Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

domenica 12 giugno 2011

BASEBALL FOOD (EUROPA)

Continuando il tour gastronomico dei campi da baseball, ci allontaniamo dagli Stati Uniti e torniamo nel Vecchio Continente per disputare i Campionati Europei. Prendiamo il volo diretti a Barcellona per una serie di partite. Alloggiammo a Viladecans, piacevole cittadina sulla costa mediterranea per poter disputare le gare a Castelldefels, Viladecans e Sant Boi de Llobregat, tutti paesi che si trovano a pochi km. di distanza da Barcellona. In Spagna sappiamo tutti che il piatto numero uno è la Paella. Me la sono gustata in tutte le versioni possibili: di carne, di pesce, e mista con verdure. Veniva servita direttamente nella padella di cottura, e non nel piatto. Fin qui tutto ok, molto gustoso compreso le tortillas e la Ramblas, un piatto composto da pezzi di salsiccia e fagioli scuri estremamente piccante. Nell'albergo accadde un fatto curioso e divertente. Dopo qualche giorno notammo che il cameriere, mentre serviva l'insalata per tutta la squadra sorreggendo una grossa bacinella, era molto sudato e dalla fronte gli colava la fatidica goccia di sudore. Devo aggiungere, facendo una premessa, che la figura del cameriere era alquanto singolare e divertente. Sembrava un personaggio uscito da un racconto "giallo", un thriller, però, nel suo insieme, quella sagoma appariva un tutt'uno tra il grottesco e l'ironico. In pratica quando serviva le portate era talmente immerso nel suo lavoro tanto da farlo sembrare come un automa, incurante di tutto ciò che gli accadeva intorno. Dal suo volto e dai suoi occhi non si intravvedeva nessuna espressione e nessun movimento. La pelle, le rughe e la bocca del viso erano fisse ed immobili. Quando una goccia di sudore cola dalla fronte e segue il pendio del naso per fermarsi in sospensione in mezzo alle narici, è naturale asciugarsi con un fazzoletto o quant'altro anche perchè si avverte quel fastidioso senso di prurito. Per il misterioso cameriere invece, NO!. Imperterrito e incurante della sua goccia seguitava a servire porzioni di insalata tra lo sguardo inquieto e qualche risata dei compagni di squadra. Inutile dire che il grado di all'erta era a DEFCON 1. Nessuno voleva perdersi l'attimo cruciale in cui la goccia sarebbe precipitata nella bacinella contenente l'insalata. Intanto quella goccia di sudore si muoveva avanti e indietro in mezzo alle narici quasi aspettasse il momento opportuno per staccarsi dal naso. Quando ciò avvenne un applauso a scena aperta da parte nostra riecheggiò per tutto l'albergo. Ma il cameriere, NIENTEEEE!!. Non si scompose, nessuna emozione, come un automa continuò nel suo servizio. A quel punto ognuno di noi si assicurò che la porzione di insalata servita fosse il più lontano possibile dal punto di caduta della goccia. Alla fine, chi si trovava nelle ultime posizioni e nella bacinella rimaneva il mucchietto di insalata condito, bèh!, per quel giorno, niente insalata!. "NO GRACIAS". Ok, salutiamo il simpatico cameriere e dalla Spagna prendiamo l'aereo alla volta di Parigi. Ah!, Paris c'est Paris!. Il fascino e la bellezza storica della città mi arriva diretta al cuore. Era il 1989, a differenza di quello che successe in Spagna, vincemmo gli Europei in finale contro l'Olanda, dove Walter Cossutta lanciò una partita di grande spessore tecnico mostrando autorevolezza e controllo. Ahimè!, non giocai in quegli Europei perchè reduce da un fresco intervento al ginocchio. Nonostante tutto, il manager Silvano Ambrosioni, decise di convocarmi per far parte del gruppo. Per rimanere nel tema baseball-food, ormai è risaputo, che non c'è un abisso tra la nostra cucina e quella francese, eccezione fatta per le crepes, un vero appuntamento per i golosoni e la leggendaria baguette che ho trovato estremamente squisita, friabile, croccante e calda al punto giusto, un ottimo abbinamento con affettati e formaggi. Aggiungo anche che, data la mia posizione di aggregato alla squadra, ne ho approfittato per recarmi nelle brasserie parigine attratto da un bicchiere di buon vino rosso Bourgogne, tanto decantato da quel genio poetico di Charles Baudelaire. Proseguiamo verso Nord e atterriamo all'aeroporto Schipol di Amsterdam. Siamo in Olanda, terra di libertà, ossessione di parecchi Torquemada italiani. È la terra di tanti campioni di baseball, alcuni dei quali approdati in Major League come Blyleven, Remmerswaal, Faneyte, Eenhoorn, Halman, Houseman. Per decenni la Nazionale Italiana ha condiviso con quella Olandese il titolo di Campione d'Europa. Tante sono state le partite sofferte e con punteggio stretto giocate fino all'ultimo out. Alloggiammo all'albergo Ipenohve a Bloemendaal, un piccolo paese distante circa 10/15Km. da Amsterdam, immerso in un piacevole e rilassante verde costituito da ampi parchi, strade alberate e casettine tutte con il proprio giardino ben curato. Lo stadio, il Pim Mulier era poco distante dall'albergo e potevamo raggiungerlo a piedi percorrendo un piccolo sentiero nel mezzo di un boschetto per poi addentrarci in un sottopassaggio. Il Pim Mulier è il più popolare di tutti gli stadi  costruiti in Olanda, è stato ristrutturato qualche anno fa, ed è sempre stato il teatro delle finali per il Campionato Europeo. I tifosi olandesi sono sempre stati presenti in gran numero, i giornali sportivi come The Stad riportavano un affluenza di circa 6, 7, ed anche 8.000 tifosi. Nel 1977 in gara 4 contro l'Olanda erano stati valutati un numero di spettatori pari a circa 12.000 con l'ausilio di tribune aggiuntive. Vincemmo 1 a 0 con una no-hit combinata di Mike Romano e Rick Landucci. Il piccolo bar-ristorante forniva i classici baseball-food tipo hamburger, hot dog, patatine e crauti abbinato alle solite salse: ketch-up, maionese e senape il tutto, manco a dirlo, innaffiato con tanta birra. Molto  interessante è stato il tour per visitare i tradizionali mulini a vento, dove siamo stati accolti con entusiasmo da queste olandesine con i loro abiti tradizionali, zoccoli e copricapo in stile medievale. Olandesine per modo di dire perchè il loro peso corporeo si aggirava tra i 75/80Kg. Comunque è stato gradevole l'assaggio di prodotti locali in particolare formaggi di vario tipo con affettato rigorosamente affumicato e pane nero fatto con un misto di farine: frumento, mais, segale, avena, soia e semi di papavero. Un altro tour interessante è stata la visita alla fabbrica centrale della HEINEKEN, dove l'odore acre e pungente dei cereali in fermentazione all'interno di enormi vasche avrebbe scoraggiato chiunque ad assaggiare la birra. Devo dire però che appena fatta, la bionda bevanda è qualcosa di miracoloso. Il tour europeo di baseball-food si ferma qui. Da Amsterdam rientriamo in Italia per una pausa di qualche giorno perchè ci aspetta un lungo viaggio verso l'Oriente e le sue...Ehm!, specialità per buongustai.