Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

sabato 22 settembre 2012

BASEBALL BLUE, BASEBALL GREY


È stato Abner Doubleday a creare le prime regole del baseball nel 1839?. Well, è come dire: "Chi ha creato l'Universo?, Dio?, oppure la materia si è generata da sè?". Non ci sono certezze, solo il dubbio e un religioso mistero. Una cosa è certa, Abner Doubleday fu il primo Nordista a sparare una palla di cannone durante la Guerra Civile Americana, e fu il comandante del Primo Corpo D'Armata nella battaglia di Gettysburg che, con oltre 150.000 vittime, viene tristemente ricordata come la più sanguinosa del conflitto americano. Gli storici affermano invece che Alexander Cartwright fu il vero creatore del baseball nel 1845, quando definì ufficialmente le prime regole moderne del gioco e fondò la prima squadra ufficiale di baseball: i New York Knickerbockers. A parte le origini del gioco, il baseball era ampiamente diffuso ancor prima della Guerra Civile dove era praticato nell'area intorno a New York, nel New Jersey fino ad arrivare a Washington D.C. Lo stesso presidente Abraham Lincoln fu talmente appassionato al gioco che fece costruire un campo da baseball sul prato antistante la Casa Bianca. Un giorno, i generali si presentarono alla White House per iniziare un tavolo di discussione sulla guerra. Lincoln venne informato e lui rispose così: "Possono aspettare, tra poco è il mio turno di battuta". Bisogna ammettere che, con tutte le brutture e le sofferenze annesse ad una qualsiasi guerra, quella Civile Americana fu un avvenimento speciale per il baseball, al punto che rappresentò l'elemento fondamentale per una completa espansione del gioco, fornendo le basi per quello che in seguito diventerà un vero e proprio business professionale. Durante la guerra vi furono periodi di inattività. Per combattere la noia, i soldati si dedicarono ai semplici esercizi di lancio e di battuta. Gli stessi comandanti stimolarono la pratica del baseball perchè era una buona occasione per mantenere alto il morale delle truppe. Vennero creati veri e propri tornei all'interno di ogni accampamento e i risultati delle partite erano resi noti attraverso lettere e dispacci che venivano recapitati alle altre guarnigioni. I primi a praticare il baseball furono i soldati dell'Unione, i Nordisti, le cui truppe erano composte per lo più da immigrati europei, canadesi e uomini di colore. Le truppe Confederate, i Sudisti, conobbero il baseball grazie ai prigionieri nordisti, i quali insegnarono le basi del gioco ai soldati del Sud. Dall'altro fronte, avvenne la stessa cosa solo che i prigionieri sudisti impararono il baseball vedendolo giocare negli accampamenti dei nordisti. A tutti i soldati piacque il baseball e ben presto vennero create, all'interno di ogni accampamento, squadre con soldati del nord e prigionieri del sud e viceversa. L'entusiasmo e la competizione balzarono alle stelle e se una squadra doveva recarsi in un altro accampamento per giocare, si spostava solamente sotto scorta per evitare i solitari cecchini. Successe che durante uno spostamento, uccisero un giocatore con un colpo di fucile ed un altro venne ferito durante una partita. Va ricordato che le scommesse erano ampiamente valutate e sostenute da tutti i soldati, quindi, privare una squadra di un buon giocatore significava incassare una lauta ricompensa. Oltre ai cecchini, vi era il pericolo di imbattersi in tribù di indiani ostili ma anche in gruppi di banditi, i disertori, i quali erano animati da uno spirito di vendetta personale per aver subìto la distruzione della propria casa o la perdita dei propri familiari. Le violenze e i saccheggi perpetrati in questa guerra fratricida, portarono molti soldati di entrambi i fronti ad abbandonare l'esercito per riunirsi in bande rivoluzionarie pronte ad assaltare treni e diligenze che trasportavano armi e oro. Un altro fatto curioso riguarda la popolazione di colore. Tra le varie motivazioni che generarono questa guerra, oltre a quelle politiche, amministrative e religiose, vi fu quella che riguardava la posizione degli schiavi negri, condannata dagli Unionisti, ma fortemente voluta dai Confederati. Furono centinaia di migliaia gli uomini di colore che si arruolarono presso le file dei nordisti, ma furono altrettanto numerosi i negri che si arruolarono presso le file dei sudisti perchè al di là della loro condizione di schiavi, alcuni padroni li trattavano bene. Anche se non per tutti, parecchi schiavi potevano godere di assistenza sanitaria, avere una propria casa e mettere su famiglia. Certo, il razzismo era dilagante nel sud degli Stati Uniti e spesso sfociava in un odio profondo che portò a continui linciaggi e violenze su intere famiglie di negri. In questo panorama di contraddizioni, contrasti, finti ideali (tanti furono gli uomini che si arruolarono per sfuggire ad una condizione di miseria e non perchè convinti delle ragioni di questa guerra), separazione e segregazione, fuorilegge e banditi, violenze e devastazione, indiani, bianchi, negri e persino messicani, il baseball fu l'unica attività che riuscì ad unire, attenuare e placare i conflitti generati dalla Guerra Civile.
L'attrezzatura per giocare a baseball durante la Civil War era molto spartana. Innanzitutto non esistevano i guantoni, si giocava a mani nude. I soldati usavano una noce che veniva avvolta con del filo e dello spago fino ad ottenere le dimensioni tonde desiderate. In aggiunta, talvolta, veniva usata anche parte della criniera e della coda dei cavalli per avere un insieme più compatto. A quel punto i soldati usavano la pelle di cavallo e la cucivano per ottenere la pallina da baseball. Questo sistema di arrotolamento manuale venne usato fino al 1889, quando fu creata una "macchina arrotolatrice". Potrà sembrare incredibile, ma con tutte le grandi invenzioni brevettate dal tempo della Guerra Civile ai nostri giorni, le palline della odierna Major League Baseball sono ancora cucite a mano in Costa Rica e precedentemente ad Haiti. Nel 1974 una legge vietò l'uso di pelle equina a causa di un forte calo di questi animali e da quel momento le palline vennero ricoperte di pelle bovina. Durante la Guerra Civile, i cavalli ebbero un ruolo fondamentale perchè dovettero trainare i  pesanti pezzi d'artiglieria, affrontando terreni accidentati e spesso in salita. È stato stimato un numero di circa 3 milioni di equini, oltre a muli e buoi, che furono impiegati durante il conflitto. Gli sforzi immani, lo stress della guerra e dei bombardamenti portarono questi poveri animali ad uno stato di schok estremo che terminava con la loro uccisione. Dall'altro lato, avere diverse palline per poter giocare a baseball era prioritario. I campi all'interno dei presidi militari non avevano certo le dimensioni, per così dire, convenzionali, e spesso una battuta usciva all'esterno dell'accampamento. Nessuno pensava di uscire per recuperarla. Nessuno avrebbe rischiato di essere vittima di un'imboscata o di un colpo di fucile alla testa. "Meglio avere qualche pallina di riserva!". Si può affermare che la Guerra Civile fu un'esplosione di palline da baseball, la stessa esplosione che si potrebbe verificare in Costa Rica dove l'odierna fabbrica è situata proprio ai piedi di un vulcano attivo. 

Le mazze invece venivano ricavate tagliando grossi rami di quercia che poi venivano sagomati grossolanamente. Il peso, il bilanciamento e la rotondità della superficie non erano presi in considerazione. Per annerirle, o meglio, per compattare il legno, i soldati, masticatori di tabacco, aggiungevano della resina e ci sputavano sopra. La "Black Betsy", il nome della mazza personale di Joe Jackson, fu proprio realizzata in questo modo. Alcuni reggimenti più fortunati, potevano disporre di mazze professionali costruite a Cooperstown, NY, le quali  venivano spedite insieme ad armi, munizioni e viveri. Il piatto di casa base era rappresentato da una lamina di ferro con dei fori per essere inchiodata al terreno. Le regole di gioco, non erano le stesse per ogni accampamento e solo in seguito vennero uniformate per tutti i presidi militari. Il lanciatore lanciava da sottomano e il battitore doveva indicare la zona in cui avrebbe battuto. Basi su balls, strike-out e regola del foul-ball erano in pratica inesistenti. Il battitore veniva dichiarato "OUT" se la sua battuta veniva presa al volo oppure catturata dopo un solo rimbalzo. Sulle basi non si poteva prendere il vantaggio e nemmeno rubare. Il corridore poteva essere eliminato se il difensore, dopo aver preso la pallina battuta, con un lancio colpiva il corpo dello stesso corridore prima che potesse raggiungere la base successiva. Quest'ultima regola, venne abbandonata in breve tempo. Le partite terminavano con punteggi stratosferici, improponibili al giorno d'oggi. Il 2 Luglio del 1861 il Reggimento militare di Washington fu sconfitto per 41 a 13 in una partita giocata contro il 71esimo Reggimento di New York. L'anno seguente, il 1862, il 71esimo Reggimento raggiunse Washington per dare sostegno e supporto difensivo contro gli attacchi dei Confederati. Giocarono un'altra partita e questa volta vinse Washington per 28 a 13, grazie soprattutto al fatto che alcuni giocatori del 71esimo vennero uccisi nella battaglia di Bull Run (Manassas), che si svolse poche settimane dopo il primo incontro del 1861. Un altro aspetto importante dello sviluppo del baseball durante la Guerra Civile fu la corrispondenza. Nelle tante lettere scritte dai soldati e dai prigionieri ai loro familiari, vi erano chiari riferimenti al gioco, dove venivano elencati i risultati delle partite, le regole e le istruzioni riguardanti l'attrezzatura.
Volontari del 48° di NY. Fort Pulaski Ga. 1862
La lettera di George Putman, un soldato dell'Unione che stava combattendo in Texas, è tra le più famose. Così scrisse G. Putman: "Eravamo in prima linea. Durante una pausa del combattimento iniziammo a giocare a baseball. All'improvviso si sentirono dei colpi di fucile e i nostri 3 esterni si trovarono sotto il fuoco nemico. L'esterno centro fu colpito e catturato mentre gli altri due riuscirono a stento a rientrare tra le nostre file. L'attacco fu respinto senza troppe difficoltà. Purtroppo, non solo perdemmo il nostro esterno centro, ma anche l'unica pallina da baseball che avevamo a Fort Alexander, Texas". Un altro soldato, B. Parker del 10imo Massachusetts scrisse: " Il piazzale è stato  occupato per una settimana o più. Abbiamo giocato a baseball e tutti gli ufficiali, i comandanti e i soldati, hanno dimenticato per un momento il loro rango di appartenenza per dedicarsi al gioco con l'ardore di uno scolaro". Un'altra lettera dalla Virginia diceva: "È sorprendente come una persona diventi sprezzante del pericolo. I colpi di moschetto si sentono poco lontano, eppure qui si gioca a baseball con passione, incuranti che da un momento all'altro possiamo essere chiamati a praticare un altro tipo di gioco". Le lettere di quel periodo, accesero una vera e propria esplosione di interesse nei confronti del baseball. Gli stessi familiari che ricevettero le notizie dei propri cari, iniziarono a praticare il gioco ed in breve tempo l'America era il Baseball e il Baseball era l'America. Quando la Guerra Civile terminò nel 1865, l'Old Game era già una pratica stabile e fiorente in ogni comunità. I Colleges organizzarono tornei molto competitivi. La "Princetown University" e la "University of Pennsylvania" oltre che ad essere acerrime rivali rappresentarono il primo segnale di una svolta verso il baseball come pratica professionale. Non passò molto tempo dalla fine della Guerra Civile e nel 1869 il baseball diventò professionistico. Per la prima volta i giocatori vennero pagati e i Cincinnati Red Stocking furono la prima squadra composta da atleti professionisti. Vinsero il campionato con zero sconfitte, e se vogliamo, è un record ancora tutt'ora imbattuto, e c'è da credere che rimarrà tale. E le donne?. Tutti pensano al periodo della II Guerra Mondiale, quando parecchi "majorleaguers" vennero arruolati nella Marina Statunitense. Per riempire questo vuoto nacquero squadre di baseball femminile tra le quali la più famosa fu quella delle "Rockford Peaches", resa celebre anche dal film "Ragazze Vincenti" (A league of their own) con T.Hanks, Madonna, Geena Davis. Ma le origini del baseball femminile risalgono proprio al periodo della Guerra Civile. Nel 1867 venne creata la prima squadra femminile, The Dolly Vardens, composta da donne americane e africane. The Female Baseball Club of Philadelphia invece, fu la prima squadra femminile a giocare a baseball contro gli uomini nel 1880. Tutti giocarono a baseball durante la Guerra Civile e tra un colpo di cannone, una battuta valida, un soldato agonizzante ed un reggimento vincente, mazza e pallina iniziarono un lunghissimo viaggio attraverso gli angoli più remoti del nostro pianeta. "Che strano, c'è voluto un massacro di persone per rendere popolare una pratica sportiva affinchè potesse affermarsi come vera istituzione sociale". Come magia, dal sangue di circa 700.000 soldati, è germogliato il fiore più profumato di sempre. La Guerra Civile terminò nell'Aprile del 1865, guarda caso, proprio all'inizio di una stagione di baseball. La notizia fu resa ufficiale il 9 Maggio del 1865 anche se piccoli focolai di discordia continuarono fino al 22 Giugno, giorno nel quale venne sparata l'ultima palla di cannone.

Qui di seguito sono elencate alcune partite disputate durante la Guerra Civile.

                                1862
Forze dell'UNIONE. Le reclute del 13esimo Massachusetts e del 51esimo Pennsylvania giocano tra di loro di sera sul campo di guerra prima dello spiegamento delle forze.

Forze dell'UNIONE. La fanteria francese (Zuavi) del 165esimo NY affronta il Reggimento "All-Star-Nine" di NY di fronte a 40.000 soldati-spettatori.

Forze dell'UNIONE. Partita disputata tra la "Brigata Irlandese". Le sentinelle dei Confederati erano appostate dall'altra parte del fiume Cickahominy ad osservare la partita.

Forze dell'UNIONE. Partita tra il 57esimo e il 69esimo di New York. La gara venne bruscamente interrotta dalle cannonate dei Confederati che stavano avanzando.

Forze dell'UNIONE. Partite disputate tra la II° Brigata, II° Divisione e l'artiglieria Potomac contro la selezione "Honey Run Club". Gli appartenenti alle due Brigate, si allenarono costantemente per tutta la durata della guerra.

                                1863
Forze CONFEDERATE. Partita disputata tra i soldati del 24esimo Alabama in attesa dell'avanzamento delle truppe Federali del Gen. Sherman.

Forze dell'UNIONE. Partite disputate tra il 26esimo Pennsylvania e il 22esimo Massachusetts e tra il 13esimo di New York e il 62esimo "Volontari" di NY. Le partite vennero disputate con le regole di New York e le regole del Massachusetts.

Forze dell'UNIONE. 13esimo Massachusetts contro il "Rhode Island Artiglieria Leggera". In molti furono convinti che entrambe le squadre erano competitive per il campionato professionale del tardo 1800.

                                1864
Forze dell'UNIONE. II° Volontari del New Jersy contro il 77esimo Volontari di New York. Partita tra le più importanti riportata anche sui giornali che criticarono il 77esimo per comportamento scorretto.

Forze dell'UNIONE. I° Artiglieri del New Jersey contro la 10ima Fanteria Massachusetts. Il quotidiano "New York Clipper" scrisse della partita vinta da New Jersey per 13 a 5.

Forze CONFEDERATE. 11esimo Mississippi (Prigionieri di guerra), contro "Confederate Club". Partita svolta nel campo di prigionia di Sandusky Ohio. I Confederati vinsero 19 a 11.

                                1865
In seguito alla resa del Gen. Lee i soldati di entrambi i fronti disputarono alcune partite che coinvolse il Reggimento Potomac e quello della "North Virginia".

                                1866
Forze dell'UNIONE. I Prigionieri di guerra giocarono contro i Confederati nel Campo di Salisbury NC. Il baseball era già ben diffuso, nonostante la morte di tanti prigionieri per malattie infettive dovute al sovraffollamento nei campi di prigionia.

venerdì 7 settembre 2012

AMISTAD

Viviamo nell'era delle celebrità, non degli eroi, viviamo nell'era dei famosi, non dei primi. La parola eroe appartiene ad un contesto passato, fuori dal tempo, dove era possibile la presenza di grandi personalità le cui azioni avevano un forte significato, un impatto magnetico che si rifletteva nel quotidiano. Nella storia del Vecchio Gioco, cioè di uno specchio dello sviluppo sociale di un paese con tante virtù e colpe, si possono trovare pagine nascoste e annerite dal tempo. Con un pizzico di retorica si potrebbe dire che spesso, la Verità, si cela proprio all'interno di queste pagine oscure. E se è vero che ricercarla è sempre stato un traguardo ambito dall'umanità, ciò è dovuto al fatto che essa rappresenta una fonte di salvezza. Ebbene, soffiando sulla polvere di queste pagine, si possono trovare i peccati nascosti, ma anche e soprattutto, si trovano potenti figure umane che hanno prosperato nell'oscurità, che hanno solleticato le corde più profonde dell'anima e che hanno insegnato a risalire verso la luce. J.J.O'Neil è un eroe. Non nel senso sportivo dell'atleta che realizza l'homer vincente alla nona ripresa con 2 out, ma come essere umano verso il quale tutti dovrebbero rivolgere il proprio sguardo. La sua vita è il riflesso di un passato amaro, quello che il suo paese ha riservato alle persone di colore. Ma non c'è amarezza nei suoi occhi, perchè la sofferenza e la solitudine sono state abbandonate per dare spazio alla luce dorata del sorriso e della generosità. O'Neil è l'eroe riscoperto, un amico, un mentore. È come Jackie Robinson. È tutto ciò che può essere identificato come il progresso dell'uomo. Quando J.J. parla è come essere investito da una forte carica elettrica che ti pervade e ti magnetizza. Non è il piacevole formalismo di una stretta di mano che dice "È stato un piacere conoscerla, Mr O'Neil!", oppure, "Onorato di averla incontrata, Mr O'Neil!". No, non è tutto questo. Le sue parole sono l'incanto di un abbraccio, la vicinanza del cuore. "Non siate così formali, non nascondetevi dietro atteggiamenti convenzionali!", così è J.J.O'Neil. Nato a Carrabelle, FLA, nel 1911, O'Neil è stato un pò come un vecchio relitto abbandonato negli abissi dell'oceano. Ci ha pensato Ken Burns nel suo documentario BASEBALL, a riportarlo alla luce fornendo una forte testimonianza di quel mondo parallelo e sfuocato rappresentato dalla Negro League. O'Neil aveva un arsenale di nicknames. Qualcuno lo chiamava Jay, oppure Foots, Country e Cap ed anche Nancy, quest'ultimo riferito ad una storia che coinvolse Leroy "Satchel" Paige. Ma il suo soprannome più famoso è stato Buck, quasi una contraddizione perchè a John Jordan O'Neil non interessavano i Bucks, i soldi. Per lui, giocare a baseball è stata una cosa meravigliosa, niente di meglio per un essere umano perchè ti riempie di gioia come il sesso e la musica. Niente lacrime per Buck. Non se n'è andato troppo presto, tutto è successo nel periodo giusto. Non c'è una storia triste da raccontare. La vita di Buck, come lui stesso ha affermato, è stata una benedizione. Lui ha visto personaggi come Connie Mack, John McGraw e Babe Ruth durante gli allenamenti primaverili. Lui ha giocato Prima base per i Kansas City Monarchs, la prestigiosa squadra della Negro League. Buck ha giocato con Satchel Paige, Josh Gibson e Cool Papa Bell e ha visto crescere Ernie Banks, alias Mr.Cubs. Ha insegnato il baseball ad un giovane Lou Brock e ad un giovane Bo Jackson. "Babe Ruth?", dice Buck, "Wow!, il sound della mazza contro la pallina era come la dinamite. Se lo sentivi, anche senza vederlo, sapevi che non era Gerhig o Lazzeri". Lo stesso sound l'ho sentito nel 1938, al Griffith Stadium. Sono corso fuori dagli spogliatoi in maglietta e con i pantaloni slacciati. Non era Ruth, era Josh Gibson. Dio!, quanto era forte quell'uomo!". Oltre a Gibson c'erano tanti altri giocatori nella Negro league in grado di competere contro i migliori majorleaguers del tempo. Richie Ashburn, William Hulbert, Leon Day. E poi c'era Bullet Joe Rogan, Smokey Joe Williams, Willie Foster, Hilton Smith e Cannonball Redding. Battitori come Turkey Stearnes, Mule Suttles, Willard Brown e Willie Wells. C'è voluto parecchio tempo, ma grazie al documentario di Ken Burns e alle testimonianze di Buck O'Neil, anche le porte di Cooperstown si sono aperte per ospitare, in una sezione dedicata alla Negro League, gli antichi eroi dimenticati, le leggende di un mondo fuori dal tempo, quasi invisibile. "Se verrò eletto nella Hall", disse Buck, "lo devo soprattutto a K.Burns. Ero un buon giocatore, ma i buoni giocatori non fanno parte della Hall of Fame. I grandi giocatori, si. Ora voglio solo far conoscere i nomi di altri players che meritano l'elezione nella Hall. Poi, se un giorno qualcuno farà il mio nome, sarò molto contento di essere al fianco di tanti amici scomparsi".
K.C.Monarchs 1946-B.O'Neil è in alto a destra
Di fatto i negro-players erano davvero in gamba e avrebbero potuto competere con le squadre di MLB. Anche se non l'hanno fatto, hanno mantenuto la fede e hanno spianato il terreno per Jackie Robinson. Un terreno tortuoso e contorto rappresentato da quei diamanti dove Jackie fu sottoposto ad ogni forma di ostilità e disprezzo sia in campo quanto sugli spalti. "Mi serve un giocatore di baseball e non un rissaiolo", disse Branch Rickey a Robinson, poco prima della firma del contratto. "Ti serve un giocatore senza il fegato di reagire?", rispose Jackie. "NO!", concluse Rickey, "Ho bisogno di un giocatore con il fegato di non reagire". I black players non hanno mai battuto contro Lefty Grove e non hanno mai lanciato contro Ted Williams, ma dovettero affrontare Bullet Joe Rogan e la mazza tremenda di Josh Gibson. Al funerale di Satchel Paige, avvenuto nel 1982, molti dissero che fu una vergogna che Satch non ebbe una carriera in MLB. Pensare che la Negro League fosse un campionato disorganizzato, è un errore. Già ai tempi della Guerra Civile i negroes giocavano a baseball e con il passare degli anni l'organizzazione diventò sempre più capillare e professionale. Tenuto conto del profondo atteggiamento razzista del tempo, fu una grossa conquista il fatto di poter disporre di 4 Leghe ufficialmente riconosciute: la Negro National League, la Negro American League, la Negro Southern League e la Negro Western League. Il programma comprendeva una All Star Game che si disputava ogni anno, oltre ai Play Off e alle Negro World Series che venivano giocate negli stadi della MLB come il Griffith Stadium e il Comesky Park di Chicago. L'affluenza degli spettatori era massiccia, dalle 40 alle 50mila persone testimoniarono la vittoria della All Star Negro Team contro la squadra All Star di MLB. Nonostante l'ardente fiamma del razzismo, parecchi furono i personaggi di razza bianca che rimasero affascinati da questi Negro players. Uno di questi fu James Leslie Wilkinson, il primo proprietario di razza bianca, di un team della Negro League, i Kansas City Monarchs, la stessa squadra che verrà in seguito acquistata dal jazzista Louis Armstrong. Tra le mosse vincenti di Wilkinson, sia in campo organizzativo che in quello promozionale, vanno ricordate la fondazione della prima squadra di baseball femminile avvenuta nel 1909. Nel 1912 il manager creò la prima squadra All Star-multietnica, che comprendeva giocatori di diverse razze tra cui indiani, negri, bianchi, polinesiani e asiatici. Nel 1930 i Kansas City Monarchs furono la prima squadra in assoluto a giocare sotto un set portatile di fari dell'illuminazione proposto da Wilkinson. Fu proprio lui nel 1945 ad offrire il primo contratto professionistico a J.Robinson per giocare nei K.C.Monarchs. Wilkinson morì nel 1964, all'età di 86 anni e grazie a K.Burns e alle testimonianze di Buck O'Neil, è stato inserito nella Hall of Fame nel 2006.

Dei tanti soprannomi di O'Neil, quello di Nancy è il più divertente. Successe durante un'avventura insieme a Satchel Paige. I due erano compagni di squadra nei Monarchs, e un giorno giocarono una partita nella riserva indiana vicino a Sioux Falls nel South Dakota. Paige conobbe una fanciulla indiana di nome Nancy e la invitò a raggiungerlo a Chicago perchè la squadra dei Monarchs, successivamente, avrebbe dovuto affrontare i Chicago American Giants. Nancy, che aveva alcuni parenti a Chicago, accettò l'invito e Paige le disse che la squadra avrebbe alloggiato all'Evans Hotel. Qualche giorno dopo, a Chicago, Buck O'Neil si trovava nella hall dell'albergo quando vide arrivare un taxi dal quale scese l'indiana Nancy. Subito O'Neil le diede il benvenuto e le disse che Satch era in camera. Rivolgendosi al facchino, gli ordinò di portare i bagagli della ragazza. Passarono pochi minuti, quando un altro taxi si fermò davanti all'albergo. Dalla vettura scese la fidanzata di Paige, Lahoma, la quale non avrebbe dovuto essere presente secondo gli accordi presi in precedenza con Satch. Quella visione allarmò O'Neil il quale si precipitò verso Lahoma dicendole che Satch era uscito e che sarebbe tornato a breve nell'albergo. "Siediti qui con me!", disse O'Neil alla ragazza, "Dirò al facchino di portare i tuoi bagagli in camera". O'Neil andò a parlare col facchino e gli spiegò tutta la faccenda. "Vai di sopra, e sposta Nancy con i suoi bagagli nella camera adiacente", disse O'Neil, "Poi bussa alla camera di Paige e digli che è arrivata Lahoma". Il facchino eseguì gli ordini ricevuti e poco dopo, scendendo le scale, con un gesto fece capire a O'Neil che era tutto a posto. Nel frattempo Satchel era uscito dall'albergo usando le scale sul retro e si stava avvicinando all'ingresso dando l'impressione di aver fatto un giro nei dintorni. "Ecco il vecchio Satch che sta arrivando!", esclamò O'Neil. Appena Paige vide Lahoma, le diede il benvenuto dicendo "Ma che bella sorpresa". Entrambi salirono le scale e andarono in camera. Tutto sembrava risolto, tranne il fatto che quella notte O'Neil, che alloggiava di fronte alla stanza di Satch, sentì la porta della camera di Paige che si apriva e si chiudeva. Un attimo dopo sentì lo stesso Paige che bussava alla porta della camera di Nancy. "Nancy!...Nancy!", chiamava Paige. In quel momento la porta della camera di Paige si aprì nuovamente e O'Neil, sapendo che si trattava di Lahoma, temendo il peggio, balzò fuori dal letto e aprì la porta della sua camera. "Hey Satch!, cosa succede?". Sotto lo sguardo sorpreso di Lahoma, Paige, rivolgendosi a O'Neil, rispose "Hey Nancy!, sei tu?....A CHE ORA GIOCHIAMO DOMANI?".

Questo era Buck O'Neil. Lui non aveva storie tristi da raccontare. Questa era la Negro League, come un oasi circondata dal deserto della segregazione e dell'odio razziale. O'Neil morì nell'Ottobre del 2006, ma il suo contributo al baseball come giocatore prima, e come manager in seguito, è stato reso immortale con la costruzione di una statua in bronzo presso il National Baseball Hall of Fame Museum. Buck è tornato alle sue origini. Ha intrapreso il viaggio di ritorno per approdare sulle rive del Niger, nel cuore dell'Africa, per ritrovare l'abbraccio della sua tribù nativa, quella dei Mandingo. Questa volta il suo Amistad, cavalcando a ritroso le onde dell'oceano, ha spezzato per sempre le catene della sofferenza.