Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

giovedì 4 novembre 2010

THE DARK SIDE

Una terribile visione di 50/60 anni fa. La TV commerciale riunì tante famiglie intorno allo schermo con una passione paragonabile a quella dei tifosi allo stadio. In Italia, gli attuali 60enni e 70enni ricorderanno bene quella piacevole trasmissione che si chiamava Carosello. Erano circa 15 minuti di storielline che illustravano il prodotto da pubblicizzare come unico rimedio per il buon finale. "Miguel son mi", oppure, "Riingooo...Riingoooo", e ancora, il baffuto personaggio della caffettiera che al posto della bocca aveva le lettere che in rapida successione visualizzavano ciò che diceva quando parlava. Negli States c'era Margareth Hamilton con i suoi prodotti per la pulizia del corpo, Cameron Swayze per Timex ed altri come Mr. Whipple e il suo ketch up. Ma nessuno di loro era così bravo come Java Joe. Quel vecchietto con i capelli argentati poteva fare proprio tutto, con tanta naturalezza, anche fuori dal campo da baseball. Non pubblicizzò solo il caffè, ma anche una nota filiale di banca. La sua voce era deliziosa, la sua calma era impeccabile e la sua sicurezza invidiabile. Non si sapeva mai da dove fosse venuto ma lui c'era, era sempre puntuale. "Non sto vendendo, ti sto parlando", diceva. "Non ci sarà un altro Di Mag". Tante persone lo hanno associato col Baseball. Anche nel 78' il suo nome era su tutte le prime pagine quando Pete Rose si avvicinò a 12 partite dallo streak record di 56 battute valide in 56 incontri consecutivi. Rose si ricordò di un giovane cacciatore di autografi tanto desideroso di avere quello di J. Di Maggio. Quando vide la pallina firmata disse al ragazzo, "Joe Di Maggio?", "Lo conosci?, è Mr. Coffie", e il ragazzo "Uh?". La stessa cosa successe nella famosa striscia di Shultz, Peanuts, quando Charlie Brown dal monte urla e dice, "Joe Di Maggio non si è mai lamentato quando giocava col caldo". E Lucy dall'esterno, "Chi era Joe Di Maggio?". "Era uno dei più grandi esterni mai visti", "Oh!, pensavo che bevesse caffè", replicò Lucy. Joe Di Maggio, dovrebbe essere associato all'ambrosia. Probabilmente è il più grande giocatore mai visto, ed è stato il più grande esterno centro mai visto. Giocare nel più vasto prato centrale, come lo era il vecchio Yankees Stadium, per Joe era come un piccolo recinto, e tutto quel campo lo teneva nel palmo di una mano. Dopo una presa al volo, col suo rilancio sembrava dettasse le regole su come ci si doveva comportare in diamante. Mai si è visto Di Maggio fare prese incredibili e spettacolari; sono solo azioni da circo e lo Yankees Stadium è un tempio, non un capannone. Mai si è visto Joe fare una presa in tuffo o in piena estensione del braccio; lui semplicemente era sotto la traiettoria della pallina e nessuno sapeva da dove fosse venuto. Di Maggio procedeva, e se n'è andato. Aspettava la pallina, non andava mai a cercarla. Jolting Joe era un nomignolo errato. Non si muoveva così in campo, tanto da suscitare o ricordare un simile jolt, balzello, saltello. Diciamo, ad esempio: nona ripresa, due out e basi piene, Yankees in difesa sopra di un punto, grande legnata lunga e profonda. Quando la pallina scende per toccare l'erba, ecco Joe, tranquillo nella sua progressione divorando metri di terreno. "Out", Yankees vincono, Di Maggio che se ne va. "Where have you gone, Joe Di Maggio", chiesero Simon e Garfunkel negli anni 60', "Jolting Joe has left and gone away." E quando sposò Marilyn Monroe venne celebrato in un'altra canzone negli anni 40'. "Joltin' Joe, ti vogliamo dalla nostra parte, glorificato nel nostro lato oscuro". Ma adesso sta glorificando una tazza di caffè. Mentre il divorzio con Marilyn era ormai cosa fatta, lei fu la prima a testimoniare dell'umore di Joe che sprofondava nell'abisso più scuro e profondo. La dolce Marilyn ricorda quando gli chiedeva "What's up Joe?". "Leave me alone", gli rispondeva Di Maggio, lo stesso Di Maggio che porterà 6 rose sulla tomba della sua amata 3 volte a settimana negli anni a seguire. Joe se n'è andato, ancor prima di arrivare. Tutti lo conscevano in campo, tutti lo conoscevano in TV, ma nessuno sapeva cosa nascondeva e nessuno sapeva chi era senza la divisa del campione. La cosa terribile è che Joe era perfetto nel suo look televisivo. Quando lo incontravano dicevano "Joe, sei grande", allo stadio prima della partita, "Joe, sei grande", e probabilmente anche la Venere di Milo si sarebbe inchinata sussurrando al suo orecchio: "Joe, sei un grande". Lui lo sapeva a tal punto che quando rientrava nel dug out chiedeva ai suoi compagni di squadra, "Come sono andato?". "Bene Joe, molto bene, sei un grande", gli rispondevano i giocatori. E lui continuava, disprezzando il dolore al ginocchio e l'ulcera che lo perseguitava. Lui c'era. Era presente. Il prato centrale era come la notte più buia dove l'unica stella risplendente era la sua. Ma Joe se n'è andato. "My best catch ever", disse Joe quando sposò Dorothy Arnold, 19enne attrice. "E' difficile vivere con me", avrebbe detto Joe in seguito al suo divorzio. Dall'Italiano alla lingua Inglese senza accento, dagli spaghetti al pollo fritto, dalla famiglia ad un'altra famiglia, quella di Frank Sinatra e Al Capone. Joe è cresciuto nel baseball come il campione del divenire e dell'avvicendamento che l'hanno portato ad abbandonare la scuola dopo un anno in high school. Era pigro, ribelle, affettato e gentile senza mai nutrire una particolare inclinazione verso l'altro sesso. Una cosa era dannatamente certa. Quando lo vedevi nell'On deck Circle, mentre aspettava il suo turno di battuta, avevi la sicurezza che quel giorno avresti vinto la partita. Poco importa se ha scioperato per avere un rialzo del suo salario che gli costò l'appellativo di essere avido e senza scrupoli. Tutti tacquero quando Joe giocò con uno stipendio ribassato dopo la stagione del 1941. La storia è frammentata, piena di lati oscuri e indecifrabili come Di Maggio e la sua sofferenza, la sua eleganza e la sua infelicità. Joe è quello che più tardi verrà definito dalla rivista Times come "l'uomo il cui essere trasuda classe pura". Ma il baseball stava salendo forte come il Fascismo in Italia. Parole dure, ma in realtà Joe non è mai stato un free agent, non è mai stato uno spirito libero, non poteva parlare con i suoi pensieri. L'unica libertà per lui è stata quella di abbracciare il suo mistero, racchiuso e nascosto dalla sua tenerezza. L'abbiamo visto correre, l'abbiamo visto battere e l'abbiamo visto tirare. Ma ciò che c'è stato in mezzo non lo sapremo e non lo vedremo mai perchè gli occhi non hanno mai incontrato il suo sguardo.
Where have you gone Joe Di Maggio?.
Miami 1980, con P.Ceccaroli, D.Uberti e J.Di Maggio