Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

venerdì 25 febbraio 2011

IT'S GOOD TO BE YOUNG

Il piccolo George Stirnweiss lanciò la pallina con tutta la sua forza, tanto da rompere il vetro di una finestra in Westchester Square. Era un afoso pomeriggio di Luglio e George, come una saetta, scomparve dal luogo del misfatto. Svoltò al primo angolo a sinistra e si trovò improvvisamente circondato dal colore blu della divisa di un agente di polizia. Si trattava di Andy Stirnweiss il quale, superato l'attimo di sorpresa, asciugò il sudore dalla fronte del bimbo mentre una donna agitata, si stava avvicinando di corsa verso di loro. "Arresti quel ragazzo, agente!", sbraitò la donna, "Mi ha rotto il vetro di una finestra!. La riparazione mi costerà $10!". "Ci penso io ma'am!", rispose il poliziotto estraendo una banconota dalla tasca. "Ma come!, paga lei?", aggiunse la signora. Il poliziotto annuì e consegnò la banconota da $10". Quel ragazzo ha bisogno di qualche sculacciata!", concluse la donna. Ma George non venne sculacciato perchè quel poliziotto era suo padre, e anche suo padre amava il baseball.
L to R: Keller,Stirnweiss,DiMaggio,Chandler,Dickey,Gordon
Sono passati 18 anni da quel giorno e George Stirnweiss sta ancora giocando a baseball. È diventato una stella di Major League, un giocatore intelligente e con le ali ai piedi. Lui giocava nella squadra dei New York Yankees. La sua specialità era quella di eseguire con l'amico Tony Lazzeri, il doppio gioco in volo. Ma George eccelleva soprattutto nel rubare le basi e tale dote gli ha procurato un posto da titolare nella grande squadra del Bronx. Nonostante la sua figura, esile e minuta, nel 1945 George guidò la classifica dell'American League in diverse categorie d'attacco. Totale valide, media battuta, punti segnati, tripli e basi rubate ottenendo il soprannome di Guerriero del Bronx e non a caso fu l'artefice della vittoria nelle World Series del 1947 contro i Brooklyn Dodgers. Ma un'altra passione scorreva nelle vene di George, una passione che lo aveva portato sui campi da football dove, per la sua astuzia fu soprannominato Snuffy. Un giorno di Aprile, terminata la stagione di football, il capo-scout degli Yankees, Paul Krichell, entrò nello spogliatoio e si sedette vicino a Snuffy domandandogli cosa avrebbe fatto per il futuro. "A mio padre piacerebbe vedermi All American un giorno", rispose George. "Rischierai un infortunio giocando a football", replicò lo scout. "Dimentica il football e puoi fare un contratto adesso con gli Yankees. Baseball is a great game, George". Snuffy Stirnweiss scosse la testa. "Anche il football è un bel gioco". Krichell replicò, "ma è meglio essere un giovane e uno Yankees". I tifosi della squadra di North Carolina Football erano tutti concordi sul fatto che Snuffy era un giovane talentuoso e pieno di gioia. Ad un tratto le prime ombre minacciose presero forma nella sua vita. Una sera il telefono della camera squillò. Alzò la cornetta e  sentì la voce della mamma. "Papà è stato appena operato di appendicite". "Prendo il prossimo treno per casa", rispose il giovane. "No, non farlo, papà non è grave", replicò la mamma. Seguirono mesi di disturbi allo stomaco e il padre Andy svoltò l'angolo, come fece il figlioletto tanti anni prima, ma dietro quell'angolo si aprirono le tenebre della morte. Il giovane 20enne George Snuffy asciugò le sue lacrime trattenendo il dolore, schiacciandolo tra i denti e dirigendosi verso casa come unico supporto alla madre e al fratello più giovane. Nel frattempo Paul Krichell aveva preparato un contratto scritto per George pronto per esordire a Norfolk, squadra appartenente all'organizzazione degli Yankees. Dilaniato dal dolore per la perdita del padre George giocò poche partite nel 1939 accusando forti disturbi allo stomaco. I dottori gli suggerirono una dieta a base di uova e latte. Nelle rimanenti 64 partite del campionato il seconda base riuscì a battere .320. Fu così che George Stirnweiss ottenne la convocazione per far parte dei Newark Bears, nell'International League. Paul Krichell aveva detto, "è bello essere giovane e uno Yankees", e il tragitto da Newark allo Yankees Stadium richiede soltanto 45 minuti di macchina. Per George era un passo in avanti sorretto dalla figura del padre e dalle sue forti braccia, un rifugio di salvezza per lui. 1 Marzo, il manager dei Bears, Billy Meyer, stava effettuando un allenamento sui bunt. Disse a Stirnweiss di andare in seconda e mandò Bill Johnson in prima. Appena il lanciatore tirò la pallina verso casa base e il bunt venne eseguito, George volò verso la terza, Johnson arrivò in seconda in piena scivolata per prevenire il lancio del catcher. Sternweiss arrivò tranquillamente in terza base. Il gioco venne ripetuto più volte. Ad un certo punto George chiese al manager il motivo per il quale non cercavano mai di eliminarlo e il manager gli rispose che era troppo veloce. In seguito Bill Meyer prese da parte Sternweiss e gli disse che se avesse più confidenza sulle basi riuscirebbe a rubarne almeno 50 all'anno. Quelle parole affondarono come radici nel corpo del giovane il quale, fino a quel momento, aveva rubato al massimo 27 basi nel 1941.Come poteva rubare 40, 50 o 70 basi all'anno?. George cominciò a sfogliare il libro dei record. Cobb ne aveva rubate 96 nel 1915, Fritz Maisel invece ne rubò 62 nella International League nel 1919. Dopo una riflessione Snuffy decise di attaccare il record di Maisel. Le cose non iniziarono bene, dopo 2 settimane dall'inizio stagione non era riuscito a rubare nessuna base. Tutto iniziò contro Toronto. Arrivato in prima su valida, rubò la seconda base e al lancio successivo come una scheggia conquistò la terza base. Giorno dopo giorno George era un fulmine vanificando ogni tentativo da parte dei ricevitori di eliminarlo. Non aveva mezze misure, partiva veloce per approdare con qualsiasi tipo di scivolata incurante anche di sbattere il volto contro gli spikes dell'avversario. "Un nuovo Tyrus Raymond Cobb!", era questo che si diceva di lui, l'unico gesto che facevano gli arbitri ad ogni rubata, era quello di allargare le braccia segnalando il Save. Il 4 Luglio Stirnweiss migliorò il suo record di 27 rubate. Il 20 Luglio arrivò a 39 basi rubate. Tutta l'attenzione era concentrata su questo giocatore al punto che poco importava se la squadra dei Bears vinceva o meno. Tutti aspettavano la rubata di George Stirnweiss. Le parole dello scout Krichell lo divoravano all'interno. "E' bello essere giovane e uno Yankees". La notte del 21 Luglio i Bears affrontarono i Montreal Royal. I canadesi conducevano per 2 a 1 quando alla nona ripresa Stirnweiss piazzò un bunt-sorpresa ed arrivò salvo in prima. Rubò la seconda base e poi la terza e segnò il punto del pareggio su una volata di sacrificio. Due riprese più tardi George arrivò in prima base anticipando un debole rilancio dell'interbase. Al lancio successivo rubò la seconda base. In seguito il lanciatore si girò verso la seconda ma tirò malamente e la palla finì verso l'esterno centro. Stirnweiss come una lepre impaurita era già in terza e come un jet si diresse verso casa base eludendo il rilancio dell'esterno centro. Quello era un tipico gioco alla Snuffy. Il 6 Agosto era arrivato a quota 59, quando alla terza ripresa girò malamente la mazza e rientrò nel dug-out con l'espressione del dolore dipinto in volto. Aveva subito uno stiramento ai muscoli dorsali. Nessuna terapia sembrava potesse lenire il dolore e per 5 giorni George fu fuori dal gioco. Come poteva battere il record?. "E' bello essere giovani e uno Yankees, il colore blu della divisa del padre. Furono giorni colmi di pensieri, immagini sbiadite, parole che si mescolavano. In un crescendo di tensione Snuffy pregò il manager Meyer di reinserirlo nell'ordine di battuta. I muscoli erano ancora doloranti ma George riuscì a portare il totale delle basi rubate a 61 contro Jersey City nei giorni 11 e 12 del mese di Agosto. Arrivò così la trasferta a Baltimore, una squadra che in passato aveva avuto grandi giocatori come Lefty Grove, George Earnshaw, Max Bishop e Joe Boley. Il terza base di quella squadra era stato Fritz Maisel, recordman con 62 basi rubate. Quel giorno, il 14 di Agosto, il veterano Meisel era seduto nella sala stampa quando Stirnweiss si presentò alla battuta alla terza ripresa. Il giovane Pete Center era sul monte e piazzò il primo lancio nella zona di strike. Al lancio successivo, una curva, Snuffy fece cadere la mazza per effettuare un bunt verso la terza base. Divorando terreno Stirnweiss toccò prima base precedendo il tiro del lanciatore. Come una gazzella allertata e pronta a scattare, Stirnweiss lentamente prese vantaggio, tre passi, quattro passi, sapeva se il lanciatore avrebbe tentato di eliminarlo oppure avrebbe lanciato a casa base. Brightman, il catcher, era ancora in piedi. Anche lui sapeva che Stirnweiss era pronto per rubare. Si accasciò e diede il segnale al pitcher. Al primo movimento di quest'ultimo Snuffy scattò e scomparve dietro una nuvola di polvere che si sollevò tutt'intorno alla seconda base. Il lancio perfetto di Brightman non era stato più veloce del corridore, un fulmine l'aveva preceduto. George Stirnweiss ce l'aveva fatta, record eguagliato. Ora i tifosi di Baltimore non volevano vedere altro che il sorpasso. Non attesero molto. Una distrazione del lanciatore nel ricevere la pallina dal seconda base diede a Snuffy l'opportunità per affondare gli spikes nel sacchetto di terza base. N° 63. Il giorno successivo rubò la base N° 64, e alla fine stagione il totale fu di 73. George Stirnweiss era il nuovo recordman della International League. Il coronamento di questo traguardo non tardò molto. Snuffy ricevette una lettera dal nuovo GM degli Yankees. "Sono felice di informarti che farai parte della squadra dei New York Yankees. Ci vediamo agli Spring Training il prossimo anno". "E' bello essere giovane e uno Yankees", pensò George asciugandosi le lacrime e preparandosi ad una carriera in Major League che durerà 10 anni. Ma come spesso accade, quel sottile legame che separa la vita dalla morte è impercettibile, talvolta è il volo leggero e sospeso di un albatro, talvolta è una piuma che danza in un alito di vento. Il giorno 15 Settembre 1958 George Stirnweiss salì sul treno per tornare a casa quando sul Bay Bridge tra Elizabethport e Bayonne, New Jersey, il macchinista fu colto da un malore e non fu più in grado di controllare il treno. La locomotiva uscì dai binari precipitando nelle acque del fiume Newark. Nell'incidente morirono 40 passeggeri. George Stirnweiss, 39 anni, lasciò 7 figli. Ma Snuffy non fu inghiottito dalle acque, il suo corpo non incontrò mai le oscurità dell'abisso. Un eterno abbraccio lo stava aspettando, quello del padre, come un perenne rifugio nel blu profondo della sua divisa da poliziotto....ed una voce riecheggiava..."It's good to be young...and a Yankees."

domenica 6 febbraio 2011

LA MALEDIZIONE

E' il ricordo di quella magnifica stagione del 1918. Ancora non siamo arrivati al 2004. Ci troviamo in un tempo indefinito e relativo, senza una reale percezione dell'alternanza che intercorre tra la notte e il giorno. Siamo negli anni 30, 40, 50, 60, 70, 80, 90, decadi prestigiose, caratterizzate da eventi epocali, non solo nel Baseball, ma anche all'intera umanità. C'è un qualcosa di arcano in queste decadi, un alone di misticismo e di magia. Antiche pratiche esoteriche saltano alla mente quando si parla della Maledizione del Bambino. Una tale nefasta alchimia trova il suo parallelismo con un'altra maledizione, sempre di un bambino, vissuto oltre 2000 anni fa. Quando Howard Carter, nel Novembre del 1922, risvegliò dopo un lungo sonno il faraone-bambino di nome Tutankhamon, Babe Ruth era da poco rimasto vittima del 10imo strike-out consecutivo contro il mancino Hub Pruett dei St.Louis Browns, un giovane esperto nel lanciare lascrew-ball. Quel tipo di lancio fu una maledizione così come quella del 18enne faraone d'Egitto che colpì per diversi mesi seminando vittime tra coloro che fecero parte della spedizione archeologica di Howard Carter.


Ad ovest dell'Egitto, oltre l'Oceano Atlantico e precisamente a Boston, un'altra maledizione stava assumendo proporzioni quasi apocalittiche avvolgendo tra le sue spire una squadra, una franchise tra le più antiche e gloriose di tutto il baseball. I Boston Red Sox. Questo maleficio durò per ben 86 anni, una vera calamità, dove un periodo di gioia veniva espresso con la frase "Aspetta e vedrai, tanto non ce la faranno". Un periodo di dolore invece veniva sottolineato con l'espressione "Figurati, lo sapevo". Mentre ogni stagione volgeva al termine, quando i Boston erano in testa alla classifica, sciupavano quel vantaggio perdendo sempre le ultime partite di campionato. Se invece non erano primi, in breve scomparivano. Nessuna fede e speranza per questa squadra, l'impegno e il desiderio dei giocatori non veniva nemmeno valutato. Erano dei perdenti, non alla fine, ma all'inizio di ogni stagione. Com'è potuto accadere?, com'è possibile che una squadra che vince 5 edizioni delle World Series su altrettante partecipazioni si trova in caduta libera verso un inferno durato quasi un secolo?. La risposta è semplice. È la Maledizione. Un'oscura vendetta nata nel 1920 quando Babe Ruth venne ceduto agli Yankees perchè il proprietario della squadra di Boston, Harry Frazee, trovandosi in crisi economica pensò bene di vendere il suo pezzo migliore per poter sanare le sue finanze che poi sarebbero servite per sponsorizzare No No Nanette, la sua opera teatrale in produzione a Broadway. Questo fatto è inserito nei Top 3 delle più scellerate e vergognose azioni della storia del Baseball. Le altre due sono il Black Scandal delle WS del 1919 e la distruzione dell'Ebbets Field di Brooklyn nel 1960. Procedendo con ordine, ci troviamo nel 1918, anno in cui i Boston vinsero le World Series contro i Chicago Cubs. Diversi sono gli aneddoti che riguardano la manifestazione, tanto curiosi quanto inquietanti come se possedessero la capacità di presagire un nefasto avvenimento che si sarebbe protratto per più di 80 anni. Una vera tortura, una condanna che sarebbe ricaduta anche sugli eredi, sui figli dei figli. Innanzi tutto queste World Series furono le prime in assoluto dove venne eseguito per la prima volta il brano Star spangled banner, che diventerà l'inno nazionale nel Marzo del 1931. Furono le uniche Series ad essere giocate nel mese di Settembre. I giocatori minacciarono uno sciopero perchè contrari al fatto di giocare in prossimità del rientro delle truppe militari che erano state impegnate nella Prima Guerra Mondiale e che avrebbero meritato un'accoglienza con tutti gli onori. Infatti i giocatori sfilarono ad ogni partita con la bandiera degli Stati Uniti. La richiesta dei giocatori fu quella di posticipare la data delle World Series. Infine vi furono i sospetti che i lanciatori dei Cubs Phil Douglas, Claude Hendrix e Hippo Vaughn, quest'ultimo vincitore della tripla corona per i lanciatori, avessero venduto le partite. Le indagini non portarono a nulla considerando che le pagine dei giornali dedicarono ampio spazio al rientro dei soldati dalla guerra. Tuttavia Douglas e Hendrix vennero accusati nel 1920, sempre per un giro di scommesse non legato alle World Series del 1918 e vennero sospesi a vita. Le Series vennero disputate e i Red Sox vinsero grazie all'apporto di due lanciatori di grande spessore come un giovane Ruth che vinse 2 partite senza concedere punti agli avversari per 20 riprese. L'altro pitcher fu Carl Mays che possedeva una dritta esplosiva. Entrambi i lanciatori vennero venduti agli Yankees e fu così che iniziò un'era di massima frustazione al Fenway Park. Ogni trionfo portava con sè la certezza della tragedia ed ogni momento di estasi della vittoria rappresentava la sicurezza dell'agonia della sconfitta. Nel 1946 persero alla settima contro St Louis, nel 1948 e nel 1949 persero contro Cleveland all'ultima di campionato. Nel 1967 i Red Sox persero alla settima contro i  St Louis del feroce lanciatore Bob Gibson, il quale ottenne anche l'homer della vittoria. La squadra di Boston perdeva, perdeva e continuava a perdere, non vinceva mai all'ultima partita e nemmeno in quella successiva. E nelle WS del 1975 contro Cincinnati?. Alla 12esima ripresa di quella che è considerata la più bella partita della storia del baseball, Carlton Fisk ottiene l'homer della vittoria per i Sox. Fu un trionfo, che venne spezzato puntualmente alla 7ima partita consegnando il titolo alla Big Red Machine di Pete Rose, Joe Morgan e Johnny Bench. Nel 1978 contro gli Yankees, banjo hitter Bucky Dent, ottenne un homer al Fenway per la vittoria di NY. E cosa dire del Post Season del 1986?. Nemmeno Nostradamus avrebbe potuto profetizzare simili eventi, nemmeno il miglior Alfred Hichcock avrebbe potuto ideare un drammatico thriller di tale portata. Nella National League passarono i Mets contro gli Houston vincendo Gara 5 e gara 6 rispettivamente alla 12-esima ripresa e alla 16-esima ripresa. Nell'American League i Boston vinsero gara 5 all'11-esima ripresa. Poi vinsero  gara 6 e gara 7 contro i California Angels. Ed eccoci alle World Series. Game 6, Boston conduce con 3 partite vinte. Inizia la 10ima ripresa di quella che sarà la partita più maledetta per i Boston. Il punteggio è di 3 a 3, i Mets giocano in casa. Henderson ottiene un homer e Barrett con un singolo permette a Boggs di segnare, portando il punteggio a 5 a 3 per Boston. Parte bassa della 10ima ripresa. Con 2 OUT E 2 STRIKES, Gary Carter, catcher dei Mets, ottiene un singolo seguito dal pinch hitter K. Mitchell, che ottiene un altro singolo. Il successivo battitore, Ray Knight, CON 2 STRIKES realizza un altro singolo con Carter a punto e Mitchell in terza. Va alla battuta Mookie Wilson e, sempre con 2 out e 2 strikes, il lanciatore di Boston, B. Stanley effettua un lancio basso e interno che sfugge al catcher R. Gedman permettendo a Mitchell di segnare il punto del pareggio per New York mentre Ray Knight dalla prima arriva in seconda. Al 10imo lancio Mookie Wilson ottiene una debole battuta a terra proprio davanti al prima base dei Boston, Bill Buckner, che sbaglia clamorosamente e la pallina passa in mezzo alle sue gambe permettendo a Knight di segnare il punto della vittoria per i Mets. Lo stadio sembrava che dovesse crollare da un momento all'altro, il boato dei tifosi fu come un terremoto in tutto lo stato di New York. Per più di 3 minuti il cronista della NBC, Vin Scully, non parlò ai microfoni, mentre lo spettro di Babe Ruth si ergeva inquietante sbeffeggiando la franchise che lo aveva venduto. La maledizione di Babe Ruth, la maledizione del giovane faraone, un intreccio di estasi e sofferenza verso la quale nulla è possibile, non c'è esorcismo, non c'è Dio. Ogni periodo di storia ha la sua maledizione e la nostra attuale ha il sapore del fiele più amaro.