Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

venerdì 24 giugno 2011

BASEBALL FOOD (KOREA)

Nel 1982 ci recammo in Korea del Sud per disputare il mondiale a Seoul. Anche in questa occasione la sistemazione e l'organizzazione furono di prima classe. Infatti alloggiammo all'Hotel Sheraton Walker Hill situato alla periferia di Seoul. L'albergo era dotato di tutti i comfort possibili. C'era il cinema, c'erano i negozi per lo shopping, il casinò e tanto altro compreso il barbiere e un centro benessere.
L'ampio divario tra ricchezza e povertà mi colpì soprattutto quando vidi poco lontano dall'albergo un signore seduto ad un lato della strada che aveva deposto sull'asfalto un pò di ortaggi, della serie 4 o 5 patate, una decina di carote, 3 o 4 pomodori, qualche ciuffo di insalata, almeno così mi sembrava dall'aspetto e dal colore. Il clima caldo e umido e il contatto con la strada avrebbero deteriorato la verdura in brevissimo tempo. In questi ultimi anni, abbiamo potuto fare conoscenza con tanti documentari che si potrebbero riassumere sotto il titolo di Orrori Gastronomici. L'unica cosa che sapevo, a quel tempo, erano i racconti di mio padre il quale, per un periodo, lavorò in Nigeria. Al suo ritorno mi disse che da quelle parti mangiano le cavallette, sia cotte che crude. Con questi pensieri in testa e il desiderio di trovare delle risposte gastronomiche, mi recai al grande mercato di Seoul, da una parte incuriosito, e dall'altra parte ero intenzionato ad acquistare una piccola borsa in pelle in quanto era giunta voce che costavano molto poco, all'incirca 2 o 3 dollari. In più vi era la possibilità di averla personalizzata col proprio nome cucito sopra all'istante. Dopo una visita all'enorme magazzino NIKE, 3 piani completi con ogni modello nuovo della nota ditta di scarpe, mi incamminai verso il mercato. Capii di essere nelle vicinanze quando iniziai a respirare degli odori diversi e strani, poco piacevoli. Rimasi sorpreso nel vedere un febbrile viavai di persone brulicante in ogni direzione come fossero un esercito di formiche in preda all'agitazione. Tante bancarelle, mercanzia di ogni tipo, colori e confusione, fumi, vapori di cibi cotti e bolliti. Ero talmente incuriosito che la mia testa girava a destra e sinistra in continuazione e non mi rendevo conto di urtare le persone che che mi passavano vicino. Una di queste mi urlò qualcosa di incomprensibile, mi voltai e vidi una signora con larghi pantaloncini lunghi fino al ginocchio, gambe storte tipo cavallerizzo e i piedi piccolissimi, quasi da neonato. Di lì a poco trovai le mie risposte quando mi fermai proprio davanti ad una bancarella che mostrava dei tagli di carne che erano stati appesi con un gancio da macellaio. La cosa sgradevole fu la vista di vari insetti, come mosche, moscerini e simili che ronzavano intorno a questi pezzi di carne. Inoltre vidi anche che c'erano delle gabbie che contenevano roditori, serpenti e scimmie. Sul banco vi era una bella stesa di ortaggi colorati i quali decoravano i vari pezzetti di carne arrosto di colore scuro e non saprei dire con certezza a quali animali appartenessero. Potevano essere parti di uccelli, serpenti o addirittura insetti. Una certezza l'ho avuta quando vidi un gruppo di spiedini composti da grosse larve biancastre avvolte in una lucida sostanza che mi ricordava il caramello. Mi allontanai disgustato pensando che sarei morto di fame piuttosto che assaggiare certi cibi. Ma il bello doveva ancora venire. Camminando in direzione dello stadio Jamsil di Seoul, fui investito da un forte odore penetrante e caldo di cibo arrosto. "Cosa mai poteva essere?", pensai. Davanti allo stadio c'era un baracchino che assomigliava a quello di un caldarrostaio che serviva qualcosa tipo noccioline, anacardi, mandorle o pistacchi in fogli di carta arrotolati a forma di cono. Mi avvicinai e con orrore vidi che in realtà si trattava di scarafaggi tostati di color marrone, con tutti i zampetti rattrappiti sull'addome.
Non mi fermai a vedere la partita, ma ritornai all'albergo con la fotografia stampata nella mia mente di un bel piatto di spaghetti con olio e parmigiano. Quel Mondiale rappresentò per la squadra Gioia e Delusione. La partita di esordio contro la Korea del Sud ci vide trionfanti, con una bella vittoria per 2 a 1, con un grande Dave Red Farina sul monte di lancio. Il Rosso pitcher del Parma lanciò tutta la partita con grande intensità, cuore e orgoglio. "They ain't gonna touch me!", mi disse il giorno prima. Quella partita fu la prima ufficiale nel nuovo stadio Jamsil di Seoul, la cui costruzione venne iniziata nel 1980 e terminò nel Luglio di quell'anno. Un bellissimo stadio, con 30.000 posti a sedere.
Jamsil Stadium
Fu l'unica sconfitta della squadra Koreana in quel torneo e, in seguito, sarà la regina del Mondiale per la prima volta. Sempre in quella partita, l'asso Koreano, Dong-Won Choi, entrò a lanciare alla settima ripresa. Terminato il Mondiale, firmò un contratto con la squadra giapponese dei Lotte Marines ( qui). Un altra grande vittoria fu quella ottenuta contro la squadra del Giappone per 3 a 2. La parte del protagonista la fece il mancino Louis Colabello, che concesse solo 3 valide al forte line-up nipponico. Philip Sartori, Nettuno, entrò a chiudere la partita alla nona ripresa consegnando alla squadra Italiana la prima e ufficiale vittoria storica contro il team del Sol Levante. Con due successi così prestigiosi il morale della squadra era altissimo e affrontammo l'Olanda sicuri di vincere. A metà partita eravamo in vantaggio per 10 a 5. Alla nona ripresa invece eravamo 11 a 8. L'Olanda era la squadra di casa e realizzò i 3 punti del pareggio. Fu un momento tremendo che si trasformò in disperazione quando all'11° inning l'Olanda segnò il punto della vittoria. La partita assunse dimensioni quasi esoteriche, una sorta di magia nera. Il formidabile Charlie Urbanus in 6 turni di battuta ottenne 6 valide e 6 punti battuti a casa, 6-6-6, il numero del Diavolo. Quella sconfitta fu solo la prima di una serie che ci portò ad un risultato deludente in una competizione mondiale. Non vincemmo più una partita e l'ombra di quella sconfitta contro l'Olanda fu la causa principale di una discesa agli inferi, una debacle emotiva che rappresentò l'incubo sempre più reale giorno dopo giorno. L'Old Game insegna!.

Seoul-Korea-1982




In piedi da Sinistra: A. De Carolis, R. Bianchi, J. Noce, R. Bagialemani,
D. Borghino, L. Colabello, R. Radaelli, P. Ceccaroli, J. Guggiana, P. Sartori,
G. Carelli, R. Mari. In ginocchio da Sinistra: M. Romano, J. Cortese, C. Cattani, C. Orsi (mass.), R. Frinolli (prep. atl.), T. Lo Nero, P. Gagliano, M. Camusi,
G. Costa, S. Zucconi, S. Morville, G. Faraone

Charlie Urbanus

giovedì 16 giugno 2011

BASEBALL FOOD (GIAPPONE)

Dopo un lungo viaggio durato 27 ore arrivammo a Tokyo in Giappone per disputare i Mondiali Amateur di Baseball. Era il 1980. All'età di 21 anni mi apprestavo a gareggiare nel mio primo Campionato del Mondo. Chiaramente ero emozionatissimo e nonostante il volo da Odissea Omerica ero fresco e non vedevo l'ora di confrontarmi con i big di tutto il pianeta.Facemmo scalo in Arabia Saudita, in Nepal, a Singapore, Seoul, Hong Kong e Tokyo. La questione cibo, che tanto mi preoccupava, fu subito risolta perchè alloggiammo in un lussuoso albergo con la cucina internazionale. Questo albergo fu meta prediletta di tanti rappresentanti delle migliori marche di HI-FI, impianti stereofonici, radio, audio-cassette-player e tutto ciò che la tecnologia audio-video metteva a disposizione. Per la prima volta in assoluto facemmo la conoscenza del primo walkman della storia, il modello TPS-L2 del colosso SONY lanciato sul mercato giapponese nel 1979 e arrivato in Europa nel 1980. In Italia era ancora sconosciuto, o quasi.
 Il Giappone vanta una profonda tradizione nel gioco del baseball la cui nascita risale al 1872 da parte di Horace Wilson, un veterano della Guerra Civile Americana che si recò in Giappone in qualità di educatore e insegnante di Inglese. La prima squadra, i Shimbashi Athletic Club, nacque nel 1878. Con queste premesse si capisce che il baseball in Giappone rappresenta un qualcosa che va oltre la semplice pratica di una disciplina sportiva. L'organizzazione è talmente capillare tanto da annoverare una serie di leghe e divisions in netta concorrenza col sistema americano. Ci sono i professionisti, le Leghe Minori, i Semi-pro, Università e via discorrendo fino ad arrivare alle Little Leagues. In Giappone si gioca a baseball anche la mattina, prima di affrontare una giornata di lavoro. Gli stadi sono belli, moderni, tecnologici e capienti ed offrono ai tanti tifosi il massimo comfort per assistere allo svolgimento di una gara. I ristoranti non mancano, e sappiamo che il sushi è il piatto tradizionale Nipponico ma non solo. L'hot Dog è stato reinserito negli stadi dopo la sua esclusione che avvenne nel 1934 a causa del fatto che i giapponesi non gradivano la salsiccia e la buttavano via per mangiarsi solo il pane. Questa esclusione è durata 74 anni e l'hot dog è riapparso nel rinnovato e nuovo stadio di Hanshin Koshien stadium vicino a Osaka, che in origine venne costruito nel 1924. I tifosi giapponesi durante le partite gradiscono molto il Bento che rappresenta un pasto a base di riso ed okazu ovvero diverse specialità di pesce, carne, verdure cotte o marinate, e tofu accompagnati da una tazza di tè verde. Viene servito in un vassoio con tovaglioli e bastoncini. Altro piatto popolare da stadio è il soba che consiste di sottili tagliatelle di grano saraceno, solitamente cotti e serviti con varie salse e condimenti. Il piatto standard è il kake soba, a base di tagliatelle di soba bollite e servite in una tazza di brodo caldo chiamato tsuyu con una base di salsa di soia e guarnito con fettine di negi, una verdura come le cipollette. La soba viene virtualmente sempre mangiata con i bastoncini e in Giappone è tradizionalmente considerato educato mangiare gli spaghetti rumorosamente. Questo è specialmente comune con la soba calda, dato che aspirandoli rapidamente in bocca questi vengono raffreddati, cosa importante quando si mangia in fretta. Sorprendentemente notai che negli stadi giapponesi, oltre alle bevande classiche e tradizionali, il consumo della birra è ampiamente valutato dai tifosi e devo dire che in estremo oriente i produttori di birra non sono secondi a nessuno. Vi è quella chiara, rossa e scura, birra a doppio malto e con whiskey. Insomma, la varietà non manca nemmeno per soddisfare il più acerrimo bevitore di birra tedesco. Nel Mondiale di quell'anno, la Nazionale Italiana si comportò egregiamente vincendo 5 incontri su 11. Da sottolineare la vittoria contro gli Stati Uniti con Dave Di Marco sul monte di lancio impeccabile e sorretto da un attacco che collezionò 12 punti contro i 5 degli USA i quali iniziarono la partita presentando sul monte di lancio Frank Viola, che diventerà il lanciatore vincente delle WS del 1987 vinte dai Minnesota Twins. Lo stadio di questa vittoria fu il Korakuen Stadium, costruito nel 1937. Il diamante era costituito interamente da terra dal colore molto scuro, tipo melanzana dovuto al fatto che presentava una alta percentuale di materiale lavico polverizzato. In questo stadio, demolito nel 1987, giocavano i Yomiuri Giants. Michio Nishizawa nel 1942 effettuò 311 lanci in una storica partita durata 28 riprese. I cantanti Madonna e Michael Jackson fecero concerti da sold out davanti a 135.000 persone. Un'altra partita importante fu quella che perdemmo contro la Nazionale giapponese per 8 a 6 all'ultima ripresa davanti a circa 22.000 tifosi. In vantaggio per 3-0 fino alla sesta ripresa, ci fu un pick-off del lanciatore nipponico clamorosamente non visto dall'arbitro di prima base. Questo errore scatenò l'ira della squadra e del manager Giuseppe Guilizzoni. Inutili furono le accese e prolungate proteste, la decisione dell'arbitro risultò definitiva. Lo stadio era l'avveniristico Yokohama Stadium di Tokyo. Il campo da gioco era completamente costruito con erba sintetica, un aspetto del tutto nuovo per noi. Chi ha giocato sul sintetico lo sa, la pallina rimbalza come se fosse quella da ping pong. Ad ogni modo, come potete vedere nelle immagini,

 lo stadio aveva un aspetto altamente tecnologico e futuristico, il monte di lancio era a scomparsa per permettere lo svolgimento delle partite di Football e di Calcio. Fu l'unico stadio al mondo con tale caratteristica. Quella giapponese rimane una delle più belle esperienze sportive, arricchite da un'accoglienza straordinaria e da un'educazione ed un servilismo quasi maniacale. In albergo ogni più piccola richiesta veniva soddisfatta a tempo di record. Anche il semplice asciugamano pulito, dopo una manciata di secondi veniva consegnato dal personale con una cornice di inchini e sorrisi. Ora, dall'aeroporto di Tokyo, migriamo verso sud alla volta di Seoul, Korea. È il 1982.

domenica 12 giugno 2011

BASEBALL FOOD (EUROPA)

Continuando il tour gastronomico dei campi da baseball, ci allontaniamo dagli Stati Uniti e torniamo nel Vecchio Continente per disputare i Campionati Europei. Prendiamo il volo diretti a Barcellona per una serie di partite. Alloggiammo a Viladecans, piacevole cittadina sulla costa mediterranea per poter disputare le gare a Castelldefels, Viladecans e Sant Boi de Llobregat, tutti paesi che si trovano a pochi km. di distanza da Barcellona. In Spagna sappiamo tutti che il piatto numero uno è la Paella. Me la sono gustata in tutte le versioni possibili: di carne, di pesce, e mista con verdure. Veniva servita direttamente nella padella di cottura, e non nel piatto. Fin qui tutto ok, molto gustoso compreso le tortillas e la Ramblas, un piatto composto da pezzi di salsiccia e fagioli scuri estremamente piccante. Nell'albergo accadde un fatto curioso e divertente. Dopo qualche giorno notammo che il cameriere, mentre serviva l'insalata per tutta la squadra sorreggendo una grossa bacinella, era molto sudato e dalla fronte gli colava la fatidica goccia di sudore. Devo aggiungere, facendo una premessa, che la figura del cameriere era alquanto singolare e divertente. Sembrava un personaggio uscito da un racconto "giallo", un thriller, però, nel suo insieme, quella sagoma appariva un tutt'uno tra il grottesco e l'ironico. In pratica quando serviva le portate era talmente immerso nel suo lavoro tanto da farlo sembrare come un automa, incurante di tutto ciò che gli accadeva intorno. Dal suo volto e dai suoi occhi non si intravvedeva nessuna espressione e nessun movimento. La pelle, le rughe e la bocca del viso erano fisse ed immobili. Quando una goccia di sudore cola dalla fronte e segue il pendio del naso per fermarsi in sospensione in mezzo alle narici, è naturale asciugarsi con un fazzoletto o quant'altro anche perchè si avverte quel fastidioso senso di prurito. Per il misterioso cameriere invece, NO!. Imperterrito e incurante della sua goccia seguitava a servire porzioni di insalata tra lo sguardo inquieto e qualche risata dei compagni di squadra. Inutile dire che il grado di all'erta era a DEFCON 1. Nessuno voleva perdersi l'attimo cruciale in cui la goccia sarebbe precipitata nella bacinella contenente l'insalata. Intanto quella goccia di sudore si muoveva avanti e indietro in mezzo alle narici quasi aspettasse il momento opportuno per staccarsi dal naso. Quando ciò avvenne un applauso a scena aperta da parte nostra riecheggiò per tutto l'albergo. Ma il cameriere, NIENTEEEE!!. Non si scompose, nessuna emozione, come un automa continuò nel suo servizio. A quel punto ognuno di noi si assicurò che la porzione di insalata servita fosse il più lontano possibile dal punto di caduta della goccia. Alla fine, chi si trovava nelle ultime posizioni e nella bacinella rimaneva il mucchietto di insalata condito, bèh!, per quel giorno, niente insalata!. "NO GRACIAS". Ok, salutiamo il simpatico cameriere e dalla Spagna prendiamo l'aereo alla volta di Parigi. Ah!, Paris c'est Paris!. Il fascino e la bellezza storica della città mi arriva diretta al cuore. Era il 1989, a differenza di quello che successe in Spagna, vincemmo gli Europei in finale contro l'Olanda, dove Walter Cossutta lanciò una partita di grande spessore tecnico mostrando autorevolezza e controllo. Ahimè!, non giocai in quegli Europei perchè reduce da un fresco intervento al ginocchio. Nonostante tutto, il manager Silvano Ambrosioni, decise di convocarmi per far parte del gruppo. Per rimanere nel tema baseball-food, ormai è risaputo, che non c'è un abisso tra la nostra cucina e quella francese, eccezione fatta per le crepes, un vero appuntamento per i golosoni e la leggendaria baguette che ho trovato estremamente squisita, friabile, croccante e calda al punto giusto, un ottimo abbinamento con affettati e formaggi. Aggiungo anche che, data la mia posizione di aggregato alla squadra, ne ho approfittato per recarmi nelle brasserie parigine attratto da un bicchiere di buon vino rosso Bourgogne, tanto decantato da quel genio poetico di Charles Baudelaire. Proseguiamo verso Nord e atterriamo all'aeroporto Schipol di Amsterdam. Siamo in Olanda, terra di libertà, ossessione di parecchi Torquemada italiani. È la terra di tanti campioni di baseball, alcuni dei quali approdati in Major League come Blyleven, Remmerswaal, Faneyte, Eenhoorn, Halman, Houseman. Per decenni la Nazionale Italiana ha condiviso con quella Olandese il titolo di Campione d'Europa. Tante sono state le partite sofferte e con punteggio stretto giocate fino all'ultimo out. Alloggiammo all'albergo Ipenohve a Bloemendaal, un piccolo paese distante circa 10/15Km. da Amsterdam, immerso in un piacevole e rilassante verde costituito da ampi parchi, strade alberate e casettine tutte con il proprio giardino ben curato. Lo stadio, il Pim Mulier era poco distante dall'albergo e potevamo raggiungerlo a piedi percorrendo un piccolo sentiero nel mezzo di un boschetto per poi addentrarci in un sottopassaggio. Il Pim Mulier è il più popolare di tutti gli stadi  costruiti in Olanda, è stato ristrutturato qualche anno fa, ed è sempre stato il teatro delle finali per il Campionato Europeo. I tifosi olandesi sono sempre stati presenti in gran numero, i giornali sportivi come The Stad riportavano un affluenza di circa 6, 7, ed anche 8.000 tifosi. Nel 1977 in gara 4 contro l'Olanda erano stati valutati un numero di spettatori pari a circa 12.000 con l'ausilio di tribune aggiuntive. Vincemmo 1 a 0 con una no-hit combinata di Mike Romano e Rick Landucci. Il piccolo bar-ristorante forniva i classici baseball-food tipo hamburger, hot dog, patatine e crauti abbinato alle solite salse: ketch-up, maionese e senape il tutto, manco a dirlo, innaffiato con tanta birra. Molto  interessante è stato il tour per visitare i tradizionali mulini a vento, dove siamo stati accolti con entusiasmo da queste olandesine con i loro abiti tradizionali, zoccoli e copricapo in stile medievale. Olandesine per modo di dire perchè il loro peso corporeo si aggirava tra i 75/80Kg. Comunque è stato gradevole l'assaggio di prodotti locali in particolare formaggi di vario tipo con affettato rigorosamente affumicato e pane nero fatto con un misto di farine: frumento, mais, segale, avena, soia e semi di papavero. Un altro tour interessante è stata la visita alla fabbrica centrale della HEINEKEN, dove l'odore acre e pungente dei cereali in fermentazione all'interno di enormi vasche avrebbe scoraggiato chiunque ad assaggiare la birra. Devo dire però che appena fatta, la bionda bevanda è qualcosa di miracoloso. Il tour europeo di baseball-food si ferma qui. Da Amsterdam rientriamo in Italia per una pausa di qualche giorno perchè ci aspetta un lungo viaggio verso l'Oriente e le sue...Ehm!, specialità per buongustai.

mercoledì 8 giugno 2011

BASEBALL-FOOD (USA)

La creazione edibile o masticabile più famosa al mondo in ambito sportivo, sono le barrette vitaminiche. In seguto arrivarono le polveri proteiche solubili in acqua o latte rigorosamente scremato e ottimizzate con sali minerali e complesso vitaminico. AAAAARGH!!!!..Ma cosa sto dicendo?. Mi sono fatto prendere la mano dai ricordi del passato, quando la cucina di casa mia era ben assortita con supplementi alimentari. L'Old Game ha una tradizione, non solo sul campo ma anche sulle tribune dove i tifosi, tra uno strike e una battuta, possono soddisfare le esigenze del palato, conseguenza forzata, quando si assiste ad uno spettacolo che restituisce emozioni. Negli stadi del baseball il cibo più famoso è senza ombra di dubbio l'Hot Dog, un Cane senza gambe oppure un rotolo di Vienna. L'hot dog veniva già consumato ancora prima di fare la sua comparsa negli stadi. L'apparizione di questo salsicciotto in un campo da baseball risale intorno agli anni 1870, ma lo sviluppo come cibo primario del baseball avvenne nel 1905 quando Harry Stevens decise di colmare il vuoto allo stomaco mangiandosi un succulento hot dog durante una partita a New York. Stevens era un immigrato che proveniva dalla Germania e lavorava all'Ohio University. Vendeva libri e durante le partite vendeva gli scorecard, appositi fogli per tenere sotto controllo tutte le statistiche della partita come il line up, errori, valide, punteggio...ecc. In seguito Stevens andò a New York per espandere la sua attività e in quella fredda città si accorse che i gelati non si vendevano. Allora ordinò ad uno dei suoi impiegati di procurare salsicce e Rotoli di Vienna. Questa combinazione di pane e carne tritata venne chiamata con il nome di Red Hots. Le vendite furono quasi miracolose e Stevens ideò un vero e proprio menù. La fama di questi Red Hots aumentò giorno dopo giorno finchè un pubblicitario con difetti di pronuncia cambiò il nome di questo spuntino portandolo da Red Hots a Hot Dogs. Era il 1910 e l'Hot Dog è ancora oggi il cibo più consumato durante una partita di baseball. Ma attenzione. Vi è un'altra storia che risale al 1904, dove si narra che uno studente della Yale University dopo aver visto un cartellone pubblicitario ne mangiò uno. Era l'anno 1895. Anche una salsiccia ha la sua leggendaria storia. Ad ogni modo c'è ragione per credere che l'hot dog appartenga agli immigrati provenienti dalla Germania. Il motivo sta nel fatto che il salsicciotto è salato e saporito oltre che semplice e si sposa perfettamente con un fresco calice di birra. Queste combinazioni di sapori possono spiegare la ragione della successiva introduzione  nella scena del baseball, delle famose peanuts, le noccioline. Col passare degli anni la lista del menù si è progressivamente arricchita ed ogni città ed ogni ballpark non si risparmia nel pubblicizzare, quasi fosse un vanto, la sua lista di specialità locali. Ecco allora che a Philadelphia, al vecchio Shibe Park, il menù esclusivo per i tifosi era composto da: costolette di vitello, lombo di maiale con salsa di mele, agnello stufato, zuppa di verdure, patate con maionese, hamburgher di manzo, pop corn e fagioli. Ogni voce del menù aveva un costo che non superava i $ 0,60. La birra è sempre stata parte integrante nel baseball, pur essendo la causa di tanti schiamazzi da parte dei tifosi. In alcuni stadi venne vietata nel giorno dedicato alle donne. Durante il Proibizionismo, la birra venne ovviamente vietata in ogni stadio. Ma la bionda bevanda fece il suo ritorno sugli spalti, per il piacere dei tifosi, negli anni 30'. Nel Giugno del 1974 a Cleveland una birra costava $0,10. Gli Indians giocarono contro i Rangers e le due squadre furono protagoniste di una rissa avvenuta la settimana precedente in Texas. Gli organizzatori della squadra di Cleveland adottarono un atteggiamento promozionale per portare più gente possibile allo stadio. Con quel precedente fra le due squadre e 10 cent per una birra, lo stadio era al completo in ogni posto a sedere. Tutti videro gli Indians che dall'1 a 5 recuperarono al 9° inning per portarsi sul 5 a 5. Nonostante qualche Streakers che invasero il campo completamente nudi, i veri problemi iniziarono quando alcuni tifosi presero il cappello e il guanto dell'esterno dei Texas, Jeff Burroughs. Quando i compagni di squadra di Burroughs arrivarono in suo aiuto, i tifosi invasero il campo e quelli sulle tribune iniziarono a lanciare oggetti di ogni tipo comprese le sedie che ferirono l'arbitro e alcuni giocatori. La partita venne sospesa e fu la prima volta nella storia del baseball che venne preso un simile provvedimento. I proprietari delle squadre si preoccuparono ogni volta che veniva attuata una forma promozionale per la vendita della birra. Era necessario stabilire delle regole. Ma l'ombra di un nuovo Proibizionismo allertava ancora di più i presidenti delle squadre. Ed ecco che il buon senso prevalse: dalla sua nascita il baseball è sempre stato un gioco rivolto alla famiglia. Partendo dal famoso slogan Say it ain't so Joe, dimmi che non è vero Joe, riferito allo scandalo delle scommesse del 1919, per arrivare alle Little League World Series e alle organizzazioni e comunità a sfondo umanitario, l'Old Game è sempre stato molto vicino ai bambini. I St. Louis Cardinals furono la prima squadra ad offrire l'ingresso gratuito a tutti i bambini. Questa iniziativa è in vigore ancora oggi, rendendo saldo quel legame che intercorre tra il Vecchio Gioco e le Giovani Generazioni. Ed ecco che negli stadi non si vende solo la birra, ma si aggiungono i soft drink come la Coca Cola che trova ancora tutt'oggi largo consenso anche tra gli adulti. L'enorme immagine lunga circa 20Mt della bottiglia di Coca Cola che sovrasta lo stadio di S.Francisco ne è la prova tangibile, come lo è l'immagine al Fenway Park, bersaglio della gara dei fuoricampi da parte di M.McGwire nel 1999. Altre specialità culinarie negli stadi hanno acquistato popolarità, come i cracker jacks, un misto di pop corn caramellato e arachidi, e le  classiche noccioline. Entrambi gli alimenti sono osannati nella celebre canzone Take me out to the ball game, ormai una sorta di inno nazionale. Tanta popolarità hanno guadagnato le famose french fries e i gustosi dolcetti fatti a mano chiamati soft pretzels. Molti ballparks hanno le loro specialità regionali ed ogni tifoso manifesta un'opinione diversa su quale stadio offre il miglior cibo. Al Camden Yards di Baltimora si vendono  dolcetti al granchio. Wrigley Field offre un vasto menù dove si trova anche il mega-hamburgher con Italian beef. A Cincinnati si trova il Formaggio Coneys, caricato con Cincinnati chili, un intruglio di vari ingredienti tra cui peperoncino, cioccolato e cannella e ammucchiata di formaggi grattugiati. A Denver, al Coors Field, si offrono le Rocky Mountain oysters. Pensate che siano ostriche?. Assolutamente no. Altro non sono che i testicoli di toro!, ben aromatizzati in salsa piccante. La cosa piacevole è che al Coors Field servono birra esclusivamente fatta in casa. A Miami, sede di una vasta comunità latino-americana, invece vengono servite le arepas come caldo accompagnamento ad una grande varietà di pietanze. Nel Venezuela è molto comune farcirle con prosciutto, formaggio, fagioli neri, pollo e gamberi. A Kansas City vantano le migliori bistecche alla piastra di tutti gli Stati Uniti. PNC Park a Pittsburgh offre il Panino dei Fratelli Primati, un enorme panino dove all'interno c'è tutto ciò che si può mangiare: un mix di carne e pesce, con formaggio salse e verdure. Allo stadio di S.Diego invece predomina l'aroma dell'aglio fritto e delle grosse salsicce Polacche unitamente ai famosi tacos e al pesce fritto. Milwaukee è famosa  per la sua birra e le salsicce. La specialità ufficiale è un hot dog immerso in salsa segreta e servito su un panino croccante. Nonostante questo alimento può essere utile ad un attacco di cuore, il BRAT di Milwakee è molto popolare. Ma non è l'unica variante del hot dog che esiste. Molti tifosi di baseball conoscono il Dodger Dog e il Fenway Franks. Il primo è un hot dog di 30cm servito con salsa piccante e mostarda, mentre il secondo viene servito con il New England buns, una specie di pane bianco speziato. Gli esperti dicono che è una vera specialità. E qui mi fermo perchè mi è venuta una leggerissima pesantezza di stomaco. Appena mi riprendo, faremo un tour europeo di baseball-food.