Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

venerdì 13 maggio 2011

THE GEM FROM LOUISIANA

Spesso accade nello sport di trovarsi di fronte ad atleti che come gemme protettive avvolgono segretamente un tesoro che solo persone speciali e dotate del cosiddetto sesto senso riescono a penetrare con lo sguardo. Tutto si presenta nella sua interna perfezione anche se la forma lascia a desiderare. È come un dipinto o un arcobaleno, un'immagine, che si è persa ai giorni nostri, frantumata e sgretolata per far spazio ad un qualcosa che si è canonizzato come unica forma essenziale dell'essere: l'aspetto esteriore. Il deficit e l'incapacità mentale, oltre all'esaltazione della stupidità, rappresentano il veicolo portante per promuovere la forma e l'aspetto. Ciò che si cela all'interno non ha più valore. È una classica giornata torrida e umida nello stato della Louisiana. La città è Gretna, poco distante da New Orleans, la patria con il più alto esempio di mescolanza etnico-culturale del pianeta. Come in una serra dove crescono armoniosamente le più svariate forme di fiori e di piante, a Gretna vive un ragazzo pallido e minuto, un pezzo di carne di circa 172 cm. con un peso che oscilla intorno ai 68/70Kg. I verdi prati della Louisiana ben armonizzano con gli occhi azzurri di questo giovane, colmi del desiderio di vestire una casacca di Major League. Nonostante la sua corporatura non certo robusta, questo kid è un catcher. Possiede un talento che è un dono degli dei e col lanciatore Lester Ruprich, forma la batteria della squadra di High School di Gretna. Lester è tre anni più vecchio del giovane prodigio, il quale a soli 16 anni, deve ancora terminare l'ultimo anno di scuola. Insieme decidono di partire verso New Orleans per fare un try out con la squadra locale dei Pelicans. Mr Heinemann, il proprietario della squadra, decise di fare un contratto al lanciatore Ruprich e rivolgendosi al giovane catcher gli disse: "Sei troppo giovane, torna a casa, devi finire di frequentare la scuola". Gli occhi del sedicenne si riempirono di lacrime che asciugò con la mano destra ancora sporca di terra e con l'odore della pallina impresso nelle dita. Preso da sentimento paterno, Mr. Heinemann diede al giovane un fazzoletto. Dopo un attimo di riflessione si alzò dalla sedia, con le mani ai fianchi si rivolse al giovane e gli disse: "Vuoi giocare in una squadra di semi-pro?. Va bene, posso organizzare un appuntamento con Harry Williams, lui risiede a Patterson, a 90 miglia di distanza e gestisce la squadra locale. Si giocano 3/4 partite a settimana". Gli occhi tristi del giovane lasciarono spazio ad un'espressione di gioia inattesa. Aveva sentito parlare di Harry Williams e della sua collaborazione con John McGraw, manager dei New York Giants. Arrivato a Patterson, Williams condusse il ragazzo al campo e lo vide destreggiarsi con mazza e guantone. Sorpreso dall'abilità di quel giovane, Williams gli offrì un contratto di $150 al mese più le spese che comprendevano anche il barbiere, il cinema e la soda. Il giovane rimase a Patterson per circa 6 settimane mostrando le sue doti difensive e di attacco. Ricevette una lettera da Mr. Heinemann della squadra dei Pelicans di New Orleans dove vi era scritto che gli offrivano un contratto per $300 al mese. Per correttezza il giovane mostrò la lettera a Harry Williams. "Molto bene!", disse Williams, "dimentica questa lettera, tu continuerai a giocare a Patterson". Il ragazzo pensò di essere legato per sempre a quella squadra, ma nonostante tutto decise di restare lasciando perdere l'offerta dei Pelicans. Dopo qualche giorno Williams e sua moglie partirono per un viaggio in Europa e verso la fine di Agosto il giovane ricevette un'altra lettera. Questa proveniva da New York ed era stato proprio Williams a spedirla. "Appuntamento al Polo Grounds nell'ufficio di John McGraw per un try-out con la squadra nel giorno 1 del mese di Settembre 1925", così era scritto nella lettera. Fu un colpo al cuore. "Non è possibile!", pensava, "Questo deve essere lo scherzo di qualcuno". Fu così che il giovane non diede importanza alla lettera. Rimase a Patterson e nel primo giorno di Settembre si recò al campo per indossare l'attrezzatura da catcher, pronto per giocare una partita. Williams, di ritorno dal viaggio in Europa, rimase sorpreso nel vedere il kid in campo con la squadra di Patterson. Si avvicinò a lui e gli chiese il motivo per cui non era a New York. Fu allora che il ragazzo capì che la situazione era seria e allora Williams lo prese e lo portò alla stazione. Gli disse di andare a casa per informare i genitori e nel frattempo lo stesso Williams avrebbe concordato un altro appuntamento con John McGraw. Il viaggio fu breve, gli occhi del giovane risplendevano del verde prato del Polo Grounds. Il sogno venne interrotto quando i suoi occhi incontrarono quelli della madre. Occhi scuri, dove regnava la preoccupazione di perdere il proprio figlio. Fu il padre che riuscì a convincerla a riconsegnare il sogno nelle mani del giovane. La storia si stava compiendo quando quel pallido ragazzo si trovò davanti alla porta dell'ufficio di John McGraw a New York. Col fiato in gola e il cuore palpitante bussò alla porta del manager. Un rauco comando lo esortò ad entrare. "Good morning, Mr McGraw", disse il ragazzo con un filo di voce, "I am Mel Ott". Da quel momento il Libro dell'Old Game preparò uno dei più bei capitoli di tutta la  sua Storia. Era la seconda settimana del mese di Settembre dell'anno 1925. Mel era nato poco più di 16 anni prima, esattamente il 2 Marzo 1909. Sotto la guida di John "Little Napoleon" McGraw, quel giovane diventerà uno dei più grandi giocatori di sempre. Il suo esordio in Major League porta la data del 27 Aprile del 1926 con la squadra dei New York Giants. Mel Ott, non era ancora titolare, ma il manager gli stava spianando una strada che lo avrebbe portato dritto a Cooperstown. McGraw aveva notato l'enorme talento offensivo del giovane, e la sua idea era quella di sfruttarne al massimo le sue doti. Considerato che Mel era esile e magro, di sicuro non avrebbe potuto sopportare l'oneroso ruolo di ricevitore. Tale ruolo ben si addice a persone di taglia maggiore, dagli 85 kg in su. Di conseguenza il manager fece allenare Mel nel ruolo di seconda base, e poi lo trasferì all'esterno proprio per ottenere il massimo dei benefici dalle sue caratteristiche di attacco. Il talento di Mel Ott era così straordinario che il manager McGraw rifiutò categoricamente di mandare il giocatore a fare esperienza in Minor League perchè aveva il timore che i managers di quella Lega avrebbero modificato il suo modo di battere. Lo stesso McGraw disse. "Mel Ott è la cosa più bella che mi sia capitata nella vita". La sua tecnica di battuta  era molto personale.

Mentre il lanciatore era in caricamento, Mel alzava la gamba frontale fino a quando il ginocchio non si trovava circa all'altezza della cintura dei pantaloni. Nello stesso momento portava le mani sotto l'altezza della cintura dei pantaloni. Mentre il piede frontale si avvicinava al terreno, le mani salivano fino all'altezza delle spalle per poi iniziare lo swing. Negli anni  80 vi furono 2 giocatori con una tecnica simile. Harold Baines, Chicago e Kirby Puckett, Minnesota, senza dimenticare l'immortale Sadaharu Ho. Con questa meccanica di battuta il piccolo Mel ottenne 511 HR nei 21 anni di carriera tutta con i Giants. Fu il leader della National League per oltre 30 anni. Oltre ai fuoricampi, diversi sono i suoi records d'attacco, tra i quali ce n'è uno in particolare che vale la pena di essere ricordato. Mel Ott è uno dei 4 giocatori della storia ad ottenere una base-ball intenzionale con le basi piene. Ecco la lista dei giocatori:
1) Jimmy Ryan nel 1896
2) Nap Lajoiè nel 1901
3) Mel Ott nel 1929 (conteggio pieno e due out)    
4) Bill Nicholson 1944
Si aggiungono anche:
Barry Bonds (1998) e Josh Hamilton (2008). In questa lista avrebbe fatto parte anche B.Ruth, ma il Bambino girò la mazza e ottenne un foul ball (1926). L'arbitro decise di eliminarlo perchè Ruth durante lo swing era uscito col piede  dal box di battuta. Contro i Phillies nel 1929, Mel Ott ottenne 5 basi per ball intenzionali in una partita. L'attore Kevin Kostner nel film Field of Dream ricorda il nome di Mel Ott. Uno dei giocatori che esce dal campo di grano porta il suo nome. Il 14 Novembre del 1958 un pauroso incidente stradale sulla highway per New Orleans costò la vita a Mel Ott. Aveva 49 anni. Una giovane gemma sui prati della Louisiana, una giovane vita prematuramente stroncata dal destino, un destino beffardo, come solo la morte sa interpretare. Mel Ott è ricordato nella sua città di Gretna con un ballpark che porta il suo nome. I Servizi Postali statunitensi onorarono lo slugger con l'emissione di un francobollo alla sua memoria. Questo francobollo faceva parte di un blocco di 4 francobolli. Gli altri 3 vennero dedicati a M. Mantle, R. Campanella e H. Greenberg.