Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

lunedì 10 gennaio 2011

LA SAPIENZA

Da anni ormai assistiamo alla formulazione, da parte di semplici appassionati Egittofili, delle più disparate tesi volte a spiegare come possano essere state edificate le Piramidi Egizie. Da sempre hanno attratto la curiosità e l'ammirazione di chi le ha osservate, sbalordendo migliaia di  generazioni fino ad oggi. Questo stupore da qualche  tempo si è tramutato in incredulità, scetticismo. Non soddisfatti nell'accettare le semplici spiegazioni che la scienza fornisce, ci si lascia affascinare dall'occulto, dal fantascientifico. La moda sui templari ne è la prova, così permeati di fascino e mistero, quando in realtà non erano altro che il braccio violento di una istituzione avida di potere. È cosa certa che furono proprio i Templari, in un periodo di pace, ad assaltare una carovana indifesa di commercianti musulmani scatenando quelle che poi furono chiamate Crociate, uno dei bagni di sangue più orribili della storia dell'umanità. Dimenticando quanto  bella, appassionante  e valida sia la storia, queste eretiche teorie non ritengono possibile che dei trogloditi di 4600 anni fa siano stati in grado di realizzare le piramidi. Così facendo si sminuisce quello che furono queste persone, la loro determinazione, la loro passione, la loro capacità, la loro ideologia, la loro dedizione. Si, perché è ora di sfatare una volta per tutte il mito dei poveri schiavi presi a frustate da muscolosi energumeni. L'Egittologia ha definitivamente confermato che a lavorare nel progetto di costruzione di questi monumenti non  furono gli schiavi, perchè è impensabile e assurdo credere che tale categoria sociale possa erigere simili meraviglie. Al contrario, tutto il popolo partecipò alla costruzione delle piramidi. Divisi in gruppi, e ben organizzati secondo le loro mansioni, gli Egizi, non potendo prendersi cura dei loro campi durante l'inondazione del Nilo si dedicarono ai lavori pubblici. La costruzione della tomba del Faraone, soprattutto durante le dinastie dell'antico Regno, non era vista come la volontà di un  superbo megalomane capriccioso e viziato, ma rappresentava la possibilità di offrire agli Dei un'offerta gloriosa, simbolo della dedizione di una nazione, in cui ogni risorsa veniva convogliata per garantire il risultato più grandioso e bello possibile. Abbellire le chiese con uno splendido arredo non è la stessa cosa?. Tra l'altro non si ritiene nemmeno  possibile che esse fossero semplicemente delle tombe, quando invece l'evidenza dice che lo erano. Solo tenendo presente questi fattori si può capire cos'ha spinto la civiltà Egizia a realizzare tali imprese. Certo, i tempi non permettevano l'uso di tecnologie avanzate, ma la loro abnegazione e volontà, unite ad ogni risorsa di conoscienza, hanno fatto miracoli. Non è successo lo stesso anche nel XX secolo, quando in campo militare la tecnologia ha compiuto balzi da gigante, in  momenti in cui in essa confluivano, purtroppo, gran parte delle risorse e delle  ricerche scientifiche e tecniche?. Premesso che l'uomo, quando si prefigge uno scopo trova i mezzi per realizzarlo, e premesso che anche gli antichi Egizi questo scopo ce l'avevano,  bisognerebbe far luce sui metodi che usarono gli egiziani per raggiungere il loro obiettivo. Le uniche prove che abbiamo riguardo alle tecniche di spostamento di grandi blocchi di pietra ci vengono dalle raffigurazioni  funerarie. In alcune tombe si vedono squadre di operai trascinare con l'aiuto di funi, statue colossali o massi adagiati su slitte di legno. Addirittura presso la tomba di Rekhmira è rappresentato l'uso di una rampa ascendente costruita con mattoni crudi per issare un blocco di pietra. Tra l'altro tracce di queste rampe sono state  trovate presso varie piramidi, come ad  Abusir. Queste scene figurate e questi resti di rampe ascensionali sono indizi e prove che attestano con certezza che gli antichi Egizi avevano la capacità di trasportare enormi blocchi di pietra. Certo, molti sono ancora i misteri su come poi avveniva nel particolare la realizzazione di questi splendidi monumenti, specialmente come progredivano mano a mano che si procedeva verso l'alto. Ma è su questi segreti che ci dobbiamo impegnare e dedicare. Non è rispettoso nè realistico formulare ipotesi farneticanti solo perché non ci sono ben chiari alcuni passi. Dobbiamo insistere nello studiare anche il più piccolo e minimo particolare, poiché ogni cosa può aiutarci a completare il puzzle. D'altronde l'Archeologia è una sorta di investigazione alla Sherlock Holmes, in cui non si può trascurare nulla e si deve rimanere con i piedi per terra e basarsi sui dati certi, non sulle fantasie. Per questo, chi veramente ama l'Egitto, i suoi monumenti ed i suoi antichi abitanti, non può far altro che continuare a dare fiducia e a confidare nelle capacità di quegli operai, ingegneri, architetti e anche sovrani che grazie al loro impegno realizzarono quelli che non sono solo un monumento alla loro civiltà, ma all'intero genio del genere umano….

                                                                    DAY OFF


 Day Off. Teniamo le mazze al caldo!. Un buon recupero e un buon riposo salutare è quello che ci vuole. La stagione è ancora lunga e tante emozioni troveranno spazio dentro di noi. Ciò che sta succedendo in Egitto è degno di attenzione, perchè è vero, vive il vero, F. Di Giacomo. L'antica terra dei Faraoni ancora avvolta nei suoi misteri antichi, sta ritrovando la luce, la luce di una umanità che inneggia all'equilibrio cosmico e naturale, come specchio della nostra armonia interiore. Gli Antichi Egizi ritenevano che il suono e il movimento avessero sottili effetti sulle sfere emotive, intellettuali e spirituali. Anche Pitagora l'aveva compreso grazie al suo soggiorno in Egitto. Ma le vere esperte in questo campo erano le sacerdotesse. Sarebbe inutile paragonare il ruolo delle sacerdotesse con quello assegnato di solito alle donne nella chiesa dei nostri giorni. Le donne cercano di diventare dei sacerdoti non delle sacerdotesse. Il sacerdozio secolare della donna è inaccettabile e forse è ritenuto anche blasfemo. La nostra esigenza di razionalismo e intellettualismo ha creato una frattura che gli egizi non avrebbero mai aperto. La nostra attuale mentalità è dominata dall'idea della separazione tra le cose. Viviamo in un mondo di specialisti e specializzazioni. Gli egizi non acconsentirono mai a innalzare la parte razionale della mente al di sopra di tutte le altre. La sfera della bellezza contava quanto quella della razionalità. Il nutrimento alla bellezza veniva espresso attraverso il suono e il movimento, senza i quali non poteva esprimersi il principio divino. Le sacerdotesse incarnavano questo principio perchè accordavano gioia, bellezza e grazia, rapimento divino e felicità. Le danze sacre accompagnavano sia i riti funebri privati sia i riti di stato riguardanti il faraone. Tali danze non avevano il compito di intrattenere e divertire, bensì quello di evocare specifici principi cosmici. La nostra mentalità religiosa non consentirebbe una processione di donne adornate in modo da evocare la bellezza, avvolte da un alone di profumi inebrianti che si muovono a tempo di danza. L'idea della bellezza divina è stata distrutta ed è scomparsa insieme alla distruzione del piacere e all'insorgere dell'odio per il corpo. Ancora una volta il culto della separazione ha voluto le sue vittime e, s'intende, che a perderci siamo stati noi. La Sapienza è stata ridotta a ortodossia e la spiritualità è diventata una meschina osservanza religiosa. Le sacerdotesse sono scomparse dal nostro orizzonte. Troviamo la sapienza egizia non nei libri, ma nelle proporzioni geometriche, nelle disposizioni architettoniche e nelle relazioni matematiche. Non esiste un singolo segreto, nè formule magiche nascoste, nessun trattato esoterico da trovare. La reputazione dell'Egitto e dei suoi misteri arcani è stata presentata in modo ingannevole. Essa non si basa su qualche dottrina magica, ma su una comprensione profonda ed ampia delle leggi naturali. La vera magia, l'opera divina, non proviene dalla manipolazione delle forze della natura. La Sapienza è fondata sulla conoscienza e scaturisce direttamente dalla comprensione. La Sapienza dà origine a bellezze di ogni genere, produce armonia attraverso qualsiasi forma di movimento e azione. È la luce interiore che si rispecchia in ogni affermazione. La Sapienza si mostra per sempre, non può fare altro. Troviamo forse qualche legame con ciò che stiamo vivendo?. Riusciamo a comprendere il lento e inesorabile degrado che si affaccia quotidianamente ai nostri occhi?. Forse siamo acciecati da questa endemica separazione e frammentazione che attanaglia noi stessi come fossimo reclusi?. Cerchiamo risposte in una corsa inquietante che nega l'incontro col passato, che vede le nuvole scomparire in fretta al loro passaggio. Società, altro non è che un nome garbato per definire l'inferno che respiriamo. E i bimbi?. Ah!, i bimbi. Tutti li amano, ma sono in molti a temerli, e non a torto. Essi infatti rappresentano il metro del nostro sfacelo. Urràh!, per il popolo d'Egitto, che come toro possente affronta i suoi nemici. Urràh!, per il popolo d'Egitto che come avvoltoio protettivo alleva i suoi figli. Vergogna a noi che come iene banchettiamo del nostro sangue.

giovedì 6 gennaio 2011

IO SONO MIKE, IO SONO CRAIG

Parlando di cifre e di numeri del passato, anche il baseball italiano ha registrato statistiche e curiosità degne di una Hall of Fame dei records del nostro baseball. Sfogliando un vecchio libro, il "BASEBALL BOOK" di Enzo Di Gesù e Giorgio Gandolfi, autorevoli firme del baseball di casa nostra, sono inciampato in alcune cifre e statistiche veramente singolari. "STRIKEOUT SHOW", così inizia il capitolo dei records col riferimento all'anno 1973. La partita in questione è quella relativa alla 12° giornata di ritorno quando si affrontarono le squadre dell'Edipem Roma contro la Renana Rimini. La partita durò 5 ore e 5 minuti. Vennero disputate 20 riprese e vinse il team della Roma per 7 a 3 segnando 4 punti all'ultima ripresa grazie ad un Grande Slam dell'interbase americano Yetter. Nella partita si registrarono il maggior numero di Strike-Out da parte di un lanciatore, 29, Mike Romano-Rimini, che lanciò per 18 riprese concedendo 6 valide, 3 punti e 8 Basi su Ball. Il lanciatore della squadra di Roma, l'oriundo mancino Rich Armellino, lanciò per 17,1 riprese ottenendo 23 Strike-Out che, sommato a quelli ottenuti dai rilievi e precisamente Buschini 2 e Di Sanzo 3 per la Roma più Zangheri 1 per il Rimini, portano ad un totale di un record irripetibile di 58 Strike-Out in una partita con extra inning. Invece il record, sempre di Strike-Out, in una partita di 9 riprese è di 25 sempre nell'anno 1973, dove si affrontarono ancora una volta la squadra di Rimini contro la squadra SS Lazio. Ancora Mike Romano ottenne 21 Strike-Out e  J.Dante invece ne ottenne 4. Rimini vinse 18 a 0. Sempre negli anni 70 vennero ottenute diverse No-Hit. La prima si registrò nel 1974 ad opera di A.Di Sanzo, Edipem Roma, a Rimini. Poi nel 1975 a Bologna Craig Minetto lasciò a 0 il line up del Grosseto. Sempre a Bologna, nel 1976, nel derby cittadino Kiko Corradini ottenne la no-hit con 10 strike-out contro la FAMIRA, altra squadra bolognese del tempo. Sempre nel 1976, a Roma, fu il turno del riminese Claudio Di Raffaele con 0 valde e 12 strike-out. Nel 1977, a Parma, venne ottenuta la no-hit più incredibile. Daniel Miele non concesse valide alla squadra di Novara e in più non ottenne nessuno strike-out concedendo la bellezza di 17 Basi su Ball. Nel Luglio del 1978 a Rimini Mike Romano realizzò una no hit contro la Germal Parma ottenendo 11 strike out contro i 10 K e 4 valide concesse da Craig Gioia.
Fu una partita appassionante e tirata fino all'ultimo dove si fronteggiarono non solo 2 tra le più forti squadre in Europa, ma il duello Gioia-Romano, rappresentava un appuntamento di lusso per i tifosi. Ciò che rese questa partita ancora più esaltante furono le 3 basi consecutive che rubò Tim Pagnozzi, fratello di Mike, lanciatore mancino che fece parte della squadra nella decade successiva, e  di Tom che arrivò in Major League con i Cardinals nel ruolo di ricevitore. Tim arrivò in base grazie all'unica base su ball concessa da Craig Gioia. Tim rubò la seconda, poi la terza e infine rubò casa base col sottoscritto in battuta il quale, mai e poi mai, avrebbe potuto immaginare un'azione del genere. Dalla foto sopra, pubblicata dalla rivista "TUTTOBASEBALL", si vede chiaramente che Tim è salvo mentre giro la mazza senza colpire la pallina perchè la mazza urtò contro il caschetto di Pagnozzi. La pallina è visibile a qualche decina di cm. davanti al guanto del ricevitore Giorgio Castelli, mentre Tim Pagnozzi è già sopra il piatto di casa base.
" D'you really wanted to kill me?", fu il commento di Tim.
Notizie di un passato ancora più profondo arrivano dal 1951 quando Giulio Glorioso ottenne una no-hit contro la squadra di Monza. Sempre Glorioso ottenne la prima no-hit internazionale nel 1960 quando l'Italia perse 1 a 0 contro l'Olanda. Un'altra no hit internazionale venne registrata nel 1977 sempre contro l'Olanda. Mike Romano iniziò la partita ma, dopo due riprese, 0 valide concesse, in seguito ad un infortunio, venne sostituito da Rick Landucci, che offrì una prestazione  meravigliosa come tecnica e controllo lasciando a 0 valide il temibile line up olandese per le restanti 7 riprese consegnando il titolo europeo alla nazionale italiana. Sempre nel remoto passato arrivano notizie di un perfect game ottenuto dal lanciatore di Nettuno Carlo Tagliaboschi contro la squadra di Firenze nel campionato del 1952. Un altro straordinario record appartiene a Richard "Il Divino" Olsen, lanciatore del Grosseto, quando nel 1989 ottenne un perfect game di sole 7 riprese perchè la squadra maremmana vinse contro il Novara per manifesta inferiorità. Ma l'anno successivo Richard ottenne un altro perfect game, questa volta di 9 riprese contro la squadra di Torino entrando definitivamente nella storia come l'unico ad aver ottenuto un simile traguardo.