Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

lunedì 25 ottobre 2010

DALLE PIRAMIDI A PIRI RE'IS

Mentre le origini del baseball organizzato risalgono circa al 1840, quelle del gioco con mazza e pallina rimangono ancora impenetrabilmente incerte, nonostante vi siano alcuni riferimenti che fanno credere ad una sorta di protobaseball intorno al XIV secolo. Ma la ricerca delle origini di questo gioco ci obbligano ad effettuare un lungo viaggio attraverso le maglie del tempo fino ad arrivare alle sabbie del deserto Egiziano. Beh, nemmeno tanto lontano da noi. C'è solo un particolare. Siamo nel 2000 AC e in una delle meravigliose tombe di quell'epoca antica e misteriosa sono state rinvenute delle raffigurazioni interessanti. Procediamo con ordine. Sappiamo dai reperti archeologici che al tempo i sacerdoti egizi praticavano una sorta di gioco rituale con bastoni e, ehm, oggetti rotondi. Papiro arrotolato?, bende di lino?. Sappiamo anche che ogni gesto nell'Antico Egitto, possedeva una forte carica simbolica, di conseguenza siamo certi nell'affermare che questo gioco aveva una funzione divinatoria, rivolta verso la rinascita e lo splendore di nuovi e rigogliosi raccolti. I sacerdoti si disponevano uno di fronte all'altro secondo l'asse est-ovest, cioè il percorso quotidiano del sole RA, che nasce a est e cala a ovest. L'oggetto rotondo rappresenta il sole ed è associato a Osiride, divinità di spicco nell'intricata Enneade Egizia. Il dio Osiride è il protettore l'agricoltura ed è il massimo artefice della sua rigogliosità. I pezzi del puzzle combaciano perfettamnte. I sacerdoti dovevano trovarsi ad una distanza tale da permettere la riuscita del gioco. Una palla sufficientemente grande da rendere agevole il contatto con il bastone. In pratica la palla-sole veniva lanciata da est e veniva
battuta nel punto ovest nella direzione di est. Ed è così che quotidianamente il sole sorge ogni mattina. Il lungo viaggio nella ricerca delle origini del baseball ci porta a Beni Hassan, un piccolo villaggio sulle rive del Nilo. Qui, fu fatta una grande scoperta. Venne rinvenuta la tomba di un faraone del Medio Regno, ascrivibile alla XI Dinastia. Il suo nome è Khet Neferkara, e come altri faraoni di questo periodo storico, le notizie sul sovrano sono oscure e frammentarie. Sta di fatto che vennero trovati diversi graffiti e pitture riguardanti la vita quotidiana con le sue mansioni e le varie pratiche sportive. Le due immagini seguenti sono  degne di interesse e di attenzione.
Ci sono donne che giocano con una palla e due uomini alle prese con palla e bastone. Certo, parlare di baseball è molto azzardato, istintivamente verrebbe da pensare a qualcosa come il golf o l'hockey, e sarebbe ugualmente azzardato. Rimane il fatto che palla e bastone esercitarono un forte impatto simbolico nell'Antico Egitto. La palla è il sole, le donne, come il bastone erano associate al fiorire della vita, perchè chiaramente, la gravidanza femminile era strettamente connessa alla vita così come il bastone, nelle sue varie forme, come scettro regale oppure come supporto al cammino dell'anziano, rendeva possibile lo scorrere della vita. E quante volte abbiamo sentito la famosa frase: "Il baseball è il gioco della vita". Il viaggio prosegue e dalle sabbie dell'Egitto all'Europa, il salto è breve. La Cristianità dilagante accolse con interesse questa pratica, tanto da introdurla in vari riti cerimoniali, dove si possono trovare alcuni riferimenti nella Cattedrale di Rheims. E dalla Francia arriviamo in Inghilterra, dove il gioco prese il nome di stoolball. Un lanciatore doveva colpire uno stool, sgabello, il quale era protetto da un battitore. Crescendo di notorietà, il gioco, inizialmente praticato nei parchi dei monasteri e delle cattedrali, si sviluppò all'esterno nelle campagne dove i contadini aggiunsero altri stools o basi, e il giocatore le doveva raggiungere dopo aver battuto la palla. Con il nome di rounders, e l'aggiunta di regole al gioco, si può iniziare a parlare di quel baseball vicino a quello praticato tutt'ora.
Nel XIX secolo, mentre l'America cambiava da stato rurale a vera e propria nazione con moderne città e grandi industrie, il baseball si delineò come pratica altamente organizzata e qualificata per atleti professionisti in grado di intrattenere e soddisfare spettatori paganti. Ma torniamo indietro, con un salto di circa 500 anni, quando dall'Europa salpò Cristoforo Colombo con le sue navi e con il suo equipaggio di marinai parecchi dei quali di origine musulmana. Che Colombo fosse un bastardo è una notizia certa e ampiamente valutata dalla comunità scientifica, la quale afferma che il navigatore italiano nacque da  madre di origine Ottomana e il padre invece fu il Papa Innocenzo VIII. Inoltre gli storici stanno affrontando un argomento scottante, perchè il rinvenimento delle mappe di Piri Re'is, ammiraglio turco, illustrano il continente americano ancora prima della scoperta di Colombo. Allora i Musulmani hanno portato il baseball in America?.

                                              BASEBALL SGABELLO

L'immagine sopra, risale al medioevo con datazione che si aggira intorno al 1300. "E' questa la prima immagine di persone che giocano a baseball nella storia dell'Occidente?". Per ora sembrerebbe di si. La raffigurazione si trova in un libro fiammingo del XIV secolo, Ghistelles Hours. Il manoscritto venne frammentato come pagine singole e il suo ritrovamento è ancora incompleto. Varie pagine sono state vendute all'asta Sothesby's e Christies e tutt'ora il libro, ancora incompleto, risiede al Walters Art Museum di Baltimore. Quindi, siamo disposti ad accettare questo dipinto come prima immagine del baseball?. Gli storici sono concordi nell'affermare che questa è una versione di un gioco chiamato palla Sgabello, il baseball giocato con una sola base. Non si conoscono nè le regole nè il conteggio dei punti, ma gli storici sono concordi nell'affermare che il lanciatore doveva colpire un bersaglio, sgabello?, alla cui guardia vi era il battitore. Se il battitore colpiva la palla, doveva correre verso l'unica base e compiere più giri possibili intorno alla stessa, prima che la palla venisse recuperata da altri giocatori. Non c'è nessun fondamento scientifico a riguardo, sono solo intuizioni scaturite da profonde ricerche in merito. Così su due piedi mi sembra un qualcosa tipo il Cricket, quando il battitore corre avanti e indietro più volte possibili prima del recupero della palla, oppure quel gioco tradizionale che una volta si svolgeva a Pasqua, dove si colpiva un oggetto e poi si girava intorno ad una specie di base, o sacco che conteneva vivande varie. Ma questo è solo un preludio alla successiva immagine (qui sotto),


sempre di quel periodo storico, ma più giovane di 20 anni e appartenente ad un altro scritto conservato al Bodleian Library di Oxford. La più antica immagine di scimmie che giocano a baseball. Il fatto è molto credibile perchè se l'uomo deriva dalle scimmie, e l'uomo gioca a baseball, di sicuro le scimmie giocavano a baseball ancora prima di noi. Del resto non ci possiamo stupire se gli Anaheim Angels hanno introdotto allo stadio il Rally monkey.


mercoledì 20 ottobre 2010

BASEBALL CON OPZIONI

Si è spesso parlato di velocizzare i tempi morti nel baseball con l'introduzione di nuove regole che in certi casi graffiano e contaminano l'anima e l'essenza del gioco. Ad esempio c'è il numero limitato di visite da parte del coach per l'eventuale sostituzione del lanciatore, oppure l'impossibilità da parte del battitore di uscire dal box tra un lancio e l'altro e che dire della formula del Tie-Break, che ha un pò diviso gli appassionati e i tifosi in merito alla sua applicazione. La storia dell'Old Game è ricca di modifiche e trasformazioni come ad esempio la distanza dal monte a casa base, oppure la stessa altezza del monte di lancio o ancora le dimensioni dei campi da gioco. Nell'ultimo decennio dell'800 il conteggio degli strikes per eliminare il battitore era di 4. Nel 1886 Matt Kilroy fece registrare un record di 513 strikeout quando da appena un anno i lanciatori iniziarono a tirare da sopra la testa e la distanza del monte da casa base era appena di 15 mt!. Inoltre quando un battitore veniva colpito il lancio era considerato un ball. Immaginatevi quei poveri battitori, a fine partita, rischiavano di essere colpiti 5, 6, 7 volte!, a fine campionato erano da ricoverare se ci arrivavi!. Nel 1945 ci fu una reale volontà di creare un baseball con opzioni. Allo Yankees Stadium durante un doppio incontro Walter Haight seguiva attentamente la partita quando sentì battere sulla sua spalla. Si girò di scatto quasi impaurito. "Haight del Washington Post?", chiese educatamente Dan Parker, un esile e minuto reporter con la genuina abitudine di guardare dritto negli occhi. Colpito da quello sguardo Haight non fece in tempo a rispondere e osservò Parker che, frettolosamente srotolava dei fogli di carta e aggiunse, "Conosci le mie nuove regole del baseball?. Riguardano le basi su balls, i battitori colpiti e le basi intenzionali!. Ho altro da dire, ma sei occupato?". Haight rispose, "Si, quando guardo una partita, non voglio perdermi nemmeno un lancio". "Allora ci vediamo più tardi!", Parker sorrise e se ne andò. Ci fu una discussione durante la partita tra un giocatore e l'arbitro, Haight si rilassò un attimo appoggiandosi allo schienale della sedia. "Cosa ne pensi del mio sistema di conteggio nel tennis?", sussurrò una voce alle spalle di Haight. Si voltò, e lo stesso Parker dileguandosi disse, "Allora ci  vediamo più tardi". In serata, Haight venne a conoscienza che vi era un football con opzioni, golf con opzioni più regole per altri sport con opzioni compreso il badmington, lo squash, la pallamano, il ping pong. Il giornalista si innervosì e si mise a cercare qualcosa da bere, con o senza opzioni. Julian Rice è una persona seria e meticolosa soprattutto se si tratta di riscrivere le regole di uno sport. E' stato in guerra e ha lavorato per i sistemi di difesa ed è un maestro di Bridge. Ha rielaborato le regole di gioco per il basket, il football e il golf ed ora Haight sta osservando quel foglio con le regole del baseball con opzioni. La prima  dice che un battitore ha la facoltà di rifiutare di andare  in base nel caso fosse colpito oppure, dopo 4 balls, di rifiutare la base, nel tal caso rimarrebbe a battere ancora. Se il battitore riceve una base per la seconda volta, ha il diritto di andare direttamente in seconda base con conseguente avanzamento dei corridori, se la prima e la seconda sono libere il corridore di terza rimane dov'è. Questo, eliminerebbe tutte le basi per ball intenzionali, con corridore in seconda o in seconda e terza. Se con 2 out e corridore in seconda il battitore riceve una base per ball e il prossimo battitore è debole, sarebbe una bella situazione specialmente se ci troviamo verso la fine della partita sotto di un punto quindi si può scegliere se andare in base su balls, oppure provare a battere il punto a casa base. Una cosa è certa, verrebbero eliminate tutte le basi per ball intenzionali che sono l'oggetto principale della noia da parte dei tifosi. Nelle regole di Rice, ci sono anche tre zone di foul, dietro il catcher, lungo le linee e sulle tribune. Con 2 strikes, il foul dietro al catcher o sulle tribune, sempre dietro al catcher, viene conteggiato come uno strike-out. Mentre le regole del foul lungo le linee rimangono invariate. La zona di campo che sta dietro al ricevitore è delimitata dalle linee di fouls di prima base e di terza base le quali continuano fino al muro che sta dietro al catcher. Ma a quel punto Haight ha già scolato 3 bicchieri con opzioni, e pensa che al terzo strike il battitore è out!.

Per un lungo periodo di tempo nessuno seppe il motivo dell'espulsione di un rookie, proprio al primo turno di battuta quando mosse i suoi primissimi passi verso casa base in qualità di pinch hitter. Finalmente, un giorno, l'enigma venne risolto. Appena il rookie entrò nel box di battuta l'arbitro gli chiese il nome per poterlo comunicare all'annunciatore della partita, al tempo non c'erano gli speaker odierni e questa era la prassi. Il rookie rispose all'arbitro "Shut up!", sta zitto. L'arbitro sbuffò ma fece finta di niente e formulò di nuovo la stessa domanda al battitore, ricevendo la stessa risposta. "Shut up!". A quel punto l'arbitro si rivolse al giocatore con tono deciso e seccato ottenendo la stessa risposta da parte del rookie il quale si sentì infastidito dalla stessa domanda. La pazienza dell'arbitro giunse alla fine e con il classico gesto puntò l'indice al giocatore e successivamente, sempre con l'indice, indicò al giocatore la direzione da seguire, cioè quella degli spogliatoi. Poco tempo dopo, il mistero di questa decisione venne svelato. Il giocatore si chiamava Shaddup. Questo nome detto in un dialetto Brooklinese, o in un linguaggio da montanaro del Tennessee assume il significato di "shut up!", che vuol dire "cuciti la bocca!".

Dave Altizer, di Pearl Illinois, di ritorno dalla II Guerra Mondiale fece una buona carriera come interbase. Lo chiamavano "DDD" (Dare Devil Dave) in quel di Chicago e fu vittima di uno tra i più divertenti show che si sono visti sui campi da gioco. Altizer venne ceduto dai Cleveland e quel giorno al Comesky Park di Chicago si disputò la partita che vedeva di fronte i Sox contro la ex squadra di Altizer, appunto, i Cleveland. Desideroso di riscatto per essere stato ceduto, alla settima ripresa, col risultato di 2 a 1 per Cleveland, Altizer con zero out ottiene una valida e con estrema soddisfazione trotterella verso la prima base compiaciuto della battuta e consapevole che rappresentava il punto del pareggio. Segnale di batti e corri. Altizer vola verso la seconda, il battitore spara una linea in bocca al prima base il quale tocca il sacchetto di prima base per la doppia eliminazione. Altizer non si accorse di nulla perchè stava procedendo verso la seconda base, lasciandosi il prima base alle spalle. Nick Altrock, coach di terza base, prese spunto dell'occasione e urlò ad Altizer di scivolare in seconda. Nel frattempo George Stovall, il prima base, avendo completato la doppia eliminazione fece quello che di norma fanno tutti e cioè tirò la pallina verso la seconda base per il classico "giro della palla" tra gli interni. Però la pallina finì all'esterno centro. Allora Altrock ordinò ad Altizer di rialzarsi e procedere velocemente verso la terza base. L'esterno centro raccolse la pallina e tirò prontamente verso la terza base. La pallina colpì Altizer in scivolata e finì verso le tribune. Altizer si rialzò e, sempre su consiglio del coach Altrock, si diresse verso casa base incitato dal suggeritore che urlava "scivola Dave!...Scivola!". Il terza base di Cleveland dopo aver rincorso la pallina, la lanciò al ricevitore Clark il quale, intenzionalmente, non toccò Altizer, perchè era stato eliminato per regola dal prima base. L'arbitro, che aveva seguito tutto il percorso di Altizer, si mise a ridere e formalmente dichiarò Altizer "out!", mentre sulle tribune i tifosi rumoreggiavano vivacemente. Un inning più tardi, Dave Altizer mentre si dirigeva verso la sua posizione difensiva, si fermò a casa base e abbaiando si rivolse verso l'arbitro dicendo: "Continuo a sostenere che hai fatto la chiamata più vergognosa che abbia mai visto!...NON SONO STATO TOCCATO!!!!"

                        ALL'OMBRA DI MORFEO

Joe Cantillon, vecchio e attempato manager di Minneapolis, nell'ultima
partita di stagione  dell'American Association a Milwakee, si addormentò nel
dugout durante la partita. Dopo poche riprese di gioco Carl Fisher, interno
della squadra, versò un secchio d'acqua sulla testa del manager. Cantillon si svegliò spaventato e borbogliando con voce roca disse, "Andiamo ragazzi!, arriviamo al 5°inning così la paga è assicurata!".
Ci fu anche la storia di George Binks, un rookie che proveniva da Milwakee
e che giocò esterno destro per Washington, Philadelphia e St.Louis. Alto e dinoccolato George era un  mancino e vinse la classifica come miglior battitore nelle Leghe Minori affrontando solo lanciatori destri. Un giorno, e la storia continua, Binks si addormentò nel dugout. Il manager Casey Stengel lo svegliò con un calcio dicendogli di andare a battere per sostituire un altro battitore. C'erano le basi piene. Svegliatosi di soprassalto, ancora incoscente nel
torpore del sonno George disse, "chi?...Io?". Ebbene, dopo un paio di sbadigli
e una stirata ai muscoli con qualche swing a vuoto, George Binks entrò nel box di battuta e ottenne un Grande Slam!. Binks nacque l'11 Luglio del 1914 ed è tutt'ora, il quinto giocatore più vecchio ancora vivente. Ecco nell'ordine gli altri "veterani", aggiornato al 22 Settembre 2010 e, visto l'argomento trattato, direi che questa classifica è suscettibile di modifiche!.
Tony Malinosky  101 anni e   7 giorni   Brooklyn Dodgers
Connie Marrero   99 anni e  62 giorni   Washington Senators
Ace Parker       98 anni e 148 giorni   Philadelphia Athletics
Art Mahan        97 anni e 126 giorni   Philadelphia Phillies
George Binks     96 anni e  93 giorni   Washington, Philadelphia, St.Louis
qui si trova la lista completa...http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_oldest_living_Major_League_Baseball_players
Bene!..se qualcuno ha ancora dei dubbi riguardo al fatto che il baseball è il gioco della vita, qui si deve ricredere perchè
...GIOCARE A BASEBALL...ALLUNGA IL...CORSO DELLA VITA!
George Binks

domenica 17 ottobre 2010

THE BENCHWARMERS

Molti di loro imparano ad adattarsi al ruolo secondario di essere delle riserve. Ma, se sono pronti in quel momento, diventano la gioia del manager e in un attimo si trasformano negli eroi dei sogni di tutti i tifosi. Stanno seduti nel dugout, osservano e studiano i lanciatori e la posizione della difesa. Forse un giorno chissà, saranno l'asso nella manica del coach perchè sanno che non potranno mai vestire i panni di una superstar ben pagata e tantomeno di un titolare della squadra. Vengono spesso descritti come dei tappabuchi ed ogni squadra ne possiede almeno uno che raramente ottiene stima e riconoscimento dalla stampa e dai tifosi. Ma le persone che contano, come il manager, i dirigenti e i compagni di squadra capiscono la sua importanza. Casey Stengel disse: " Non vinci la stagione senza quei ragazzi", e certamente non parlava di Mantle, Musial, Mays, si riferiva piuttosto a giocatori come Al Weis che fece l'homer vincente per i Mets oppure a Gary Waslewski che vinse una partita delle World Series. Chiamateli come volete, vacanzieri, sostituti, utility players o macchie o forse nullità. Qualcuno lo deve fare e parecchi che vengono scelti lo sanno fare. Paul Popovich, ad esempio, è stato in Major League per 9 anni e veniva utilizzato per circa la metà della stagione. Nonostante fosse stato titolare nel 1968 con i Dodgers è finito per essere una riserva con i Pittsburgh Pirates. "Quando sei in una squadra piena di talenti", disse Paul, "ti puoi aspettare che starai seduto in panchina per parecchio tempo". Popovich iniziò la sua carriera nei Cubs come seconda base quando decisero di impiegarlo anche in altri ruoli come terza base e interbase. "Ho giocato in seconda per tutti i miei anni a partire dal college", continua Popovich, "ma non hai molte scelte se vuoi stare in Major League. Se non sei un titolare e se vuoi aiutare la squadra, devi adattarti a giocare anche in ruoli differenti. Durante l'inverno ho dovuto allenarmi a battere anche di mancino per poter offrire ancora più possibilità di essere utilizzato". Cambiare posizione in difesa, abituarsi a tirare da tutte le posizioni o modificare l'assetto in battuta possono danneggiare i titolari, ma per Popovich essere diventato un battitore ambidestro è stato un aggiustamento essenziale al punto che preferiva battere di mancino perchè un giocatore di riserva ha molte più possibilità di entrare in partita e affrontare un lanciatore destro. Come molti benchwarmers, la più grande emozione per Paul era quella di poter osservare il talento degli altri. "Ho giocato una volta quando Don Drysdale stava realizzando il record delle riprese consecutive senza subire un punto", dice Popovich. "Lui era incredibile, un gran controllo e potenza nei suoi lanci. Un ricordo ancora fresco nella mente e che non dimenticherò mai". Quando sei una riserva cerchi qualcuno o qualcosa da ricordare, o da dimenticare. Prendete Walt Williams, che è qualcosa che il manager degli Yankees Bill Virdon, ha visto di rado sui campi da baseball. Williams non era un candidato per restare in panchina, anzi per lui si aprirono le porte del successo considerando che nel 1973 terminò la stagione con una media battuta di .305. Ma nel 1974, l'uomo chiamato Senza-collo si ritrovò ad essere l'uomo senza-corpo in seguito ad un 6 su 54 slump che lo trascinò in una vertiginosa discesa.

Da titolare al ruolo di nessuna entità pur percependo il doppio assegno da Aprile fino a Ottobre. "Walter è un ragazzo terribile", disse Virdon, "Non si abbatte mai, continua a lavorare duramente e incita con energia tutti i compagni di squadra. E' il primo a stuzzicare i lanciatori avversari. Deve essere stato l'inferno per lui ma so che è tenace e continuerà a provarci". "Amo il baseball, questo è tutto", dice Williams sorridendo, "certo, quando non giochi è dura da sopportare. Però credo che ci siano tanti modi per contribuire al successo della squadra. Ho sempre voluto giocare e anche adesso che sono un panchinaro, amo il baseball". Ancora più triste è la storia di Bill Plummer catcher di Cincinnati, costretto a stare in panchina da Johnny Bench. "La situazione di Plummer non è unica", disse Alex Grammas, "sicuramente Bill sarebbe il ricevitore titolare in tante squadre, ma non qui perchè J. Bench è il più grande ricevitore del pianeta. "E' frustrante", risponde Plummer, "però c'è molto da imparare anche stando seduti in panchina ad osservare  Johnny". Qualche volta lui gioca in prima base oppure in esterno", continua Plummer, "e allora ecco il mio momento e devo essere pronto perchè gioco in una grande squadra costruita per affrontare il post season". Nel baseball, una carriera può svanire in un attimo e all'età di 28 anni è difficile cambiare e ricominciare da capo in un nuovo ambiente. I Reds rappresentano un team ricco di talenti e farne parte, anche stando seduti in panchina, è una grossa sfida, una prova durissima ed è un motivo di orgoglio perchè quando il manager pronuncia il tuo nome hai la possibilità di cambiare il risultato, l'acqua in vino, di diventare l'eroe di un piccolo sogno condiviso. E' il coronamento di tanto lavoro sotto gli occhi di tecnici e compagni di squadra, tanti sacrifici dietro le quinte perchè mass-media e tifosi hanno microfoni e sorrisi per i titolari. Sono i benchwarmers, gli scaldapanchina, i personaggi in cerca d'autore ma anche il fiore all'occhiello di tanti managers. Rappresentano l'ultima chance, l'ultimo sperone di roccia che separa lo scalatore dalla cima della montagna. Sono le riserve, ancore di salvezza, oasi di verde speranza nell'arido deserto della sconfitta.
                

domenica 3 ottobre 2010

CHECAGOU

Chicago racchiude una scheggia all'interno di una delle sue ampie spalle. La scheggia si trovava lì ancor prima che un elegante reporter, A.J.Liebling, con fermezza chiamò la città col nome di "Second City". Ma quella scheggia venne carbonizzata perchè la città visse la sua prima esperienza di vita col fuoco. Se Phoenix è la "Wrong City", Chicago di certo "is the right one" poichè risorge dalle sue proprie ceneri. Ma il fatto è che Chicago aveva già un nome, un nome che i nativi Seminoles gli avevano dato: "Checagou", cipolla selvatica. Ogni città con un nome del genere dovrebbe essere amarognola più che delicata o dolce. E Chicago lo è, come lo è la Chicago del baseball. In America si sa, una organizzazione di Major League all'interno di una città è come un fiore, robusto in eterno che cresce alimentato dalla diversità sociale, dai suoi attriti e dalla sua solidarietà. E' modellato e modella la sua città. Chicago ne possiede due e sono proprio così, ma con una differenza. Ognuno di essi è cresciuto per sviluppare una diversa Chicago pur appartenendo alla stessa radice. Ma sto correndo troppo. La storia della "Second City" iniziò con una calamità. Era l'8 Ottobre del 1871, Mr O'Leary, ubriaco o negligente, questo non lo sapremo mai, lasciò la lanterna accesa nel fienile mentre stava mungendo una mucca. Ad un tratto l'animale diede un calcio alla lanterna e tutto il fieno prese fuoco. L'incendio si propagò per 36 ore e tutta Chicago che al tempo era costruita in legno crollò sotto le fiamme. Da quel momento la città divenne l'emblema di una energica rinascita che coinvolse tutti i cittadini. Dal grano al bestiame, dal bestiame al grezzo ferro e dal fuoco al senso di euforia di una popolazione desiderosa di ricostruzione. E con tale desiderio si stava materializzando l'idea di un passatempo nazionale, un gioco, un carosello di vita che meglio poteva identificare e dare un senso alla rinascita. Pioniere e interprete di questo progetto fu un giovane lanciatore il cui nome si diffonderà come polline al vento diventando il marchio di una delle più prestigiose linee sportive: A. G. Spalding. Spalding arrivò a Chicago al tempo in cui la città non disponeva di confini, anzi non c'erano confini, soltanto una frenesia di costruzione che contaminava le iniziali 500 anime che poi, verso gli inizi del 900, sarebbero diventate 1.000.000. Alacremente erano in costante movimento in mezzo a 1.300 miglia di binari che si intersecavano con le strade per collegare la North Side con la South Side. Il risultato fu una costante carneficina. Chicago incorpora il moderno dilemma americano. La tensione tra lo stoico individualismo e l'inveterata e tranquilla comunità. Ma la grande frattura della città era tra Nord e Sud, dove le numerose etnie, sempre in crescita, erano in costante ostilità e, appartenere ad una razza, significava essere dei vicini di casa molto scomodi e lontani. Si è detto che il baseball è Greco, perchè si basa sulla rivalità fra città-stato. Chicago è diversa perchè rispecchia la rivalità tra Nord e Sud. L'astio che corre fra i Cubs e i White Sox è duraturo e talvolta feroce. Ma il luogo e la posizione delle due squadre ha garantito la lealtà e la correttezza tra i tifosi in quanto appartenenti allo stesso suolo sociale, alla stessa radice. Oh, Chicago!, con Michigan Avenue, il Miglio Magnifico, e i suoi appartamenti sulla "Gold Coast" che rappresentano una visione folgorante da togliere il fiato. Oh, Chicago!, dove il giorno più bello per gli innamorati è stato festeggiato con mitra e pallottole. Oh, Chicago!, c'è tanto  baseball, un'alternanza continua di gioie e dolori, una mescolanza tra il dramma di una sconfitta e l'estasi di una WORLD SERIES. Fu proprio nel 1932 a Chicago al Wrigley field che Babe Ruth "dichiarò" il suo fuoricampo. Fu proprio al Comiskey Park che si materializzò la più grande infamia mai successa nel baseball, quando nel 1919 i Sox barattarono le Series e 9 giocatori vennero espulsi a vita dal commissioner Landis. Anche la gloria del baseball di Chicago possiede un aspetto mortificante. I White Sox del 1906 vinsero la regular season con la media battuta più bassa di tutti (.230) meritando l'appellativo di "hitless wonder" diventando in seguito, poderosi nelle finali; contro quale squadra?: I Chicago Cubs. Giocatori dalla lunga carriera senza partecipare alle World Series dove si trovano?: a Chicago. Luke Appling 19 anni, Ernie Banks 20 anni, Ted Lyons un record di 21 anni di carriera sportiva senza mai giocare una World Series. Solo a Chicago i Cubs segnarono 5 punti all'11esimo e persero la partita. I Mets ne segnarono 6 nella parte alta della ripresa. Il 18 Giugno 1911 i Sox conducevano per 7 a 0 contro i Tigers. A metà partita per 13 a 1 per poi perdere 16 a 15. Quale squadra concesse 13 punti con 2 out?: i Sox del 1956. Chi perse la partita dopo aver segnato un record di 22 punti?: i Cubs!. "Vincere è una vergogna!", era lo slogan per le strade di Chicago. Baseball è una dolce emozione ed è una bella esperienza in particolare se lo si osserva da uno stadio ben fatto. E Chicago li ha sempre avuti, ma anche qui, con una differenza. L'ex Comesky Park è idoneo per i lanciatori con il suo ampio prato esterno in grado di assorbire le volate più profonde. Mentre il Wrigley Field con la sua edera crescente al limite del fuoricampo, è più congeniale ai battitori nonostante l'alito del vento sia diretto verso casa base. Sono meravigliosi nell'architettura, come antichi templi in contrasto con i grattacieli ad un passo dalle stelle, dove il jazz, il blues e la pizza, da sempre, sono gli stili del baseball, a Chicago.