Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

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lunedì 3 ottobre 2011

THE ROOKIE

J.Morris e D.Quaid
Da quando avevo quattro anni ho sempre sognato di essere un lanciatore di Major League, un desiderio talmente forte che andavo a dormire col guantone stretto al petto pensando ai grandi stadi sommerso dalle tribune colme di tifosi. Dopo tanti anni di partite con gli amici nei prati dietro casa, nelle scuole superiori e al college, ho avuto la mia grande occasione nel 1983 quando l'organizzazione dei Milwaukee Brewers mi selezionarono al primo turno del draft. Dopo un anno di Minor League cominciai a sentire forti dolori al braccio. Fui operato al gomito con un delicato intervento di ricostruzione del tendine e passai tutta la stagione a scaldare la panchina. L'anno successivo lanciai solo per quattro partite quando mi infortunai anche alla spalla e dovetti tornare in sala operatoria. Nel 1988 fui messo da parte dall'organizzazione di Milwakee e passai tutto l'anno a sostenere un intenso programma di riabilitazione. Durante la primavera del 1989, mentre facevo riscaldamento durante il pre-game, sentii qualcosa cedere dentro la mia spalla. Un legamento si era sfilacciato. Avevo solo 25 anni e la mia carriera era finita senza mai essere cominciata, senza mai essere stato in Major League. Tornai a casa in Texas pensando che, se non potevo più giocare, sarei tornato all'università per prendere il diploma di insegnante di scuola. In seguito venni sottoposto ad un altro intervento chirurgico alla spalla per rimuovere tre schegge di osso dall'articolazione. Per la prima volta dopo alcuni anni non sentii più il dolore al braccio sinistro e pensai che forse avrei potuto fare un ultimo e disperato tentativo per rientrare nell'ambiente del baseball. Così iniziai ad allenare qua e là, facendo anche delle sessioni di batting practice dove io stesso lanciavo dal monte per allenare i battitori. Ecco come sono finito alla Scuola Reagan County High, dove insegnavo scienze e allenavo la squadra locale. Ho avuto il mio bel da fare perchè la squadra, negli ultimi tre anni, aveva vinto solo 9 partite in totale. Eppure vidi che tra i ragazzi c'era un potenziale da all-star team. Infatti avevano solo bisogno di lavorare di più e di sentire qualche incoraggiamento perchè ogni volta che perdevano era molto difficile per loro potersi risollevare dalla frustrazione della sconfitta. Mi piaceva allenare perchè volevo aiutare i ragazzi a superare i momenti difficili. La mia breve carriera da giocatore mi aveva insegnato ad accettare le sfide senza mai arrendersi. Un giorno, nell'Aprile del 1998, dopo un duro allenamento, feci sedere i giocatori sull'erba del prato esterno per fare due chiacchere. "Credetemi ragazzi, so quanto sia difficile", dissi mentre guardavo le loro facce sudate e stanche. "Ma non si può mollare proprio per questo. È necessario fissare degli obiettivi da raggiungere. Va bene sognare, meglio ancora sognare in grande". Uno dei miei lanciatori si alzò e disse. "E tu, Coach?, i tuoi sogni?, non avete ancora voglia di giocare nelle Major Leagues?". Io sorrisi scuotendo la testa. "Ho consegnato quel sogno ad un tempo passato", risposi. "Mi sono sposato, sono un insegnante, ho avuto figli. Ora sono qui per fare il coach. E non rimpiango nulla. Sono proprio dove il Signore mi vuole". I ragazzi non erano convinti. "Sappiamo quanto ti piace giocare a baseball, Coach", disse uno di loro. "Nel modo con cui lanci dovresti essere in Major", un altro disse scherzando. Ci fu qualche risata, ed io accolsi quella situazione e stando al gioco risposi: "A te non piace fare allenamento in battuta sotto il sole caldo". Ad ogni modo il mio discorso era stato recepito e i ragazzi da quel momento iniziarono  ad allenarsi con grinta e intensità. Volevano vedermi inseguire un sogno, anche se ormai l'avevo lasciato alle spalle. Amavo essere un insegnante e un allenatore. Alla fine feci un patto con loro. "Okay, okay", dissi, "se voi ragazzi raggiungete i playoff quest'anno, proverò a fare un try out per una squadra di major league. Ma dovete capire che il mio tempo per giocare è finito". Ero sicuro che non avrei mantenuto la mia promessa perchè nessuna squadra di baseball della storia di Reagan County aveva mai fatto i playoff. Col passare del tempo seppi che la squadra di Tampa sosteneva dei camp di selezione aperti per tutti i giocatori. In più, con sorpresa, notai che la mia squadra era in piena competizione per disputare i Play Off. Fu così che dovetti mantenere la promessa fatta ai miei ragazzi e andai alla Howard Payne University di Brownwood. Incontrai Doug Gassaway, lo stesso scout che mi aveva scoperto 17 anni prima. "Hai portato alcuni dei tuoi figli per un provino?", mi chiese. Io gli risposi che ero lì per me, e gli spiegai la promessa che avevo fatto alla mia squadra. Doug rise, e fu anche contento di inserirmi nel programma della lista dei giocatori da visionare. Fui ultimo, a titolo di cortesia. C'erano circa 50 o 60 giovani che giravano con i loro guanti e tacchetti. Guardavo questi ragazzi, e pensai: "Che cosa ci faccio qui?. Ho 35 anni, per l'amor del cielo, mi sento come un pensionato". Infine, venne il mio turno. "Dai, Jim, è il tuo momento, fai in fretta", disse Doug, desideroso di tornare a casa. Aveva visto alcuni buoni giocatori, ma nessuno particolarmente promettente. "My God", ho pregato, "fammi uscire da questa situazione con la mia dignità intatta, almeno i ragazzi sapranno che ho provato". Cominciai a lanciare, e dopo tre o quattro lanci mi resi conto che il braccio stava bene. Nessun dolore e mano a mano che andavo avanti notai che dietro la rete si era formato un gruppo di persone che controllavano la pistola radar per vedere la velocità dei miei lanci. "Forse c'è qualcosa che non va", mi domandai. Al termine del provino il catcher si avvicinò a me e con gli occhi spalancati mi disse: "Hai lanciato a 98 miglia". "No way", risposi. In passato, nei miei tempi migliori ho raggiunto a mala pena 88 mph. "Hanno anche verificato con una seconda pistola radar", concluse il catcher. Poi Doug si avvicinò, sorridendo. "Se tu fossi dieci anni più giovane...". "Non voglio", dissi, interrompendo Doug. "Sono sconcertato Jim", aggiunse lo scout, "Realisticamente, non so cosa posso fare. Ma ci proverò, ti farò sapere". C'era un messaggio in attesa per me quando arrivai a casa. Doug voleva che sostenessi un ulteriore try out fra un paio di giorni, per vedere se riuscivo a lanciare di nuovo così forte. Mi recai sul luogo e lanciai la palla a 95 mph. "Siamo pronti a firmare, Jim", mi disse. "Dovrai essere a San Petersburg per gli allenamenti". Avevo poco tempo e i pensieri e le cose da fare erano tante. Io e mia moglie Lorri ne parlammo. "Potrebbe veramente essere dove Dio mi sta guidando?", le chiesi mentre eravamo seduti al nostro tavolo della cucina. Pensavo di essere proprio dove mi voleva. "Non lo so, Jimmy", rispose Lorrie. "Forse ha portato di nuovo questo sogno per un motivo". Le mie visioni, ormai sepolte, di giocare in grandi campionati tornarono a rivivere dentro di me. Mi sentivo come un ragazzo nuovo. Ma era diverso adesso che ho una famiglia e un buon lavoro. Potevo rischiare tutto su un sogno?". So che questo non è ciò che abbiamo previsto", disse Lorri, "Comunque ce la farò da sola ad aver cura dei nostri figli". "Ci sono un sacco di domande senza risposta", continuai, "Non so dove andrò a finire col gioco, per quanto tempo resteremo lontani l'uno dall'altra e non so se sarò in grado di supportare la nostra famiglia con quello che pagano nelle Leghe Minori". Due giorni dopo, con la benedizione di mia moglie, ero a San Petersburgh, per rimettermi in forma. Non sapevo cosa aspettarmi, ma si è rivelato più duro del previsto e ho lanciato più veloce di quando avevo 19 anni. Dopo due settimane fui inviato ad Orlando in doppio A, per poi passare in Triple A a Durham. Nel mese di settembre, il campionato si era concluso, e terminai con un record di 3 e 2, con una salvezza e 22 strikeouts in 28 innings. Ho dato del mio meglio, ed ero soddisfatto della mia prestazione. Nello stesso giorno, mentre preparavo le valige per tornare in Texas, ricevetti una telefonata per presentarmi negli spogliatoi della squadra dei Tampa Bay in Major League. Ero sbalordito. Sabato, 18 settembre ero sulla lista dei giocatori della squadra di Tampa Bay, il rookie più vecchio degli ultimi 30 anni. Giocammo contro i Texas Rangers quel giorno nel loro stadio di Arlington, un paio d'ore di macchina da casa mia. All'ottavo inning con due out, venni chiamato per lanciare. Avevo il cuore in gola e non credo di aver preso un respiro da quando ho lasciato il bullpen, ma sono riuscito ad eliminare Royce Clayton con quattro lanci. Un milione di pensieri correvano nella mia testa quella notte. A mia moglie, ai miei figli e ai ragazzi della squadra e alle parole dette a loro. "Va bene sognare, e ancora meglio sognare in grande". Questo è ciò che può accadere quando si desidera un sogno. Basta non volerlo accelerare e lasciarlo maturare nel tempo. Il regista John Lee Hancock ha fatto di questa storia un piccolo gioiello. Una pellicola dal titolo Un Sogno una Vittoria, The Rookie. Il film uscì nel 2002. Fu l'attore Dennis Quaid ad interpretare il lanciatore Jim  Morris.