Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

lunedì 30 luglio 2012

UN SECOLO DI RED SOX

Il legame e la fedeltà che unisce Boston al suo Fenway Park hanno affossato la tragedia e il dolore che sono emersi nel corso dei decenni di vita di questa franchise. Nel caso particolare di Boston, la sofferenza dei suoi tifosi è durata 86 anni. Per 31.390 giorni, il cuore dei NewEnglanders è stato trafitto dal dispiacere senza intaccare l'ardore, la vicinanza e la credenza che un giorno o l'altro tutto sarebbe finito. Ed è stato così nel 2004 per poi essere certificato nel 2007 con due indimenticabili World Series vinte. Ora Boston non ha più paura della maledizione anzi c'è la consapevolezza di poter condividere una grande squadra in un momento di grandezza come quello della vittoria finale. Ma in una squadra eccellente c'è più di un momento di grandezza e il tempo che passa disegna le sue forme sempre più nitide per non essere dimenticate. Per coronare questi 85 anni di lacrime e sospiri ecco in ordine numerico cosa è successo a Boston in quasi un secolo di storia di questa "franchise".
L'American League fece la sua apparizione nel 1901 con otto squadre, una delle quali fu proprio quella di Boston. Questa è la squadra che vanta alcuni milestones tra i più indimenticabili e memorabili. La prima World Series e la prima perfect game del baseball moderno si svolsero a Boston nell'Hauntington Avenue Grounds ed in entrambi i casi il lanciatore fu Cy Young. Ted Williams ha regalato momenti altissimi con il suo "6 su 8" nell'ultimo giorno della stagione del 1941, il "4 su 4" con 2 HR nella All Star del 1946 e quel Settembre del 1960, quando lo Splendido terminò la sua carriera con un fuoricampo nel suo ultimo turno di battuta. Carl Yastrzemski vinse la Tripla Corona nel 1967, l'ultimo, ancora oggi, ad aver raggiunto un simile traguardo. Fred Lynn si aggiudicò il trofeo per Rookie of the Year e il Most Valuable Player entrambi nel 1975. Carlton Fisk si impose come l'immagine più duratura nella storia dello sport con uno swing nelle WS del 1975, grazie anche a Bernie Carbo il quale, poche riprese prima, ottenne il suo secondo pinch-hit homerun portando in parità la partita. Dave Henderson ottenne l'homer della salvezza all'ultima ripresa con 2 strike contro i California Angels nei Play Off del 1986. Roger Clemens realizzò 20 strike-out in una partita, per due volte. Pedro Martinez lancò una no-hit in rilievo contro Cleveland per agguantare le Division Series nel 1999. Big Papy con i suoi 54 homers nel 2006 diventò il recordman in tutta la storia dei Red Sox battendo il precedente record detenuto da Jimmie Foxx nel 1938. Jason Varitek è l'unico catcher nella storia ad aver ricevuto 4 no-hit, l'ultima delle quali fu realizzata da John Lester nel Maggio del 2008. Questa è la squadra che vinse le prime WS dell'era moderna nel 1903. Hall of Famers come Waite Hoyt, Herb Pennock, Red Ruffing e Babe Ruth iniziarono la loro carriera a Boston. Questa è la squadra che ha testimoniato l'ultimo battitore che ha superato .400 di media e due Triple Corone. Wade Boggs vinse 5 titoli di battuta con Boston e Roger Clemens ottenne per 3 volte il Cy Young Award e l'MVP. Questa è la squadra che vinse 3 WS in 4  stagioni, dal 1915 al 1918 ma è anche l'unica squadra ad aver perso il 7° incontro nelle WS del 1946-67-75-86. Enos Slaughter nel 1946, Bob Gibson nel 1967, Joe Morgan nel 1975, Bucky Dent nel 1978, Bill Buckner nel 1986 e Aaron Boone nel 2003 furono coloro che mantennero vivo un incubo durato 86 anni. Le parole di Johnny Pesky sono come i rintocchi di una morte annunciata. "Ho guardato su, in alto nel cielo e ho pensato a Mr Yawkey, a Cronin, a Collins. Ted è stato il primo a cui ho pensato, Dom e Bobby. Ho pianto e non me ne vergogno. Eravamo come un gruppo di bambini in perfetta armonia per così tanti anni. Ho visto i tifosi arrivare numerosi al Fenway ogni giorno sempre pronti ad incoraggiarci fino alla fine. Sono contento che abbiamo vinto per i nostri fans. Per tutta la vita il baseball è stato dentro di me. Per tutta la vita non ho mai vinto una World Series."

"Sit down for a while now". Rilassatevi per 5 minuti e viaggiate nel tempo perchè ora è il momento di elencare questo sogno durato 86 anni numerandolo progressivamente e associando il numero ad un momento indimenticabile del vecchio Fenway e della sempre-giovane squadra dei Red Sox.
1 I Boston vinsero il primo titolo delle WS battendo i Pttsburgh Pirates nel 1903.
2 È il numero di post-season disputati da C.Yastrzemsky. È il leader nelle partite disputate in carriera con i Red Sox con 3.308. È il secondo in tutta la storia delle Major League. Il primo è P.Rose con 3.562.
3 È il numero delle "Triple Corone" Vinte da un player dei Red Sox. Ted Williams nel 1942(.356 36 137). Sempre Williams nel 1947(.343 32 114). C.Yastrzemski nel 1967 (.326 44 121).
4 È il numero ritirato della casacca dell'interbase Joe Cronin. 24 stagioni con i Red Sox. Come manager ha il record di partite vinte: 1071.Eletto nella Hall of Fame nel 1956.
5 Dwight Evans vinse 5 Gold Glove consecutivi dal 1981-85. Grande battitore ma ancor di più straordinario esterno in possesso di un braccio come un bazooka. Oggi i tifosi vanno allo stadio per vedere il batting practice. Una volta al Fenway arrivavano prima della partita per vedere Evans e Rice che si scaldavano il braccio stando all'esterno sulle linee di foul a sinistra e a destra. Niente lanci con parabola, ma "tese cannonate"!.
6 È il numero di casacca ritirato di Johnny Pesky nel 2008. Anche il commissioner Bud Selig era presente per testimonare l'illustre carriera con i Boston del grande interbase.
7 Wade Boggs ha battuto più di 200 valide a stagione per 7 volte.
8 È il numero ritirato di Carl Yastrzemski. È stato eletto nella Hall of Fame al primo turno di eleggibilità nel 1989 con il 95% di voti a favore.
9 È il numero di Ted Williams. Una leggenda del baseball. Nel 1982 i tifosi lo votarono il miglior giocatore nella storia dei Red Sox.
10 È il numero di RBI ottenuti da Nomar Garciaparra nella partita disputata contro i Seattle Mariners del 10/5/1999. Nomar realizzò 3HR (2 Grand Slam). Lo stesso numero di RBI è stato ottenuto anche da Fred Lynn, Rudy York e Norm Zauchin.
11 Babe Ruth ottenne 11 homer nel 1918 vincendo il primo titolo della speciale classifica.
12 Heinie Wagner ottenne 12 valide nel 1902 con i NY Giants. Dopo solo 17 partite venne ceduto ai Boston Red Sox che vinsero le Series del 1912 contro i Giants.
13 Buck Freeman con 13 HR nel 1903 vinse il suo scondo titolo con i Red Sox. Fu anche il terzo consecutivo compreso quello per gli RBI.
14 È il numero di stagioni di Bobby Doerr tutte giocate in seconda base per i Red Sox. Hall of Famer, anche il suo numero 1 di casacca è stato ritirato.
15 Don Schwall vinse 15 partite su 25 opportunità nel 1961 guadagnandosi il "Rookie of the Year Award".
16 Dave Morehead perse 16 partite nella disastrosa stagione del 1965 quando i Red Sox persero 100 partite.
17 È il numero di "Grand Slams" realizzati da Ted Williams.
18 Roger Clemens lanciò 18 partite complete nel 1987, ottenendo 256 strike-out e il secondo "Cy Young Award".
19 Bill Mueller ottenne 19 HR nel 2003. Contro i Rangers in una partita realizzò 2 Grandi Slams e un "solo shot", il 12esimo atleta in tutta la storia del baseball.
20 È il numero di strike out di R.Clemens contro i Mariners in una partita (29 Aprile 1986). Major League record.
21 Nel 1988 Mike Greenwell realizzò il suo 21 HR che gli permise di ottenere un "Cycle" nel Settembre del 1988 contro i Baltimore.
22 Jim Longborg vinse 22 partite nel 1967 guadagnandosi il "Cy Young Award".
23 Jon Lester affrontò 23 battitori nelle WS del del 2007 dopo solo un anno di distanza dalla sua convalescenza dovuta ad un linfoma maligno. Fu onorato per questo con il "Tony Conigliaro Award", per aver combattuto e vinto la sua battaglia per la vita.
24 È il numero di partite vinte da Roger Clemens nel 1986 consegnandogli il primo dei suoi 7 "Cy Young Award".
25 Jim Rice ottenne 25 "basi totali" in 24 partite quando debuttò in Major League nell'Agosto del 1974. Il leggendario slugger terminò la carriera con 4.129 basi totali,la terza più alta in tutta la storia dei Red Sox.
26 Nel Giugno del 1917 Babe Ruth, dopo aver concesso la base su ball al primo battitore, venne espulso per proteste. Entrò a lanciare Ernie Shore. Il battitore-corridore venne eliminato nel tentativo di rubata e Shore affrontò esattamente 26 battitori per completare la partita con un "quasi perfect game".
27 È il numero ritirato dell'immortale Carlton "Pudge" Fisk. Pur non avendo mai vinto una WS, nel 2004 gli venne consegnato l'anello commemorativo in onore della sua carriera da "Hall of Fame".
28 Boston ottenne 28 valide in una partita contro Florida nel 2003, 13 delle quali vennero realizzate alla prima ripresa obbligando la squadra dei Marlins ad una maratona difensiva di 54minuti.
29 Babe Ruth realizzò 29 HR nel 1919 in solo 432 presenze alla battuta. Come lanciatore affrontò anche 591 battitori concedendo solo 2 fuoricampi in tutta la stagione.
30 Dustin Pedroia realizzò almeno una battuta valida in 30 partite consecutive giocate in trasferta. Il record precedente di 29 partite apparteneva a Tris Speaker che lo fece nel 1913.
31 È il numero di presenze alla battuta di Mike Greenwell quando esordì in Majors nel 1985. Le sue prime 3 battute valide furono 3 HR.
32 Tony Conigliaro fece 32 HR nel 1965. A soli 20 anni diventò l'HR Champion più giovane nella storia dell'American League. Firmò il contratto per i Boston a soli 17 anni.
33 È il numero di casacca del terzo capitano nella storia dei Red Sox. Jason Varitek. Gli altri due furono: C.Yastrzemski e Jim Rice.
34 A soli 22 anni Smoky Joe Wood vinse 34 partite nel 1912. Un record che sembra quasi imbattibile anche ai nostri giorni.
35 Jimmy Foxx battè 35 HR nel 1939. Aveva vinto la Tripla Corona nel 1933.
36 Sono gli homers di Ted Williams nel 1942 che gli diedero la "Tripla Corona" e il "Player of the Year Honors".
37 Jon Lester alla sua 37esima partita ottenne una no-hit contro Kansas City nel 2008. Effettuò 130 lanci, 86 strikes, 44 balls.
38 Cy Young lanciò 38 partite complete nel 1901 vincendone 33 con una percentuale di 1.62.Ottenne la "Tripla Corona" dei lanciatori.
39 Jim Rice vinse il titolo degli homers nel 1983 con 39.
40 Nel 1948 Dom Di Maggio ottenne 40 battute da due basi segnando un club record di 127 punti.
41 È il numero delle "opportunità di salvezza" per il rookie Jonathan Papelbon nel 2006. Ne realizzò 35 con una percentuale di 0.92.
42 Nel 1997 i Boston Red Sox ritirarono il numero 42 per onorare Jackie Robinson, il primo giocatore di colore nella storia delle Major League. Robinson fece un try-out con i Boston nel 1946 ma il GM B.Rickey dei Brooklyn "arrivò prima" e fece firmare il contratto a Robinson. Chissà, la storia forse sarebbe cambiata!.
43 È il totale dei fuoricampi battuti da Manny Ramirez nel 2004.
44 La "Hall of Fame Legend" Carl Yastrzemski realizza 44 HR nel 1967, vincendo la Tripla Corona.
45 Manny Ramirez batte 45 HR nel 2005.
46 Jim Rice batte 46 HR nel 1978.
47 È il N° di HR realizzati da David Ortiz nel 2005.
48 È il numero di battitori affrontati da Babe Ruth nelle WS del 1916 disputate contro i Brooklyn Robins (più tardi si chiameranno Dodgers). Ruth vinse la partita per 2-1 lanciando 14 riprese. Boston vinse le WS.
49 Nel 1927 i Boston avevano un distacco di 49 partite rispetto ai primi in classifica, i NY Yankees. Fu una stagione disastrosa per i Red Sox ma nonostante questo incolmabile divario, nel Settembre di quell'anno, i tifosi di Boston si accalcarono in massa al Fenway per assistere a due partite contro gli Yankees. Un record di quasi 40.000 spettatori testimoniarono la vittoria dei Boston in gara 1 per 12-11 in 18 riprese.
50 L'"Hall of Famer" Jimmie Foxx realizza 50 HR nel 1938
51 È il numero di "doppi" realizzati da Joe Cronin nel 1938, Wade Boggs nel 1989 e Nomar Garciaparra nel 2000.
52 Sono i battitori affrontati da Josh Beckett nei Play Off del 2007 contro Cleveland che portarono Boston alla vittoria con Beckett MVP delle Series.
53 L'"Hall of Fame Legend" Tris Speaker realizzò 53 "doppi" nel 1912.
54 È il numero di HR di David Ortiz nel 2006.
55 È il numero delle partite del rookie seconda base Bobby Doerr nel 1937. Aveva 19 anni e fu l'inizio di una brillante carriera con Boston che durò 14 anni. È stato eletto nella Hall of Fame.
56 N.Garciaparra ottenne il record di 56 "doppi" nel 2002.
57 È il numero di lanci "strikes" effettuati da Pedro Martinez nelle Division Series del 1999. Alla terza ripresa di Game 5 delle Series sul punteggio in parità di 8-8, entra a lanciare Pedro che lascia il line-up di Cleveland senza battute valide lanciando un totale di 97 lanci e consegnando la vittoria a Boston per 12-8.
58 Buck Freeman ottenne 58 "tripli" in totale dal 1902 al 1904.
59 È il numero di "tripli" realzzati da Carl Yastrzemski dal 1961 al 1983. Uno di questi venne realizato nel 1965 contro i Tigers in aggiunta a 2 HR, 1 doppio e 1 singolo per un totale di 5 su 5  più il "cycle" e 5 RBI.
60 Tris Speaker nel 1913 ottenne questo numero di battute di "extra base".
61 È il numero di errori in seconda base di Hobe Ferris nel 1901. Ancora oggi è un record nella storia dei Red Sox.
62 Sono i punti concessi da Joe Smoky Wood nel 1911 su 275 riprese lanciate con una percentuale di 2.02.
63 Sono i punti concessi da Babe Ruth nel 1916 per un totale di 323 riprese lanciate.
64 Sono i punti concessi dai Boston nelle 17 partite di extra inning disputate nella stagione 1969. Persero tutte le partite. Disperazione dei tifosi di Boston ogni volta che la squadra andava agli extra inning!.
65 È il numero di "tripli" realizzati da Jimmy Collins quando giocava con Boston. Il totale in carriera dell'Hall of Famers sono 116.
66 Hideo Nomo lanciò 66 strikes dei suoi 105 lanci contro Baltimore nel 2001 vincendo per 3-0 con 11 strike-outs.
67 L'esterno Earl Webb ottiene un franchise-record di 67 doppi nel 1931.
68 È il numero di strikes di Tim Wakefield contro Texas nel 2008 su un totale di 86 "knuckle-balls".
69 È il numero di riprese lanciate da Cy Young e Bill Dinneen nelle WS del 1903. Boston usò solo 3 lanciatori per le series che al tempo si disputavano al meglio delle 9 partite. Il terzo lanciatore fu Tom Hughes. Dinneen lanciò 4 partite complete, Young ne lanciò 3 e Hughes 1. Hughes fu il partente in un'altra partita, ma Young entrò in rilievo alla terza ripresa.
70 È il numero di lanci effettuati da Chase Wright lanciatore degli Yankees. Nel 2007 con due out e le basi vuote, M.Ramirez, J.D.Drew, M.Lowell e J.Varitek realizzarono 4 HR consecutivi contro Chase Wright. Fu la quinta volta nella storia del baseball in cui una squadra realizza 4 HR consecutivi. Ma fu la seconda volta per J.D.Drew. Infatti nell'anno precedente, il 2006, Drew giocava con i Dodgers i quali realizzarono anche loro 4HR consecutivi in una partita. Il secondo homer dei 4 consecutivi venne realizzato proprio da J.D.Drew. Questo curioso primato è stato "statisticamente calcolato" dal Dr. Nancy Rallis del Boston College Stats. & Matematics. Non so come, ma il docente ha affermato che c'è 1 possibilità su 14,3 milioni di volte nel quale un giocatore può ottenere il risultato di J.D.Drew!.
71 Furono i punti segnati da C.Yastrzemski nel 1961. In quell'anno i riflettori erano puntati su Mantle e Maris che erano in lizza per il record stagionale di HR (1927 Babe Ruth con 60). Pochi si accorsero del rookie Carl all'esterno sinistro. Yastrzemski terminò la carriera con un Red Sox-record di 1816 punti segnati. Attualmente è al 17esimo posto All Time. Gli unici atleti, nei primi 20, ancora in attività sono D.Jeter (1827 punti segnati, 15esimo posto) e A.Rodriguez (1878 punti segnati, 11esimo posto). Al primo posto c'è Rickey Henderson con 2295 punti segnati.
72 È il numero di battute valide del rookie 21enne Harry Hooper nel 1909.
73 È il numero di partite del rilievo Tom Gordon nel 1998. Ottenne 46 salvezze e gli venne assegnato il "Rolaids Relief Man Award". Stephen King scrisse un "best seller" dal titolo "The girl who loved Tom Gordon".
74 È il numero che rappresenta il tentativo di rubata di Steve Lyons nel 1986. Lyons dalla seconda cercò di rubare la terza base ma venne eliminato. Alla battuta c'era Boggs che stava "viaggiando"con una media di quasi.400. Boston perse quella partita contro Milwaukee 7-5 e Lyons venne ceduto ai White Sox...pochi giorni dopo.
75 È il numero di HR in carriera dell'Hall of Fame Harry Hooper. Possono sembrare pochi, ma tutti gli homers vennero realizzati durante la "Dead Ball Era".
76 È il numero di partite del lanciatore di rilievo Heathcliff Slocumb nel 1997. Venne ceduto ai Seattle in cambio di Derek Lowe e Jason Varitek.
77 I tripli del nativo inglese Hob Ferris dal 1901 al 1907.
78 Le partite disputate da Juan Beniquez nel 1975. Venne impiegato all'esterno sinistro, centro e destro oltre che in terza base, prima base e DH. La sua media battuta fu di .291.
79 Sono i tripli del leggendario Jim Rice in carriera con i Boston.
80 È il numero di strike-out ottenuti da Pedro Martinez nei post seasons dal 1998 al 2004.
81 Il numero di battute da extra base di Ted Williams nel 1947.
82 Il numero di battute valide in carriera del lanciatore Slim Harriss con una media di.146. Nel 1923 realizzò soltanto 4 valide su 61 presenze alla battuta per una media di.066. Harriss viene ricordato perchè in quell'anno realizzò l'unica battuta valida della partita fra Boston e Philadelphia. Purtroppo, correndo verso la seconda base, saltò il sacchetto di prima base. Venne eliminato su "gioco d'appello" consegnando a Boston la vittoria per 4-0 e al lanciatore Ehmke una no-hit.
83 È il numero di battute da extra base di Ted Williams nel 1946.
84 È il numero di partite disputate con i Boston di Bob Watson prima di essere ceduto agli Yankees nel 1979. Nel 1974 diventò il primo giocatore nella storia ad ottenere un "cycle" in entrambe le Leghe e, piccola curiosità, segnò il milionesimo punto nella storia del baseball!.
85 È il numero di battute da extra base di (sempre lui), Ted Williams nel 1949.

Ecco fatto!..Una breve cavalcata quasi secolare fatta di ricordi, imprese memorabili ed atleti che rimarranno nella storia per sempre. Sono tinte variopinte che, come le corde delle emozioni, dipingono esaltanti imprese e lugubri ricordi in un teatro come il vecchio Fenway Park, ormai eletto a nuova meraviglia globale. È il luogo d'incontro del mondo intero dove tutti sanno come guarire le ferite perchè il romanticismo del Fenway è un cuore che si spezza da cui nasce un fiore che profuma vittoria. Poco importa il tempo che intercorre tra un sentimento e l'altro. Ciò che rimane è la certezza che, come il dubbio di un credo, un giorno o l'altro tutto succederà.

giovedì 26 luglio 2012

SANGUE SUL MANICO

I guantini per battere rappresentano dei componenti più importanti degli accessori di un baseball player. Offrono un certo comfort, calore, una migliore aderenza e assorbono gli urti nell'attimo del contatto con la palla. L'uso dei guantini non è obbligatorio, ma sono considerati una parte essenziale dell'abbigliamento rientrando nella categoria dei must delle attrezzature da baseball. Qualcuno afferma che il primo giocatore di baseball che indossò i guantini fu Bobby Thomson dei Giants nel 1949 durante una partita di Spring training. Altri invece sostengono che fu Ted Williams nell'estate del 1953 durante un allenamento di batting practice. Lo storico David Cataneo sostiene che il manager di Williams, Fred Corcoran, si recò verso il tunnell dove lo Splendid Splinter stava facendo l'ormai consueto extra allenamento di battuta. Il manager notò che le mani di Williams erano piene di vesciche e allora tirò fuori dalla sua tasca un paio di guantini da golf e li diede a Ted. In breve, da quel momento, tanti furono i giocatori che usarono i guantini convinti che fossero la chiave segreta per battere con successo, come faceva Williams. Il primo atleta ad usare i guantini durante una partita fu Ken Hawk Harrelson nel 1964 quando giocava con i Kansas City A's. Altri sostengono in modo apocrifo, non certificato, che nel 1968 Harrelson (a quel tempo con i Red Sox), passò la giornata dedicandosi al golf nella certezza di non dover giocare la partita in notturna a Boston. Quando arrivò al Fenway si accorse che il suo nome era nel line-up di battuta. Avendo le mani con diverse vesciche, Harrelson indossò gli stessi guantini da golf che aveva usato durante il giorno. Un altro storico, Peter Morris, nel suo libro A game of Inches, scrive che i guantini vennero usati per la prima volta nel 1901 da Hughie Jennings. In seguito furono Lefty O'Doul e Johnny Frederick dei Brooklyn Dodgers a farne uso nel 1932. Sempre Morris, scrive che Harrelson reintrodusse l'uso dei guantini aumentandone la popolarità negli anni 60'. Gli appassionati di MLB ed in particolare i fans dei Chicago White Sox sanno che Harrelson è il broadcaster della squadra. Famose sono le sue telecronache colorite e originali del tipo "You can put it on the board...Yes", in seguito ad un fuoricampo. Oppure "The good guys", riferito alla squadra di Chicago. E ancora, "He gone..Grab some bench", riferito ad uno strike-out del battitore avversario. "Sacks packed with Sox", basi piene per i Sox. Ma i batting glove divennero famosissimi negli anni 80' quando un grande Hall of Famers, Mike Schmidt dei Philadelphia Phillies, guidò una forte campagna pubblicitaria a favore dei Franklin che diventarono i guantini più usati dai player di Major League. Però, come succede spesso in queste occasioni l'uso dei guantini ha anche i suoi non-sostenitori. Sono tanti coloro che non li usano tra i quali Vladimir Guerrero, Bobby Kielty, Doug Mientkiewicz, Jorge Posada, Francisco Cervelli, Nate Schierholtz, Jason Kendall, Jamie Moyer, Brooks Conrad, Luis Durango, Homer Bailey giusto per menzionarne qualcuno. Voglio ricordare che l'introduzione delle mazze d'alluminio specie nelle leghe giovanili ha contribuito ad innalzare l'uso dei guantini per poter meglio assorbire le vibrazioni e gli shock dovuti al metallo. Con un clima freddo non è difficile infortunarsi ai polsi e alle dita. Oggi, tanti giocatori si presentano nel box di battuta con un corredo da pret a porter composto da: divisa, ok, quella ci vuole, spikes o altro, caschetto, occhiali, polsini, para-gomito, para-caviglia, guantini, collane e collanine, trecce nei capelli, il nero antiriflesso sotto gli occhi, orecchino e nastro per raccogliere i capelli a coda di cavallo (McCutchen Pirates). Ah, dimenticavo, tabacco da masticare, compreso la scatoletta tonda Skol nella tasca, l'anello di plastica da infilare nel pollice della mano che sta sopra, un taping sul manico della mazza ed una buona sfregatura col pine tar (la pece). Ecco a voi l'archetipo del moderno battitore di baseball.  Jorge Posada, Doug Mientkiewicz, Moises Alou, Vladimir Guerrero, Doug Mirabelli e pochi altri potrebbero essere identificati come rivoluzionari e contro corrente perchè si sono allontanati da più di 40 anni di tradizione dei guantini. "E' una questione di sensibilità", dice Posada, "Mi piace sentire la pece sulle mani, la terra e il legno". Doug Mientkiewicz dice la stessa cosa. "Sento meglio la mazza nelle mani". Il fatto curioso è che anche i battitori che usano i guantini affermano la stessa cosa. Il neurologo Frank R. Wilson, autore del libro The Hand: How Its Use Shapes the Brain Language and Human Culture, afferma che l'uso delle mani è l'aspetto centrale nel corso dell'evoluzione dell'uomo specialmente da quando si è alzato e ha iniziato a camminare su due piedi. Le mani sono nel centro del movimento. Le scimmie giocano sugli alberi, l'uomo gioca a baseball. La posizione delle mani con la presa obliqua dove le dita, e non il palmo, stringono la mazza, è il fulcro di un ipotetico cerchio disegnato dalla testa della mazza durante lo swing. La presa e la sensibilità sono fondamentali per ottenere precisione e accuratezza. Una volta iniziato lo swing, è impossibile correggerlo. Se Babe Ruth fosse stato una scimmia, non ci sarebbe stato nessun Called Shot (fuoricampo dichiarato WS 1932). L'uso dei guantini previene lo slip, ovvero lo scivolamento delle mani prodotto dalla sudorazione delle stesse. Come rimedio Greg Counsell e Mark Grace si sfregavano le mani raccogliendo un pò di terra. Potremmo dire allora che chi non usa i guantini sarebbe in grado di superare il test della macchina della verità perchè non ha sudorazione nelle mani?. Harrelson racconta dei suoi 2 homers contro gli Yankees (4 Sett. 1964) dicendo che il primo volò per oltre 130mt. Il giorno dopo tutti i giocatori degli Yankees indossarono i guantini da golf, e Mickey Mantle ne ordinò 20 paia. Non usare i guantini crea una sorta di appartenenza ad una famiglia che si potrebbe definire quasi esclusiva. Un giorno allo Yankees Stadium faceva freddo e Doug Mientkiewicz, prima base dei Twins, decise di usare i guantini. Posada subito lo ammonì. "Pensavo tu fossi uno di noi". Tanti giocatori con atteggiamenti da signorina usano i guantini per evitare il formarsi di vesciche che indurendosi col tempo si trasformano in calli. Come risolviamo questo fastidioso problema? "Semplice", rispose Moises Alou "Basta pisciarsi sulle mani". Non credo proprio che durante gli Spring Training ci fosse qualcuno desideroso di stringere la mano a Moises.
M.Alou
A proposito dei guantini, Claudio Acquafresca, grande esterno dell'Europhon Milano negli anni 70' racconta questo episodio. "1973, Stadio Kennedy di Milano. Uscivo dall'ufficio alle 17, alle 17.30 ero in divisa pronto per l'allenamento. Peccato che iniziava alle ore 19. Cosa facevo nel frattempo?, mi allenavo in battuta. Allora avevamo un tunnel (dove ora c'è lo scivolo per chi usa la carrozzina), con all'interno la macchina lanciapalle, quella con la molla a torsione, il braccio e la mano. Caricavo il contenitore con le palline, accendevo la macchina e correvo verso il piatto di casa base  per battere quei missili. Un giorno, un signore assieme al figlio di 10 o 12 anni si avvicinarono e mi guardarono con interesse mentre stavo battendo. Più tardi, quando finirono le palline dal contenitore della macchina lanciapalle, iniziai a raccoglierle e mi accorsi che il bimbo era entrato nel tunnell per aiutarmi. Terminata la raccolta, mi chiese di dargli la borsa piena di palline. Con tutta fretta andò a versarle nel contenitore della lanciapalle e, dopo aver preso posizione nel box, quel bimbo accese la macchina. Come spesso succede in certe situazioni, questo fatto si trasformò in un'abitudine e nei giorni a seguire il bimbo era sempre presente per darmi il suo aiuto. Alcune volte era lì prima di me ad aspettarmi. Un giorno mi chiese: "Acqua, come mai la mazza è un pò rossa?". La guardai e vidi che sul manico vi erano macchie di sangue. Si, a furia di battere col legno senza guantini, le vesciche si erano rotte e sanguinavano. Quel bambino era Ivan Guerci. Quell'anno, in serie A battei 280 con 6 HR e quel bambino diventerà uno dei punti di forza della squadra milanese negli anni 80'.
Claudio Acquafresca

mercoledì 18 luglio 2012

ENGEL STADIUM

J.Engel
Engel Stadium si trova a Chattanooga, Tennessee. Nel 1929, Clark Griffith, proprietario dei Washington Senators, mandò un giovane scout di nome Joe Engel nel Sud degli Stati Uniti con l'intento di trovare una città che potesse ospitare una squadra di Minor League affiliata ai Senators. Engel si recò ad Atlanta e, soldi alla mano, cercò di negoziare l'acquisto degli Atlanta Crackers. Non riuscendo a finalizzare la trattativa, Engel si recò a Chattanooga riuscendo a comprare la squadra locale dei "Lookouts" e permettendo anche la costruzione di un nuovo impianto sportivo, uno "State-of-the-art-stadium" del costo di $150.000. Engel Stadium possedeva caratteristiche innovative per quel tempo. Fu il primo ballpark ad avere un ufficio stampa. Era dotato di un prato centrale distante 471ft da casa base e dietro la recinzione era stata costruita una collinetta con la scritta "LOOKOUTS" ricavata sagomando opportunamente la siepe. Joe Engel fu un personaggio unico, bizzarro e grottesco al punto da essere definito dai suoi contemporanei come "insostituibile". Seguendo i canoni promozionali del tempo, Engel si inventò qualsiasi tipo di evento per far affluire più gente possibile allo stadio. Tra le sue "proposte" va ricordato che nel 1931 in una partita amichevole contro i New York Yankees, Engel mandò sul monte di lancio una ragazza di appena 17 anni. Si chiamava Jackie Mitchell, la quale si prese il lusso di mettere strike-out Babe Ruth e Lou Gehrig. Chi conosceva la Mitchell (nata nel 1912 e morta nel 1987), garantisce che non possedeva una "palla veloce", ma la sua "curva" era incredibile perchè spezzava improvvisamente in prossimità del piatto di casa base. Ultimamente la rete televisiva FOX-SPORTS ha dedicato un capitolo del suo programma "Amazing Sports Stories" alla giovane Jackie Mitchell.
Jackie Mitchell
 Nel 1936 Joe Engel attirò 25.000 persone allo stadio, quando la capienza massima era di 12.000 posti a sedere, perchè attraverso una lotteria, ci sarebbe stata l'estrazione del numero del biglietto che avrebbe fatto vincere una casa. Nessuno vinse anche perchè in seguito si venne a sapere che il numero del biglietto estratto non esisteva. Sempre nel 1936 Engel fece installare l'impianto di illuminazione facendo grossa pubblicità per l'evento chiamandolo "The Great Light Switch Throwing". Quando arrivò il buio, Engel dall'altoparlante annunciò "Fra 3 minuti vedrete il campo illuminato!". Passarono 3 min., e altri 3 min. e ancora 3 min. Deluso da quella attesa Engel si accorse che il trasformatore era bruciato, lasciando tutto lo stadio al buio. Gli addetti alla sicurezza mantennero l'ordine con le loro torce e dopo un'ora le luci si accesero. I Lookouts persero la partita. Nel 1938 Engel si inventò "The Wild Elephant Hunt". La folla aspettava fuori dallo stadio mentre sentiva il selvaggio barrire degli elefanti. Pensando di trovare i pachidermi all'interno dello stadio la gente rimase delusa nel vedere che era una pagliacciata anche se simpatica dove alcuni attori in costume interpretavano una "caccia grossa" all'elefante correndo all'interno dello stadio. Le iniziative di Engel furono numerose e divertenti. Organizzò concorsi di bellezza, corse di lepri e di struzzi. Nel 1931 vendette il suo interbase, Johnny Jones, in cambio di un tacchino che pesava 15kg!. "The turkey had a better year", disse Engel e da quel momento il sandwich al tacchino diventò popolare in tutte le partite. Una volta portò allo stadio 50 gabbie piene di canarini cinguettanti!. Engel Stadium è ricco di storia e di avvenimenti che lo posizionano ai primissimi posti per importanza. Nel 1917 venne disputata la partita più lunga della storia nella Southern Association durata 23 riprese e sospesa per oscurità sul punteggio di 2-2 tra i Lookouts che ospitarono gli Atlanta Crackers. Nel 1926 Satchel Paige fece il suo esordio come professionista giocando per i Chattanooga White Sox, una squadra della Negro League. Nel 1937 il proprietario dei Washington Senators, Clark Griffith decise di vendere i Lookouts per $125.000. Determinato a mantenere la squadra a Chattanooga, Joe Engel organizzò una colletta tra gli abitanti della città racimolando $100.000 per comprare i Lookouts. Nel 1938 Roger Hornsby diventò player-manager della squadra. Nel 1941 i Lookouts ritornarono come squadra affiliata ai Washington Senators, Joe Engel firmò il contratto a Hillis Layne per giocare in MLB scatenando la furia del manager di Selma che rivendicava i diritti sul giocatore. Per tutta risposta Engel mandò a Selma un camion pieno di ghiaccio dicendo al manager di "stare calmo e di rinfrescarsi!". Nel 1947 il 16enne Willie Mays esordisce all'esterno centro per i Chattanooga Choo-Choos.
Nel 1951 Don Grate entra pinch-hitter e ottiene due "Inside the park homerun". Nel 1953 Don Grate durante una gara di lancio, ottiene il record della distanza più lunga facendo volare la pallina per 135,33mt. Nel 1955 viene pubblicato il libro "Your Lookouts since 1885" di Wirt Gammon. Nel 1957 Harmon Killebrew realizzò l'unico e solo homerun all'esterno centro, nella storia dell'Engel Stadium. Nel 1959 il prima base Jesse Levan venne espulso a vita per attività illecita che riguardavano le scommesse e i Washington misero in vendita la squadra per la seconda volta. Ma Joe Engel e gli amministratori locali riuscirono a far fronte alla situazione affiliando la squadra ai Phillies di Philadelphia. Il destino si rivelò ancora beffardo per i LOOKOUTS, e dopo qualche anno anche Philadelphia chiuse ogni rapporto con la squadra di Chattanooga lasciando un vuoto che risultò ancora più incolmabile quando nel Giugno del 1969 William Joseph Engel morì al Campbell General Hospital. Come in una città fantasma Engel Stadium non fu più popolato dai tifosi e il suo percorso di decadenza sembrava portasse il vecchio stadio alla completa distruzione. Fu nell'Aprile del 1989 che lo stadio respirò nuova vita quando vennero stanziati $2.000.000 per un totale rinnovamento e ristrutturazione. Per commemorare questo evento, venne disputata l'All Star game della Southern League, alla quale parteciparono Frank Thomas, Kent Bottenfield, Louis Gonzales e Brian Hunter. Il "tutto esurito" venne registrato al nuovo Engel Stadium per vedere la Superstar del basket NBA Michael Jordan muovere i suoi primi passi nel baseball professionistico. Venne istituita la "Engel Foundation" col sostegno dello stato del Tennessee e del contributo di privati cittadini. Il tetto dell'Engel Stadium fu ulteriormente rinnovato e vennero scritti diversi libri narranti le vicende storiche dello Stadio e della realtà sportiva di Chattanooga. Furono anche organizzati meeting annuali col nome "Legends of the Game" con la partecipazione di atleti di Major League. Tanta organizzazione, vitalità e rinnovamento portarono l'Engel Stadium ad essere inserito, nel Dicembre del 2009, nella"National Register of Historic Places" degli Stati Uniti. Ma la notizia da prima pagina risale al Gennaio di quest'anno quando Eric Pastore membro della Warner Bros e autore del libro "500 Ballparks of America", ottiene la concessione per girare un film proprio all'Engel Stadium. Stando alle notizie, la pellicola uscirà nel 2013. L'ufficializzazione per iniziare le riprese delle scene è arrivata nel Marzo del 2012. Il titolo del film sara "42", la storia di Jackie Robinson. Tra gli attori figurano due autentiche superstar di Hollywood.
Il primo è Harrison Ford che sosterrà la parte di Branch Rickey, colui che firmò il contratto a Robinson. L'altro è l'attore di colore Chadwick Boseman nella parte dell'Hall of Famer Jackie Robinson. Ci sarà anche Lucas Black che interpreterà Pee Wee Reece il grande interbase dei Brooklyn Dodgers. Hamish Linklater invece sarà Ralph Branca, il lanciatore dei Dodgers e Nicole Beharie interpreterà Rachel Isum, la moglie di Jackie Robinson. Anche in questo caso il vero protagonista sarà l'Engel Stadium opportunamente rinnovato per assomigliare al leggendario Ebbets Field di Brooklyn.
H.Ford-C.Boseman-J.Robinson


venerdì 13 luglio 2012

PFISTER E VINOY HOTEL

Fantasmi, Spiriti, Poltergeist e Streghe da sempre infestano l'immacolata e ultraterrena dimensione del baseball. Riti magici e culti pagani ne aggiungono quel tocco di mistero e fascino che spesso sono stati descritti nei racconti e nei libri, e non da meno, rappresentati in tanti films e pellicole. Ma esistono gli spiriti nel baseball?. Cosa sono queste manifestazioni eteree e misteriose che ci fanno visita senza invito?. Perchè tanti giocatori, durante le trasferte non dormono in albergo, ma a casa di qualche compagno di squadra?. In America la lista degli alberghi infestati dai fantasmi è ben nutrita specialmente nella zona di New Orleans, Provincial Hotel, Le Pavilion Hotel. La città della Louisiana oltre che per la musica, è famosa per essere il luogo principale dove le pratiche esoteriche rappresentano un credo radicato ormai da centinaia d'anni. Altri alberghi infestati, li troviamo lungo la costa Est degli U.S.A in Nord Carolina e nello Stato di New York, Carolina Inn, Sagamore Hotel. Famoso è anche l'albergo dove è stato girato il film Shining, lo Stanley Hotel, dove lo stesso autore del libro, Stephen King, alloggiò nella stanza N°217, affermando di aver sentito rumori strani e urla durante la sua permanenza nell'albergo.
Stanley Hotel
Esiste un albergo particolare e conosciuto specialmente tra i giocatori di Major League di baseball. Si tratta del Pfister Hotel di Milwaukee. The Pfister Hotel si trova a tre isolati dal lago Michigan. Si distingue dagli altri hotels della zona per la sua impressionante collezione di opere d'arte, che si dice essere la più grande tra gli alberghi di tutto il mondo. La costruzione del Pfister Hotel fu avviata da Guido Pfister e da suo figlio Charles con l'idea di creare un Grand Hotel del West. Il Pfister è stato inaugurato nel 1893 con un design Revival Romanesque, una vera rivelazione per quei tempi. Le sue caratteristiche innovative lo portarono immediatamente ai vertici della classifica degli alberghi più lussuosi e confortevoli d'America. Il Pfister è stato acquistato da Ben Marcus nel 1962 con l'intento di rinnovarlo per mostrare la sua bellezza originale in stile vittoriano. Una nuova torre di tre piani è stata aggiunta all'hotel, offrendo le ultime novità in qualità di sistemazioni di lusso. Oggi, The Pfister dispone di 307 camere elegantemente arredate. I servizi includono connessione internet wireless ad alta velocità, palestra e piscina coperta oltre a cinque ristoranti tra cui il Grill Mason Street, Cafe a Pfister, Café Rouge, Blu e Lobby Lounge. "Non ho dormito per 3 notti. Ho sentito e visto delle cose strane", disse Adrian Beltre, terzabase dei Texas. Mentre si trovava nel letto, Beltre udì dei passi come se qualcuno si avvicinasse a lui. Ma non c'era nessuno in camera. Svegliatosi di soprassalto, il terzabase sentì un suono come se qualcuno battesse dei colpi contro la parete e poi sentì bussare alla porta. Col fiato alla gola Adrian Beltre aprì la porta, ma non vide nessuno. Subito dopo si diresse verso il bagno, e qui verrebbe da dire che se l'è fatta sotto. Beltre raccontò che fu attirato da un forte profumo femminile che proveniva proprio da quella direzione. Non vide nulla, ma fu convinto che qualcuno era stato in camera sua. Alex Cora, compagno di squadra,  disse che l'anno successivo tutti i giocatori cambiarono Hotel. Ma quel giorno, Beltre non fu l'unico ad aver sentito strani rumori in albergo. Anche Eric Gagne, lanciatore, disse di aver sentito strani rumori per tutta la notte. Il coach John Shelby raccontò che spense le luci della camera prima di addormentarsi e ad un certo punto sentì come un profondo respiro provenire da dietro le sue spalle. Shelby, che era coricato sul fianco, aprì gli occhi pensando di trovarsi nel bel mezzo di un sogno. Ma quando avvertì quel respiro vicino all'orecchio, col cuore in gola accese la luce e non vide nessuno. Shelby, fu talmente impaurito che lasciò la lampada accesa per tutta la notte. L'aspetto antico dell'hotel con le sue luci soffuse, le tende spesse e l'arredamento in gran parte modellato con cedro scuro, rappresenta un forte richiamo ad un luogo infestato dagli spiriti. Josè Santiago, lanciatore, non ha mai dormito al Pfister. "Ci sono troppi angeli nei quadri appesi alle pareti", disse Josè. Il lanciatore di rilievo, Chad Harville, disse che prima di ogni trasferta a Milwaukee, tutti parlavano del Pfister. "State attenti ai fantasmi", quel posto è pieno di spiriti". Joe Randa, secondabase, disse che le luci in camera si spensero da sole, gli allarmi antincendio si accesero, così come la suoneria della sveglia. Adam Eaton, lanciatore dei Padres, aggiunse che la televisione e il computer sembravano impazziti da questo continuo e ripetitivo ON e OFF. Un altro lanciatore, Ricky Bottalico, tornando in albergo trovò i mobili della camera tutti spostati. Tali descrizioni furono familiari anche al lanciatore Dennis Sarfate. Quando Sarfate venne acquistato dai Milwaukee Brewers, il club lo fece alloggiare al Pfister Hotel. Rimase poco più di un quarto d'ora perchè mentre sistemava i suoi abiti, all'improvviso si accese la TV della sua camera con il volume al massimo. Girandosi di scatto vide tutti i cuscini del letto per terra. Senza pensarci due volte, Sarfate chiese alla società un immediato trasferimento in un altro albergo. Felipe Crespo, utility dei S.F.Giants, raccontò che nel 2000 si era addormentato con la TV e le luci della camera accese quando a notte inoltrata sentì bussare alla porta. Svegliandosi si accorse che la TV e le luci in camera erano spente e aprendo la porta non vide nessuno. Impaurito, Felipe cominciò a bere fino ad ubriacarsi per poter riprendere sonno. Il giorno dopo cambiò albergo pagando la sistemazione di tasca sua. Le tante storie raccontate, fecero il giro in tutti gli spogliatoi e nei dugout delle squadre di Major League ed ogni volta che si giocava a Milwaukee, l'Hotel Pfister era l'argomento principale di discussione. Inoltre, da storia nasce storia per cui tanti giocatori vennero condizionati da questi racconti al punto che, anche camminando nei corridoi dell'albergo, potevano percepire queste strane presenze. Vennero raccontate storie di fuorilegge che alloggiarono al Pfister. La Mafia e il crimine organizzato avevano come base operativa le fondamenta dell'albergo dove si riunivano per poter organizzare le loro losche operazioni, soprattutto delitti, spaccio di alcoolici e droga. "Ecco perchè il Pfister è così tenebroso", disse Adrian Beltre. Jonh Shelby raccontò di aver visto una donna buttarsi giù dalla finestra della sua camera. Fra le tante versioni di quella storia, la più attendibile riguarda una ragazza innamorata di un giocatore di baseball che però la lasciò per un'altra ragazza. Tormentata dal dolore, l'innamorata si suicidò. Armando Rios, esterno centro dei S.F.Giants, dopo aver ascoltato tutte quelle storie disse di non aver dormito tutta la notte, sentendo rumori vari ma senza vedere niente e nessuno. Tim Lincecum, lanciatore, dice che già di suo ha paura del buio e racconta che una notte, verso le 4 di mattina si svegliò e vide la porta della camera che si muoveva come se qualcuno dall'esterno cercasse di forzarla per aprirla. "Sono rimasto nel letto", continua Tim, "fregandomene se era un fantasma o una persona. Non sarei mai andato ad aprire quella porta. Recitai qualche frase, facendo anche degli scongiuri per allontanare misteriose presenze, cose che tutti i ragazzini conoscono. Ho dormito con la luce accesa, ma per sicurezza ho acceso anche la luce del bagno". Matt Treanor, catcher, è certo della sua esperienza passata al Pfister. "Potrei affrontare qualsiasi tipo di test, anche sottopormi alla macchina della verità per confermare la mia storia", dice il forte ricevitore. Si trovava nella camera insieme a Taylor Tankersley, lanciatore, al quinto piano dell'albergo perchè i due dovevano mettersi d'accordo per andare a cena. Ad un tratto entrambi i giocatori sentirono degli strani colpi alla parete che sembravano provenissero dalla camera adiacente. Dopo essersi accertati del fatto, Matt Treanor aprì la porta e di colpo quei rumori cessarono. Allora scesero nella hall dell'albergo per sapere la lista delle camere occupate dagli altri giocatori e si accorsero che la camera adiacente non era occupata da nessuno. Con sorpresa i players rientrarono in camera quando all'improvviso sentirono le urla di un bambino, di età compresa fra i 7 e i 10 anni. Treanor aprì la porta della camera, ma nel corridoio non c'era nessuno. I due si guardarono in faccia e questa volta rimasero parecchio sorpresi. Il giorno successivo Tankersley raccontò a Treanor che quando  era rientrato nella sua camera aveva sentito ancora quei colpetti alla parete, ma aveva notato che sopra la TV c'era come un foro nel muro, una presa o uno sfogo per l'aria, ed ogni volta che lo guardava, i colpi nel muro si fermavano all'improvviso.

Ho già parlato dell'atmosfera esoterica del Wrigley Field di Chicago e del numero paranormale di sconfitte della squadra. Ciò che però è ancora più paranormale è il fatto che i tifosi dei Chicago Cubs pensano che la loro squadra sia la più forte del mondo. Il Wrigley Field è stata la casa di Harry Carey, il famosissimo speaker, deceduto nel 1998. Tutti lo ricordano perchè indossava enormi occhiali, cantava Take me out to the ballgame e la sua caratteristica frase era "Holy Cow". Si pensa che il suo fantasma si aggiri all'interno del Wrigley Field perchè da quando è morto, la squadra ha iniziato a vincere parecchie partite. Nell'Autunno del 1998, un equipe di ghosthunters iniziò ad investigare sulla possibilità che il fantasma di Harry avesse propiziato le continue vittorie dei Cubs. Dai risultati delle analisi, emerse che all'interno dello stadio erano presenti dei campi energetici ed elettromagnetici del tutto inusuali proprio in prossimità della cabina dove si trovava Harry Carey. Altri esperti del paranormale invece indicarono lo spirito di Steve Goodman come la causa delle vittorie dei Cubs. Famosissimo cantautore e grande tifoso dei Cubs, Goodman morì nel 1984 a soli 36 anni di età. Per onorare il desiderio di essere seppellito sotto casa base, le sue ceneri vennero sparse sul campo. Quattro giorni dopo la sua morte i Chicago Cubs vinsero il titolo di lega, un titolo che mancava dal 1945.

Quest'ultima storiella invece coinvolge Telly Savalas ed Harry Agannis. Il primo, lo ricordiamo tutti come il famoso attore di origine greca, l'interprete principale dell'altrettanto famosa serie televisiva Kojak. Harry Agannis fu il prima base dei Boston Red Sox dal 1954 al 1955 ed anche quest'ultimo fu di origine greca. Per le sue qualità atletiche, Agannis venne soprannominato The Golden Greek. Telly Savalas raccontò che nel Giugno del 1955 verso le 3 di mattina si stava dirigendo a Long Island alla guida della sua macchina quando si accorse di essere a secco di benzina. La vettura si fermò e lui decise di proseguire a piedi verso la vicina stazione di rifornimento. Conoscendo la zona in cui si trovava, Savalas prese una scorciatoia addentrandosi in un bosco a lato della strada. All'improvviso l'attore sentì una voce. "Hai bisogno di un passaggio?". Savalas disse di essere rimasto sorpreso nel vedere quella persona ben vestita all'interno di una Cadillac nera perchè non aveva nemmeno sentito il rumore del motore della macchina che si stava avvicinando. Savalas accettò il passaggio. Arrivati alla stazione, si accorse di non avere sufficiente denaro per acquistare benzina e allora quell'uomo gli diede dei soldi dicendo che non c'era problema e che avrebbe potuto restituirglieli in seguito. Durante quel breve tragitto l'uomo chiese a Savalas se conosceva Harry Agannis. L'attore rispose di no e che non lo aveva mai sentito nominare. Il giorno dopo, il Kojak televisivo ricevette una sorpresa leggendo la notizia che Harry Agannis, giocatore dei Boston Red Sox, era morto il giorno prima all'età di 26 anni per polmonite. La notizia riportava anche l'ora del decesso, e la cosa strana fu che Harry morì nel momento in cui quell'uomo della Cadillac nera pronunciò il suo nome. Savalas naturalmente pensò ad una pura coincidenza, ma, quando più tardi telefonò al numero che gli aveva dato quell'uomo per restituirgli il denaro, rispose una voce femminile e Savalas le spiegò il motivo di quella chiamata. La donna al telefono rimase per un attimo in silenzio, poi chiese all'attore com'era vestito quell'uomo e che tipo di macchina aveva. Dopo la descrizione fornita da Savalas, la donna scoppiò a piangere e disse all'attore che aveva appena descritto il marito, morto tre anni prima. Nonostante tutte le possibili spiegazioni logiche, Telly Savalas si convinse di aver avuto un passaggio in macchina da un...morto.
Sarà tutto vero?. Forse no, o forse si. O forse è il frutto della nostra immaginazione. Poco importa, se uno spirito dovesse bussare a casa mia, lo farei accomodare chiedendogli in che modo posso essergli utile. Il punto non è credere o non credere agli spiriti, il fatto è che, certe volte, gli spiriti credono a noi.
Un altro luogo interessante, è il Vinoy Renaissance di St.Petersburg. Nel 1923 l'imprenditore Aymer Vinoy Laughner, acquistò il terreno per la costruzione dell'albergo da Benjamin Williamson perchè si accorse che la proprietà offriva una suggestiva e ampia visione della città di Tampa Bay. Immerso nelle palme Washingtoniane e coronato da una torre ottagonale ben decorata con archi e stucchi ornamentali, il Vinoy Hotel è un punto di riferimento sul lungomare di St.Petersburg non solo per le persone ricche e famose, ma anche per le squadre di baseball. George Sisler, coach dei St. Louis Browns frequentò il Vinoy Hotel durante gli Spring Training verso la fine degli anni 20'. Anche Babe Ruth fu ospite gradito, per la sua esuberanza e propensione ad un ricco soggiorno al Vinoy Hotel. Oggi l'hotel ospita le squadre che affrontano i Tampa Bay Devil Rays. Ma le stars del cinema e i giocatori di baseball non sono gli ospiti più famosi al Vinoy, i fantasmi lo sono di più. Il relief-pitcher Scott Williamson non aveva mai sentito parlare degli spiriti del Vinoy, ma quando alloggiò nella vecchia ala dell'hotel con i Cincinnati Reds ebbe un'esperienza non facile da dimenticare. Racconta Williamson. "Ero in camera ed ho spento le luci quando ad un tratto, mi sono sentito come se qualcuno premesse sul petto rendendo la respirazione faticosa. Aprii gli occhi, e vidi che c'era qualcuno in piedi proprio dove si trovavano le tende della finestra. Era un ragazzo che indossava un cappotto che sembrava fosse degli anni 30', o 40'". La rete televisiva ESPN fece un servizio il giorno dopo e un amico di Williamson decise di fare una ricerca. Il risultato fu che un ragazzo morì in quell'albergo.
Vinoy Hotel
La cosa strana è che il ragazzo si chiamava Williamson, proprio come il lanciatore dei Reds. Dopo i Reds, alloggiarono al Vinoy i Pittsburgh Pirates. Frank Velasquez raccontò di aver visto la stessa persona, ma era talmente stanco che si addormentò. L'assistente della squadra di Pittsburgh sentì qualcuno che voleva forzare la porta della sua camera. Si alzò e andò ad aprirla e vide nel corridoio la stessa persona che era vestita con abiti del primo 900. L'assistente della squadra seguì quella persona, ma svoltato l'angolo alla fine del corridoio, si accorse che era svanita. Bruce Tanner (Bullpen Coach), mentre era sotto la doccia, sentì qualcosa urtare la vasca. Guardò in basso e raccolse una moneta da 1cent; la moneta era del 1950. Jason Kendall e Alvaro Espinoza furono intimoriti da questi racconti e decisero di dormire a casa del compagno di squadra Scott Sauberbeck. Gerald Perry, hitting coach, si svegliò in piena notte accorgendosi che la porta della camera era completamente aperta pur essendo matematicamente certo di averla chiusa a chiave. L'ex lanciatore dei Blue Jays, John Frascatore, e sua moglie Kandria, furono anch'esse vittime di uno spiritello burlone. Entrambi erano a conoscienza delle storie che accadevano al Vinoy Hotel anche perchè i giornali locali ne parlavano spesso. Ad esempio, negli anni 90 sul St.Petersburg Times è stata riportata la notizia che alcuni artisti-pittori che alloggiarono al Vinoy, quando rientrarono in camera dopo aver fatto colazione, trovarono tutta l'attrezzatura sparsa in giro, pennelli di varia grandezza, barattoli di vernice e tubetti tutti aperti e le pareti della camera imbrattate e pasticciate con ogni tipo di colore. John Frascatore si trovava al campo, la squadra stava facendo il Batting Practice, quando il segretario Kevin Malloy lo informò di andare nello spogliatoio perchè c'era la moglie al telefono ed  era molto preoccupata. Frascatore pensò che fosse successo qualcosa ai suoi figli. Al telefono la moglie chiese di essere subito trasferita perchè non voleva stare più al Vinoy Hotel. "Cosa è successo?", chiese il marito. Kandria gli disse che Gavin, il figlio di 5 anni, dopo essersi spazzolato i denti non riusciva a chiudere l'acqua nonostante avesse girato il rubinetto. Continuando il racconto, la moglie aggiunse che era andata in bagno e aveva chiuso il rubinetto ma dopo pochi secondi l'acqua usciva di nuovo compreso quella della doccia e dello scarico. Ripetendo l'operazione più volte, non aveva ottenuto il risultato sperato anzi, l'acqua usciva di nuovo ed era bollente. Dopo essersi trasferiti dal Vinoy Hotel, Frascatore ne parlò coi compagni di squadra e tutti concordarono che di sicuro c'erano dei problemi con l'impianto idraulico o cose del genere. Ma Frascatore aggiunse che avevano da poco eseguito dei lavori di ristrutturazione, avevano ridipinto, rinnovato e restaurato tutta l'ala dell'Hotel, i circuiti elettrici e l'impianto idraulico. "Chissà", forse il vecchio proprietario Williamson non ha gradito il nuovo volto del suo Vinoy Hotel!.

Per esorcizzare un pò i timori dopo questi racconti del brivido, Baseball in Heaven è una famosa barzelletta che narra la storia di due fratelli, Ricky e Bobby. Ricky è un lanciatore mentre Bobby gioca nel ruolo di seconda-base. Un giorno i due fratelli si trovavano in casa seduti comodamente sul divano quando Ricky improvvisamente chiese a Bobby: "Pensi che si possa giocare a baseball in Paradiso?". "Non lo so", replicò Bobby. "C'è un modo per scoprirlo?", chiese Ricky. "Ho un'idea", aggiunse Bobby, "Cosa ne pensi se uno di noi due muore e in seguito ritorna per dire all'altro se si gioca a baseball in Paradiso?". "OK, affare fatto". Ricky fu d'accordo.
Pochi giorni dopo Bobby era in giro con la bicicletta e venne investito da una macchina. Morì mentre lo trasportarono in ospedale. Ricky andò al funerale e distrutto dal dolore pianse per giorni interi. Dopo un paio di settimane il fantasma di Bobby fece visita al fratello. "Sei venuto a dirmi se si gioca a baseball in Paradiso", chiese Ricky. "Well, ho un bella notizia e una brutta notizia", rispose Bobby. "La bella notizia è che si gioca a baseball in Paradiso, la brutta notizia è che sarai tu il lanciatore partente nella gara di domani".

mercoledì 11 luglio 2012

AMORE APPASSIONATO

Phil "Shufflin" Douglas
1962. Leslie Mann era considerato un esterno veloce, uno che correva sulle mine. Nei primi decenni del secolo scorso, giocò per i Boston Braves, St.Louis, New York Giants e Chicago Cubs. Leslie cambiò completamente la vita di un altro giocatore: Phil Shufflin'Douglas, un lanciatore che ottenne successi prestigiosi militando nei White Sox, Cincinnati, Cubs e infine nei New York Giants. Douglas fu presente nelle World Series del 1918 con i Cubs e nel 1921 con i Giants dove raggiunse l'apice lanciando 3 partite e vincendone due, concedendo 6 punti in 26 riprese lanciate contro gli Yankees. Ma nel 1922 Phil Douglas iniziò una lunga storia d'amore con una ragazza dagli stupendi occhi ambrati. Questa ragazza aveva un nome, si chiamava Whiskey. L'intensa e appassionata relazione del lanciatore con la bevanda lo portò alla fine quasi grottesca e ironica della sua carriera, nella quale Leslie Mann ebbe una parte non fondamentale, ma degna di nota per come si sviluppò la vicenda. Il manager dei Giants, John McGraw, sapendo del vizio di Douglas, cercò in tutte le maniere di allontanarlo dall'alcoolismo arrivando al punto di umiliarlo davanti alla squadra etichettandolo con frasi anche pesanti del tipo: "vecchio ubriacone, oppure, hai male al gomito?, l'hai alzato troppo stanotte?". Dall'altra parte, Douglas era diventato incorreggibile al punto che non si presentò nemmeno alle partite preferendo andare a pesca. La situazione si trascinò fino all'esasperazione e John McGraw fu costretto ad assumere degli investigatori privati per poter sorvegliare Douglas fuori dal campo. Lo stesso Douglas si accorse di questa mossa e adottò una serie di espedienti e trucchi per poter sfuggire alla sorveglianza degli agenti. Qui si arriva al ridicolo perchè capitò che Douglas prese appuntamento con amici sotto casa per potersi mescolare indisturbato. Altre volte spegneva le luci del suo appartamento per far credere agli investigatori che andava a dormire quando in realtà avrebbe serpeggiato nel buio per uscire di casa dalla finestra del retro. Spesso usava travestimenti e quando entrava in un pub oltre all'whiskey chiedeva al barman dove fosse la porta di servizio e dove erano i bagni per una eventuale fuga. Tutte queste strategie furono inutili, perchè gli investigatori, che non erano certo degli inetti, comunicavano al manager McGraw ogni mossa e ogni passo del povero Douglas vanificando ogni suo tentativo di sottrarsi al controllo. Fu così che il giorno 16 del mese di Agosto dell'anno 1922 il club dei Giants annunciò la sospensione dall'attività di Phil Douglas. Questa sospensione venne permanentemente avvalorata dal commissioner della Lega John Landis, lo stesso commissioner che tre anni prima espulse a vita 8 giocatori di Chicago per lo scandalo delle scommesse denominato The Black Scandal. L'accusa a carico di Douglas fu una lettera che lui scrisse inviandola all'ex compagno di squadra Leslie Mann che in quel periodo giocava per i St.Louis. Durante la fase finale del campionato, i Giants e i Cardinals erano in lotta per il titolo. Ecco cosa scrisse nella lettera Douglas: "Non ne posso più. Non voglio vedere McGraw vincere il titolo. Leslie, tu sai che sono in grado di lanciare e vincere le partite ma ho paura che se rimango in questa squadra, vincerò il titolo per loro. Parlane con gli altri ragazzi e se sono d'accordo speditemi un buon carico, il termine in questione sta ad indicare una cassa di whiskey, a casa mia, ed io quel giorno non sarò al campo perchè me ne andrò a pescare. Fammi sapere". Dopo aver spedito la lettera Douglas entrò in un centro di riabilitazione. In seguito si rese conto del gesto scellerato che aveva compiuto e avvisò Mann di distruggere la lettera. Ma fu troppo tardi. Infatti Mann l'aveva già ricevuta, ma fu colto da un atroce dubbio. Osservando la busta si accorse che era stata aperta e probabilmente intercettata e letta da qualcun altro. Nel timore di trovarsi nella scomoda situazione di complice, Mann consegnò la lettera a Branch Rickey, GM dei St.Louis, il quale la consegnò al commissioner Landis. Davanti al tribunale Douglas ammise di aver scritto la lettera, ma aggiunse che era sotto l'effetto dell'alcool e non sapeva cosa stava facendo. Nonostante questa giustificazione, il commissioner Landis fu irremovibile e decretò l'espulsione a vita del povero quanto ingenuo lanciatore. Un atleta, un personaggio che all'apice della sua carriera venne paragonato ai grandi come Grover Alexander, Jimmy Vaughan, Fred Toney. Una brutta fine per Douglas che nelle World Series del 1921 mandò al piatto per ben 5 volte l'immortale Babe Ruth. Venne visto giocare in piccole leghe di semiprofessionisti in Alabama, Tennessee e in Georgia e chi lo vide assicura che era sempre barcollante, Shufflin', da qui il suo soprannome, dalla panchina al monte di lancio e viceversa. Forse un ritaglio della storia del baseball e la vita di Phil Douglas sarebbero state diverse se Mann avesse stracciato la lettera ritenendola uno scherzo. Senza dubbio lo stesso Mann fece la cosa giusta, senza dubbio lo stesso Mann non si chiese cosa può provocare nel cervello di una persona...una appassionata relazione d'amore con una donna di nome Whiskey.

lunedì 2 luglio 2012

BOB DYLAN È JAMES "CATFISH" HUNTER

Se il Baseball è il gioco più bello del mondo, non c'è nulla di nuovo, ormai è risaputo che le sue origini, la sua integrazione e il completo sviluppo rimangono uniche in ogni disciplina sportiva. Dio creò il baseball, ma si rese conto che era un gioco troppo intelligente, e allora creò il calcio. Potrebbe sembrare una provocazione al Vecchio Continente, dove il soccer raduna settimanalmente milioni e milioni di tifosi in ogni stadio d'Europa, ma non è così. C'è un aspetto del baseball che lo rende ancora più unico che raro, che aggiunge una dimensione quasi divina, esoterica. Sono le dimensioni del diamante, la distanza delle basi, la distanza dal monte a casa-base, le misure del piatto di casa-base, del box di battuta e quello del catcher. Tutte queste misure sono multipli di 3, nel sistema anglosassone (inches, feet). In origine, anche la distanza dal piatto, percorrendo le linee di foul fino al limite del fuoricampo, era di 333-feet. Cambiamo argomento per tuffarci nel mondo della musica, un grande alleato del baseball. Un giocatore con la sua canzone, che si tratti di andare sul monte o nel box di battuta, può fornire un'immagine particolare di se stesso. L'associazione del ritmo musicale alla cadenza con la quale entrano in azione i players è uno stimolo all'immaginario collettivo per creare una sorta di eroe che, con un lancio o una battuta darà la vittoria alla propria squadra. La musica, si sa, ha il forte potere di stimolare le emozioni, di farci vivere intensamente un qualsiasi avvenimento sia sportivo che artistico. Basti pensare a quel capolavoro cinematografico come "C'era una volta in America" dove la colonna sonora di E. Morricone e il "flauto di Pan" del maestro George Zampfir, hanno toccato profondamente la sensibilità di tutti coloro che hanno assistito alla proiezione del film. Allo stesso modo, così è nell'Old Game, dove uno stacco musicale sottolinea una situazione di gioco cruciale, che richiede il massimo coinvolgimeno del pubblico innalzando il grado di attenzione. Per molti atleti è semplicemente il brano personale favorito, ma quando si parla dei migliori giocatori di baseball, tuttavia, possiamo davvero attribuire a loro una canzone ben precisa. Tutti gli appassionati degli Yankees, e molti altri sanno, ad esempio, che Mariano Rivera e Metallica vanno di pari passo. Tutte le superstars hanno una canzone preferita ogni volta che entrano in azione. Ecco alcuni esempi:
Ryan Spilborghs(Texas)         "Livin' on a Prayer"             Bon Jovi
Dustin Ackley(Seattle)            "Simple Man"                      Lynyrd Skynyrd
Josh Johnson(Marlins)    "Down with the Sickness"           Disturbed
Gordon Beckham(CWS)     "Seek and Destroy"                 Metallica
Anthony Rizzo(Cubs)               "Can't Stop"                        Red H.Chili Peppers
Paul Konerko(CWS)       "Harvester of Sorrow"                Metallica
Nyjer Morgan(MIL) "Wanna Be Starting Something"       M.Jackson
Jared Burton(Twins)     "Bad to the Bone"                         G.Throgood
Mark Teixeira(NYY)      "I Wanna Rock"                            Twisted Sister
Tim Lincecum(Giants)    "Light my Fire"                           The Doors
Trevor Cahill(ARZ)      "White Rabbit"                               Jefferson Airplane
Chase Utley(Phila)      "Kashmir"                                       Led Zeppelin
Jonathan Broxton        "Iron Man"                                     Black Sabbath
Chipper Jones(Atl)      "Crazy Train"                                  Ozzie Osborne
Joakim Soria(KC)        "Welcome to the Jungle"                Guns N'Roses
Mariano Rivera(NYY)     "Enter Sandman"                       Metallica

Vale la pena di ricordare anche "Wild Thing" di J.Hendrix, che in passato è stata associata al lanciatore mancino M.Williams (Cubs, Phillies) e che troviamo anche nel film tragicomico "Major League", con C.Sheen, T.Berenger, W.Snipes. Il forte legame che intercorre tra il baseball e la musica è stato, e lo è ancora, rafforzato dalla presenza di tantissimi musicisti di ogni genere che si sono cimentati nel primo lancio inaugurale della gara, oppure cantando l'inno nazionale americano. Tra le più belle e incantevoli presenze voglio ricordare quella di Ray Charles in occasione delle World Series del 2001 tra Yankees e Arizona dove il leggendario Ray cantò la superba "America the Beautiful". Paul Simon cantò l'addio di Joe Di Maggio con la sua presenza al vecchio Yankees Stadium intonando la famosa canzone "Mrs. Robinson". Nel 1970 i Jackson 5 cantarono l'inno americano come introduzione alle World Series tra Cincinnati e Baltimore. In quel periodo faceva parte del gruppo canoro un 12enne di nome Michael Jackson che diventerà in futuro una delle stars più acclamate del mondo intero. Proseguendo sull'onda delle melodie, troviamo tanti artisti che hanno dedicato almeno una canzone al caro e "Vecchio Gioco". Anche qui la lista è pressochè infinita ed è quasi impossibile farne un elenco completo. Tra le più importanti e famose, troviamo "Take me out to the Ballgame", il vero inno del baseball. La canzone fu scritta nel 1908 da Jack Norworth e Albert Von Tilzer che, guarda caso, al momento della scrittura del brano, non avevano mai visto una partita di baseball. La fama di questa canzone è diventata planetaria perchè da quel 1908 ai giorni nostri (e futuri) viene intonata ad ogni partita all'inizio della settima ripresa. L'annuncio dello speaker coinvolge tutto il pubblico presente, il quale si alza in piedi e comincia a cantare. Anche in questo caso, rimangono famose al Wrigley Field di Chicago le "performances" di due grandi artisti della scena rock mondiale. Si tratta di Ozzie Osborne (Black Sabbath) e Eddy Vedder (Pearl Jam) entrambi in compagnia di quel grande speaker di nome Harry Caray (deceduto nel 1998 a 83 anni). I tifosi presenti ricorderanno che i due artisti non fornirono una buona prestazione canora avendo entrambi gradito la compagnia di Caray deliziata da un numero considerevole di birre. Lo stesso vale per Alice Cooper, vero demonio del rock nella sua performance a Kansas City.
G.Brett _ Alice Cooper
Tra le singole canzoni dedicate al baseball e pubblicate, troviamo la famosa "Centerfield" di John Fogerty, che appare nell'album del 1985 con l'omonimo titolo. "Glory Days" di Bruce Springsteen dall'album "Born in the U.S.A" del 1984. "All the Way" un singolo di E.Vedder scritto nel 2007. "Say Hey" cantata dal gruppo "The Treniers", un classico "swing" degli anni 50 dedicato a Willie Mays. "Talkin' Baseball" cantata dal folk-singer Terry Crashman nel 1981. "Tessie" cantata dai Dropkick Murphys. Nel 2004 questo gruppo "punk-rock" fece una versione del brano datato 1904 al quale parteciparono anche Johnny Damon, Bronson Arroyo e Lenny DiNardo, giocatori dei Boston Red Sox. "Cheap Seats" cantata dagli Alabama, celebre "country-rock" band, è stata registrata nel 1993. "Joltin' Joe DiMaggio" eseguita da Les Brown Orchestra nel 1941. "Right Field" di Peter Paul and Mary, brano del 1960 che parla dell'importanza di quel ruolo difensivo. "The Greatest" di Kenny Rogers del 1998, una tenera melodia dei sogni di un bambino. "Subway" cantata da Jim Nuzzo, sottovalutato cantautore della scena newyorkese. "Stan The Man" di Dennis Massa, un tributo al forte esterno di St.Louis. "Third was the Fence" di Michael J. Hays dall'album "Home Grown" del 1970. Michael Franks col brano "Baseball" del 1980 dall'album "One Bad Habit". Trace Adkins con la famosa "Swing" dall'album "Dangerous Man" del 2006. Un altro brano simpatico è stato scritto da Joe Pickering Jr. dal titolo "All I want for Christmas is the Yankees to lose" cantato da Phil Coley. Stupenda anche "There used to be a Ballpark" del 1973 cantata da Frank Sinatra, una dedica all'abbattimento dell'Ebbets Field di Brooklyn. Steve Goodman, noto cantautore dell'Illinois, ha scritto numerosi brani dedicati ai Cubs di cui era un grande tifoso. Danny Kaye, attore, cantante, intrattenitore, ha scritto un brano dedicato ai Dodgers partendo dal 1° inning

Dopo questa generale panoramica, vorrei sottolineare due brani molto interessanti. Il primo non è mai apparso in una discografia ufficiale. Si tratta di "Catfish" del 1975 cantata da Bob Dylan inserito in un bootleg del 1991. Il brano "country-blues" è dedicato a James Hunter, il forte lanciatore degli A's che venne ceduto ai New York Yankees. Il bluesman Cousin Skip ne esegue una versione con un pregevole fingerpickin' alla chitarra acustica. Joe Cocker ne esegue una versione più melodica.
Ecco il testo:

Lazy stadium night / Catfish on the mound.
"Strike three," the umpire said. / Batter have to go back and sit down.
Catfish, million-dollar-man. / Nobody can throw the ball like Catfish can.

Used to work on Mr. Finley's farm. / But the old man wouldn't pay
So he packed his glove and took his arm / An' one day he just ran away.
Catfish, million-dollar-man. / Nobody can throw the ball like Catfish can.

Come up where the Yankees are. / Dress up in a pinstripe suit,
Smoke a custom-made cigar, / Wear an alligator boot.
Catfish, million-dollar-man, / Nobody can throw the ball like Catfish can.

Carolina born and bred, / Love to hunt the little quail.
Got a hundred-acre spread, / Got some huntin' dogs for sale.
Catfish, million-dollar-man, / Nobody can throw the ball like Catfish can.

Reggie Jackson at the plate / Seein' nothin' but the curve,
Swing too early or too late / Got to eat what Catfish serve.
Catfish, million-dollar-man, / Nobody can throw the ball like Catfish can.

Even Billy Martin grins / When the Fish is in the game.
Every season twenty wins / Gonna make the Hall of Fame.
Catfish, million-dollar-man, / Nobody can throw the ball like Catfish can.

                                                           TRADUZIONE

Notte pigra allo stadio / Catfish sul monte.
"Strike tre", l'arbitro ha detto, / Il battitore torna indietro a sedersi.
Catfish, un milione di dollari-man, / Nessuno può lanciare la palla come Catfish.

Abituato a lavorare nella fattoria di Mr.Finley
Ma il vecchio non voleva pagare / Così ha confezionato il guanto e il suo braccio/
e un giorno se n'è andato.

Catfish, un milione di dollari-man, / Nessuno può lanciare la palla come Catfish.
Vieni dove sono gli Yankees, / Vestito con un completo gessato,
Fumi un sigaro su misura, / con stivali di alligatore.

Catfish, un milione di dollari-man, / Nessuno può lanciare la palla come Catfish.
Nato e cresciuto in Carolina, / con l'amore per la caccia alle quaglie.
Hai una distesa di centinaia di acri, / e cani da caccia in vendita.

Catfish, un milione di dollari-man,
Nessuno può lanciare la palla come Catfish.
Reggie Jackson al piatto / vede solo la curva,

Gira la mazza troppo presto o troppo tardi
Deve mangiare quello che Catfish gli serve.
Catfish, un milione di dollari-man.

Nessuno può lanciare la palla come Catfish.
Anche Billy Martin sorride / Quando Catfish è nel gioco.
Ogni stagione vince 20 partite / e sarà nella Hall of Fame.

Catfish, un milione di dollari-man,
Nessuno può lanciare la palla come Catfish.

Il secondo brano, anch'esso interessante è "Say it ain't so Joe". La canzone fu scritta nel 1975 da Murray Head, un cantante e attore inglese. Murray Head diventò famoso con "Superstar", brano dell'album concept originale "Jesus Christ Superstar" del 1970. Infatti fu lui ad interpretare Giuda Iscariota. Ian Gillan (Deep Purple), sostenne la parte di Gesù Cristo. "Say it ain't so Joe" sono le parole di un bimbo che aspettò Joe "Shoeless" Jackson all'uscita del tribunale in occasione del processo riguardante il famoso "Black Scandal" dove i Chicago "vendettero" le World Series del 1919 ai Cincinnati. L'esito di quel processo fu la squalifica a vita di 8 giocatori di Chicago da parte del giudice M.Landis. Ancora oggi ci sono lati oscuri per quanto riguarda il coinvolgimento del leggendario "Shoeless". Tenendo conto che terminò le finali con una media battuta di .375, furono in molti a credere all'innocenza di Joe Jackson. Ad ogni modo il brano, a parte il titolo, non sembra collegato alla vicenda di "Shoeless" anche se qualche strofa lo confermerebbe. Lo stesso Murray non fornisce nessuna indicazione e molti critici musicali affermano che la canzone è un chiaro riferimento allo scandalo del "Watergate" dove fu coinvolto il presidente americano R.Nixon. Vale la pena inserire il brano (fra l'altro molto bello), tra le "hit" dedicate al baseball perchè "Say it ain't so Joe" è tutt'ora una delle frasi più famose di tutta la storia dell'Old Game. Roger Daltrey, cantante del gruppo rock "The Who" ne fece una cover nel suo album "One of the boys" del 1977. Anche Gary Brooker, fantastico tastierista del gruppo "Procol Harum", ne fece un singolo nel 1979. Un duo francese, Nolwenn Leroy et Pascal, in occasione di un concorso canoro avvenuto in Francia, esibirono una loro personale interpretazione del brano. Ecco il testo di "Say it ain't so Joe":

Say it ain't so, Joe please / Say it ain't so
That's not what I want to hear Joe and I've got a right to know.

Say it ain't so, Joe please / Say it ain't so
I'm sure they're telling us lies Joe please tell us it ain'tso.

They told us that our hero has played his trump card
He doesn't know how to go on.
We're clinging to his charm and determined smile
But the good ole days are gone.

The image and the empire may be falling apart
The money has gotten scarce.
One mans word held the country together
But the truth is getting fierce.

Say it ain't so, Joe please / Say it ain't so
We pinned our hopes on you Joe and they're ruining our show.

Say it ain't so, Joe please / Say it ain't so
That's not what I want to hear Joe please tell us it ain't so
Say it ain't so, Joe please/Say it ain't so
I'm sure there telling us lies Joe and I've got a right to know

They told us that our are hero has played his trump card
He doesn't know how to go on.
We're clinging to his charm and determined smile
But the good ole days are gone.

The image and the empire may be falling apart
The money had gotten scarce
One mans word held the country together
But the truth is getting fierce.

Say it ain't so, Joe please / Say it ain't so
That's not what I want to hear Joe and I've got a right to know
Say it ain't so, Joe please/Say it ain't so
They keep on telling us lies Joe please tell us it ain't so

Say it ain't so/Say it ain't so
Cause I've got a right to know

       TRADUZIONE

Dimmi che non è vero, ti prego Joe
Dimmi che non è vero
Non è quello che voglio sentire Joe, ho il diritto di sapere.

Dimmi che non è vero, ti prego Joe
Dimmi che non è vero
Sono sicuro che ci stanno dicendo bugie Joe, ti preghiamo di dirci che non è così

Ci hanno detto che il nostro eroe ha giocato la sua carta vincente
Non sa come andare avanti.
Siamo aggrappati al suo fascino e al sorriso determinato
Ma i bei tempi se ne sono andati.

L'immagine e l'impero stanno cadendo a pezzi
Il denaro è diventato scarso.
La parola di un uomo ha tenuto insieme il paese
Ma la verità è uscita feroce.

Dimmi che non è vero, ti prego Joe
Dimmi che non è vero
Le nostre speranze sono su di te, Joe
e loro stanno rovinando il nostro cammino.

Dimmi che non è vero, ti prego Joe
Dimmi che non è vero
Sono sicuro che ci stanno dicendo bugie Joe, ti preghiamo di dirci che non è così
Dimmi che non è vero, ti prego Joe
Dimmi che non è vero
Sono sicuro che Joe ce lo dirà e io ho il diritto di sapere

Per finire, vi è anche un elenco di canzoni dedicate alle squadre di MLB. L'elenco lo trovate qui

                                                                 RUTH IN ROCK

Babe Ruth è musica rock. Non è soltanto il nome del leggendario "Bambino" degli Yankees, ma è anche stato il nome di un gruppo musicale attivo principalmente durante gli anni 70'. I musicisti erano originari di Hatfield, Hertfordshire, Inghilterra. Il loro sound tipicamente rock è stato caratterizzato anche da un buon impasto sonoro con l'aggiunta di momenti acustici delineati da strumenti a fiato. La voce di Janita (Jenny) Haan assieme ai riff del chitarrista-fondatore del gruppo, Alan Shacklock, hanno permesso alla band di avere un grande successo commerciale in Nord America più che in patria. Certo, Babe Ruth è molto conosciuto negli States più che in Inghilterra dove  nomi come "George Best" oppure "Kevin Keegan" sarebbero stati più appropriati ad un gruppo musicale inglese. C'è da aggiungere che la scena pop-rock di quel periodo (sempre in Inghilterra) era dominata dai supergruppi come i Beatles, i Led Zeppelin, i Deep Purple...ecc, ed il ruolo dei "Babe Ruth" era quello di gruppo di apertura dei concerti delle grandi star. Ma l'uscita del primo album chiamato "First Base" diede l'opportunità alla band di farsi notare all'estero, in particolare in America e in Canada dove il vinile ottenne l'onoreficenza di "Disco d'Oro". Nonostante il risultato incoraggiante, il gruppo soffrì parecchie tensioni all'interno che provocarono una continua alternanza dei suoi componenti. In tutto i musicisti realizzarono 6 album e intrapresero un "reunion tour" di grande successo in Canada nel luglio 2010 all'Ottawa Bluesfest Metropolis di Montreal e al Festival International du Blues De Tremblant. Da notare nell'album "First Base" una rielaborazione rock del tema musicale, composto da Ennio Morricone, del film "Per qualche dollaro in più". È il caso di dire che "Babe Ruth" non ha fatto homers all'inizio, ma in molti hanno apprezzato le qualità artistiche dei musicisti del gruppo...e l'homer della vittoria alla fine è arrivato!
Jenny (Janita) Haan: voce
Dave Hewitt: basso e voce
Dick Powell: batteria e percussioni
Dave Punshon: piano elettrico e pianoforte
Alan Shacklock: chitarre, organo, percussioni e arrangiamenti d'archi