Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

lunedì 20 febbraio 2012

12TH STREET RIOTS

                                               DETROIT "12 STREET RIOT"

Tom Yawkey e sua moglie
Oh!. E' stato divertente l'altra sera recarsi al Tom Yawkey's Clubhouse del Fenway Park. Dovevo fare due chiacchere con un grande giocatore e abbiamo preso appuntamento proprio nel locale che porta il nome di un grande proprietario dei Red Sox del passato. Tom Yawkey acquistò i Boston Red Sox nel 1933 per la cifra di 1.2 milioni di dollari. Originariamente si chiamava Thomas Austin ma dopo la morte del padre venne adottato dallo zio Bill Yawkey, un magnate dell'industria del ferro, il quale diede anche il nome al piccolo Thomas. Quando Bill Yawkey morì nel 1919 lasciò in eredità a Tom un patrimonio di 40 milioni di dollari con la clausola che avrebbe potuto impossessarsene soltanto al compimento del 30imo anno di età. Tom Yawkey morì nel 1976 e nonostante i grandi sforzi per avere una squadra vincente, non potè mai festeggiare un titolo di World Series Champion. Infatti nel 1946, 1967 e 1975 i Boston persero le World Series tutte alla settima partita frantumando così il suo sogno. Ma il nome di Tom Yawkey sopravvive alla morte grazie anche a questo Clubhouse raffinato, elegante ma soprattutto amichevole. Varcare la soglia d'ingresso è come entrare nella casa di eternità di un antico faraone. Il gioco delle luci soffuse si mescola con quello delle candele poste sopra ogni tavolino. I lineamenti dei volti delle persone sono morbidi, sono sagome che sfumano nella penombra. Le dolci note di Blue Valentine di Tom Waits, danzano nel locale rendendo l'atmosfera piacevole e rilassante. Non è facile strappare qualche risposta ai giocatori di Major League. Alcuni di loro sono timidi, altri esitano quasi fossero intimoriti e altri ancora sfoggiano tuttto il loro background di educazione raffinata ricercando le risposte più intelligenti. Però talvolta succede che un reporter ha la fortuna di incontrare un giocatore come Willie Horton.
Willie è quello che comunemente viene denominato great dude. E' sempre sorridente e gentile sprizza vitalità come una fresca bibita effervescente. E' uno spirito libero che parla con franchezza e non usa mezzi termini. Willie preferisce sempre raccontare di coloro che l'hanno aiutato piuttosto che mettersi al centro di ogni argomento. Appena entro al Yawkey la sua figura mi colpisce all'istante. È massiccio, muscolarmente delineato e denso. La fioca luce della candela sul tavolino esalta la rotondità delle sue spalle e dei suoi bicipiti paragonabili a palle di cannone. Mi avvicino al suo tavolo, lui mi accoglie con un gran sorriso ed io commetto il mio primo errore stringendo la sua mano calorosamente. Ebbi la sensazione di averla imprigionata in una morsa a causa della forte pressione. Da quel momento capii perchè in Major League tutti i giocatori si divertono a parlare della forza di Willie e dei suoi homers ottenuti con uno swing ad una mano. Tale forza gli ha permesso di battere e di far volare la pallina oltre ogni recinzione e in ogni parte del campo. "Ho un meraviglioso sentimento per il baseball", esordisce Horton mentre ci sediamo e con un gesto ordina un paio di black beers. A dir la verità non sono un amante della birra scura, ma la mia mano era ancora indolenzita e ho ritenuto opportuno non contraddire la scelta di Willie. "Mi sento bene quando indosso la divisa", continua Willie, "quando entro nel dug-out e vedo il mio nome nel line-up comincio ad eccitarmi veramente". Non è sempre stato così. Pochi anni fa i suoi genitori furono coinvolti in un brutto incidente automobilistico ed entrambi persero la vita ancor prima di arrivare in ospedale con l'ambulanza. "Mio padre mi portava sempre allo stadio dei Detroit Tigers perchè desiderava che un giorno avessi potuto indossare quella divisa. La sua perdita è stato come aprire una voragine dentro di me, ma ora sono sicuro che è felice perchè quando entro in campo lui è sulle tribune seduto ad osservarmi". Horton era già una superstar al tempo delle scuole superiori e aveva avuto offerte da ogni club di Major League. Per coronare il desiderio di suo padre scelse di giocare a Detroit, rifiutando allettanti contratti dagli Yankees e dai Red Sox. "Il Fenway Park è una trappola per i battitori!", sottolinea Willie, il Green Monster è vicino e rappresenta una forte tentazione per i destri. Preferisco mantenere un atteggiamento costante senza fare troppe modifiche nella meccanica di battuta. Colpire la pallina per spedirla nella zona centrale del campo rappresenta un punto fondamentale per essere battitori efficaci e costanti". Da quando Willie Horton è approdato nella squadra della Motor City ha catturato l'attenzione di Wally Moses l'hitting coach del club. "Come disse Ted Williams, ci sono tanti allenatori e tanti tecnici che sono utili come lo è una bicicletta per un pesce", continua Willie,  "Moses è diverso, lui è veramente speciale perchè, a differenza di tanti altri, coglie il momento giusto per parlare e sa come parlare. Moses non ti lascia mai da solo, la sua è una presenza che ti mette a tuo agio. Se un giocatore ha un problema e il coach sbraita, il giocatore stesso avrà un altro problema. Moses sa cosa dire e sa quando parlare. E' bello averlo intorno a te durante l'allenamento di battuta". Willie Horton ha ottenuto 325 HR in carriera e 1163 RBI. Per 4 volte è stato selezionato per la All Star game. Nel 1968 vinse il titolo con i Detroit Tigers, quando con una cannonata dall'esterno eliminò Lou Brock a casa base ed ebbe la sua miglior stagione con 36 HR e .543 di Slugging Average. Il giorno 23 del mese di Luglio del 1967, Willie Horton fu presente ad una manifestazione popolare a Detroit che è ricordata col nome di 12th Street Riots. Fu un bagno di sangue, scatenato da un raid della polizia in un locale, The Blind Pig, dove un gruppo di ragazzi si stavano divertendo nel bel mezzo di un After-Hours. Questa incursione si trasformò in una delle rivolte più letali e distruttive nella storia degli Stati Uniti e durò ben 5 giorni. Morirono 43 persone, 467 furono i feriti, tra i quali 181 civili, 167 poliziotti, 83 vigili del fuoco, 17 guardie nazionali, 16 poliziotti di stato e 3 marines. Vennero arrestate 7200 persone, il più giovane aveva 10 anni e il più vecchio ne aveva 82. Infine vennero bruciati e distrutti 2509 costruzioni tra locali e negozi. Horton, eroicamente tentò di mitigare la situazione presentandosi alla manifestazione con la divisa da gioco.
La serata al Yawkey Club si dissolve e vaporizza lentamente, le note in sottofondo si chiudono nell'abbraccio finale. Il sorriso di Willie risplende nella penombra mentre ci congediamo. È il padrone dei suoi giorni. Una statua a lui dedicata sovrasta l'ingresso del Comerica Park, il suo numero di casacca, il 23, è stato ritirato dalla franchigia e il suo nome sarà sempre ricordato nella zona dei Grandi Laghi. Il 18 Ottobre è il giorno ufficialmente riconosciuto come "Willie Horton Day" e mentre esco dal Yawkey's capisco che il suo sorriso è quello di colui che è riuscito a vincere la solitudine, di colui che ha capito che essere soli non è come essere un albero nel deserto, ma è la distanza che intercorre tra la linfa e la sua corteccia.

giovedì 9 febbraio 2012

THE CINCY GIRLS

I Cincinnati Reds rappresentano una delle franchige so and so, direbbero in USA. Però, bisognerebbe usare il condizionale perchè i Reds, per diversi anni sono stati il miglior gruppo di atleti delle Major Leagues. I tifosi dell'Ohio ricorderanno con piacere la Big Red Machine degli anni 70, una squadra formidabile composta da giocatori quali J.Bench, P.Rose, T.Perez, D.Concepcion, J.Morgan oltre a G.Foster, K.Griffey Sr. e C.Geronimo. Questo gruppo di atleti è stato quello più accreditato per ridisegnare un'immagine sbiadita nel tempo. I Cincinnati Red Stockings furono la prima squadra professionistica nella storia di questo sport. L'idea nacque nel 1868 in seguito ad alcune riunioni dei magnati del tempo per poi essere ufficializzata nel 1869, anno in cui, la squadra vinse il campionato aggiudicandosi tutti gli incontri e pareggiandone uno soltanto. Può sembrare poco attendibile, ma zero sconfitte su 58 incontri è tutt'ora un record che rimarrà intoccabile per ogni squadra di qualsiasi sport professionistico. Però, come accade spesso in termini di valutazione, non è sufficiente un buon anno per affermarsi stabilmente ai vertici delle migliori franchigie delle Major Leagues. Nei decenni a seguire i Red Stockings incontrarono parecchie difficoltà tanto da essere considerati costantemente una squadra di Seconda Lega, eccezione fatta per le Controverse World Series vinte nel 1919 contro i Chicago e quelle del 1940 contro i Detroit. La carenza di risultati sportivi portarono l'intero club ad un vero collasso specialmente negli anni 30 quando dovettero far fronte alla paurosa crisi economica. Nel 1933 Powell Crosley Jr., magnate dell'elettronica, comprò la squadra tirandola fuori dalla bancarotta. Fondò nella città di Cincinnati diverse imprese, diventando di fatto un eroe cittadino. Sull'onda di questa ripresa, Johnny Vander Meer, Paul Derringer e Ernie Lombardi riempirono le pagine dei giornali con le loro prestazioni in campo. In particolare J.Vander Meer, lanciatore mancino, è l'unico ancora oggi ad aver effettuato 2 no-hit consecutive. La prima avvenne l'11 Giugno del 1938 contro Boston, la seconda il 15 Giugno contro Brooklyn all'Ebbets Field, una data storica perchè l'incontro venne disputato per la prima volta in notturna. Negli anni 1950, in pieno maccartismo, la squadra di Cincinnati, per paura che il nome tradizionale fosse in qualche modo ricondotto al comunismo, decise di cambiare il nome ufficiale da Reds a Redlegs. Tra il 1956 e il 1960 il logo del club fu modificato per eliminare il termine Reds il quale ricomparve nel 1961 e si ritornò all'uniforme originale nel 1967. Alla fine degli anni '60 la società impose delle regole ferree su barba, capelli e baffi dei giocatori, anche gli Yankees lo fecero. Il look pulito degli atleti doveva rappresentare il simbolo della difesa dei valori tradizionali in un periodo di forti contestazioni. Nella squadra esistevano regole anche relative al vestiario dei giocatori i quali potevano indossare solo scarpe da gioco completamente nere, senza alcun simbolo di sponsorizzazione. Tra tutti questi cambiamenti e i lunghi decenni di insuccessi sportivi, un fatto si è sempre rivelato ai vertici nella città di Cincinnati: Le donne. Curioso a dirsi, ma nello stato dell'Ohio, l'attaccamento del gentil sesso alla squadra è secondo solo alla loro bellezza. Non a caso, Marge Schott, deceduta nel 2004, fu la seconda donna ad essere proprietaria di una squadra di Major League. La prima fu Joan Whitney Payson quando nel 1968 venne eletta presidente dei New York Mets. Joan morì nel 1975). Ma a Cincinnati il baseball è Donna. Mogli, fidanzate, amiche, cheerleaders, tifose e genuine nonnettine da sempre hanno pattugliato l'ex Riverfront Stadium, demolito nel 2002, meglio conosciuto oggi col nome di Great American Ball Park. Nel vecchio stadio, le bionde di Cincinnati hanno assistito al primo homer battuto al Riverfront da parte di Hank Aaron nel 1970. La prima no-hit di Ken Holtzman nel 1971, l'unico storico evento di Rick Wise, che oltre a lanciare una no-hit, è stato autore di due homers nel Giugno del 1971. Altri milestones del vecchio Riverfront che le Cincy girls ricorderanno portano il nome di Pete Rose quando realizzò il record di battute valide in carriera, 4192, 11 Settembre 1985. Tom Browning, quando lanciò la prima perfect game nel 1988. Un tragico avvenimento successe all'arbitro John McSherry. Dopo soli sette lanci della partita fra Reds e Expos, il direttore di gara chiamò time-out. Camminando in direzione della panchina dei Reds si accasciò a terra e morì di collasso cardiaco. Il fuoricampo più lungo al vecchio Riverfront?. Chi altri se non Mark McGwire, 473 ft nel Maggio del 2000. Tanto hanno visto le donne di Cincinnati e tanto vedranno perchè la loro vicinanza alla squadra e il loro supporto è tanto alto quanto le stelle nel cielo. "Essere donna di baseball è come essere una pellegrina, una zingara", dice Barbara Adams, moglie del seconda base Bobby Adams. Con due figli più un cane dalmata lei è sempre alle prese con valige e bagagli per poter seguire il marito a Tampa durante gli spring-training e successivamente prepararsi per affrontare la regular-season. "Quando si gioca in notturna ceniamo tutti insieme in famiglia alle 3 del pomeriggio. Lo so, è un orario strano, ma ai figli piace stare a tavola con papà". Ewell The Whip Blackwell,1942-1955, non lanciava se non era presente la sua dolce metà al Crosley Field. Lei era una deliziosa giovane donna di Glendale CA, e diceva che Cincinnati è una città così amichevole e così tanto familiare. "Quando Ewell è sul monte, sono agitata e incrocio le dita per tutta la partita. La vita di una donna del baseball non è diversa da quella delle altre donne. Ci sono difficoltà ma tutto sommato, è divertente. Essere allo stadio è come ritrovarsi in famiglia, ci si sente a proprio agio, è la nostra seconda casa". The Cincy Women sanno tutto. Un sinker, uno slider, una posizione in battuta chiusa o aperta. Anne McCluskey conosce tutti i giocatori e tutti i giocatori conoscono Anne McCluskey. Lei è stata di servizio ai tavoli del grill del vecchio Crosley Field. I suoi breakfast erano i più appetitosi quanto la dolcezza del suo sorriso. Dizzy Dean, lanciatore dei St.Louis, quando la vide per la prima volta, si avvicinò e la sollevò da terra stringendosela al petto e riempiendola di baci. Tanti sono i ricordi nella mente di Anne, tanti sono gli amori passati. Tante sono le braccia che hanno lanciato una pallina o che hanno girato la mazza su un lancio strike, e tante sono le braccia che hanno stretto Anne calorosamente al petto facendola sentire come una vera regina dell'Old Game. Il suo preferito è stato Stan Musial. "Lo ricordo dal primo giorno che l'ho visto, sempre sorridente e disponibile. Un vero gentleman. Di Maggio e Durocher erano sempre generosi con le mance. I fratelli Waner invece erano di poche parole e Jimmy Foxx voleva sempre extra bacon e salsicce. Io li amavo tutti, erano dei grandi giocatori." Con i suoi occhioni lucidi Anne McCluskey elenca la sua squadra preferita e dice: "All'esterno Musial, DiMaggio, e Williams. In prima Foxx, in seconda Joe Gordon, Cronin all'interbase e Pinky Higgins in terza. Lopez a ricevere e sul monte il mio caro Dizzy Dean." Una squadra del genere non ha bisogno di commenti, potrebbe rappresentare il top di un ventennio o un trentennio o anche oltre. Senza dubbio la cara Anne era un'esperta intenditrice. Il vecchio Crosley Field è stato demolito come anche il Riverfront Stadium. Ora i Reds giocano nel nuovo Great American Park. Ma quello che sempre rimarrà è il dolce odore dei petali di rosa, unica testimonianza di un baseball dove l'abbraccio femminile di una notte è tenace come un battitore con due strikes. Queste sono le donne di Cincinnati, sublimi sacerdotesse col compito di mantenere accesa la fiamma nel tempio, dove il diamante e la corsa a casa base rappresentano il culto millenario di eternità.