Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

sabato 24 novembre 2012

IL RECORD SOFFERTO

Una stagione come quella del 1961, non può non essere ricordata. Accattivante e ricca di emozioni per tutti, tragica e dolorosa per qualcuno. Nuovi records emersero dal profondo come fossero antichi monumenti resuscitati. Tutti sanno che Roger Maris ottenne il record stagionale dei fuoricampi con 61, in una stagione composta da 162 partite. La squadra degli Yankees totalizzò un numero incredibile di homers: 240, detronizzando il precedente record di 221 ottenuto nel 1947 dai Giants e nel 1956 dai Cincinnati. Il precedente record degli Yankees fu di 190 homers ottenuto nel 1956. Maris e Mantle, che ottenne 54 realizzarono insieme un totale di 115 fuoricampi che rappresentò il nuovo record di squadra. Il precedente record di coppia venne realizzato nel 1927 da B.Ruth (60HR) insieme a L.Gerhig (47) per un totale di 107Hr. Il particolare aumento della produzione di homers nelle Major Leagues, non passò inosservato ai puristi e agli esperti del gioco i quali intrapresero subito un'azione investigativa per capire quali fossero le cause di un simile incremento. Nel 1961 nell'American League vennero realizzati un record di 1.534 HR mentre nella National League ne realizzarono 1.196, per un totale di 2.730. Per curiosità, nell'anno 2000, le due leghe totalizzarono uno stratosferico 5.693 HR. Nel 2012, il totale di entrambe le leghe è stato di 4.934. Dietro Maris e Mantle nell'American league Jim Gentile dei Baltimore e Harmon Killebrew dei Twins realizzarono entrambi 46HR. Rocky Colavito e Norm Cash, entrambi di Detroit, realizzarono rispettivamente 45 e 41 homeruns. Gentile fece il record dei Grandi Slam con 5. Nella National League Orlando Cepeda dei S.Francisco ottenne 46HR seguito da Willie Mays con 40. Il Most Valuable Player, Frank Robinson di Cincinnati, realizzò 37HR. In seguito a questo pletorico ammasso di fuoricampi, l'idea di dare una mano ai lanciatori colpì le menti degli esperti e dei commissari delle due leghe. Infatti l'ipotesi di reintrodurre l'uso della spit-ball venne votata nel Novembre del 1961 a Tampa, FLA, ma vi fu un solo voto a favore, quello di Cal Hubbard, capo-supervisore degli arbitri. Mentre Maris continuava a bombardare le tribune, i ricercatori iniziarono ad esaminare le palline realizzate dalla A.G.Spalding Bros facendo i dovuti paragoni con quelle realizzate in passato. Vi fu una vera e propria analisi autoptica e le palline vennero tagliate a metà, sezionate ed esaminate in ogni loro aspetto: pelle, cuciture, filo di lana e nucleo centrale. I risultati dei tests di laboratorio vennero pubblicati sui giornali ed alla fine l'esito fu unanime: "Non ci sono differenze tra le palline moderne e quelle del passato". A questo punto gli esperti dirottarono la loro attenzione sui lanciatori, sulle loro capacità, il loro talento e la loro bravura. Anche qui le conclusioni furono unanimi e tutti concordarono che nel 1927, Babe Ruth e Lou Gerhig affrontarono lanciatori migliori rispetto a quelli che affrontarono Mantle, Maris, Mays, Robinson, considerando anche il fatto che nel 1927 non si giocava in notturna e che tutte le trasferte erano più stressanti perchè si viaggiava in treno e non con l'aereo. Studiosi del lancio affermarono anche che i moderni lanciatori possiedono un migliore repertorio di lanci, ma lo stress sul braccio è maggiore a causa dell'uso continuativo dello slider. Allora cosa fecero gli esperti?. Per loro giunse il momento di analizzare le mazze per fare il paragone con le 40 once di solido legno della mazza di Babe e dei suoi contemporanei. Le affusolate e leggere mazze del 1961, erano di qualità inferiore rispetto al legno delle foreste di frassino e, naturalmente, il credo popolare che una mazza più leggera era più efficace perchè più manovrabile, si diffuse a macchia d'olio sollevando polemiche e accese discussioni. Casey Stengel, ad esempio, disse che le mazze leggere erano più efficaci solo se la pallina veniva colpita pochi cm. sotto la testa del bastone. The Ol' Perfessor, soprannome di Stengel, suggerì anche di reintrodurre mazze più pesanti perchè quelle leggere aumentavano le possibilità per i battitori di finire strike-out. Mentre la stagione del 1961 procedeva ci si rese conto che Maris e Mantle avevano ingaggiato un duello a suon di homers e che il record stagionale di Ruth era in serio pericolo. Verso la fine di Luglio, Maris era a quota 40HR e Mantle a 38. Allertato dalla situazione, il Commissario Ford Frick annunciò che il record di Babe Ruth del 1927, realizzato in una stagione composta da 154 partite, rimarrà tale a meno che un giocatore non ne realizzi 61 o più nelle prime 154 partite di regular season. All'inizio sembrò che Frick intendesse che l'eventuale record acquistasse una dimensione secondaria riferito alle 162 partite. Ma successivamente il commissario disse che si sarebbe aperta una nuova pagina nel libro dei records. Nella partita N°116 degli Yankees  a Washington, il giorno 13 di Agosto, Maris e Mantle ottennero un homer a testa contro il pitcher Bennie Daniels. Ora Mantle era a quota 45 e Maris a quota 44. Giornalisti e tifosi iniziarono ad indicare Mantle come il favorito nella corsa al record ma lo Sweet Switcher, dovette affrontare una serie di infortuni che lo allontanarono dai campi da gioco lasciando Maris come unico pretendente per sfondare il muro dei 60HR di Ruth. Mantle fu presto reinserito nel lineup e il 10 di Settembre realizzò il suo 53esimo HR contro Jim Perry dei Cleveland. Il giorno precedente Maris realizzò il suo 56esimo HR contro Mudcat Grant, anche lui di Cleveland. In seguito i due bombers si trasferirono a Detroit e Maris sorprese i lanciatori Frank Lary, il 16 di Settembre, e Terry Fox il giorno successivo, portando il numero di HR a 58 con solo due partite per poter eguagliare o superare il record di Ruth, secondo le regole stabilite dal commissario Frick. In quel momento gli Yankees dovevano recuperare una partita contro Baltimore che fu sospesa alla settima ripresa per pioggia nel mese di Aprile con il punteggio in parità portando così a 163 il numero totale di partite della regular season. In quella gara Maris non ottenne nessun homer. Tuttavia un'altra partita venne annullata il 17 di Luglio per pioggia, sempre contro Baltimore e in quell'occasione Maris realizzò un homer al primo turno di battuta. La partita non venne recuperata e Maris perse il suo homer. In un campionato di 154 partite, Maris avrebbe totalizzato 59-HR e Mantle 53. In realtà Roger ottenne il suo 59esimo durante la partita N°155 del 20 Settembre, cioè il recupero di quella del 22 Aprile terminata in pareggio. Allo stesso modo Ruth disputò una extra partita nel 1927 sempre a causa di un pareggio. Maris raggiunse quota 60HR il 26 di Settembre nella partita N° 159 colpendo un lancio di Jack Fisher dei Baltimore. Ruth realizzò il suo 60esimo HR nella penultima partita di regular season del 1927 mentre Maris ottenne il suo 61esimo HR nell'ultima partita di regular season contro Tracy Stallard dei Boston Red Sox.
Quel missile venne raccolto da un ragazzo di Brooklyn, Sal Durante, che aveva il posto sulla seggiola della fila N°15. Il ragazzo riuscì a trattenere la pallina combattendo contro l'assalto degli altri tifosi. Un ristoratore californiano di Sacramento aveva annunciato in precedenza che avrebbe offerto $5.000 per quella sfera di pelle. Così terminò la stagione del 1961, tragica e sofferta per Maris che venne preso d'assalto dai giornalisti con un accanimento quasi selvaggio. Alle prime luci di un possibile abbattimento del record del leggendario Babe, la vita di Maris fu un inferno. I cacciatori di interviste furono come un branco di lupi assetati di sangue sotto la pressione degli editori che pretendevano notizie ad ogni costo. Maris non era il favorito dalla stampa, l'immortalità di Babe doveva essere conservata. Ogni giorno le stesse domande, ogni giorno i tentativi di fuga da quel branco ostile. Ogni sorta di statistiche vennero pubblicate, anche le più assurde per paragonare la prestazione di Maris e quella di Ruth. Ad esempio gli homers effettuati contro i lanciatori mancini, Ruth 19, Maris 12, il conteggio degli strikes e dei balls, con 2 strikes Ruth 16, Maris 11, i tipi di lancio, la lunghezza degli homers e la zona del campo dove usciva la pallina. Ogni intervista era come una punizione per Maris, una sorta di terzo grado in una stanza del commissariato. Una volta Maris scappò dai giornalisti per rifugiarsi nell'ambulatorio del trainer Gus Mauch, dove sarebbe stato al sicuro senza essere perseguitato. In seguito, i giornalisti non furono clementi con questo atteggiamento e versarono inchiostro velenoso sulle pagine dei quotidiani con aumentata ferocia. La sera del 20 Settembre, dopo 2 partite senza realizzare un homer, Maris entrò in lacrime nell'ufficio del manager Ralph Houk. "Ralph, ho bisogno di aiuto, non ce la faccio più a sopportare quei giornalisti, sono sull'orlo del precipizio". Houk, chiuse la porta preparandosi ad affrontare un discorso a cuore aperto che durò quasi un'ora. "Farai un altro homer domani, lascia stare i giornalisti, a malapena riescono a fare il loro lavoro". Maris connesse il suo 59esimo. Quando Ruth ne fece 60 nel 1927, tutta l'opinione pubblica era a suo favore e pensarono che il Bambino fosse sulla strada per farne 65 nel 1928 o 1929. Ma successe che con 60, The Babe raggiunse l'apice della sua carriera. Nel 1928 realizzò 54 HR e negli anni successivi non superò mai la quota di 50. Cosa si nascose dietro Roger Maris?. Come Hendrix, Joplin, Morrison, anche Roger aveva 27 anni in quella maledetta stagione. Ancora non aveva raggiunto il suo apice.
1 Ottobre 1961. Y.Berra (N°8) il batboy Frank Prudenti e R.Maris HR N°61. Il catcher è Russ Nixon (BOS.) e l'arbitro è Bill Kinnamon.

sabato 17 novembre 2012

THIS IS BASEBALL

The Game for all America dice Ernie Harwell editorialista dello Sporting News quando nel 1955 il suo manifesto diventò un classico, un must, più volte ripreso ed inserito nelle pagine dei quotidiani sportivi, sottolineato da tanti speakers durante le partite, ed infine suggellato anche nella Hall of Fame a Cooperstown. Si può affermare che questo manifesto non rappresenta il gioco dell'America, ma una pratica universale in grado di coinvolgere le popolazioni dell'intero pianeta.

 Il Baseball è il Presidente degli Stati Uniti col suo lancio inaugurale ad inizio stagione. È il paffuto ragazzino che dopo la scuola gioca con suo padre sulle rive del Mississippi. È il lanciatore di Major League che canta nei night-clubs ed è il cantautore di Hollywood che lancia il Batting-Practice ai giocatori dei Giants durante gli Spring Training. È un uomo alto e magro che dal dug-out agita col braccio teso uno scorecard*, questo è il Baseball. Come un grande e grasso battitore col naso butterato che scaraventa uno dei suoi 714HR fuori dalle tribune percorrendo le basi con passo smaliziato**. È l'America, questo Baseball. Un sogno rivissuto nei sogni dell'infanzia, quei sogni che trafiggono il cuore segnando la differenza tra un bimbo ed un uomo. È il tifo del Bronx e l'addio di Baltimora. È il Green Monster all'esterno sinistro, la palude all'esterno destro di Sulphur Dell a Nashville, le tribune aperte di S.Francisco, il polveroso e ventilato diamante di Amarillo. C'è un uomo a Mobile che si ricorda di aver visto un triplo di Honus Wagner a Pittsburgh 48 anni fa. Ciò è Baseball. Così come lo scout che dice di aver visto un ragazzo 16enne di Cheyenne giocare in un campetto di periferia, lanciare fulmini ai suoi compagni. È il nuovo Walter Johnson. È l'astuto piccolo uomo che dall'alto delle tribune urla e insulta i giocatori. È il grande e sorridente prima base che sistema i capelli di un bimbo seduto in prima fila. Il Baseball è la corsa animata dell'uomo contro l'uomo, dei riflessi contro i riflessi. Un gioco di millimetri. Ogni abilità ed ogni azione è misurata, approvata o contestata ed è subito parte delle statistiche. Nel Baseball, la democrazia brilla di luce eterna. L'unica razza che conta è quella di razziare le basi. Il credo è il regolamento del gioco. Il colore serve solo per distinguere le divise delle squadre opposte. Il Baseball è Sir Alexander Fleming, che chiede una spiegazione dei segnali dei Dodgers mentre scopre la penicillina. È il giocatore Moe Berg*** che parla 7 lingue e si esercita con le parole crociate in Sanscrito. È la zuffa sulle tribune per accaparrarsi la pallina battuta in foul che rovina il vestito da $125. È un uomo che urla tra la folla per avere una birra fresca. Ciò è il Baseball. Così come il giornalista, che dice ad un battitore di .385 come fare lo stride oppure ad un lanciatore vincente come si effettua uno slider. Il Baseball è un balletto senza musica, un dramma senza parole, un carnevale senza pupazzi colorati e bambole danzanti. È la casalinga della California che non conosce il colore degli occhi del marito, ma lei sa che Yogi Berra sta battendo .337, ha gli occhi scuri e gli piacciono le banane con la mostarda. Tutto ciò è Baseball. Così come la brillante luce di Cooperstown e della sua Hall of Fame. È la continuità, lancio dopo lancio, ripresa dopo ripresa, partita dopo partita, stagione dopo stagione. È la pioggia che infanga il tappeto erboso tra il disappunto dei tifosi sulle tribune inzuppate d'acqua. È il click delle macchine da scrivere nella press-box che si svegliano come grilli salterini. Baseball è lo spavaldo bat-boy che sussurra al major-leaguer e prevede che otterrà una battuta valida. È una donna che festeggia il fuoricampo con un profondo abbraccio stringendo lo scorecard arrotolato nella mano. Il Baseball sono i chiari e freddi occhi di Rogers Hornsby, i luccicanti spikes di Ty Cobb, il folletto che risponde al nome di Rabbit Maranville ed è Jackie Robinson che parla ed invoca la giustizia all'Auditorium di fronte a tutti. Baseball?, è solo un gioco, così semplice come la mazza e la pallina. Ma è anche complicato perchè simboleggia lo spirito americano. È uno sport, un affare, una religione. Il Baseball è la tradizione delle divise in flanella dei Knickerbockers e l'umiliazione di essere pescato fuori dalla base. È la dignità dell'arbitro che si affretta durante la partita e ti avvisa agitando con rapidità il suo pollice. È l'umore e il divertimento che immobilizza le tifoserie di fronte ad un cucciolo errante, che attraversa il diamante in fuga dagli addetti al campo e dal più veloce esterno. È l'ansia e l'emozione senza respiro dei tifosi dopo aver visto il battitore steso per terra nel box. I soprannomi sono il Baseball, come Zeke e Pie, come Kiki e Home Run e Cracker e Dizzy e Dazzy. Il Baseball è un vaporoso e sudaticcio spogliatoio dove le speranze e i sentimenti sono nudi come gli atleti sotto la doccia. È la panchina ticchettata dal viavai continuo degli spikes e sono le ombre che corrono al tramonto attraversando lo stadio vuoto. È l'interminabile lista di nomi nel foglio del line-up, spesso abbreviati, quasi irriconoscibili. Anche i contratti sono il Baseball. Lui chiede milioni di dollari altrimenti non muove un singolo muscolo. Ma è anche il ragazzo che fa l'autostop dal South Dakota alla Florida per effettuare un provino. Chiacchere, discussioni, Casey at the Bat, figurine, foto, Take me out to theBallgame. Tutto questo è Baseball. Il Baseball è un rookie il cui pomo d'Adamo non è più grosso della sua esperienza. Ma è anche l'acciaccato veterano che spera che i suoi muscoli lo possano portare verso i soffocanti mesi di Agosto e Settembre. Per nove riprese il Baseball è la storia di Davide e Golia, di Sansone, di Cenerentola, dell'Iliade e del Conte di Montecristo. È Willie Mays che gioca a baseball per le strade di S.Francisco col manico di scopa insieme ai bambini. È la voce strozzata di Lou Gerhig che dice "Mi considero l'uomo più fortunato sulla faccia della Terra". Il Baseball è il sigaro, il fumo, le noccioline arrostite, The Sporting News, il mercato invernale, lo Stretch del settimo inning, i gomiti e le spalle infiammate, le mazze rotte, la no-hit e le note di The Star Spangled Banner. È Roy Campanella che dice ai finanzieri di tutta America che "Bisogna essere uomini per giocare in Major League, ma bisogna anche conservare un animo da bambino". Questo è il Baseball, creato per gli uomini, creato per i fanciulli.

* Riferimento a Connie Mack, l'unico manager a dirigere la squadra in giacca e cravatta.
** Babe Ruth
***Terminata la carriera come giocatore Moe Berg venne assunto presso "The Office of Strategic Services" durante la II Guerra Mondiale come agente segreto al servizio del Governo Statunitense.

martedì 13 novembre 2012

MIKE PAGNOZZI

La cosa straordinaria di Mike era la sua disponibilità verso chiunque. Insieme alla moglie Michelle e alla figlia Rachel devo dire che era un'appuntamento quasi giornaliero, quando mi recavo a casa loro a prendere un caffè. E di cosa si parlava?, di baseball, naturalmente. Di tanto baseball e ancora baseball. Mike era incredibile per questo, perchè l'argomento calza perfettamente con l'abitudine di sedersi e raccontare storie su storie di questo fantastico sport. Mike aveva sempre la risposta giusta come ogni suo lancio dal monte. Lui dominava con la sua dritta come un fulmine. La sua curva lanciata da sopra sembrava avesse vita propria e quell'occasionale "cambio di velocità ad uscire" rappresentava il colpo di grazia per parecchi battitori. Grinta, volontà e desiderio hanno fatto di Mike un giocatore-modello da seguire. Dolcezza, simpatia e sincerità hanno fatto di lui una persona amabile e piacevole con cui stare. L'infortunio al gomito, quando giocava in AAA gli ha precluso una sicura carriera in Major League. Non lo ha mai fatto capire, ma il dispiacere di non aver raggiunto questo traguardo era presente nel profondo del suo cuore. "You're a Major Mike!", non ho mai smesso di dirglielo, ed ora sono sicuro che si sta preparando ad affrontare i grandi del baseball al di là dei cieli, perche se i sogni non si avverano da questa parte, c'è quell'altra, quella oscura dove tutto è possibile e chi, se non il baseball è il perfetto tramite?, il giusto biglietto per l'autobus che ti porta verso l'eterno playground.
So long Mike.
Il poster dedicato al grande lanciatore mancino in occasione del ritiro della sua casacca. Grazie al tecnico Filippo Tiburtini 16-7-2013


venerdì 9 novembre 2012

WELCOME TO PAYETTE

La prima volta che ho sentito parlare di Harmon fu dalla voce di Charlie Manuel, al tempo hitting-coach ed in seguito manager dei Cleveland Indians. Quando realizzai un homer, Charlie disse "Wow!, Jimmy, quell'homer mi ricorda quelli che faceva Harmon Killebrew". Ed io risposi "Cosa vuoi dire?", e lui "Well, voglio dire che era una lunga bastonata e sembrava che la pallina non dovesse mai scendere". Charlie Manuel parlava spesso di Harmon, e quando firmai il contratto con i Twins e mi recai agli Spring Trainings, lui era là e lo vidi per la prima volta. Harmon Killebrew è una leggenda, una forte emozione, è il vento che accarezza le cime più alte delle montagne in Tibet. Con lui puoi sederti e parlare di qualsiasi cosa, è come un padre disponibile e rassicurante con tutti. Anche nei momenti di difficoltà, durante la sua lunga carriera, si è sempre preoccupato prima degli altri e questo testimonia il suo carattere e la sua grandezza. Non ho mai affrontato l'argomento della battuta con Harmon eccetto qualche volta in cui si trovava nei pressi del batting cage e diceva "Io provavo a fare questo in BP...". La sua teoria era quella di allenarsi a fare fuoricampi perchè lui era un battitore di potenza. Ma Harmon non era solo un tecnico che arrivava e parlava di come si gira la mazza. Lui, prima di tutto voleva conoscere la persona, instaurare un rapporto di fiducia ed in seguito costruire il battitore. Tutto questo è stato unico da parte sua. Un vero gentleman fortemente contrario all'era dei battitori anabolizzati. Quando passano gli anni e devi affrontare gli infortuni, non è facile specialmente quando ti trovi in prossimità di un traguardo importante. Quando giochi è come disputare l'ultima partita della tua vita, desideri fortemente quel traguardo e metti in campo tutte le tue energie. Sono state necessarie 23 partite ad Harmon per passare da 498 a 499 fuoricampi in carriera e altre 14 per realizzare il 500esimo. In quella notte Harmon fece anche il 501esimo e si può capire benissimo che, una volta raggiunto il traguardo, ci si sente più rilassati nel box di battuta. Killebrew non ha mai ottenuto una stagione con 50HR. Ne fece uno a Boston nel 1969 che colpì la sommità del Green Monster, il N°49, ma venne giudicato come una battuta da due basi. Un altro homer a Cleveland colpì la ringhiera di ferro ma l'arbitro lo giudicò un lungo strike in zona foul. In certi momenti, verso il tramonto della tua carriera, ci sono i pensieri amari come "Damned!, se non ci fosse stato il vento!,...Se la traiettoria fosse stata più rettilinea!...Pochi cm., forse anche mm....". Ecco cosa rende il fuoricampo così speciale, non è qualcosa che bisogna provare in continuazione, bisogna lasciare allo swing la priorità di realizzarlo. Forse Harmon non è d'accordo, ma sicuramente Harmon era speciale in questo. Quando ti paragonano a lui è ancora più speciale perchè stai camminando al suo fianco in un terreno dedicato al Massimo e Supremo Slugger. Harmon ha rappresentato la fine di un era in Major League. La sua divisa era di flanella, non c'era ancora l'Interlega, beveva milkshake e percuoteva le tribune oltre le recinzioni dei ballparks. Non c'era Sport-Center, parlava con dolcezza, ma tra le mani stringeva la clava del terrore. Non c'era la TV satellitare, quella che penetra nelle case dei Majorleaguers di oggi e nemmeno la cable TV. Ecco perchè un alone di mistero e fascino circondano la sua figura leggendaria, ecco perchè non tanti conoscevano Harmon Killebrew e questo, rappresenta il dispiacere più grande. La carriera del Killer in MLB è un ampio arcobaleno di tempo durato più di 20 anni le cui origini risalgono ai vecchi Washington Senators quando T.Williams, Y.Berra e E.Wynn erano le superstar dell'American League fino ad arrivare a R.Yount, G.Gossage e D.Eckersley. Quando Harmon arrivò, Babe Ruth stringeva il record degli homer in carriera e di quelli stagionali. Quando Harmon uscì nel 1975, Ruth aveva perso entrambi i records. Harmon invece risultò essere il più grande fuoricampista destro nella storia delle Majors, un titolo che ha conservato per 37 anni, ora in possesso di Alex Rodriguez dal 2009.


Procedendo in macchina verso Payette, Idaho, è facile individuare i segnali della presenza di Harmon Killebrew all'ingresso della città. Per coloro che non sono di quelle parti, all'inizio possono rimanere confusi perchè appeso in alto e centralmente si erge un gran cartello con la scritta "Benvenuti a Payette / Home of the Pirates", opportunamente condita con accessori quali: un teschio e le ossa incrociate sul cappello da pirata, un occhio bendato e un coltello stretto tra i denti. È il perfetto logo dei Pittsburgh Pirates, dei Tampa Buccaneers e degli Oakland Raiders. Ma, proseguendo, subito dopo ci si trova di fronte ad un altro grande cartello che raffigura la foto di un sorridente e affabile Majorleaguer degli anni 60'. "Welcome to Payette / Hometown of Harmon Killebrew", così è scritto. Gli occhi sono attratti da questa foto in bianco e nero, una snapshot che fa rivivere nella memoria antichi eroi del coraggio e della lealtà. Quella è la foto di un ragazzo che entrò in Major League ai tempi del presidente Eisenhower e che uscì ai tempi di Ford. Se volete rallentare e leggere meglio cosa c'è scritto sotto quell'immagine, bèh!, vale la pena di fermarsi e scendere dalla macchina.
"Harmon Killebrew--leggendario slugger dei Minnesota Twins. Una breve apparizione all'inizio con i Washington Senators e alla fine con i Kansas City Royals. 573 home-run-tutti-naturali, 5° nella classifica di sempre, 11° all'inizio della stagione 2012. Alti e maestosi erano i suoi homers e Harmon si fermava a guardarli per un paio di secondi prima di fare il giro delle basi. Avambracci, bicipiti e polsi che avrebbero fatto gola anche a Popeye. Otto stagioni con 40 e più homers. 6 titoli nell'American League. È terzo in tutta la storia come percentuale di realizzazione. 1 homer ogni 14,2 presenze alla battuta, dietro a B.Ruth 11,7 e Ralph Kiner 14,1**. 9 stagioni con 100 o più RBI, 1584 in tutta la carriera. AL MVP nel 1969. 3 avventure nel post-season con i Twins, 1965, 69' 70'. Eletto nella Hall of Fame nel 1984. Un gentiluomo i cui soprannomi Killer e Harm suscitano all'istante una forte ironia e inquietudine. Amico e vicino di casa la cui battaglia contro il cancro ebbe inizio nel 2010 e terminò il 17 Maggio del 2011. Se invece arrivate in macchina da Boise, circa 110 km a Sud-Ovest di Payette e girate a destra del cartello "Welcome to..." e procedete verso Nord lungo la US-95, si può leggere un altro grande tributo ad Harmon. "Harmon Killebrew Field--Idaho's Athlete of the Century". Di fronte a questa scritta può sorgere un dubbio, una domanda. "Di quale century si parla?". Non c'è un century, non c'è dimensione temporale. C'è e basta. Per i giusti non esiste un domani, come non esiste una settimana o un mese o una anno. Il tempo dei giusti e della giustizia sociale come Harmon, è ADESSO.

** Attualmente è M.McGwire in testa alla classifica con 1 HR ogni 10,6 presenze alla battuta. Segue B.Bonds con 12,9.

domenica 4 novembre 2012

L'INIZIO DELLA FINE.

Dopo una partita di esibizione contro una All-Star di Cleveland, Joe e i White Sox si prepararono ad affrontare i New York Giants nelle World Series del 1917. Quattro anni prima, le due squadre viaggiarono insieme per un tour promozionale in Europa e in Egitto. Non correva buon sangue tra i giocatori delle due squadre. All'ombra delle Piramidi, dopo una serie di provocazioni, ingaggiarono una furiosa rissa senza esclusione di colpi. "Bastardi musi gialli", urlò Buck "Ginger kid" Weaver, superstar dei White Sox. "Spero soltanto di affrontarvi in una World Series e dimostrarvi cos'è una vera squadra, razza di culi gialli". Ora, a distanza di quattro anni, Weaver e i suoi White Sox ebbero la possibilità di dimostrare il loro valore. La Regular Season del 1917 rappresenta un record per la squadra di Chicago. Infatti, in quell'anno vinsero 100 partite, un traguardo mai più raggiunto dalla squadra della Windy-City. Nel 2005 ebbero un record di 99-63. Il sole brillava alto e luminoso in quell'Ottobre del 1917. I tifosi accorsero in massa per assistere alla prima World Series ospitata al Comiskey Park. I Sox entrarono in campo con una nuova divisa a strisce rosse e calze blue, sopra uno sfondo bianco-crema. Il proprietario della squadra, Charles Comiskey, si agitava euforico dall'alto del settore chiamato Woodland Bards, un circolo privato composto dai ricconi del tempo. L'eccitazione e le emozioni, come quel sole splendente, raggiunsero temperature elevate, ancor prima di assistere al lancio inaugurale di Eddie Cicotte. Non c'era nessun dubbio, i 35.000 tifosi di Chicago erano i più rabbiosi di tutta la lega. I White Sox si riunirono prima della partita sapendo che avrebbero dovuto affrontare le provocazioni degli avversari iniziate quattro anni prima in Egitto. Decisero di non rispondere e di concentrarsi sulla partita incuranti di quello che avrebbero detto i Newyorkesi. E così fu. Subito, anche durante il pre partita, i giocatori di New York iniziarono a punzecchiare quelli di Chicago "Hey, rammolliti, non eravate una squadra di combattenti?. Hey Jackson, come si scrive mamma?. Ti ha insegnato a leggere?". Ma, come stabilito, i giocatori di Chicago rifiutarono di rispondere ad ogni provocazione. Il manager Pants Rowland era molto tranquillo e osservava con attenzione il batting practice della sua squadra. Non aveva mai giocato una partita in Major League, ma conosceva bene il gioco e i suoi giocatori. Al contrario, John "Little Napoleon" McGraw, manager dei NY Giants, era stato una grande superstar dei vecchi Baltimore Orioles ed era conosciuto come il più rude e barbaro giocatore di quella squadra. Anche nel 1917, all'età di 44 anni, McGraw era sempre pronto ad affrontare una rissa sia sul campo che nei bar notturni dove spesso saziava la sua sete di whiskey. Rowland fece un cambio nel line-up prima della partita, introducendo Fred McMullin in terza base e spostando Buck Weaver all'interbase al posto del rookie Swede Risberg. Sul monte di lancio i Sox presentarono il loro asso, Eddie Cicotte, vincitore di 28 partite nella regular season. McGraw invece decise di utilizzare il suo secondo miglior lanciatore, il mancino Slim Sallee, che aveva vinto 18 partite in regular season. McGraw cercava di fermare le potenti mazze di Joe Jackson e Eddie Collins anch'essi battitori mancini. A disposizione del manager di NY c'erano due ottimi lanciatori destri, Pol Perritt e Jeff Tesreau, ma lui avrebbe iniziato ogni partita con un pitcher mancino. Eddie Cicotte sparò il primo lancio della partita sopra il piatto di casa base contro il leadoff di NY George Burns il quale rispose con una secca battuta valida al centro-esterno. Buck Herzog venne eliminato al volo da Jackson. Burns rubò la seconda base e Benny Kauff esplose con un line-drive che venne catturato ancora da Jackson con una presa spettacolare a pochi cm. dal terreno. Fu il turno di Heinie Zimmerman che ottenne una lunga volata al centro che si perse nel guanto di Happy Felsch per il terzo eliminato. I Chicago risposero subito con una valida di Shano Collins sul mancino Slim Sallee. Fred McMullin lo portò in seconda con un bunt di sacrificio e Eddie Collins lo spinse in terza con una battuta a terra sul seconda base. Joe Jackson ottenne una debole volata davanti all'esterno centro ma il seconda base di NY Buck Herzog correndo all'indietro realizzò una spettacolare over-the-shoulder-catch per il terzo out. Nella terza ripresa i White Sox si portarono in vantaggio. Cicotte e Shano Collins realizzarono una battuta valida. Cicotte tentò di arrivare in terza base ma venne eliminato dalla toccata di Zimmerman per il secondo out. Fred McMullin ottenne un doppio a sinistra che permise a Shano Collins di segnare il primo punto . I Sox incrementarono il vantaggio alla quarta ripresa quando Happy Felsch sparò la pallina oltre la recinzione per un homer da un punto. I Giants accorciarono le distanze alla quinta ripresa quando Lew McCarty fu autore di un triplo e segnò il punto su valida del pitcher Sallee. "Shoeless" Jackson non ottenne nessuna valida, ma probabilmente salvò la partita quando alla settima ripresa con un out, Walter Holke dei Giants ottenne un singolo seguito da un line drive di Lew McCarty sulla linea di foul di sinistra. Con un disperato sforzo Jackson si tuffò col corpo e col braccio in completa estensione riuscendo a catturare la pallina nel guanto. Holke era già pronto per segnare il punto del pareggio. In seguito Eddie Cicotte non concesse più nulla ai battitori di New York vincendo la partita per 2 a 1. Le due squadre si affrontarono il giorno seguente. Fu la prima volta in assoluto che si disputò una partita nel giorno di Domenica. Ancora una volta i Giants inveirono nel pre-game contro gli avversari con più accanimento, ma i White Sox, ancora una volta non cedettero alle provocazioni. McGraw decise di utilizzare il pitcher mancino Ferdie Schupp, vincitore di 21 partite nel campionato mentre Chicago si affidò ai lanci di Red Faber, artista e maestro della spit-ball. I NY Giants segnarono subito alla seconda ripresa. Robertson e Holke ottennero una valida a testa e arrivarono a punto su una battuta di McCarty che venne raccolta da Jackson. Il rilancio a casa base di Shoeless non venne raccolto dal catcher Schalk, e Faber dubitò molto su questa azione pensando ad una congiura, ad una partita truccata. Questi dubbi non si affievolirono anzi presero più consistenza quando, nella partita decisiva delle Series, il terza base dei Giants Heinie Zimmerman, ex dei Chicago, fu protagonista di un'azione del tutto inusuale che destò molti sospetti. Eddie Collins, dei Chicago, fu preso in ballerina fra terza e casa base. Il catcher di NY, Bill Rariden, lanciò la palla al terza base Zimmerman il quale rincorse l'intrappolato Eddie Collins. Ma tutti sapevano che Collins era molto più veloce di Zimmerman e l'interno dei Chicago arrivò in scivolata a casa base segnando il punto decisivo per la vittoria delle World Series del 1917. Zimmerman si lamentò dicendo che, nè il pitcher, nè il prima base, andarono in copertura a casa base e che quindi non poteva tirare la palla se non all'arbitro. Questi due episodi rappresentarono la miccia per dare inizio, da parte delle autorità, ad una capillare indagine che esploderà con lo scandalo del 1919 quando i Chicago vendettero le partite di finale ai Cincinnati.
A turbare la situazione fu anche l'atteggiamento del prima base di Chicago, Chick Gandil che, nel Settembre del 1917, ricevette l'autorizzazione da parte del manager Rowland per recarsi a Philadelphia. Lo stesso manager disse di non sapere che Gandil, invece, si recò a Detroit per consegnare dei soldi alla squadra dei Tigers. Rowland affermò che Gandil si recò a Philadelphia per far visita ad amici e Gandil rispose che non aveva amici a Philadelphia. Fu proprio Chick Gandil l'artefice dello scandalo del 1919, fu proprio lui l'uomo al quale Joe Jackson diede tutta la fiducia, ma con risultati disastrosi. Tutti sanno che l'esito dello scandalo del 1919 fu l'espulsione a vita di 8 giocatori dei Chicago. A nulla valsero i tentativi di un possibile reinserimento di questi giocatori, il giudice K.Landis fu inamovibile. Nel 1925 lo stesso giudice distribuì la cifra delle scommesse, circa $7.000, in egual misura ai giocatori dei Chicago che vennero giudicati onesti.
Joe Jackson giocò a baseball fino all'età di 44 anni. Disputò vari campionati nel Sud degli Stati Uniti presso leghe non ufficiali di semiprofessionisti garantendosi così i soldi per poter vivere. In seguito iniziò un'attività aprendo una lavanderia-stireria ottenendo delle donazioni dai suoi appassionati e tifosi di baseball. Ma l'orgoglioso Joe li restituiva sempre. Un giorno si presentò Ty Cobb nel suo negozio, ma Il vecchio Joe non lo riconobbe. Se guidate verso Sud in direzione di Greenville e percorrete la East Wilborn Street, potrete trovare un anziano signore con pochi bianchi capelli in testa, seduto all'ombra di una piccola quercia al N° 119. L'azzurro dei suoi occhi è un mare con le acque agitate dal rancore e dalla sofferenza. La sua anima è la tristezza di un fiore appassito nel mezzo di un arido deserto. Lui è Joe, "Shoeless" Joe, talvolta conosciuto come il più grande battitore naturale della storia del baseball. Nella sua South Carolina lui è un idolo ed è un uomo perseguitato. Tutti, per sempre crederanno che "It ain't so Joe!", Joe è innocente."
Ottobre 1949.