Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

lunedì 14 novembre 2011

IT AIN'T EASY FOR MANAGERS

Bill McKechnie disse una volta che il baseball è un gioco che fa venire l'attacco cardiaco ai managers. Difficile poter celebrare una vittoria quando devi pensare alla partita del giorno dopo. Quando vinci la regular season devi subito pensare ai play off, e quando vinci le semifinali devi pensare alle World Series. Infine se vinci le finali, è ora di preoccuparsi per la prossima stagione. Si, le preoccupazioni affliggono i managers come frecce acuminate che penetrano nel corpo e nella mente. Lo stress avanza e si riflette sulla salute della persona. Jimmy Dykes era considerato un manager tranquillo e sereno, che non perdeva tempo per essere gioviale e scherzoso con la squadra, ma negli ultimi anni ha subito 2 grossi interventi chirurgici allo stomaco causati dal perenne atteggiamento di nascondere le preoccupazioni. Le stesse preoccupazioni furono alla base delle fragilità di Miller Huggins rivelandosi fatali per la costante condotta di reprimerle. Lo stesso dicasi di John McGraw, prominente figura del tempo, non solo sui campi da baseball, ma anche a Broadway dove aveva stretto tante amicizie con persone dello spettacolo per poter trovare sollievo alla preoccupante vita da manager. Non servì a molto, perchè i suoi disordini allo stomaco lo portarono alla morte. Un'altra vittima fu Leo Durocher, il quale come McGraw, sposò la compagnia di artisti ed attori per lenire le sue sofferenze. Ma non servì a molto. Amici di Durocher assicurano che lui non riusciva a dormire durante la notte facendo avanti-indietro nella camera d'albergo e parecchie volte rifiutava il mangiare. Le preoccupazioni afflissero anche Joe McCarthy, quando lo spedirono nelle Leghe Minori a Buffalo. Cercando un rientro in Major League i dottori gli dissero di non farlo se avesse desiderato prolungare la sua vita. Freddy Fitzsimmons, un omone grande, forte e traboccante di salute, mentre allenava i Phillies a metà stagione andò sotto le cure mediche e fu costretto ad abbandonare il ruolo di manager. Quando Mel Ott diventò manager dei Giants al posto di Bill Terry, venne soprannominato il Ragazzo Leader. Smisero in fretta di chiamarlo così perchè negli ultimi due anni sembrava fosse invecchiato di almeno venti anni. Billy Southworth, considerato da molti come il miglior manager della National League, fu un disastro al suo primo anno di attività perchè affogava nell'alcool tutti i suoi pensieri e le sue preoccupazioni. Venne spedito in Minor League, ed in seguito a sedute terapeutiche e trattamenti medici riuscì a tornare al suo posto in Major League. Hughie Jennings e Christy Mathewson furono vittime della tubercolosi. I dottori affermarono che la malattia era stata causata dalle preoccupazioni manageriali. George Stallings, manager dei Boston, venne colpito da un attacco cardiaco. Tra le tante vittime causate dalle preoccupazioni manageriali, c'è anche qualche allenatore che è riuscito a sopportare gli stress derivanti dal ruolo in questione. Connie Mack è un incredibile esempio. Per 50 anni è stato il manager dei Phillies. La sua lunga carriera è stata addolcita dal fatto che era anche proprietario della squadra e non aveva responsabilità verso altre persone. Bucky Harris aveva i suoi grattacapi, ma appena terminata la partita era pronto per una succulenta cena dimenticando ciò che era successo sul campo precedentemente. Il Falstaffiano Uncle Robinson, manager dei Brooklyn Dodgers, è stato unico nel suo genere per la sua grande capacità di interagire con i giocatori, pur consapevole dell'atmosfera che regnava a Brooklyn quando si parlava delle finali contro i rivali Yankees. Sono solo alcuni dei grandi managers delle Majors, coloro ai quali è stato assegnato un ruolo, un ruolo di saggezza, raziocinio e coraggio perchè ci insegnano che le cose vere nella vita non si studiano nè si imparano, ma si incontrano. E non a caso queste persone si sono trovate nel loro ruolo perchè l'incontro non è un caso, il caso è la provvidenza degli imbecilli.
T.Lasorda
Quel 32 a 0 che i New Orleans rifilarono a Nashville, diede l'opportunità a Bill Schroeder detto Mr Statistics, di indagare tra la sua enorme collezione di records e statistiche. Ecco alcuni risultati, parecchio curiosi, venuti a galla in seguito alla ricerca. Nel 1902, Corsicana Team vinse una partita contro Texarkana 51 a 3. 11 furono i fuoricampi e 13 le basi su ball. Il lanciatore della squadra di Texarkana, DeWitt, si fece tutta la partita. Forse il manager voleva castigarlo. Il punteggio più alto in tutta la storia delle MLB si materializzò nel 1922 quando i Cubs vinsero sui Phillies per 26 a 23. I Cubs si portarono in vantaggio per 25 a 6 alla quarta ripresa. Ci furono in totale 51 battute valide di cui 17 di extra-base. I Cubs del 1897 segnarono un record della National League realizzando 36 punti contro Louisville. Nell'American League invece furono i Cleveland a martoriare i Boston con 27 punti nella prima partita di un doppio incontro. Immaginatevi la volontà dei tifosi ad assistere al secondo incontro. Albuquerque troncarono El Paso nel 1932 per 45 a 13. Un fortissimo vento condizionò il giudizio, da parte degli esterni, delle palle al volo. 18 tripli con 21 basi su balls sono il singolare resoconto della partita. Nel 1896, St.Paul vinse su Kansas City per 34-21. Una settimana più tardi narcotizzarono Minneapolis per 41-8. Incredibile le tre partite vinte da Fort Worth contro San Antonio nel 1923: 19-8, 29-9 e 24-12. Springfield vinse una partita contro Peoria 33-23. Nella partita vennero realizzate 49 battute valide 10 homers e 18 basi su balls. I White Sox vinsero per 21-0 contro Philadelphia e tutti i punti furono a carico del lanciatore Bruno Haas, la difesa non fece nessun errore. Nel 1923 Vernon vinse contro Salt Lake City per 35-11. Pete Schneider fece 5 homers di cui 2 a basi piene per un totale di 22 basi fatte e 14 punti battuti più 6 punti segnati; sono tutti records. Terminiamo questa sequenza di martiri e torture con una partita del 1922 tra le squadre di Richmond e Norfolk che venne sospesa alla settima ripresa per oscurità sul punteggio di 12-12. Il fatto curioso è che ogni ripresa aveva lo stesso numero di punti segnati:

Richmond    1  3  1  2  3  2  0

Norfolk       1  3  1  2  3  2   0                                                                         
                                                                                                                                                                                                            WEST SIDE STORY 
Ci fu un arbitro nel lontano Far West, di nome Doyle che un giorno venne chiamato a dirigere una partita di Texas League. Durante un'azione di gioco, prese una decisione che non trovò affatto l'approvazione della squadra di Fort Worth. I giocatori assalirono letteralmente il povero arbitro e dopo la feroce controversia lo lasciarono steso per terra. A fine partita quando tutti i giocatori si trovarono nello spogliatoio, una figura losca e incazzata apparve sulla porta. Era l'arbitro Doyle che, con molta calma ed eleganza, chiuse la porta dello spogliatoio con la chiave. Si voltò verso la squadra e con serafico atteggiamento, mostrò la sua calibro 45 che stringeva nella mano destra. Fatto questo ordinò a tutti i giocatori di inginocchiarsi davanti a lui per chiedere scusa. Terminato questo riverente cerimoniale l'arbitro Doyle aprì la porta e prima di uscire disse: "Penso che adesso, sia tutto sistemato. Non vale la pena sparare contro dei codardi puzzolenti come voi. In caso contrario avrei messo le pallottole nella pistola".

                                                                      LO ZIO PREMUROSO
Wilbert Robinson, Uncle Robbie fu un catcher di MLB con le squadre di Philadelphia, St. Louis e Baltomore. Venne eletto nella Hall of Fame nel 1945. Come atleta vanta un record di 7 valide in una partita, ottenute il 10 Giugno 1892. Rennie Stennett lo eguagliò nel 1975. Robinson era soprannominato Lo Zio per il suo carattere tranquillo, estremamente affabile, di grande cuore e generosità. Robinson fu anche manager dei Brooklyn Dodgers. Durante una partita, il suo assistente Chick Fewster prese una mazza e cominciò a batterla contro gli scalini del dugout per disturbare il lanciatore avversario. Con molta serenità e con tono rilassato Robinson si rivolse al coach dicendo: "Basta con quel rumore", e il coach domandò: "Perchè?". Il manager allora puntò l'indice verso la fine della panchina dove il lanciatore Jesse Petty stava dormendo profondamente. "Non voglio che il vecchio Jess si svegli", disse Robinson.
Proprio uno zio premuroso.

sabato 5 novembre 2011

TWO AT THE TIME

Bob Forsch, che fu protagonista di due no-hitters ed è il terzo lanciatore più vincente nella storia dei St.Louis Cardinals, è partito per un lungo viaggio Giovedi sera dopo collasso nella sua casa vicino a Tampa, Fla. Aveva 61 anni. La moglie di Forsch, Janice, ha detto al St. Louis Post-Dispatch che l'ex lanciatore è stato vittima di un aneurisma nella parte superiore del torace. Forsch era al Busch Stadium Venerdì scorso, per effettuare il classico lancio cerimoniale prima di gara 7 delle World Series. Con la squadra dei Cardinals, Forsch è stato protagonista di 3 World Series vinte  (82-85-87) ed è l'unico lanciatore nella storia della franchigia ad aver lanciato 2 no-hit.

Matty Alou, un ex campione di battuta MLB, è morto a S.Domingo all'età di 72 anni. Alou ha giocato per 14 anni in Major League dal 1960-74, soprattutto con i Giants e i Pirates. Ha avuto una media battuta in carriera di 307. Era il più piccolo di tre fratelli, pesava appena 72kg. Gli "Alou's Brothers", Matty, Jesus e Felipe fecero storia quando tutti e tre insieme giocarono una partita all'esterno. Era il 10 Settembre del 1963 a New York, quando il manager Alvin Dark fece entrare Jesus a battere per Josè Pagan. Il successivo battitore fu Matty al posto del lanciatore Bob Garibaldi! ed infine fu Felipe ad andare in battuta. Tutti e tre vennero eliminati in successione. Matty Alou vinse la media battuta nel 1966 con 342. Il fratello Felipe arrivò secondo con 327. Anche Matty Alou fece parte dei St.Louis Cardinals nel 1971-72.
RIP.

                                                             NEW KID IN HAVEN
"There's a new kid in town", così cantavano gli Eagles nel 1976 in un famoso brano quando uscì quel meraviglioso album dal titolo "Hotel California". "È la fugace e volubile natura dell'amore e del romanticismo", dirà Don Henley lead-singer della band. Allo stesso modo Gary Carter ha intrapreso il suo viaggio d'eternità, rapidamente nell'amore dei familiari e di tutti coloro che lo conoscevano. Un Hall of Famer, non solo come giocatore ma anche come uomo, come padre di famiglia e come esempio di impegno sociale. "The Kid", come veniva soprannominato, non ha risparmiato nemmeno una goccia della sua energia per diffondere la gioia, la devozione e la passione verso il gioco. Senza di lui i Mets non avrebbero vinto le drammatiche World Series del 1986 contro i Boston Red Sox. Non è stato Bill Buckner a perdere la partita col suo clamoroso errore, ma è stato Gary Carter a vincere, col suo entusiasmo e la sua presenza. "Solo The Kid, è riuscito a guidare un parco lanciatori così giovane come quello dell'86". disse Davey Johnson, al tempo manager dei Mets, "Lui era il vero allenatore, scriveva e prendeva appunti su tutti i battitori della National League. Il suo sorriso e la sua gioia verso la vita sono stati contagiosi per tutta la squadra e i tifosi.
                                                  2 FEBBRAIO 2012.
Verso la recinzione che delimita il confine del campo è arrivato Gary Carter seduto in una "golf cart", 10 minuti prima di inizio partita. Opening Day. Nonostante la sua malattia il manager ha voluto essere presente in questa serata speciale. "Tutto bene?", chiese ai ragazzi che nel frattempo avevano "sprintato" verso di lui circondandolo con entusiasmo. Era il loro manager, la loro ispirazione. "Let's get a win tonight!", disse Carter stringendo la mano ad ogni giocatore. "Voleva essere qui, con i suoi ragazzi", disse Kimberly, "È stanco e affaticato, ma quando si tratta di baseball mio padre trova tutta l'energia che serve, come in questo momento."
SABATO FEBBRAIO 18 2012 11:56 PM EST
Così scrive Kimberly, la figlia di Carter, nel suo "Journal", un diario completo dove è stata monitorata la vita del padre da quando gli è stato diagnosticato il tumore al cervello.
GARY EDMUND CARTER "The Kid" 57, ha raggiunto il Signore il 16 Febbraio. Dopo 37 anni di matrimonio ha lasciato sua moglie Sandy, i suoi 3 figli e 3 nipoti. Gary è entrato nella Hall of Fame nel 2003, dopo 19 brillanti stagioni in Major League Baseball. È conosciuto come uno dei più forti ricevitori di tutta la storia del Baseball, fu proprio lui a portare i Mets a vincere le WS nel 1986 grazie alla sua valida con due out alla nona ripresa. Gary lascia dietro di di sé un patrimonio incredibile in tanti ambienti sportivi per le sue capacità atletiche, per le opere di carità e per la sua fede incrollabile. È il fondatore della "GARY CARTER FOUNDATION", che è stata determinante nella raccolta di fondi e nel processo di sensibilizzazione verso malattie come la leucemia, diabete giovanile, il "Progetto Autismo", e fornendo risorse educative a beneficio delle scuole locali. La famiglia desidera porgere un particolare ringraziamento alle magnifiche persone dell'Ospedale di Palm Beach County, per aver dato comodità, conforto e sostegno a Gary nelle ultime settimane di vita". Continua il brano degli Eagles, e la voce di Glenn Frey si aggiunge a quella di Henley "...Quando lo guardi negli occhi, la musica comincia a danzare...".
                               
                                         SO LONG...MY FRIEND!

G.Millay
Gar was so sweet, he was a strong man like a Canadian Maple tree. He had blue eyes like the sea meets the sky where you could feel his heart beatin' for baseball. He was so devoted to the game as he was in life to his wife and his daughters. His desire and dedication was second to none...always ready to play, always ready to give everything he had to win ballgames...always ready to turn you up painting a smile on your face. A great companion on and off the field, an extraordinary partner of those morning workouts. Thanks Gar!. You made me love this game more than i did before.

Gar Millay è deceduto il 2 Luglio 2011 all'ospedale di S.Diego. Aveva solo 46 anni. Colpito da un tumore al cervello lascia la moglie e tre figli. Giocò per tre anni in AAA ad Oklahoma (Texas Rangers). Venne ingaggiato dal Rimini nel 1992. Insieme al lanciatore Tim Birtsas (ex Major con i Cincinnati) fu una pedina vincente per la squadra che vinse il titolo in finale contro il Bologna. Insieme a Gar passavo tutte le mattine al campo per lavorare sulla battuta usando il batting tee e la macchina lanciapalle. Durante questa fase, Gar impostava la velocità della macchina al minimo, proprio per aver tutto il tempo da dedicare alla meccanica di battuta. Nella fase successiva invece tutto il contrario, ovvero velocità massima per l'esecuzione di decine e decine di bunts. Grazie a questa impostazione di allenamento quell'anno vinsi la Media Battuta con .442 e ottenni nel mese di Luglio la 1.000esima valida in carriera. Fu proprio Gar il primo a complimentarsi con me per il "piccolo milestone" raggiunto come se anche lui ne facesse parte. In realtà era proprio così. So long Gar!. Later my friend!
1992
                                                 Leaders  Regular Season 1992