Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

giovedì 26 luglio 2012

SANGUE SUL MANICO

I guantini per battere rappresentano dei componenti più importanti degli accessori di un baseball player. Offrono un certo comfort, calore, una migliore aderenza e assorbono gli urti nell'attimo del contatto con la palla. L'uso dei guantini non è obbligatorio, ma sono considerati una parte essenziale dell'abbigliamento rientrando nella categoria dei must delle attrezzature da baseball. Qualcuno afferma che il primo giocatore di baseball che indossò i guantini fu Bobby Thomson dei Giants nel 1949 durante una partita di Spring training. Altri invece sostengono che fu Ted Williams nell'estate del 1953 durante un allenamento di batting practice. Lo storico David Cataneo sostiene che il manager di Williams, Fred Corcoran, si recò verso il tunnell dove lo Splendid Splinter stava facendo l'ormai consueto extra allenamento di battuta. Il manager notò che le mani di Williams erano piene di vesciche e allora tirò fuori dalla sua tasca un paio di guantini da golf e li diede a Ted. In breve, da quel momento, tanti furono i giocatori che usarono i guantini convinti che fossero la chiave segreta per battere con successo, come faceva Williams. Il primo atleta ad usare i guantini durante una partita fu Ken Hawk Harrelson nel 1964 quando giocava con i Kansas City A's. Altri sostengono in modo apocrifo, non certificato, che nel 1968 Harrelson (a quel tempo con i Red Sox), passò la giornata dedicandosi al golf nella certezza di non dover giocare la partita in notturna a Boston. Quando arrivò al Fenway si accorse che il suo nome era nel line-up di battuta. Avendo le mani con diverse vesciche, Harrelson indossò gli stessi guantini da golf che aveva usato durante il giorno. Un altro storico, Peter Morris, nel suo libro A game of Inches, scrive che i guantini vennero usati per la prima volta nel 1901 da Hughie Jennings. In seguito furono Lefty O'Doul e Johnny Frederick dei Brooklyn Dodgers a farne uso nel 1932. Sempre Morris, scrive che Harrelson reintrodusse l'uso dei guantini aumentandone la popolarità negli anni 60'. Gli appassionati di MLB ed in particolare i fans dei Chicago White Sox sanno che Harrelson è il broadcaster della squadra. Famose sono le sue telecronache colorite e originali del tipo "You can put it on the board...Yes", in seguito ad un fuoricampo. Oppure "The good guys", riferito alla squadra di Chicago. E ancora, "He gone..Grab some bench", riferito ad uno strike-out del battitore avversario. "Sacks packed with Sox", basi piene per i Sox. Ma i batting glove divennero famosissimi negli anni 80' quando un grande Hall of Famers, Mike Schmidt dei Philadelphia Phillies, guidò una forte campagna pubblicitaria a favore dei Franklin che diventarono i guantini più usati dai player di Major League. Però, come succede spesso in queste occasioni l'uso dei guantini ha anche i suoi non-sostenitori. Sono tanti coloro che non li usano tra i quali Vladimir Guerrero, Bobby Kielty, Doug Mientkiewicz, Jorge Posada, Francisco Cervelli, Nate Schierholtz, Jason Kendall, Jamie Moyer, Brooks Conrad, Luis Durango, Homer Bailey giusto per menzionarne qualcuno. Voglio ricordare che l'introduzione delle mazze d'alluminio specie nelle leghe giovanili ha contribuito ad innalzare l'uso dei guantini per poter meglio assorbire le vibrazioni e gli shock dovuti al metallo. Con un clima freddo non è difficile infortunarsi ai polsi e alle dita. Oggi, tanti giocatori si presentano nel box di battuta con un corredo da pret a porter composto da: divisa, ok, quella ci vuole, spikes o altro, caschetto, occhiali, polsini, para-gomito, para-caviglia, guantini, collane e collanine, trecce nei capelli, il nero antiriflesso sotto gli occhi, orecchino e nastro per raccogliere i capelli a coda di cavallo (McCutchen Pirates). Ah, dimenticavo, tabacco da masticare, compreso la scatoletta tonda Skol nella tasca, l'anello di plastica da infilare nel pollice della mano che sta sopra, un taping sul manico della mazza ed una buona sfregatura col pine tar (la pece). Ecco a voi l'archetipo del moderno battitore di baseball.  Jorge Posada, Doug Mientkiewicz, Moises Alou, Vladimir Guerrero, Doug Mirabelli e pochi altri potrebbero essere identificati come rivoluzionari e contro corrente perchè si sono allontanati da più di 40 anni di tradizione dei guantini. "E' una questione di sensibilità", dice Posada, "Mi piace sentire la pece sulle mani, la terra e il legno". Doug Mientkiewicz dice la stessa cosa. "Sento meglio la mazza nelle mani". Il fatto curioso è che anche i battitori che usano i guantini affermano la stessa cosa. Il neurologo Frank R. Wilson, autore del libro The Hand: How Its Use Shapes the Brain Language and Human Culture, afferma che l'uso delle mani è l'aspetto centrale nel corso dell'evoluzione dell'uomo specialmente da quando si è alzato e ha iniziato a camminare su due piedi. Le mani sono nel centro del movimento. Le scimmie giocano sugli alberi, l'uomo gioca a baseball. La posizione delle mani con la presa obliqua dove le dita, e non il palmo, stringono la mazza, è il fulcro di un ipotetico cerchio disegnato dalla testa della mazza durante lo swing. La presa e la sensibilità sono fondamentali per ottenere precisione e accuratezza. Una volta iniziato lo swing, è impossibile correggerlo. Se Babe Ruth fosse stato una scimmia, non ci sarebbe stato nessun Called Shot (fuoricampo dichiarato WS 1932). L'uso dei guantini previene lo slip, ovvero lo scivolamento delle mani prodotto dalla sudorazione delle stesse. Come rimedio Greg Counsell e Mark Grace si sfregavano le mani raccogliendo un pò di terra. Potremmo dire allora che chi non usa i guantini sarebbe in grado di superare il test della macchina della verità perchè non ha sudorazione nelle mani?. Harrelson racconta dei suoi 2 homers contro gli Yankees (4 Sett. 1964) dicendo che il primo volò per oltre 130mt. Il giorno dopo tutti i giocatori degli Yankees indossarono i guantini da golf, e Mickey Mantle ne ordinò 20 paia. Non usare i guantini crea una sorta di appartenenza ad una famiglia che si potrebbe definire quasi esclusiva. Un giorno allo Yankees Stadium faceva freddo e Doug Mientkiewicz, prima base dei Twins, decise di usare i guantini. Posada subito lo ammonì. "Pensavo tu fossi uno di noi". Tanti giocatori con atteggiamenti da signorina usano i guantini per evitare il formarsi di vesciche che indurendosi col tempo si trasformano in calli. Come risolviamo questo fastidioso problema? "Semplice", rispose Moises Alou "Basta pisciarsi sulle mani". Non credo proprio che durante gli Spring Training ci fosse qualcuno desideroso di stringere la mano a Moises.
M.Alou
A proposito dei guantini, Claudio Acquafresca, grande esterno dell'Europhon Milano negli anni 70' racconta questo episodio. "1973, Stadio Kennedy di Milano. Uscivo dall'ufficio alle 17, alle 17.30 ero in divisa pronto per l'allenamento. Peccato che iniziava alle ore 19. Cosa facevo nel frattempo?, mi allenavo in battuta. Allora avevamo un tunnel (dove ora c'è lo scivolo per chi usa la carrozzina), con all'interno la macchina lanciapalle, quella con la molla a torsione, il braccio e la mano. Caricavo il contenitore con le palline, accendevo la macchina e correvo verso il piatto di casa base  per battere quei missili. Un giorno, un signore assieme al figlio di 10 o 12 anni si avvicinarono e mi guardarono con interesse mentre stavo battendo. Più tardi, quando finirono le palline dal contenitore della macchina lanciapalle, iniziai a raccoglierle e mi accorsi che il bimbo era entrato nel tunnell per aiutarmi. Terminata la raccolta, mi chiese di dargli la borsa piena di palline. Con tutta fretta andò a versarle nel contenitore della lanciapalle e, dopo aver preso posizione nel box, quel bimbo accese la macchina. Come spesso succede in certe situazioni, questo fatto si trasformò in un'abitudine e nei giorni a seguire il bimbo era sempre presente per darmi il suo aiuto. Alcune volte era lì prima di me ad aspettarmi. Un giorno mi chiese: "Acqua, come mai la mazza è un pò rossa?". La guardai e vidi che sul manico vi erano macchie di sangue. Si, a furia di battere col legno senza guantini, le vesciche si erano rotte e sanguinavano. Quel bambino era Ivan Guerci. Quell'anno, in serie A battei 280 con 6 HR e quel bambino diventerà uno dei punti di forza della squadra milanese negli anni 80'.
Claudio Acquafresca