivi, partendo dal lanciatore (N°1) per finire all'esterno destro (N°9). Alla seconda ripresa, il leggendario Charlot si presentò nel box di battuta. Con uno swing colpì la pallina che terminò nella zona foul dopo aver urtato sopra il sacchetto di terza base. Il difensore corse per recuperare la pallina, Chaplin arrivò in seconda base e pensò anche di guadagnare la base successiva. Notando che non avrebbe avuto nessuna possibilità di arrivare in terza base, Chaplin si affrettò a rientrare in prima base correndo in linea retta senza passare per la seconda base. Tra le risate del pubblico, l'arbitro Barney Oldfield, chiamò la battuta di Chaplin Foul-ball. Successe il finimondo. Il pubblico, sempre divertito, fu testimone delle ironiche proteste di entrambe le squadre. Arrivarono anche i poliziotti che ammanettarono il direttore di gara scortandolo fuori dal campo. Tra urti e spintoni, i rappresentanti della legge convinsero l'arbitro a cambiare decisione. Chaplin venne dichiarato Salvo in prima base.
Charlie Chaplin
Nei primi decenni del secolo scorso, l'intrattenimento trovò il suo spazio esclusivo nei ballparks. Prima e anche durante le partite di baseball, questi fuori programma allietarono il pubblico e aumentarono l'afflusso allo stadio di tanti bambini e di tanti giovani. Se C. Chaplin non dedicò mai una delle sue straordinarie pellicole all'Old Game, ci pensò un altro grande comico del tempo, un intramontabile appassionato di Baseball: Buster Keaton. In Three Ages(1923), una parodia sull'amore ambientata in tempi preistorici, romani, e moderni, Keaton offre anche la sua teoria di come sia stato inventato il baseball. Nella parte di un piccolo cavernicolo, il comico, deve competere per l'amore di una donna contro un massiccio primitivo. Quando quest'ultimo gli lancia una pietra, Keaton la colpisce con la clava rispedendola sulla testa dell'energumeno che crolla a terra privo di sensi. La scena venne ripetuta oltre 40 volte per far si che la pietra battuta da Keaton colpisse la testa dell'avversario. Nel film In College (1927), Keaton fa un provino per la squadra di baseball del College. Gioca in terza base, e ne combina di tutti i colori, o meglio, non combina proprio nulla di buono. (qui). La profonda passione per il gioco, portò Buster Keaton a praticarlo anche durante le pause di ogni suo film col risultato di rinviare le riprese dei ciack cinematografici. I produttori, stanchi per i continui ritardi, costrinsero Keaton a firmare una clausola contrattuale che gli avrebbe vietato di giocare a baseball durante le pause dei films. The Cameraman (1928) è considerato un capolavoro di B. Keaton. Nel 2005 venne scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Keaton interpreta la parte di un cine-reporter che si avvia allo Yankees Stadium per fare delle riprese durante la partita della squadra di New York. L'addetto al campo però gli dice che gli Yankees giocano in trasferta, a St.Louis. Keaton allora, per mitigare la sua delusione, si inventa una partita di baseball improvvisandosi nella parte del lanciatore e del battitore per terminare la sua sceneggiata con una scivolata a casa base, sotto lo sguardo incredulo e biasimevole dell'addetto al campo. Un'interpretazione fantastica, da Hall of Fame per il celebre comico.

L'intrattenimento divenne sempre più popolare tanto da richiedere la partecipazione dei giocatori e dei managers. Tra le più famose scenette comiche vi è quella che coinvolse il manager Wilbert Robinson e la pilota d'aereo Ruth Law. Il 13 Marzo del 1915 a Daytona Beach FLA, Robinson avrebbe dovuto prendere al volo una pallina fatta cadere dall'aereo ad un'altezza di circa 180mt. Casey Stengel, esterno dei Brooklyn, disse alla pilota di lanciare un pompelmo al posto della pallina. Inutile dirlo, il frutto si spiaccicò sulla testa dell'ignaro Robinson che pensò di aver perso un occhio perchè rimase accecato dal succo acido del pompelmo. Tuttavia, riuscì ad effettuare la presa al volo. Col passare degli anni e con l'ingresso delle nuove tecnologie audio-video, l'intrattenimento venne sempre più valutato, sia sotto l'aspetto economico, sia come forma di aggregazione sociale. Il divertimento contribuì enormemente a definire il Baseball come National Pastime. Non più un semplice sport, ma un'autentica istituzione da custodire e conservare gelosamente. Fu l'epoca dei grandi artisti della risata. Da ricordare un trio divertente composto da Al Schacht, Max Patkin e Jackie Price. Tutti e tre ebbero una breve esperienza come giocatori, ma il loro talento si rivelò in seguito come comici e attori di spettacolo.
Max Patkin
Max Patkin, The Clown Prince of Baseball (presente anche nel film "Bull Durham"), vanta una carriera durata 50 anni con più di 4000 apparizioni. In pratica Patkin, doveva colmare quei brevi istanti di pausa del gioco (ad esempio, una pallina battuta in territorio foul, oppure il cambio dell'inning...), con una delle sue scenette. In una manciata di secondi il clown-Patkin doveva allietare il pubblico con gesti scoordinati e movimenti del corpo dinoccolati. Una sorta di body language, aiutato da un fisico magro e secco. Oltre al baseball, Patkin partecipò anche alle manifestazioni di basket. Un altro personaggio comico fu Al Schacht, famoso per il suo abbigliamento per metà da baseball e per metà con frack e tuba in testa. Da ricordare la sua scenetta in cui si presenta a casa base con un guantone del diametro di 1,50mt. Jackie Price fu straordinario perchè con un solo movimento riusciva a tirare 3 palline a tre diversi giocatori.

Nel Marzo del 1938 venne trasmessa alla radio quella che diventerà la rappresentazione comico-teatrale più famosa del periodo. I due attori, Bud Abbott e Lou Costello, si cimentarono in una parodia lessicale dal titolo Who's on First?. La traduzione del titolo è "Chi è in prima base?". Ma la stessa frase venne interpretata da Costello come se "Chi" fosse il nome di un giocatore. Tra l'ambiguità e l'ambivalenza del significato della frase, i due comici con domande e risposte, diventarono famosissimi e la loro scenetta venne trasmessa per due anni consecutivi, prima in radio e poi in televisione. Qui

Dal Gennaio del 1961 al Febbraio del 1966 venne trasmessa una serie televisiva dal titolo Mister Ed. Il protagonista era un cavallo parlante, un genio, che riusciva con i suoi consigli, a risolvere ogni situazione intricata e complessa. Il cavallo dialogava solo col suo padrone, Wilbur Post interpretato da Alan Young, il quale ricavava tutti gli onori dovuti a chi risolve qualsiasi tipo di problema. In una puntata, il cavallo e il suo padrone si presentano allo stadio dei Dodgers per dare alcuni consigli ai giocatori specialmente sulla battuta. Il cavallo, muovendo le labbra, dà i suggerimenti al padrone il quale poi li espone all'incauto manager. Notando che i consigli di battuta funzionarono, il manager vuole mettere sotto contratto il padrone del cavallo. Mister Ed, il nome del cavallo, si arrabbia e allora addenta una mazza e va a battere mostrando tutta la sua abilità. Nella puntata televisiva si vedono i giocatori dei Dodgers, tra cui Sandy Koufax che subisce l'unico e storico home run da un cavallo.

sabato 8 giugno 2013

ANNIE SAVOY

"Credo nella Chiesa del baseball. Mi sono avvicinata a tutte le grandi religioni, e alla maggior parte di quelle minori. Ho adorato Buddha, Allah, Brahma, Vishnu, Shiva, alberi, funghi, e Isadora Duncan (una danzatrice del primo 900, figura imponente che aprì le strade a quella che sarà poi la danza moderna. Morì tragicamente, strangolata dalla sciarpa che indossava, le cui frange si impigliarono nei raggi di una delle ruote della Bugatti sulla quale era appena salita). Ad esempio io so che i sutra di Buddha sono 108; che ci sono 108 perle in un rosario cattolico e ci sono 108 punti in una palla da baseball. Quando l'ho saputo, ho dato a Gesù una chance, ma semplicemente non ha funzionato tra di noi. Il Signore fece ricadere troppo quel senso di colpa su di me. Preferisco la metafisica alla teologia. Vedete, non c'è alcun senso di colpa nel baseball, e non è mai noioso. La tal cosa, lo rende come il sesso. Le ho provate  di tutte, davvero, e l'unica chiesa che veramente ha nutrito la mia anima, giorno dopo giorno, è la Chiesa del baseball".

Annie Savoy, alias Susan Sarandon, esordisce con queste parole nel film Bull Durham. La presenza di attori affermati come  Kevin Kostner e Tim Robbins diede alla pellicola notorietà e successo al punto che ancora oggi è considerato tra i top sports movies mai realizzati. Esattamente 25 anni fa, nel mese di Giugno, il film uscì nelle sale cinematografiche meritando il pieno consenso della critica e del pubblico. Ron Shelton, regista e scrittore, ottenne la candidatura all'Oscar per la migliore sceneggiatura e nel 1994 fu il regista di un altro film sul baseball intitolato Cobb, interpretato da Tommy Lee Jones. L'argomento baseball, tanto amato da Shelton, lo si deve al fatto che il regista giocò nel ruolo di esterno nella squadra di AAA di Rochester, i Red Wings, affiliati ai Baltimore Orioles di Major League. Va ricordato che i Red Wings furono i protagonisti della partita più lunga in tutta la storia del baseball professionale (qui). Il film Bull Durham, sebbene parli di baseball, con tante scene girate sul campo nel vecchio stadio di Durham City, North Carolina, ruota intorno alla figura sensuale e fascinosa di Susan Sarandon nella parte di una tenace e assidua tifosa della squadra locale. Le conoscienze tecniche e tattiche che possiede Annie Savoy in materia di Baeball, vengono sottolineate dalla sua interpretazione del gioco, un intermezzo di seduzione e magnetismo al pari di una pomata erotizzante da spalmarsi su tutto il corpo. Il baseball è donna, il baseball è femmina e più donne devono inginocchiarsi all'altare del passatempo americano abbracciando il loro Annie interiore. Fra le tante occupazioni piacevoli dove viene identificato il modello femminile americano come lo shopping, lo yoga, Desperate Housewives, la caccia al marito, amare il baseball non è solo un diritto di nascita, ma una responsabilità femminile.
Nessun altro sport professionale come l'Old Game unisce e integra così tante persone. Allo stadio gli estranei diventano amici, i posti a sedere sono occupati da intere famiglie e, a differenza di altri sport, la conversazione non è solo possible, ma è ampiamente valutata e incoraggiata. Lo stesso vale per gli uomini sul campo. È raro sentire un linguaggio spazzatura e volgare, grugniti o urla. Nel baseball si incontrano giocatori che sono chiamati a tenere la bocca chiusa al servizio del bene più grande. È il gioco che lo richiede. È la necessità di lealtà e trasparenza, dell'attrazione verso il lavoro di gruppo. Sono giocatori che ammirano la bellezza della routine e le ricompense dell' impegno, qualità che una donna può apprezzare. (L'ascesa del libero arbitrio ha cambiato la natura della lealtà nel gioco, ma lasciamo perdere Johnny Damon e concentriamoci su Cal Ripken Jr.). Come una singola ragazza volge il suo sguardo a tutti gli amici del gruppo, con pensieri e idee condivise, si può dire con certezza che molte di esse hanno tenuto al caldo il cuore solitario di un ballplayer e lo hanno accompagnato nelle fresche serate estive. Il baseball è pieno di sex-appeal. The playground è come il tuo corpo, se sai dove si trova il piatto di casa base, sai anche dove si trova il resto. C'è tanta fisicità che viene evidenziata guardando gli sports in televisione. C'è tanto distacco nel vedere atleti dal volto coperto e racchiusi nelle loro armature. Il lato erotico nel baseball, non sono solo gli avambracci e le forme dei pantaloni della divisa che richiamano ad un bel sedere (o lato B), oppure il sospensorio che delinea una forma fallica. Ad un attento esame del gioco le donne cominciano ad apprezzare la mascolinità del duro lavoro e della dedizione con la quale si esercitano i giocatori. Essi hanno sostituito le più primitive caratteristiche dell'uomo come l'aggressività, il dominio e la rabbia, con qualcosa che si avvicina alla grazia e all'eleganza. Il caschetto del battitore non copre il suo viso, e quando il catcher si alza togliendosi la maschera, è l'erotico immaginario del condottiero coraggioso. Certo, ci saranno sempre, così come in campo anche al bar, persone dal brutto comportamento, animate dall'ostilità e dal dissenso. Il punto è che, in un clima politico e sociale dove l'arroganza, la superbia e l'esibizionismo sono sempre in prima pagina, per una donna non c'è nulla di più sensuale se non vedere un ragazzo che si avvicina a testa bassa verso casa base, che sta in silenzio e ...che gioca bene insieme agli altri.

                                       GIBSONBURG THE MOVIE

Gibsonburg è un villaggio della Contea di Sandusky nello stato dell'Ohio. La popolazione è composta da 2.581 anime, secondo il censimento effettuato nel 2010. La National Arbor Day Foundation ha inserito di recente Gibsonburg nella lista delle Tree City (città degli alberi). Lo scopo principale di questa Fondazione, nata nel 1972 e che trova le sue origini nel 1872 a Nebraska City, è quella di ispirare le persone verso una maggiore sensibilizzazione all'ambiente, in questo caso per la piantagione di alberi da foresta. Gibsonburg ha una sua High School, di conseguenza ha una sua squadra di baseball che detiene un record storico, tutt'ora imbattuto. Infatti The Gibsonburg High School Team è l'unica squadra ad aver vinto il Campionato dell'Ohio con un record sotto .500. Nella Stagione 2005, i giocatori di Gibsonburg si presentarono alle fasi finali con 6 vittorie e 17 sconfitte e vennero praticamente dichiarati out dalla corsa per il titolo. Sorprendentemente avvenne il contrario e Gibsonburg vinse tutte le 8 partite del Post Season. Questa vicenda ha coinvolto la Xcelerate Media Inc. nella produzione di un film, girato nel 2011 dal titolo Gibsonburg The Movie. La storia, oltre alla miracolosa stagione 2005 di baseball, ruota intorno alla famiglia del capitano della squadra, Andy Gruner, alle prese con grosse difficoltà economiche. Tra gli attori figura l'ex Majorleaguer e lanciatore mancino Kent Mercker.

martedì 28 maggio 2013

BAD TO THE BONE 1

Una volta presi una pallina in zona foul, più o meno, nell'autunno del 1958 al Wrigley di Chicago. Ero seduto nelle prime file sopra il dugout sul lato della terza base. Come un proiettile, la pallina passò sopra la mia testa, e colpì il seno sinistro di una donna seduta qualche fila indietro. Un secondo dopo, la pallina rotolò sotto il mio sedile come se avesse appena terminato un viaggio attraverso l'interno di un campo da golf. Mi chinai e la raccolsi. Euforico, alzai il braccio girandomi a destra e a sinistra mostrando con orgoglio il prezioso trofeo. Poi vidi la donna dietro di me. Una piccola folla di persone care e sconosciute erano rannicchiate intorno a lei. Allora decisi che, da gentiluomo, l'unica cosa da fare era quella di dare la pallina alla sfortunata signora. Aspettai un momento, fino a quando lei si rialzò trasformando la sua smorfia di dolore in un sorriso. Il tipico gioco del baseball spedisce da 30 a 40 di questi proiettili in tribuna, alcuni dei quali come razzi, sfrecciano a oltre100 miglia all'ora. Fu una bella serata per il baseball a Chicago, e così, per cinque o sei inning, anche se i foul-balls vennero raccolti e intascati dai tifosi intorno a me, decisi di rilassarmi e mi  abbandonai ai caldi pensieri che il National Pastime ispira. Anche allora, non mi è mai passato per la mente che il baseball a volte può essere letale.

Death at the Ballpark: A Comprehensive Study of Game-Related Fatalities 1862-2007, è un libro scritto da due prestigiosi storici del baseball americano dove vengono elencati giocatori, uomini, donne e bambini che fatalmente persero la vita giocando o guardando una partita di baseball. Robert Gorman e David Weeks intrapresero una capillare ricerca durata 8 anni consultando biblioteche e archivi dei giornali locali. Le morti accertate e documentate nel libro sono 850, ma i due concordano che il numero è maggiore considerando che i fatti di cronaca del giornalismo di fine 800 e inizio 900 non furono così autorevoli e dettagliati come quelli odierni. Infatti, già ai tempi della Guerra Civile i giocatori-soldato trovarono la morte durante una partita di baseball. Il libro esalta la componente casuale di tutta una serie di incidenti il cui epilogo, tragico e assurdo, denota come il destino certe volte prende il sopravvento sulle nostre vite, fatalmente appese ad un filo di seta. In stile propriamente detto NOIR, Patrick Mc Tavey, 38 anni, stava arbitrando a casa base durante una partita che si svolse a Long Island, NY, il 26 Settembre del 1927. La partita terminò con una chiamata Save! dell'arbitro. Quella fu l'ultima decisione del povero Mc Tavey, che subì l'aggressione di T.Carroll, un giocatore contrariato da quella chiamata arbitrale. Carroll sferrò un pugno in faccia all'umpire che cadde a terra privo di sensi. Portato in ospedale, morì poco dopo perchè la mandibola aveva bucato il cervello. In 150 anni di baseball, solo un tifoso morì a causa di una pallina sprizzata in foul. Alan Fish, 14 anni di Los Angeles, venne colpito da un foul-ball alla testa e morì sul colpo. Il battitore fu il pinch-hitter Manny Mota, il cui nipote 14 anni più tardi, coincidenza con l'età di Alan Fish?, morì mentre giocava interbase, colpito da un fulmine proprio nel momento in cui l'arbitro decise di sospendere la partita. Il 17 Agosto del 1957, Ritchie Ashburn dei Phillies, con un foul-ball colpì la spettatrice Alice Roth fratturandole il naso. Durante il trasporto verso l'ambulanza, Ashburn ottenne un altro foul-ball che incredibilmente colpì ancora la sfortunata Alice che era stesa sulla barella, la quale, oltre al naso, si ritrovò anche col ginocchio fratturato. Una notte di Luglio in un cortile a Houston nel 1950, un bimbo di 7 anni chiese al papà se poteva fare l'ultimo lancio prima di rientrare in casa. Il padre disse OK. Il figlio lanciò la pallina. Il padre con uno swing la battè e colpì in pieno petto il figlio, sopra il cuore. Il bimbo morì ancor prima di arrivare in ospedale. Nel 1902, un interbase dilettante venne colpito alla gola da un brutto rimbalzo della pallina. Con un ultimo sforzo riuscì ad effettuare il rilancio verso la prima base per l'eliminazione. Subito dopo cadde a terra soffocato. Nel 1909, nell'Indiana League, un terza base eliminò per toccata il corridore avversario mentre stava scivolando di testa. In piena velocità, la testa del corridore andò a sbattere contro l'addome del difensore che morì il giorno dopo all'ospedale per un'emorragia all'intestino. 12 Aprile 1909, Opening Day al rinnovato Shibe Park, 7ima ripresa, il catcher degli Athletics di Connie Mack, Doc Powers, corse dietro al piatto di casa base per prendere al volo una pallina sprizzata in zona foul. Nel disperato tentativo andò a sbattere violentemente contro il muretto. Portò a termine la partita, ma più tardi nello spogliatoio Doc cadde a terra, e non si rialzò più. Anche per lui i medici diagnosticarono un'emorragia interna. Questi sono solo alcuni esempi per introdurre quella che fu la più drammatica vicenda, tutt'ora unica, dell'unico giocatore di Major League morto in seguito ad un lancio. I due players coinvolti furono Ray Chapman, Cleveland, e Carl Mays (Yankees). Il 16 Agosto del 1920 durante una partita di Regular Season tra Cleveland e Yankees, un lancio di Mays colpì Chapman alla testa, e fu tragedia. Ancora oggi ci si chiede se tutto questo si poteva evitare.
                                           TO BE CONTINUED

lunedì 27 maggio 2013

BAD TO THE BONE 2

Il Passatempo Nazionale. Il gioco che noi conosciamo come il Baseball, ha sempre avuto una costante. Un lanciatore prende una palla, e con le buone o con le cattive, la lancia ad un battitore avversario. In media tra i 200 e 250 lanci vengono effettuati in ogni partita. Il che vorrebbe dire, circa un quarto di milione di lanci nel corso di una stagione. E se si vuole essere un vero capo delle statistiche, probabilmente più di 50 milioni di palline sono state lanciate dalla fondazione della National League nel 1876. Se poi si contano anche quelli della National Association dal 1871-1875, il conteggio è incalcolabile
Allora, perché nel corso di tutti questi anni solo un Major League Player è stato ucciso da una pallina lanciata?. L'idea è che le condizioni dovevano essere quelle giuste. Il teatro per ospitare una tragedia del genere era stato perfettamente allestito. Fu inevitabile?, oppure le stelle si trovarono nel giusto (o sbagliato) allineamento astrale?.
Gli appassionati sanno che prima del 1920, il baseball si giocava in un'epoca chiamata Dead ball Era. Furono decenni in cui il lanciatore godeva di un certo vantaggio rispetto al battitore. La maggior parte delle partite iniziavano e finivano con la stessa pallina, a meno che, non fosse stata battuta fuori dallo stadio per un home run. Anche le palline che terminavano sulle tribune, venivano restituite e usate per continuare la gara. Una pallina doveva essere letteralmente a brandelli per far si che l'arbitro ne tirasse fuori una nuova. Verso la metà di una partita la pallina assumeva,per così dire, un look nero, diventava morbida e ovalizzata e di conseguenza incontrollabile per cui era molto più facile che il lancio arrivasse alle costole del battitore. Col termine beanings si indica la tattica e la strategia del lanciatore che volontariamente effettua il lancio vicino al corpo del battitore per distrarlo, innervosirlo o fargli perdere l'equilibrio. Tale strategia era molto usata in quel periodo,a dire il vero anche tuttora, forse in minor misura, per cui un lancio-rasatura era parte integrante del gioco. A rendere ancor più dura la vita dei battitori, va detto che le palline di quel tempo venivano arrotolate in modo grossolano dai produttori. Fu l'epoca dei grandi lanciatori come Young, Mathewson, Johnson, Plank, Alexander, Brown, Waddell. Un altro svantaggio dei battitori era rappresentato dal fatto che spesso i lanciatori si affidavano ai lanci illegali. Oggi non è più concesso, ma in quel periodo i pitchers usavano una qualsiasi sostanza che, applicata sulla pallina, ne alterava la traiettoria. Ad esempio, ci sputavano sopra, la graffiavano con una lametta o col taglierino, la strisciavano contro la pedana o la carta vetrata e la ricoprivano di terra per renderla più scura. In un'intervista Frank Baker disse: "Ricordo di aver fatto 9 HR in un anno, poi 8 e 11 negli anni successivi e mi sopannominarono Home Run. Beh!, sapete, abbiamo giocato nella Dead ball Era. Non abbiamo giocato con la pallina che avete oggi. Non abbiamo avuto neanche la pallina bianca da colpire, avevamo una pallina nera. È diverso colpire quella nera in una sera buia piuttosto che colpire una pallina bianca. E c'era la spit-ball, la emory-ball e tanti tipi di lanci che oggi non si usano più".
Nel mese di Aprile del 1917, gli Stati Uniti entrarono nella Prima Guerra Mondiale. Come per tutte le guerre, la richiesta di materiale di prima scelta è fondamentale. Anche il baseball dovette cedere a questa esigenza. Il filo, composto da materiale di prima scelta che veniva utilizzato per avvolgere le palline, fu messo a disposizione del settore militare. I produttori di base-balls allora usarono un filo di qualità inferiore e per mantenere gli standards riguardanti la rotondità, la pesantezza e la compattezza delle palline, cambiarono i parametri delle macchine arrotolatrici. Essendo il filo meno qualitativo, le macchine vennero impostate ad una tensione di avvolgimento maggiore. Qui, comincia a diventare interessante. La Grande Guerra terminò l'11 novembre 1918, ma il flusso di materie prime di alta qualità nel settore privato, rappresentò un lento processo e il materiale non fu reso disponibile per la stagione 1919. Quando finalmente, il filato di prima scelta venne nuovamente introdotto, i produttori realizzarono le palline mantenendo la stessa tensione di avvolgimento che avevano usato per le palline con il filato di qualità inferiore. Il risultato fu una pallina più leggera e compatta, quella che presumibilmente si avvicina agli standards moderni. Il motivo, secondo il quale nessuno decise di tornare alle vecchie impostazioni della macchina arrotolatrice, rimane ancora un mistero. Ma quando la nuova pallina venne mostrata alla fine della stagione del 1919, molti lanciatori si innervosirono e pensarono: "È finita la pacchia!". Cy Young commentò: "Quando vidi per la prima volta quella pallina fui felice di essere già in pensione".
Grandi cambiamenti avvennero all'interno delle regole del gioco. Il 10 dicembre 1919 la National League votò a favore del divieto di utilizzare la spit-ball e in seguito, il 9 Febbraio, la commissione per il regolamento vietò l'uso di tutte le sostanze estranee che avrebbero potuto alterare lo stato fisico e la traiettoria della pallina. L'American League invece autorizzò le squadre ad avere solo 2 lanciatori di spit-ball. Questi cambiamenti, in aggiunta al fatto che i battitori non avevano il casco protettivo, furono un pò come la giusta miscela esplosiva che culminerà con il fatale incidente. A quel punto, l'unica risorsa a disposizione dei lanciatori era quella di mantenere la strategia dei lanci vicino al corpo, i brush-back-pitches e i lanci-rasatura, quello che metaforicamente, in gergo americano si dice "keep the batter honest".
                                            THE CONTENDERS
Carl Mays era un talentuoso lanciatore destro approdato in Major League con i Boston Red Sox nel 1915. Presto si fece notare per le sue qualità di pitcher vincente. Era un sinkerballer sottomarino e, talvolta, per come impugnava la pallina, strisciava le nocche della mano sulla terra prima di effettuare il lancio. Aveva l'abitudine di affrontare i battitori bersagliandoli vicino al corpo, nella zona interna dell'area dello strike risultando tra i leaders quando si trattava di colpire l'avversario. Dicono di lui che era un burbero attaccabrighe, un individuo meschino che aveva pochi amici. Nato a Liberty, Kentucky il 4 aprile 1891, era figlio di un pastore metodista. Carl Mays crebbe sotto una rigida educazione, che lo portò al rifiuto di giocare, come Mathewson, nei giorni di Domenica. Nel luglio del 1919, venne ceduto agli Yankees perché convinto che i giocatori dei Red Sox non lo sorreggevano adeguatamente durante le partite. Quando iniziò la stagione del 1920, lui e Bob Shawkey furono considerati i migliori lanciatori della squadra degli Yankees allenata da Miller Huggins. Ray "Chappie" Chapman nacque a Beaver Dam, Kentucky il 15 gennaio 1891. Debuttò in Major League nel 1912 con i Cleveland. Era un grande interbase, rapido negli spostamenti laterali ed eccezionale nel "girare il doppio gioco". Fu anche un buon corridore, veloce nel diamante, come attestano le sue 52 basi rubate nel 1917 ed era anche un discreto battitore. La sua media-battuta-vita è di .278. Chapman fu uno dei giocatori di baseball più popolari e ben voluti. Un favorito da molti tifosi, aveva amici in ogni città dell'American League. A differenza di Mays, fu anche ben voluto dai giocatori avversari, in particolare da Babe Ruth e Ty Cobb. (Ruth lo chiamava "quel piccolo moscerino"). Chapman era una persona di buon animo, disponibile e sempre di buon umore. Un vero gentiluomo del Sud. Prima della stagione del 1920, sposò Kathleen Daly, la figlia di un ricco uomo d'affari di Cleveland. Ray aveva progettato di ritirarsi alla fine del campionato per dedicarsi agli affari e per crescere una famiglia. Fu uno dei leader riconosciuti dei Cleveland Indians.
                                                  PRELUDE
La stagione 1920, nella American League, fu una competizione a tre corsie tra i White Sox, gli Yankees e i Cleveland. I New York Yankees, con l'acquisto di Babe Ruth, passarono al vertice come la squadra più titolata per la vittoria finale. Tuttavia furono proprio i Cleveland a vincere le loro prime World Series contro gli allora Brooklyn Robins, che nel 1930 diventeranno Brooklyn Dodgers. A causa di un infortunio, Ruth iniziò la stagione non in perfetta forma e realizzò il suo primo HR nel giorno 1 di Maggio. Da quel momento, il Bambino si arrabbiò, e colpì 12 homers nello stesso mese, 12 in Giugno e 13 nel mese di Luglio. Carl Mays, Bob Shawkey e lo spit-baller Jack Quinn guidarono le vittorie degli Yankees. A causa della morte di sua moglie Ottalee, prima dell'inizio del campionato, Frank "Home Run" Baker rimase a casa per prendersi cura delle sue due figlie. Questo fatto lasciò un grosso buco nel line-up di New York. Cleveland invece si affidò ad un ottimo gruppo di lanciatori guidato dal futuro Hall of Famer Stan Coveleski, che vinse la graduatoria degli strikeouts. L'attacco poteva contare sul fantastico Tris "The Grey Eagle" Speaker. I Cleveland del 1920 erano ben attrezzati anche nel reparto difensivo con Chapman interbase, Bill Wambsganss in seconda, Larry Gardner in terza e Steve O'Neil dietro il piatto. Elmer Smith a destra, Charlie Jamieson a sinistra e Tris Speaker al centro. Delle tre squadre in gara per il titolo, Chicago sembrò avere il vantaggio. Scandalo del 1919 a parte, i Sox erano una grande squadra di veterani. Avevano anche il gruppo di lanciatori migliore di tutte le squadre con ben 4 di loro che collezionarono 20 e più vittorie a testa. Bisogna arrivare ai Baltimore Orioles del 1971 per vedere un'altra squadra con 4 lanciatori con almeno 20 vittorie stagionali. E fu così, che il tragico destino non mancò all'appuntamento. Il palcoscenico era pronto e gli Indians, a metà Agosto si prepararono all'assalto di New York per una serie di partite cruciali al Polo Grounds.
                                     THE GAME MURDERER
Mays non aveva iniziato bene la stagione, ma si era ripreso ed era in forma. Il motivo fu un incidente avvenuto durante gli Spring Trainings. Chick Fewester, unico amico in squadra di Mays, venne colpito alla testa da un lancio di  J.Pfeffer dei Dodgers. Fewster rimase immobile a terra per diversi minuti. Quando finalmente si riprese, non ricordò nulla di quello che gli era successo. Non fu in grado di parlare per un mese e trascorse tutto quel tempo su una sedia a rotelle. Mays rimase colpito da quella vicenda e per metà stagione non riuscì ad essere il lanciatore vincente che tutti volevano vedere. Però sapeva, che per essere efficace dal monte, doveva lanciare dentro, interno, vicino ai battitori. Mays, disse una volta: "Se un battitore si avvicina troppo al piatto di casa base, rischia di essere colpito". Questa frase diventò quasi un comandamento per Mays che arrivò al momento giusto perchè gli Yankees avevano bisogno delle sue vittorie. Mays non fu nemmeno estraneo ad ogni sorta di polemica. Quando esordì con i Red Sox, ebbe un violento confronto con Ty Cobb. 16 settembre 1915, Fenway Park. Mays lanciò alla testa di Cobb ad ogni turno di battuta. All'8° inning, Ty rispose alla provocazione tirando la mazza contro Mays. "Figlio di una cagna", disse il Georgiano. Terminata la rissa, Cobb rientrò nel box di battuta. Nessuno venne espulso e, in seguito, Mays lo colpì sul polso. I Tigers vinsero quella partita 6-1 con Cobb autore dell'ultimo eliminato.

C-Mays---R.Chapman
                                                      FINAL ACT
Lunedì 16 Agosto 1920. Una tipica giornata estiva e afosa a New York. Gli Yankees e gli Indians si prepararono allo scontro al Polo Grounds di Manhattan. Entrambe le squadre avevano un disperato bisogno di vittoria. La precedente pioggia e l'elevata umidità avevano creato delle pozze d'acqua ai lati del campo e il prato dello stadio si presentava anch'esso bagnato. I lanciatori iniziali furono Stan Coveleski per Cleveland e Carl Mays per gli Yankees. Quest'ultimo voleva raggiungere la vittoria N°100 in carriera. Ad aiutarlo in questo traguardo c'era il suo compagno di squadra, il catcher Muddy Ruel mentre l'arbitro Tommy Connolly era pronto per il Play Ball. Sulle tribune si affollarono circa 22.000 tifosi. Gli Indians aprirono le marcature al secondo inning con un fuoricampo a sinistra del catcher Steve O'Neil. Gli Yankees dall'altra parte faticarono parecchio contro lo spit-baller Coveleski. Nel 4° inning Cleveland realizzò altri due punti, uno su errore del catcher Ruel e l'altro su una volata di sacrificio di Coveleski. Iniziò così il quinto e tragico inning con Chapman alla battuta. Era a 0 su 1 con un bunt di sacrificio al primo inning, ed un out al volo dal prima base di New York, Wally Pipp. La posizione accovacciata di Chapman alla battuta, era una di quelle che davano fastidio proprio a Mays. Il conteggio era di un ball ed uno strike quando Mays esplose con un lancio alto e interno. La pallina sfrecciò direttamente verso la testa del battitore che non fece in tempo a spostarsi. Chapman venne colpito da quella saetta sul lato sinistro della testa appena sopra l'orecchio. Quel colpo diede l'impressione che la pallina avesse colpito la mazza. Infatti rotolò verso il monte di lancio, Mays la raccolse e la tirò al prima base per completare l'eliminazione. Chapman, fece due passi barcollando poi si chinò a terra. L'arbitro Connolly vide il sangue scorrere fuori dall'orecchio destro dell'interbase di Cleveland ed iniziò ad urlare per avere subito un medico in campo. Tris Speaker, che era il battitore successivo, corse al fianco del suo amico come fece tutta la squadra di Cleveland e una buona maggioranza dei giocatori degli Yankees. Per tutto il tempo, Mays rimase sul monte di lancio. Chappie era cosciente, ma instabile. Cercò di parlare, ma non riuscì ad emettere alcun suono dalla sua bocca. Volle in tutti i modi dirigersi con le sue gambe verso gli spogliatoi che, al Polo Grounds, si trovavano dietro la zona dell'esterno centro. Una lunga camminata per l'infortunato Chapman il quale, appena passato la seconda base, crollò a terra e venne trasportato a braccia negli spogliatoi. Le condizioni furono critiche e Chapman, ormai sull'ambulanza, riuscì a parlare in modo confuso: "Sto bene...dite a Mays di non preoccuparsi", e aggiunse, "l'anello...l'anello di Katie", riferito alla sua fede nuziale. Il trainer recuperò l'anello e lo posò nelle mani dell'interbase di Cleveland. Tutti i presenti ebbero la breve sensazione che Chappie avesse trovato un pò di conforto. Ma dopo pochi secondi cadde in coma. Nel frattempo, la partita venne ripresa. Mays chiese all'arbitro una nuova pallina. Tris Speaker era pronto per andare a battere. New York continuò a lottare contro Coveleski realizzando 3 punti alla nona ripresa, ma non bastarono per ribaltare le sorti della partita. Cleveland vinse per 4-3. Chapman nel frattempo venne ricoverato all'ospedale San Lorenzo di Manhattan. Le sue condizioni continuarono a peggiorare. Tris Speaker parlò al telefono con Katie per informarla dell'incidente. Lei salì sul primo treno per New York. Verso le 22:00, il dottore T.M.Merrigan decise che era giunto il momento per eseguire un intervento chirurgico. L'operazione iniziò alla mezzanotte e 30 e durò poco più di un'ora. Un pezzo d'osso della parte sinistra di 3cm., venne rimosso dal cranio di Chapman. I medici scoprirono che il player di Cleveland aveva ferite da entrambi i lati del cervello, c'era anche una sacca di coagulo e i seni paranasali severamente danneggiati. La prospettiva non era buona. I compagni di squadra e molti giocatori degli Yankees attesero all'esterno dell'ospedale e tornarono alle loro camere d'albergo con una promessa di speranza, perché avevano ricevuto la notizia che il respiro e il polso di Chapman erano migliorati. Purtroppo non fu così. Le condizioni di salute precipitarono verso le 3:00 e il respiro di Raymond Johnson Chapman terminò per sempre alle 04:40 del 17 agosto 1920. Aveva solo 31 anni. Sua moglie arrivò a New York alle 10 di quella mattina. Fu accolta alla stazione da un sacerdote di Philadelphia, amico di Chapman. Da lì si recarono all'Ansonia Hotel, dove Tris Speaker li stava aspettando (l'Ansonia Hotel fu lo stesso albergo da dove partirono le trame oscure dello Scandalo delle World Series dell'anno precedente, il 1919). Quando Katie ricevette la notizia cadde a terra priva di sensi. Katie Chapman era anche incinta e le preoccupazioni aumentarono per il suo stato.
                                               THE DAY AFTER
La mattina seguente, Mays venne convocato presso l'ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan. Visibilmente sconvolto, rispose alle varie domande negando ogni accenno di volontarietà di quel lancio. Il procuratore distrettuale dopo aver ascoltato il racconto del pitcher di NY ritenne che non vi fu nessuna intenzionalità nel suo gesto e lo lasciò andare. "Porterò questo peso per tutta la mia vita", dirà in seguito Mays. La partita in programma per il 17 venne annullata e il corpo di Chapman fu riportato a Cleveland per la sepoltura. In tutti gli stadi di Major League la Bandiera venne issata a mezzasta per onorarne la tragica scomparsa. Durante il rituale funebre, Tris Speaker cadde a terra vittima di un esaurimento nervoso. Jack Graney, compagno di camera di Chapman, fu condotto in ospedale a causa di un attacco isterico. Chappie venne finalmente sepolto presso il Lake View Cemetery a Cleveland.
                                               THE AFTERMATH
La storia non finisce qui. I giocatori di vari club dell'American League, come ad esempio i Browns, i Tigers, i White Sox, i Red Sox e Washington pensarono seriamente di boicottare tutte le partite in cui Mays avrebbe lanciato. Una lettera, firmata da tutti i giocatori di Cleveland, fu spedita al commissioner Ban Johnson nella quale si affermava la presa di posizione nei confronti di Carl Mays.
Ty Cobb, fu uno dei più accesi oppositori. "Quel Mays ha lanciato così da quando è entrato in Lega. Qualcosa deve essere fatto ora. Ha ucciso un piccolo grande uomo e un meraviglioso giocatore di baseball. Io dico che bisogna dare a quell'uomo un assaggio della sua stessa medicina". Va notato ancora una volta che Ty Cobb era molto amico di Chappie anche per il fatto che, entrambi erano dei Southerners, fratelli del Sud. La stampa di Cleveland propose a grandi titoli l'epulsione a vita di Mays dal baseball affermando che non correva buon sangue tra i due giocatori, anche se non vi fu alcuna prova reale di questo antagonismo. Il buon senso e la ragione alla fine prevalsero quando Tris Speaker affermò in un'intervista: "Nessun rancore verso Mays. Anche la squadra l'ha considerato un drammatico incidente". A quel punto, Mays decise di passare all'offensiva. Accusò l'arbitro Tommy Connolly, sostenendo che sulla pallina vi era una porzione ruvida e che l'arbitro l'avrebbe dovuta cambiare. Indignato, Connolly minacciò Mays dicendo che era pronto ad intraprendere azioni legali contro di lui e contro la stessa Major League. Molti sostennero che Mays ordinariamente sfregava le palline contro la pedana per irruvidirne la superficie. Nessuno mai trovò quella maledetta pallina che colpì Chapman alla testa. Carl Mays: "Fu una "fast-ball". Sapevo che sarebbe andata alta e interna e mi aspettavo che il battitore si allontanasse dal piatto. Invece Chapman si chinò e la palla lo ha colpito". Le parole di Mays infiammarono ancor di più gli animi di tutti i giocatori di Major League. Nonostante la sconvolgente vicenda e il morale della squadra a terra, gli Indians sostituirono Chapman con Joe Sewell, (attuale Hall of Famer), che sarà fondamentale per la vittoria finale nelle World Series. Quelle Series ebbero un sapore agrodolce per i giocatori di Cleveland che a fine partita, ancora scossi per quel brutto ricordo, si ritrovarono con le lacrime agli occhi.
                                                  EPILOGUE
Carl Mays ebbe la sua più grande stagione l'anno seguente con un record di 27-9 che contribuì al primo titolo di Lega degli Yankees. Uno scandalo seguì Mays nelle World Series contro i Giants. Dopo un'ottima prestazione in "Game 1", il pitcher si ritrovò in "Game 4" all'ottava ripresa con la sua squadra in vantaggio per 2 a 0. Improvvisamente i Giants realizzarono 4 battute valide segnando 3 punti. Gli Yankees persero per 4 a 2. Dopo la partita, il giornalista sportivo Fred Lieb venne contattato da un uomo che "vuotò il sacco". Quell'uomo sostenne che Mays, se avesse perso la partita, avrebbe ricevuto una notevole ricompensa. L'uomo aggiunse anche che la moglie di Mays, seduta in tribuna nelle prime file dietro il piatto di casa base, avrebbe segnalato al marito l'avvenuta riscossione del denaro strofinandosi il viso con un fazzoletto. Dopo accurate indagini dell'agenzia investigativa assunta da KM Landis, Mays venne scagionato da ogni accusa. Perse anche "Game 7" delle Series e fu sconfitto anche nella sua unica apparizione nelle World Series del 1922. Cadde in disgrazia, la sua reputazione venne compromessa e i compagni di squadra mostrarono atteggiamenti ostili nei suoi confronti. Mays venne ceduto alla squadra di Cincinnati. In seguito il manager degli Yankees, Huggins, confidò allo stesso giornalista, Fred Lieb, che anche lui ebbe l'impressione che Mays boicottò le World Series del '21 e del '22". A sei mesi di distanza dalla morte di Chapman, la vedova Katie, diede alla luce una bambina, Rae. Katie si trasferì in California ancora sofferente di attacchi di depressione. Alla fine, nel 1926, si suicidò bevendo liquido detergente. Rae Chapman rimase in California con il suo patrigno e morì di morbillo nel 1928. La moglie di Mays morì a 36 anni in seguito ad una complicazione di un'infezione agli occhi. Quello che visse più di tutti fu proprio Carl Mays. Concluse la sua carriera con i Giants nel 1929 e trascorse 20 anni come un importante talent scout . Morì il 4 aprile 1971. Fino all'ultimo giorno, insistette sul fatto che egli non colpì Chapman intenzionalmente.
                                               BAD TO THE BONE
Mays, ha colpito Chapman intenzionalmente?. No!. Sarebbe stata una mossa sbagliata. Mettere in base un corridore veloce, con la squadra sotto di 4 punti e con la superstar Tris Speaker alla battuta. Come è già stato detto, questa fu una serie molto importante per entrambe le squadre. La possibilità di vincere il Pennant e di raggiungere la World Series è sempre stato l'obiettivo di qualsiasi giocatore. È impensabile che ci sia stata della premeditazione in Mays. Semplicemente non avrebbe senso. Si poteva evitare o fu solo un incidente?. Molti giocatori prima e dopo sono stati gravemente "spazzolati" dai lanci interni dei pitchers. Joe Medwick e Tony Conigliaro sono esempi classici. No, non doveva accadere. Oggi con l'ausilio del caschetto, le lesioni sarebbero minime. È utile ricordare che la tragedia avvenne nel 1920. Anche se è ingiusto dirlo, paragonare il trattamento medico di quel periodo con i progressi della medicina odierna, sarebbe come dire "la notte e il giorno". Ad ogni modo, le domande senza risposta ci sono. Perchè i produttori di palline non resettarono la macchina arrotolatrice ai valori predefiniti?. Perchè, la pallina che colpì Chapman, non venne più trovata?. Chi fu quell'uomo che confidò al giornalista che Mays aveva boicottato le partite?. Per quale ragione nell'American League venne ancora concesso l'uso della "spit-ball"?. Quanta responsabilità ha avuto l'arbitro Connolly?. Sapendo che Coveleski era uno "spit-baller", perchè non ha sostituito la pallina con una nuova da dare a Mays?. Infine, quando si dice, "Il Destino". Il manager degli Yankees, dopo attente valutazioni decise di affidare le sorti dell'incontro a Mays. Per quella partita figurava anche il nome di un altro lanciatore, Rip Collins, ma, purtroppo, si sentì male e la decisione cadde su Carl Mays!.

mercoledì 8 maggio 2013

L'UMANA SOSPENSIONE

Quando Lawrence doveva lanciare, in quel giorno si svegliava alle 10 precise del mattino. Questo avvenne per i primi tre mesi di quella che fu una stagione vincente. Non solo la sveglia era precisa al secondo, ma lo era anche il breakfast che consumava all'una nel vicino ristorante. Il menù comprendeva due bicchieri di tè freddo ed un bel piatto di verdure miste con tonno. Nonostante Lawrence avesse il pomeriggio libero, sempre in quel giorno, vestiva la stessa sottomaglia che aveva indossato nella precedente partita dove aveva conseguito una vittoria. Un'ora prima dell'inizio della gara, spalancava la bocca per far posto ad una bolla composta da mezza busta di Beech-Nut, il suo tabacco da masticare preferito. Durante la partita, dopo ogni lancio nella zona strike si toccava la T di Tigers sulla divisa, mentre ad ogni lancio Ball si raddrizzava il cappellino. Lawrence era maniacale. All'inizio di ogni ripresa posizionava la Resin-bag nello stesso punto, alla destra del monte di lancio. Quando concedeva un punto, si lavava le mani durante il cambio dell'inning.
Baseball: The National Pastime. È come un'arena di gladiatori principeschi col fiuto dell'ignoto la cui sopravvivenza è nascosta nel manoscritto delle stelle. È più di un gioco, le vite sono appese ad uno swing, ad un lancio, e la magia li controlla perchè nata e cresciuta all'interno del gioco stesso. C'era forse in Lawrence un gesto più importante di un altro?, assolutamente no. Per Lawrence erano tutti importanti al fine di conseguire una vittoria in campo. Ci sono tre attività fondamentali nel baseball: lanciare, battere e difendere. Nelle prime due, il destino gioca un ruolo decisivo e sorprendente. Il lanciatore è quello che meno di tutti può controllarlo nonostante compia gli sforzi più intensi. Può sentirsi bene durante il riscaldamento e poi in partita perdere efficacia subito nei primi lanci. Può effettuare un brutto lancio e vedere il battitore che gira la mazza a vuoto terminando con uno strike-out, oppure colpire la palla con violenza proprio nella direzione dove si trova uno dei difensori, il quale effettua una semplice eliminazione. Al contrario, il miglior lancio può essere smanicato dal battitore che realizza così una morbida battuta con la palla che cade a metà tra gli esterni e gli interni cioè la famigerata Terra di nessuno. Il lanciatore può limitare le battute valide degli avversari e perdere la partita oppure concedere valanghe di legnate e vincere la partita. In definitiva la prestazione del lanciatore racchiude in sè diverse variabili. Oltre alla qualità dei suoi lanci, deve affrontare un adeguato supporto della difesa, l'inettitudine dei battitori avversari e...la fortuna. Anche la battuta, che molti considerano come il gesto atletico più difficile di ogni sport, non è esente da rischi ed incertezze. A parte il fuoricampo, poco importa quanto bene si colpisce una pallina, perchè il destino deciderà se la battuta cadrà in uno spazio vuoto, oppure se passerà appena sotto il guanto di un difensore in procinto di tuffarsi, o ancora, se la pallina battuta può trasformarsi in una vera tortura a causa di un forte vento, o addirittura del classico rimbalzo falso. A questo punto sembra che l'aspetto difensivo sia l'unica parte del baseball dove il fato e il destino non mettono lo zampino. Ma, quanto il rischio di incertezza affligge i battitori e i lanciatori?. Come si esercitano e come affrontano l'imprevedibile sorte delle loro prestazioni?. Bene, se si vuole aprire una porta per affrontare un mondo illogico, privo di senso, assurdo e demenziale, eccoci pronti. Qui, la regola principale è essere irrazionali. Al diavolo gli allenamenti, lo stretching, la cura del proprio fisico, la corretta alimentazione e il giusto riposo. Ciò che conta è la magia, il rituale e il soprannaturale. Allontanare il malocchio e avere il beneficio delle proprie divinità sono gli scopi principali per ottenere una battuta valida, oppure, per un lanciatore, realizzare lo strike-out vincente. Il modo più comune per affrontare le incertezze dell'Old Game è quello di affidare le proprie sorti ad un
rituale, ad una sequenza di gesti quasi cerimoniale. "Ho una squadra di animali addestrati", disse Rich Donnelly, coach dei Pirates. "Arrivano in campo e tutto deve essere uguale al giorno precedente. Guardate il dugout, si siedono nello stesso posto ad ogni partita e guai a colui che osa cambiare. Se arriva un rookie dalle Minors e non c'è un posto nel dugout, deve starsene nel corridoio. Lo stesso discorso vale per le trasferte. C'è una routine e bisogna aderire ad essa se vuoi mantenere l'incantesimo". Le routines rilassano e mettono ordine in un mondo in cui il giocatore non possiede nessun controllo. Spesso le azioni di questi rituali producono benefici aiutando la concentrazione del player. Ma ciò che molti atleti fanno, va oltre la normale sequenza di azioni ripetute, si arriva al paradosso, all'esasperazione e, secondo gli antropologi, ad un comportamento insensato perchè non c'è una connessione logica tra l'azione e l'obiettivo da raggiungere. Tutto diventa irrazionale ed ogni gesto quotidiano come il mangiare, il vestirsi, guidare la macchina ecc. assume l'aspetto di un rituale religioso che nella mente del giocatore è fondamentale per allontanare la sfortuna e ottenere una buona prestazione in campo. Denny Neagle degli Yankees, tutte le volte che doveva lanciare si rilassava prima della partita andando al cinema. Jason Bere dei W. Sox ascoltava la stessa canzone nel walkman. Jim Ohms, dopo ogni vittoria si metteva un penny dentro il sospensorio. Si poteva sentire il tintinnio delle monete mentre Jim correva sulle basi. Glen Davis masticava la stessa gomma tutti i giorni durante un hitting streak. Wade Boggs mangiava pollo prima di ogni partita: 162 partite=162 polli, era solo una delle tante manie del forte terza base e Hall of Fame di Boston. I rituali di Boggs avrebbero fatto inorridire qualsiasi trattato di magia e di formule esoteriche. Usciva sempre di casa alle 13,47 per le partite che iniziavano alle 19,05. Faceva il batting practice alla stessa ora con lo stesso numero di swings. Infine si preparava in difesa sempre alla stessa ora con il tecnico che eseguiva un numero preciso di battute a terra. In un periodo della sua carriera Boggs smise di radersi perchè convinto che nella barba si celava il segreto della battuta valida. Il lanciatore D.Martinez beveva un pò d'acqua ad ogni ripresa, capovolgeva il bicchiere posizionandolo sotto la panchina. I compagni di squadra sapevano a che punto era la partita guardando la fila di bicchieri. I battitori rappresentano un arcobaleno variegato di rituali e di gesti cerimoniali in vista del proprio turno d'attacco. Si toccano il caschetto, punti precisi della divisa, o una lettera del nome della squadra. Molti effettuano un numero preciso di swings di riscaldamento oppure attendono il loro turno poco fuori dal cerchio dove solitamente si posizionano i battitori successivi. Le routine di Nomar Garciaparra, furono maniacali e ossessive. Dopo ogni lancio usciva dal box, si sistemava i guantini e la visiera del caschetto. Rientrava nel box e nell'attesa del lancio, poco prima del caricamento del pitcher, Nomar calciava il terreno con entrambi gli avampiedi, prima il destro poi il sinistro.
Mike Hargrove (CLE), mandò in crisi tanti lanciatori. Il suo rituale dopo ogni lancio gli costò il soprannome di Uman rain delay, L'umana sospensione, l'eterna attesa. La sequenza del cerimoniale di Hardgrove consisteva nell'aggiustarsi il caschetto, aggiustarsi i guantini stringendoli al punto giusto, non troppo aderenti, specialmente sui pollici delle mani, arrotolarsi le maniche della sottomaglia all'altezza dei gomiti, strofinarsi entrambe le mani sui pantaloni della divisa e togliersi un pò di terra da sotto gli spikes picchettando entrambe le scarpe da gioco con la mazza. Spesso Hardgrove, prima di rientrare nel box di battuta, ripeteva tutta la sequenza mandando i lanciatori in crisi durante l'attesa.
Turk Wendell, lanciatore dei Mets, aveva l'abitudine di indossare una collana composta dai denti degli animali uccisi durante le sue battute di caccia. Quando lanciava masticava liquirizia, non calpestava mai la linea di foul e si spazzolava i denti ad ogni cambio di ripresa. Gli atleti latino-americani mostrano devozione con la religione cristiana. Il segno della croce e le dita puntate al cielo sono i rituali più comuni oltre all'aggiunta di collane e medaglioni raffiguranti la madonna o un caro familiare defunto. Il rally cap, è un altro cerimoniale diventato famoso in tutto il baseball. In pratica i componenti della squadra indossano il cappellino a rovescio nel senso che, la parte interna diventa quella esterna. Tutto ciò avviene specialmente nelle ultime riprese della partita per esorcizzare una possibile rimonta della squadra. I giocatori diventano sacerdoti e l'obiettivo primario è la manifestazione del cerimoniale, del proprio credo per ottenere la benedizione degli dei. Nessuno si sottrae a questo adempimento e guai a mietere il seme dell'incertezza. L'ordine e l'esatta successione dei gesti scandiscono il tempo durante una partita di baseball. Non c'è sottrazione, anzi una continua e costante adorazione per quello che sarà la causa delle performances e delle prestazioni atletiche. Il credo religioso o magico di un cerimoniale, diventa la base per costruire le colonne del sacro tempio delle prestazioni sportive. Chiedetelo agli stessi atleti e loro risponderanno che quella battuta valida è opera del rituale e non del loro talento sportivo. Tutto ciò è assurdo e irrazionale, ma in fondo che male c'è?. Quando il pitcher effettua un lancio e il battitore fa uno swing, solo il dubbio alimenta quel gesto atletico perchè non si sa dove andrà a finire la pallina. Se il dubbio alimenta il mistero di una qualsiasi fede religiosa, perchè no, un rituale o un gesto non sono meno religiosi di una preghiera. Quindi, siete avvisati!. Volete essere dei buoni giocatori di baseball?. Basta con gli allenamenti, con i video e i consigli sulla battuta e sul lancio. Procuratevi degli amuleti, non cambiate posto in panchina e non calpestate le linee di foul!.
Uno dei più bizzarri rituali fu praticato da Jason Giambi, il grande slugger di Oakland e degli Yankees. Come tutti i forti battitori, era soggetto a crolli di prestazioni sportive (slump). Quando ciò succedeva, Giambi indossava prima della partita un perizoma dorato. Immaginate un bestione di 190cm per 110kg con un indumento del genere. Oltre alla sgradevole visione e alle risate dei compagni di squadra, l'assurdo sta nel fatto che Giambi si risollevava dal suo slump battendo homers e valide. In seguito, la cosa più assurda fu che i compagni di squadra, quando si trovavano anche loro in slump, andavano da Jason e gli chiedevano: "Mi presti il perizoma?".
       

giovedì 11 aprile 2013

AMIT, UN SOGNO INDIANO

L'India è l'amore dell'anima che scorre maestoso come le acque del sacro Gange, l'India è dove la terra preme contro l'Himalaya e il Karakorum per accarezzare il cielo di Shankar mentre suona la melodia delle stelle. L'India è il
silenzioso passo della regina del Bengala, è il sospeso respiro delle devote di Krishna. India che cresce, che si fa strada agli occhi del mondo, per celare una povertà sconcertante, nascosta dietro i grattacieli e le grandi arterie di scorrimento di Calcutta, Bombay e Nuova Dehli. Rinku Singh nasce nel 1988 proprio all'ombra dei grandi palazzi, in uno di quei villaggi tormentati dalla miseria. Il padre è un camionista, guadagna $25 a settimana e a malapena riesce a soddisfare le esigenze di una famiglia composta da sette figli. Rinku ottiene l'ammissione per frequentare l'istituto di avviamento allo sport dove pratica il cricket e si esercita nel lancio del giavellotto. Tuttavia, la famiglia e gli abitanti del villaggio di Holepur, considerano il ragazzo come una persona pigra, non in grado di poter affrontare una carriera sportiva. Dinesh Patel nasce nel 1989, nello stesso villaggio di Rinku Singh. I genitori, estremamente poveri, si videro costretti ad affidare il proprio figlio alla nonna che abitava a Khanpur. Qui, il giovane Dinesh comincia a frequentare lo Sampurnanand Sports Stadium a Sigra, dove, anche lui, inizia ad allenarsi nel lancio del giavellotto. Nel 2004, Dinesh Patel viene selezionato per una competizione regionale e nel 2006 vince la medaglia d'oro ai National School Games di Pune. Nel 2008, entrambi i ragazzi parteciparono ad un reality televisivo dal nome Million Dollar Arm. Questo contest venne creato da J.B.Bernstein, un agente sportivo americano, con l'obbiettivo di poter reclutare alcuni giovani talenti che avrebbero lanciato una pallina da baseball il più forte possibile. Alla trasmissione parteciparono quasi 40.000 atleti e Rinku Singh vinse la gara lanciando la pallina alla velocità di 89mph. Dinesh Patel si classificò al secondo posto facendo registrare sullo speed-gun una velocità di 87mph. Prima di quel contest, i due ragazzi non avevano mai sentito parlare di baseball e non avevano mai visto una pallina da baseball. Bernstein portò i giovani a Los Angeles. In albergo, si trovarono subito a disagio perchè Rinku e Dinesh non avevano mai visto e non sapevano cosa fosse un ascensore, quell'ascensore che li avrebbe portati nelle loro camere. Iniziarono ad allenarsi alla University of Southern California, sotto la guida del pitching coach Tom House, un tecnico molto rinomato che in precedenza aveva allenato Nolan Ryan e Randy Johnson. I progressi dei due indiani furono evidenti specialmente quelli del mancino Rinku Singh che nel Novembre del 2008 lanciò ad una velocità di 92mph. Gli scouts e il general manager dei Pittsburgh Pirates decisero di far firmare un contratto ai due giovani i quali entrarono nella storia diventando i primi indiani nel panorama del baseball americano professionale. Il bonus per la firma di entrambi fu di $8.000 e dopo un rientro in India presso le loro famiglie, Rinku e Dinesh affrontarono il training camp dei Pirates a Bradenton FLA. Nel 2009 iniziarono la prima stagione professionale nella Gulf Coast League. Il 4 Luglio Rinku Singh diventò il primo indiano in una partita di baseball in America. Lanciò per 7 riprese e Dinesh Patel entrò in rilievo. Il 13 Luglio Singh vinse la sua prima partita ottenendo uno strike-out finale. Nelle sue ultime 6 apparizioni stagionali concesse un solo punto e tre battute valide agli avversari affrontati.
D.Patel-R.Singh
La storia continua per Rinku Singh che nel 2011 giocò nella New York-Penn League e nella South Atlantic League. L'anno scorso fece parte della Australian Baseball League nella squadra di Adelaide, affiliata ai Pittsburgh Pirates, facendo parte anche della All-Star Team. Dinesh Patel invece, venne rilasciato dall'organizzazione di Pittsburgh nel 2010. Tornato in India insegna il baseball tutt'ora ai bambini e ai giovani di Nuova Dheli preparandoli ad affrontare il Million Dollar Arm, che nel frattempo è diventato un programma televisivo molto importante e molto seguito. "Sono contento di aver dato stima e rispetto alla mia famiglia di fronte alla comunità del villaggio", ha detto Dinesh. Nel 2009 la squadra dei Pirates era composta da 9 giocatori provenienti dalla Rep. Dominicana e dal Venezuela, 5 dagli Stati Uniti, 2 dall'India, 1 dalla Colombia, 2 da Porto Rico e 1 dal Messico, Panama, Australia, Canada e Alaska. In squadra era presente anche M'Poh "Gift" Ngoepe, proveniente dal Sud Africa, il primo del continente nero a firmare un contratto con i Pirates. Ciò avvenne proprio in Italia durante i training all'Accademia di Tirrenia nel 2008. "Mangiavamo tutti insieme e assaggiavamo il cibo del paese di provenienza di ogni compagno di squadra. Ascoltavamo la musica Latina e americana e loro ascoltavano la musica indiana e ci raccontavamo varie storie relative ai nostri paesi. Facevamo tante cose insieme, eravamo come una grande famiglia".

La Sony Pictures Entertainment  si è molto interessata alla storia dei due talenti indiani e sta progettando la realizzazione di un film. Le riprese doverebbero iniziare tra un mese e la data di uscita del film è prevista per il 2014. Il ruolo del talent scout, J.B.Bernstein, è stato assegnato all'attore Jon Hamm che ha recitato in vari film quali Space Cowboy di C.Eastwood, We were Soldiers, Ultimatum alla Terra, Stolen, Sucker Punch...
Il titolo del film dovrebbe essere AMIT, una parola molto importante in India, Pakistan, Bangladesh, Iran. Rappresenta il nome comune maschile più usato perchè possiede il sifgnificato di eterno, senza confini. La radice della parola Amit è legata ad Amitabha Buddha, e rappresenta uno dei 108 nomi della divinità Indu Shri Ganesha, col profondo significato di amicizia universale. Anche in ebraico, Amit significa amico e nella lingua araba il nome  Ahmed deriva da Amit cioè profondamente adorato.
Ringrazio Deep Solanki, attivo e dinamico scout, allenatore e promotore del baseball in India, per avermi comunicato questa bella notizia. Lo stesso Solanki ha seguito in prima persona la storia dei due atleti indiani, viaggiando con loro, aiutandoli ad imparare la lingua inglese e fornendo supporto tecnico nel ruolo di ricevitore. In un suo recente messaggio, mi ha confermato che il dito gli fa ancora male per aver ricevuto i lanci dei due talenti indiani. Non è da escludere un suo coinvolgimento nelle riprese del film, come non è da escludere che il suo ruolo e la sua figura vengano impersonate da un attore indiano.
Deep Solanki con R.Johnson e B.Bonds
Qui, le statistiche di Dinesh Patel
Qui, le statistiche di Rinku Singh
Qui, il sito del reality televisivo, con le foto e i festeggiamenti ai due lanciatori.

A seguire, il filmato della ESPN, dove viene narrata la storia dei due giovani indiani. A 3min.20sec. si vede l'Ambasciatore americano in India che consegna i passaporti ai due giovani atleti, alla presenza di Deep Solanki, con la maglia celeste. Verso la fine del video si vedono i due lanciatori, ormai senza speranza e pronti per tornare in India, che entrano nell'ufficio di Tom House. "Salve ragazzi!", dice il pitching coach americano, "conoscete i Pittsburgh Pirates?". "No!", rispondono i due indiani. "Bene", replica Tom, "è una squadra di Major League, e vi hanno appena ingaggiato".

sabato 30 marzo 2013

SATCHMO

Louis Armstrong fu un grande appassionato di baseball, un sentimento che crebbe durante tutta la sua vita. Il leggendario trombettista fece un elenco dei suoi giocatori preferiti: Jackie Robinson, Pee Wee Reese, Gil Hodges e Duke Snider, tutti appartenenti alla squadra dei Brooklyn Dodgers. Successivamente finì per diventare tifoso degli Yankees. Ha praticato l' Hardball frequentando innumerevoli Ballparks americani. La sua presenza fu sottolineata nel Game-5 delle WS del 1969, quando i Mets conquistarono il primo titolo della franchigia. Quella di Armstrong fu una storia d'amore sportiva che ebbe inizio durante la sua infanzia. Nel libro, Louis Armstrong: Una vita sregolata, Laurence Bergreen racconta che ogni volta che la  squadra del prodigioso jazzista, i Black Diamonds, giocava vicino al Cimitero McDonald, i giocatori interrompevano la partita per rendere omaggio alla marcia funebre di passaggio e Satchmo con la sua tromba riempiva il silenzio con una struggente melodia. Una volta il corteo funebre si fermò e i presenti si misero a piangere, toccati profondamente nel cuore dal suono di quella tromba. La passione di Armstrong per l'Old Game fu talmente intensa che, nei primi anni '30 a New Orleans, diventò proprietario di una squadra, The Secret Nine, procurando ai giocatori le più belle divise, bianchissime, mai viste sugli spiazzi terrosi, i sandlots della Big Easy.

Il ruolo di Satchmo come proprietario di una squadra di baseball venne consolidato durante l'estate del 1931, quando tornò a Crescent City per quello che fu un trionfo del suo Tour di concerti durato tre mesi. Fece tappa a San Raimondo Park di fronte a 1.500 tifosi dove erano in programma due partite nelle quali si affrontarono 4 squadre diverse. Una delle due gare vedeva la squadra di Armstrong, i Secret 9, che dovevano affrontare una squadra composta da atleti semi-professionisti: The Melpormene White Sox. Un articolo apparso sul settimanale Louisiana, annunciò l'arrivo di Armstrong allo stadio. "Hey, ragazzi!, stanno dicendo che il Mago della tromba sarà là fuori, sulle tribune per tifare i suoi Misteriosi, pronti a giocare come fa il Diavolo con le vostre anime". Questo fu l'annuncio apparso sul quotidiano il 22 Agosto 1931. La presenza di Armstrong sulle tribune rappresentò un irresistibile richiamo per tutta la comunità locale, in particolare per quella afro-americana. Appena la notizia fu resa nota, tutti quanti accorsero allo stadio in preda ad eccitazione ed entusiasmo per la presenza di Satchmo. In seguito, lo stesso Jazzista dirà in un'intervista, che le sue apparizioni agli stadi non gli permettevano di godere in pieno lo spettacolo offerto dalle partite di baseball perchè veniva letteralmente assalito dai tifosi e dai cacciatori di autografi. Solo più tardi i tifosi capirono che il grande jazzista non era sulle tribune, ma fece la sua apparizione in campo per l'inaugurale lancio della pallina. La giornata si concluse con una terza partita di baseball ed un pic-nic assieme a tutta la comunità. Secondo il giornale, Louis Armstrong e la sua coppia di guardie del corpo, Cook 'Professor' e 'Little Satchel Mouth' Joe Lindsey, si cimentarono in una sorta di baseball-show. Armstrong sul monte di lancio, Lindsey a battere e Cook a ricevere. Al primo lancio di Satchmo, Lindsey rispose con un goffo swing della mazza e Cook, per attirare il pubblico, con una mossa del braccio fece cadere a terra il guantone e la pallina colpì la maschera appena sopra il naso. Lo show continuò per altri due lanci e si concluse con la chiamata del terzo stee-rikes! a favore di Armstrong. Il pubblico gradì quella scenetta finale e la giornata si concluse con uno strike-out, così come erano terminate le partite. I Secret 9 di Armstrong non furono una grande squadra e poco si sa di loro perchè anche i giornali non offrirono ampie notizie a riguardo. Vennero spesso snobbati dalla stampa ed ogni volta che giocavano, l'attenzione era focalizzata sulle divise bianco-luccicanti che indossavano i giocatori. Questi ultimi, non scivolavano nemmeno sulle basi per non sporcarle. Talvolta, la stampa sottolineava i Secret 9 col nome di Ordine Misterioso, tenendo fede alla cultura esoterica dilagante in uno stato del Sud come la Louisiana che, da sempre è appesa alle sorti e ai verdetti della magia e dell'occulto. Ancora oggi, nonostante le varie ricerche effettuate, l'origine di questa squadra è ancora misteriosa. Alcuni biografi di Louis Armstrong affermano che ogni giocatore apparteneva ad un ordine religioso il cui credo gravitava esclusivamente sulla figura degli angeli. Ecco il perchè delle divise bianchissime che attiravano l'attenzione di tutti. Altri biografi e ricercatori asseriscono che l'origine della squadra va ricercata nella comunità afro-americana degli Zulù, etnia numerosa a New Orleans, molto vicino alla pratica della cosiddetta magia bianca e magia nera. Tuttavia non esistono fonti sicure e l'argomento è frutto di supposizioni e di fatti non documentati. Gli sforzi dello storico attuale dei Secret 9, Clarence Becknell, si sono rivelati infruttuosi nonostante la consultazione dei giornali del tempo tra cui il prestigioso Louisiana Weekly. Poche le notizie, a parte una del 1932 dove viene raccontato che il lanciatore Killdee Bowers, fu l'artefice della 10ima vittoria consecutiva dei Secret 9 contro i St. Raymond Giants. Questo articolo smentisce l'idea di una squadra materasso dalle bianche divise. I Secret 9, non scivolavano sulle basi, ma riuscirono lo stesso a vincere tante partite. In conclusione, i giornalisti di adesso e quelli di un tempo, come gli appassionati di jazz di ogni epoca, sono consapevoli del fatto che Louis Satchmo Armstrong non è stato solo una leggenda musicale, ma la sua vita, come la sua passione per il baseball e i suoi Secret Nine, vanno a vantaggio della storia perchè quest'ultima si fonde tra leggenda e realtà, tra il mito e la verità riscoperta. È il Diavolo che bussa alla porta oppure l'Angelo che ti accarezza il cuore?. Poco importa, quando il nostro cuore viene rapito da una melodia, lasciamoci andare, sia esso un Diavolo oppure un Angelo.

"Satchmo" è a destra, in piedi con cappello e pantaloni bianchi
                                                   NOTA BIOGRAFICA

La data di nascita di Louis Armstrong è stata avvolta nel mistero fino a pochi decenni fa, quando Tad Jones riuscì a trovare i certificati di nascita ufficiali. Il Re del Jazz ha sempre affermato di essere nato il 4 Luglio del 1900 ma i documenti ritrovati da Jones affermano che Armstrong nacque il 4 Agosto del 1901. Il jazzista ebbe un'infanzia drammatica. I genitori si separarono poco prima della sua nascita e Louis venne affidato alla nonna Josephine, mentre la madre, con ogni probabilità si prostituiva. Le sue giornate trascorrevano in bilico tra l'emarginazione e la delinquenza, anche se l'interesse per la musica si fece strada dentro di lui tanto da allontanarlo da pericolose deviazioni e sollevarlo da quello squallido ambiente. Il suo palcoscenico erano le strade e per difendersi dagli attacchi dei prepotenti di quartiere, Louis nascondeva in bocca le mance e le monetine che gli lasciavano i passanti. Da qui il suo soprannome Satchmo, letteralmente bocca a forma di mestolo, bocca a sacco, un nomignolo che gli era stato affibbiato grazie anche alle sue enormi labbra.