Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

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sabato 17 dicembre 2011

AQUILE E DELFINI

"La Perfezione è una cosa", disse Jake, "però sono sempre convinto che un buon battitore va nel box per girare la mazza e non per prendere i lanci". Loro sono due ragazzi, esperti di baseball nonchè fanatici tifosi. Li avevo incontrati al Rose and Crown per farci una birra e stavano parlando degli Yankees e dei Red Sox oltre a rispondere a quella che è considerata un pò la domanda da un milione di dollari. Tale domanda, anno dopo anno, aumenta sempre di più il suo valore e viene costantemente riproposta. Hanno discusso su Phil Rizzuto, Joe Di Maggio, Mel Parnell, Ellis Kinder e Bobby Doerr per arrivare al punto, quasi obbligatorio, di discutere di colui che è considerato il più grande battitore di sempre. Ted Williams. "Ancora la stessa storia", dice Jake, "Non penso che Williams sia stato il miglior battitore di sempre". "Se non è il migliore", replicò Josh, "Stai affrontando il problema di nominarne uno ancora più bravo". "Hey, stammi a sentire", disse ancora Jake, "Tu mi dici che Williams non batterà mai un brutto lancio e che per fargli girare la mazza bisogna mettere la pallina sopra il piatto altrimenti lui prende la base su ball. Pensi che questo sia sufficiente per giudicarlo il miglior battitore di sempre?. Credo invece che sia una qualità che appartiene a tanti giocatori". "Dico che è il migliore che c'è", aggiunse Josh, "dico che nessuno come lui possiede una meccanica perfetta". "La meccanica è una cosa", ribatte ancora Jake, "Vincere una partita è un'altra. Sai perchè gli Yankees sono stati capaci di neutralizzare Williams?. Perchè sapevano come si comportava nel box di battuta. Il che vuol dire che Williams aspettava un buon lancio da spedire fuori dal campo". "Yes", disse Josh, "Aspettava il lancio buono per fare un homer. Nessuno swing a caso". E Jake, "Solo pazienza e attesa per quel lancio che non è mai arrivato". I grandi battitori vanno nel box per girare la mazza, bello o brutto che sia il lancio, ed hanno vinto tante partite importanti". Josh si agita e dice: "Ruth ha avuto 170 basi su ball in una stagione!". "Esatto", risponde Jake", "ma Ruth andava nel box per girare la mazza specialmente quando c'erano corridori sulle basi". "Nelle World Series del 1921 Ruth è andato strike-out girando un brutto lancio. Williams avrebbe preso la base", replicò Josh. Jake disse: "Ma Ruth andava per girare, Williams per prendere. Ecco perchè Ruth era Ruth e Williams è stato un giocatore che ha giocato per tutta la carriera in una squadra da secondo posto". E qui finisce la discussione. Si prende fiato con un lungo sorso di Guinness. I due boys si allontanano, ma si incontreranno ancora, perchè Williams è stato meglio di Ruth, anzi, Ruth è stato meglio di Williams. Bisogna ammettere che Williams non ha mai fatto nulla nelle partite importanti come le World Series del 1946, i Play Off del 1948 oppure le due partite finali per il titolo di lega del 1949. Forse sono coincidenze, ma sono convinto che è quella la causa e cioè che Williams andava nel box per aspettare un improbabile lancio dell'asino prima di girare la mazza. Lui aspettava il lancio perfetto, l'errore del lanciatore. In questo processo, anno dopo anno, lo Splendid Splinter non ha mai rappresentato una fonte d'ipirazione per i giovani, i tifosi e i mass media come lo è stato Ruth. Meglio Ruth o Williams?. Preferisco Cobb. Dato che ci siamo, facciamo tutti e tre. La questione rimane apertissima perchè il baseball è cambiato, sono cambiati i tempi, i materiali da gioco, i campi, l'approccio e la tecnologia, i metodi di preparazione atletica, la scienza applicata allo sport e alla dietologia, l'aspetto medico e sanitario. Cosa avrebbero fatto Cobb e Ruth se fossero nati nei tempi moderni?. Cosa avrebbe fatto Williams se non avesse interrotto la sua carriera per prestare servizio militare in Korea?. Cosa avrebbe fatto Joe Jackson se non fosse stato espulso a vita per lo scandalo delle scommesse nel 1919?. Quanti atleti di colore non abbiamo potuto ammirare fino al 1947?. E quanti ne avremmo persi se in quello stesso anno i muri della segregazione razziale non fossero stati abbattuti?. E, al contrario, cosa avrebbero fatto le superstar dei nostri tempi se fossero nate nei primi anni del secolo scorso?. Gli interrogativi sono numerosi e probabilmente sarà quasi impossibile fornire risposte esaurienti, ovvero in grado di cancellare qualsiasi ombra di dubbio. Ma è proprio il dubbio e l'incertezza che forniscono il fascino all'Old Game, quel fascino che si mescola all'illusione di potersi sentire sul tetto del mondo dopo aver realizzato l'homer vincente in una partita. Teniamoci questo dubbio come una favola senza fine. In fondo il dubbio non è meno religioso di una preghiera. E se il baseball è l'unica religione senza peccato, non esiste un Dio e non esiste il miglior battitore di sempre ma, come un variopinto arcobaleno, ognuno porta dentro di sè il colore e la gioia di essere parte di un universo che non ha confini, predominio esclusivo del proprio talento e della propria abilità. "Chi è il miglior battitore in assoluto di tutta la storia?". È un eco che rimbomba tra le pareti del Gran Canyon. Alcuni, come aquile, si sono spinti tanto in alto quanto la regina dei cieli, altri, come delfini, hanno cavalcato in moto perpetuo le onde degli oceani.