Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

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domenica 25 settembre 2011

IL BASEBALL È BLUES

Il Baseball è musica e armonia. Il Blues è musica e armonia, il Baseball è Blues. Tutto inizia con una B. È il blues di Tim Hudson, che dopo un intervento chirurgico di trapianto del legamento del gomito rientra in Major League. Dopo tante sofferenze e riabilitazione registra il suo 1600imo strike-out e la 10.000ima vittoria della franchigia dei Braves. È il blues di Dallas Braden che dopo aver perso la mamma portata via dal cancro, va a vivere con sua nonna col dolore nel cuore. Dalla sedia a rotelle la nonna lo incita per continuare a giocare a baseball. Il 9 Maggio del 2010, Mother's day, Dallas Braden effettua 109 lanci, 77 strikes contro la squadra di Tampa e ottiene la 19esima Partita Perfetta nella storia delle Major Leagues. È il blues di Brett Gardner, quando visita lo Stanley Children's Hospital, dove conosce la nipote di Babe Ruth. Alyssa gli racconta di quando il nonno promise un homer ad un ragazzo malato. Gardner la conosce, lei ha 18 anni e deve subire un trapianto di cuore. Nel suo letto di ospedale, Alyssa regala un braccialetto a Gardner e gli dice che lui farà un fuoricampo nella partita della serata. Il blues continua perchè Gardner non è titolare. Al suo posto gioca Johnny Damon a sinistra. Alyssa è davanti al televisore e sorride. A metà partita Damon viene espulso dall'arbitro, il manager Girardi si rivolge a Gardner "You're in!, Brett". Con due strike Gardner realizza una volata all'esterno sinistro, un doppio. Ma la palla prende un brutto rimbalzo e si  allontana dal difensore che la rincorre. Brett vola verso la terza e vede il suggeritore che lo incita a continuare la corsa per casa base. Brett arriva in scivolata. È un punto. È un fuoricampo interno. Alyssa è contenta. È il blues di Bengie Molina che viene trasferito ai Texas Ranger per far posto in squadra a Buster Posey. Un altro giocatore sarebbe amareggiato, ma non Bengie "È stata una mossa giusta, Buster è un catcher più bravo di me", dice Molina, dopo tanti anni a S.Francisco. È il Blues di Josh "The Natural" Hamilton, quando crack e cocaina si insinuarono nel suo mondo allontanandolo dai verdi prati d'estate, dalla moglie Katie e dalla piccola Julia. Anche in questo caso, le note del blues arrivarono alla nonna che ospitò Josh con la promessa di andare in un centro di riabilitazione. E così fu. The Natural si avvicinò ancora ai campi da baseball con i suoi homers, ma più di tutto ritrovò la vicinanza della moglie e della piccola Julia. È il blues di Torii Hunter che da piccolo doveva chiedere da mangiare ai vicini di casa perchè il padre drogato spendeva tutti i soldi e viveva in casa a lume di candela, senza elettricità. Ma Torii ama suo padre, il suo sogno si è avverato. È riuscito a strapparlo da quel tunnell e ora siede sulle tribune per guardare il figlio che gli ha restituito ciò che gli apparteneva: la dignità di un padre.

È il blues di Scott McClain con le sue lacrime e le 80 telefonate per comunicare che il sogno si è realizzato. Il primo giorno di Settembre viene chiamato dai S.Francisco Giants. È nel line-up, ottiene un homer. La prima delle tante telefonate è diretta alla moglie Jennifer: "Ce l'abbiamo fatta!", dice il giocatore. Scott McClain è un rookie, Scott McClain ha 36 anni. È il Blues italiano, quello di Alex Stallion Liddi, il rookie di S.Remo che gioca nei Mariners, i cui occhi hanno visto soltanto 23 primavere. Baseball è il Blues, il Blues è Bello!. C'è un altro blues qui da noi, è la Baby Band Blues, i terribili ragazzi della squadra di Nettuno, che in finale riescono a far tremare le solide fondamenta di uno squadrone massiccio e potente come quello di S.Marino. È il blues dei tifosi che si accalcano allo Steno Borghese animati da quello che mesi prima non si sarebbero mai aspettato. È il blues di Stevie, Jimi, Janis, Dwane, Howling, B.B...È il blues di Filippo e Maurizio, che nelle pieghe della notte, mentre danzano le stelle, ci aiutano a rimanere saldamente in contatto con un mondo dove i sogni si possono realizzare. Il baseball è il Blues di tutti quanti noi, senza distinzione tra credenti e non credenti, senza distinzione tra razze e colori della pelle. È il blues di coloro che pensano e sono consapevoli che essere obbedienti non rappresenta una virtù, ma una subdola tentazione.

B come base-ball, B come bambini, B come base, B come bat, B come battuta, B come Bunt, Balk, Blues, "Babe", Baker, Banks, Berra, Bench, Boggs, Brett, B come bere, B come birra. La tradizione del gioco ha molto in comune con l'assunzione di questa voluttuosa bevanda le cui origini risalgono a oltre 3000 anni fa. Gli antichi Egizi ne conoscevano le virtù terapeutiche ancor prima di quelle inebrianti. Mescolata ad altre sostanze, ad esempio la cera, veniva usata come agente protettore della pelle. Mescolata con miele di acacia veniva usata come anticoncezionale. Col passare del tempo la fabbricazione e il consumo di birra hanno acquistato una popolarità sempre in crescita presso tutte le civiltà che si sono avvicendate nel corso della storia. La sua colorazione giallo-oro permise alle popolazioni di paragonare la birra ad una sorta di bevanda divina. Nei primi decenni del secolo scorso, negli anni del proibizionismo in USA, la vendita di whiskey e superalcolici venne vietata e il consumo di birra salì in modo esponenziale tanto da entrare nella vita quotidiana di tutti i cittadini. La diversa mescolanza di luppolo, avena, malto e grano ha dato l'opportunità agli amanti della birra, di poter scegliere il colore, il gusto e la gradazione. Non è una novità che un bicchiere di birra aiuta le donne in gravidanza per l'apporto di vitamine specialmente del gruppo, guarda caso,"B". Tornando al baseball, sono tante le storie e gli aneddoti, talvolta simpatici, che hanno legato giocatori e squadre alla birra. Era ormai abitudine certa che i giocatori dei Chicago White Sox negli anni 70', durante le trasferte in aereo, potevano disporre di due bottiglie di birra dopo le partite. Non ci volle molto a capire che questa quantità fu, a dir poco, inopportuna e facilmente modificabile. Infatti al termine delle partite, spesso e volentieri, i giocatori si esibivano in un vero e proprio assalto ai supermercati, per potersi accaparrare casse di birra. Un giorno Early Wynn aveva lanciato e perse la gara per 1 a 0. Wynn era un solitario, non beveva alcoolici e di solito si sedeva nella zona centrale dell'aereo lontano dai rumorosi compagni di squadra che, tra una birra e l'altra, giocavano a carte nei posti a sedere in fondo all'aereo. Ad un certo punto Wynn si alzò, e dirigendosi verso i compagni, iniziò ad insultarli con un bel linguaggio condito di fuck e shit sottolineando il fatto che non erano stati capaci di segnare nemmeno un punto mentre per le birre erano sempre in vantaggio. L'unica risposta che ottenne dai compagni di squadra fu quella di stare attento alle bottiglie sparse per terra perchè poteva farsi male se inciampava su una di esse. Fu allora che Wynn, seccato e irretito da quell'atteggiamento ironico, pensò di fare un dispetto ai teammates. Si sedette accanto a loro e cominciò a bere tutte le birre. Inutile dirlo, ma il povero Wynn venne riaccompagnato in spalla verso il suo posto a sedere dove Early sonnecchiò fino a Chicago. Chuck Goggin, utility man della squadra dei Braves, ricorda il coinvolgimento in un  beer contest avvenuto a  Spokane. Il manager Tom Lasorda, dopo una sconfitta per 18 a 0 contro Eugene, chiuse a chiave gli spogliatoi con tutta la squadra all'interno. Appoggiò due casse di birra sul tavolo e disse che aveva ordinato altre 10 casse. Quindi aggiunse che nessun giocatore poteva uscire fino a quando tutte le birre non fossero state consumate. Non si era mai visto tanti giocatori piacevolmente puniti dopo una sconfitta del genere. Erano circa le 11 di sera. Tutti iniziarono a bere compreso i giocatori ai quali non piaceva la birra perchè furono obbligati a farlo. Dopo aver svuotato circa 5 casse di birra, tutti iniziarono ad aver fame e allora Lasorda ordinò 30 pizze che pagò di tasca sua. Erano circa le 2 del mattino e si beveva birra e si mangiava pizza. Al termine di questa riunione post-partita, Lasorda, alle 2 e 30 aprì gli spogliatoi augurando a tutti i giocatori  un buon riposo. Sapete cosa successe il giorno dopo?. La squadra vinse per 12 a 1.

Un altro grande alleato dell'Old Game è stato il taBacco. Bisogna fare un passo molto, ma molto indietro quasi alle origini del gioco per capire l'influenza che ha avuto questa pianta nel creare, o meglio aggiungere, notorietà non solo al gioco e agli atleti, ma anche all'inizio di quella attività, che in seguito sfocerà in una vera e propria mania, ovvero, la collezione di figurine. Ok!, siamo d'accordo, creare profitto e guadagnare soldi era l'obiettivo principale dell'industria del tabacco, ma l'idea geniale di associare il prodotto all'immagine di un giocatore su un cartoncino, ha dato modo alla ToBacco Inc. di poter abbracciare una larga fascia di persone, dal bambino amante delle figurine dei suoi campioni, all'adulto fumatore e collezionista. Possedere tante figurine da poter raccogliere in un album è una passione che rimane per sempre. Al contrario, una pubblicità sul giornale o incollata su un manifesto a muro finisce nella spazzatura. La famosa figurina, T206 di Honus Wagner, è stata valutata presso i collezionisti, oltre $2.500.000. La sua rarità è dovuta al fatto che interruppero la produzione a causa di un mancato accordo economico  tra il giocatore e la Company del TaBacco e non, come erroneamente riportato, per il fatto che Honus non voleva associare la sua immagine alle sigarette. La conferma sta nel fatto che il grande interbase era un masticatore di tabacco. Questo stop della produzione ha permesso alla figurina di salire di quotazione in modo esponenziale. Ah!, il tabacco da fumare, da masticare, da mettere  nella pipa. I sigari, le sigarette, i sacchettini da mettere sulle gengive degli incisivi avvolgendoli col laBBro inferiore creando una Buffa espressione sul volto!. In un modo o nell'altro il tabacco è stato, insieme alla divisa, parte del corredo di tanti giocatori di baseball. Si può inoltre affermare che l'uso e consumo ne hanno determinato un pò quella scala di valori creando delle vere e proprie caste sociali. Il sigaro era esclusivo delle persone altolocate e Borghesi, le sigarette erano più operaie, i mozziconi appartenevano ai poveracci e agli studenti. Nelle scuole superiori la frase classica era: "lasciami il cicco!". Hollywood non è stata da meno, rappresentando il taBacco e il fumo di sigaretta come un'immagine di fascino,  mistero e seduzione, il tutto impreziosito dall'aggiunta del  Bocchino per sigarette, un vero accessorio a disposizione di donne fatali e sensuali. E l'OLD GAME?, cosa centra in tutto questo?. Sport e sigarette non si sposano eppure il ruolo del taBacco si è sempre più delineato come un grande alleato dei Ballplayers. Dagli inizi del secolo scorso queste foglie, arrotolate o sminuzzate, hanno accompagnato i players nel raggiungimento di traguardi prestigiosi e storici. A parte i masticatori, Dizzie Dean era solito farsi una paglia prima di lanciare. Ricordiamo le immagini di Babe Ruth, che si allenava alla battuta con un sigaro in bocca. Rabbitt Maranville 24 stagioni in Majors, dal 1912 al 1935, durante una partita venne eliminato nel tentativo di raggiungere la terza base. Il coach gli disse: "Perchè non hai scivolato?", e Rabbit rispose: "Cosaaaa?, romperne uno nuovo da 50 cent?". Mise le mani in tasca e tirò fuori un bel sigaro profumato. Babe Herman dei Dodgers negli anni 30, era stufo dei giornalisti che lo dipingevano come un buffone e durante un'intervista, davanti al reporter tirò fuori dalla tasca un sigaro. Il giornalista gli diede da accendere ma Babe iniziò a fumare perchè il sigaro era già acceso. Il giorno dopo sui giornali c'era scritto, "Se non è un buffone un giocatore che tiene un sigaro acceso in tasca, cosa devo dire?". Roger Maris si affidava alle sigarette per alleviare la pressione di quei famigerati 61 HR stagionali, un record che ha resistito per quasi mezzo secolo, e J. Di Maggio, e Y.Berra, fino ad  arrivare ai tempi moderni con K.Hernandez, D.Parker,  J.Leiland, R.Allen. Alle Olimpiadi di LA-84, fui ospite nell'ufficio di Tom Lasorda, attrezzato con tutti i comfort,  un vero e proprio appartamento dotato perfino di rubinetti da Bar per la Birra. Arrivò  Bill Russell, shortstop, che mi condusse nel magazzino delle mazze, di cui conservo il penetrante odore del legno. Più tardi ritornammo nell'ufficio di Lasorda per una fresca birra appena spillata. Entrò Steve Yager, l'imponente catcher dei Dodgers di quel tempo. Aveva una schiena spessa e larga, indossava una maglia stracciata che arrivava appena sopra l'ombelico, lasciando scoperti i muscoli lombari che sembravano dei  quarti di vitello. Senza guardare nessuno disse: "Hi coach!", dirigendosi verso il rubinetto della Birra con un calice vuoto in mano. Le sue laBBra semichiuse accarezzavano una marlBoro penzolante sul lato sinistro della Bocca. Yager riempì il suo calice e se ne andò. Tutto inizia con una B...e...anche questo Blog inizia con una B.




giovedì 15 settembre 2011

IT'S JUST A GAME

È SOLO UN GIOCO. L'espressione presa con il suo vero significato, ne ha acquistato uno più profondo e sarcastico. Viene definito un gioco, ma parecchie volte assume una dimensione amara, un serio affare dove la frase Il Baseball è il Gioco della vita, si può sostituire con Il Baseball è il Gioco della morte. Vita e Morte?. Certamente. Guardate quello che è successo in Europa e Sud America a proposito del calcio, un vero bollettino di guerra, e ci si rende conto che si può perdere la vita anche assistendo ad una semplice gara sportiva. Football, basketball, hockey e baseball hanno generato risse anche molto violente, dove parecchi giocatori hanno subito gravi infortuni obbligandoli ad un ricovero ospedaliero. Ci sono diversi elementi di pericolo nel baseball, come ad esempio un lancio addosso al battitore, o una scivolata in base con gli spikes che sfregiano la gamba del difensore. Anche il lanciatore si trova in una posizione di estremo pericolo, è già successo che sia stato colpito da un line-drive. L'elemento che più di ogni altro esaspera il grado di pericolosità è senza dubbio l'accanito desiderio di vincere, cioè quel desiderio che genera uragani di emotività. Coloro che deridono gli adulti che giocano col cuore da bambini, forse non sanno di cosa si tratta. Il bisogno di vincere è importante per l'atleta che ha la massima dedizione, così come allo stesso modo è importante il tocco preciso di una nota da parte di un musicista, oppure la perfetta tonalità di colore scelto dall'artista. Interpretare gli sports e i giochi in modo delicato e attento, è divertente per il proprio essere, ma è anche dannatamente serio. Ma è soltanto un gioco. SOLTANTO UN GIOCO?. Chiedetelo a Reggie Smith, che per due volte ha sentito la terra contro la faccia cadendo per evitare due lanci di Bob Humphrey. Voleva combattere, ma qualcuno ha minato alla sua vita. Lasciò il box di battuta per dirigersi verso il monte di lancio. Nessuno può permettersi di usare il suo corpo come bersaglio. Ma altri arrivarono prima di lui e i giocatori si ammucchiarono sul campo. L'arbitro intervenne mentre il massiccio Frank Howard, slugger dei Washington, sovrastava tutti con i suoi 2.06mt di altezza e 135kg di muscoli. Nessun pugno è stato sferrato, nessuno si è fatto male e nessuno è stato espulso. Questa volta la rissa è stata evitata. Ma la prossima volta?. Perchè R.Smith è stato bersagliato?. L'evidenza è chiara. Smith era un forte battitore, i Senators stavano perdendo e nella precedente partita il lanciatore dei Red Sox, Sonny Bert, aveva colpito Howard e polverizzato Ken McMullen. Rappresaglia?. Vendetta?. Vero, tanto nella vita quanto nel gioco. Qualche giorno dopo Ray Culp, lanciatore dei Boston, colpì per ben due volte Don Wert dei Detroit, che aveva realizzato le uniche due battute valide della partita. Intimidazione?. Vero, sia nella vita quanto nel gioco. Il giorno successivo Mickey Lolich di Detroit colpì Carl Yastrzemski dei Boston. L'arbitro ammonì Lolich che si giustificò dicendo che Wert era stato messo KO per ben due volte. Yankees e Boston non vanno certo per il sottile quando si tratta di darsele sonoramente. Nel 1967, T. Tillotson colpì J. Foy nella seconda ripresa. Quando, alla nona ripresa, il pitcher degli Yankees si presentò a battere Jim Longborg lo colpì in pieno. "Non potevo permettergli di lasciare il campo dopo aver colpito uno della mia squadra", disse Longborg. Entrambe le panchine si svuotarono. Petrocelli e Pepitone ingaggiarono un incontro di boxe. Reggie Smith sollevò il corpo di Tillotson e lo sbattè per terra. Sembrava che ci fosse lotta per tutto il campo. Quindi la pace, con Petrocelli che disse: "Io e Pepitone stavamo scherzando, siamo amici e spesso ci punzecchiamo" a vicenda". Quella fu una rissa abbastanza normale, tanta confusione ma nessuno si fece veramente male. Quello che successe a Los Angeles nel 1965 invece fu qualcosa di sanguigno. Juan Marichal dei Giants, aprì la testa di John Roseboro colpendolo con la mazza. Un lancio in direzione della tempia fu la causa di tutto. L'unica differenza è che il lancio proveniva dal catcher Roseboro. "Tirò la pallina colpendomi l'orecchio di striscio", disse Marichal. Il lanciatore dei Giants fece tre giri di mazza e uno di questi colpì Roseboro provocandogli un taglio sulla testa. Marichal venne sospeso per una settimana con una multa di $ 2.000 e Roseboro lo citò in giudizio per $ 110.000. E quello che successe a George Moriarty?. Divertente. G.Moriarty (1885-1964), giocò terza base per Chicago e Detroit dal 1903 (19 anni) fino al 1916. In seguito divenne arbitro dal 1917 al 1940. In entrambi i ruoli, di giocatore e arbitro, Moriarty fece parlare di sè specialmente dopo aver messo KO per ben tre volte, in tre occasioni diverse, il campione della cattiveria Ty Cobb. Moriarty divenne tanto temuto e rispettato al tempo che una volta durante una partita rubò la seconda base arrivando in scivolata. Il lancio del ricevitore lo colpì alla schiena e Moriarty, rialzandosi di scatto, iniziò a urlare, "Chi mi ha colpito con un pugno?". I difensori scapparono via. In qualità di arbitro, Moriarty non perse il suo carattere grintoso. A Cleveland nel 1932, Moriarty era arbitro capo. Stanco delle continue proteste dei giocatori di Chicago, si diresse verso la panchina e disse loro che se volevano discutere lui li avrebbe aspettati sotto le tribune a fine partita. Il lanciatore Milt Gaston terminò in ospedale col naso rotto.
La stessa sorte capitò al manager Lew Fonseca e al catcher Charlie Berry i quali terminarono stesi per terra. Nella sua biografia, Hank Greenberg, Hall of Famer, ricorda Moriarty perchè lo difese dai continui insulti che arrivavano dai giocatori dei Cubs. Greenberg era ebreo, e anche in quella occasione Moriarty si avvicinò alla panchina dei Chicago. Non si sa cosa disse ai giocatori, ma da quel momento smisero di insultare Greenberg. Well, it's just a game folks.

mercoledì 7 settembre 2011

BONING THE BAT

Da quando l'uomo primitivo raccolse un pezzo di legno per difendersi dagli attacchi della tigre dai denti a sciabola, capì l'enorme forza e il piacere di possedere una mazza. Da Robin Hood, alla mitologica scure di Paul Bunyan, alla clava di Ercole fino al martello di Thor, gli uomini della leggenda hanno sempre adorato stringere un manico, talvolta arrotolato con bende, per colpire l'avversario o il nemico da distruggere. Asce, accette, bastoni e badili col passare del tempo e con l'aiuto della tecnologia hanno subìto una riduzione delle loro dimensioni senza comprometterne la forza distruttrice e la soddisfazione di sferrare un bel colpo secco e preciso. Tali sensazioni sono familiari nello sport dove l'attesa per i nuovi modelli di mazze è sempre vissuta con estremo interesse sia nell'Hockey quanto nel Golf e non di meno nel baseball. Quale sarà il nuovo modello di mazza da coccolare e da nascondere al sicuro, lontano da pericolose mani infedeli?. Non c'è nulla di più noioso di una mazza sbagliata. Tutte le mazze servono per giocare a baseball, tutte le mazze servono ai battitori, ma UNA è quella che fa per voi. La mazza giusta è quella con un bilanciamento perfetto che non fa avvertire il peso, è la trave che sorregge l'anima dei ballplayers, la compagna da stringere a da proteggere. Oltre al guantone, la mazza è l'oggetto di maggior interesse nell'equipaggiamento di un ballplayer. "Se stai cercando dei guai, prova a toccare la mia mazza", disse George Scott dei Boston Red Sox. Di tutte le cose inanimate dello sport, come palle, scarpe, guanti, caschi ed ogni tipo di imbracatura, niente è così strettamente personale e onnipresente come una odorosa Louisville Slugger. Entrare in un magazzino con centinaia e centinaia di mazze da baseball, vederle sagomate partendo da un rude pezzo di legno d'acero, o di hickory, noce americano, il legno preferito di B.Ruth e L. Gerhig, o di frassino, il legno preferito da Ted Williams e J. DiMaggio, per poi essere sistemate in ordine di peso e grandezza, tutte belle lucidate, è un esperienza unica come l'abito indossato da una affascinante modella durante una sfilata di moda.
 Tutte le mazze sono per i giocatori, ma solo una è per il battitore, e quell'unica mazza sarà, per sempre, un amore eterno. "Ogni mazza si sente in modo diverso, anche se appartengono allo stesso modello", disse Roy White degli Yankees. Il forte esterno era uno dei tanti giocatori in grado di percepire la differenza di peso della mazza, anche di pochi grammi. "Una volta feci 5 su 5, con 5 tipi diversi di mazze", continua White, "Continuavo a cambiarle perchè non le sentivo bene nelle mani. Dopo aver ottenuto un 3 su 3 dissi a me stesso che forse era meglio continuare a cambiare mazza". Tommy Agee dei Mets ebbe la stessa sensazione e cambiò ben 22 mazze nel suo 22-game hitting streak. Ken Singleton affermò che era stato il peggior hitting streak della storia perchè Agee era in slump e per questo cambiava mazza tutte le volte. Spesso, nuvole minacciose offuscano l'azzurro e limpido cielo dell'universo delle mazze di legno. Come nel Far West, sto parlando di legno fuorilegge, di delinquente ricercato, di Wanted Wood. Ci sono state persone e atleti che hanno modificato le mazze rendendole più micidiali al contatto con la pallina. Artiglieria Mafiosa? Nessun numero seriale?. Greg Nettles, ruppe la sua mazza dopo aver effettuato una debole battuta al volo. Dal bastone rotto uscirono 6 palline di gomma durissima (paragonabili a quelle che noi chiamiamo palline-magiche), il catcher Bill Freehan di Detroit le raccolse indicando Nettles come prossima vittima di un plotone d'esecuzione. Mazza illegale equivale ad essere un automatico-eliminato. "What a hell", disse Nettles a Freehan, "Con una battuta del genere sarei stato eliminato in ogni caso". Diversi giocatori hanno usato mazze truccate in particolari momenti della partita. Niente di più facile. Con un trapano si pratica un foro sulla testa della mazza, si inserisce del sughero ben pressato e si richiude il foro sigillandolo con del legno plastificato. Earl Weaver disse che a New Orleans tutte le mazze della squadra erano truccate e lui stesso fece 6 homers in un mese. Quando gli arbitri se ne accorsero entrarono nello spogliatoio della squadra come se fossero dei poliziotti antisommossa, presero le mazze, le portarono sul campo e davanti a tutti i tifosi, con furia devastatrice le spaccarono tutte. "Volevo piangere", disse Weaver attuale manager degli Orioles (siamo nel 1979). Certamente non si può dire all'arbitro di controllare la mazza ogni volta che uno si presenta a battere perchè dovrebbe portare con sè una sega. Ma ci sono situazioni in cui un recidivo viene tenuto sotto osservazione, e in un momento cruciale della partita è facile sentire "Hey arbitro, dai un'occhiata alla sua mazza". Successe a Norm Cash di Detroit mentre si dirigeva nel box di battuta, con punteggio pari e corridore in terza base. Weaver avvisò l'arbitro di controllare la mazza e Cash fece prontamente dietrofront per dirigersi verso la panchina e cambiare la mazza. Risultato?. Fuoricampo di Cash. Nel 1978 Hal McRae dei Royals venne accusato più volte di usare mazze truccate. Gli arbitri, insospettiti, segarono più volte le mazze incriminate. ma il risultato fu quello di trovare solo segatura sparsa per terra. In Minor League vi fu l'abitudine di inserire all'interno della mazza un tubo riempito parzialmente con mercurio. La sostanza, essendo  pesante, garantiva un impatto devastante sulla pallina. Il fatto curioso era che, tenendo la mazza in verticale, la stessa sembrava più leggera. Ma quando iniziava lo swing, il mercurio si spostava all'interno del tubo per effetto della forza centrifuga e la mazza diventava più pesante col risultato di ottenere legnate più lunghe. Il Sig. Mercurio non giocò mai in Major League, pur possedendo una mazza invincibile. Anche l'universo della conservazione delle mazze  è lontano dall'essere semplicemente prosaico. Durante l'inverno, Frankie Frisch teneva le sue mazze nel fienile come fossero prosciutti. Honus Wagner invece, aveva un approccio scientifico e per evitare il deperimento del legno dovuto principalmente a fattori climatici, teneva le sue mazze a bagno nel CREOSOLO, sostanza disinfettante derivata dal petrolio meglio nota col nome di IDROSSIMETILBENZENE oppure METIL-FENOLO. Frank "Home Run" Baker, prima base dei Phillies, non rivelò mai il suo unguento segreto per conservare al meglio le mazze. Jimmy Frye di Baltimore era più grezzo e rustico. Lui insaponava le mazze con olio motore. Altri giocatori sbattevano la mazza contro superfici dure per meglio compattare il legno. "OH!, the baseball bat", con le venature sottili, con le venature larghe. Ogni giocatore ha la sua scelta e ha la sua teoria di conservazione per mantenerla sempre fresca e vivace, se vuoi che ti dia il meglio.

Verso la metà del secolo scorso, vi fu un notevole aumento della produzione di mazze di legno di frassino. Essendo più leggero dell'hickory, il frassino si adattava meglio per essere usato anche dai giocatori che non disponevano di forza bruta come quella di B.Ruth, J.Foxx, K.K.Keller, J.Jackson, L.Gerhig, H.Wilson. Ma col passare del tempo, il frassino tendeva a sfogliarsi, perdendo così la sua compattezza. Ecco allora che i giocatori iniziarono una nuova attività che prese il nome di Boning The Bat, ossia sfregavano la testa della mazza con un grande osso di bovino appena macellato, ripristinando così la giusta densità al legno di frassino. In seguito venne usato un cilindro di porcellana e al giorno d'oggi gli stessi produttori di mazze come la Louisville Slugger dispongono di uno specifico attrezzo per ossare le mazze prima della consegna.

Babe Herman (1903-1987) esterno dei Brooklyn Dodgers, era sempre alla ricerca di mazze diverse da usare. Una volta chiese al bat-boy di andare a prendere una dozzina di mazze. Quando il bat-boy ritornò, Herman esaminò le mazze provandole con qualche swing a vuoto e disse "No, non le voglio, mi servono mazze più pesanti". Il bat-boy raccolse le mazze e le riportò nello spogliatoio. Una settimana più tardi Herman chiese ancora al bat-boy di portare delle mazze. Il ragazzo andò nello spogliatoio e prese le stesse mazze della settimana precedente. Herman ne provò qualcuna. "Finalmente, ecco le mazze che volevo". Si rivolse al bat boy e disse: "Fai un ordine di 2 dozzine per me".