Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

venerdì 27 maggio 2011

CREEPY CHILLS

Parlare di morte, ormai è un fatto quotidiano. Come sottolineano i giornali e la TV, le top news riguardano sempre la morte. Forse è affascinante e coinvolgente al punto che i luoghi macabri diventano mete turistiche. Eh già, la morte è business, si fanno i palanchi. A pieni polmoni si grida ormai: "Dacci oggi la nostra morte quotidiana". Forse impariamo ad affrontarla, oppure la vogliamo esorcizzare. Vogliamo forse vivere fino a 200 anni?, bisogna essere masochisti. Il Triste Mietitore entra nelle nostre case e talvolta soggiorna e talvolta se ne va. Talvolta è un bianco iceberg vellutato circondato dal suo immenso silenzio e cullato dalle onde nel suo viaggio indolente verso Sud. Ma la morte sa essere anche bizzarra e capricciosa, come ad esempio successe al grande tragediografo greco Eschilo vissuto nel V secolo A.C. Secondo la leggenda, le aquile prendevano le tartarughe tentando di rompere il carapace lasciandole cadere sulle rocce. Un'aquila scambiò la testa di Eschilo per una di esse. Considerato il fatto che Eschilo  era calvo, il rapace lasciò cadere una tartaruga sopra la testa del grande artista. La tartaruga non si ruppe, la testa di Eschilo sì. Oppure vi fu la vicenda di sei persone che annegarono nel tentativo di salvare un pollo caduto in un pozzo, nell'Egitto del sud. Un agricoltore di 18 anni fu il primo a scendere nel pozzo profondo circa 15 metri. Annegò apparentemente dopo che una corrente subacquea lo trascinò giù. La polizia disse che sua sorella e i due fratelli, nessuno dei quali sapevano nuotare, si calarono uno alla volta per aiutarlo ma annegarono anche loro. Poi arrivarono due agricoltori più anziani per aiutarli. Ma tutti furono apparentemente trascinati giù dalla stessa corrente subacquea. I corpi dei sei cadaveri vennero tirati fuori dal pozzo del villaggio di Nazlat Imara, 240 miglia a sud del Cairo. Anche il pollo fu tirato fuori. Sopravvisse. Talvolta la morte va a braccetto col fato o col destino. Sembra che entrambi lancino una monetina e facciano a testa o croce. La notte del 27 agosto 1990, all'Alpine Valley Music Theater, vicino a East Troy, Wisconsin, dopo aver partecipato ad un grande concerto con Eric Clapton, Robert Cray, Buddy Guy e il fratello Jimmie, Stevie Ray Vaughan salì su un elicottero per tornare al suo albergo di Chicago. Come dichiarato in seguito dallo stesso Clapton, Vaughan, stanco per il concerto, chiese di prendere il posto di Clapton e di partire per primo. Poco dopo essere decollato, il velivolo si schiantò contro una collina a causa della fitta nebbia e della poca esperienza del pilota.Le tre persone a bordo, un collaboratore di Eric Clapton, il pilota, e Stevie Ray Vaughan, morirono nell'incidente.
 E cosa successe a McGaha?. Il giorno 11 del mese di Giugno del 1964 Mel McGaha fu nominato manager degli Athletics di Kansas City. Non avrebbe mai potuto accettare questo incarico se non avesse cambiato posto a sedere sul pullman, in un giorno d'estate del 1948. In quell'anno McGaha aveva 22 anni ed era animato dal desiderio di arrivare a giocare in Major League come interno. Avendo firmato un contratto con l'organizzazione dei Cardinals, McGaha venne indirizzato in Minor League per fare esperienza con destinazione Duluth (Minnesota). Quel giorno il club doveva giocare a St.Cloud (Minn.). McGaha arrivò presto e fu il primo a salire sul pullman. Prese posto a sedere posizionandosi proprio dietro al sedile dell'autista. In quel modo poteva osservare la strada che per lui risultava efficace per combattere i suoi disordini allo stomaco. In breve il pullman si riempì con tutti i giocatori. L'ultimo che salì a bordo fu un giocatore che all'occorrenza faceva anche, come si direbbe nel baseball il Pinch-Driver ovvero il sostituto-autista. Si rivolse a McGaha e disse "Hey Mel, quello è il mio posto". Essendo un rookie, McGaha si trovò nella condizione di dover accettare quella richiesta. Si alzò e vide con tristezza che l'unico posto libero era in fondo al pullman nella penultima fila. Non avendo altra scelta McGaha si sedette in quel posto e il pensiero di affrontare il viaggio già gli produceva disturbi allo stomaco. Fu così che, dopo circa un'ora e mezza di viaggio, un camion che procedeva in senso opposto sbandò improvvisamente andandosi a schiantare frontalmente contro il pullman della squadra. Il bus si rovesciò e prese fuoco.Quattro giocatori, il manager e l'autista morirono sul colpo. Tra i morti vi era anche il giocatore Pinch-Driver che aveva fatto allontanare McGaha dal posto a sedere. Sul pullman vi erano 17 giocatori, ma solo 3 riuscirono in seguito a giocare a baseball. McGaha fu uno dei tre, ma i danni provocati dall'incidente gli indebolirono il braccio ed ecco perchè iniziò a pensare ad un percorso sportivo come manager nonostante la tenera età di 27 anni. "Nell'impatto col camion fui scaraventato in avanti", raccontò Mel McGaha, "Istintivamente mi riparai il volto portando in avanti le braccia e mi aggrappai ad un sedile col braccio destro. Quando il pullman si capovolse, anche tutto il mio corpo seguì la rotazione, tranne il braccio che rimase come bloccato. La spalla si distaccò completamente dalla clavicola. Fui fortunato",aggiunse McGaha, "ho rischiato di rompermi la schiena ma fui salvato da una borsa che si trovava tra me e la punta del bracciolo di un sedile. Quella borsa fece un pò da cuscino ammorbidendo l'urto della mia schiena. Con la schiena spezzata non sarei mai riuscito ad uscire dal pullman in fiamme". Talvolta la Morte dice "Per ora basta così, ma ci rivedremo". Ma perchè deve creare così tanto interesse e timore?. Che cerchio sarebbe la vita se non si può chiudere?. In fondo tutti l'hanno fatto prima di noi.
Mel McGaha