Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

martedì 11 dicembre 2012

PRELUDIO DEL SUBLIME

Il baseball ha un suo linguaggio, per impararlo è necessario stare sul campo. I pensieri combattono dentro di noi perchè entrano in conflitto con le nostre emozioni: invidia, ammirazione, gioia, tristezza, rabbia. Nulla è più genuino, semplice e diretto, come l'approccio al gioco; è il vigore della sicurezza e della fiducia in noi stessi. È il linguaggio del dinamismo e del movimento, cioè della capacità di far accadere le cose, e non stare a guardare. La nostra quotidianità è appesa ad un nodo che lentamente si stringe intorno al collo. Questo nodo si chiama SPERANZA. La speranza è una parola che nasconde insidie e incertezze. Con la speranza non si ottengono i risultati perchè la parola non porta a nessuna forma di movimento e di azione. Il baseball ce lo insegna, e ci dice come essere vincenti, e non per sconfiggere, ma per coronare tanti sacrifici sostenuti per ottenere determinati risultati. Non serve vincere, se perdi te stesso. Non serve una bandiera sul balcone con scritto PACE per esorcizzare la guerra. Non serve dire abbi fede e speranza che c'è Dio. La gente povera e affamata ha bisogno di altro. Il baseball è sincero: O LO FAI, O NON LO FAI, punto e basta!. Qualche volta lo fai e qualche volta non lo fai. L'importante è capire come si diventa tenaci e perseveranti, e non ottusi e testardi. Giocare a baseball è una grossa sfida, una lunga cavalcata, un percorso di conoscienza. Disse Bob Feller prima di iniziare una partita: "Non sono Dio, ma quando salgo sul monte mi sento come la cosa più vicina a lui". Bob sapeva quando, come e dove lanciare perchè aveva la conoscienza. E Dio è la conoscenza che custodiamo dentro di noi. Tutto si può condividere o meno, a seconda della propria esperienza e del proprio credo, ma il fatto di poter spartire la magia, il fascino e l'illusione di questo sport, è di per sè molto coinvolgente e costruttivo. Certo, per molti il baseball è noioso, è lento, non succede niente e la domanda alla quale ho assistito tantissime volte è stata: "Ma tu chi sei?, quello che batte o quello che corre?...Quello che batte o quello che lancia?". Nulla di nuovo: l'incapacità di mentalizzare è propria delle persone che si annoiano, che si affidano esclusivamente a un qualcosa di visivo e dinamico rifiutando che, mentre il lanciatore spolvera col piede la pedana prima di effettuare il lancio, o il battitore raccoglie un pò di terra rossa per asciugarsi le mani sudate dall'emozione, il vorticoso alternarsi dei loro pensieri è un forte richiamo perchè è il preludio a qualcosa che accadrà e rimarrà unico nonostante sia successo milioni e milioni di volte. L'aggregarsi di nuvole grige e gonfie non è forse il preludio ad una forte tempesta?. Il silenzioso e il morbido incedere a testa bassa di una leonessa, non è forse il preludio ad un imminente attacco alla preda?. Si, lo sarà, perchè è successo da sempre e sempre succederà come nell'Old Game. Talvolta l'attesa è più emozionante del vivere la stessa emozione. E se viverla è questione di un attimo, l'attesa è una sospensione che si allontana dal tempo, è indefinita, magica e occulta. È il veggente, colui che possiede il positivo anticipo di quello che succederà, lontano dalla comune percezione sensoriale. È la sinestesia delle liriche di A.Rimbaud, lo spleen e l'ideale di C.Baudelaire dove la diversa origine emotiva dei nostri sensi si fonde per raggiungere quel sublime, tanto caro a poeti ed artisti di ogni tempo. Perchè no?. Se il lancio e la battuta rappresentano forme d'arte sportiva, come spesso è stato sottolineato dagli storici e da parecchi giocatori come Brett, Gwinn, Jackson...allora, anche se è scontato dirlo, il Baseball è sublime.
1969 Europei di Wiesbaden (GER) 2° posto
In alto a sinistra:
Civolani (accompagnatore), Bertoni, Coston (pitching coach), Cenci (coach), Lerker, Clerici,Cavazzano, Monaco, Crippa, Castelli, Morgan, Notari
Al centro da sinistra:
Rossi, Spinosa, Gatti, Bolsi, Passarotto, Meli, Silva, Cameroni.
in basso seduti:
Ricci, Mirra, Faraone, Beneck(Pres.FIBS), Morelli, Cresto, Frinolli(Prep.Atl).
(Per gentile concessione dell'amico Paolo Noro)

sabato 1 dicembre 2012

IL DUELLO DEL SECOLO

È stato il miglior confronto di lanciatori del secolo?. Veramente?.
C'è chi non è d'accordo con questa affermazione richiamando alla memoria il perfect game di Addie Joss dei Cleveland ottenuto contro Ed Walsh dei White Sox il 2 Ottobre del 1908. Joss vinse quella partita per 1 a 0. Oppure si fa riferimento alla maratona di 26 riprese tutte lanciate da Joe Oeschger dei Boston Braves contro Leon Cadore dei Brooklyn Dodgers. Era il 1920, sul punteggio di 1 a 1, la partita venne sospesa. Harvey Haddix dei Pirates, nel 1959 contro i Milwakee Braves ottenne un perfect game per 12 riprese. Alla 13esima la difesa commise un errore e i Braves vinsero per 1 a 0 con un doppio di Joe Adcock. Nel 1965 Sandy Koufax lanciò una perfect game contro i Cubs. Il lanciatore avversario, Bob Hendley, concesse una sola battuta valida. Tutte queste furono prestazioni storiche e quasi irripetibili per come oggi vengono utilizzati i lanciatori. Ma gli esperti, gli storici e gli appassionati americani indicano come il duello del secolo fra lanciatori, la partita del 2 Luglio del 1963 nella quale si affrontarono i Braves e i Giants. I due pitchers furono Warren Sphan e Juan Marichal. Un paio di Hall of Famers ingaggiarono un confronto senza precedenti, battagliando attraverso 16 riprese col punteggio sullo 0 a 0. Nei line-up delle due squadre erano presenti 5 futuri Hall of Famers e i due lanciatori effettuarono più di 200 lanci a testa. Il confronto Spahn-Marichal a livello di statistiche approda in un universo di pura magia. Il duello assunse risvolti impressionanti se si tiene in considerazione il fatto che Spahn aveva 42 anni, e Marichal 25. Fu quasi un allineamento stellare ad indicare che sarebbe stata una gara tra gli immortali del lancio. Ad inizio stagione venne modificata la zona dello strike nella National League. In particolare venne innalzata portando i limiti a sotto il ginocchio e sopra le ascelle. Con questa regola i battitori realizzarono 1.019 battute valide in meno rispetto all'anno precedente. Marichal e Spahn non potevano chiedere di meglio. Quel 2 Luglio il match si svolse al Candlestick Park di S.Francisco, considerato al tempo il paradiso per i lanciatori. The Stick, era costantemente investito dal vento che proveniva dalla baia di Sucka Free City (uno dei tanti nicknames di S.Francisco), e che soffiava contro i battitori riducendo al minimo le possibilità di realizzare un fuoricampo. Il lineup dei Giants era prestigioso con W.Mays, O.Cepeda, W.McCovey, mentre quello dei Braves comprendeva H.Aaron e E.Mathews, tutti quanti ora a Cooperstown. Con l'aiuto di battitori come E.Bailey e F.Alou, i Giants vinsero la classifica degli homer relegando Milwakee al secondo posto (197/139). Fu così che i due lanciatori presero posto sul monte, tanto diversi ma incredibilmente simili. Spahn era mancino, razza bianca, un americano dal volto scarno col naso appuntito e Marichal era un destro, dominicano e scuro di carnagione con un viso rotondo sostenuto da un collo massiccio. Entrambi, nel loro caricamento di lancio, sollevavano la gamba su al cielo per confondere i battitori, rendendo difficile individuare l'esatto punto di rilascio della palla. La vita di questi due maestri del lancio corse su binari separati, ma molto vicini anche se cresciuta in diversi contesti sociali. Edward Spahn, padre di Warren, costruì un monte di lancio nel retro della sua casa a Buffalo e ossessivamente insegnò al figlio come lanciare una pallina da baseball. "Controllo!...controllo!...controllo!...", insisteva il padre, "Se vuoi essere un lanciatore devi colpire uno spillo in una qualsiasi zona dello strike, non basta tirare la pallina". Con eguale importanza Edward Spahn insegnò a Warren la disciplina e l'equilibrio. "Non mostrare emozioni, se i tifosi o gli avversari ti insultano, lo fanno a causa di un loro complesso d'inferiorità. Sii te stesso, educato e rispettoso". Warren Spahn, nel 1942 firmò da professionista a soli 19 anni, e fece una breve apparizione con i Braves perchè nello stesso anno venne arruolato nell'esercito come sergente del 276esimo Battaglione di Fanteria. Nel 1944 durante il conflitto in Francia sopravvisse per 10 giorni nutrendosi solo di peanuts butter offertogli dai soldati inglesi. "Erano un gruppo di ex carcerati", disse Warren, "fatti uscire di prigione per essere mandati in guerra. Persone poco raccomandabili, rozze e brutali che però mi aiutarono". Spahn combattè in prima linea a Bulge e a Remagen. "Un proiettile mi ha sfiorato qui", disse Warren al giornalista Lester Biederman del Pittsburgh Press, mostrando la cicatrice a fianco dello stomaco. "Poi, la scheggia di una granata mi ha colpito qui, dietro la nuca". Nel 1946 Spahn fece ritorno in patria e certamente non ebbe il timore di affrontare le pericolose mazze dei majorleaguers. "Nessuno mi può sparare".
Warren "The Invincible" Spahn
Juan Marichal invece non vide nessuna guerra, ma l'atteggiamento militaresco giocò un ruolo importante nella sua carriera. Cresciuto nella Rep. Dominicana a soli 3 anni perse il padre e si avvicinò al baseball seguendo il fratello maggiore Gonzalo. Andando a cavallo, il giovane Juan assisteva a tutte le partite del fratello per poi tornare a casa insieme a lui, con lo stesso cavallo. Gonzalo giocava shortstop e Juan voleva seguire quell'esempio fino a quando un giorno si recò ad una partita in cui lanciava l'eroe dominicano del tempo, Bombo Ramos. Come Louis Tiant (Boston), anche Ramos all'atto del caricamento eseguiva una rotazione del busto al punto di trovarsi con la schiena rivolta al battitore ed in seguito, con un rapido movimento verso casa base, effettuava il lancio di fianco, cioè col braccio parallelo al terreno. In più Ramos parlava ai battitori e stuzzicandoli diceva: "È meglio che batti questo lancio, altrimenti non vedrai nemmeno il prossimo". Marichal venne plagiato dalla figura di Ramos iniziando così a dedicarsi all'arte del lancio. I progressi furono evidenti e il giovane Juan si impose come superstar nella Amateur League dominicana giocando per la squadra di Manzanillo. Vinse 2 a 1 contro Aviacion, la forte squadra militare dell'Air Force ottenendo la convocazione per far parte della All Star Team. Il Generale Fernando Sanchez spedì un telegramma a Marichal invitandolo a presentarsi all'Estadio La Normal per un try out. Vivendo nello spogliatoio per una settimana, Marichal fu selezionato per far parte della squadra, che fra l'altro comprendeva anche Manny Mota e Matty Alou, futuri majorleaguers. Marichal ricevette la somma di 100 pesos, l'equivalente di quasi $100 che al tempo rappresentava una cospicua somma di denaro. Andò in Messico per giocare un torneo di All Star, vinse una partita e ottenne una salvezza affrontando la squadra di Porto Rico per poi accedere alla finale contro la squadra locale. Marichal, ricordando quella partita, disse che c'erano tanti tifosi ammassati e seduti sopra la tettoia della panchina che agitavano minacciosi coltelli e pistole. "Avevamo tanta paura, a fine partita ci costrinsero a scappare". La squadra messicana vinse la finale.
Juan Marichal firmò il contratto con i S.Francisco Giants nel Settembre del 1957 ed in meno di tre anni fece la sua prima apparizione in Major League. Tutto questo grazie a Andy Gilbert, l'allenatore della squadra di Springfield in Minor League, che suggerì a Juan di lanciare la palla da sopra per essere più efficace contro i battitori mancini. E così fece Marichal il quale cambiò il suo stile di lancio, diventando un'icona del movimento per il modo con cui alzava la gamba, portandola in alto, quasi perpendicolare al terreno. Quel fatidico duello contro Spahn, non rappresentò soltanto il confronto tra due superstar, ma fu semplicemente state of the art del baseball in quanto non si assisteva solo ad una semplice gara, ma all'interno di essa si poteva percepire tutto ciò che è l'anima di questo affascinante sport, dove l'armonia, l'eleganza e la classe indiscussa vennero tramesse dai due eterni famosi ai tifosi e a tutti gli appassionati. Marichal usava 5 tipi di lancio differenti non solo per la velocità, ma anche per il punto di rilascio della palla. Spahn invece prolungò la sua carriera grazie all'aggiunta della screwball, un lancio del quale diventò maestro e che gli servì molto per aver successo contro i battitori destri. Subito, ad inizio partita, vi furono segnali di un possibile vantaggio dei Braves quando Del Crandall, con 2 out, arrivò in seconda base su errore della difesa. Poteva un uomo in zona punto impensierire Marichal, The Dominican Dandy?. Certamente no!. Gaylord Perry, al tempo un giovane lanciatore, imparò molto osservando Marichal e spesso negli spogliatoi ingaggiava delle piccole scommesse con i compagni di squadra affermando che nessuno dalla terza base con due out poteva segnare il punto mentre Juan lanciava. E così fu. Roy McMillan dei Braves ottenne una debole volata al centro esterno, facile preda per uno come Willie Mays. La partita proseguì sul perfetto equilibrio. Alla quarta ripresa Marichal obbligò Aaron ad effettuare una debole volata a sinistra ed in seguito effettuò uno strike-out su Eddie Mathews. Norm Larker ottenne la base su ball e Mack Jones fu autore di una valida al centro. Con due out Del Crandall realizzò una secca battuta al centro che venne raccolta da Willie Mayes. Il pronto rilancio del fuoriclasse verso casa base venne accolto con un boato dai tifosi che videro l'eliminazione dell'accorrente Larker a pochi cm. dal punto del vantaggio. La gara continuò sul risultato di 0 a 0 e nemmeno il vento al Candlestick Park riuscì a spazzare la tensione che si accumulava lancio dopo lancio in un silenzio quasi irreale. Con due out alla settima ripresa, Spahn, che realizzò un totale di 35HR a carriera, colpì una dritta di Marichal. Fu come una pugnalata. I tifosi seguirono con gli occhi sbarrati e con la mano sulla bocca la traiettoria della pallina che si schiantò contro il muro all'esterno destro permettendo a Spahn di ottenere una battuta da due basi. Ma la ripresa terminò così. Lo stesso Spahn sopravvisse ad un quasi-homer di Willie McCovey alla nona ripresa. La pallina passò vicinissima al palo che delimitava la zona di foul di destra dando l'impressione a tutti di assistere ad un walk-off-homerun. Ma non fu così per l'arbitro di prima base Chris Pelekoudas, che giudicò la legnata come un lungo strike sulle tribune. Dopo nove riprese regolari Spahn aveva concesso 5 valide, 0 basi su ball e uno strike-out. Marichal invece 6 valide 3 BB e 4 strike-out. Nessuno dei due ebbe la minima intenzione di essere sostituito. Nessuno dei due voleva abbandonare il campo di battaglia. Tra la 10ima ripresa e la 13esima Spahn concesse 2 singoli e Marichal solo una battuta valida. Tutti capirono che in quel momento i due maestri sarebbero andati avanti fino alla fine, fino alla morte. Alvin Dark, manager dei Giants, chiese più volte a Marichal se stava bene oppure se voleva essere sostituito. Il Dominicano rispose. "Lui ha 42 anni, io ne ho 25, non mi togli dalla partita fino a quando lui non smette di lanciare". Dark rispose "Ma lui non smetterà mai di lanciare".  "Anch'io", concluse il Dandy Dominicano. Durante i cambi di ripresa, Marichal si sedeva in panchina, scartava una Bazooka bubble gum e studiava l'avversario per poi sprintare verso il monte. Dall'altra parte Spahn si rifugiava nel corridoio che conduceva agli spogliatoi per andare dal compagno di squadra Lou Burdette che gli offriva una Camel senza filtro. Ma Burdette non faceva più parte della squadra e allora si sedeva nello spogliatoio e ne accendeva una da solo. Al termine si trascinava verso il monte di lancio. Mentre la partita procedeva, l'ardore dei tifosi dei Giants cominciò a vacillare. Nessun segnale di cedimento da parte di Spahn sempre più nei panni di un muro solido ed incrollabile. Lo stesso Dave Bush alla radio di S.Francisco iniziò ad indicare il mancino come il possibile vincitore del match. Da circa 30 minuti era passata la mezzanotte. L'oscurità della Baia, sotto il cielo nuvoloso, circondava lo stadio mentre i proiettili di Spahn brillavano sotto le luci. Alla 14esima ripresa, ancora una volta, l'ex marine si salvò da una situazione di basi piene. La 15esima passò innocua per entrambi i contendenti. Marichal iniziò la 16esima ripresa concludendola con il suo 227esimo lancio. La fatica iniziò a delinearsi sul volto del latino-americano e la sua tensione era alle stelle, oltre le nuvole che coprivano il cielo della Frisco Bay. Fu la volta di Spahn. Col suo 200esimo lancio eliminò Harvey Kuenn con una volata all'esterno destro. All'improvviso, come spesso accadeva al Candlestick Park, il vento decise di riposarsi e prese fiato lasciando spazio ad una lieve e leggera brezza primaverile che accarezzò il volto del 42enne mancino quasi a procurargli un attimo di sollievo. Nel box di battuta si presentò Willie Mays con uno 0 su 5 a carico. Warren effettuò il suo 201esimo lancio, una screwball. Immediatamente dopo il rilascio, il pitcher capì che non era riuscito ad imprimere il giusto effetto, la giusta rotazione alla pallina. Per Mays quel lancio fu come la mela tentatrice sull'albero dell'Eden. Lo swing fu rapido ed improvviso. La mazza terminò la sua ellisse poco lontano dal catcher per essere rilasciata mentre una stella saliva alta e lunga lasciando dietro a sè un'ampia scia luminosa. Per un attimo la pallina rimase sospesa prima di scendere oltre la recinzione dell'esterno sinistro. Giants 1 Braves 0. Dopo 4 ore e 15 min. i tifosi esultanti capirono che avevano assistito a qualcosa senza precedenti, a qualcosa senza futuro. Una partita di 16 inning gestita da un unico lanciatore per parte. Warren Spahn, che è sopravvissuto alla guerra, che è sopravvissuto alle pallottole e alla fame, ha dovuto arrendersi di fronte allo swing di uno dei più fantastici e spettacolari giocatori che il Baseball abbia mai prodotto. Lo stesso swing che permise a Mays di ottenere il suo primo HR in Major League nel 1951, sempre contro Spahn. Nonostante la sconfitta, quella partita sottolineò la grandezza e la figura di Warren Spahn. Eccolo!, un uomo senza età, che sfida il destino, circondato dai tifosi e dal temperamento del più forte giovane lanciatore del tempo. Con 363 vittorie, Spahn è il 6° nella All Time List ed è il primo fra i lanciatori mancini di sempre. All'età di 39 anni lanciò la sua prima no-hit e ne lanciò un'altra all'età di 40. Stan The Man Musial dirà: "Warren Spahn non entrerà mai nella Hall of Fame....perchè non smetterà mai di lanciare". Morì nel Novembre del 2003 all'età di 82 anni. Il figlio Greg Spahn, disse che se ci fosse stata la possibilità di poter ripetere un lancio, quello, di quella partita, sarebbe stato il prescelto dal padre.
Juan "The Dominican Dandy" Marichal