Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

domenica 29 aprile 2012

LARGO AI GIOVANI

16 0ttobre 1992. Nasceva Bryce Harper. 28 Aprile 2012, Harper debutta in Major League con la squadra dei Washington Nationals all'età di 19 anni, 6 mesi e 14 giorni. Il baseball è lo sport dell'avvenire, del futuro e dei giovani anche se negli ultimi decenni si è assistito ad una sorta di rinascita dei 40enni. Sembra che la richiesta di giovani talenti in MLB, sia la miglior risposta per eliminare la necessità dell'uso di sostanze dopanti che prolungherebbero la carriera e la vita oltre la loro data di naturale scadenza. Le squadre stanno rivalutando il ruolo vitale dei teen-agers nel baseball per le loro doti di esuberanza ed energia e per evitare di pagare eccessivamente giocatori stabili, in una fase discendente della loro carriera. Una volta questi teenagers erano quasi una necessità quando, nel corso delle due Grandi Guerre, un vasto numero di giocatori venne arruolato nell'esercito degli Stati Uniti. Per riempire il vuoto creato da questa chiamata alle armi, non c'era altra scelta se non quella, appunto, di reclutare adolescenti talentuosi. L'offerta era altissima, basti pensare all'enorme attività agricola e alla crescita industriale, in particolare quella del ferro, per avere a disposizione tanti giovani che nel tempo libero giocavano a baseball nel campetto locale. Aggiungiamo anche le comunità religiose, gli orfanotrofi e i colleges per avere un ricco panorama di opportunità. Da una parte i talent scout, e dall'altra parte il sogno di un teenager di poter giocare in MLB, migliorando di conseguenza le proprie condizioni di vita. Alcuni di questi giovani servirono come riempimento temporaneo ma non furono pochi quelli che da ragazzotti adolescenti trasformarono il loro debutto in MLB in una luminosa carriera. I'ingresso di Bryce Harper nella National League può servire come punto di partenza per dare una nuova ventata di energia al baseball moderno sempre più legato al management dei dollari. Ecco la lista  dei 20 teenagers più giovani di tutta la storia del baseball.
1) Eddie Miksis. Il 17 Giugno del 1944 Eddie debuttò con i Brooklyn all'età di 17 anni, 9 mesi e 6 giorni. Entròcome "pinchrunner" segnando il punto della  vittoria contro i Phillies.
2) Art Houtteman. Il suo debutto in Major porta la data del 29 Aprile 1945, all'età di 17 anni, 8 mesi e 22 giorni come rilievo dei Tigers. Art fece carriera con 12 stagioni lanciando in 325 partite con un record di 87-91.
3) Vern Freiburger. Fece il suo debutto il 6 Settembre del 1941 all'età di 17 anni, 8 mesi e 17 giorni. Giocò soltanto 2 partite per Cleveland nel ruolo di prima base. Realizzò una valida su 8 presenze con 1 RBI.
4) Bob Feller. Non ha bisogno di presentazioni. Hall of Famer, Feller debuttò il 19 Luglio del1936 a 17 anni, 8 mesi e 16 giorni. Da subito si capì che Feller aveva il biglietto del treno per Cooperstown. In carriera vinse 266 partite realizzando 2581 strikeout
5) Dave Skaugstad. Debuttò il 25 Sttembre del 1957 all'età di 17 anni, 8 mesi e 15 giorni. Era accreditato di possedere gran velocità, ma lanciò solo 4 riprese contro i Cubs. Dopo alcuni anni in Minor League, Dave si ritirò nel 1965.
6) Rod Miller. Il suo debutto avvenne il 28 Settembre 1957 per i Brooklyn Dodgers. Rod aveva 17 anni, 8 mesi e 12 giorni. Nel suo unico turno di battuta andò strikeout.
7) Jim Pagliaroni. Aveva 17 anni, 8 mesi e 5 giorni quando il 13 di Agosto del 1955 Jim debuttò in Major come ricevitore dei Red Sox diventando il più giovane nella storia (in quel ruolo). Giocò 849 partite in carriera con Boston, Pittsburgh e A's realizzando 90 HR e 326 RBI.
Jim Pagliaroni
8) Charlie Osgood. Lanciò la sua unica partita il 18 Giugno del 1944 per i Brooklyn Dodgers. Aveva 17 anni, 6 mesi e 25 giorni. Si ritirò nel 1947, alletà di 20 anni!.
9) Jimmie Foxx. Aveva 17 anni, 6 mesi e 9 giorni quando nel Mggio del 1925 "l'Erculeo-Double-X" inixiò la sua carriera terrorizzando tutti i lanciatori di Major League. Un Hall of Famer, Foxx si ritirò all'eta di 34 anni con problemi fisici causati dalla sua "indole alcoolica". Nonostante la sua giovane età, Foxx rimane uno dei più forti di sempre con 534Hr e 1922 RBI.
10) Lefty Weinert. Debuttò all'età di 17 anni,5 mesi e 3 giorni nel Settembre del 1919. Lanciò 131 partite in Major con i Phillies, i Cubs e gli Yankees con un record di 18-33.
11) Cass Michaels. Un interno che debuttò all'età di 17 anni, 5 mesi e 15 giorni nell'Agosto del 1943. Giocò in Major League per 8 anni con i White Sox, Senators, Athletics e St.Louis.
12) Granny Hammer. Fece il suo debutto a 17 anni,4 mesi e 18 giorni  nel 1944. Giocò con i Phillies per 16 stagioni con un totale in carriera di .262 di Media, con 104 HR e 708 Rbi.
13) Erv Palica. Debuttò nell'Aprile del 1945 all'età di 17 anni, 2 mesi e 12 giorni. Era un lanciatore e giocò per 9 anni, con i Dodgers e Baltimore. Totalizzò 45 vittorie e 55 sconfitte. Entrò in rilievo nelle WS contro gli Yankees nel 1949 lanciando per due riprese in Game 5.
14) Mel Ott. Fece la sua prima apparizione  nell'Aprile del 1926 all'età di 17 anni,1 mese e 25 giorni. Carriera stellare per questo talento che è un dono degli Dei. La sua storia
15) Alex George. Il suo debutto avvenne nel Settembre del 1955 per Kansas City. Alex aveva 16 anni, 11 mesi e 19 giorni. Fece 11 apparizioni in battuta con 1 sola valida e 7 strikeout.
16) Roger McKee. Aveva 16 anni, 11 mesi e 2 giorni quando lanciò 3 riprese per i Phillies.
17) Putsy Caballero. Il più giovane terza base di sempre. 16 anni, 10 mesi e 9 giorni. Giocò nei Phillies facendo parte di quella squadra che venne denominata "Whiz Kids", che nel 1950 giocò nelle WS stabilendo, con un'età media di 26 anni, il record di squadra più giovane di sempre in un Post Season.
18) Jim Derrington. È il più giovane lanciatore partente della storia. Jim aveva 16 anni e 10 mesi quando lanciò per 6 riprese contro Kansas City.
19) Carl Scheib. Aveva 16 anni, 8 mesi e 5 giorni quando nel Settembre del 1943 debuttò per i Phillies ner ruolo di lanciatore. Giocò per 11 anni, vincendo 45 partite e lanciando per 1070 riprese.
 20) Joe Nuxhall. All'età di 15 anni, 10 mesi e 10 giorni è il più giovane nella storia (un record forse imbattibile). Morto di recente (2007), Joe era un lanciatore ed ebbe una carriera che durò per 16 anni con i Cincinnati Reds.
Vinse 135 partite.

sabato 28 aprile 2012

BLASTING AWAY THE PAST

                                                            25 AGOSTO 1998
Una settimana fa, il duello di "bastonate" oltre la recinzione sembrava morto. Domenica, Mark McGwire e Sammy Sosa non solo hanno riacceso le micce, ma hanno segnato la storia nella National League. McGwire ha crackkato l'homer N°53 e Sosa l'homer N°51. Per la seconda volta nella storia della NL 2 giocatori hanno superato quota 50 nella stessa stagione. Nel 1947 Ralph Kiner (Pittsburgh) e Johnny Mize (NY Giants) erano alla pari con 51 "bombe". Più a fondo nel passato, Hack Wilson (Chicago) ottenne 56 homers nel 1930. McGwire e Sosa hanno ancora 32 partite da disputare per continuare la caccia al record stagionale di 61 homer ottenuto da Roger Maris nel 1961. In quell'anno, il duello si svolse nell'American League e nella stessa squadra, gli Yankees. Maris e Mantle erano entrambi sulla strada di battere il record stagionale di Babe Ruth ottenuto nel 1927 con 60 homers. Quell'estate delle lunghe bastonate iniziò con lo show di Mantle, il più amato giocatore d'America, il candidato per eccellenza sul trono di "Re Stagionale". Ma l'avanzare della stagione sottolineò un calo di Mantle, mentre Maris, che batteva prima di lui, si avvicinava sempre di più al traguardo prestabilito. Tanti tifosi e giornalisti rimasero delusi quando Mantle terminò la stagione con 54 homers. Per il silenzioso Maris invece si aprirono le porte del "non-benvenuto nella storia". Tony La Russa, era un tifoso degli Yankees nel 1961, "Facevo il tifo per Mantle, ma rimasi sorpreso dal record di Maris", disse La Russa nel 1998, quando era manager dei St.Louis. Ora, tutta la città fa il tifo per "Big Mack", mentre a Chicago sono tutti dalla parte di Sosa, anche se quest'ultimo è relegato ad un ruolo secondario. L'immagine di McGwire è quella che più si avvicina al Babe Ruth del 1927, mentre quella di Sosa rappresenta il simbolo della Rep. Dominicana, una nazione povera dove il sogno di arrivare in Major League si rinnova quotidianamente tra i giovani atleti di quel paese.
                                             26 AGOSTO 1998
Quando si parla di fortuna. McGwire si prende un giorno di riposo, ma finisce che dovrà giocare quella partita contro Pittsburgh perchè sul punteggio di 5-5 alla sesta ripresa, una pioggia insistente costrinse le squadre ad andare negli spogliatoi. La partita verrà disputata dall'inizio il 14 Settembre. Le statistiche della partita sospesa contarono e ciò rappresentò una fonte di polemiche. "Perchè contano se la partita viene disputata dall'inizio?", così rispose McGwire ai giornalisti. Per il manager La Russa invece rimase il problema di dosare le forze del suo "slugger", cioè quando e come concedere a McGwire il prossimo giorno di riposo. Anche Sosa è fermo a 51 homers nonostante il 2 su 4 contro Houston, mentre si affaccia nella corsa anche Ken Griffey Jr. che, contro i White Sox realizzò il terzo homer in 3 giorni portandosi a quota 44.
                                            28 AGOSTO 1998
Ogni volta che Sammy Sosa si avvicina a McGwire, quest'ultimo ristabilisce le distanze. Lo slugger di St.Louis ha spedito la pallina a 509ft in alto sulle tribune del Busch Stadium per il suo homer N°54. Tutto è successo dopo poche ore dall'homer N°52 di Sammy Sosa contro Cincinnati. La settimana è stata da brividi con Sosa che ha pareggiato il conto per ben 2 volte e Mc Gwire che ha ripristinato il vantaggio. Dopo il suo homer, il Dominicano ha regalato la mazza a Bradley Johnson, un bimbo disabile di 10 anni che è scoppiato a piangere. "L'ho fatto felice, ed è stata una felicità per me", disse Sammy Sosa. Il lanciatore dei Cubs, il rookie Kerry Wood, è rientrato dopo una lunga assenza dovuta all'infortunio alla spalla. Ha lanciato 8 riprese effettuando 16K.
                                              1 SETTEMBRE 1998
Sammy Sosa batte il suo 54esimo homer ed è pari con McGwire. Sette ore più tardi il "Colosso di St.Louis" ottiene l'homer vincente contro Atlanta, che lo porta di nuovo in testa con 55 homer. Nelle 26 partite che rimangono da giocare, McGwire deve realizzare 7 homerun mentre Sosa invece ne deve realizzare 8 per poter battere il record di Maris del 1961. "Questo è lo spettacolo di Mark McGwire, lui torna sempre in vetta perchè è la persona giusta", commenta Sosa dopo il sorpasso. Prima della partita McGwire ha guardato l'homer di Sosa in replay sulla televisione. "Lui dice che sono io la persona giusta, ma anche Sammy è nel posto giusto", questo è il commento di McGwire. I due sluggers hanno realizzato un homer nello stesso giorno per ben 18 volte in quell'anno. Nel frattempo incalzano le votazioni tra i tifosi di tutta America. Il 79% vuole che sia McGwire a battere il record di Maris.
                                             2 SETTEMBRE 1998
"Se Mark McGwire batterà il record di Roger Maris, bene. Sammy Sosa è il primo responsabile. Se Mark farà ciò che tutti si aspettano è perchè ci sono anch'io nei paraggi". Così afferma Sammy Sosa dopo aver realizzato il 55esimo homer, portandosi ancora alla pari con lo slugger di St.Louis. Nello stadio dei Florida Marlins "Big Mack" non ha realizzato nessun homer, ma ogni volta che si è presentato alla battuta ha ricevuto la "standing ovation" da parte di tutti i tifosi. Addirittura, alla nona ripresa, il pubblico si è lamentato col proprio lanciatore Vic Darensbourg per aver concesso la base su ball a McGwire. In questo momento ai due contendenti manca solo un homer per eguagliare il record storico di 56 ottenuto da H.Wilson nel 1930 (record della NL).
                                             3 SETTEMBRE 1998
L'urlo del "Colosso di St.Louis" fa tremare la Florida. Mark McGwire negli ultimi due turni di battuta realizza il N°56 e N°57. Dopo quasi 70 anni il record di H.Wilson ha fatto le valige. Le due "bombardate" del Mac hanno viaggiato rispettivamente a 450ft e 478ft lasciando impietriti i due lanciatori Livan Hernandez, lo stesso sul quale "Big Mack" ottenne il mostruoso homer di 545ft il 16 Maggio, e Donn Pall.Entrambe le cannonate erano su lanci dritti, il primo nella zona centrale del piatto e il secondo nella zona bassa dello strike sul conteggio di 1 ball e 1 strike. "Escono dal campo come palline da ping pong, non ho mai visto una cosa del genere", ammette il manager dei Marlins, Jim Leyland. Nel frattempo, a Chicago, Sosa non ottiene nessuna valida e la notizia della performance di McGwire viene accolta con malumore e gemiti di sofferenza tra i tifosi del Wrigley. Al "Colosso" servono 4 homer per pareggiare il record. "So che mi sto avvicinando, ma è sempre più difficile", dice McGwire.
                                            4 SETTEMBRE 1998
Mark McGwire continua la sua leggendaria galoppata al record superando se stesso con altri 2 homers per un totale di 4 in 2 partite. A Miami il poderoso slugger si è sistemato sulla soglia della porta per l'ingresso nella storia. Con il N°58 e il N°59 "Big Mack" ha preso letteralmente a "pallate" le tribune del Pro Player Stadium. Il primo è arrivato alla settima ripresa sul rilievo dei Marlins Brian Edmondson. La pallina ha viaggiato per 497ft in alto sugli spalti dell'esterno sinistro. Il secondo homer è arrivato nella ripresa successiva sul rilievo Rob Stanifer. Anche in questo caso la pallina si è schiantata sul secondo anello delle tribune per una distanza di 458ft. "Da Miami a Cuba con le cannonate di McGwire si arriva in un attimo". Nel frattempo anche Sosa ha assaporato un momento di storia con il suo homer N°56, eguagliando il record di franchigia di Hack Wilson che resisteva da 68 anni. "Adesso ricorderanno anche me", disse Sammy Sosa.
                                                       8 SETTEMBRE 1998
Dennis Reyes, il lanciatore di Cincinnati che ha concesso l'homer N°60 a McGwire, sarà il partente nella gara di Giovedì. Concederà anche l'homer storico, N°61?, o forse addirittura N°62?. Risponde il 21enne rookie di Cincinnati, "Spero che faccia il record prima di affrontarmi. Ho già Babe Ruth alle mie spalle, non voglio anche Maris". Ma "Big Mac" possiede un solo "credo", e sul conto di 2 ball e zero strike la sua mazza esplode scaraventando la pallina oltre la recinzione a sinistra. Dopo la partita, rivedendo il replay, Reyes si accorse che il lancio dritto era abbastanza centrale contrariamente a quello che pensava. "Credevo che il lancio fosse nella zona esterna del piatto. Ho visto che l'aveva battuta bene, mi sono girato ma non ho visto la pallina e allora ho guardato a Dmitri Young (esterno sinistro) che stava immobile guardando le tribune. Non era una battuta, era un missile", Nel frattempo Sammy Sosa contro Pittsburgh ha mantenuto il duello eccitante con altri 2 homers che lo portano ad un totale di 58.
                                                       9 SETTEMBRE 1998
La data è storia acquisita. Grazie a Mark McGwire, non ci sarà il controverso asterisco di fianco al suo record. Il "Colosso di St.Louis" ha battuto il suo homer N°61 legando il suo nome alla storia, frantumando un muro che resisteva da 37 anni. Maris ottenne 61 homers in 162 partite di regular season. Babe Ruth ottenne 60 homer nel 1927 quando la stagione era composta da 154 partite. McGwire ha sistemato tutti gli opinionisti realizzando il N°61 nella partita N° 143 della stagione regolare. Quindi niente asterisco "polemico". Sosa nel frattempo si è fermato a 58. L'homer di McGwire è arrivato alla prima ripresa contro Mike Morgan dei Cubs. Il primo lancio è stato uno slider "girato" a vuoto da Big Mac. Il secondo lancio è stato un fastball alto che ha portato il conteggio sull'1-1. Quindi alle ore 1:22 p.m. Central Time, Morgan lanciò un'altra fastball e McGwire girò la mazza. La pallina veleggiò nell'umida aria di Settembre terminando la sua volata sulle tribune a sinistra.
                                                         10 SETTEMBRE 1998
"Blasting away the Past" così titolava "USA TODAY" il popolare quotidiano americano. Nel tardo pomeriggio Big Mac diede un bacio alla mazza che usò Maris per il suo homer N°61. Tre ore più tardi McGwire diede un bacio d'addio al vecchio record diventando il primo in tutta la storia a battere 62 homer in una stagione. Dopo la partita la mazza di McGwire era stesa sul tavolo di fianco a quella di Maris. "Ho toccato la mazza di Roger con tutto il mio cuore. Ora la mia mazza sarà al fianco della sua. Sono dannatamente orgoglioso", afferma il nuovo recordman. Più tardi arrivò la telefonata del Pres. Clinton che voleva congratularsi personalmente con McGwire. Il fuoricampo del record arrivò al secondo turno di battuta, alla quarta ripresa contro il lanciatore Steve Traschel. La pallina viaggiò per una distanza di 341ft e, guarda caso, fu l'homer più corto di tutti quelli realizzati da Big Mac nella stagione. Alle 8:18 p.m. CT la partita fu sospesa per 11 minuti per far posto ad una rumorosa e gioiosa celebrazione dell'evento. Anche Sammy Sosa dall'esterno destro arrivò di corsa a casa base per congratularsi col suo avversario per il milestone ottenuto. Presenti in prima fila vi era tutta la famiglia del compianto Roger Maris alla quale vennero tributati tutti gli onori che vengono riservati agli eroi di questo sport.
                                                   Note
L'elenco delle date è riferito a quelle del quotidiano "USA TODAY", che arrivava in Italia con gli avvenimenti successi in realtà due giorni prima. Inoltre nel week end arrivava soltanto una copia del giornale che riportava le notizie del Venerdì, Sabato e Domenica. Qui di seguito vi elenco le date come sono realmente sincronizzate con gli eventi.

7 SETTEMBRE; McGwire batte l'homer N°61 contro i Chicago Cubs.
8 SETTEMBRE: McGwire batte l'homer N°62 contro i Chicago Cubs.

Dopo aver battuto il record, McGwire disputò 6 partite consecutive senza battere un homer permettendo a Sosa di raggiungerlo a quota 62 dopo aver realizzato 4 homer in 3 partite contro Milwakee. Il confronto fra i due diventò emozionante fino alla fine della stagione e nel giorno 25 di Settembre entrambi erano a quota 65. Sosa esplose a Houston con un homer da 472ft contro Josè Lima portandosi a quota 66. McGwire invece fu autore di un finale di stagione da Bombardiere-Stellare. Ottenne 5 homers su 5 lanciatori diversi settando il record stagionale a quota 70. La stagione del 98 rimane tutt'ora un' escalation di emozioni come mai si era potuto assaporare nella storia lasciando senza fiato tutti coloro che l'hanno seguita a... "suon di cannonate". Ma c'è dell'altro. Ken Griffey Jr. raggiunse quota 50HR, e per la prima volta 3 giocatori ottennero 50 o più homers nella stessa stagione. Griffey fu il terzo battitore di sempre ad ottenere 50 o più homers in stagioni consecutive. Il primo fu B.Ruth nel 1920-21 e nel 1927-28 e poi c'è Mark McGwire che ha battuto 50 o più homers nelle ultime 3 stagioni. Il "Colosso di St.Louis" terminò la carriera con un totale di 583 Homers posizionandosi al 1° posto nella speciale classifica della "frequenza di realizzazione". Ogni 10.61 presenze alla battuta, McGwire ha realizzato un homer. Babe Ruth è secondo con 11.76, poi c'è Barry Bonds con 12.92.(attualmente tra i giocatori in attività, Ryan Howard dei Phillies, è  a 12.104 AB/HR). Mark McGwire ha realizzato 62HR su 440 presenze in battuta, Ruth 60 su 540 e Maris 61 su 590. Negli ultimi 11 swings stagionali, McGwire ha ottenuto 5 homers. Di seguito tutti i 62 homeruns che hanno portato il "Colosso di St.Louis" nell'Olimpo del baseball.
                                                                                                                                

HR CONTRO HITLER

Se mai c'è stato un aggregatore di etnie, come viene riportato dalla storia, si può dire tranquillamente che il baseball ha assunto il ruolo di tramite, di filo conduttore, di vero e proprio collante. Il legame creato dall'Old Game tra le generazioni di immigrati e il tessuto sociale americano, si è sempre più rafforzato col passare degli anni fornendo quella diversificazione che tanto caratterizza l'America dei giorni d'oggi. Oltre alla sofferta integrazione dei Negri nel baseball organizzato, ve ne fu un'altra non meno importante ma tanto affascinante da essere ancora oggi ricca di mistero come le eterne sabbie del Sahara. Si tratta dell'avvento nel baseball di atleti di origine Ebrea. Sebbene non vi fu una vera e propria segregazione come quella dei giocatori di colore, anche gli Ebrei ebbero molto da soffrire per poter rivendicare i propri diritti di dignità etnica, tenendo conto del loro desiderio di inserirsi nella vita sociale e culturale americana. Ma se non giochi a baseball non potrai mai essere americano. Ed ecco che i primi giocatori ebrei spuntarono già all'alba delle origini dell'Old Game. Lipman Pike nel 1866 diventò il primo atleta ebreo nella lista dei Philadelphia Athletics, ad ottenere un regolare contratto per le sue doti di velocità e di potenza con la mazza. Nei primi anni del 900 il leggendario manager dei New York Giants, John McGraw, capì l'importanza e l'esigenza di far affluire più tifosi al vecchio Polo Grounds ed inserì nella squadra un giocatore ebreo, una figura carismatica dotata di qualità tecniche e atletiche. Fu così, che nel 1923, Moses Solomon, nativo di New York, fece la sua apparizione in Major League con ottime credenziali, avendo realizzato 49-HR nella precedente stagione in Minor League. Immediatamente si pensò a Moses come colui in grado di offuscare la fama e la notorietà di Babe Ruth. Solomon iniziò la stagione alla grande catturando l'attenzione dei mass-media che lo soprannominarono The Rabbi of Swat, in contrapposizione al soprannome di Babe Ruth, The Sultan of Swat. Tuttavia il colosso ebreo non riuscì nell'impresa in quanto fu un terribile difensore. "Non prendeva una pallina al volo nemmeno con un aquilone", così dissero di lui e a fine stagione venne lasciato andare. Uno scrittore anonimo scrisse. "Glory and shame, and Solomon like Napoleon, is now lost to fame". Nel 1926 J.McGraw acquistò il seconda base Andy Cohen con un contratto di $20.000 nella speranza che il nativo di Baltimora potesse fare quello che Solomon non riuscì a realizzare. L'atleta ebreo dopo un inizio titubante fece dimenticare in poco tempo The Rabbi of Swat Solomon, rendendosi protagonista sia in attacco quanto in difesa. Cohen fu l'eroe di New York e di tanti tifosi ebrei che lo portarono in trionfo dopo aver battuto un doppio e due singoli contro i Boston Braves portando la squadra di New York alla vittoria per 5-3. Con lui iniziarono le prime attività commerciali e al Polo Grounds venne pubblicizzato il gelato Cohen. A differenza di altri atleti, Cohen rifiutò di americanizzare il suo nome per evitare discriminazioni all'interno della comunità ebraica. La sua notorietà ebbe un forte impatto e molti ebrei intrapresero una carriera dirigenziale all'interno dei grandi clubs professionistici. Ciò portò ad una rivoluzione in campo economico e amministrativo. Vennero inserite nuove regole per i contratti dei giocatori e vennero stanziate più risorse da destinare alle strutture dei clubs delle Leghe Minori. Gli ebrei diedero una forte spinta innovativa all'Old Game, tanto da ricoprire ruoli importanti all'interno delle Major Leagues. Tali ruoli comprendevano quello organizzativo, amministrativo e legislativo. Anche la famosa canzone Take me out to the Ballgame, l'inno per eccellenza del baseball, fu scritta dall'ebreo Albert Von Tilzer. L'altra faccia di quel periodo è triste ed inquietante. La crescente affermazione degli ebrei portò a fenomeni di antisemitismo in quanto la fascia conservatrice-americana vide questa etnia come una minaccia alle tradizioni e alla cultura della stessa America. Il BLACK SCANDAL del 1919 fu un ottimo pretesto per attribuire agli ebrei la colpa di quella infamante vicenda. In quell'anno le World Series vennero barattate dalla squadra di Chicago e le indagini portarono ad incolpare 8 giocatori insieme ad alcuni scommettitori di origine ebrea. L'accusa fu quella di aver venduto le partite ai Cincinnati che in seguito vinsero le Series. La Grande Depressione contribuì ad accentuare l'antisemitismo in quanto gli ebrei vennero indicati come i maggiori responsabili della triste condizione di povertà in cui era caduta una generazione di americani. Il commissioner della Lega, John Landis, di origine ebraica, nominato da Albert Lasker, un lucroso affarista anch'egli ebreo, decise di intraprendere un'azione senza precedenti e sospese a vita tutti i giocatori coinvolti nello scandalo delle scommesse. In questo modo Landis restituì integrità ad un gioco-istituzione come il baseball, ma soprattutto gettò un pò d'acqua sul fuoco antisemita che stava divampando pericolosamente.
Gli anni successivi rappresentarono una delle pagine più tristi e drammatiche della storia dell'umanità. Gli echi di una Europa che si preparava ad affrontare il dominio nazista, il successivo sterminio e la Grande Guerra, vennero vissuti dagli americani come se loro stessi fossero in prima fila. Questo perchè una enorme immigrazione di ebrei,si parla di oltre 4 milioni di persone, fornirono testimonianze su ciò che stava accadendo al loro popolo in Europa. Fra di loro ci fu Jan Karsky, che portò le prove dell'Olocausto davanti a magistrati di origine ebrea, ma inspiegabilmente e assurdamente Karsky non venne creduto. Le statistiche del tempo assicurarono che ormai il 20% della popolazione americana era di origine ebrea. Il loro numero, sempre in ascesa, e le loro sofferenze rese note agli americani, attenuarono l'ostilità nei confronti di questo popolo. Ma ecco che il muro della sofferenza venne abbattuto con impeto e rabbia quando nel 1930 apparve una stella, in questo caso a 6 punte, che cavalcò gli stadi del baseball americano rivendicando con fierezza la sua origine medio-orientale. Hank Greenberg a 19 anni debuttò in prima base per i Detroit Tigers. La Quercia Ebraica, così venne soprannominato, rappresentò la nuova luce negli occhi di un popolo tormentato e fu il catalizzatore di un ritrovato senso di comunità. I tifosi ebrei si ammassarono nei Ballparks per vedere questo gigante di quasi 2 metri per 100Kg. che martirizzava la pallina, spedendola in alto e lontano verso le tribune. In effetti Hank Greenberg fu la prima vera grande superstar di origine ebrea, tanto grande da colpire i mass media americani i quali gli dedicarono le prime pagine dei giornali offuscando la fama e la gloria di atleti come Babe Ruth o Ty Cobb. Greenberg fu il primo nella storia a battere un homer al centro esterno dello Yankees Stadium nel 1937 dopo 2.156 partite di MLB disputate nel vecchio Stadium dalla sua inaugurazione nel 1923. Sempre nel 1937 Hammerin' Hank ottenne 183 RBI, ancora oggi la terza prestazione di tutti i tempi. Hack Wilson ne ottenne 191 nel 1930, Lou Gehrig 184 nel 1931. Nel 1938 Greenberg realizzò 4Homers in 4 Presenze alla battuta consecutive. Per 11 volte realizzò più di un homer a partita, record eguagliato da Sammy Sosa nel 1998, e terminò la stagione con 58-HR. Nel mese di Settembre di quell'anno, Greenberg ottenne una incredibile sequenza di basi su balls per evitargli di poter battere il record stagionale di Babe Ruth. Greenberg in una intervista smentì questa storia e con signorilità affermò che i lanciatori erano scontrollati, guarda caso, solo con lui. Ciò che attirò l'attenzione di questo straordinario atleta, avvenne nel 1934 quando il suo contributo fu fondamentale alla squadra di Detroit per l'ingresso alle World Series che non avveniva da 25 anni. All'inizio di Settembre Greenberg annunciò che non avrebbe giocato il giorno 10 dello stesso mese perchè è il Rosh Hashanah, cioè il giorno dell' Ultimo dell'Anno nel calendario Ebraico. In più aggiunse di non poter giocare nel giorno 19 lo Yom Kippur, cioè il Giorno della Redenzione, la cerimonia più importante e sacra della tradizione ebraica. Tifosi e giornalisti si trovarono nel panico, "Rosh Hashanah arriva ogni anno, ma i Tigers non vincono dal 1909", furono i commenti tragici di tutta la Detroit del baseball. Greenberg si consultò col suo Rabbino e decise di giocare il giorno 10, ma non nel giorno 19. Come una magia, Detroit vinse contro Boston per 2-1. I punti furono realizzati da Greenberg con 2 home-runs. Il giorno 11, Detroit era in festa e ancora di più lo erano i giornali i quali, a piena pagina, augurarono a Greenberg "BUON ANNO", con caratteri di scrittura ebraici. Nelle prime pagine si poteva leggere anche una poesia dedicata dallo scrittore Edgar Guest di cui riporto le ultime strofe:
We shall miss him on the infield and shall miss him at the bat / But he's true to his religion / and I honor him for that.
Greenberg giocò fino al 1947, con una interruzione dovuta al suo arruolamento nell'esercito degli Stati Uniti per 48 mesi in occasione della II Guerra Mondiale.
Appena congedato, a metà stagione tornò subito sui campi da baseball e senza allenamento ottenne un homers alla sua prima partita. "Ogni fuoricampo è contro Hitler", disse lo Slugger di Detroit.
Un angelo è sceso tra di noi. Il Baseball come la Bibbia ha un nuovo inizio...
..IN THE BEG-INNING.

LA VERITÀ DEL TALMUD


C'è uno strato purpureo di saggezza e misticismo nel Talmud, la Bibbia Ebraica, per l'ingresso nella Hall of Fame di Sandy Koufax. Con i suoi 36 anni è il più giovane atleta ad essere ammesso nell'Olimpo dei "Grandi del Baseball". Nel 1972, insieme a lui vennero eletti altri due grandi "Ballplayer": Early Wynn e Yogi Berra. Discorso a parte per Berra e Wynn, c'è qualcosa che va oltre i records di Koufax, ritiratosi alla fine del 1966, dopo appena 12 anni di attività, con 165 vittorie in MLB. L'apice della sua grandezza si ridimensiona se facciamo il paragone con le 300 vittorie di Wynn ottenute in 23 anni di carriera. Wynn lanciava in una epoca dove si rispondeva ad una battuta valida subita con un lancio intimidatorio vicino al corpo del battitore successivo. "In situazioni delicate, avrei lanciato addosso anche a mia madre se si fosse presentata nel box di battuta!", così rispose Wynn in una intervista. Anche quando la sua carriera terminò, l'indole "assassina" di Wynn non si era affievolita. Fu ingaggiato dai Twins come tecnico. Rod Carew afferma che anche in allenamento bisognava stare attenti perchè, dopo un paio di buone battute, Wynn avrebbe lanciato addosso al battitore. L'atteggiamento in campo e le sue parole furono come una linea parallela alla carriera di Yogi Berra, il grande catcher dgli Yankees. I giornalisti coniarono il termine "Berraismo" per identificare le innumerevoli frasi dette da Berra ricche di ironia, sarcasmo, filosofia spicciola. Frasi in cui si giocava molto col significato ambivalente delle parole. Sostenuto dai "Media", questo "Berraismo" diventò famoso nel circuito baseballistico americano tanto da farne, come suggerisce il termine, quasi un decalogo religioso. Qualche esempio di "Berraismo?". Eccone alcuni: "Se non sai dove stai andando, finirai da qualche parte!"..."Se non riesci a imitarlo, non copiarlo!"..."Faresti meglio a tagliare la pizza in 4 parti perchè non ho abbastanza fame per mangiarne 6!"..."Il baseball è 90% mentale. L'altra metà è fisica!"..."È stato impossibile conversare, tutti parlavano troppo!"...Una volta, la moglie di Yogi, Carmen, gli chiese: "Sei nato a St.Louis, viviamo in New Jersey, hai giocato a New York. Se muori prima di me dove vorresti essere seppellito?". ..."Sorprendimi!", rispose Berra..."Ho fatto un errore sbagliato!"..."Non ho mai incolpato me stesso quando non battevo bene. La colpa era della mazza e quindi la cambiavo. Dopotutto se so che non è colpa mia come posso arrabbiarmi con me stesso?"..."Dovresti andare ai funerali degli altri se vuoi che gli altri vengano al tuo!"...Qui, trovate una nutrita sequenza di frasi "Berraismo". Koufax non ha mai lanciato "vicino" al corpo o alla testa di nessun battitore; Koufax non aveva atteggiamenti che incuriosivano i reporters; Koufax non aveva un linguaggio colorito e spiritoso. La sua saggezza e onestà sono stati i pilastri sui quali ha costruito una solida carriera dal monte di lancio. Una carriera basata sulle doti di perseveranza e continuità iniziata con anni di difficoltà per poi arrivare al massimo splendore e terminare con gli anni del dolore. Forse per questo, Sandy Koufax è stato il prescelto. Molti ricordano il coraggio dei suoi gesti quando combatteva sul monte di lancio sopportando una forte artrite al gomito. L'immagine di Koufax dopo una battaglia di nove riprese è ancora viva e presente. Non riusciva a stendere il braccio, il dolore al gomito era lancinante nonostante le infiltrazioni di cortisone. Nessun alibi, e nessun pianto di solidarietà. "Quanto stavi male?", gli chiese un giornalista, dopo una partita vinta con i Phillies per raggiungere il titolo di Lega. "Stavo male!", disse Koufax, "ma non so quanto, perchè ero pieno di cocaina. Era l'unico modo per poter lanciare". Un altro reporter gli chiese a cosa pensava mentre era seduto nello spogliatoio bevendo un pò di soda dalla bottiglia sollevata col braccio destro. "Sto pensando a quanto sono felice che tutto è finito", replicò Koufax dopo aver lanciato con soli due giorni di riposo!. Ottenne 6 "strike-out" quella sera terminando la stagione a quota 289, nemmeno vicino al record dell'anno precedente, il 1965, quando ne registrò 382!. Ma quella vittoria era la numero 27 della stagione, un record per lui e per la squadra, grazie al quale si apprestava ad affrontare il post-season. E continuavano a chiedergli "Come va il braccio?", e Koufax ripeteva le stesse parole, come fossero una preghiera "Il braccio è lo stesso di sempre. Se la tua squadra segna qualche punto, è un sollievo dal monte di lancio". Lanciò la seconda partita delle World Series nel 1966. La prima partita spettò a Don Drysdale, perchè quel giorno era lo "YOM KIPPUR", il "giorno dell'espiazione" nel calendario ebraico e il credo di Koufax non gli permetteva nessuna competizione. Drysdale perse la prima partita contro Baltimore e Koufax perse la seconda per 6 a 0. L'esterno centro Willie Davis commise tre errori alla 5° ripresa. In quella partita il lanciatore Jim Palmer dei Baltimore, ottenne una "shout-out" diventando il più giovane lanciatore nella storia delle World Series ad ottenere un simile risultato. Aveva 20 anni, 11 mesi e 21 giorni. I Baltimore andarono in vantaggio per 3 partite a zero, una situazione impossibile da ribaltare. Fu proprio Koufax che andò a consolare Davis durante la partita "Non lasciarti andare, non ho nulla da possedere là di fuori!". Dopo un mese Koufax annunciò il suo ritiro dal baseball. Aveva solo 30 anni!. Molti pensarono che fosse contento della decisione perchè non avrebbe dovuto più sopportare il dolore al gomito. "Ma è sbagliato!", disse Koufax, "Il baseball mi mancherà da morire, sarà come una voragine dentro di me. Non è stato piacevole annunciare il mio ritiro. Sono tornato a casa dopo la conferenza stampa, mi sono seduto e pensavo se tutto ciò era vero. Ho fatto la cosa giusta?. Dopo 12 anni è facile dire "mi ritiro", ma quando pensi al significato della parola, è come un nodo che si stringe intorno alla gola. Sono sicuro che l'Opening Day dell'anno prossimo sarà un giorno molto difficile da sopportare". Dal 1955 al 1960 Koufax vinse soltanto 36 partite. Nel 1961 ne vinse 18, esattamente la metà di tutti gli anni precedenti quando la sua esplosiva "Fast-ball" non sapeva dove andava a finire. Dal 1955 al 1960 concesse 405 "basi su ball" in 692 innings. La mancanza di controllo nei suoi lanci era preoccupante. "Cominciavo a pensare che forse era meglio per me ritornare a scuola considerando che ero ancora giovane per farlo!", disse Koufax. Ma, come spesso succede nelle situazioni disperate, vi fu un "turning point", e il Talmud si affacciò nella figura di Norm Sherry, il suo catcher, che gli suggerì di "lanciare più piano" per controllare meglio la sua "fast ball". E così fece Koufax, con tanto allenamento e costanza, doti che lo portarono a primeggiare nella categoria degli "strike-out" nel 1961, 63', 65' e 66'. Quindi arrivarono anche le vittorie: 23 nel 1963, 26 nel 1965 e 27 nel 1966, l'ultima dolorante stagione. Poi si aggiunsero le "no-hit", contro i Mets nel 1962, i Giants nel 1963 e i Phillies nel 1964 per finire in bellezza con un "perfect game" contro i Cubs nel 1965. Quattro partite senza concedere una battuta valida. Nessuno prima di lui. Quattro stagioni all'apice della grandezza, tre "Cy Young Award" come il miglior lanciatore di tutta la Major League oltre a un "Most Valuable Player" nel 1963. Questi sono i record scritti e consegnati alla storia. "Questo è il più grande riconoscimento non solo nel baseball, ma anche di tutta la mia vita", disse Koufax appena eletto nella Hall. Ricevette 344 voti, il più alto numero nella storia della Hall of Fame. Berra ne ricevette 339 e Wynn 301. Tanti tifosi ricordano la sua "Perfect game" contro i Cubs anche perchè fu una partita straordinaria dove il lanciatore dei Cubs, Bob Hendley concesse solo una battuta valida. La partita venne disputata a Los Angeles il 9 Settembre del 1965 e i Dodgers vinsero 1 a 0. Koufax ottenne 14K affrontando 27 battitori. L'unico punto venne segnato quando Hendley (Cubs) concesse la base su ball a Lou Johnson nella quinta ripresa. In seguito Johnson venne spinto in seconda con un "bunt di sacrificio". Al tentativo di rubare la terza base, il catcher dei Cubs Chri Krug rispose con una brutta assistenza e la pallina rimbalzò verso la zona dell'esterno sinistro permettendo a Johnson di segnare il punto vincente della partita. L'unica valida dell'incontro la realizzò sempre Johnson, ma alla settima ripresa, risultando ininfluente sul punteggio. L'unico momento di ansia da parte di Koufax fu sempre alla settima ripresa quando si trovò col conteggio di 3 ball e 0 strike su Billy Williams. I due lanci successivi furono proiettili in mezzo al piatto e dopo un foul ball Williams ottenne una debole volata all'esterno sinistro permettendo così a Koufax di completare il suo "Perfect Game" con 6 strike-out di fila e di registrare un nuovo record storico di 4 no-hit, sorpassando un altro grande del monte di lancio: Bob Feller, che ne aveva ottenute 3. Per avere un'idea della bravura di Koufax basti pensare che i battitori dei Cubs "sapevano" quale tipo di lancio avrebbe eseguito Koufax ma, nonostante questo vantaggio, come affermò Ernie Banks (interbase dei Cubs) "Non riuscivamo a colpire la pallina!". Lo stesso Banks, (Hall of Famer), andò strike-out per ben 3 volte, senza nemmeno sfiorare la pallina con la mazza. Koufax effettuò 113 lanci dei quali 79 erano strikes. "Un giocatore di baseball non riveste un ruolo importante nella nostra vita sociale. Non possiamo guarire il male e nemmeno portare la pace in un mondo travagliato. Tutto ciò che possiamo fare è donare poche ore di evasione a coloro che vengono allo stadio fornendo una sorta di conflitto per tanti tifosi che identificano le loro fortune con le nostre attraverso l'intera stagione. Tutto questo è secondo natura, un breve e temporaneo periodo della nostra vita". Sandy Koufax.

"AH!, dimenticavo!. Si legge nel Talmud Ebraico:
"Basta una persona buona...sulla quale costruire il mondo!".

OPENING DAY

Non è necessario essere un tifoso sfegatato per apprezzare l'inizio della stagione di baseball. Per il freddo e indolente Inverno che si assopisce, questo giorno rappresenta l'inizio della Primavera, stagione metaforicamente associata alla rinascita, al mutamento, allo sbocciare di nuova linfa vitale. Anche quest'anno la stagione dai petali vellutati e dallo stelo spinoso, a seconda di come uno la vuol identificare, è ricca di sorprese e novità non ultima quella di aggiungere una squadra al post season della MLB. Infatti, in questo momento, sembra che l'aggiunta di una Wild Card alle due Leghe verrà attuata in modo definitivo portando il numero di squadre, che si affronteranno dopo la regular season, da 8 a 10. Tale decisione non è passata in silenzio anzi ha sollevato tante polemiche e considerazioni. C'è chi dice che la corsa finale per ottenere un posto nel Post Season possa venire compromessa togliendo competitività, spettacolo ed emozioni. Altri invece affermano che una partita di spareggio tra le due Wild Card sia a dir poco frustrante perchè entrambe le squadre dovrebbero usare il miglior lanciatore compromettendo, per la vincente, la rotazione per affrontare le successive partite. Tali aspetti vengono analizzati e approfonditi in maniera spasmodica e quasi delirante. Le televisioni e i giornali fanno a gara per fornire argomentazioni valide in merito a questa nuova regola. A me piacerebbe l'idea della creazione di una nuova Division per entrame le Leghe, tenendo conto che l'AL West ha solo 4 squadre mentre tutte le altre ne hanno 5 compreso le Divisions della NL, addirittura la NL Central ha 6 squadre. Attualmente in Major League ci sono 30 squadre. Per creare 8 Division, 4 in AL e 4 in NL, ci vogliono 32 squadre. L'aggiunta di due franchige porterebbe al post season solo le vincenti delle rispettive divisions fornendo il giusto valore alle squadre, annullando così macchiavelliche ristrutturazioni del campionato. Va inoltre ricordato che negli anni scorsi alcune Wild Card si sono spinte tanto in alto da vincere le World Series. Trovare 2 squadre da inserire in Major League è forse un problema?, penso proprio di no. Immaginatevi ad esempio una squadra messicana, oppure un team dominicano, voglio esagerare, una squadra cubana. Immaginatevi il forte impatto di tutti i tifosi e appassionati, oltre al coinvolgimento mediatico conseguente a tali decisioni. Sempre per stare nell'esempio, la squadra cubana verrebbe inserita in una Division con squadre nella costa Est degli States, mentre quella messicana nella Division Ovest, il tutto per evitare mostruose trasferte che inciderebbero sui costi. Mi fermo qui, e mi allontano dall'approfondire questa discussione lasciando spazio aperto a chi volesse, per così dire, dare un proprio giudizio all'argomento. Torno all'inizio, ovvero all'Opening Day perchè, se tanta storia ha scritto l'Old Game, quella del Giorno di Apertura è altrettanto monumentale e ricca di eventi che vale la pena ricordare.
1907: Al Polo Grounds si affrontano i Giants e i Phillies. La giornata fu caratterizzata da una forte nevicata. I tifosi, scontenti per come stava andando la partita, iniziarono a mitragliare i giocatori con palle di neve costringendo l'arbitro a sospendere l'incontro. Non male come inizio!.
1910: William Howard Taft diventò il primo presidente ad effettuare il lancio cerimoniale in un'Opening Day.
1912: In quell'anno l'Inizio di Stagione fu caratterizzato da una violenta rissa sul campo che coinvolse i tifosi di Brooklyn, al tempo acerrimi rivali dei New York Giants. Col punteggio di 18-3 per i Giants gli spalti si svuotarono e il campo venne invaso da centinaia di spettatori al punto che l'arbitro fu costretto a sospendere la partita.
1940: C'è stata solo una no-hit nella storia del baseball in un Opening Day. Bob Feller all'età di 21 anni è stato l'unico. La partita venne giocata al Comiskey Park il 16 Aprile del 1940 tra Cleveland e White Sox.
1946: Avvenne un fatto curioso. Dopo aver pitturato con vernice fresca una sezione delle tribune dei Boston Braves, il clima freddo e umido rallentò il processo di essicazione della vernice stessa. Centinaia di tifosi fecero la fila davanti all'ufficio dello stadio pretendendo un risarcimento per i loro vestiti sporchi di pittura fresca!.
1947: Tutti gli appassionato lo sanno. Questa è la più storica di tutta la storia dell'Opening Day. Jackie Robinson fu il primo giocatore di colore ad esordire in Major League.
1950: Il presidente Harry Truman fece l'inaugurale primo lancio effettuandolo col braccio sinistro e poi col destro, mostrando tutta la sua abilità di ambidestro.
1974: Nell'Opening Day di quell'anno Hank Aaron realizzò il fuoricampo N°714 portandosi alla pari con Babe Ruth. Nello stesso giorno a Chicago un gruppo di tifosi entrarono in campo completamente nudi interrompendo la partita e inneggiando ad azioni violente da perpetrare sulle tribune.

Addentrandoci in questa particolare classifica, tanti sono i giocatori che detengono primati in una Opening Day. Oltre a Bob Feller va ricordato che Ken Griffey Jr. e Frank Robinson hanno il primato dei fuoricampi con 8 bastonate a testa. Per i lanciatori invece, Tom Terrific Seaver è quello che ha lanciato più Opening Day di tutti. Per 16 volte è stato il lanciatore partente. Per finire questa speciale classifica, ecco una personale e ipotetica formazione da Opening Day.

LANCIATORE: Bob Feller. Come detto in precedenza, lanciò una no-hit contro Chicago vincendo la partita  per 1 a 0. Gli storici affermano che quel giorno la sua velocità si aggirava tra le 96 e le 98,6 MPH!.
RICEVITORE: Johnny Bench. Nel 1968 all'età di 20 anni fece il suo primo squat dietro casa base meravigliando tutto il mondo del baseball per il suo talento e la sua immensa abilità.
PRIMA BASE: Marck McGwire. Nel 1998 iniziò la stagione con un bang di 360Ft. Il primo di una serie di homers che portò il Rosso di St.Louis al record stagionale di 70, sorpassando quello di Roger Maris che resisteva da quasi 40 anni.
SECONDA BASE: Jeff Kent. Sempre nel 1998 iniziò la stagione con 5 valide incluso un doppio e un homer portando i S.Francisco Giant alla vittoria contro Houston alla 13esima ripresa.
TERZA BASE: Vinny Castilla. Anche lui nel 1998 iniziò la stagione alla grande con 2 HR più una valida.
INTERBASE: Luke Appling. Nel 1949, all'età di 42 anni Luke iniziò la stagione come interbase.Quell'anno giocò 142 partite con una Media Battuta di .301, 82 punti segnati e 121 Basi su Ball.
ESTERNO SINISTRO: Billy Williams. Nell'Opening Day del 1971 alla 10ima ripresa, Williams realizzò l'homer vincente dell'1 a 0 contro i St Louis del feroce Bob Gibson.
ESTERNO CENTRO: Karl Tuffy Rhodes. Nella primavera del 1994 venne acquistato dai Cubs e relizzò 3HR nell'Opening Day di quell'anno. In seguito Rhodes andò a giocare in Giappone e nel 2001 eguagliò il record stagionale di fuoricampi detenuto da Sadaharu Ho con 55HR realizzati nel 1964.
ESTERNO DESTRO: Roger Maris. A 22 anni esordì in Major League giocando per i Cleveland Indians e nell'Opening Day del 1957 ottenne 3 valide contro i White Sox.

L'Opening Day è il giorno dove tutto comincia e si apre il sipario per far posto ad una battaglia senza vittime nè sangue dove l'urlo di una voce tanto cara a tutti noi, riecheggerà per sempre in eterno: "PLAY BALL". Ed ecco il primo lancio della stagione, una dritta alta e interna. "STRIIIIKE-ONE". E dalle tribune si dice: "Che cacchio chiama quel pipistrello nero". In fondo è l'Opening Day, l'unico giorno dell'anno in cui si può dire: "Mancano ancora 161 partite".

1912

Non c'è mai stata una World Series come quella del 1912. Quelle partite furono caratterizzate e avvolte all'insegna di una costante incertezza. Tra grandi giocate e tremendi errori, gli atleti  passarono dall'essere eroi a vergognose capre da latte. Tutto è successo, anche un pareggio all'11esima ripresa che ha portato le Series a disputare l'ottava partita. Quelle del 1912 furono le prime WS disputate al Fenway Park di Boston che vide un esterno autore di un doppio gioco senza assistenza, un altro che realizzò una presa miracolosa, un lanciatore che vinse tre partite mentre un altro, un cavallo di battaglia, che non ne vinse nemmeno una. Un rookie che giocò come una grande stella e altre stelle invece offuscate nella loro brillantezza. Furono le più belle World Series mai giocate dove i Boston vinsero contro New York di misura, con punteggi stretti e verranno ricordate per il "colpo da babbeo" di Fred Snodgrass su una palla al volo. Un errore straziante che trasformò la figura di un solido esterno di New York in una vergogna storicamente dichiarata dove il nome verrà ricordato tanto quanto si giocherà a baseball. Il suo appuntamento col destino alla 10ima ripresa della partita decisiva brucerà il suo nome così a fondo che sarà impossibile cancellarlo. Il mondo ricorderà che l'errore di Fred Snodgrass ha spianato la via della vittoria ai Boston Red Sox facendo dimenticare altri episodi rilevanti accaduti durante il corso delle Series del 1912. Snodgrass non fu l'unica vergogna di quelle Series, ci fu anche Christy Mathewson, the "Big Six", che lanciò tre partite complete senza vincerne una. Ci fu Fred Merkle, il prima base dei Giants, e Chief Meyers il catcher e anche Daffy Lewis dei Red Sox, tutti quanti seri candidati alla nomina di "giocatore della vergogna delle Series!". Il palco era stato ben allestito in quell'Ottobre del 1912 quando più di 30.000 tifosi si accalcarono nell'appena costruito Fenway Park. Le due squadre avevano vinto tre partite a testa. Una di quelle terminò all'11esima ripresa sul punteggio di 6-6 e venne sospesa per oscurità. Christy Mathewson dall'alto della sua dominante carriera lanciava per i Giants mentre i Red Sox battagliavano con il loro asso del tempo, Hugh Bedient che aveva vinto il 5° incontro per 2 a 1. Mathewson aveva già lanciato in due partite perdendole entrambi e si apprestava a sostenere l'ultimo "ruggito", quello finale per la vittoria. La sua squadra gli diede il vantaggio per 1 a 0, alla terza ripresa del game N°8.In quegli anni un punto era come averne un milione, quando Matty era in forma. Alla settima ripresa il lanciatore affrontò il rookie dei Boston, Olaf Henriksen, che si presentò a battere al posto di Bedient ottenendo un doppio che portò Jake Stahl a segnare il punto del pareggio. Smoky Joe Wood entrò a lanciare per i Boston. Dopo 9 riprese regolamentari il punteggio era fermo sull'1 a 1 e per la seconda volta le due squadre affrontarono gli extra inning. Al 10imo i Giants segnarono un punto. Sembrava fatta, con Mathewson sul monte la squadra di New York era pronta a festeggiare la vittoria finale. La tristezza dei tifosi del Fenway crebbe inesorabile sugli spalti, una sconfitta era come un totale disastro e i 30.000 presenti lo stavano già assaporando. Il primo battitore per Boston fu
Fred Snodgrass
Clyde Engle, pinch hitter al posto di Joe Wood. Clyde ottenne una debole volata proprio nella direzione dell'esterno centro Snodgrass che, senza nemmeno muoversi stava per effettuare la più semplice delle semplici prese al volo. Ma l'inevitabile diventò all'improvviso un'oscura incertezza quando Snodgrass, immobile, si fece cadere la pallina dal guanto. Rinvigorito da quel "pauroso liscio",Engle, che aveva corso verso la prima base con la convinzione di essere eliminato, raggiunse prontamente la seconda base. Il boato crescente dei tifosi accompagnò la corsa di Engle, in una ritrovata speranza di vittoria. Il Fenway si era animato con orgoglio e meraviglia e il battitore successivo, Harry Hooper esplose con una battuta tesa nella zona tra il centro-destra. Con estremo sforzo Snodgrass corse verso la pallina riuscendo ad effettuare una gran presa al volo che bloccò Engle in seconda base. L'azione fu talmente rilevante che l'esterno pensò di essersi rifatto dal precedente errore. Mathewson concesse la base su ball a Steve Yerkes e affrontò Tris Speaker dei Red Sox. Per la seconda volta nella ripresa il grande Matty subì l'ennesima delusione. Speaker fece una semplice volata in territorio foul tra casa base e prima base.Ordinaria amministrazione...una facilissima eliminazione!. Ma il prima base Merkle e il catcher Meyers entrambi "chiamarono" la pallina e vennero assaliti dal timore di potersi scontrare e infortunarsi seriamente. La pallina cadde in mezzo a loro, Mathewson immobile  e freddato, Speaker che doveva essere eliminato si trovò ancora a battere con un out e due uomini in base e Matty realizzò di dover affrontare un pericoloso battitore. Il resto fu "anticlimatico" e deludente per New York. Speaker ottenne un singolo, Engle segnò il pareggio, Yerkes raggiunse la terza base e andò a punto su una lunga volata di sacrificio di Larry Gardner...e i Red Sox erano a casa!. Così, come sono andate le cose, si potrebbe puntare il dito contro Merkle e Meyers senza dimenticare che Mathewson era nella miglior posizione per effettuare la presa al volo sul foul di Speaker che avrebbe chiuso la ripresa perchè Gardner in seguito venne eliminato al volo. Ma la storia mette in risalto la "papera" di Fred Snodgrass perchè fu quella che diede inizio al gran finale dei Red Sox permettendo ad Engle di segnare il punto del pareggio. E mentre sugli spalti i tifosi come sacerdoti brahmaniani con baffi da montone e whiskey zampettavano come tacchini avvolti in una frenesia di gioia, le ruote della vergogna cominciarono a girare vertiginosamente per Fred Snodgrass. Si avvicinò alla panchina a testa bassa, riluttante come se stesse percorrendo l'ultimo cammino della vita. I compagni di squadra lo evitarono e nessuno parlò con lui. Tutto l'ambiente dei Giants provò dispiacere per Snodgrass. Josh Devore, che ritornò in albergo insieme a lui in taxi, disse in seguito che le prime parole di Fred furono: "Credo di aver perso le Series per voi". I giornali in tutti gli States uscirono con l'esplicita notizia che condannava Snodgrass come "l'uomo che aveva perso le finali per i Giants". Quel clamoroso errore portò nell'ombra una serie di spettacolari giocate in una World Series carica di emozioni e suspence. A nulla valse, ad esempio, la valida come "pinch hitter" del rookie Henriksen, un potenziale eroe, per aver battuto a casa il punto del pareggio. Ci fu anche la presa al volo più sensazionale che la storia delle World Series ricorda. Accadde alla quinta ripresa di Game 8. Larry Doyle colpì verso l'esterno destro. Dal momento che la pallina venne battuta, la certezza che sarebbe volata verso le tribune per un fuoricampo era realtà e disperazione per il giovane Fenway Park. Ma un angelo dal nome Harry Hooper indietreggiò verso il muro, con uno sforzo estremo volò in alto col braccio teso e la mano nuda fermando la traiettoria della pallina diretta verso gli spalti. Non riuscendo a trattenerla, Hooper fece un ultimo sforzo e prima che la pallina toccasse terra riuscì a catturarla col guanto. Quella giocata diventò il simbolo di ogni esterno, ma le enormi dimensioni della "papera" di Snodgrass rimpicciolirono quel capolavoro. Lo stesso vale per la doppia eliminazione senza assistenza da parte di Tris Speaker, fu la prima volta da parte di un esterno durante una partita regolare. E poi ci fu Smoky Joe Wood che lanciava proiettili vincendo la prima, la terza e l'ottava partita. Uno dei pochissimi lanciatori ad ottenere un simile trionfale traguardo. Dall'altra parte vi fu la tragedia di Christy Mathewson uno dei più grandi lanciatori della storia, nel disperato tentativo di vincere una partita in quelle che saranno le sue ultime World Series. Matty, nel 1912 era ancora brillante sul monte di lancio, ma con i suoi 33 anni aveva lasciato alle spalle i suoi giorni migliori.Nonostante tutto fece una ottima figura lanciando 3 buone partite, pareggiandone una e perdendone 2. Concesse 10 valide sparpagliate in 11 riprese nel Game 2. In Game 5 ne concesse 5, ma perse il confronto con Bedient che ne concesse 3. Infine nella partita finale "The Big Six" tenne sotto controllo i Red Sox fino alla tragica 10ima ripresa. Gli eroi nelle World Series vengono e vanno, così come se ne vanno gli emblemi della vergogna.Il povero Fred Snodgrass essendo stato il primo, sarà per sempre il "porta-bandiera" del più grande errore commesso in una finale. Chissà!, se avesse effettuato la presa al volo il suo nome sarebbe scomparso nel limbo speciale e dedicato di tanti buoni giocatori senza i quali non sarebbe stato possibile elogiare le loro prestazioni come sigilli, in questo caso, di morte e disperazione. Discorso a parte per Christy Mathewson, un atleta stellare e di impeccabile condotta, una figura esemplare e di valore indefinibile per come ha portato il baseball nei cuori di tutte le generazioni a seguire.

THE WILD RACE

 
Tra i più curiosi e originali pennant race, la volata finale dei Detroit nel 1907 merita un posto d'onore nella memoria così come è stata descritta da Davy Jones, esterno sinistro della Motor City. Nel Settembre di quell'anno i Philadelphia Athletics si trovavano in vetta alla classifica mentre i Detroit Tigers, con 2 partite perse in più, erano al secondo posto e dovevano affrontare gli ultimi incontri della stagione in trasferta, rispettivamente a New York e poi a Boston. I Tigers vinsero 5 partite su 6 guadagnando il primo posto in classifica alla pari con i Philadelphia e prepararondosi ad affrontarli il giorno 27 di Settembre. "Wild Bill" Donovan, asso dei Tigers, lanciò una gran partita vincendo il confronto con Eddy Plank degli A's per 5-4. Era Venerdì e le squadre avrebbero disputato un doppio incontro il Lunedì successivo. La partita del Sabato non venne disputata a causa della pioggia e il manager degli A's, l'immortale Connie Mack, suggerì di giocare 3 partite nel giorno di Lunedì perchè, secondo le regole del tempo, non si poteva giocare durante la Domenica. L'allenatore dei Tigers, Hughie Ee-yah Jennings, rifiutò di giocare il triplice incontro sapendo che, dopo gli A's, il suo club avrebbe dovuto affrontare i Washington per le ultime 4 partite di stagione. Si arrivò così a Lunedì 30 Settembre 1907 pronti per il double header tra A's e Tigers. A Philadelphia, famosa per i suoi abitanti dal temperamento infuocato, lo stadio venne assalito dai tifosi e la loro irruenza provocò la rottura dei tornelli che si trovavano all'ingresso dell'impianto al punto che molte persone entrarono senza pagare il biglietto. Vennero richieste forze dell'ordine supplementari e i poliziotti si sistemarono anche dentro il campo e lungo la recinzione del fuoricampo. Al Columbia Park di Phila. venne proibita la vendita di birra ma ciò non bastò per contenere l'ostilità dei tifosi degli Athletics nei confronti dei Tigers. Lo stadio non disponeva degli spogliatoi per gli ospiti per cui i giocatori delle squadre avversarie dovevano cambiarsi in albergo. Scortati dalla polizia, Cobb e compagni entrarono in campo e fu subito guerra. I tifosi accolsero l'ingresso dei Tigers con un incessante lancio di frutta e verdura. Non mancarono anche alcune bottiglie di vetro, una delle quali colpì proprio Ty Cobb il quale si diresse verso le tribune con una mazza in mano pronto ad usarla se necessario. Molti sostennero che aveva anche una pistola infilata nella cinta. Cobb venne trattenuto da Sam Crawford e da alcuni poliziotti. Questo sarebbe stato il preludio alla partita più controversa e discussa di tutta la stagione del 1907. Per i Tigers salì sul monte di lancio Bill Mullen il quale subì l'irruenza delle mazze di Philadelphia che fissarono il punteggo sul 7-1. Alla settima ripresa i Tigers segnarono 4 punti e all'ottava ripresa entrambe le squadre segnarono un punto. Iniziò così l'ultima ripresa col risultato di 8 a 6 per gli Athletics di Philadelphia. Sam Crawford dei Tigers iniziò l'inning con una battuta valida. Seguì Ty Cobb che realizzò un fuoricampo portando il risultato al pareggio: 8 a 8. Il lanciatore degli A's, Waddell Il piromane, venne sostituito da Eddy Plank, lo stesso lanciatore che aveva perso il confronto con Donovan il giorno 27. Il manager degli A's era convinto che il desiderio di rivalsa di Plank avrebbe portato alla vittoria la sua squadra. Anche lo skipper dei Tigers pensò allo stesso modo e prontamente sostituì Mullen ancora con Bill Donovan. All'undicesimo inning Detroit passò in vantaggio con un doppio di Cobb portato a punto dal successivo singolo del Prima Base Claude Rossman. Si arrivò così alla parte bassa della ripresa quando l'interbase degli A's, Simon Nichols, battè una profonda volata all'esterno sinistro. Il difensore Davy Jones indietreggiò fino ad arrivare alla recinzione dove venne investito e bersagliato da numerosi pezzi di carta arrotolati lanciati dai tifosi. In quella confusione l'esterno non riuscì ad effettuare l'eliminazione e la pallina, rimbalzando, terminò sulle tribune. Nichols venne accreditato con un doppio, raggiunse la terza base su lancio pazzo e segnò il punto del pareggio grazie ad una volata di sacrificio. Feroci furono le proteste da parte dei Tigers, ma gli arbitri, forse intimoriti dall'ambiente vulcanico del Columbia Park, decretarono la regolarità dell'azione. La partita andò avanti e si arrivò alla fatidica ripresa N° 15. Gli Athletics, con il capitano Harry Davis alla battuta ottennero un'altra volata lunga e profonda nella zona centro-destra del campo. Il difensore Sam Crawford dirigendosi verso il muro del fuoricampo, urtò contro un poliziotto seduto su una cassa vuota di bottiglie di soda. L'ufficiale si stava spostando ma non riuscì ad evitare lo scontro col difensore. Tuttavia Crawford sarebbe stato ancora in grado di effettuare la presa al volo, ma avvicinandosi alla recinzione dovette affrontare l'insidia dei tifosi i quali sporgendosi e agitandosi smanacciarono la pallina togliendola quasi dal guanto del difensore (un pò come successe a Moises Alou dei Cubs, nella vicenda chiamata The Steve Bartman Incident nel corso dei Play-Off del 2003). In quel momento l'atmosfera in campo e sugli spalti si trasformò in un uragano di violenza. I giocatori di Detroit protestarono ancora chiedendo l'eliminazione del battitore per interferenza. L'arbitro di casa base Mr. O'Loughlin disse che non aveva visto nessuna irregolarità, per cui Harry Davis venne accreditato con una battuta da due basi. Durante le proteste i giocatori di entrambe le squadre più i tifosi scesi in campo ingaggiarono una vera rissa con calci e pugni. Nella confusione Bill Donovan colpì Monty Cross stendendolo a terra. Due poliziotti afferrarono Donovan, il quale stava lanciando per Detroit. Non potendo fare a meno di lui, il compagno di squadra, Germany Schaefer, con rapidità disse ai poliziotti: "Avete sbagliato persona, sono stato io a colpire Cross". Bill Donovan venne rilasciato e Schaefer fu portato in caserma. Ma non è finita. In seguito alle feroci proteste del manager di Detroit, l'arbitro di casa base si consultò con quello di seconda base, Mr T.Connolly, il quale affermò di aver visto l'esterno subire l'interferenza, prima dal poliziotto e poi dai tifosi. Il battitore venne dichiarato OUT. La rabbia dei giocatori di Philadelphia fu incontenibile e le forze dell'ordine ebbero un gran da fare per sedare gli animi permettendo la ripresa della partita. Ma le sorprese non finirono perchè con un eliminato Danny Murphy ottenne un singolo che avrebbe permesso a Harry Davis di segnare il punto della vittoria. La partita continuò senza segnature da entrambe le squadre e venne sospesa alla 17ima ripresa per oscurità. In seguito i Detroit vinsero tutte le 4 gare contro Washington relegando gli Athletics al secondo posto. Fu così che i Tigers si apprestarono ad affrontare i Chicago Cubs in finale. Le World Series  del 1907, vinte dai Chicago Cubs, non furono anch'esse prive di sorprese. La prima partita terminò 3 a 3 al 13imo inning. Venne sospesa per oscurità e per la prima volta in una finale, una partita terminò in pareggio. I Cubs erano squadra di casa al West Side Grounds e all'ultima ripresa erano in svantaggio per 3 a 1. Contro il lanciatore "Wild Bill" Donovan dei Detroit, Chicago segnò un punto e con 2 out avevano un corridore in terza base. Il manager-giocatore Frank Chance ordinò a Del Howard di andare in battuta al posto di Joe Tinker. Howard terminò strike-out, ma la pallina rimbalzando davanti al ricevitore, non venne trattenuta e il corridore dalla terza base segnò il punto del pareggio. Le successive partite vennero vinte da Chicago che si aggiudicò il titolo. L'anno successivo, nel 1908, le Finali vennero disputate dalle stesse squadre. Chicago riconfermò la sua supremazia vincendo le World Series e, ancora oggi, nel momento in cui scrivo, rappresentano le ultime vinte dai Cubs. In seguito, Chicago e Detroit si affronteranno un'altra volta, nel 1945, e questa volta l'esito fu a favore dei Tigers che vinsero alla settima e decisiva partita. I Cubs non vincono una finale dal 1908 e non partecipano ad una World Series dal 1945. "Maghi e Stregoni, riportate Chicago nelle World Series". I Detroit Tigers furono la prima squadra nell'American League a vincere 3 titoli consecutivi di lega e la prima squadra a perdere 3 finali consecutive. Nel 1907, all'età di 20 anni, Cobb vinse la media battuta con .350, il più giovane nella storia, fino al 1955 quando un altro giocatore dei Tigers, Al Kaline, ottenne il titolo di battuta con .340, ma, Kaline era più giovane di Cobb di appena 1 giorno. Entrambi nacquero nel mese di Dicembre; Cobb nel giorno 18 e Kaline nel giorno 19. La Pesca della Georgia (soprannome di Cobb), vinse la Tripla Corona nel 1909 con .377 di Media, 107 RBI e 9 HR. Il fatto curioso è che i 9 HR furono tutti inside the park. La grandezza di Ty Cobb era un qualcosa che doveva essere vista, e vederla significa ricordarlo per sempre.

FLASH INTO THE 40'


Al Kaline
Tutto iniziò con una lotta al titolo che venne decisa da un lanciatore tanto oscuro e sconosciuto che in seguito non venne nemmeno registrato negli annali del "Baseball Register". La corsa al titolo terminò in entrambe le leghe all'ultimo giorno della regular season. Fu una decade, quella degli anni 40', in cui 11 squadre parteciparono alle World Series. Furono i 10 anni più competitivi nella storia del baseball e non di meno i più spettacolari. Proprio in quel periodo, l'Old Game registrò nelle sue statistiche per l'ultima volta, una media battuta di .400 e un lanciatore che completò più di 35 partite in una stagione. Infine, la cosa più importante che avvenne negli anni 40', fu quella di vedere, per la prima volta nella storia delle Major Leagues, un giocatore di colore posizionarsi in prima base. Fu come l'inizio di un nuovo mondo, una dimensione del gioco mai vista in precedenza. Certo, durante la guerra ci furono momenti in cui il baseball non raggiunse buoni livelli tecnici al punto che non furono pochi i puristi che auspicarono un'interruzione del campionato. Tante furono le superstar che prestarono servizio militare durante la Grande Guerra. Ted Williams, Joe DiMaggio, Hank Greenberg, Bob Feller, Jackie Robinson giusto per citarne qualcuno. Gli Yankees, ancora una volta, presero il volo per affermare una dinastia che sarebbe stata ancora più dominante rispetto agli anni precedenti. Senza uno stop da parte dei Tigers la squadra di New York avrebbe iniziato la decade con una striscia di 5 vittorie stagionali consecutive. Detroit e Cleveland battagliarono fino all'ultimo giorno della regular season del 1940 con i Tigers in vantaggio di una partita. In una disperata ricerca per affrontare Bob Feller che aveva vinto 27 partite quell'anno, il manager dei Tigers, Del Baker fu l'autore di una delle più "disgraziate" decisioni che un manager potesse prendere in situazioni del genere. Affondando le dita nel classico cappello, tirò fuori il nome di Floyd Giebell, un lanciatore destro di 30 anni che aveva vinto 2 sole partite in  quell'anno. Oggi Giebell rappresenta una nota a piè di pagina di un ipotetico "trivia book" oppure potrebbe essere la risposta esatta in un quiz televisivo con la domanda da 1, 2, 3 milioni di dollari. Ebbene, Giebell battè Feller per 1 a 0 e i Tigers vinsero la stagione. Non fu la sua partita più importante della vita, ma fu l'unica partita importante della carriera di Giebell. Infatti da quel momento non sarà più presente in major league. Dall'altra parte gli Indians furono fortunati a trovarsi in una posizione del genere. Il manager Ossie Vitt passò l'intera stagione seminando discordia nella squadra e i giocatori presentarono più volte al presidente, Alva Bradley, una petizione per esonerare il manager. Questa situazione portò all'assurda idea di assimilare la squadra ad un gruppo di bambini piagnucolosi. Il manager venne esonerato a fine stagione. Passarono altri otto anni prima di vedere gli Indians ancora in corsa per il titolo e, ironia della sorte, affrontarono ancora i Detroit. Gli Indians persero una partita con un lanciatore che mai più vincerà un Major League game: Russ Christopher. Quell'anno, il 1948 fu testimone della prima partita di spareggio per il titolo di lega nel corso della storia. Con la sconfitta contro i Tigers all'ultima giornata di stagione, i Boston e Cleveland si trovarono alla pari in classifica e disputarono una partita di spareggio il 3 Ottobre 1948. Cleveland vinse 8 a 3. In seguito gli Indians vinsero le World Series contro i Boston Braves, presentando per la prima volta in assoluto un lanciatore di colore: Satchel Paige. Il 15 Maggio del 1941 Joe Di Maggio iniziò la sua scalata alle 56 partite consecutive con almeno una valida, un record inaccessibile ai giorni nostri, non per difficoltà, ma perchè un talento come "Joltin Joe", è paragonabile al suo record e si traduce in una sola parola: fantascienza. Anche in questa occasione vennero coinvolti i Cleveland Indians perchè furono proprio i lanciatori  di quella squadra a porre fine al record di Di Maggio. Il 17 Luglio a Cleveland di fronte a 70.000 spettatori, i lanciatori Al Smith e Jim Bugby Jr. contribuirono ad uno 0 su 4 ottenuto da Joe il quale nell'intervista di fine partita si mostrò amareggiato non per aver terminato il suo hitting streak, ma per aver perso $10.000, un bonus che gli era stato promesso nel caso avesse raggiunto quota 57, un numero che sarebbe servito come etichetta pubblicitaria da porre sulla confezione del ketchup. Un altra star della decade fu Pete Reiser. Dopo una solida e spettacolare stagione come esordiente, emerse l'anno successivo come il più giovane vincitore della media battuta nella storia della National League. Tante persone che videro Reiser giocare, affermano che sarebbe stato il miglior esterno-centro della storia se solo non avesse avuto una serie di frequenti infortuni. Per coloro che vissero negli anni 40, il ricordo di Reiser svenuto a terra nel prato esterno dopo aver sbattuto il corpo contro il muro di recinzione nel tentativo di effettuare una presa al volo, è nitido e stampato nella memoria. Mentre per i più giovani la figurina con la sua immagine ha assunto una dimensione leggendaria, irraggiungibile. Quanto era bravo Reiser?. Non si può dire, ma senza i continui infortuni il paragone più autentico sembra quello con Al Kaline, che vinse la media battuta a 20 anni per poi non vincerne più a causa di tanti infortuni. "Ho sempre giocato a baseball nell'unico modo che sapevo fare!", dirà più tardi Pete Reiser. Il passato è come un ladro: non porta nulla, ma può rubarti il futuro.

UN ANNO DISPARI


Il 1957 fu un anno dispari. In quell'anno vi fu l'annuncio ufficiale del trasferimento di 2 franchige newyorkesi verso la California. I Giants a S.Francisco e i Dodgers a L.Angeles. Jackie Robinson, nel Gennaio del 1957 ufficializzò il suo ritiro dal baseball. Nello stesso anno Ted Williams vinse la media battuta con .388, Hank Aaron vinse la classifica degli homers realizzandone 44. Stan Musial per la 15esima volta terminò la stagione sopra .300 di media battuta, vincendo nella National League con .351. Nel 1957 i Phillies utilizzarono il primo giocatore di colore (John Irvin Kennedy). Il pitcher Herb Score di Cleveland, venne colpito in pieno volto da una battuta tesa di Mc Dougald che gli procurò diverse
fratture oltre al rischio di rimanere cieco. Mc Dougald dichiarò di voler smettere di giocare. Il 1957 fu un anno dispari. Di sicuro non si è mai visto che un giocatore, arrivato salvo sulla base, inizia a discutere animatamente con l'arbitro e viene cacciato fuori. E' successo nel 1957 a Milwaukee, quando Gran Hamner in scivolata venne giudicato salvo dal direttore di gara. Il giocatore si rialzò e si diresse verso l'abitro protestando e dalla chiamata "Salvo!" ottenne una chiamata "agli spogliatoi!". Nel Settembre del 1957 a Kansas City, il seconda base Bill Graves "sparò" la pallina oltre la recinzione all'esterno sinistro. Invece di compiere l'usuale giro delle basi, Graves fece una scivolata ad ogni base concludendo con un tuffo a casa base. "L'avevo promesso alla mia ragazza!", così disse il giocatore. Nel 1957, una partita White Sox-Yankees venne sospesa per un'ora a causa della pioggia. Un tifoso dei Sox fu portato in commissariato per aver causato una rissa sugli spalti. Dopo aver pagato la multa ritornò allo stadio, ricomprò il biglietto proprio nel momento della ripresa dell' incontro. Il tifoso non perse nemmeno un lancio della partita!. Quando Tom Brewer (lanciatore dei Boston) raccolse un bunt di sacrificio di Bob Lemon dei Cleveland, sentì urlare: "Seconda!..Seconda!". Si girò e tirò la pallina in seconda base eliminando il corridore che stava arrivando in scivolata. La voce era di Eddie Stanky, suggeritore di prima base dei Cleveland!. Successe nella trasmissione televisiva di Frankie Frisch. Conclusa l'intervista con Johnny Logan, interbase dei Braves, Frisch fece il classico annuncio pubblicitario "Questa confezione di Realcreme è per te Johnny", "Grazie", rispose l'interbase dei Braves "Adesso sono pronto per farmi la barba". La Realcreme non era sapone da barba ma bensì brillantina. A Buffalo un commerciante decise di farsi pubblicità offrendo $500 a chi avesse fatto un fuoricampo colpendo la sua insegna posizionata all'esterno destro. Joe Caffie fece un patto con il suo compagno di squadra Luke Easter. "Se uno di noi due lo colpisce, dividiamo a metà". Easter rifiutò dicendo "No, non puoi farlo, non hai la forza. Io posso farlo e non voglio dividere a metà con te". Indovinate un pò?. Qualche giorno più tardi Caffie colpì l'insegna e intascò il premio. Frank Malzone, terza base, esordì con i Boston nel Settembre del 1955 e ricevette il Gold Glove nel 1957, ed era ancora un Rookie!. Fu l'ultimo nell'American League ad ottenere l'Award prima dei 16 consecutivi di un certo Brook Robinson!. Nel 1957 il libro On the Road, di Jack Kerouac fece il giro del mondo. La bibbia della Beat Generation, un viaggio  mistico e psichedelico in macchina attraverso gli Stati Uniti d'America, venne scritto in 21 giorni sul tavolo della cucina di casa di Kerouac su un unico foglio arrotolato. Eh già, il 1957 fu proprio un anno dispari.


RUST IN THE 60'

                                                                      
 Nessun'altra decade nella storia del baseball può offrire una combinazione di ottimi lanciatori e battitori come quella degli anni 60'. Raggruppare un così alto numero di talenti ha permesso a questa decade di essere ricordata come la più prolifica ed una tra le più importanti  e spettacolari decadi di tutta la storia del baseball. In questo decennio i lanciatori hanno fatto registrare la media PGL  più bassa di sempre oltre alla percentuale più alta di strike-out per 9 inning. In un periodo dominato dai lanciatori viene da  chiedersi: "E i battitori?, chissà le sofferenze". Tutt'altro. Gli anni 60' hanno prodotto i più forti sluggers della storia sottolineando l'importanza di una decade senza precedenti. In aggiunta, come in un sogno, viene riconosciuta tale soltanto quando tutto è finito perchè nel momento che lo vivi con entusiasmo non ci si rende conto del periodo storico che si sta vivendo. The beautiful 60', dramma e felicità  di una generazione. La guerra in Vietnam,  l'assassinio di Kennedy,  la contestazione e la protesta nelle strade. "4 dead in Ohio", cantava Neil Young, e Jimi, e Janis, e i Beatles e i Rolling Stones, e Martin Luter King, e l'atterraggio sulla luna, e il libero amore, e i diritti per le minoranze, tutti avvenimenti storici di grande impatto sociale che hanno coinvolto il mondo intero. But not the game of Baseball. Il gioco è permeato da quell'alone di magia che lo difende, e dalla sua capacità di erigere un muro invalicabile alla sofferenza. Un'isola di pace in mezzo ad un oceano rabbioso, un bosco incantato che rassicura e ci avvolge protettivo. Negli anni 60' i giocatori avevano in mente due cose soltanto. La prima riguardava le loro statistiche, perchè era l'unico modo per essere giudicati. Ogni battitore sa che quando sta soffrendo attraverso un 1 su 6, il prossimo turno di battuta rappresenta la differenza tra battere .143 oppure .286. Due su sette è .286 e lo sai dal momento che si corre in prima base mentre la pallina passa in mezzo agli interni. La seconda cosa che i players avevano in mente, e per la quale si  sono consumati, era quella di stendersi con una beautiful chick, una ragazza dei sogni. Donne e giocatori, giocatori e donne, birra e statistiche, numeri e marjiuana, ballparks e hotels. Un viaggio senza fine e senza confini per battere, tirare, fare belle giocate, rubare e scivolare in base e segnare punti. La chiesa del baseball non conosce gli assassinii, la guerra, la protesta. La chiesa del baseball è una religione che non conosce l'inferno e nemmeno il peccato. C'è solo il gioco, e attraverso gli occhi abbiamo potuto ammirare la bellezza dell' OLD GAME negli anni 60' e 70'. I giocatori erano come noi, un pò più bravi. Non avevano corpi artificiali anzi, Aaron era magro, Mays era basso, McLain era un cicciottello che suonava l'organo in chiesa, ed è l'ultimo lanciatore ad aver vinto 30 partite. Il gioco era diverso, migliore, non più di 2 ore a partita con ottimi pitchers and  hitters, niente free-agents, steroidi e big money, dopo tutto è legale rubare nel baseball. Oggi viviamo in un periodo dove uno che batte 280, ha un contratto pluriennale di 50 milioni di dollari. Willie Mays nel 66' guadagnava $100.000, se lui e Mantle giocherebbero oggi, sarebbero i proprietari della  squadra. I forti pitchers degli anni 60' avevano il sangue bollente. Quando un battitore scavava la buchetta nel box per trovare maggiore comodità, ecco che sicuramente arrivava una dritta vicino alle mani oppure alla testa. E come si difendevano i battitori?. Semplice, al lancio successivo piazzavano un bunt verso la prima base costringendo il difensore a raccogliere la palla che poi doveva assistere all'accorrente lanciatore per completare l'eliminazione del battitore. A quel punto al lanciatore, toccando il sacchetto di prima base, gli veniva restituito il favore con una bella pestata da parte del battitore anch'egli in corsa verso la base. Ty Cobb e Jackie Robinson erano maestri in questo genere di vendetta. Un bell'esempio di "occhio per occhio, dente per dente". Nel baseball, se perdoni, non sarai perdonato. Se ti affidi a Dio ti ritrovi col sedere appiattito grazie ad una lunga permanenza in panchina.
Alcuni nomi di giocatori di quel periodo e le loro statistiche:
FRANK ROBINSON.Il primo giocatore a vincere l'MVP in entrambe le leghe.
Durante la decade ha battuto 303, con una media homers di 32, 101RBI e 101 punti segnati
HARMON  KILLEBREW  nella decade ha battuto 393 HR  e 1013 RBI
HANK AARON 308 di media, con 375 HR e 1107 RBI. Il migliore della decade
WILLIE MAYS 10 volte ALL STAR, 350 HR e più di 1000 RBI
ROBERTO CLEMENTE dal 1960 al 1969 MB 328, con una media di 190 valide a stagione, 18 HR e 87 RBI
SANDY KOUFAX media Strikeout per 9 inning di 9.51. The best. 1910 in totale nel decennio
BOB GIBSON 2071 K. 200 strike-out e oltre  per 7 stagioni. Nel 1968 ha ottenuto 1.12 ERA. The best stagionale in tutta la storia
SAM MCDOWELL 9.41 strke-out a partita toccando quota 300 in due stagioni
JIM MALONEY 158OK. Dal 1963 al 1966 registrò una media di 234 k a stagione
BOB VEALE mancino di oltre 2 mt, vinse 100 partite per Pittsburgh e totalizzò 1428 K negli  anni 60'.

La lista si può allungare, aggiungendo Carl Yazstremski (l'ultimo a vincere la tripla corona, al momento in cui scrivo), Juan Marichal, Dick Allen, Don Drysdale, Mantle e Maris, ovvero The 61 race del 1961. Forse non basta dire beautiful, forse è meglio dire The Wonderful 60'. Non nel nome del sentimento o della nostalgia, ma nel più assoluto pragmatismo. Niente confini o soffocanti restrizioni, ma un nuovo e costante nutrimento e legame tra il gioco e i suoi seguaci, non l'occhio della cinepresa ma la totale visione del tempo passato e del tempo a venire. Mentre l'estate del 68' si allontanava dai campi, la temperatura e il fresco autunno si presentarono puntuali per sussurrare a tutti The Last Waltz, l'ultimo mese prima del Post Season. Nonostante tutto, la linea di mercurio segnava ancora "alte temperature" sottolineando che i bracci dei lanciatori erano ancora caldi e pronti a congelare le mazze dei battitori. Erano i migliori lanciatori della decade, in quella che fu considerata la decade dei lanciatori. Intanto si andava avanti tra una shutout e un'altra. I lanciatori dominavano letteralmente sui battitori al punto che a metà stagione nell'American League non ci fu un battitore di ruolo con la media di .300. Gli equilibri dell'OLD GAME sono forse saltati?. L'armonia tra il lancio e la battuta sono stati gravemente compromessi?. Critiche, polemiche e tante discussioni si sono mescolate nella ricerca di trovare una soluzione. È già successo nel corso degli anni di assistere a cambiamenti strutturali del gioco. Palline più leggere, distanza monte-casa base spesso rivalutata in termini di misura. Per non parlare dell'altezza del monte di lancio, anch'essa soggetta a cambiamenti. Qualche anno fa, per soddisfare l'esigenza di accorciare i tempi della partita venne incrementata la parte verticale della zona di strike. Harry Walker, il miglior hitting-coach del tempo, diceva che nelle Little League non facevano allenamenti di battuta a sufficienza. Sam Byrd, esterno degli Yankees, crede che gli swings vengono eseguiti soltanto con i polsi. I battitori usano poco il corpo. Frank Lane dei Baltimore dice che l'innalzamento del monte (15 inches) ha dato un grosso vantaggio ai lanciatori. Infatti dall'alto la pallina arriva più veloce. Walter Alston (Dodger manager) invece pensa che il problema risiede nell'aspetto scouting. E' piu' facile giudicare un lanciatore piuttosto che un battitore. Leo Durocher, che ha sempre detestato gli arbitri, trova in questo dibattito una buona occasione per colpevolizzare i direttori di gara, affermando che è loro la colpa. I lanci vicino alla zona erano giudicati strikes e i battitori per forza di cose giravano parecchi lanci fuori da quella zona. La ricerca della battuta lunga piuttosto che il fare un buon contatto con la pallina, ha ulteriormente degradato l'immagine e le prestazioni dei battitori. Un altro aspetto sono le difese, più attrezzate sia in termini di materiale (guanti) sia in termini di giocatori, decisamente migliori rispetto agli anni passati. In questi anni i lanciatori hanno una varietà di lanci maggiore e buon controllo, quindi il battitore può aspettarsi qualsiasi tipo di lancio in qualsiasi conteggio. Difficilmente un battitore affronta un lanciatore stanco perchè al minimo segnale di affaticamento, il manager lo sostituisce con un lanciatore fresco. Non è una novità che se uno batteva .300 anni fa, oggi raggiungerebbe quota .250 oppure se va bene .275. Dopo tutto non c'è una grossa differenza: ad esempio su 400 turni ufficiali di battuta, uno che batte .250 realizza 100 valide. Sono solo 20 valide in meno per raggiungere quota.300. Ma non è facile. I lanciatori sono specializzati imparano a lanciare con controllo e al massimo. Sono consapevoli che hanno il supporto dal bullpen con i suoi lanciatori di riserva. Il battitore invece è costretto ad aggiustarsi repentinamente contro un lanciatore di riserva. I lanciatori sono super osservati dalle Minors fino alle Majors. I battitori sono lasciati a loro stessi e trovano eventuali suggerimenti parlando fra di loro. Hank Aaron una volta telefonò a Stan Musial per avere un consiglio sulla battuta. "Keep swinging", disse Musial al telefono. Le cose andavano così. Il primo hitting coach fu Wally Moses nel 1958. E' forse la battuta un'arte che non si puo' insegnare?. O forse il tecnico deve avere un approccio Maieutico e Socratico?, come avveniva nell'antica Grecia, l'insegnamento era basato sulle domande e non sull'apprendimento nozionistico. L'aiuto e la conseguente crescita sapienzale si nascondeva nelle risposte a quelle domande. Oppure è necessario essere talenti e quindi non aver bisogno di lezioni?. Yastrzemski ebbe un'ottima stagione nel 1967 dopo i consigli di T.Williams. Matty Alou riconobbe l'importanza  del suo coach per essere migliorato in battuta. Joe di Maggio ebbe un impatto notevole sui battitori di Oakland. Ralph Kiner uno dei più forti della storia, è convinto che i battitori devono prendersela solo con se stessi. Dice che sono pigri e non hanno voglia di fare extra BP. "Ho passato ore ed ore con Paul Waner a fare tanto BP extra. Se i Lanciatori migliorano, e sono ben supportati dai tecnici, i battitori devono fare lo stesso". Hank Greenberg sottolinea l'aspetto importante dell'extra battuta, "Di più è meglio. Come facevano Williams, Foxx, e tutti i grandi battitori dell'epoca. L'unico battitore che conosco e che non ha mai fatto extra BP  è  J.DI Maggio. Ma per lui è diverso, considerando ciò che ha fatto in campo", conclude Greenberg: "La battuta è un'arte e come tale va sempre migliorata". La battuta è ritmo, il lancio è contro il ritmo.

lunedì 23 aprile 2012

ROSSO-SANGUE

"Cobb è stato l'autore di un omicidio?". In un'epoca dove la cronaca nera quotidiana balzava sulle prime pagine dei giornali, ancora oggi, la posizione di Cobb, per un fatto avvenuto nel 1912, è un mistero. Nell'Agosto di quell'anno Ty e sua moglie uscirono di casa al 103 di Commonwealth a Detroit per dirigersi verso Sud direzione Trumbull sulla strada che li avrebbe portati verso la stazione dei treni. Cobb doveva disputare una partita il giorno dopo a Syracuse ed era alla guida della sua Chalmers. Avvicinandosi all'incrocio fra Temple Street e Trumbull Cobb rallentò quando 3 uomini apparvero dal retro del palazzo situato all'angolo di quell'incrocio e minacciosamente si avvicinarono alla Chalmers. Cobb affermò che quei tipi erano ubriachi e parlavano con accento straniero. Uno di loro intimò al giocatore di fermarsi e gli chiese dei soldi. Cobb scese dalla macchina e discusse animatamente con i malviventi. Nei giorni successivi l'atleta raccontò diverse versioni dell'accaduto tutte con lo stesso finale, cioè che lui aveva avuto la meglio sugli assalitori. In nessun giornale del tempo viene riportato che vi fu una rissa, anzi venne scritto che i rapinatori fuggirono. Tutto questo è in contrasto con la versione che Cobb diede ad Al Stump del Chicago Daily Tribune. Infatti sul quotidiano vi era scritto che "Gli uomini riconobbero la vittima". Cobb affermò che i tre rapinatori lo assalirono con spirito di vendetta ed erano ubriachi. Due di loro lo riconobbero e tentarono di fermare la rissa che si era creata. Cobb disse di aver steso uno di loro ramato di coltello per difendersi e che nella collutazione la lama gli aveva procurato un taglio dietro la spalla. I malviventi si scusarono e prestarono una sorta di first aid al compagno che era rimasto a terra. La versione scritta sul Syracuse newspaper invece è un pò diversa. Tale versione venne riportata anche dal NY Times il 13 Agosto 1912. "Il coltello tagliò il cappotto penetrando fino a procurare una ferita a Cobb. Appena si resero conto del ferimento di Ty i tre uomini scapparono impauriti. Cobb risalì in macchina  per proseguire verso la stazione. Nel 1959 Al Stump ascoltò una versione dei fatti completamente diversa e con un finale drammatico. Cobb si ribellò e colpì ripetutamente uno di loro lasciandolo steso a terra in pessime condizioni. Quindi il giocatore si lanciò all'inseguimento degli altri due riuscendo a catturarne uno ed iniziò a colpirlo sul viso col calcio della sua "Belgian Luger", una pistola che Cobb portava sempre con sè. Lasciò il malcapitato a terra privo di sensi e ritornò verso la macchina senza dir nulla alla moglie. Successivamente dalle notizie di cronaca, si apprese che due uomini andarono dal dottore per essere curati. Questo è ciò che è scritto da Al Stump nel suo primo libro, nel 1961, sulla vita di Cobb. Si deduce quindi che il giocatore non uccise nessuno. Ma nel 1994, nel suo secondo libro su Cobb, Albert Stump descrive che col coltello e con la pistola l'esterno centro di Detroit sfigurò letteralmente il volto del rapinatore rendendolo irriconoscibile e lasciandolo a terra in una pozza di sangue senza la certezza che respirasse ancora. Cobb credette di averlo ucciso. Qualche giorno più tardi i giornali riportarono il rinvenimento di un corpo non identificato nei pressi di Trumbull Street. Mistero, le versioni dei fatti non combaciano. Nel 1996, nel libro The National Passtime a pag. 25-28 si legge "Ty Cobb non commise nessun delitto". Doug Roberts racconta la sua personale ricerca. Doug era un avvocato, un criminologo specializzato in indagini forensi e per soddisfare la sua personale curiosità si recò a Detroit presso il Medical Examiner Office. Iniziò a controllare in archivio tutti i documenti e i files riguardanti autopsie e interventi chirurgici del periodo Agosto-Settembre 1912. In tutti quei documenti, corredati con nome, età, luoghi di rinvenimento, cause di decessi, non fu trovato nulla che riguardasse qualcuno con grossi traumi e ferite al volto. Doug Roberts si recò anche nella biblioteca di Detroit per controllare tutti i quotidiani del tempo riferiti alle settimane successive al tentativo di rapina. Dopo giorni di analisi e revisioni Roberts non trovò nessuna corrispondenza, nessun corpo, nessuna vittima e quindi concluse che non vi fu nessun omicidio. C'è da aggiungere che Ty Cobb raccontò di quel fatto in uno stato di ubriachezza, disse Stump, per cui la sua credibilità rimane compromessa. In uno stato di alterazione, raccontare di aver ucciso un uomo che tentava di rapinarlo può assumere connotazioni eroiche in un periodo come quello. Sta di fatto che credere a ciò che dice una persona sotto l'effetto dell'alcool è pressochè azzardato. Proviamo però ad analizzare il fatto usando la nostra logica interna. Se Cobb avesse ucciso il rapinatore cosa avrebbero fatto gli altri due?. Dopo la fuga sarebbero tornati sul luogo per soccorrere il compagno?. Legalmente è reato uccidere, se non per legittima difesa, ma dal momento che i rapinatori stavano fuggendo, Cobb, inseguendoli, è passato dall'essere vittima ad essere assalitore. Se il rapinatore fosse morto, i suoi compagni avrebbero denunciato il fatto alla polizia. Ma questo non avvenne. Se Cobb avesse ucciso quella persona non credo che, con calma, si sarebbe diretto verso la macchina con la moglie che lo aspettava. Quest'ultima addirittura non si accorse, o fece finta, della ferita da arma da taglio subita dallo stesso Cobb. No. Cobb non ha ucciso nessuno. Nell'articolo che scrisse Doug Roberts nel 1996 viene fatto uno specifico riferimento all'accaduto. Cobb raccontò al Syracuse Journal che il tentativo di rapina fu inaspettato e ideato da persone sconosciute. In realtà le ricerche di Roberts portarono al fatto che Cobb sapeva chi erano quelle persone e sapeva il motivo per cui agirono in quel modo. Alcuni giorni prima Cobb ebbe una violenta discussione con un ragazzo che si faceva chiamare Scabby. L'argomento di tale discussione riguardava una brutta partita dei Detroit. Ty colpì quel ragazzo e qualche giorno dopo gli amici di Scabby attaccarono Cobb per vendicarsi. Questi malviventi erano parte di una organizzazione di scommettitori e Scabby aveva il compito di raccogliere le scommesse. Non ci sono riscontri sul fatto che Cobb fosse uno scommettitore (anche se ciò è possibile, considerando quei tempi). Il mistero di Cobb-assassino rimane tale. La moglie non fornì mai una testimonianza di quello che vide e su consiglio del marito tacque sulla vicenda. I compagni di squadra e il manager Jennings non notarono nulla di strano nel comportamento di Ty e l'esterno destro Sam Crawford non vide nessuna ferita dietro la spalla di Cobb. Però, anche lo stesso Crawford cambierà la sua versione ed in seguito dirà di aver visto delle tracce di sangue sotto la divisa di Cobb all'altezza del fianco destro, dovuto al fatto che Ty si medicò da solo la ferita appoggiandoci sopra delle semplici bende. "Il Baseball", disse Cobb, " è uno sport rosso-sangue praticato da uomini rosso-sangue, una lotta per la supremazia e una sopravvivenza del più forte".
Cobb non è più grande del baseball, ad ogni modo, è stato il più grande nel baseball.