Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

sabato 28 aprile 2012

RUST IN THE 60'

                                                                      
 Nessun'altra decade nella storia del baseball può offrire una combinazione di ottimi lanciatori e battitori come quella degli anni 60'. Raggruppare un così alto numero di talenti ha permesso a questa decade di essere ricordata come la più prolifica ed una tra le più importanti  e spettacolari decadi di tutta la storia del baseball. In questo decennio i lanciatori hanno fatto registrare la media PGL  più bassa di sempre oltre alla percentuale più alta di strike-out per 9 inning. In un periodo dominato dai lanciatori viene da  chiedersi: "E i battitori?, chissà le sofferenze". Tutt'altro. Gli anni 60' hanno prodotto i più forti sluggers della storia sottolineando l'importanza di una decade senza precedenti. In aggiunta, come in un sogno, viene riconosciuta tale soltanto quando tutto è finito perchè nel momento che lo vivi con entusiasmo non ci si rende conto del periodo storico che si sta vivendo. The beautiful 60', dramma e felicità  di una generazione. La guerra in Vietnam,  l'assassinio di Kennedy,  la contestazione e la protesta nelle strade. "4 dead in Ohio", cantava Neil Young, e Jimi, e Janis, e i Beatles e i Rolling Stones, e Martin Luter King, e l'atterraggio sulla luna, e il libero amore, e i diritti per le minoranze, tutti avvenimenti storici di grande impatto sociale che hanno coinvolto il mondo intero. But not the game of Baseball. Il gioco è permeato da quell'alone di magia che lo difende, e dalla sua capacità di erigere un muro invalicabile alla sofferenza. Un'isola di pace in mezzo ad un oceano rabbioso, un bosco incantato che rassicura e ci avvolge protettivo. Negli anni 60' i giocatori avevano in mente due cose soltanto. La prima riguardava le loro statistiche, perchè era l'unico modo per essere giudicati. Ogni battitore sa che quando sta soffrendo attraverso un 1 su 6, il prossimo turno di battuta rappresenta la differenza tra battere .143 oppure .286. Due su sette è .286 e lo sai dal momento che si corre in prima base mentre la pallina passa in mezzo agli interni. La seconda cosa che i players avevano in mente, e per la quale si  sono consumati, era quella di stendersi con una beautiful chick, una ragazza dei sogni. Donne e giocatori, giocatori e donne, birra e statistiche, numeri e marjiuana, ballparks e hotels. Un viaggio senza fine e senza confini per battere, tirare, fare belle giocate, rubare e scivolare in base e segnare punti. La chiesa del baseball non conosce gli assassinii, la guerra, la protesta. La chiesa del baseball è una religione che non conosce l'inferno e nemmeno il peccato. C'è solo il gioco, e attraverso gli occhi abbiamo potuto ammirare la bellezza dell' OLD GAME negli anni 60' e 70'. I giocatori erano come noi, un pò più bravi. Non avevano corpi artificiali anzi, Aaron era magro, Mays era basso, McLain era un cicciottello che suonava l'organo in chiesa, ed è l'ultimo lanciatore ad aver vinto 30 partite. Il gioco era diverso, migliore, non più di 2 ore a partita con ottimi pitchers and  hitters, niente free-agents, steroidi e big money, dopo tutto è legale rubare nel baseball. Oggi viviamo in un periodo dove uno che batte 280, ha un contratto pluriennale di 50 milioni di dollari. Willie Mays nel 66' guadagnava $100.000, se lui e Mantle giocherebbero oggi, sarebbero i proprietari della  squadra. I forti pitchers degli anni 60' avevano il sangue bollente. Quando un battitore scavava la buchetta nel box per trovare maggiore comodità, ecco che sicuramente arrivava una dritta vicino alle mani oppure alla testa. E come si difendevano i battitori?. Semplice, al lancio successivo piazzavano un bunt verso la prima base costringendo il difensore a raccogliere la palla che poi doveva assistere all'accorrente lanciatore per completare l'eliminazione del battitore. A quel punto al lanciatore, toccando il sacchetto di prima base, gli veniva restituito il favore con una bella pestata da parte del battitore anch'egli in corsa verso la base. Ty Cobb e Jackie Robinson erano maestri in questo genere di vendetta. Un bell'esempio di "occhio per occhio, dente per dente". Nel baseball, se perdoni, non sarai perdonato. Se ti affidi a Dio ti ritrovi col sedere appiattito grazie ad una lunga permanenza in panchina.
Alcuni nomi di giocatori di quel periodo e le loro statistiche:
FRANK ROBINSON.Il primo giocatore a vincere l'MVP in entrambe le leghe.
Durante la decade ha battuto 303, con una media homers di 32, 101RBI e 101 punti segnati
HARMON  KILLEBREW  nella decade ha battuto 393 HR  e 1013 RBI
HANK AARON 308 di media, con 375 HR e 1107 RBI. Il migliore della decade
WILLIE MAYS 10 volte ALL STAR, 350 HR e più di 1000 RBI
ROBERTO CLEMENTE dal 1960 al 1969 MB 328, con una media di 190 valide a stagione, 18 HR e 87 RBI
SANDY KOUFAX media Strikeout per 9 inning di 9.51. The best. 1910 in totale nel decennio
BOB GIBSON 2071 K. 200 strike-out e oltre  per 7 stagioni. Nel 1968 ha ottenuto 1.12 ERA. The best stagionale in tutta la storia
SAM MCDOWELL 9.41 strke-out a partita toccando quota 300 in due stagioni
JIM MALONEY 158OK. Dal 1963 al 1966 registrò una media di 234 k a stagione
BOB VEALE mancino di oltre 2 mt, vinse 100 partite per Pittsburgh e totalizzò 1428 K negli  anni 60'.

La lista si può allungare, aggiungendo Carl Yazstremski (l'ultimo a vincere la tripla corona, al momento in cui scrivo), Juan Marichal, Dick Allen, Don Drysdale, Mantle e Maris, ovvero The 61 race del 1961. Forse non basta dire beautiful, forse è meglio dire The Wonderful 60'. Non nel nome del sentimento o della nostalgia, ma nel più assoluto pragmatismo. Niente confini o soffocanti restrizioni, ma un nuovo e costante nutrimento e legame tra il gioco e i suoi seguaci, non l'occhio della cinepresa ma la totale visione del tempo passato e del tempo a venire. Mentre l'estate del 68' si allontanava dai campi, la temperatura e il fresco autunno si presentarono puntuali per sussurrare a tutti The Last Waltz, l'ultimo mese prima del Post Season. Nonostante tutto, la linea di mercurio segnava ancora "alte temperature" sottolineando che i bracci dei lanciatori erano ancora caldi e pronti a congelare le mazze dei battitori. Erano i migliori lanciatori della decade, in quella che fu considerata la decade dei lanciatori. Intanto si andava avanti tra una shutout e un'altra. I lanciatori dominavano letteralmente sui battitori al punto che a metà stagione nell'American League non ci fu un battitore di ruolo con la media di .300. Gli equilibri dell'OLD GAME sono forse saltati?. L'armonia tra il lancio e la battuta sono stati gravemente compromessi?. Critiche, polemiche e tante discussioni si sono mescolate nella ricerca di trovare una soluzione. È già successo nel corso degli anni di assistere a cambiamenti strutturali del gioco. Palline più leggere, distanza monte-casa base spesso rivalutata in termini di misura. Per non parlare dell'altezza del monte di lancio, anch'essa soggetta a cambiamenti. Qualche anno fa, per soddisfare l'esigenza di accorciare i tempi della partita venne incrementata la parte verticale della zona di strike. Harry Walker, il miglior hitting-coach del tempo, diceva che nelle Little League non facevano allenamenti di battuta a sufficienza. Sam Byrd, esterno degli Yankees, crede che gli swings vengono eseguiti soltanto con i polsi. I battitori usano poco il corpo. Frank Lane dei Baltimore dice che l'innalzamento del monte (15 inches) ha dato un grosso vantaggio ai lanciatori. Infatti dall'alto la pallina arriva più veloce. Walter Alston (Dodger manager) invece pensa che il problema risiede nell'aspetto scouting. E' piu' facile giudicare un lanciatore piuttosto che un battitore. Leo Durocher, che ha sempre detestato gli arbitri, trova in questo dibattito una buona occasione per colpevolizzare i direttori di gara, affermando che è loro la colpa. I lanci vicino alla zona erano giudicati strikes e i battitori per forza di cose giravano parecchi lanci fuori da quella zona. La ricerca della battuta lunga piuttosto che il fare un buon contatto con la pallina, ha ulteriormente degradato l'immagine e le prestazioni dei battitori. Un altro aspetto sono le difese, più attrezzate sia in termini di materiale (guanti) sia in termini di giocatori, decisamente migliori rispetto agli anni passati. In questi anni i lanciatori hanno una varietà di lanci maggiore e buon controllo, quindi il battitore può aspettarsi qualsiasi tipo di lancio in qualsiasi conteggio. Difficilmente un battitore affronta un lanciatore stanco perchè al minimo segnale di affaticamento, il manager lo sostituisce con un lanciatore fresco. Non è una novità che se uno batteva .300 anni fa, oggi raggiungerebbe quota .250 oppure se va bene .275. Dopo tutto non c'è una grossa differenza: ad esempio su 400 turni ufficiali di battuta, uno che batte .250 realizza 100 valide. Sono solo 20 valide in meno per raggiungere quota.300. Ma non è facile. I lanciatori sono specializzati imparano a lanciare con controllo e al massimo. Sono consapevoli che hanno il supporto dal bullpen con i suoi lanciatori di riserva. Il battitore invece è costretto ad aggiustarsi repentinamente contro un lanciatore di riserva. I lanciatori sono super osservati dalle Minors fino alle Majors. I battitori sono lasciati a loro stessi e trovano eventuali suggerimenti parlando fra di loro. Hank Aaron una volta telefonò a Stan Musial per avere un consiglio sulla battuta. "Keep swinging", disse Musial al telefono. Le cose andavano così. Il primo hitting coach fu Wally Moses nel 1958. E' forse la battuta un'arte che non si puo' insegnare?. O forse il tecnico deve avere un approccio Maieutico e Socratico?, come avveniva nell'antica Grecia, l'insegnamento era basato sulle domande e non sull'apprendimento nozionistico. L'aiuto e la conseguente crescita sapienzale si nascondeva nelle risposte a quelle domande. Oppure è necessario essere talenti e quindi non aver bisogno di lezioni?. Yastrzemski ebbe un'ottima stagione nel 1967 dopo i consigli di T.Williams. Matty Alou riconobbe l'importanza  del suo coach per essere migliorato in battuta. Joe di Maggio ebbe un impatto notevole sui battitori di Oakland. Ralph Kiner uno dei più forti della storia, è convinto che i battitori devono prendersela solo con se stessi. Dice che sono pigri e non hanno voglia di fare extra BP. "Ho passato ore ed ore con Paul Waner a fare tanto BP extra. Se i Lanciatori migliorano, e sono ben supportati dai tecnici, i battitori devono fare lo stesso". Hank Greenberg sottolinea l'aspetto importante dell'extra battuta, "Di più è meglio. Come facevano Williams, Foxx, e tutti i grandi battitori dell'epoca. L'unico battitore che conosco e che non ha mai fatto extra BP  è  J.DI Maggio. Ma per lui è diverso, considerando ciò che ha fatto in campo", conclude Greenberg: "La battuta è un'arte e come tale va sempre migliorata". La battuta è ritmo, il lancio è contro il ritmo.